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Classic Match | Juve-Napoli, 2016
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Il 29 ottobre 2016, Leonardo Bonucci e Gonzalo Higuain stendono il Napoli e consentono ai bianconeri di conquistare i tre punti e allungare in vetta alla classifica!. IL MATCH INTEGRALE:

On This Day lo Scudetto MY7H!
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Le immagini del Tricolore del 2018:

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Black & White Stories | Il 2006 di Re David
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Una stagione con 29 gol
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Quando si pensa a David Trezeguet viene in mente istintivamente il gol nelle sue svariate forme e ce ne sono talmente tanti che soffermarsi su uno è praticamente impossibile. Nessuno come lui ha estratto il massimo nel gesto essenziale del calcio, nessuno ha vissuto stabilmente in area di rigore con una capacità di trovare i tempi e gli spazi giusti per indirizzare il pallone laddove è impossibile prenderlo.
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Se si restringe l’indagine nei suoi confronti e si usa l’ottica cronologica per leggere la sua carriera, è molto probabile che il primo terreno sul quale appuntare l’attenzione sia il 2001-02. Molti i motivi che fanno preferire la stagione nella quale il bomber francese è dichiaratamente titolare, dopo averne trascorse due sgomitando per trovare un posto tra Filippo Inzaghi e Darko Kovacevic, attaccanti dalle caratteristiche fisiche diverse ma dall’attitudine molto simile a occupare la stessa porzione di campo.
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E poi c’è lo scudetto del 5 maggio, dentro il quale c’è la splendida intesa con Alessandro Del Piero e il titolo di capocannoniere guadagnato con 24 centri (da condividere con il piacentino Dario Hubner, valido esponente della qualificata scuola dei goleador di provincia).
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Quattro anni dopo, Trezeguet non si comporta in modo molto differente. Lo certificano i numeri, non molto diversi da quelli del 2002. Sono 29 le reti complessivamente prodotte nelle varie competizioni, che eleggono la stagione che porta al Mondiale tedesco come la seconda nella sua carriera bianconera per prolificità sotto porta. Ed è un exploit rilevante, tenendo conto dei problemi fisici che lo avevano condizionato non poco nel 2005, anche se la rarefazione di presenze e gol poteva tranquillamente venire trascurata prendendo come icona simbolo di quel periodo il suo gol scudetto al Milan, ispirato dalla rovesciata di Del Piero.
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Che il secondo anno sotto la direzione di Fabio Capello sia un momento di snodo per David lo si capisce subito alla prima giornata. In Juventus-Chievo è proprio lui a firmare la prima rete del torneo. E lo fa con una torsione aerea su cross di Gianluca Zambrotta che è un tipico gol del suo repertorio: sempre di testa chiuderà il suo campionato a Bari, nel giorno che porterà la Signora a raggiungere il suo scudetto numero 29.
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PAVEL SUGGERISCE, DAVID REALIZZA
Quando si fa una radiografia dei gol di Trezeguet emergono tratti riconoscibili e ricorrenti. David gioca benissimo sulla profondità, anche perché a tu per tu con il portiere mantiene grande freddezza. Non ha bisogno di finte o dribbling per collocare il pallone alle sue spalle, è la precisione nell’inquadrare lo specchio della porta la sua   principale modalità d’azione. In tal senso funziona perfettamente l’intesa con Nedved. Con il suo continuo movimento – soprattutto con i tagli che fa in orizzontale – Pavel determina voragini sui quali il compagno francese si fa trovare pronto alla corsa.
E’ un gioco di sincronismi perfetti che si vede nelle reti a Empoli (con una conclusione in pallonetto davvero deliziosa), a Livorno o in Champions League in casa con il Werder Brema.
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Ma l’asse tra i due è perfettamente visibile anche nell’altra situazione abituale che esalta il numero 17, quando il compagno entra in area di rigore e lui  riesce a trovare la maniera per smarcarsi e colpire di prima intenzione. Esemplare è la scena che si vede in Juventus-Cagliari, quando Nedved supera la linea dei 16 metri e potrebbe agevolmente battere a rete ma cede al compagno l’incombenza, che per lui più che una responsabilità è un autentico piacere.
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IBRA, ALEX E LA TERZA VIA
Torniamo alla prima giornata. Titolare con Ibrahimovic, David si trova a convivere per forza di cose non solo con una forte concorrenza nel reparto offensivo, ma anche con le insidiose domande del dopo-partita, quando è fatale che ti chiedano cosa pensi del tuo partner di reparto. Non mancano a Trezeguet doti di diplomazia e neanche la consapevolezza che tanto da Zlatan quanto da Del Piero possa trarre suggerimenti utili per segnare a ripetizione. Ma quel che forse non può sospettare all’inizio della stagione – sebbene conosca perfettamente entrambi e il resto della squadra – è che nei 29 gol che metterà a segno saranno solo 2 quelli ispirati dallo svedese e 1 dal numero 10. Prevarrà, infatti, una corposa e frequentata terza via, che registrerà un contributo maggiore da parte per l’appunto di Nedved (7), Camoranesi (4), Vieira e Zambrotta (3).
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Trezegol dimostra di essere più che mai il centravanti che sa sfruttare il lavoro dell’intera squadra e non la semplice metà di una coppia di attaccanti.
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Al JTC continua il lavoro individuale
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Prosegue l’attività dei bianconeri alla Continassa; oggi prime corse in campo anche per Merih Demiral
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Continua il programma di allenamento individuale per i giocatori della Juventus. I bianconeri impegnati, come nei giorni scorsi, sono Bentancur, Bernardeschi, Bonucci, Buffon, Chiellini, Cuadrado, De Sciglio, Dybala, Pinsoglio, Pjanic, Ramsey e Rugani.
Oggi c’è una novità che riguarda Merih Demiral: il giocatore turco è tornato al Training Center. Merih, che prosegue il suo percorso riabilitativo al J|Medical, da oggi ha infatti iniziato anche a lavorare in campo, nell’ottica di un graduale recupero dal suo infortunio.
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A Vinovo lavoro individuale per alcuni giocatori della Under 23
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Il programma è iniziato in vista della probabile ripresa degli allenamenti di gruppo della Prima Squadra
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Nel pomeriggio di oggi, una selezione dei giocatori della Under 23 ha iniziato presso lo Juventus Training Center di Vinovo un programma di allenamenti individuali in vista della probabile ripresa degli allenamenti di gruppo della prima squadra, a cui alcuni di loro verranno aggregati.

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JUVENTUS: PROSEGUONO ALLENAMENTI INDIVIDUALI

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JUVENTUS: PROSEGUONO ALLENAMENTI INDIVIDUALI

PROSEGUONO GLI ALLENAMENTI INDIVIDUALI PER LA JUVENTUS AL JTC

AGGIORNAMENTO DELLE 17:30 DI LUNEDì 11 MAGGIO 2020 (RESTA L’ULTIMO, MENTRE STO PUBBLICANDO QUESTO ARTICOLO ALLE 06:12 DI MARTEDì 12 MAGGIO 2020)

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I bianconeri continuano la preparazione al JTC
Continuano gli allenamenti individuali dei giocatori bianconeri. In questi giorni sono presenti al JTC Bentancur, Bernardeschi, Bonucci, Buffon, Chiellini, Cuadrado, De Sciglio, Dybala, Pinsoglio, Pjanic, Ramsey e Rugani.
Merih Demiral prosegue intanto il suo percorso riabilitativo presso il J | Medical. Intanto guarda: JUVENTUS TUTTI I VIDEO

