Ultimo aggiornamento 14 Febbraio, 2021, 11:32:04 di Maurizio Barra
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Tutti i ministri hanno giurato, governo operativo
La cerimonia al Palazzo del Quirinale
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13 febbraio 2021
12:52
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi e tutti i 23 ministri hanno giurato nelle mani del Capo dello Stato. L’esecutivo è dunque operativo.
Alla cerimonia erano presenti, in qualità di testimoni, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e il Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, Generale Roberto Corsini.
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Draghi giunto a P. Chigi, accolto da picchetto d’onore
Dopo la cerimonia della campanella primo Consiglio dei Ministri
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13 febbraio 2021
13:12
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi è giunto a Palazzo Chigi accolto, nel cortile, dal picchetto d’onore composto da diverse armi. Il premier prenderà ora parte alla cerimonia della campanella con il suo predecessore, Giuseppe Conte e subito dopo presiederà il primo consiglio dei ministri.
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Governo: in corso primo Cdm presieduto da Draghi
Riunione iniziata in anticipo, con nomina Garofoli
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13 febbraio 2021
14:28
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E’ in corso a Palazzo Chigi, a quanto si apprende, la prima riunione del Consiglio dei ministri presieduta dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Il Cdm, che è iniziato in anticipo rispetto alla convocazione prevista alle 14, ufficializza la nomina del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli.
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Governo: Grillo, oggi si deve scegliere, o di qua o di là
Guardiamo a idee del 2099. Serve transizione cerebrale
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13 febbraio 2021
14:28
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“13 febbraio 2021. Vi ricorderete questa data.
Perché da oggi si deve scegliere. O di qua, o di là. Scegliere le idee del secolo che è finito nel 1999 oppure quelle del secolo che finirà nel 2099. Se il 2099 è un’astrazione, allora prova così. Metti lo smartphone in modalità aereo e vola con la fantasia. Chiudi gli occhi.
Visualizza il tuo nipotino. Visualizzalo nonno. Coi capelli bianchi, la prostata così così. Commuoviti”. Così Beppe Grillo sul blog. “Se hai capito questo, è perché hai sentito. Perché per capire col cervello bisogna prima sentire col cuore. E’ di una transizione cerebrale di cui abbiamo bisogno”, aggiunge.
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Governo: Cei, auguri a Draghi, Italia unisca le forze
‘Chiesa pronta a collaborare, famiglie precarie siano priorità’
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13 febbraio 2021
17:00
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Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha inviato al premier Mario Draghi un messaggio con “i migliori auguri per l’importante e delicato compito che attende Lei e il nuovo Governo in una fase tanto complessa per la storia del nostro Paese, dell’Europa e del mondo intero”. “L’Italia ha bisogno di unire le forze”, sottolinea la Cei.
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“La Chiesa che è in Italia sarà un interlocutore attento e collaborativo, come sempre avvenuto, nel rispetto delle reciproche competenze”, assicura Bassetti.
I vescovi auspicano una particolare attenzione del governo alle famiglie segnate dalla crisi. “Siamo certi che Ella vorrà assegnare una prioritaria attenzione – si legge nel messaggio dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – proprio alle persone e alle famiglie maggiormente segnate dalla sofferenza, dalla precarietà e dalla crisi economica. Abbiamo anche potuto apprezzare, in continuità con i Suoi precedenti incarichi, una particolare sottolineatura dell’orizzonte politico europeo, con uno sguardo rivolto alla solidarietà tra le Nazioni, alla pace, allo sviluppo sostenibile e alla giustizia sociale”.
“Abbiamo seguito con trepidazione e preoccupazione gli sviluppi della recente crisi politica, ben sapendo che l’Italia ha bisogno di unire le forze per affrontare le pesanti, persino tragiche, ricadute della pandemia da Covid-19. Quest’emergenza”, conclude Bassetti, “ha posto in evidenza fratture molteplici: sanitarie, sociali, economiche, educative, generando fra l’altro nuove e diffuse povertà”.
