Ultimo aggiornamento 1 Novembre, 2020, 12:23:05 di Maurizio Barra
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Bonaccini: ‘Bologna per ora non chiude’
‘Fermare le scuole è l’ultima misura a cui pensare’
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BOLOGNA
31 Ottobre 2020
22:23
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“Nel confronto con il governo e il comitato tecnico scientifico l’area metropolitana di Bologna finora non è mai stata presa in considerazione per chiusure così drastiche. Più in generale questo non significa che non occorra vigilare ed essere pronti alle scelte necessarie”. Lo dice il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, in un’intervista al Corriere di Bologna, rispondendo a una domanda sull’eventualità di un lockdown per il capoluogo emiliano.
Bonaccini ricorda come nell’ultimo aggiornamento settimanale, “l’Istituto superiore di sanità ci mette tra le Regioni a rischio moderato”. E per il momento “siamo intervenuti nella sola provincia di Piacenza, d’intesa coi sindaci, per evitare un aumento degli afflussi dalla confinante Lombardia, dove i centri commerciali erano già stati chiusi. Nei prossimi giorni valuteremo l’impatto delle misure restrittive adottate nell’ultimo Dpcm del governo e in base all’andamento del contagio faremo ciò che serve, come successo in passato, quando in Emilia-Romagna abbiamo adottato provvedimenti estesi a livello nazionale”. A preoccupare, ora c’è, comunque, “la velocità del contagio e il numero crescente di ricoveri negli ospedali, che rischia nuovamente di rallentare o bloccare il resto dell’attività sanitaria e degli interventi programmati”.
Il governatore ribadisce infine il desiderio di tenere aperte le scuole: “Abbiamo investito negli spazi e potenziato il trasporto pubblico locale come nessun’altra regione: mi sono battuto per la riapertura delle scuole e chiuderle dovrebbe essere una delle ultime misure a cui pensare”.
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Covid: il governo accelera, valuta la stretta su scuola e zone rosse
Dpcm atteso lunedì. Allo studio freni a spostamenti fra Regioni
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01 novembre 2020
11:28
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E’ in arrivo la nuova stretta. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di anticipare da mercoledì a lunedì il suo intervento in Parlamento sulle misure contro la pandemia, per fare subito dopo una riunione e poi varare un nuovo dpcm. Le nuove limitazioni sono in via di definizione. Per il momento non si parla di un lockdown generalizzato, ma di chiudere per due o tre settimane le aree dove i contagi corrono di più. Si ipotizzano anche nuove limitazioni ai negozi, un freno agli spostamenti fra le regioni e un intervento sulla scuola: “La curva sta subendo un’impennata così rapida – ha ammesso Conte – che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza”.
Una delle opzioni sul tavolo è quella di garantire lezioni in classe fino alla seconda media, con didattica a distanza dalla terza media in su. L’esecutivo starebbe valutando anche di predisporre degli “hotel covid”, dove ospitare i positivi che, altrimenti, rischiano di contagiare i familiari.
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Il governo va di corsa. “I numeri sono preoccupanti – ha detto Conte – e non c’è la palla di vetro”. Dopo un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, allargato agli esperti, il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di riunirsi per fornire al governo i dati su quei territori che stanno facendo i conti con un’impennata dei contagi: l’obiettivo è istituire nuove zone rosse o prevedere chiusure “mirate”. Nel mirino ci sono le aree metropolitane di Milano, Napoli, Genova e Torino, una parte del Veneto e alcune regioni meridionali, come la Campania. Domani ci sarà un confronto fra governo e Regioni, poi nuovi vertici di maggioranza, prima con i capidelegazione e alcuni ministri e dopo con i capigruppo. Con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Conte è tornato a chiedere anche un tavolo con le opposizioni. E ha invitato le forze di opposizione ad aprire già domani un tavolo di confronto permanente.
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Ma il centrodestra ha risposto picche: “troppo tardi”. Il passaggio di lunedì in Parlamento, prima del dpcm, apre comunque una fase diversa nella “gestazione” dei provvedimenti, con il coinvolgimento del Parlamento, e quindi anche del centrodestra, prima del varo.
Che un’ulteriore stretta sia in arrivo lo ha confermato indirettamente il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: “Se serviranno risorse aggiuntive – ha detto – le mobiliteremo come sempre abbiamo fatto”. Le nuove misure sulla scuola potrebbero però provocare contrasti nel governo. “La scuola è futuro. Senza scuola il Paese diventa più debole”, ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. E anche Italia Viva è da sempre contraria alla didattica a distanza e, in genere, è scettica riguardo misure generalizzate.
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La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha chiesto di nuovo che i provvedimenti siano localizzati e tarati sulla forza della pandemia nelle varie aree. Eppure, un lockdown generalizzato non è per niente escluso. Prima di ricorrere a una misura così drastica, però, Conte intende valutare gli effetti dell’ultimo dpcm, quello del 24 ottobre, con le chiusure di teatri e palestre e lo stop alle 18 a bar e ristoranti. Per capire se il provvedimento è servito a contrarre i contagi bisognerà aspettare la seconda metà della settimana.
Per tirare un sospiro di sollievo, ci sarà da aspettare qualche mese. Si dovrà attendere che passi l’inverno. “In primavera inoltrata confidiamo di essere venuti a capo di questa situazione e speriamo che qualche mese prima usciremo dalla curva più preoccupante”, ha detto Conte.