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Black&White Stories:la Juve… e il calcio totale!
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1971: il primo confronto con gli olandesi
Quando si capisce l’inizio di una rivoluzione? E come vengono accolti certi segnali all’apparenza strani che denotano il possibile avvento di tempi nuovi?
Sono domande pertinenti per quanto riguarda il rapporto tra il calcio italiano e quello olandese che – a detta di tutti – ha rappresentato uno sconvolgimento delle concezioni di gioco prevalenti fino all’inizio degli anni ’70. Da allora, il mondo del pallone non è stato più lo stesso: non che prima non ci fossero stati significativi e anche profondi cambiamenti, ma la sensazione di essere entrati in una nuova era risultava ancor più approfondita dalla difficoltà nel credere possibile e praticabile ciò che stava avvenendo davanti ai propri occhi: il calcio totale.
Definibile in mille modi – altrimenti, che rivoluzione sarebbe? -, riassumibile visivamente in almeno tre situazioni che lasciavano a bocca aperta chi ne vedesse il manifestarsi: le squadre olandesi proponevano giocatori che facevano saltare la rigida consegna dei ruoli; correvano moltissimo abbinando un  livello tecnico eccelso, laddove precedentemente si pensava che una cosa non potesse andare d’accordo con l’altra; infine, alzavano la linea difensiva come mai si era visto prima, facendo diventare il fuorigioco non una pura infrazione regolamentare, ma un vero e proprio principio tattico, la traduzione evidente di un atteggiamento coraggioso nell’interpretazione della partita.
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C’era stata un bel po’ di strada tra il 1969, quando il Milan piega in finale di Coppa dei Campioni l’Ajax con un secco 4-1 e il 1974, quando la nazionale olandese raggiunge la finale del Mondiale e l’Italia esce con le ossa rotta al girone. Nel tempo tra i due estremi, la coppa delle grandi orecchie era andata una volta al Feyenoord e tre ai lancieri biancorossi e né l’Inter, sconfitta 2-0 nel 1972, né la Juve, battuta 1-0 l’anno dopo, avevano capito molto di quell’innovazione, in buona compagnia del resto del mondo.
Come tappa intermedia, c’è il 27 gennaio 1971: il primo storico incontro tra i bianconeri e gli olandesi, segnatamente il Twente, in Coppa delle Fiere. E’ troppo presto per i due club per trionfare in Europa. La Juve ci riuscirà in Coppa Uefa nel 1977 con Giovanni Trapattoni alla guida. E il mister della squadra di Enschede, Kees Rijvers, erediterà il trofeo 365 giorni, dirigendo però il Psv Eindhoven.
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I TULIPANI
I tulipani, li definisce così Hurrà Juventusi giocatori del Twente (tra i più famosi il portiere Piet Scrijvers e i due gemelli Van de Kerkhof, Willy e René, che si metteranno in mostra nel Mondiale del 1978 incrociando come avversari molti azzurri juventini). A Torino, nella sfida giocata di pomeriggio, le alchimie tattiche le fa saltare un tedesco di esperienza pari alla concretezza: Helmut Haller (c’è sempre la Germania a “condannare” l’Olanda…).
“Il gol di Haller è stato un autentico capolavoro, un razzo luminoso che ha incendiato la scena”, scrive Ezio De Cesari sul Corriere dello Sport, ripreso dal mensile bianconero. “Il tedesco è scattato su un pallone in profondità di Bettega, ha evitato un avversario e prima che qualcun altro gli si avvicinasse ha lasciato partire dal limite un “sinistro” che ha letteralmente fulminato l’annichilito Schrijvers”. Il 2-0 è opera di Adriano Novellini, mandato in campo nel corso della ripresa.
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Ma la vittoria nell’ambiente viene vissuta senza facile entusiasmi, si capisce che è solo la prima parte di un cammino ancora difficile. Le qualità degli olandesi hanno colpito. E difatti, al ritorno, la Juve sarà costretta ai supplementari, ci vorrà un doppio exploit di Pietro Anastasi per il passaggio del turno.
UN CALCIO NUOVO
In quel giorno non si parla ancora di calcio totale, si è più interessati a registrare il confronto tra due formazioni molto giovani (la Juve per ragioni anagrafiche dei suoi giocatori, ragazzi che diventeranno poi i dominatori del decennio; il Twente per origine, essendo nato solo nel 1965). Però sono tante le caratteristiche degli avversari che appaiono ben riconoscibili, qualcosa in più di una curiosità e qualcosa in meno di una conoscenza approfondita. A colpire degli olandesi è il possesso palla, il tenerla e non sprecarla, tradotto nel “comando del gioco” per oltre un’ora, peraltro non immune dalla sterilità offensiva. Si sottolinea anche il 4-3-3 e anche questa è un’anomalia: in Italia, quando le concezioni tattiche venivano espresse in numeri, era  l’indizio di una novità, si trovava una formula magica per sintetizzare concetti altrimenti complicati.
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Infine, Armando Picchi, mister juventino, legge negli avversari anche un certo atteggiamento di superiorità, tradottosi in nervosismo “forse perché pensavano di batterci facilmente”. Ed in fondo non deve stupire: è tipico delle rivoluzioni, soprattutto in chi non è in prima fila (il Twente non sarebbe mai diventato l’Ajax, pur facendo un ottimo percorso), avere una coscienza radicale delle proprie virtù.
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Goal Anatomy | Le reti speciali delle Juventus Women
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Tutti i gol dal valore particolare realizzati dalle bianconere quest’anno: dalle prime esultanze a quelli storici
Abbiamo visto come segnano le Juventus Women, ma in ogni gol c’è tanto altro, oltre la forma. Il gol è emozione, è il punto d’arrivo di ogni giocata, è la chiave per arrivare alla vittoria, e a volte ha un sapore ulteriormente speciale. In questa stagione le bianconere hanno segnato diversi gol speciali, importanti per la squadra, per le statistiche o per il valore assunto per colei che ha spinto la palla in rete.
PRIMA VOLTA EUROPEA
La rete di Andrea Staskova al Barcellona nella gara di ritorno in casa delle catalane è un concentrato di prime volte. È stata la sua prima rete in gara ufficiale con la maglia della Juventus, ma anche il primo gol bianconero in trasferta in Champions League e il primo realizzato da una straniera. Nella precedente edizione, infatti, i due gol segnati al Brøndby a Novara avevano portato la firma di Barbara Bonansea. Il colpo di testa dell’attaccante ceca non è bastato per riscrivere la storia della qualificazione, ma ha suggellato una prestazione coraggiosa e di altissimo livello delle ragazze.
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JUVE-FLORENTIA, DUE PRIME VOLTE
13 ottobre 2019, terza giornata di campionato: a Vinovo le bianconere centrano il terzo successo consecutivo, con le nuove arrivate grandi protagoniste. Dopo la rete della solita Cristiana Girelli, infatti, le ospiti pareggiano con Dupuy e per conquistare i tre punti servono due prime volte: il primo gol in bianconero di Linda Sembrant per il nuovo vantaggio e quello di Maria Alves, che cala il tris e chiude la partita.
SUPERGOAL!
Più o meno bello, il primo o uno tra i tanti, il gol in finale ha un sapore tutto suo, a prescindere da tutto il resto. Lo sanno bene Cristiana Girelli e Andrea Staskova, autrici, contro la Fiorentina delle due reti che scrivono il 2-0 finale e soprattutto il nome della Juventus sulla Supercoppa Femminile. La prima della storia bianconera. Apre Cristiana, al termine di una splendida azione impreziosita dal velo di Valentina Cernoia, chiude Andrea, capitalizzando al meglio l’assist geniale di Arianna Caruso.
200!
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0!
Una rete per sbloccare una partita sulla carta semplice diventa storica. Il primo dei sette gol rifilati dalle bianconere all’Orobica il 7 dicembre 2019 è infatti il numero 200 della storia delle Juventus Women (che nel frattempo veleggiano già verso quota 250). Lo sigla Valentina Cernoia di destro, lei che normalmente incanta con il suo mancino. Un modo per renderlo ancora più speciale.
I RITORNI
Sempre Orobica-Juve. La Juve è avanti di quattro reti quando Barbara Bonansea firma il gol del momentaneo 0-5. Non una marcatura come le altre per lei, piuttosto abituata ad esultare: è il ritorno al gol dopo l’infortunio che l’ha costretta a saltare la prima parte della stagione. Un gol speciale, come quello di Cecilia Salvai in Coppa Italia contro la Fortitudo Mozzecane. Anche in questo caso poco significativo per il risultato finale (0-8 alla fine), ma prezioso per Cecilia, in gol per la prima volta dopo la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro rimediata nella storica gara contro la Fiorentina all’Allianz Stadium. In tema di ritorni, Bonansea bramava di rivedere il suo nome tra le marcatrici in un big match: Juve-Inter dello scorso 16 febbraio è la partita perfetta. Finisce 5-1, apre proprio Bonansea e la sua esultanza vale più di mille parole
LE PRIME FIRME
In Coppa Italia coach Guarino ha dato ampio spazio anche alle più giovani. Contro la Fortitudo Mozzecane vanno in gol le due classe 2001 Asia Bragonzi (tripletta) e Melissa Bellucci, alla prima rete in bianconero, festeggiata, nella stessa gara, anche dalla classe 2002 Michela Giordano.
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È l’11 dicembre e un mese più tardi, al Nereo Rocco di Trieste, fa il suo esordio in bianconero, contro il Tavagnacco, Annahita Zamanian. Esordio da sogno, festeggiato con la prima rete con la sua nuova maglia.
IL RECORD DI ANDREA
La prima stagione in bianconero di Staskova, finora, è stata davvero speciale. Lei è sempre stata perfetta nel farsi trovare pronta quando chiamata in causa e ai già citati gol contro Barcellona in Champions e Fiorentina in Supercoppa ne ha aggiunto due in Serie A e tre in Coppa Italia (tripletta all’Empoli). Sette in totale che fanno di lei l’unica giocatrice a essere andata in gol in tutte le competizioni disputate dalla Juve. Se non bastasse, è anche la più giovane calciatrice straniera a essere andata in gol in questa stagione in Serie A.
TUIJA!
Lei c’è dall’inizio, dalla prima stagione delle Juventus Women. Ha vissuto la nascita e la crescita, giorno dopo giorno, fino ai primi successi. Dai rigori contro il Brescia all’esordio in Champions League, passando per il secondo scudetto, la prima Coppa Italia e la prima Supercoppa. Sulla corsia di destra, coach Guarino non ha mai rinunciato a Tuija Hyyrynen e lei, contro il Verona, nell’ultima gara fin qui disputata, si è tolta la soddisfazione del suo primo gol in bianconero. Un gol prezioso anche nell’economia della partita, avendo permesso di sbloccarla a ridosso dell’intervallo regalando così un secondo tempo in discesa, ma soprattutto speciale per lei, che, per quanto fatto in questi anni, si meritava questa esultanza.
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Continuiamo a stare insieme!
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do Juve non si ferma in queste settimane
Lo avrete senz’altro notato: da marzo a oggi non abbiamo smesso di restare con voi. Siamo a casa, ma insieme. Siamo distanti, ma uniti.
Anche se non ci sono partite a far battere i nostri e vostri cuori, abbiamo continuato e stiamo continuando a sorridere, quando si può, a gustarci grandi racconti storici, a goderci le grandi giocate dei campioni bianconeri, di oggi e del passato, e le chiacchierate con i nostri giocatori, le nostre leggende, i nostri tifosi.
Questo è l’impegno di Juventusdurante le settimane che hanno scandito e stanno scandendo il nuovo tempo e le nuove giornate degli italiani.
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Intanto, impegnandoci attivamente e concretamenteper sostenere le nostre strutture sanitarie in tempo di emergenza: prosegue su GoFoundMe la raccolta fondi “Distanti ma Uniti” che ha superato quota 450 mila euro raccolti.
E poi, come si diceva, continuando a restarvi vicini.
CHE NUMERI!
La vostra risposta, come sempre, è stata incredibile. Nonostante l’assenza di calcio giocato, in ogni parte del mondo i nostri contenuti hanno generato oltre un miliardo e mezzo di impressions e i nostri video sono stati visualizzati quasi 342 milioni di volte.
Tradotto: ogni ora, i contenuti generati da Juventus sono apparsi sui dispositivi degli utenti 1,2 milioni di volte.
E quando diciamo “in ogni parte del mondo”, non è un modo di dire: il 70% di queste impressions arriva dall’estero.
E poi i commenti, tantissimi: in tutto, sui vari canali di Juventus (per la precisione Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Sina Weibo), ne sono arrivati oltre 460 mila, confermando quanto davvero siamo stati e continuiamo a essere vicini.
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Ma vediamoli più nel dettaglio, questi contenuti.
A CASA CON LA JUVE
In totale sono state 14 le puntate di questa prima “serie” di A Casa Con la Juve: un format nuovo, realizzato interamente, appunto… dalle proprie abitazioni. Enrico Zambrunoe Claudio Zulianihanno fatto – è il caso di dirlo – gli onori di casa, ospitando di volta in volta i campioni della Prima Squadra, Maschile (è stato ospite anche Mister Maurizio Sarri) e Femminile, le Leggende bianconere, ma anche grandi sportivi, esponenti del mondo della musica, dello sport, dello spettacolo e della cultura, accomunati dalla fede juventina.
Il risultato è stato un divertente salotto, in cui i partecipanti si sono cimentati con le challenge proposte da Zambruno, ma hanno anche risposto alle domande social del pubblico e si sono raccontati a tutto tondo.
Tutte e puntate sono visibili su questo sito, su Juventus Tv e sul canale bianconero di Youtube.
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VENTUS TV
Su Juventus TV tutti i format sono on demand, visibili in ogni momento e da ogni dispositivo. Ampio spazio alla squadra di Mister Sarri, con numerosi video dedicati alle migliori giocate dei bianconeri in questa stagione: da Ronaldo a Dybala, passando per Cuadrado e Douglas Costa, skills & goals con tutte le inquadrature possibili. Ogni giorno con History si fa un tuffo nel passato, per rivedere le gesta dei grandi campioni che hanno indossato la gloriosa casacca bianconera: Del Piero, Vialli, Baggio, Platini… la lista è lunghissima!
Nella sezione dedicata alle ragazze bianconere ecco i format Wonder Women e Fuoricampo, ma anche tutti i momenti importanti vissuti in questi due anni e mezzo. A proposito di partite: ci pensa il team eSports a colmare la voglia di calcio, con numerosi incontri internazionali amichevoli contro altri club a distanza.
Nella sezione partite potete vedere tutte le gare ufficiali di questa stagione (e moltissime del passato) del mondo bianconero: Juventus e Juventus Women, Under 23, Under 19 e – appunto – team eSports.
SOCIAL
Facebook, Twitter, Instagram, Youtube…su ogni canale ufficiale bianconero vi teniamo compagnia con tanti nuovi format e contenuti.
A partire dal doppio appuntamento fisso con #YourJuveMatchday powered by Jeep. Ogni domenica alle 15:00 e mercoledì alle 20:45 (turno infrasettimanale), scegliete voi, attraverso l’app del nostro partner Socios.com, che partita rivivere tutti insieme, commentando in diretta sulla nostra pagina Facebook.
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Avete poi commentato, e commentate, le grandi classiche della storia meno recente bianconera, che vi proponiamo in modalità “remixed”, con una sintesi esclusiva in 10 punti e una migliore qualità visiva e sonora.
La vostra partecipazione sui social è splendida, come dimostrate nei Watch Parties su Facebook (come quello di “A Casa con la Juve”insieme a De Cecco), ma soprattutto nelle numerose #GIFChain su Twitter e Facebook, dalle quali escono tantissime perle.
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Su Instagram vi portiamo ancora più vicino ai bianconeri: oltre a una rinnovata serie di stories interattive, ospitiamo Q&A esclusive, come quella con con Matthijs de Ligt, e vi facciamo vedere i dietro le quinte della quarantena dei nostri giocatori, senza dimenticarci però di riproporre grandi giocate, momenti unici, di farvi votare per esempio il miglior taglio di capelli dei bianconeri.
Come se non bastasse, abbiamo deciso di ampliare il nostro palinsesto di Youtube, dandovi l’opportunità di rivedere in modalità integrale alcune partite della Juventus (con tanto di live tweet su Twitter!). Non solo: tanti i nuovi video di tutti i tipi, dalle top parate di Tek, a tutti i gol su punizione degli ultimi anni, passando per i tanti “best of” con i migliori momenti dei bianconeri in questa stagione. O ancora i “classic match”, grandi sfide bianconere in versione integrale, in collaborazione con adidas.
Tra questi, c’è anche il nuovo format “Dieci motivi per amare”, dedicato ad alcune leggende della storia della Juventus. Certo, 10 motivi non sono mai abbastanza per raccontare il perché siamo innamorati di Pirlo, Tevez, Vialli etc, ma sono un ottimo modo per non smettere mai di amare.
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Poi, abbiamo portato l’Allianz Stadium sul vostro divano. Con “Behind The Goal” (Powered by Allianz) vi facciamo vivere, con immagini esclusive dietro la porta, alcune delle partite più belle di questa stagione.
E poi, Youtube è la casa degli eSports. Il Team Juventus non si è mai fermato e continua a farci divertire con le dirette sul nostro canale. Tante le amichevoli e i tornei a Konami PES sia in Italia che su scala internazionale, anche con la telecronaca di Enrico Zambruno
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In più, come dimenticarci dei nostri account Juventus Youth e Juventus Women su Twitter, che hanno dato vita a splendidi contenuti. Dalla Goal Anatomy (in collaborazione con Jeep), l’analisi di tutti i gol di ogni squadra (Primavera, Under23, Women, Prima squadra) alle playlist esclusive delle bianconere: sono tantissimi i contenuti che ogni giorno vi proponiamo anche su questi canali.
Insomma, tanti contenuti, tanta partecipazione e tanta voglia di intrattenimento sui social della Juve, che continua e si rinnova. Perché oltre alle tante proposte che manteniamo, cerchiamo di reinvertarci con nuove proposte, come quelle appena lanciata: #BestJuveGoal (insieme a LingLong), un maxi “torneo” con votazioni ogni giorno su Twitter e Facebook, per farvi eleggere, una volta per tutte, il miglior gol della storia della Juve, oppure la divertente #JeepGoalChallenge, che vi sfida a “segnare” in porte inusuali, come il bagagliaio di un’auto, o la lavatrice di casa vostra.
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VENTUS.COM
Anche il sito bianconero ha continuato la sua attività, con l’obiettvo non solo di informare con le news e le informazioni utili, ma anche di intrattenere e regalare letture, video e contenuti agli utenti.
Intanto, come detto anche su Juventus.Com sono disponibili (e lo sono state anche in diretta) le puntate di “A Casa Con la Juve”, ma non solo.
Due i contenuti prettamente “storici” che abbiamo pensato di regalare ai tifosi bianconeri, per dare uno sguardo inedito alla nostra storia, recente e non solo. “Juve in the World”, ad esempio, è un viaggio in alcune grandi città che hanno dipinto pagine dell’epopea targata Juventus. E poi c’è “Black&White Stories”che racconta vicende, interviste, momenti del passato, campioni e allenatori, momenti ed eventi, con l’aiuto spesso delle pagine d’epoca di “Hurrà Juventus”.
Dal passato al presente: “Reparto per Reparto” analizza i principali facts della Juve nella stagione 19/20, divisi appunto fra porta, difesa, centrocampo e attacco, mentre le quattro puntate di “Goal Anatomy” hanno spiegato nel dettaglio come vanno in gol, sempre in questa stagione, Prima Squadra Maschile e Femminile, Under 23 e Under 19.
E
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poi i video: molti i formati ripresi dal nostro canale Youtube, dai “10 motivi per amare” i grandi campioni del passato, alla selezione in arrivo dei gol visti da angolazioni inedite (“Behind The Goal”).
Siamo con voi. E continuiamo a esserlo: distanti, ma uniti!
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Best | I calci di punizione dei bianconeri!
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Sette minuti di GRANDI giocate!

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Una festa speciale per Cristiana
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Girelli, nel giorno del suo trentesimo compleanno: «Desidero svegliarmi felice ogni mattina»
Un sorriso per Cristiana Girelli, che oggi ha spento le candeline per il suo compleanno. L’attaccante bianconera, che abbiamo visto qualche settimana fa in “A Casa con la Juve”, è stata oggi ospite di Sky in questa occasione speciale, e ha ricevuto tantissimi auguri, dalle sue compagne di squadra e da uno dei suoi idoli da tifosa bianconera: Alessandro Del Piero.
Smaltita l’emozione, Cristiana ha raccontato questo periodo, il suo presente e il suo futuro: «L’idea era quella di fare una super festa, però la vita è imprevedibile». Sulla stagione bianconera: «Non vedo l’ora di ricominciare, mi sto allenando per mantenere questa striscia positiva e magari tornare presto a festeggiare: anche quando siamo uscite dal Mondiale, smaltita la delusione, non vedevo l’ora di ricominciare». Un ricordo anche al grande evento dell’Allianz Stadium, di cui è stato l’anniversario poche settimane fa: «L’anno scorso stavamo finendo il campionato; la partita all’Allianz è stata indimenticabile, ricordo l’emozione quando abbiamo saputo che lo stadio sarebbe stato sold-out. La posta in palio era altissima, ci giocavamo lo Scudetto. Una festa nella festa»
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Dal passato al futuro… in bianconero: «Non mi vedo con altre maglie rispetto a quella della Juve, perché penso di aver raggiunto il massimo livello: giocare qui è un onore. Uno dei miei obiettivi? La finale di Champions League a Torino nel 2022. Mi piace sognare in grande, io voglio sempre vincere. L’unica cosa che possiamo fare è allenarci e migliorare, perchè il tempo passa».
Infine, tre desideri di compleanno: «Il primo è tornare alla normalità, il secondo togliermi tante soddisfazioni nel mondo del calcio e il terzo svegliarmi felice ogni mattina».
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Black&WhiteStories: il primo gol dell’estate
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L’annuncio di due protagonisti: Baggio e Del Piero
Anche il tifoso più estremo, il coltivatore della memoria, quello che sa tutto e tutto vuole sapere, è possibile che in un quiz sulla Juventus andrebbe in difficoltà su una domanda: chi ha messo a segno il primo gol del precampionato? Ve lo ricordate chi ha inaugurato la stagione in corso?
L’estate ha questo di particolare (almeno tutte quelle che abbiamo vissuto, ciò che succederà fra pochi mesi sarà probabilmente ben altra cosa): si è un po’ tutti affamati di calcio giocato, non si vede l’ora di vedere il pallone che rotola, studiare le nuove alchimie tattiche preparate dal mister, osservare con occhio attento come si muovono i nuovi acquisti. Perciò, il primo test è sempre il più atteso, anche se ci si dice che il risultato non conta niente quando si hanno le gambe pesanti.
Di conseguenza, la rete che inaugura la stagione ha un suo spazio speciale, magari anche solo per ragioni scaramantiche. La si interpreta un po’ come un indizio, permette di individuare immediatamente un possibile protagonista sul quale ricamare ipotesi e previsioni, aspettative e certezze. Come ognuno sa bene, appena si farà sul serio e gli appuntamenti diventeranno ufficiali, tutto quel mese e passa di amichevoli e trofei sparsi in giro per l’Italia e il mondo evaporeranno d’incanto, travolti dalla “verità” dei primi verdetti.
Prima di raccontarvi due apparizioni immediate e folgoranti di due numeri 10 del passato, siamo debitori di una risposta alla domanda iniziale. Il primo gol bianconero  del 2019-20 è stato realizzato da Gonzalo Higuain nella gara con il Tottenham a Singapore. Ricordatevelo, caso mai partecipaste a un quiz…
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IL PERFETTO STILE DI ROBERTO
E’ il primo giorno di agosto del 1993. La Juve è in Svizzera ed è questa l’ultima estate che Giovanni Trapattoni trascorre a dirigere la Signora. Il test che inaugura la stagione è con il Neuchatel Xamax che – non senza clamore – un anno prima aveva sconfitto i bianconeri nel debutto. Poco male: quella squadra sarebbe poi stata capace di fare bene soprattutto in Europa, portando in bacheca la terza Coppa Uefa della sua storia. Grande protagonista di quell’impresa è stato Roberto Baggio, mai così trascinatore e decisivo. I suoi gol hanno colpito il continente anche per la riserva di pura bellezza che contengono, sono le premesse per altri momenti felici che culmineranno nella meritata assegnazione del Pallone d’Oro.
Ed è proprio lui, il Divin Codino, a infilare il primo dei 7 palloni con i quali la Juve sconfigge i padroni di casa, che pure in rete ci vanno due volte. Da vero campione il sigillo d’apertura: calcio d’angolo battuto da Andy Moeller all’indietro, verso la lunetta, dove il numero 10 si coordina in perfetto stile e batte al volo all’angolino. Sulla panchina del Neuchatel siede Uli Stielike. Ai più giovani può dire poco. Chi ha visto la finale del Mundial ’82 sa bene che è quello con i baffi ed è l’ultimo dei tedeschi ad arrendersi, il più arrabbiato nel vedere la coppa prendere la strada dell’Italia.
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RCELLO E ALEX
Il 22 luglio 2001, la Juve battezza la sua nuova annata contro una Selezione della Valle d’Aosta. L’estate è stata tra le più movimentate: via Zinedine Zidane, destinazione Madrid; dentro Gigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedved. Per non parlare poi del ritorno di Marcello Lippi: tocca a lui, l’ultimo tecnico scudettato della Signora, riportare a casa il tricolore che ha viaggiato tra Milano e Roma negli ultimi tre anni. «E’ bello vedere tanta attenzione», commenta il mister. «Immaginavo che la nuova Juve destasse curiosità, ma non fino a questo punto». Il mare di folla, in effetti, è enorme. Il presidente Vittorio Chiusano lo definisce «Impressionante. E’ tanti anni che vengo quassù, ma non ho mai visto una cosa del genere». E lui per primo sa che così tanta attenzione significa anche un chiaro consenso nei confronti della campagna acquisti, i cui effetti non si limiteranno alla stagione che va ad iniziare, ma si propagheranno per un lungo periodo (vedi il portiere, ancora con noi…).
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La prima delle 8 reti di giornata la realizza Del Piero, anche lui da un’azione d’angolo.  Scrive Hurrà Juventus: «Alex regala sprazzi di gran classe e battezza la stagione con il primo gol ufficiale: una rete da rapace, tanto per far capire a tutti che questo sarà un anno da incorniciare». Una previsione quanto mai azzeccata, tenendo conto dei 16 gol che il Pinturicchiosiglerà in campionato, quello che per ricordarlo diciamo “il 5 maggio” e non c’è mai bisogno di aggiungere altro.
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25 anni senza Andrea
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Il 25 aprile 1995 ci lasciava Andrea Fortunato