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Il rito della campanella
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13 febbraio 2021
14:51
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Passaggio della campanella con “amuchina” per il premier uscente Giuseppe Conte e il presidente del Consiglio Mario Draghi. Il passaggio fisico della campanella, nonostante il Covid, è avvenuto ma prima Conte e Draghi hanno provveduto a disinfettarsi le mani.
Subito dopo il passaggio foto di rito con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente Riccardo Fraccaro e il suo successore Roberto Garofoli ma, sempre a causa della pandemia, nessuna stretta di mano tra Conte e Draghi. Un applauso finale ha salutato Conte prima che il presidente uscente lasciasse il salone d’onore.
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Governo Draghi, il film della giornata
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13 febbraio 2021
19:02
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Nel primo governo che entra in carica e giura in piena pandemia, spariscono le strette di mano. Per tutti i 23 ministri del governo di Mario Draghi non ci sono stati scambi di mani con il premier e il capo dello Stato subito dopo il giuramento al Quirinale. Assolutamente vietati dal nuovo ‘galateo’ del virus. Sostituiti, quindi, da rapidi cenni del capo rivolti alle autorità quasi a mò di inchino (il più marcato quello di Giancarlo Giorgetti) e qualcuno anche una mano vicina al cuore, inclinando contemporaneamente la testa come saluto.
Passaggio della campanella con “amuchina” per il premier uscente Giuseppe Conte e il presidente del Consiglio Mario Draghi. Il passaggio fisico della campanella, nonostante il Covid, è avvenuto ma prima Conte e Draghi hanno provveduto a disinfettarsi le mani. Subito dopo il passaggio foto di rito con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente Riccardo Fraccaro e il suo successore Roberto Garofoli ma, sempre a causa della pandemia, nessuna stretta di mano tra Conte e Draghi. Un applauso finale ha salutato Conte prima che il presidente uscente lasciasse il salone d’onore.
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Senza mascherine, a distanza e alternati su tre livelli su un palchetto allestito ad hoc nel salone dei Corazzieri del Quirinale. Così sono stati immortalati i 23 ministri del nuovo governo Draghi nella foto di rito scattata al Colle, insieme al capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Una penna per ognuno dei 23 ministri del governo Draghi: la cerimonia del giuramento si adegua alle norme anti Covid e così per evitare il rischio contagi, la squadra del neopremier ha firmato usando ciascuno una penna diversa, cambiata di volta in volta dai messi nel salone delle Feste del Quirinale. Unico a firmare con la sinistra Lorenzo Guerini, riconfermato alla Difesa. A tenere la maggiore distanza dalla scrivania, il ministro della Salute Roberto Speranza.
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Conte: ‘Una grande esperienza, mai rammarichi’
‘E’ stata una giornata sobria ed efficace’
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13 febbraio 2021
16:33
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“Grande esperienza, grande esperienza, spero di essermi migliorato anche come persona. E’ stata una giornata sobria ed efficace”.
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Lo dice Giuseppe Conte in un video di Fanpage.it, intercettato dai cronisti dopo aver lasciato Palazzo Chigi. Rammarichi? “Mai rammarichi”, replica Conte che, a chi gli chiede se bisogna guardare avanti replica: “sempre”.
Un lungo, fragoroso applauso saluta Giuseppe Conte a Palazzo Chigi prima che il premier uscente lasci la sede del governo. Dopo il passaggio della campanella con Mario Draghi Conte è stato salutato dal picchetto d’onore nel cortile di Palazzo Chigi, dove si è recato assieme alla compagna Olivia Paladino, e lì i funzionari e dipendenti della presidenza del Consiglio, affacciati alle finestre, hanno omaggiato il premier uscente con un lungo applauso, al quale Conte ha risposto con un gesto di ringraziamento.
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“Conte, Conte, Conte!”. Un gruppetto di persone saluta il premier uscente Giuseppe Conte mentre in auto lascia Palazzo Chigi. L’auto del premier rallenta, Conte saluta dal finestrino, poi si allontana dalla sede del governo.
