Ultimo aggiornamento 11 Novembre, 2019, 07:27:10 di Maurizio Barra
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Calabria,seggi aperti in 7 Comuni a voto
A urne per sindaco e consigli dopo commissariamenti per mafia
CATANZARO10 novembre 201911:07
– Sono stati aperti regolarmente i seggi allestiti nei sette comuni calabresi al voto per eleggere sindaco e consiglio comunale dopo il commissariamento per presunte infiltrazioni o condizionamenti della mafia.
Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 7 alle 23 di oggi.
Lamezia Terme, con i suoi oltre 71 mila abitanti, è il comune più popoloso che andrà alle urne. Sei i candidati alla carica di primo cittadino: l’ex sindaco Paolo Mascaro, sostenuto due liste civiche, Eugenio Guarascio (centrosinistra), Ruggero Pegna (centrodestra senza la Lega), Silvio Zizza (M5s) e i candidati civici Rosario Piccioni e Massimo Cristiano.
Sfida a due a Cassano allo Ionio, Marina di Gioiosa Ionica, Cropani e Petronà. Tre gli aspiranti, invece, a Isola Capo Rizzuto. A Brancaleone ci sono in corsa un solo candidato sindaco e un’unica lista: perché l’elezione possa essere valida sarà necessario superare il quorum del 50,1% dei votanti. In caso contrario si protrarrà la gestione commissariale.
Papa: si rispetti dignità lavoratoriFrancesco durante l’Angelus, si prevengano rischi corruzione
CITTA’ DEL VATICANO10 novembre 201913:00
– “Oggi in Italia si celebra la Giornata Nazionale del Ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro. Mi associo ai Vescovi nel richiamare il forte legame tra il pane e il lavoro, auspicando coraggiose politiche occupazionali che tengano conto della dignità e della solidarietà e prevenendo i rischi di corruzione. Che ci sia lavoro per tutti, ma lavoro vero non di schiavi”. Lo ha detto papa Francesco durante l’Angelus di oggi.
Alt di Bonafede sulla giustizia: ‘Il Pd non faccia come la Lega’. La replica: ‘I giochetti li fanno altri’Fi: ‘Vediamo se i Dem accettano l’ultimatum’
10 novembre 201914:14
Altolà del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ai Dem sulla riforma della Giustizia: ‘Sulla Giustizia – dice in una intervista a Repubblica – non si comporti come la Lega che ha fatto di tutto per bloccare la mia riforma, mentre insieme possiamo scriverne una veramente rivoluzionaria’.’Il PD – è la replica del partito di Zingaretti – è corretto e responsabile, e non ha mai fatto giochetti né sulla giustizia né su altro. A giocare ogni giorno sul governo, com’è noto, sono altri’.’Consiglierei, pertanto – dice il vice capogruppo del Partito Democratico alla Camera Michele Bordo – al Ministro Bonafede di evitare provocazioni gratuite nei confronti del Partito Democratico”. “Il PD considera assolutamente necessaria la riduzione dei tempi del processo e evitare la prescrizione dei reati” ma “per realizzare questo obiettivo servono norme efficaci”. “Il ministro Bonafede – dica la presidente dei senatori di Fi Anna Maria Bernini – ha lanciato l’ultimatum al Pd sulla riforma della prescrizione che scatterà dal primo gennaio, e che lui definisce “una riforma di civiltà”, con evidente sprezzo del ridicolo, visto che è una misura illiberale, incostituzionale e che condanna gli indagati a diventare imputati a vita. Ora vedremo se il Pd chinerà la testa anche di fronte a questa imposizione”. “Bonafede parla di una riforma della giustizia “rivoluzionaria”, e sostiene che “cittadini e imprese hanno il diritto di vederla realizzata”, mentre non solo le Camere penali, ma anche una parte consistente della magistratura – conclude – si sono già chiaramente espressi contro questa deriva giacobina”. VAI ALLE NOTIZIE IN TEMPO REALE
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Iraq: sono 1.100 i militari italiani impegnati
La maggioranza a Erbil per missione ‘Prima Parthica’ contro Isis
10 novembre 201918:37
I cinque militari italiani rimasti feriti in Iraq sono impegnati nella missione ‘Prima Parthica’ / Inherent Resolve’, l’operazione della coalizione multinazionale contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq cui partecipano 79 paesi e 5 Organizzazioni internazionali.Il contributo italiano alla missione, iniziata il 14 ottobre 2014, prevede un impiego massimo di 1.100 militari, 305 mezzi terresti e 12 mezzi aerei. La missione prevede in particolare l’addestramento delle forze di sicurezza curde ed irachene – con il personale italiano dislocato tra Erbil, nel Kurdistan iracheno, e Baghdad – la ricognizione aerea con i droni e attività di rifornimento carburante in volo per i velivoli della coalizione. Ad Erbil opera il personale dell’Esercito nell’ambito del ‘Kurdistan Training Coordination Center’ il cui comando è attribuito alternativamente per un semestre all’Italia e alla Germania.A Baghdad e a Kirkuk – dove oggi c’è stato l’attentato – sono invece impegnati gli uomini delle forze speciali, appartenenti a tutte le forze armate italiane, che hanno il compito specifico di addestrare i militari iracheni del ‘Counter Terrorism Service (Cts) e le forze speciali e di sicurezza curde. Nella capitale irachena sono poi dislocati altri 90 militari nell’ambito della ‘Police task force Iraq’, che ha il compito di addestrare i poliziotti iracheni che devono operare nelle zone liberate dall’Isis.Per quanto riguarda infine l’impegno dei mezzi aerei, 4 elicotteri da trasporto Nh90 sono schierati ad Erbil mentre in Kuwait sono schierati i Boeing Kc 767 A, gli Eurofighters e i Predator. A questi velivoli è affidato il compito di rifornimento in volo e sorveglianza del territorio.Le forze dei vari Paesi che aderiscono alla coalizione operano in base a due risoluzioni dell’Onu: la numero 2170 del 15 agosto 2014 e la numero 2178 del 27 settembre 2014, sulla base della richiesta di soccorso presentata il 20 settembre 2014 dal rappresentante permanente dell’Iraq presso l’Onu al Presidente del Consiglio di Sicurezza.