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Sono passati 25 anni dalla tragica scomparsa di Andrea Fortunato, ma il suo ricordo è sempre vivo nel cuore di tutti noi.
È infatti impossibile dimenticare non solo un promettente calciatore ma anche un ragazzo solare e pieno di vita qual era Andrea. Terzino sinistro di grande cuore e facilità di corsa, con grinta, personalità e atteggiamento positivo ha coperto la nostra corsia sinistra.
Con la stessa positività che lo caratterizzava ha affrontato la tremenda malattia che, purtroppo, lo ha portato via prematuramente. Nonostante gli anni passino e Andrea non sia più fisicamente tra di noi, ne ricorderemo per sempre la sua gentilezza d’animo e la serenità che trasmetteva a familiari e compagni.
Ciao, Andrea. Per sempre con noi.
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On This Day… #HI5TORY!
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La festa

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Behind the goal | Part 1
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Gustiamoci i gol bianconeri da una prospettiva unica!

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10 motivi per amare…
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Quando gioca segna sempre… Trezeguet!

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Juve in the World: Trondheim
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Le incredibili coincidenze norvegesi
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Non capita molte volte a una società come la Juventus ricca di storia – e conseguentemente di viaggi – di conoscere un Paese senza soggiornare mai dalla capitale.  Nelle varie avventure vissute in Norvegia la Signora non ha mai avuto il piacere di giocare un incontro a Oslo: il centro dei suoi impegni è spostato 500 km più a Nord, esattamente a Trondheim, poco meno di 200.000 abitanti, vero luogo d’eccellenza per quanto riguarda il pallone. Merito del Rosenborg, club affrontato ben tre volte in Champions League in un lasso di tempo molto ristretto, cinque edizioni nelle quali i bianconeri di Norvegia hanno fatto la parte dei dominatori in patria (si vede che i colori aiutano a essere grandi…). Anzi, per la verità l’egemonia della squadra è più lunga e ha fatto davvero epoca, essendosi esercitata per 13 campionati consecutivi, dal 1992 al 2004. Contribuendo non poco anche alla crescita della nazionale, come attesta la partecipazione ai Mondiali del 1994 (l’Italia la sconfisse per 1-0 nella seconda gara) e soprattutto in quello del 1998, quando Christian Vieri ne interruppe il cammino agli ottavi di finale, ma ancora si ricorda e si celebra la vittoria sul Brasile nel girone.
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In Italia, il club di Trondheim acquisisce una più che discreta fama nel 1996-97, andando a eliminare il Milan guidato da Arrigo Sacchi in Champions League, impresa ottenuta grazie a un clamoroso successo a San Siro. Risale a quell’edizione anche il primo incontro della Juve con il Rosenborg, la prima conoscenza dell’impianto che ne ospita le gare interne: il Lerkendal Stadion. La capienza è di 21.850 spettatori ed il momento internazionalmente più prestigioso dalla sua nascita nel 1947 è recente, avendo ospitato nel 2016 la finale di Supercoppa, il derby spagnolo vinto dal Real Madrid sul Siviglia ai tempi supplementari.
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UN SOLO RISULTATO
5 marzo 1997: iniziano i turni a eliminazione diretta per la Juventus, impegnata a Trondheim. La gara si accende nella ripresa, in un uno-due nel giro di 60 secondi: vanno avanti i padroni di casa con Soltvedt, pareggia immediatamente Christian Vieri con un implacabile colpo di testa. “E’ stata una partita in cui la Juve non ha brillato”, racconta Hurrà Juventus, “non era in una serata di grande ispirazione e brillantezza, ma ha saputo soffrire lottando con umiltà, sino a chiudere il match in parità”. Quel che più conta è che l’1-1 è la premessa per una gara di ritorno da vivere con una certa serenità di base, sulla quale poi vengono edificati i presupposti del passaggio del turno, garantito da un 2-0 firmato da Zinedine Zidane e Nicola Amoruso.
Ci si ritrova un anno e mezzo dopo. Il 30 settembre 1998 la Signora torna ancora nel profondo Nord per la prima delle trasferte del girone. La pantera arancione, titola il mensile bianconero, omaggiando la divisa dell’eroe di serata, Michelangelo Rampulla. Stavolta l’1-1 è ben più sofferto. Perché se è vero che la Juve passa in vantaggio con Pippo Inzaghi nei primi 45 minuti, nella ripresa arriva il pareggio di Skammelsrud su rigore e lo stesso numero 10, idolo dei tifosi locali, ha ancora dal dischetto la possibilità di ribaltare il risultato. Una sconfitta complicherebbe alquanto le possibilità di qualificazione dei bianconeri, reduci da un pareggio casalingo nel debutto con il Galatasaray. Ma il portiere bianconero è bravissimo a intuire l’angolo di battuta, anche se a fine gara minimizza i suoi meriti: “Sono stato anche fortunato: ho intuito che il norvegese avrebbe tirato di nuovo dalla stessa parte e mi sono tuffato sulla destra. E’ andata bene”.
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Tre anni dopo, il 25 settembre 2001, Hurrà descrive il clima che si respira nella città: “Numerosi ma discreti i fans di Del Piero & co. accorsi per l’occasione a caccia di autografi, prima davanti all’hotel, poi all’allenamento di vigilia” e si segnala anche “un folto numero di italiani residenti a Trondheim”. Non è invece una passeggiata di salute il match. Tanto per cambiare finisce 1-1 e il risultato è quanto mai bugiardo: “I bianconeri dominano la gara, colpiscono due traverse e un palo, poi vanno in gol con Del Piero, autore di una prova strepitosa, ma a tre minuti dalla fine vengono raggiunti dal Rosenborg su calcio di rigore”.
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BONUS TRACK
Talvolta i film si concludono con didascalie che svelano qualcosa in più della trama, un sottofinale che fa sorridere e ci fa leggere tutto quanto abbiamo visto sotto una luce diversa. Nel nostro caso – ricordando che tutte e tre le Juventus che hanno incrociato il Rosenborg sono guidate da Marcello Lippi e l’unico giocatore in campo per tutti i 90 minuti è il fedele Paolo Montero – si fa riferimento all’unica altra gara disputata in Norvegia dalla Juventus. Avvenne il 20 ottobre 1993, precisamente nella città di Kongsvinger, 6 ore di automobile in direzione sud da Trondheim. Vi stupisce che anche quella partita sia finita 1-1?
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Artissima Junior… è online!
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Da oggi sul sito di Artissima un’iniziativa speciale per i più giovani: sviluppate la vostra creatività!
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Oggi è una giornata importante per Artissima e Juventus, e anche per tutti i più giovani appassionati d’arte.
E’ infatti online a questo link una speciale iniziativa di Artissima Junior, il progetto nato 2 anni fa dalla collaborazione fra Artissima e Juventus, che per le prossime due settimane vuole regalare nuovi stimoli ai bambini, per aiutarli a conoscere e a divertirsi con l’arte contemporanea, anche in questi periodi che per i più giovani sono particolarmente complicati.
Un invito a sviluppare la creatività come una forma di libertà, per affrontare il nuovo presente attraverso viaggi metaforici fuori dalle proprie case, che nasce dall’idea di Diego Perrone, artista contemporaneo astigiano affascinato dalla sperimentazione continua attraverso diversi mezzi espressivi.
Dunque, Artissima Junior non si ferma e anzi si trasforma, invitando i piccoli amanti dell’arte a diventare parte di una speciale squadra di artisti e creare opere fuori dagli schemi.
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Elaborati che diventano frammenti di un progetto collettivo e virtuale, condiviso a distanza ispirato a ispirato da YOUR ICON, progetto ideato da Juventus per invitare i tifosi a reinterpretare il logo della società nel modo più originale possibile.
Perrone, che sarà tutor dei giovani partecipanti, ha pensato di invitarli a riflettere, attraverso il ritratto, sul binomio identità / squadra. L’identità viene intesa come l’insieme dei tratti personali e caratteristici che rendono ognuno di noi unico e riconoscibile e consentono a ciascuna squadra, che è la somma delle nostre unicità, di essere irrepetibile, eccezionale e mai identica ad un’altra.
I partecipanti affronteranno questo tema attraverso diverse attività artistiche, avventurandosi nella pratica del ritratto e confrontandosi inoltre con il format della figurina dei calciatori, intesa proprio come fotografia/ritratto dell’unicità di ciascun giocatore.
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L’idea di rivolgersi, in occasione di questa speciale edizione di Artissima Junior, a un numero illimitato di piccoli interlocutori ha portato l’artista a scegliere il formato della lettera aperta. Uno strumento personale e diretto capace di instaurare un rapporto tra chi lo riceve e l’artista, rendendo ciascun bambino protagonista delle parole che legge ovunque sia nel mondo.
Prontamente convertite in speciali email dedicate ai piccoli partecipanti, facilmente fruibili senza un programma di posta, le lettere appariranno con cadenza variabile sul sito di Artissima nella pagina dedicata al progetto Artissima Junior.
I partecipanti scopriranno, grazie all’artista e alle sue lettere, quanta libertà ci sia nella produzione artistica e come, a partire da semplici regole, ognuno possa attivare la sua fantasia in maniera creativa trasformando le opere in un progetto concettuale condiviso.
Il tutto, come accaduto nelle due edizioni precedenti di Artissima Junior all’Oval Lingotto di Torino, mira a produrre un’opera corale che sottolinei l’importanza dell’apporto dei singoli nella creazione di un tutto che diventa obiettivo comune da perseguire insieme.
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Ciascun partecipante sarà libero di scegliere se inviare il proprio elaborato all’artista attraverso il sito di Artissima perché venga pubblicato e condiviso, oppure di tenerlo per sé.
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Si diceva del legame, sempre all’insegna dell’arte, con l’iniziativa YOUR ICON: l’opera corale sarà infatti la risultante del lavoro di tutti coloro che vorranno entrare in questa speciale squadra di artisti e verrà presentata come nuova interpretazione del logo Juventus, ormai diventato un’icona, come quelle che vengono create dagli utenti sulla piattaforma www.youricon.juventus.com, online da qualche settimana, ma con la peculiarità di essere l’unica risultante da un lavoro di squadra fatto da tutti i bambini che parteciperanno.
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Così Luca Adornato, Head of Marketing di Juventus: «Siamo felici di collaborare di nuovo con Artissima, per questa edizione speciale che ancora una volta avvicina i bambini all’arte contemporanea e che ci permette anche di integrare YOUR ICON, un progetto a cui teniamo particolarmente e che abbiamo lanciato da poco. Questa nuova incursione nel mondo dell’arte ci consente di continuare il percorso di avvicinamento e contatto con territori distanti dal nostro quotidiano ma che attraverso una lente particolare, che è quella dei bambini, ci permetterà di veicolare alcuni dei valori per noi fondamentali come il gioco di squadra e la collaborazione».
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Queste le parole di Ilaria Bonacossa, Direttrice di Artissima: «In questi tempi ci siamo resi conto di come la società e i bambini abbiano bisogno dell’arte e della creatività per sentirsi liberi e felici. Creare insieme a un giovane artista offre l’occasione di sentirsi parte di una squadra e di comprendere come le regole non siano una gabbia ma la struttura da cui spiccare il volo con la fantasia».
Perché condividere idee, pensieri e creatività rende ognuno parte di una squadra capace di superare nuove sfide.
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Black&Wihte Stories: in difesa… della tattica!
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Pareri lontani di Chiellini, Cannavaro e Grosso
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Non c’è giornalista sportivo che non sappia come a una domanda sulla tattica esistano due tipi di risposte immediate, quasi istintive, figlie naturali del ruolo che si occupa in campo. L’attaccante minimizza, spesso ammette di non esserne troppo incuriosito, quasi la sentisse come un limite interpretativo del gioco, una gabbia di tutte quelle dimensioni più individuali che invece lo appassionano. Senza contare che i bomber sentono di essere pesati sulla bilancia della concretezza, del numero di gol fatti, non si dichiarano mai soddisfatti del tutto se i movimenti sono stati giusti e impeccabili ma la rete non è arrivata. Se invece si parla con un difensore, ti si apre un mondo, scopri che la consapevolezza della propria funzione viene proposta sempre in relazione alle esigenze collettive, si percepisce che c’è un’abitudine a pensarsi come parte di un tutto. “La Juve ha Bonucci e Chiellini che dovrebbero tenere un corso universitario ad Harvard per come difendono“ ha dichiarato José Mourinho dopo Manchester United-Juventus della scorsa Champions League. Un riconoscimento esplicito del grado di sapere dei nostri centrali, pratico e teorico insieme, altrimenti non si diventa docenti di livello internazionale nella materia.
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La riprova di questo nesso tra ruolo e lettura del calcio si ha in una serie di interviste del primo decennio degli anni 2000 proposte da Hurrà Juventus. Ne sono protagonisti Giorgio Chiellini (nello status ancora di “ricercatore”) e i due Fabio Mondiali, Cannavaro e Grosso. Un allenatore in campo (più tante altre cose) e due che quel mestiere hanno deciso d’intraprenderlo.
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IL PRINCIPIO DELLA COMPATTEZZA
“Ho un’opinione netta: a farti vincere le partite è la compattezza di squadra”. Parla così il nostro attuale Capitano e ti viene in mente quanto lavoro debba fare dalle retrovie per garantire la giusta distanza tra i reparti. In un calcio più statico, si pensava che l’equilibrio tattico fosse compito preminente del reparto di mezzo, deputato a muovere la propria linea come una fisarmonica. Ma se vuoi prendere campo ed esercitare la supremazia territoriale come fa sistematicamente la Juve di oggi, è necessario mandare a memoria il giovane Chiellini dei primi anni in bianconero, quando aveva già maturato l’idea che “Le individualità possono farti vincere le partite, ma c’è bisogno di un atteggiamento collettivo”. Perché non può essere la ricetta per vincere un campionato chi pensa di “sopperire con la forza dell’attacco agli squilibri tattici”. Giorgio ne è fortemente convinto, “A gioco lungo non può reggere”.
TRA ORGANIZZAZIONE E ISTINTO
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Il Chiello va anche oltre. Più di dieci anni fa trovava proprio nella “nostra organizzazione tattica” l’aspetto che contraddistingue il calcio italiano e lo rende diverso rispetto agli altri: “E’ una garanzia di competitività, mi piace che anche le gare contro le squadre più piccole siano difficili. Parlo da difensore, magari sbaglio, ma quando vedo nella Liga andare in casa del Barcellona, affrontarlo a viso aperto e uscire dal Nou Camp con cinque o sei reti sul groppone lo considero un affronto al calcio”.
Fabio Cannavaro, che valuta ancora oggi nel suo senso dell’anticipo la caratteristica dominante del suo essere difensore, all’epoca si preoccupava molto del libero arbitrio che il singolo comunque esercita, sempre che sia in grado di farlo: “La tattica non dev’essere esasperata, guai se in campo ti accorgi che stai diventando un burattino che deve assolvere a una serie di compiti. Quel che è necessario è possedere una buona organizzazione di base, poi bisogna che ci sia la possibilità di esprimere l’istinto del giocatore. Se hai un allenatore che t’insegna dei movimenti ma tu non riesci a leggere prima degli altri la giocata o non ti posizioni bene con il corpo c’è poco da fare, rischia di essere tutto inutile quel bagaglio di nozioni teoriche che hai appreso”.
Di istinto parla anche Fabio Grosso e viene spontaneo immaginare la discesa che determina il rigore contro l’Australia o la conclusione suggerita da Andrea Pirlo che fa saltare la difesa tedesca: “Se vado in certi spazi è anche perché in quel preciso istante ci credo e talvolta è il movimento esatto, quello che ci vuole per arrivare al tiro”. Ma anche lui è ancora uno studente in campo, “mi aiuta anche la forte passione che provo verso il calcio, mi piace guardarlo tutto e cerco di rubare anche i più piccoli segreti da quel che vedi per migliorarti costantemente. Mi applicavo da giovane e continuo ancora oggi, è così che puoi sperare di dare sempre il massimo in ogni partita”. Infine, arricchisce la sua riflessione con una considerazione che coglie quella che nel tempo è diventata una tendenza più netta, come ha certificato il recente investimento della Juventus su Matthijs De Ligt: “Bisogna considerare che nel calcio di oggi non è un modo di dire che tutti sono importanti allo stesso modo. Mi spiego così anche il fatto che il valore di tanti difensori sia cresciuto sul mercato. Un buon centrale può essere decisivo quanto un goleador ai fini della costruzione di una buona squadra”.
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Behind the Goal |La punizione di Dybala e il ritorno del Capitano
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Da una prospettiva unica riviviamo alcuni dei migliori momenti di questa stagione. In questo episodio vi portiamo a bordocampo per apprezzare la punizione di Dybala, il ritorno in campo di Chiellini e molto altro…