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“Insieme a tanti preziosi compagni di viaggio abbiamo contribuito a delineare un percorso a misura d’uomo, volto a rafforzare l’equità, la solidarietà, la piena sostenibilità ambientale. Il mio impegno e la mia determinazione saranno votati a proseguire questo percorso. La chiusura di un capitolo non ci impedisce di riempire fino in fondo le pagine della storia che vogliamo scrivere. Con l’Italia, per l’Italia. Grazie”, ha scritto su Fb l’ex premier Giuseppe Conte. “Ho lavorato nel “Palazzo”, occupando la “poltrona” più importante. Ma tra i corridoi e gli uffici di Palazzo Chigi, anche alla fine delle giornate più dure e dopo le scelte più gravose, ho sempre avvertito l’orgoglio, l’onore e la responsabilità di rappresentare l’Italia”. “La forza e il coraggio dimostrati dalla intera comunità nazionale soprattutto durante quest’ultimo anno di pandemia sono stati davvero incredibili.
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Io stesso ho cercato di far tesoro di questa esperienza, pur con i miei limiti, ma – vi assicuro – con tutto il mio impegno e la mia massima dedizione”, aggiunge
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L’Europa applaude Draghi: ‘Risorsa straordinaria’
Da Von der Leyen e Merkel a Macron, coro di auguri ed elogi
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13 febbraio 2021
21:43
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Gli auguri di tutti i leader europei a Mario Draghi che ha giurato oggi da presidente del Consiglio. “Auguro a Mario Draghi ogni bene! Italia e Germania collaborano per un’Europa forte e unita e per un multilateralismo che offra ai nostri giovani un futuro migliore”. E’ il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, come riferisce un tweet della portavoce del governo tedesco Martina Fietz.
“I miei migliori auguri a Mario Draghi! Insieme, Italia e Francia hanno tanto da fare per costruire un’Europa più forte, più solidale e un nuovo multilateralismo, per offrire ai nostri giovani un futuro migliore”, scrive su Twitter il presidente francese Emmanuel Macron.
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“Congratulazioni a Mario Draghi, non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con te nel 2021 quando ospiteremo il G7, voi il G20 e insieme la COP26”, scrive su Twitter il premier britannico Boris Johnson.
“Auguri al Presidente del Consiglio Mario Draghi. Confidiamo che il nuovo governo italiano affronterà le sfide che il suo Paese e tutti gli Stati europei abbiamo davanti a noi.
C
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Italia e Spagna continueranno a lavorare insieme per la ripresa e il futuro dell’Europa”, scrive su Twitter il premier spagnolo Pedro Sanchez.
“La sua esperienza sarà una risorsa straordinaria non solo per l’Italia, ma per tutta Europa, soprattutto in un momento così difficile. Pronta a lavorare presto insieme per la comune ripresa e per una Ue ambiziosa”. Così su Twitter la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si congratula con il premier Mario Draghi che ha giurato oggi.
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“Congratulazioni e non vedo l’ora di lavorare di nuovo con Mario Draghi per la ripresa e il futuro dell’Europa!”. Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che in italiano aggiunge: “Congratulazioni al Presidente del Consiglio Mario Draghi per la formazione del nuovo governo in Italia”. Il post si conclude con l’hashtag #WhateverItTakes.
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A Città della Pieve fiducia in Draghi: ‘Non si discute’
Ma tra abitanti borgo umbro perplessità su qualche ministro
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PERUGIA
13 febbraio 2021
16:03
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Si fidano del presidente del Consiglio Mario Draghi, ma qualche perplessità sulla composizione del Governo la nutrono gli abitanti di Città della Pieve, il paese umbro scelto dal neo premier quale suo “buen ritiro”.
“Draghi non si discute”, spiega un’anziana in attesa di entrare in farmacia. “Ma – aggiunge – due, tre ministri non li avrei riconfermati”.
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“Ora – dice ancora l’anziana che racconta di conoscere Serena, la moglie del presidente del Consiglio – spero che le cose possano cambiare in meglio, con Draghi sarà possibile a mio avviso”.