Pressing su ArcelorMittal ma molti indicano la Cdp per ‘Piano B’Per Cassa margini limitati. Identikit difficile per nuovi partner
10 novembre 201917:26
Mentre alcuni esponenti del Governo e della maggioranza restano fermi sull’idea che sia ArcelorMittal a proseguire il risanamento e lo sviluppo dell’ex Ilva, non sono pochi coloro che davanti all’intransigenza del colosso franco-indiano iniziano ventilare la necessità di un piano B per Taranto.Un intervento che nelle diverse possibilità di realizzazione, dalla nazionalizzazione all’apertura di una nuova gara dopo il ritorno del timone nelle mani dei commissari, dallo split tra attività produttive da affidare parte all’attuale gestione e parte allo Stato, mostra parecchi ostacoli.Primo, non appaiono molti investitori privati alternativi: Jindal a suo tempo interessata ha detto di concentrarsi adesso sulle attività a Piombino, eventuali player cinesi, i più affamati di acciaio per lo sviluppo galoppante dell’economia.Ipotizzando un passaggio o una permanenza nel pubblico in molti sono in pressing su Cdp per un ruolo nel progetto. Al momento non c’è nulla di concreto e i limiti naturali contenuti nello statuto lo fanno sembrare improbabile senza almeno l’individuazione di un partner industriale.Appare quindi ancora tutto ed esclusivamente politico il pressing per un intervento da ‘cavaliere bianco’ di Cdp in una sorta di ‘piano B’ dopo il passo indietro di ArcelorMittal. A quanto trapela, non ci sarebbe stato finora alcun confronto tra Governo e Cassa.Se ci sono stati contatti, sul nodo del futuro dell’acciaio in Italia e sul terreno minato del futuro dell’acciaieria di Taranto, tutto sembra restare confinato in un ambito strettamente riservato e informale.Che si accendano i fari su Cdp, anche per la potenza di investimento che ha come ‘cassaforte’ pubblica, è un copione che si ripete di frequente quando una emergenza industriale finisce sul tavolo del Governo.Per ogni eventuale ruolo della Cassa, tuttavia, resta da superare l’ostacolo dell’articolo tre dello statuto che sbarra la strada a investimenti di ‘salvataggio’, vieta di intervenire con una iniezione di capitale in aziende che non abbiano una “stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico” e “adeguate prospettive di redditività”.E’ un baluardo che è stato sempre strenuamente difeso (a partire, per esempio, da tutte le volte in cui Cdp è stata chiamata nel dibattito politico in soccorso di Alitalia) dalla Fondazioni di origine bancaria (secondo azionista della Cassa con il portafoglio il 15,93% del capitale. Il Tesoro ha l’82,77%). A complicare le cose c’è poi il quadro deteriorato del mercato che rende ancora più fragile la sostenibilità industriale del’ex Ilva; ed è difficile da delineare il quadro giuridico in cui ci si dovrà muovere, tra una procedura di gara chiusa con una formale aggiudicazione e la querelle che si apre sul diritto di recesso per ArcelorMittal.
Arcelor Mittal: forse martedì l’incontro con Conte. Bellanova: ‘Obbligarli a trattare con i sindacati’Landini: ‘Ancora nessuna notizia dal gruppo’. Salvini: ‘Sì allo scudo’. Lezzi ribadisce il proprio no
10 novembre 201921:56
Nuova settimana cruciale per la vertenza ArcelorMittal. Sarà probabilmente martedì, a quanto si apprende, l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i vertici di ArcelorMittal. L’incontro, ufficialmente, non è ancora stato fissato.E mentre il governo studia i margini della trattativa con il gruppo indiano, dall’opposizione Matteo Salvini fa sapere di essere disponibile a votare il ripristino dello scudo legale: “Pur di salvare l’ex Ilva siamo disposti a tutto”.