Black&White Stories: Quagliarella, 364 giorni dopo…
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Il gol del grande ritorno
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In questi giorni di sosta forzata ci sono state molte occasioni per rivedere brani del nostro passato. Lontani dalle ragioni della contingenza e immersi in un repertorio vasto, si è potuto così apprezzare in maniera più ragionata la dimensione qualitativa di alcuni giocatori e tra questi Fabio Quagliarella si è ritagliato una parte da protagonista. Il motivo è molto semplice.
Al di là dei numeri, che pure sono estremamente lusinghieri per colui che l’anno scorso si è guadagnato il titolo di capocannoniere della Serie A a dispetto dell’età che avanza, l’ex bianconero è un bomber che ha saputo definire un suo stile. I suoi gol sono frutto del coraggio, talvolta ai limiti della follia, come ben sanno i tifosi della Signora. Soluzioni in acrobazia e conclusioni da posizioni impossibili: questo è stato – e lo è tuttora – il suo marchio di fabbrica, che la Juventus ha potuto apprezzare nelle 4 stagioni vissute insieme, dal 2010 al 2014. Nella galleria delle sue 30 realizzazioni, sono molte quelle che si impongono per bellezza e che ne definiscono la cifra tecnica. E forse la sua firma più indelebile è in quel “pronti, via e gol” di San Siro nel campionato del secondo scudetto consecutivo, quando al terzo minuto un destro gela un ottimo portiere come Samir Handanovic, sorpreso da tanta rapidità d’esecuzione oltre che dalla lunga distanza. Perché Fabio è uno che vede subito la porta, è il suo primo pensiero, anche quando non è facile intercettarla con lo sguardo.
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C’è però un gol speciale per Quagliarella, il più atteso, quello festeggiato con un misto di felicità e rabbia. Come si fa quando si esce da una situazione difficile, lunga e tormentata. E’ quello messo a segno nel pomeriggio del 18 dicembre del 2011: non è una rete che incide fortemente sul risultato, non è neanche una delle più in linea con le sue abitudini. E’ probabile che nella memoria di tanti si sia un po’ perduta, non è in Juventus-Novara che si compie la parte più emozionante del cammino della squadra nella stagione del primo tricolore. Ma Fabio, ne siamo certi, quel momento lo ha bene in testa.
L’ANTEFATTO
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L’antefatto di quel gol è piuttosto lungo. Non si può che partire dal primo anno di Fabio in bianconero, con 9 gol nella prima parte del torneo, un rapido inserimento nella squadra e la sensazione gara dopo gara di avere trovato il terminale decisivo per un ulteriore salto di qualità collettivo. Un percorso che si interrompe bruscamente il 6 gennaio 2011 in Juventus-Parma con l’infortunio al legamento crociato anteriore destro. Lo stop è lungo e doloroso, si ragiona sui mesi. Diventa normale – in questi casi dove gli ottimisti sono in minoranza – che per rialzarti col fisico e nel morale ti rimetta a pensare al tuo ultimo gol, quella splendida rovesciata al Chievo da azione originata da un calcio d’angolo. L’esatta raffigurazione di cosa si intenda quando si parla di un gol “alla Quagliarella”…
Cambia molto alla Juve nell’estate di quell’anno, non la fiducia verso le capacità di recupero dell’attaccante campano. Otto mesi dopo, a Catania, rivede il campo per gli ultimi di gara. Antonio Conte gli riaffida successivamente la maglia da titolare solo in Coppa Italia, è ancora troppo presto per buttarlo nella mischia dal primo minuto.
LA CILIEGINA SULLA TORTA
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Sono trascorsi 364 giorni dall’ultimo gol e tocca a lui contro il Novara.  “Quando ho saputo che il mister mi avrebbe messo dall’inizio mi interessava solo cercare la prestazione ed è arrivata”. Parla così Fabio, alla fine della gara con il Novara, ed è la giusta descrizione di quanto visto in campo. Il 18 bianconero – in maglia rosa quel giorno – partecipa da sponda a molte delle tante occasioni prodotte (se ne contano 14 a fine partita). Prende anche più falli di ogni altro compagno e determina 2 cartellini gialli per gli avversari: segnali che non c’è nessuna paura nei contrasti, anzi, li si cerca.
A un quarto d’ora dal termine si prende la scena. C’è un corner calciato da Pepe, esattamente com’era successo a Verona. Niente rovesciata stavolta, Quagliarella salta e resta in aria quel tanto che serve per rubare il tempo al difensore. L’impatto con il pallone è perfetto, il colpo di testa regala il 2-0 alla Juve. “Il gol è stata la ciliegina sulla torta, da dedicare a Storari e Toni che me lo avevano pronosticato”.
Un anno dopo (meno 24 ore) il passato si allontana decisamente e si può guardare avanti…
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Best of | Cuadrado
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I Numeri, le Giocate, i Balletti! Il Meglio di Juan

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Tanti auguri, Leo!
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Trentatré anni oggi per Bonucci. I nostri auguri:

Oggi spegne trentatré candeline Leonardo Bonucci.
Semplicemente, uno dei nostri pilastri. Una colonna della difesa, ma non solo: dell’intera squadra. Non per caso, in questa stagione ha indossato il simbolo che più di ogni altro ne attesta il carisma, vale a dire la fascia di Capitano.
Bonucci è uno degli esempi, per i giocatori che arrivano alla Juventus: uno di quelli da osservare, in allenamento e in partita. Uno di quelli che indicano la strada al gruppo. E di nuovo non è un caso che sia anche uno dei giocatori più vincenti nel gruppo bianconero.
In attesa di ricominciare a progettare nuove entusiasmanti vittorie insieme, auguriamo di cuore a Leo buon compleanno!
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Black&White Stories | La Juve e… Canzonissima!
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1969, un’edizione speciale
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C’è stato un tempo dove il sabato sera – dalla fine di settembre al fatidico 6 gennaio  quando si proclamavano i fortunati vincitori della Lotteria Italia – che l’intero Paese si sedeva in salotto e le famiglie (nessuno escluso) aspettavano un appuntamento canonico e rituale. Si assisteva tutti insieme a uno spettacolo in grado di calamitare attenzione, pareri e polemiche attorno alla musica leggera. Un patrimonio nazionale con il suo contorno di divi al pari del calcio, l’altra forma di divertimento che accomunava milioni di persone e che arrivava puntuale al pomeriggio del giorno dopo, fischio d’inizio ore 14.30 per tutte le otto partite in calendario, in rigorosa contemporaneità.
Canzonissima e la Serie A, questo è stato a lungo il weekend degli italiani e non fa eccezione il 1969, anno turbolento nella politica italiana (e un’eccezione tragica c’è, a dire il vero, il 13 dicembre, quando lo spettacolo canoro viene rinviato per il lutto nazionale determinato dalla strage di Piazza Fontana a Milano).
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A stabilire un forte legame tra i due ambiti c’era il tifo. Perché la manifestazione canora era organizzata come un vero e proprio campionato o – ancor più precisamente – come una Champions League ante litteram, con fasi diverse fino ad arrivare a una finalissima che proponeva sei cantanti, ognuno dei quali proponeva il pezzo che era piaciuto maggiormente al pubblico. Che si esprimeva attraverso l’acquisto dei biglietti, ogni voto più che ispirarsi a un ideale di democrazia canora si legava al sogno di una vincita milionaria. Ognuno aveva uno o più beniamini, ma il giudizio popolare riguardava anche la complessità dello spettacolo diretto da Antonello Falqui. E quindi, tra un’esibizione e l’altra, non mancavano ulteriori discussioni sui presentatori – Johnny Dorelli e Raimondo Vianello per l’edizione del 1969 – e soprattutto sui balletti delle gemelle Kessler, Alice ed Ellen, le tedesche più note in Italia lungo tutto il decennio.
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IL SABATO IN RITIRO
“Sarà bella o sarà brutta, farà ridere o farà chiudere il televisore, fatto sta comunque che Canzonissima di quest’anno fa parlare molto di sé”: nel numero di dicembre del 1969 Hurrà Juventus introduceva così la sua indagine presso i giocatori della squadra. Qual è il loro indice di gradimento nei confronti dello spettacolo proposto in tv al sabato sera, quando si è tutti in ritiro a consumare le ore in attesa della partita? Emergono gusti estremamente diversificati, alcuni decisamente antitetici. Francesco Morini ammette di non seguirla molto, preferisce “un buon libro”; Beppe Furino non si diverte: “Arrivo alla fine dello spettacolo con fatica, anche perché c’è poco umorismo”; Bob Vieri (il padre di Christian detto Bobo) la stronca: “Non mi dice nulla, non mi piace” , anche se resta a guardarla insieme ai compagni. E chissà come osserva coloro che invece la apprezzano come puro intrattenimento, come esprime Pietro Anastasi “Si passa un’oretta e mezza di distensione, senza problemi”. Il più entusiasta è il giovane Antonello Cuccureddu, che la definisce una “magnifica trasmissione” e svela di averla sempre vista, “anche gli scorsi anni, e non ne ho mai perso un numero”.
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LE KESSLER A CENTROCAMPO
Molto più dei cantanti – vincerà per la cronaca Gianni Morandi, che ha voluto partecipare proprio per difendere il titolo di campione guadagnato nell’edizione precedente – a catalizzare l’attenzione sono le gemelle Kessler. Ed anche in questo caso, il dibattito è rovente. Scontata la calorosa approvazione del connazionale Helmut Haller, molto meno ovvia è la raffinata analisi sulle loro performance: “Le Kessler sono veramente brave; dicono che si ripetono sovente, ma occorre tenere presente la limitazione di spazio del palcoscenico, troppo piccolo per loro; io le ho viste al Lido di Parigi: tutta un’altra cosa”. Stessa posizione ha Erminio Favalli: “Le Kessler mi fanno impazzire”, e sette anni prima di Tutto il resto è noia di Franco Califano, esprime un concetto identico: “Guardo solo loro, il resto non mi interessa”. In controtendenza c’è Gianfranco Zigoni, che del resto diventerà famoso anche per pareri e look decisamente poco politically correct: “Le signorine Kessler sono sempre uguali, monotone, da dieci anni fanno sempre le stesse mosse, insomma mi sono venute a noia”. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Gianluigi Roveta: “ Non sono né carne né pesce”. Decisamente originale, infine, a conferma che gli allenatori sono dotati di uno sguardo diverso per definizione, è la valutazione del mister, Ercole Rabitti:  “Le gemelle tedesche sono simpatiche, hanno molto talento, anche se si ripetono un po’ troppo. Fossi allenatore di una squadra femminile le farei giocare mezze ali di centrocampo, col compito di scambiarsi di posto ogni due minuti; identiche come sono, metterei in imbarazzo i loro difensori, che non saprebbero più chi marcare…”.
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Quando i gol sono… velocissimi!
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Una compilation di reti fulminee!

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Juve in the World: Birmingham
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1983: la vittoria contro i campioni d’Europa in carica
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Abbiamo giocato una sola volta a Birmingham, esattamente il 2 marzo 1983. Ma proprio l’unicità della sfida, oltre che l’esito favorevole, rende mitica quella trasferta inglese in casa dei detentori della Coppa dei Campioni. Sono tre anni indimenticabili quelli vissuti dall’Aston Villa, i migliori di una storia più che centenaria, nata nel lontanissimo 1874. Un percorso che definire incredibile non è un eufemismo, se si tiene conto che all’inizio del precedente decennio i bordeaux-celesti navigavano nelle acque limacciose della terza divisione. Difficile sognare di meglio: campioni d’Inghilterra nel 1981; vincitori del massimo trofeo europeo piegando in finale i più che favoriti avversari del Bayern Monaco nel 1982; infine, a chiudere perfettamente il ciclo, l’affermazione in Supercoppa Europea sul Barcellona.
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Nessun stupore, a ben guardare, che un club britannico non di primissima fascia riuscisse a scrivere pagine così belle in quella particolare fase storica. A dispetto della Nazionale, incapace di uscire dalla presunzione di considerarsi i maestri del calcio, un fatto diventato progressivamente un’opinione a eccezione del Mondiale del 1966, per i club si può parlare di una vera e propria egemonia. Ne è la dimostrazione proprio la coppa dalle grandi orecchie, dal 1977 passata di mano tra i giocatori del Liverpool, quelli del Nottingham Forest e – per l’appunto – i magnifici 11 dell’Aston Villa (8 inglesi e 3 scozzesi, per la precisione: nessuna stella, ma tanta sostanza tipica di un calcio atletico, fatto di agonismo, contrasti, cross e ricerca della porta per la via più diretta).
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LA ROTTURA DELLA TRADIZIONE
Aston Villa-Juventus si gioca all’andata dei quarti di finale. Sulla sfida pesa una  tradizione negativa e non solo per i bianconeri. Su 30 viaggi dei club italiani in Inghilterra, per 23 volte si è tornati in patria con una sconfitta, in 6 circostanze si è rimediato un pareggio e c’è solo un precedente positivo. Merito del Bologna: nella Coppa delle Fiere del 1966-67 supera 3-1 il West Bromwich Albion, che in quella gara giocò proprio a Birmingham (c’è poco da fare: il calcio è un contenitore di coincidenze senza eguali). La stessa Juve si presenta all’appuntamento senza precedentemente avere lasciato una traccia profonda del suo valore, se non nella capacità di limitare i danni per poi ribaltare i risultati negativi a Torino, com’era successo nella Coppa Uefa vinta nel 1976-77, quando le sconfitte di misura con entrambi i Manchester non avevano impedito il passaggio del turno nella gara di ritorno.
Stavolta è diverso e lo si capisce subito: Paolo Rossi va in rete dopo una manciata di secondi, bruciando sul tempo il difensore e pure la diretta televisiva di TeleMontecarlo, intenta a trasmettere ancora inserti pubblicitari dopo il fischio d’inizio. E Zbigniew Boniek colpisce a 7 minuti dal termine dopo il pareggio di Gordon Cowans, dimostrando che la Signora non si accontenta dell’1-1. Al Comunale la superiorità sarà ancora più netta, tradotta col punteggio di 3-1.
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LO STADIO E LA CITTÀ
Il Villa Park ha un primato difficilmente eguagliabile: è l’unico impianto al mondo ad avere ospitato incontri tra rappresentative nazionali in tre secoli diversi, dal diciannovesimo al ventunesimo. Su Hurrà Juventus, che celebra con diversi pezzi l’impresa della Juve, Vladimiro Caminiti lo definisce uno “stadio in legno” e si lamenta delle condizioni di lavoro: “Eravamo alloggiati in una tribunetta stampa che disponeva di tutto meno che di spazio. Ho dovuto raccontare la partita mentre si giocava, cercando coi gomiti e la rabbia gli aggettivi giusti”.
Estende il suo sguardo alla città Giovanni Lodigiani, che firma un pezzo gustoso, Il privilegio di essere juventini (a Birmingham): “Birmingham è una città che immaginavo con meno grattacieli nel suo centro, dove domina il supermarket del “Bull Ring” e la torre ricca di uffici con la pubblicità della Coca-Cola e l’ora luminosa”. A un italiano che ancora non vive la globalizzazione in casa propria, non sfugge la visibile differenza di un Paese dall’articolata presenza di stranieri: “Abbondano neri, cinesi e indiani: hanno i loro ritrovi particolari”. L’Inghilterra old style – quella che conosciamo tutti anche senza bisogno di visitarla – invece, è racchiusa in tre concetti che sfiorano quel sapere sedimentato che sono i luoghi comuni: le abitazioni ( “La periferia è ancora tradizionale: le casette di mattoni scuri, vecchie ma originali, con un pezzetto di terra per il giardino e l’auto”); il tempo (“così imprevedibile, cosi veramente variabile, cosi inglese”); la cucina (“assai penosa – è noto – crea problemi non indifferenti. Una buona soluzione è quella di riempirsi con la colazione, la “breakfast”, buona e varia; adattabile a tutti”, con ovviamente un finale prevedibile: la visita ai ristoranti italiani (oggi, a 37 anni di distanza, nella città di Birmingham se ne contano ben 113…).
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Black&White Stories | La Prima Stella
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1958: la Juve vince il decimo scudetto