Il sindaco di Città della Pieve, Fausto Risini, oggi è stato impegnato soprattutto a coordinare gli uomini impegnati a ripulire le strade dalla neve caduta sul territorio, ma trova il tempo per commentare la squadra di Governo. “Draghi è riuscito a trovare un equilibrio tra tutte le forze politiche e questo è già molto – sottolinea -, forse ci si poteva attendere qualche novità in più, ma va bene così. Noi ci fidiamo del nostro concittadino”. “Nei prossimi giorni, quando avrà espletato tutte le formalità, proverò a fargli una telefonata – annuncia Risini – per augurargli di cuore buon lavoro e ricordagli che la Pieve è sempre al suo fianco”.
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Ma tra le strade innevate si incontra anche chi rimpiange l’uscente Giuseppe Conte, come nel caso di una signora sulla quarantina. “Stava facendo grandi cose – sostiene -, purtroppo non gli abbiamo dato tempo di portarle a termine. Comunque Draghi è partito bene, è stato abbastanza equilibrato”.
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Ecco il timing del governo, in settimana la fiducia
Draghi mercoledì in Senato, il 23 agli affari generali Ue
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13 febbraio 2021
18:49
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Con il giuramento al Quirinale, il nuovo governo guidato da Mario Draghi è entrato nel pieno delle sue funzioni. Nel giro di poche ore il primo Consiglio dei ministri ha ufficializzato la nomina del sottosegretario Roberto Garofoli, da subito al lavoro con il nuovo premier nel suo ufficio.
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Per prima cosa ora Draghi deve mettere a punto il discorso programmatico con cui si presenterà in Parlamento per chiedere la fiducia: Il primo appuntamento è al Senato mercoledì 17, il giorno dopo, il 18, si aprirà il dibattito recherà alla Camera.
Questo programma di massimo attende la bollinatura dell’ufficialità ma è praticamente deciso. Ma la prossima settimana Draghi lavorerà anche alla squadra dei sottosegretari.
Fra le prime questioni da affrontare per il nuovo esecutivo, le misure anti-Covid. Il 25 febbraio scadrà la proroga al divieto di spostamento fra regioni prevista dal decreto legge lasciato in eredità dal Conte Bis: dovrà scegliere se proseguire fino al 5 marzo, quando scadrà il Dpcm, o se procedere diversamente. Nel giro di una decina di giorni c’è un’altra scadenza delicata: il 24 febbraio è il termine per la presentazione dell’offerta di Cdp e dei fondi su Autostrade.
Il debutto internazionale di Draghi in veste di premier potrebbe avvenire martedì 23 febbraio a Bruxelles per il Consiglio ‘Affari generali’, che riunisce, in presenza, i ministri degli affari europei, delega al momento mantenuta dal premier.
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Già lunedì, invece, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, parteciperà in videoconferenza all’Eurogruppo, e l’indomani all’Ecofin. Giovedì 18, invece, sempre in video, c’è il G7 dei ministri della Salute, ma per Roberto Speranza non sarà un debutto.
Il premier farà quindi il suo debutto al Consiglio europeo straordinario, previsto in videoconferenza il 25 e 26 febbraio.
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Al giuramento vincono sobrietà e norme Covid
Senza stampa e parenti. Poca emozione, svista Draghi a picchetto
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13 febbraio 2021
21:28
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Sobrio, essenziale e inevitabilmente ligio alla paura del Covid. Il governo di Mario Draghi entra in carica e il giuramento dei suoi 23 ministri, al Quirinale, si adegua alla pandemia.
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Anche nella forma. Del resto, misurato per eccellenza è il premier stesso che non tradisce emozione quando giura, scandisce i tre paragrafi della formula di rito e all’ultimo rivolge lo sguardo al presidente Mattarella. Undici secondi e via. Niente spettacolo nemmeno dopo, alla cerimonia della campanella con il predecessore Conte, anticipata dall’amuchina con cui entrambi si disinfettano le mani. Per il nuovo capo del governo l’unica svista è davanti al picchetto d’onore, nel cortile di Palazzo Chigi, quando non si ferma davanti al Tricolore e alla bandiera europea.
Ma un attimo dopo ha già rimediato. Solenne come sempre ma più controllata è la cerimonia al Colle. Prima novità, il dress code: nel salone delle Feste domina la mascherina, per tutti la Ffp2, oltre al tampone d’obbligo prima di entrare. Sparisce così la mimica più o meno volontaria. Mancano pure gli occhiolini, come fu tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio nel governo precedente. Il coronavirus si impone su ogni dettaglio, compresa la penna per firmare. Sostituita al volo da un messo a ogni ministro.