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La via d’uscita è il vaccino. “Confidiamo di averlo a dicembre – ha spiegato – ma bisogna comprendere che arriveranno qualche milione di dose per Paese, quindi dovremo fare un piano condiviso a livello europeo per intervenire sulle fasce più fragili e via via per le altre categorie”.
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Mattarella in un cimitero nel Bresciano, applaudito dalla gente. “Basta egoismi, uniti per combattere il Covid”
Il presidente onora le vittime del Coronavirus a Castegnato
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BRESCIA
01 novembre 2020
11:48
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“In questi giorni dedicati al loro ricordo, sono venuto qui per rivolgere un pensiero a tutti i defunti e tra di loro alle vittime del Coronavirus, ai tanti morti in solitudine. Ho scelto di farlo in questo cimitero dove è avvenuto il furto ignobile della croce posta a memoria delle vittime della pandemia. Ricordare i nostri morti è un dovere che va affiancato a quello della responsabilità di proseguire nell’impegno per contrastare e sconfiggere questa malattia così grave, mettendo da parte partigianerie, protagonismi ed egoismi per unire le forze di tutti e di ciascuno, quale che sia il suo ruolo e le sue convinzioni, nell’obiettivo comune di difendere la salute delle persone e di assicurare la ripresa del nostro Paese”. Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Matarella dopo aver deposto una corona al cimitero di Castegnato, in provincia di Brescia, dove e’ stata rubata una croce in memoria dei caduti per il Covid.
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Sergio Mattarella ha dunque scelto la provincia di Brescia per onorare le vittime del Covid-19. Questa mattina si è recato nel cimitero di Castegnato, dove lo scorso 7 settembre i ladri avevano trafugato la lapide in memoria dei morti del Coronavirus, che in provincia di Brescia sono stati 2.751.
Mattarella è stato accolto da centinaia di residenti che si trovano al cimitero per rendere omaggio ai propri parenti. La visita è durata pochi minuti e all’uscita dal cimitero Mattarella è stato applaudito dalla gente e si poi soffermato con i componenti della giunta comunale.
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto la provincia di Brescia per onorare le vittime del Covid-19. Questa mattina, nel giorno di Ognissanti e alla vigilia della commemorazione dei defunti, il presidente è atterrato all’aeroporto di Montichiari, per poi recarsi al cimitero di Castegnato, dove lo scorso 7 settembre i ladri avevano trafugato la lapide in memoria dei morti del Coronavirus, che in provincia di Brescia sono stati 2.751.
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“Pensavo fosse uno scherzo. Mi hanno chiamato ieri sera e credevo fosse uno scherzo di Halloween. Ancora non ho capito perché abbia scelto Castegnato”, ha detto Gianluca Cominassi, il sindaco del paese scelto dal presidente della Repubblica. “Il Presidente mi ha detto che il furto della croce sul monumento per le vittime del Covid lo aveva disturbato molto. Sono molto emozionato”.
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Sindaco Codogno,pronti a ricorso su Dpcm
L’iniziativa annunciata in lettera aperta a premier Conte
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LODI
01 novembre 2020
12:01
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In una lettera aperta il sindaco di Codogno, Francesco Passerini, con i colleghi sindaci e consiglieri metropolitani e provinciali lombardi, ha scritto al premier Giuseppe Conte per “esprimere la nostra ferma contrarietà al Dpcm firmato lo scorso 24 ottobre”. “Abbiamo il dovere di salvaguardare i nostri cittadini – si legge nella missiva – le categorie e le attività produttive più colpite dal recente decreto, già allo stremo delle proprie forze dopo il lockdown dei mesi scorsi. Si tratta di scelte miopi, che affossano l’economia e di conseguenza mettono a repentaglio la salute stessa. (…) Poi l’annuncio: “Noi amministratori non ci stiamo e siamo pronti a ricorrere contro questo decreto ingiusto, per tutelare tutte quelle attività che meritano di continuare a lavorare e tutti i cittadini lombardi che devono poter vivere in modo dignitoso”.
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Covid: riunione governo-enti locali sulle misure. Ipotesi di alcune Regioni: limitare gli spostamenti degli over 70
Speranza: ‘La curva è terrificante, abbiamo 48 ore’
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01 novembre 2020
12:18
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È in corso in videoconferenza la riunione dei ministri Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali), convocata da quest’ultimo con i rappresentanti di Regioni, Comuni (Anci) e Province (Upi), secondo quanto si apprende, per discutere le nuove misure che vengono valutate dal governo per contrastare la seconda ondata dell’epidemia di coronavirus.
Limitare gli spostamenti degli over 70 per cercare di ridurre la diffusione del coronavirus: è una delle ipotesi prospettate da alcune regioni, in particolare, secondo quanto si apprende, Lombardia, Piemonte e Liguria, al vertice con i ministri Boccia e Speranza in vista del nuovo Dpcm.
Tra i governatori sono collegati, tra gli altri, Bonaccini (Emilia Romagna, presidente della Conferenza delle Regioni), Fontana (Lombardia) Fedriga (Friuli Venezia Giulia) Toti (Liguria), Toma (Molise) Emiliano (Puglia) De Luca (Campania) Tesei (Umbria), Marsilio (Abruzzo) Cirio (Piemonte), Giani (Toscana), secondo quanto riferito. Inoltre Antonio Decaro, presidente Anci, e Michele De Pascale (Upi). VAI ALL’ECONOMIA