A rendere speciale lo Scudetto del 1958 ci sono tanti elementi. Quell’impresa ha innanzitutto acquistato una portata storica perché al termine del campionato il Consiglio direttivo della Lega calcio decide di autorizzare i club a cucire sulle proprie maglie una stella dorata al raggiungimento del decimo titolo. E a definire ancor più il significato della vittoria della Signora c’è il parallelo con quanto sono riuscite a fare le altre due grandi storiche del calcio italiano: l’Inter è arrivata al traguardo nel 1966, il Milan addirittura al termine del decennio successivo, nel 1979.
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Per restare invece allo spirito vissuto effettivamente in quei giorni e proporre un accostamento con i tempi recenti, lo scudetto della prima stella assomiglia molto a quello della terza. Il 1958 come il 2012. Umberto e Andrea Agnelli accomunati dalla giovane età e dalle capacità di decisione; la scelta di un nuovo allenatore; una campagna acquisti di alto profilo; il conseguente totale mutamento di clima e di prospettive, impensabile alla conclusione della precedente stagione. Perché se la Juve che inizia il ciclo di 8 tricolori consecutivi è reduce da due piazzamenti consecutivi al settimo posto, quella che campioni come Omar Sivori e John Charles sono chiamati a risollevare arriva da un deludente torneo di metà classifica e da cinque anni senza successi.
Ulteriore parallelismo: la squadra campione in carica alla quale strappare lo scudetto è il Milan. Ma se la sfida diretta tra le due contendenti allo Stadium la si ricorda per la netta supremazia della Signora sul Diavolo, concretizzata nell’uno-due finale ad opera di Claudio Marchisio, quella che si gioca al Comunale il 9 marzo 1958 propone un episodio decisamente più eclatante del rigore che vale il successo trasformato da John Charles. Protagonista è proprio l’ariete gallese. Nelle battute conclusive della gara, il bomber bianconero viene lanciato a rete in contropiede; lo va a contrastare il rossonero Bergamaschi che riceve da John una involontaria gomitata e crolla  a terra. Charles si trova solo davanti al portiere ma decide di fermare il gioco per mettere la palla fuori. Il pubblico gli riserva un applauso a scena aperta.
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Infine, se il precampionato della prima Juve di Antonio Conte non presenta particolari picchi di rendimento e di ottimismo, quello dell’estate 1957 genera ben più di qualche perplessità dopo la sconfitta per 6-1 maturata a Bologna. Ma il calcio delle amichevoli è ben poco indicativo: con 3 vittorie di fila, i bianconeri guadagnano subito il primato in solitaria. Non verranno mai più ripresi, disegnando così un percorso da dominatori.
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IL MISTER E LA LETTERA
Era stato proprio il mister, lo jugoslavo Ljubisa Brocic, a tranquillizzare Umberto Agnelli ai nastri di partenza. E lo aveva fatto con un impegno solenne: la Juventus, quella squadra che appariva troppo fragile in difesa nei primi test non ufficiali – e che sarebbe stata tale, ben 6 reparti arretrati concorrenti si comportarono meglio! – , avrebbe vinto il campionato. Non deve stupire un tale coraggio. L’allenatore ne aveva già dimostrato proponendosi al Presidente con una lettera dove raccontava le sue precedenti esperienze: oltre alla sua nazionale, aveva lavorato in Albania, in Egitto, in Libano e in Olanda. Ci vuole carattere per scegliere questa via irrituale: esibire un curriculum dal carattere cosmopolita (e non poco) e misurarsi in un Paese come l’Italia, dove l’attenzione sulla sua professione è notevole, per quanto non assolutamente paragonabile  con l’oggi.  A rafforzare la sua credibilità contribuirono  le lunghe discussioni che permisero un’approfondita conoscenza reciproca. E anche quel suo portare un taccuino a ogni seduta d’allenamento, dove registrare minuziosamente ogni dettaglio statistico di ciò che vedeva, veniva visto come una stranezza – e tale era per quel tempo – ma intanto contribuiva a ottenere miglioramenti. In particolare nel reparto offensivo, che con 77 gol in 34 partite viaggiava a una media insostenibile per la concorrenza: la Fiorentina, piazzatasi seconda, ne mise a segno 21 di meno, un’infinità.
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IL CAMMINO
C’è già tutto alla prima giornata, c’è esattamente quello che il pubblico aspetta e vuole vedere. Battere il Verona 3-2 rientra nella normalità. Ma il fatto che vadano in gol contemporaneamente Boniperti, Sivori e Charles offre l’idea forte che contrassegnerà l’annata: la fusione tra l’anima della Juventus – rappresentata dal suo Capitano – e il contributo d’eccellenza dei due fuoriclasse stranieri. La linearità del cammino della Juve è garantita dalla sua fame di vittorie. Lo dimostra il fatto che al termine del torneo si conteranno solo 5 pareggi, addirittura uno in meno delle sconfitte, a esaltare le caratteristiche di campioni che amano rischiare e non accettano troppi calcoli. I bianconeri festeggiano il titolo matematicamente alla quartultima giornata, operazione tutt’altro che normale nei campionati che assegnavano 2 punti a vittoria. Il Guerin Sportivo propose ironicamente di ribattezzare uno dei luoghi più affascinanti di Torino – Piazza San Carlo – in Piazza San Charles in onore di colui che con 28 gol è il trionfatore della classifica marcatori della Serie A.
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2013/14: Scudetto numero 32!
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Riviviamo una cavalcata record

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History | Top 10 moments contro il River Plate
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Riviviamo le emozioni della Coppa Intercontinentale 1996

2002. Lo Scudetto del 5 maggio
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Le emozioni di una rimonta incredibile

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COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 26 aprile 2020 recante “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 17 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto dei DPCM e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
In ottemperanza alle disposizioni del Dpcm del 26 aprile 2020, lo Juventus Museum sarà chiuso al pubblico fino al 17 maggio, salvo diversa disposizione ministeriale.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
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JUVENTUS STORE
Gli Juventus Store di Torino, Milano e Roma sono al momento chiusi.
ATTIVITÀ AGONISITCA
A seguito del DPCM del 26 aprile 2020,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 17 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile e Femminile
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.

Daniele Rugani e Blaise Matuidi hanno effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19. Gli esami hanno dato esito negativo. I giocatori pertanto sono stati dichiarati guariti in data 15 aprile e non sono più sottoposti al regime di isolamento domiciliare.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione è rinviata a data da destinarsi
—

Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
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GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
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COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
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NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, successivamente, del D.P.C.M. 1 aprile 2020 e 10 aprile 2020.
Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.
Under 23
Sospeso il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.
Settore giovanile
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A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente dei seguenti Campionati e Tornei giovanili organizzati dal Settore Giovanile e Scolastico, programmati per la stagione sportiva 2019/2020:
−      Campionati Giovanili Nazionali, Under 18 Serie A e B, Under 17 Serie A e B, Under 17 Serie C, Under 16 Serie A e B, Under 16 Serie C, Under 15 Serie A e B e Under 15 Serie C;
−      Tornei Giovanili a carattere nazionale, fasi interregionali e fasi finali Under 14 PRO e Under 13 PRO;
−      Fasi interregionali e fasi finali dei Campionati Giovanili Nazionali Femminili Under 17 e Under 15.
Settore giovanile maschile
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa.
UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa.
UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa.

Settore giovanile femminile
A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente lo svolgimento del Campionato Nazionale Primavera organizzato dalla Divisione Calcio Femminile.
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Ad oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni imposte dal DCPM del 11.3.2020 e fatta eccezione per la Sede Principale (HQ), per i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo) e per lo stadio, tutte le altre sedi di lavoro sono state chiuse.
L’attività aziendale presso la Sede Principale (HQ), i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo), nonché lo stadio è stata comunque ridotta al minimo essenziale, ovvero alle sole attività ritenute necessarie e indifferibili (incluse le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro).
La presenza di personale dipendente è stata conseguentemente ridotta al minimo necessario.
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Juventus ha infine impartito precise indicazioni ai propri dipendenti, invitandoli ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:
•
lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
•
evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
•
evitare abbracci e strette di mano;
•
mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
•
igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
•
evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
•
non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
•
coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
•
non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
•
pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
•
usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
Juventus ha inoltre invitato tutti i dipendenti delle varie sedi a limitarsi agli spostamenti strettamente necessari per motivi di servizio. La Società sta mettendo in atto iniziative e misure concrete a supporto dei propri dipendenti volte a sostenere tutti, anche con particolare riguardo alle famiglie.
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Riparte il JTC
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Allenamenti individuali per i calciatori
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Dopo la giornata di test ed esami, effettuati ieri, al J Medical, una parte dei calciatori della Juventus ha iniziato a frequentare lo Juventus Training Center della Continassa per seguire un percorso di ripresa della forma agonistica. Si rammenta che in base alla circolare del Ministero dell’Interno del 3 maggio, tali allenamenti si svolgeranno su base individuale e con arrivi scaglionati per permettere la piena ottemperanza alle norme in vigore.
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Black And White Stories | 1967: idee per migliorare il calcio
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Proposte contro la crisi del gol
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Si parla molto di questi tempi di un’innovazione regolamentare che potrebbe stravolgere le abitudini degli allenatori circa la gestione delle risorse tecniche. E’ opinione diffusa che se mai la stagione calcistica potesse riprendere, si darebbe la possibilità di effettuare cinque cambi rispetto all’undici di partenza, con l’aggiunta di un sesto nelle gare dove si arrivasse ai tempi supplementari. Sarebbe un’autentica rivoluzione, motivata con l’esigenza di garantire una giusta rotazione di giocatori in presenza di un calendario denso di impegni ravvicinati.
Un’opzione che porterebbe a un cambio di mentalità per i mister, che si troverebbero una più ampia scelta, una maggiore possibilità di correzione in corsa e – di conseguenza – una diversa strategia nella condotta di gara. Peraltro, non pochi di loro hanno già espresso nel recente passato il desiderio di intraprendere questa strada al di là dell’eccezionalità del momento che stiamo vivendo, in ragione di organici molto più ampi e di un gioco atleticamente più dispendioso rispetto al passato.
Del resto, il regolamento del calcio è andato incontro a diverse modifiche nel tempo. E per quante ce ne siano state – al pari di altri sport che hanno prodotto innovazioni strutturali (si pensi al tiro da 3 nel basket o al diverso modo di contare i punti nel volley), altrettante e anche di più sono state ipotizzate, proposte e discusse. Significativo, a tal proposito, è l’articolo di Ferruccio Berbenni  su Hurrà Juventus nel maggio del 1967, a partire dal titolo: Ingrandiremo le porte?.
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Un pezzo che si propone di fare il punto sulle riforme in agenda partendo da una previsione circolante all’epoca (ma già respinta da tutti gli addetti ai lavori, non così apocalittici): “il calcio, isterilito nei risultati e impoverito nello spettacolo, avrebbe solo quaranta-cinquant’anni di vita ancora. Poi la fine”. Da qui l’esigenza di cambiamenti anche radicali, giustificati dalla clamorosa rarefazione di ciò che più appassionava gli spettatori: il gol. Pensate, nel 1952-53, la Serie A ne aveva ospitati 830, toccando quota 897 alla fine degli anni ’50. Nel 1966-67, invece, si toccava il punto più basso con solo 613 reti: una differenza enorme, un vero e proprio abisso che imponeva una rapida sterzata.
LA COLPA E IL RIMEDIO
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Perché il calcio si era andato progressivamente a inaridirsi? Colpa della tattica, secondo l’estensore dell’articolo che fa riflettere i tifosi bianconeri: “Non è più uso ma abuso”. Con la conseguenza di diminuire “l’interesse spettacolare del gioco perché si impedisce al giocatore di esprimere una sua personalità”.
Declinata la tesi, ecco il rimedio più immediato: ingrandire le porte a beneficio degli attaccanti. Con ragioni inerenti l’evoluzione fisica degli atleti: “Quando gli inglesi fissarono le dimensioni della porta, nel 1866, gli atleti correvano i 100 metri in 12″, i 400 in 55″ e in altezza salivano a metri 1,80. Oggi questi limiti sono stati aumentati del 20-25 per cento. Perché anche il portiere è oggi più atleta, bisogna aggiornare le misure della porta per mantenere la proporzione studiata nel 1866 dagli inglesi e fondatori”. Una soluzione non priva di fondamento scientifico,  ma che non impedisce l’emersione paradossale dell’idea esattamente opposta (molto poco dibattuta, per la verità): “per rendere il gioco più offensivo, si dovrebbe restringere la porta”. Aumentando la difficoltà del gol, cioè, si avrebbero squadre più votate a cercarlo. Non abbiamo controprove perché tutto resterà immutato, anche se è vero che nel calcio a 5 – ma lo si può considerare una versione miniaturizzata del calcio a 11? – i punteggi sono più robusti…
ALTRE IDEE INNOVATIVE
Di fuorigioco si parla da tantissimo tempo e a cicli ricorrenti. Interessante è che nel 1967 se ne discuta prima che il calcio olandese lo proponga come un principio costitutivo di un’idea radicalmente diversa del gioco, facendolo diventare un’arma tattica. La soppressione viene vista come una via che “porterebbe a più numerose segnature ma anche a un notevole disordine nell’organizzazione del gioco, un ulteriore rinforzarsi delle difese. Sarebbe insomma un passo indietro, molta confusione, e il gioco risulterebbe non orchestra ma avventura”.
Più praticabile è aumentare il numero delle sostituzioni, ricordando che all’epoca si poteva cambiare solo il portiere in caso d’infortunio.
Infine, c’è anche lo spazio per una suggestione totalmente persa per strada: “allargare fino alle linee laterali l’area di rigore, aumentandone la superficie anche frontalmente. Sarebbe punito con il calcio di rigore anche un fallaccio commesso a trenta metri dalla porta”. Se mai fosse passata un’idea così “eversiva”, il calcio avrebbe cambiato totalmente la sua natura, diventando uno sport dalla correttezza estrema o dal numero abnorme di tiri dal dischetto (e ve le immaginate le polemiche conseguenti?). Neanche lo spirito dell’imminente ’68 poteva arrivare a una soluzione calcisticamente così rivoluzionaria..
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History | Lo Scudetto numero 30!
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La Juve torna a vincere il tricolore nel 2012… che annata!