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Bandite inoltre le strette di mano con il premier e il capo dello Stato. Grande assente è la stampa, specie l’ala dei fotografi spesso la più rumorosa per i clic. Lo spazio sembra allargarsi. Nella sala di fronte a Mattarella, ci sono 23 sedie distanziate e in più file. Una per ogni ministro, arrivati al Colle senza parenti. Vietati pure quelli. Mancano così le foto del passato, dei quasi ministri accompagnati da mogli, mariti, figli o fidanzati.
Unica stranezza, Vittorio Colao che entra al Colle con zaino e trolley (probabilmente atterrato da Londra). Ridotta all’osso anche la commozione. A tradirla per un attimo è Mariastella Gelmini. Prima delle otto donne a giurare, inizia a recitare la formula di rito, proclama la fedeltà alla Repubblica ma si stoppa. Défaillance della memoria o solo l’ansia del momento. Nei colori dell’outfit trionfano il nero e il blu scuro. Tranne per le cravatte rosse di Andrea Orlando e Roberto Speranza, quella che vira al bordeaux di Draghi, il completo grigio di Roberto Cingolani e il gilet blu notte di Patrizio Bianchi. Elegantissima Mara Carfagna in blu e tacchi a spillo. Fra le colleghe prevale il nero, solo Erika Stefani spariglia con una giacca a motivi bianchi e neri mentre la ministra più giovane, Fabiana Dadone (37 anni compiuti ieri) ‘stacca’ il nero con un top con sfumature rosa. Il galateo dell’era Covid si rompe nella foto di rito: in posa per il tempo di un clic, Mattarella e il governo si tolgono la mascherina.
Basta stare a distanza, garantita da un palchetto a tre livelli. Ma soprattutto sfugge al rigore il saluto al premier uscente. Accompagnato dalla compagna Olivia Paladino, Conte incassa un lungo e fragoroso applauso di funzionari e dipendenti di Palazzo Chigi, mentre il portavoce Rocco Casalino non nasconde gli occhi rossi. Uscendo, Conte ringrazia anche un gruppetto di persone che lo acclama. E ai cronisti ammette: “E’ stata una grande esperienza”, confermando però che bisogna “sempre” guardare avanti. “Mai rammarichi”, aggiunge.
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Poche ministre e zero Dem, nel Pd esplode il caso
Madia, è machismo. Zingaretti vuole bilanciare con sottosegretari
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13 febbraio 2021
21:24
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Dal Conte Bis al governo Draghi, il numero di donne non aumenta, mentre quello delle rappresentanti Dem passa da una a zero. E nel Pd esplode un caso di genere, con accuse tutt’altro che velate al segretario Nicola Zingaretti.
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La gestione della crisi da parte dei Dem è stata “machista”, è convinta Marianna Madia, che sette anni fa di questi tempi giurava nel governo Renzi, l’unico per metà a tinte rosa. La percentuale di donne nei governi Letta, Gentiloni e nelle due esperienze di Conte, oscillava fra il 27% e il 32%, identica a quella della squadra di Mario Draghi, dove ci sono 8 ministre su 23, 3 con portafoglio. Questa volta, però, quando la musica si è fermata, nessuna Dem si è ritrovata in poltrona. “È una ferita – constata in una nota proveniente dal Nazareno Cecilia D’Elia, portavoce della conferenza delle donne democratiche, che dovrebbe riunirsi a inizio settimana -. Una novità per il partito: al restringersi delle postazioni, le donne sono venute meno”.
Secondo Laura Boldrini, “le correnti schiacciano il protagonismo femminile”. “Qualcosa non torna. Bisognerà pensarci bene. Non tanto e non solo tra le donne del Pd. Ma nei suoi organismi decisionali”, il commento di Titti Di Salvo. “Ma non ci sono più scuse nemmeno per le dem” nota Debora Serracchiani, parlando di una “dura lezione: nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione. Quando si tratta di ruoli di potere vero, non funzionano le quote di genere come riserva indiana o gli articoli dello statuto come specchietto per la democraticità interna. Il Pd è un partito per donne? Per me, dovrà esserlo”.