Contraria l’ex ministra M5s Barbara Lezzi: “Già in Cdm – dice la senatrice – mi ero rifiutata di votare il ripristino dello scudo penale. Non può essere una soluzione estendere lo scudo penale a tutti gli altri. La soluzione deve essere quella di fare investimenti certi su questa fabbrica. Con i colleghi pugliesi siamo pronti con diverse soluzioni, aspettiamo di incontrare Conte per proporle, poi farà lui la sintesi. Ci possono essere dei fondi nazionali e anche europei che possono essere usati. Aiuti di Stato? Questa è una questione strategica per l’Italia e l’Ue”.Intanto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, fa spaere di aver convocato per domani presso la presidenza regionale (ore 14:30) un incontro con le parti sociali e istituzionali (Organizzazioni sindacali, Confindustria, Comune e Provincia di Taranto) per discutere della situazione della ex Ilva di Taranto dopo l’annunciato disimpegno di ArcelorMittal.Le parti sociali, per altro, spiegano di non aver rievuto alcuna comunicazione dall’azieda. “Mittal a noi che abbiamo firmato l’accordo non ha ancora detto nulla, non siamo ancora riusciti a incontrare l’azienda. A noi è stato comunicato dal Governo che in un incontro con loro Mittal ha posto il problema di 5 mila esuberi e sappiamo che Mittal ha presentato in Tribunale a Milano la revoca”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. “Al Governo abbiamo chiesto che venga riattivato un tavolo con Mittal perche per noi quello deve essere l’accordo che rimane applicato. E allo stesso tempo stiamo dicendo al Governo che bisogna far cambiare idea a Mittal: questo paese deve continuare a produrre acciaio, lo deve fare senza più far morire nessuno, ma se non produce più acciaio non solo perdiamo 20 mila posti di lavoro ma perdiamo la capacità industriale del nostro Paese”. “Noi oggi al Governo – aggiunge Landini – stiamo dicendo che è utile che ci sia un ingresso anche dello Stato in questa società in modo da controllare che gli investimenti si facciano e anche quelle che sono le politiche che vengono attivate”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata, precisando che “questa è una cosa che si era discussa anche un anno e mezzo fa”. Ma proprio sui confini del dossier interviene il ministro dell’Agricoltura Teresa Ballanova: “I lavoratori non si toccano, gli accordi si rispettano, il governo è garante dell’accordo sottoscritto”, scrive su Fb sottolineando che “l’investitore deve essere riportato assolutamente al confronto con chi ha sottoscritto l’accordo di settembre: le rappresentanze dei lavoratori. Il Governo è garante dell’Accordo, non è controparte”. “Già dalle prossime ore bisogna assolutamente ritornare alla normalità del confronto tra le parti. L’investitore è tenuto a confrontarsi” coi sindacati ed “è nostro obbligo garantire che accada”.
“La vicenda dei bond della Lega in ArcelorMittal? Di Maio è un po’ confuso, si vede che è il fuso orario. Lui va da Pechino a Washington mentre le aziende italiane chiudono. Io non vorrei che nella visione del M5S ci sia un’Italia che campa di elemosina e reddito di cittadinanza. A meno che non ci sia qualcuno che stia facendo un favore a qualcun altro, a un’impresa cinese o tedesca”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini a “Non è l’arena”, su La7.
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In manovra raddoppiano i fondi per la tutela dell’ambiente: 4,5 miliardi nel 2020
Allarme di Confesercenti sulla local tax: ‘Rischio rincari del 25%’
10 novembre 201917:31
Economia circolare, riduzione delle emissioni, ma anche decarbonizzazione: è tutto dedicato alla sostenibilità ambientale il nuovo Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali istituito con la manovra. Si tratta di circa 22,3 miliardi in 15 anni, dal 2020 al 2034. Il prossimo anno si parte con i primi 685 milioni che andranno investiti tenendo conto anche “degli impatti sociali”.Se non utilizzati entro due anni gli stanziamenti saranno revocati e dedicati ad altri progetti. Ogni anno entro metà settembre andrà fatta una relazione sull’utilizzo dei fondi.Con la manovra nel 2020 quasi raddoppiano le risorse dedicate alla protezione dell’ambiente, passando da “poco meno di 2,4 miliardi” del 2019 a “circa 4,5 miliardi” il prossimo anno, “lo 0,8% della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato”, dovuto “principalmente” ai fondi anti-dissesto idrogeologico e per il Green new deal. E’ quanto si legge nell'”Ecobilancio” allegato alla manovra, in cui si dettagliano le spese dedicate all’ambiente “effettuate a beneficio della collettività”. Il “65%” dei fondi va alla “protezione del suolo e delle acque”.Arriva intanto un allarme da Confesercenti. “Il Canone unico – dice l’associazione – rischia di portare ad un nuovo aumento” delle tasse locali sulle piccole imprese. La nuova local tax, che unifica le imposte locale minori, dal suolo pubblico alla pubblicità, “potrebbe trasformarsi in un aggravio” che, nel caso del canone degli ambulanti potrebbe arrivare fino al “+25%”. La norma, infatti, prevede che il gettito non possa essere inferiore alle imposte che sostituisce, ma non pone alcun limite agli aumenti. L’associazione chiede quindi di reintrodurre il blocco degli aumenti delle tasse locali.