Covid-19, guarito Paulo Dybala
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Il giocatore ha effettuato doppio controllo, che ha dato esito negativo
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Paulo Dybala ha effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19.
Gli esami hanno dato esito negativo. Il giocatore è pertanto guarito e non più sottoposto al regime di isolamento domiciliare.
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Classic Match | Milan-Juve, 1997
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Quell’incredibile vittoria a San Siro…

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Black&White Stories | Alex e i numeri
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Del Piero: i gol e le partite “epocali”
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705 partite e 289 gol. Nessuno nella storia bianconera ha i numeri di Alessandro Del Piero per continuità di presenze e per reti segnate. Un’impresa, a ben guardare, tutt’altro che semplice da fare pensando a chi aveva davanti il Pinturicchio: Gaetano Scirea nel primo caso, Giampiero Boniperti nel secondo. Due esempi che rappresentano perfettamente la juventinità per lo stile mostrato coerentemente in tutta la loro carriera. Era – il loro – un calcio dove la fedeltà nel tempo e il diventare una bandiera del proprio club non era difficile come oggi, dove solo la Signora può vantare un nutrito gruppo storico formato da giocatori di lunga militanza come Gigi Buffon, Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci. Del Piero è riuscito peraltro a rimanere diciannove anni nello stesso club in qualità di attaccante e il dettaglio non è trascurabile: nel suo ruolo, tendenzialmente, c’è maggiore “usura”. Ci si deve confermare a ogni stagione, la produzione di gol non può che essere continua, i momenti di difficoltà e gli eventuali passaggi a vuoto sono più pesanti da accettare ed assorbire.
In una carriera così ricca, c’è un’infinità di numeri importanti. Tra questi, acquistano uno spazio particolare quelli più memorizzabili, attesi più degli altri perché vanno a definire esattamente la misura del raggiungimento di certi traguardi. E qui la distinzione tra presenze e gol – nel caso del 10 bianconero – si fa davvero intrigante.
Illustra tappe molto diverse, delineando uno dei tanti percorsi possibili per raccontare una delle tante versioni di Alessandro Del Piero.
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LA DIFFERENZA TRA 100 E 200
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In due occasioni Alex ha toccato quota 100 per quanto riguarda le realizzazioni (e non è andato molto lontano dall’arrivare alla terza). Ma tra le due ricorrenze, c’è una bella differenza e una piccola e significativa storia da raccontare.
La centesima rete è più un invito al futuro che una marcata sottolineatura di quanto già fatto. Avviene in Juventus-Venezia ed il fatto che sia la prima giornata del campionato 2001-02 suggerisce che ci si debba concentrare sui giorni che verranno. Del Piero va in gol su punizione, tante ne ha già fatte, altrettante e di più ce ne saranno in seguito. Ma quel che più conta in quella domenica è che il 4-0 del Delle Alpi lo veda spartirsi con David Trezeguet le marcature, due a testa. Esattamente come all’ultimo appuntamento del torneo, in quel di Udine, un gol ciascuno, buone notizie da Roma e scudetto del 5 maggio.
Se il 100 è più che mai Delpieriano pur non essendo un gol “alla” Del Piero, il 200 sembra uno scherzo del destino. E non solo perché avviene il 28 ottobre del 2006 contro il Frosinone, in un campionato di Serie B che il neo-campione del mondo vive con la consueta passione per riportare la Juve dove merita di stare. E’ proprio la dinamica dell’azione, un pallone da flipper più che da calcio (se così si può dire):  uscita incerta del portiere, tiro di Nedved sul palo, sfera che carambola sui piedi di Trezeguet e destro a chiudere di Alessandro. Ed esultanza di gruppo, perché la Storia è Storia anche quando si presenta in versione strana.
LA 700 E’ LA PIU’ IMPORTANTE
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Quando si arriva al centinaio di presenze e poi ai suoi multipli, i numeri sono robusti e belli tondi. A differenza dei gol, che possono anticipare o ritardare il loro arrivo, queste sono cifre che scattano al fischio d’inizio, sono impegni che vanno onorati come si deve. Generano aspettative, se ne parla per tutta la settimana e si vorrebbero che fossero perfetti. Nel caso di Del Piero esce fuori un percorso in 7 tappe che dice molto della sua carriera.
La partita numero 100 lo vede in campo contro il Nantes. 2-0 ed è ipotecato il raggiungimento della finale di Champions League da vincere a Roma.
Nella 200 Alex va in gol. O meglio, calcia un rigore, Pagliuca para, ma lui ribatte in rete. La folla corsa verso la telecamera a urlare la sua felicità la dice lunga su quanto fosse sentito quel Juventus-Inter il 25 ottobre 1998.
La 300 è un Juventus-Bayer Leverkusen disputato di pomeriggio dopo che per due volte la nebbia ha impedito la disputa serale. Bianconeri dominanti per 4-0 e Ale a segno per il 2-0. Il 25 settembre 2004 la 400 è ad Amsterdam. La Juve piega l’Ajax 1-0, il protagonista è Nedved. Per la 500 nasce anche la corrispondente auto dedicata ad Ale. Modellino, targa e gol al Bari. La 600 è una pausa per il gran finale. Il teatro è d’eccellenza, ma a San Siro con il Milan Del Piero entra solo nell’ultimo quarto d’ora.
La 700 è la più bella di tutte. E’ la gara dove essere all’altezza della ricorrenza significa tantissimo nella lotta tricolore. Juventus-Lazio, l’11 aprile del 2012, viene deciso da un calcio di punizione di Alex che sorprende Marchetti a otto minuti dal termine. Ancora una volta si dimostra che i fuoriclasse sono proprio coloro che sanno far coincidere le feste personali con quelle di squadra.
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CR7… momenti magici all’Allianz Stadium!
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Sette grandi partite del numero 7!

Storia | Lo Scudetto 2003
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Le immagini del Tricolore numero 27

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Juve in The World | Zurigo
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Coppa dei Campioni e non solo
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Zurigo ospita la sede della FIFA e già questo basta per definire la sua importanza nel calcio. Qui si parla il tedesco e più volte si è meritata il primo posto nelle classifiche che misurano la qualità della vita in Europa. Declinata in versione bianconera, la città della Svizzera con il maggior numero di abitanti è nota per un incontro di Coppa dei Campioni giocato nel 1984. Ci sono però anche altri appuntamenti che hanno visto la Signora presentarsi al cospetto di un pubblico che l’ha sempre accolta con grande affetto.
UN SIVORI INCONTENIBILE
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“La Svizzera italiana è juventina e interista. Clubs di amici di Sivori o di Herrera sono numerosi nel Canton Ticino. Ma la Svizzera italiana non è la Svizzera degli italiani che vanno laggiù a lavorare. L’altra Svizzera, quella dove si parla tedesco e quella dove si parla francese, ha italiani che sono innanzitutto juventini”. Nel luglio del 1963 Hurrà Juventus offre un reportage sui tifosi bianconeri che in quell’estate hanno visto la squadra del proprio cuore giocare in casa loro. A Zurigo Sivori e compagni hanno disputato due incontri di Coppa delle Alpi, entrambi vinti allo stadio Hardturm. Nel primo è la Roma a subire l’estro di uno scatenato Omar, che con una doppietta regola gli avversari. Nel secondo, contro la squadra locale del Grasshoppers, grandi applausi salutano la prima ora della Juve, che si porta sul 5-1 per poi concedere due reti di consolazione alle “cavallette”. Si ripete così il successo registrato in occasione del primo incontro tra le due formazioni, disputato il 10 giugno del 1935: la Juve del Quinquennio d’oro si aggiudicò la gara per 2-1 e – in leggero anticipo sulla sua “zona” – la rete che fissò il punteggio la segnò Renato Cesarini a 10 minuti dal termine.
Sul mensile bianconero spicca la foto  di Omar Sivori all’ingresso sul campo dell’Hardturm. Gustosa è la didascalia che descrive la preoccupazione del Cabezon per la “marcatura” di un insolito avversario:  “Non tutti, in Svizzera, fanno il tifo per la Juventus. A Zurigo, ad esempio, i cani poliziotti pare non nutrano soverchia simpatia per i giocatori bianconeri. Per rendersene conto, basta osservare l’atteggiamento del “pastore tedesco” nei confronti di Sivori che sta entrando in campo per giocare la partita contro il Grasshoppers”.
UNA PARTITA PER DUE STADI
1984: i due gol di vantaggio maturati all’andata al Comunale sono un capitale sufficiente per presentarsi a Zurigo per il ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. Ma il tecnico del Grasshoppers, lo jugoslavo Miroslav Balzevic, carica l’ambiente, pur accreditando ai suoi non più del 20% di probabilità di qualificazione: “La mia forza è galvanizzare. Il primo quarto d’ora sarà terribile per la Juventus: attaccheremo come kamikaze in picchiata verso la porta di Tacconi per segnare un gol che potrebbe capovolgere il pronostico”. C’è, però, un’insidia ambientale a scompaginare i piani. La squadra svizzera sceglie di giocare al Letzigrund, a quel tempo lo stadio dello Zurigo, e l’allenatore sa bene che “ci saranno almeno 15 mila italiani su 27 mila spettatori”.
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L’arrivo della Juventus è comunque un’ irripetibile occasione per gonfiare il volume degli incassi. Nell’impianto del Grasshoppers viene pertanto installato uno schermo gigante che permette di staccare altri biglietti e dare  ai tifosi il senso di una vicinanza virtuale ai propri beniamini.
La gara non ha margini d’incertezza sulla qualificazione: dopo 20 minuti i bianconeri in maglia gialla e pantaloncini blu passano con Massimo Braschi. Ne esce fuori una gara “disinibita”, con la formazione del Trap che prevale 4-2 con Beniamino Vignola e Michel Platini (una doppietta per lui) a dare ampia dimostrazione del valore e delle giuste ambizioni europee in crescita match dopo match. “La Juve a Zurigo si diverte nel tiro a bersaglio”, titola il Corriere della Sera del giorno dopo, per la soddisfazione dello stesso Blazevic che si dichiara felice di avere assistito a una prova coraggiosa dei suoi.
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Quella Juve vincerà la Coppa dei Campioni. Sarà poi la Juve che conquisterà la Champions League a tornare a Zurigo nell’estate del 1996 per festeggiare il centenario dello Zurigo con due partite in due giorni. Nella prima i ragazzi di Marcello Lippi superano 2-1 il Bayern Monaco guidato da Giovanni Trapattoni e si vede i due mister salutarsi con affetto nella foto pubblicata da Hurrà. Identico punteggio nel test successivo, stavolta a favore della squadra di casa. Alessandro Del Piero e Nicola Amoruso sono i marcatori contro i tedeschi, mentre ad andare in rete nell’ultimo incontro è Alen Boksic.
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Storia | Lo Scudetto 1998
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Le immagini del Tricolore numero 25

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Black And White Stories | Ravanelli, cuore bianconero
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Fabrizio prima della Champions League
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Quando si pensa a Ravanelli, l’immagine automatica che scatta nella mente di ogni tifoso juventino è quella del suo gol nella finale di Champions League con l’Ajax. Non solo per l’importanza della partita o perché quella è in fondo l’ultima occasione in cui lo abbiamo visto giocare con noi (senza saperlo prima, peraltro). Probabilmente l’azione dell’1-0 riesce a sintetizzare meglio di ogni altro istante tutto ciò che Fabrizio è stato nel corso della sua carriera e particolarmente nella sezione trascorsa a Torino.
Intanto, perché indica come Rava non ha mai tradito al cospetto dei grandi appuntamenti. La storia del calcio è piena di campioni celebrati a buon diritto che al momento della sfida che conta sono andati fuori giri per svariate ragioni, non ultime quella zavorra che può essere l’emotività. L’11 bianconero, invece, c’è sempre stato nei momenti che contano e basterebbe rivedere la sequenza delle sue reti al Parma nella stagione 1994-95. Contro la rivale più accreditata, lui segna 4 gol complessivi nei due decisivi incontri in campionato e aggiunge la perla del sigillo definitivo nella finale di ritorno della Coppa Italia.
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Il secondo fattore che conta è che solo uno con la sua determinazione può credere che su quel pallone apparentemente perso la difesa dell’Ajax possa andare a combinare un bel pasticcio. E se certo Frank de Boer e Edwin Van der Sar non sono impeccabili nel gestire la situazione, riuscire a infilarsi in mezzo, toccare di sinistro e colpire con l’altro piede da posizione defilata è la perfetta rappresentazione della somma delle qualità dell’attaccante bianconero. In quella situazione già solo pensare di riuscirci è cosa non da tutti.
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Infine, c’è l’esultanza. Fabrizio corre come un pazzo, imprendibile. Chi è all’Olimpico capisce da quell’entusiasmo senza argini di contenimento che in campo c’è qualcosa di più di un giocatore: Ravanelli è un tifoso della Signora e questa condizione gli regala quel coraggio che ti porta oltre i limiti, ti fa vivere ogni partita così.
Ma come viveva Penna Bianca in quell’anno indimenticabile? Cosa pensava quando ancora era lontano l’obiettivo della laurea europea? Nella ricerca ci aiuta un’intervista su Hurrà Juventus del marzo 1996 a firma Camillo Forte.
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TUTTO L’ORGOGLIO DI FABRIZIO
Non bastano valanghe di gol (30 nella prima stagione con Marcello Lippi, è lui il capocannoniere della squadra) a far cambiare le opinioni maturate precedentemente. Ravanelli si trova a convivere perennemente con una sfilza di etichette che finiscono per diventare luoghi comuni e che vertono tutti su una presunta approssimazione tecnica.
Gli danno del gregario, del bomber di scorta e sarà pur vero che qualche controllo di palla non sarà perfetto, ma questo non gli impedisce la confezione di autentici capolavori sotto porta, ancor più apprezzabili tenendo conto di quanti chilometri percorre in lungo e in largo: “C’è chi nasce architetto, chi geometra, chi uomo di fatica”, spiega Fabrizio. “E tutti sono indispensabili, io non mi sono mai arrabbiato di niente per niente. L’importante è che ci sia la buona fede, poi va bene tutto. Vado orgoglioso di una cosa: tutto quello che ho ottenuto l’ho conquistato con la fatica e il sudore, nessuno mi ha mai regalato niente. Non sono mai stato un raccomandato. Da niente e da nessuno”.
Viene da ripensare al primo periodo, al biennio con Trapattoni dove la maglia da titolare era un’ipotesi e non una certezza. Non è facile trovare un posto in prima fila arrivando dalla provincia quando davanti hai Roberto Baggio, Gianluca Vialli e Andy Moeller.
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“Il primo giorno che sono arrivato a Torino tremavo dall’emozione, non mi sembrava vero, eppure era tutto vero“: aggiungete questa considerazione all’orgoglio di essere  “uno che dà tutto e non si risparmia mai” e si capisce molto di come Rava sia diventato un protagonista.
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LE PREVISIONI
Per calarci bene all’inizio della primavera del 1996, bisogna considerare che il cammino in Champions è ancora lungo ma – contemporaneamente – il ritardo in classifica in campionato rispetto al vertice è significativo, è praticamente impossibile pensare a un bis tricolore. Non mancano le critiche e la difesa di Ravanelli è alquanto appassionata a partire dall’allenatore: “Il Mister è grande, ogni tanto qualcuno prova a metterlo in discussione: ma siamo matti? Se qualcuno la pensa così significa che il calcio ha cambiato abitudini. Lippi ha portato lo scudetto e una mentalità nuova. Può aprire un ciclo assieme a noi” (previsione quanto mai azzeccata). E per dare forza alle speranze, Fabrizio parla a chiare lettere, pensando all’ancora lontana Roma e alla notte del 22 maggio: “Chiedo ai tifosi di starci vicino, è nei momenti meno brillanti che si ha bisogno del loro sostegno. Insieme possiamo toglierci molte soddisfazioni. Non è finita qui, festeggeremo qualche cosa di prestigioso. Lo sento, ma non lo dico. Per scaramanzia? Fate voi…” (ed anche qui ci ha visto giusto…).