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Appena varato il governo, Zingaretti ha promesso di “fare di tutto” per riequilibrare il rapporto di genere nella fase di identificazione di sottosegretari e viceministri.
E dal canto suo il segretario rivendica di aver sollevato il tema della parità nelle consultazioni con Draghi e poi nella Direzione nazionale del partito. È stato Draghi del resto, fanno notare in ambienti Dem, a scegliere i ministri, e la Direzione del partito ha votato all’unanimità l’ordine del giorno che dava “fiducia” al governo da lui presieduto. Fonti parlamentari dell’area vicina al segretario, riconoscendo che lo stesso Zingaretti ha ammesso il problema, osservano che in queste ore c’è chi sembra utilizzare in modo strumentale la polemica per aprire un fronte interno e rompere l’unità, puntando nei prossimi mesi alla sfida congressuale. Fra chi usa toni critici ci sono Matteo Orfini e ancor più Antonio Decaro. “Un grande rammarico: nemmeno una donna tra i ministri indicati dal mio partito. Forse le donne del Pd dovranno organizzarsi in una corrente se vorranno contare qualcosa nel partito”, dice il sindaco di Bari, da tempo fra i più attivi nel chiedere un congresso. Una questione che tornerà a galla nelle prossime settimane.
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Belluno terra di ministri, Trichiana piccola Chigi
Franco e D’Incà originari del paese in crisi industriale
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VENEZIA
13 febbraio 2021
17:41
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C’è tutto un reparto ‘made in Belluno’ nella nuova squadra di Mario Draghi. Dei quattro ministri veneti che oggi hanno giurato al Quirinale – gli altri sono la vicentina Erika Stefani e il veneziano Renato Brunetta – due, Daniele Franco, nuovo titolare di via XX Settembre, e Federico D’Incà, confermato ai Rapporti con il Parlamento, sono originari di Trichiana, una frazione di neanche 5.000 abitanti, fino a due anni fa comune autonomo, ora confluita nel comune aggregato di Borgo Valbelluna.
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Com’è nel carattere riservato dei bellunesi, però, non c’è particolare esaltazione a Trichiana per l’exploit a Palazzo Chigi. “L’importante non è da dove vengono, ma che qualcosa facciano”, dice chi arriva in piazza, e quel “fare qualcosa” non è un’espressione indistinta. Qui è forte il tema del dissesto industriale: su tutti c’è il nome della Acc, l’industria dei compressori commissariata alla quale rimangono poche settimane di vita se la cordata di banche che hanno promesso 12 milioni di finanziamenti non metteranno la firma. E allora potrà avvenire la fusione con la torinese Embraco per dare luogo alla Italcomp. Altri buchi neri della manifattura sono le crisi di Ceramica Dolomiti e di Ideal Standard.
La gente si ferma davanti all’unica edicola-profumeria di fronte alla chiesa, legge le locandine, ma scambia qualche chiacchiera soprattutto sui Mondiali di sci in corso nella vicina Cortina. “Questa mattina ho sentito tutto e il contrario di tutto”, dice l’edicolante. D’Incà, che era già ministro nel ‘Conte 2’, è volto noto a Trichiana, e il rapporto con i concittadini di fatto lo ha sempre conservato. Di Daniele Franco, invece, molti in paese hanno una percezione più vaga. La famiglia, quando era ancora ragazzo, si era trasferita a Belluno, e qui ha ancora un modesto appartamento, non abitato. I più ricordano il neo titolare del Mef per averlo visto ad una cerimonia pubblica nel 2017, quando – era Ragioniere generale dello Stato – ritirò il premio per i Bellunesi che si sono affermati nel mondo. Anche allora mantenne il proverbiale low profile: pochissime parole per ricordare il legame con la sua terra, e il ringraziamento ai genitori, “ai quali devo tutto”, aveva detto.
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Non solo Draghi, metà governo fuori dai social
La sobrietà del premier e dei tecnici, più attivi i politici
POLITICA TUTTE LE NOTIZIE
14 febbraio 2021
11:06
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Poche, pochissime parole, tanto che perfino il “crepi” pronunciato prima di salire in macchina davanti al Quirinale in risposta all’in bocca al lupo dei fotografi ha fatto notizia. La sobrietà del premier Mario Draghi è nota e, almeno nel giorno dell’esordio del governo, sembra aver contagiato i suoi ministri che hanno lasciato poche frasi di circostanza ai giornalisti dopo il giuramento.
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Il silenzio che ha preceduto la formazione della lista, riservato non solo ai giornalisti, ma anche a chi ha rivelato di aver saputo di farne parte solo a cose praticamente fatte, pare aver creato qualche malumore tra le forze politiche, ma è il segno di un cambio di passo nelle strategie comunicative che ha già trovato estimatori tra chi soffre della bulimia comunicativa della politica e raccolto critiche da chi teme che i cittadini avranno meno input informativi diretti dal vertice politico.
La mancata discesa di Draghi nell’agone del mondo social è quasi un unicum nel panorama dei grandi leader mondiali, alcuni dei quali hanno costruito la loro fortuna proprio con le campagne di Twitter e Facebook. Il caso di Donald Trump, con le polemiche poi legate alla sua esclusione, non è certo isolato. Tutti i premier europei sono attivi sulle piattaforme, tranne Angela Merkel che fa della sobrietà uno dei caratteri distintivi proprio come l’ex governatore della Bce.
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A marcare una differenza con il passato l’assenza, almeno per il momento, di un portavoce, figura che ha avuto un ruolo di peso negli ultimi governi, da Paolo Bonaiuti a Filippo Sensi, fino a Rocco Casalino, che ha intitolato la sua autobiografia proprio ‘Il portavoce’, dando il senso della sua centralità nella creazione dell’immagine pubblica di Giuseppe Conte. E’ prevedibile che Draghi voglia dare a tutta la squadra di governo un’immagine di sobrietà, ma già questo sarà un compito non semplice, vista l’ampia presenza di esponenti di forze politiche che sono nate, o comunque cresciute, nel mondo dei social. Non dovrebbe faticare molto con il team di tecnici, per la quasi totalità privi di profili: Marta Cartabia, Luciana Lamorgese, Daniele Franco, Patrizio Bianchi, Cristina Messa, Enrico Giovannini, Roberto Cingolani e Roberto Garofoli non compaiono nè su Twitter nè su Facebook. Unico a far eccezione è il ministro dell’Innovazione Tecnologica, Vittorio Colao, che ha una presenza sporadica sulle piattaforme: su Twitter con post in inglese su temi di sua competenza e su Facebook con foto prevalentemente in bici, la sua passione.
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Lo scenario cambia spostandosi sul lato politico della compagine governativa, dove quasi tutti gli esponenti sono presenti sulle piattaforme, di persona o attraverso lo staff.
Inutile dire che i Cinque Stelle fanno della comunicazione sui social uno dei loro cavalli di battaglia: così Luigi Di Maio che conta oltre 700 mila follower su Twitter dove, anche in virtù del suo ruolo nel Movimento, alterna informazioni istituzionali a prese di posizione sulle vicende politiche. Lo stesso fanno Federico D’Incà, molto presente su Twitter, e Fabiana Dadone che su Facebook posta anche immagini della sua vita pubblica e in qualche caso privata. Anche la Lega ha costruito parte della sua forza con le campagne social. Fanno però eccezione proprio Giancarlo Giorgetti, non a caso considerato il più ‘tecnico’ dei ministri leghisti, ed Erika Stefani, che non hanno profili nè su Twitter, nè su Facebook, a differenza di Massimo Garavaglia.
Tutti presenti sui social i ministri Pd Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, così come i colleghi di Forza Italia. A partire da Renato Brunetta, particolarmente attivo con post, retweet, video di interventi in tv e foto, ma anche Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna, che conta oltre 200 mila follower. Già attivi come ministri del passato governo anche Elena Bonetti di Italia Viva e Roberto Speranza, che ha spesso utilizzato i suoi profili per invitare alla prudenza gli italiani nel corso della pandemia. VAI ALL’ECONOMIA