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Goal Anatomy | Come segnano le Women
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Viaggio nelle reti delle bianconere, miglior attacco del campionato
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Supercoppa Italiana in bacheca, percorso in Coppa Italia fin qui perfetto e primo posto in campionato con nove punti di vantaggio sulle inseguitrici: la stagione delle Juventus Women si è cristallizzata così, in attesa di capire che volto avrà il futuro. Risultati resi possibili da un gruppo solido e coeso, che ha dato vita alla difesa meno battuta e all’attacco più prolifico del campionato. Sono 48 le reti messe a segno fin qui in Serie A in 16 giornate disputate, cui aggiungere le 14 realizzate in Coppa Italia, le due in Supercoppa e quella firmata da Andrea Staskova, unica bianconera in gol in tutte le competizioni, in Women’s Champions League. Totale: 65 in 21 gare.
COME SEGNA LA JUVE
Tanti gol, con dei punti di forza facilmente individuabili anche senza avventurarsi nelle analisi. Uno, senza dubbio, il dominio sui palloni aerei; tante reti sono arrivate di testa, in particolare grazie a Cristiana Girelli, 16 gol in 16 gare di campionato, di cui la metà realizzate proprio così. Senza dimenticare, poi, gli altri colpi di testa importanti: da Linda Sembrant ad Andrea Staskova, passando per Sofie Pedersen e capitan Sara Gama.
Altro fattore chiave è il mancino di Valentina Cernoia, sei reti per lei quest’anno, di cui una, a onor di cronaca, con il destro. Valentina è stata spesso preziosa anche nel fornire assist e l’intesa delle bianconere ha consentito spesso di assistere a bellissime azioni che hanno reso poi più semplice il compito della finalizzatrice, punto d’arrivo di manovre che evidenziano il lavoro quotidiano svolto sotto gli ordini di coach Rita Guarino.
Non sono mancate, naturalmente, le grandi prodezze individuali. Una delle più belle senz’altro quella di Martina Rosucci contro la Roma, autrice, con un destro dalla lunghissima distanza, di uno dei più bei gol della stagione. Ovviamente in buona compagnia. Con il sinistro, sempre da distanza considerevole, si è esibita Arianna Caruso in Coppa Italia, e continuando a muoversi tra le conclusioni da fuori impossibile non citare Aurora Galli contro la Pink Sport Time Bari.
Oltre le perle ci sono stati, naturalmente, quei gol voluti con forza, spesso utili per sbloccare le partite più difficili, perché per essere sempre davanti a tutte servono anche fame e grinta, oltre alla classe, e alle bianconere non mancano di certo.
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03.04.2020 00
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Buon compleanno, Adrien!
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Rabiot spegne oggi venticinque candeline:

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Primo compleanno in bianconero per Adrien Rabiot, che compie oggi venticinque anni. Arrivato dal PSG a luglio, per lui, finora, 24 presenze con la nostra maglia tra campionato, Champions League e Coppa Italia.
Crescita. Se si dovessero descrivere i primi mesi di Adrien in bianconero questa sarebbe la parola perfetta. Una crescita voluta in estate mettendosi in discussione in un campionato nuovo e cercata giorno dopo giorno fin dal suo arrivo, in ogni sessione di allenamento e in ogni partita.
La sua volontà si è riflessa in campo, dove ha sempre risposto presente quando Mister Sarri ha puntato su di lui, indossando gli abiti necessari a completare il centrocampo: mezz’ala destra o sinistra e all’occorrenza anche regista. E siamo certi che il meglio debba ancora venire!
Buon compleanno, Adrien!
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Black&White Stories: la Juve, fra il Bayern e… Marquez!
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Un numero speciale, quello di Hurrà Juventus del luglio 2014.
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Otto scudetti consecutivi (e il nono come obiettivo concreto e realizzabile) sono pensabili? Probabilmente è questa la domanda che più serve a raccontare cosa sia stato l’ultimo decennio. Per noi che l’abbiamo vissuto da protagonisti e per gli altri che hanno provato a spezzare questa fase di dominio.
Partiamo da una considerazione di fondo: i grandi cicli sono figli di programmazioni attente, di capacità di rinnovamento proprio nelle fasi di egemonia, di voglia di mettersi in discussione da vincenti senza vivere di rendite di posizione, infrangendo quell’antica cultura conservatrice che si esprimeva un tempo nella formula “squadra che vince non si cambia”. Ma sarebbe ben poco rispettoso degli eventi che si sono succeduti considerare “normale” e logico alzare la coppa dello scudetto, perdendo così quel giusto stupore che si deve provare di fronte alla bellezza e alla difficoltà del vincere.
In altri termini, dimenticare quanti ostacoli si siano superati per arrivare fino in fondo al primo posto, spinti dalla convinzione – patrimonio genetico della Juventus da sempre – che l’orizzonte è sempre quello della partita successiva, mai guardare più in avanti se si vuole procedere spediti e – per l’appunto – attraversare i territori della Storia, della Leggenda, del Mito, scudetto dopo scudetto.
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Quante volte ci siamo sentiti dire in questi anni dai nostri giocatori che solo il futuro ci dirà davvero cosa siamo riusciti a fare e solo guardandosi indietro ci renderemo conto dell’incredibile percorso avviato dal 2011? Ebbene, proviamo a giocare agli storici del futuro, utilizziamo come fonte il numero di luglio 2014 di Hurrà Juventus che celebrava il terzo tricolore di fila – qualcosa mai vissuto dalla Signora nel secondo dopoguerra – e avventuriamoci dentro sentimenti e opinioni di quel periodo che sembra un’epoca lontana…
NOI… E GLI ALTRI
Hurrà Juventus celebrava la festa bianconera per lo Scudetto dei 102 punti e – contemporaneamente – presentava le foto degli altri club che nei principali campionati d’Europa facevano altrettanto: l’Atletico Madrid, il Psg, il Manchester City e il Bayern. E se per la squadra di Diego Simeone l’impresa rappresentava una splendida eccezione dopo 9 anni precedenti ed altri 5 successivi di consueto duopolio blanco-blaugrana, gli altri erano assimilabili alla Juventus per continuità di risultati: per il Psg e il Bayern era il secondo titolo di fila, mentre il Manchester City si era ripreso lo scettro momentaneamente lasciato ai rivali dello United e prometteva grande continuità di risultati.
Il futuro avrebbe poi detto che solo i padroni della Bundesliga sarebbero stati capaci di tenere il passo della Juve (sono staccati di una vittoria, siamo 8 a 7 di fila per noi). In Inghilterra, nei 5 tornei successivi, ci sono stati 3 vincitori diversi e anche il Psg – che pure ha giusta fama di dominatore – un inciampo l’ha avuto nel 2016-17, quando in Ligue 1 si è affermato il Monaco. Sollevare lo sguardo oltre il proprio Paese è sempre utile, fa apprezzare meglio e ancora di più quanto si vince in Italia.
OLTRE IL CALCIO
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Ma il nostro storico – alquanto precisino – sarebbe stato colpito anche da un’altra pagina di Hurrà, da un campione di motociclismo che della Juve è tifoso: Loris Capirossi. Che proponeva un paragone estremamente suggestivo tra sport diversi: “Considerati tutti i record raggiunti in questo ultimo campionato, direi che la Juve è il Marc Marquez del calcio. Entrambi hanno fatto piazza pulita degli avversari e lo spagnolo in questo inizio di Mondiale sembra proprio un vero juventino lasciando pochissimo agli altri piloti”. Stiamo parlando di un fuoriclasse vero, grande appassionato di calcio e tifoso del Barcellona, che in quel 2014 bissò il titolo ottenuto la stagione precedente, per di più lasciando intendere che agli altri sarebbero rimaste le briciole e poco altro. Ed è andata davvero così, con l’eccezione del 2015 che ha visto eccellere Jorge Lorenzo. Sei titoli in sette edizioni: nel suo essere spesso imprendibile, Marc Marquez è quasi come la Juve…
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A Casa con la Juve, episodio 9!
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Gli ospiti di oggi: Mauro Camoranesi e il duo di Radio Deejay Andrea e Michele!

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Boattin: «La Premiére indimenticabile»
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Tra ricordi e sogni: le parole di Lisa a Sky Sport
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Lisa Boattin sta vivendo questo momento a casa, come tutti, sfruttandolo anche per mettere un po’ di ordine tra i ricordi: «Ho avuto la fortuna di costruirne tanti belli: dal Mondiale Under 17 in Costa Rica al gol in Champions League con il Brescia, poi il primo scudetto con la Juve, la partita all’Allianz e il Mondiale in Francia. Il ricordo meno bello è rappresentato senza dubbio dalla medaglia della finale contro la Fiorentina in Supercoppa, quando abbiamo perso a La Spezia».
La partita dell’Allianz Stadium proprio contro le viola, la Premiére, occupa senz’altro un posto speciale: «È stata una giornata indimenticabile e ogni volta che torno per vedere i ragazzi rivivo le sensazioni che ho provato quel giorno quando siamo entrate per il riscaldamento, quando ho visto lo stadio pieno, poi il gol sotto la curva: emozioni che mi porterò per sempre dentro. Quella poi è stata una settimana particolare per me perché qualche giorno prima della partita è venuta a mancare mia nonna e io non avevo detto niente perché sapevo che era una settimana troppo importante e volevo concentrarmi sulla partita».
Spolverato il passato, si guarda al futuro e i sogni, anzi, il sogno, riporta di nuovo lì, tra le mura dell’Allianz: «Da poco è uscita la notizia, quindi perché non sognare in grande? Sogno di giocare la finale di Champions League nel nostro stadio».
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4 Aprile 2020
Tanti auguri, Sami!
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33 anni oggi per Khedira: buon compleanno da tutti noi!

Tanti auguri da tutto il mondo bianconero a uno dei pilastri del nostro centrocampo, Sami Khedira, che oggi compie 33 anni.
Quella in corso è la quinta stagione di Sami in bianconero: in quattro anni il Campione del Mondo tedesco ha vinto tanto, otto titoli. E lasciando il segno: con i suoi gol dettati da inserimenti perfetti, con le sue chiusure in mezzo al campo, con la sua capacità di incidere nella zona più delicata del terreno di gioco.
Una professionalità, quella di Khedira, dimostrata anche con il suo recupero dall’infortunio, confermato dalle convocazioni in gruppo per le ultime gare giocate dai bianconeri, contro il Lione e contro l’Inter.
Tutti noi auguriamo a Sami buon compleanno e soffiamo, ognuno da casa sua, sulle candeline della sua torta!
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Dieci ragioni per amare…
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La puntata di oggi è dedicata all’Apache, Carlitos Tevez!

Juve in the world: Praga
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Anno 1985: in Repubblica Ceca (all’epoca Cecoslovacchia) i bianconeri trovano l’accesso alla semifinale di Coppa dei Campioni
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Ogni tanto, il calcio della Repubblica Ceca (un tempo Cecoslovacchia quando non si era ancora diviso il Paese) attraversa periodi di splendore. Lo testimoniano le finali disputate nelle grandi competizioni. Quelle perse in ben due Mondiali (1934, contro l’Italia; 1962, sconfitti dal Brasile), traguardi che non hanno raggiunto nazioni calcisticamente più continue. Quella vinta nell’Europeo del 1976 con il famoso cucchiaio su rigore di Panenka a piegare la Germania Ovest e quella persa vent’anni dopo al golden gol per “colpa” di Oliver Bierhoff a con i tedeschi dell’Est e dell’Ovest ormai unificati. In quella nazionale del 1996 c’era un giovane Pavel Nedved, le cui prestazioni interessarono la Lazio che lo acquistò. Anche perché il futuro Pallone d’Oro si era già distinto per quattro stagioni di buon livello con lo Sparta Praga. L’unica squadra ceca che la Juventus ha affrontato nelle coppe europee, precisamente  nel 1985, anche se nell’affascinante capitale ha giocato in altre sei occasioni precedenti.
PERDERE ED ESSERE FELICI
“Siamo in semifinale!!!” recita la pagina di Hurrà Juventus dell’aprile 1985 e il numero di punti esclamativi riproduce l’urlo per una sconfitta che provoca felicità. Perché l’1-0 patito dalla Signora – rigore trasformato da Berger a 14 minuti dal termine –  è reso ininfluente dal punteggio dell’andata, quando al Comunale di Torino i bianconeri hanno vinto nettamente per 3-0. Eppure, quella trasferta produsse qualche patema d’animo. Ma non sul campo, peraltro ai limiti della praticabilità, un vero e proprio pantano per le nevicate dei giorni precedenti su Praga (avviso per chi si interessa ai mutamenti climatici: si giocava il 20 marzo, a ridosso della primavera, e le condizioni meteo erano decisamente invernali). Era stato il viaggio a impensierire e non poco la squadra bianconera. Una fitta nebbia, unita alla presenza della neve  aveva impedito l’atterraggio nell’aeroporto della capitale, dirottando la Juventus a Bratislava. Quando tutto faceva pensare a un pernottamento obbligato e al rinvio del trasferimento all’indomani tramite pullman – quasi 400 km la distanza da percorrere – era arrivata la notizia che la situazione all’aeroporto si era liberata e nel cuore della notte finalmente si era riusciti ad arrivare a destinazione, non senza qualche preoccupazione in fase di atterraggio.
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“C’è la neve, ma farà caldo”, aveva ammonito Giovanni Trapattoni, riferendosi alla spinta del pubblico dello Stadion Letna, impianto inaugurato nel 1917. Spalti attaccati al terreno di gioco, tifo sostenuto, ma tutto sostenibile  dalla Juve, troppo superiore rispetto agli avversari, come aveva del resto dichiarato lo stesso mister dello Sparta parlando di “due categorie di differenza” tra le due formazioni e definendo Platini e compagni come “la miglior squadra d’Europa”.
LA MAGIA DI PRAGA
“Imparentata” con Torino attraverso una consolidata fama internazionale di città magica, Praga è stata per la Signora piuttosto una città “diabolica” prima del 1985. I bianconeri hanno affrontato lo Sparta Praga in un periodo che va dal 1926 al 1935, tra amichevoli e Coppa dell’Europa Centrale: 5 partite ed altrettante sconfitte, con un solo gol realizzato. Unica vittoria, quella contro il Viktoria Zivkov nel 1926, un 3-1 ottenuto contro un club che due anni dopo avrebbe toccato l’apogeo della propria storia conquistando il titolo del campionato cecoslovacco. La magia di quel Paese, per noi, evidentemente stava 200 km più a Ovest, nella città di Cheb, il luogo di nascita di Pavel Nedved.
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Black&White Stories: il gol, secondo Le Roi
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Puntata dedicata nientemeno che a Michel Platini
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Quando si parla di lui non si può che partire dallo stile. Perché Platini è stato in tutta evidenza intanto e soprattutto una manifestazione di eleganza, tanto è vero che si è fatto apprezzare molto al di là della cerchia dei tifosi della Juventus. Una raffinatezza che stupiva tutti e non lui per una semplice ragione: Michel la viveva come una dote del tutto naturale ed in questo c’era anche tutto il piacere vagamente compiaciuto della sua unicità, quel fingere indifferenza di fronte ai complimenti. Non succedeva mai di sentirlo esaltare una sua meraviglia. Non amava molto il calcio parlato, in questo sapendo giocare molto bene anche sul terreno mediatico: fingendo stupore quando le sue battute venivano ingigantite e divertendosi enormemente a confezionarle ben sapendo che avrebbero fatto notizia, spiazzanti e precise come certi suoi tiri.
E poi, in questo atteggiamento, c’era anche una consapevolezza di fondo: l’enorme differenza tra la bellezza estetica di un gesto tecnico e la sua descrizione, per quanto letteraria e riuscita, è pur sempre un atto riflesso, una conseguenza e non una creazione originale. Tanto è vero che in qualche occasione si è anche inalberato – alla sua maniera molto francese, un moto di stizza, uno sbuffo e stop – quando gli hanno chiesto di stilare una pagella su una sua prestazione. A ognuno il suo compito, diceva a chiare lettere, siete voi giornalisti che dovete dare i voti, io gioco. Che, se si vuole, si può tradurre anche in un il Re sono io, tocca agli altri raccontarmi.
IL GOL E’ TUTTO
Un numero 10 come Platini non c’è mai stato. Nè prima di lui, né dopo. Intendiamoci: non che Sivori, Baggio o Del Piero non abbiano incantato, vinto, lasciato segni epocali ed esprimere ognuno di loro un’originalità della quale la storia del calcio conserva una traccia profonda e indelebile. Ma nessuno è stato un numero 10 come Le Roi. Un sovrano del cerchio di centrocampo, eletto a punto cardinale della sua visione eletta del gioco: intelligenza pura, arte della trasmissione di pensieri che i suoi piedi traducevano in linee di bellezza armonica e funzionalità concreta.
Un regista capace di vincere la classifica cannonieri in Italia per 3 campionati di fila: semplicemente inconcepibile, insistiamo, prima e dopo di lui. 54 reti in Serie A – per non parlare di quelle in altre competizioni – in 88 partite: una media di 0,6, a gara, numeri alla Trezeguet degli anni migliori e non è un modo di dire ma un esatto calcolo dei 3 tornei più prolifici di David, il centravanti più centravanti che ci sia mai stato (2002, 2006 e 2008, campionati dai 20 centri in su).
Ovviamente, anche in questo Michel non smentisce la sua alterità. Sa bene che “Nel calcio il gol è tutto” e che “Quando fai un gol in Francia lo sanno solo i francesi, quando lo fai in Italia lo sanno in tutto il mondo”. Ma quando non vi riesce e gli pongono le fatidiche domande su quanto gli manchi, la sua risposta è più caratteriale che diplomatica: “Non provo sensazioni di questo tipo”. Un Re – è sottinteso – non può perdere tempo con simili sciocchezze…
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LA RETE DIMENTICATA
Nel catalogo dei 104 gol realizzati da Platini nel suo quinquennio torinese ognuno ha una sua scala di valori. E se quello all’Ascoli è il più stilisticamente incredibile e al contempo indicativo di cosa sia un regista-attaccante (Michel si autolancia di tacco e supera il portiere con un pallonetto di punta), tanti altri sono sorprendenti, perfetti, inesorabili, geniali.
Ce n’è uno dimenticato e meno visto di altri, Platini lo ha inventato il pomeriggio del 31 dicembre 1983, quando molti sono indaffarati con i preparativi del veglione e le trasmissioni televisive dedicano meno spazio al calcio (soprattutto all’epoca…). E poi è talmente veloce nell’esecuzione che sorprende il cameraman, somiglia al proiettile lanciato da una catapulta, è rarissimo a vedersi.
Lo racconta Paolo Garimberti a Hurrà Juventus in un’intervista dedicata alla nascita dello Juventus Museum, il luogo giusto per custodire memorie così preziose e farle incontrare con altri eroi dal carattere opposto
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«Giocavamo ad Avellino e lui ha raccolto una respinta segnando di testa da fuori area. Non è stato solo un exploit bello e concreto, quello. Era esattamente l’unica scelta possibile affinché quel pallone vagante potesse entrare in porta. Il gol di un genio, che ha la capacità di capire in pochi istanti che cosa si debba fare. Lì c’è la dimostrazione perfetta di quanto fosse intelligente Michel. Ed è anche un po’ beffardo: ci vedo anche un po’ di Sivori, che segna alla Sampdoria dribblando due volte il portiere, una soluzione illogica, giustificata dal divertimento personale e anche da quel tanto di perfidia che Omar aveva nell’esibizione del suo talento».
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6 Aprile 2020
A Casa con la Juve, episodio 10!
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Gli ospiti di oggi: Cristiana Girelli e Claudio Marchisio!

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Reparto per reparto: la difesa
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A
Ventiquattro le reti subite dalla difesa bianconera finora in campionato.
Un dato superiore allo scorso anno, ma va detto che comunque quello della Juventus è il secondo miglior pacchetto arretrato della Serie A, alla pari con l’Inter. Meglio solo la Lazio, che comunque ha subito un solo gol in meno.
Molto bene i bianconeri nei primi tempi: solo otto i gol subiti in questo frangente, nessuno dall’inizio del 2020.
Solo cinque i gol subiti, invece, dalla difesa della Juve in sette gare di Champions League a fronte di 12 reti messe a segno.
Ottima la prova della difesa bianconera contro l’Inter:
Generale
Possesso
53,9%
53,9%
46,1%
46,1%
% Duelli vinti
62,5%
62,5%
37,5%
37,5%
Duelli aerei vinti
63,6%
63,6%
36,4%
36,4%
Intercetti
13
13
6
6
Fuorigioco
1
1
0
0
Corner
5
5
4
4
Distribuzione
Passaggi
620
620
533
533
Passaggi lunghi
56
56
44
44
Precisione passaggi (%)
91,1%
91,1%
86,5%
86,5%
Precisione passaggi metà avv. (%)
87,6%
87,6%
76,3%
76,3%
Cross
14
14
9
9
Precisione cross
42,9%
42,9%
11,1%
11,1%
Attacco
Gol
2
2
0
0
Tiri
17
17
13
13
Tiri nello specchio
5
5
1
1
Tiri ribattuti
5
5
5
5
Tiri da fuori area
6
6
9
9
Tiri da dentro l’area
11
11
4
4
Precisione al tiro (%)
29,4%
29,4%
7,7%
7,7%
Difesa
Contrasti
11
11
8
8
% di contrasti vinti
45,5%
45,5%
75,0%
75,0%
Respinte difensive
8
8
10
10
Disciplina
Falli fatti
8
8
18
18
Cartellini gialli
1
1
3
3
Cartellini rossi
0
0
1
1
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La Juventus è rimasta sotto nel punteggio per soli 133 minuti, meno di ogni altra squadra in questo campionato.
87,75% è il dato sulla precisione nei passaggi dei giocatori juventini, dato che arriva anche grazie ai 1346 passaggi di Leonardo Bonucci in campionato (dato migliore nella squadra), e ai 941 del suo compagno di reparto Matthijs de Ligt.
197 i palloni recuperati in totale dai due centrali (nelle classifiche di squadra non compaiono Chiellini e Demiral, stoppati dai loro infortuni per molte settimane), 39 i contrasti effettuati (sempre dato aggregato riferito ai due calciatori).
Sempre un difensore è il leader di squadra per palloni giocati, questa volta un laterale: parliamo di Alex Sandro, con 1896, sesto in tutta la Serie A.
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Black&White Stories: le promesse di Bonimba
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Boninsegna e l’indimenticabile estate del 1976
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Ci sono sessioni di mercato più importanti delle altre. Non solo per ragioni economiche o tecniche, ma anche per il valore simbolico ed affettivo che determinano gli addii di alcuni giocatori e gli arrivi di altri. Quella del 1976, resa amara e problematica dall’esito finale del campionato che ha visto la Juventus superata in classifica dai cugini granata, è tra le più importanti vissute dalla Signora. Non per numero di operazioni fatte – all’epoca erano più ridotte rispetto ad oggi, coerentemente a rose meno ampie; a renderla incandescente – non mancarono contestazioni del tifo nei confronti del presidente Giampiero Boniperti – bastarono due nomi in uscita e altrettanti in entrata: Fabio Capello al Milan per Romeo Benetti; Pietro Anastasi all’Inter in cambio di Roberto Boninsegna. Senza dimenticare che il carattere “rivoluzionario” dei cambi era ancora più spiccato tenendo conto che in panchina si andava a sedere un giovane tecnico di soli 37 anni: Giovanni Trapattoni.
Lungo l’asse Torino-Milano il calciomercato aveva proposto i momenti più emozionanti. Sì, oltre alle fredde motivazioni che determinano acquisti e cessioni, le sollecitazioni ai sentimenti dei tifosi erano state notevoli, soprattutto nel cambio di casacca dei due centravanti. Perché Anastasi era l’anima della Juve, come Boninsegna rappresentava l’Inter al 100%. Inoltre, i due non avevano mai nascosto il proprio tifo già dall’infanzia per le squadre alle quali davano tutto se stessi. Andare via, a maggior ragione per accasarsi dalla rivale storica, era non solo impensabile per entrambi: era sentirsi letteralmente fuori luogo, convivere con il senso di un tradimento e una certa forma di rancore verso chi l’aveva permesso.
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IL BOMBER DA FONDO CAMPO
Boninsegna arriva alla Juventus a 32 anni. Nel calcio degli anni ’70 tendenzialmente si viene considerati “vecchi”, se non ci fosse stato il recente esempio di José Altafini, che ha lasciato una firma importante sullo scudetto del 1975 quando di anni ne aveva 4 in più rispetto all’ex interista. Perciò, non mancano le motivazioni a Bonimba, che non è più il cecchino di un tempo, è calata la quota gol garantita nelle ultime due stagioni in nerazzurro, ma è un attaccante che nei 16 metri fa valere il suo peso e ci tiene a ricordarlo, ritraendosi come un centravanti vecchio stampo, uno che il gol ce l’ha nel sangue e non accetta trasfusioni di calcio moderno come adesso si pretende:
«Io sono un uomo da area di rigore. Non pretendo di stare sempre fermo in attesa della palla-gol, ma al massimo posso spostarmi nella tre quarti di campo. Non sono un palleggiatore, ma un tiratore. Non sono un uomo di manovra, non servo molto nel movimento».
Nell’attesa di misurare il suo grado di adattamento nella Juve, Roberto trascorre l’estate in Sardegna e si dedica al tennis, dopo aver vinto a Viareggio il torneo di tennis dei calciatori (una passione oggi sostituita dal padel…). Si definisce un mancino bravo a palleggiare da fondo campo, totalmente autodidatta, rovescio rigorosamente a una mano com’era nello stile di un tempo e qualche partita giocata con Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, il meglio che c’è in Italia.
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L’EREDITA’ DI PIETRUZZU
Boninsegna sa bene di dover convivere con un’ombra pesante. Ha giocato tante volte al Comunale contro la Juve e si è accorto dell’amore infinito che il popolo bianconero ha per Pietro Anastasi. Ma non è preoccupato, del resto lui è un combattente, uno di quei centravanti che amano confrontarsi fisicamente con i difensori più duri. In più, c’è il precedente beneaugurante del Mondiale 1970, quando Bonimba sostituisce Pietruzzu in extremis e risponde con due gol indimenticabili, il primo nel 4-3 alla Germania Ovest e l’unico nella finale perduta col Brasile di Pelé. Pelé bianco, questo è ciò che campeggia in uno striscione del Comunale dedicato ad Anastasi, amato anche per come rappresenta i tanti meridionali presenti a Torino, che in lui vedono un esempio di chi ce l’ha fatta. «Non sono preoccupato», confessa il mantovano. «Sostituire Anastasi non sarà facile, ma ci proverò. Non sono siciliano, ma sono lombardo. Chiedo ai tifosi di Anastasi di capirmi. A loro prometto che farò di tutto per accontentarli, come ai tifosi della Juventus».
Boninsegna conquisterà la prima copertina di Hurrà Juventus “solo” ad ottobre di quel 1976 – trovate qui, sopra e sotto, quelle pagine. Prima ci sono quelle dedicate a Trapattoni, a Bettega, alla foto-squadra e a Benetti. Divisa d’allenamento, pallone in mano, sguardo determinato. Quello di uno capace di andare in gol in tutti i suoi esordi in bianconero: in Coppa Italia, in Coppa Uefa e in campionato. Una partenza straordinaria per una stagione che lo sarà altrettanto anche grazie alla continuità del suo contributo, con 20 reti complessive.
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Our Icon… Your Icon!
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Interpretate il logo della Juventus, dando libero sfogo alla vostra fantasia: da oggi c’è Youricon.Juventus.com!
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Ormai lo conoscete bene, da tre anni.
Il logo della Juventus e la nuova identità visiva sono stati, dal 2017, i primi passi che hanno proiettato il Club nel futuro, con un “cambio di pelle” mai visto prima, non solo nella nostra storia.
Un percorso, quello del nostro brand, che si identifica con il logo diventato, nel corso dei mesi, una vera e propria icona, che esprime – e continuerà a farlo – quanto noi vogliamo rivolgere lo sguardo sempre al futuro. Per vivere sempre un passo avanti: Live Ahead.
Un logo che, oltre che nostro è, soprattutto, vostro: lo avete conosciuto, lo avete visto in campo, lo avete indossato. E adesso, con l’Icona di Juventus – appunto, Icon– potete esprimere la vostra fantasia.
Ci rivolgiamo proprio a voi e alla vostra creatività: da oggi c’è la piattaforma Your Icon da cui potete scaricare il logo Juventus per reinterpretarlo nel modo secondo voi più originale. Poi, una volta loggati, potrete caricare le vostre creazioni, che saranno visibili, condivisibili sui Social, e ovviamente votabili da tutta la community.
Per chi avrà avuto più preferenze (oltre a due lavori selezionati proprio da Juventus) sono previsti premi… e sorprese!
Cosa aspettate? Make our Icon… your Icon!
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A Casa con la Juve, episodio 11!
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Gli ospiti di oggi: Sebastian Giovinco e David Trezeguet!

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Buon compleanno, Blaise!
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Matuidi festeggia oggi i suoi 33 anni
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Oggi compie 33 anni Blaise Matuidi:

Un centrocampista che dal 2017, da quando è in bianconero, ha saputo conquistare la stima di tutti, per serietà, voglia di migliorarsi continuamente e per l’entusiasmo con il quale, da sempre, affronta ogni avventura e ogni impegno.
Matuidi è sempre presente.
Sempre pronto a fare quello scatto in più, a recuperare quel pallone. A dare tutto. E magari, pronto anche a togliersi lo sfizio di segnare qualche gol ed esultare in quel modo che… fa volare tutti noi.
Di cuore: buon compleanno Blaise!
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Goal Anatomy | Come segna l’Under 23
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Viaggio all’interno delle reti della squadra di Mister Pecchia
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Sono 44 i gol segnati dalla Juventus Under 23 in questa stagione, distribuiti nelle 34 gare disputate in totale, tra campionato e Coppa Italia di categoria. I bianconeri in Coppa hanno vissuto alcuni dei momenti più belli della stagione, come testimoniano il pass per la finale conquistato con la grande rimonta contro la FeralpiSalò e il dato delle reti: 14 in 7 partite, che si aggiungono alle 30 realizzate in campionato.
COME SEGNA LA JUVE
Seguendo il filo della stagione ci si imbatte in diversi gioielli realizzati dai ragazzi di Pecchia. Il primo gol stagionale, per esempio, è una gemma firmata Pietro Beruatto, con una conclusione con l’esterno mancino da posizione defilata, cui fa fatto seguito, pochi giorni più tardi, la rovesciata di Mota Carvalho, protagonista della prima parte di stagione, sempre al posto giusto in area di rigore. Tra le giocate individuali degne di nota rientrano senza dubbio anche i gol su calcio di punizione, soluzione che ha spesso regalato soddisfazioni: da Lanini a Clemenza, senza dimenticare Zanimacchia, autore delle due esecuzioni più belle contro Carrarese e FeralpiSalò.
In più di un’occasione per portare a casa punti importanti è servita anche una buona dose di pazienza, per aspettare il momento giusto, far valere la voglia di arrivare al risultato e sfruttare gli errori degli avversari. Nascono dal mix di questi fattori le reti nel finale, spesso decisive, come quella di Toure contro il Siena o di Mulè contro il Como, uno dei sei gol di testa messi a segno dai bianconeri, di cui l’ultimo firmato da Brunori nell’ultima gara disputata prima dello stop, e anche i rigori guadagnati e poi trasformati: è spesso cambiato l’esecutore, non l’esito.
A referto vanno anche alcune belle conclusioni da fuori area. Quella di Beltrame contro la Pro Vercelli potrebbe essere in lizza per la palma di gol più bello della stagione, ed è in ottima compagnia: dalle reti di  Ettore Marchi, alle giocate di Luca Zanimacchia, capace di andare in gol sia di destro che di sinistro. La capacità di adattarsi alle situazioni e far valere le qualità dei ragazzi è stata senz’altro un fattore importante nel corso dell’annata.
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10 Aprile 2020
A Casa con la Juve, l’episodio 12!
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Gli ospiti di oggi: Marco Storari e Mirko Vucinic!

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Black&White Stories: i divieti di Herrera
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Heriberto raccontato dai giocatori
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In quel mutevole universo che è la comunicazione nel calcio, ogni epoca propone le sue regole e le sue consuetudini. I modi di rappresentazione sono estremamente variabili e tendenzialmente il racconto dello sport ha allargato i suoi ambiti, infrangendo la “sacralità” di alcuni territori (oggi le telecamere entrano negli spogliatoi ed è normale, un tempo era rarissimo). Senza contare che nell’era dell’informazione h24 e dei social, gli stessi attori protagonisti diventano narratori di se stessi, si filmano senza filtri, non hanno più bisogno di media istituzionali per conquistare l’attenzione generale.
In questo contesto esistono ancora tabù, zone segrete, argomenti dove è meglio cavarsela con un frasario più o meno di circostanza? Sì, non pochi, ed uno è certamente il rapporto tra calciatori e allenatori. “Decide il mister” è un classico che si sente nelle interviste ed è qualcosa di diverso da un’ovvietà (se non decidesse l’allenatore, sarebbe un evento clamoroso, a ben vedere). Far parlare un giocatore di colui che in fondo ne orienta i destini in carriera significa farlo entrare in un territorio  scivoloso (anche se se la cavano piuttosto bene: un po’ perché abituati, un po’ perché il sapere calcistico di chi va in campo oggi è decisamente elevato e c’è sempre il ricorso all’ironia come lente per evitare possibili trappole).
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Quand’è che prevale la reticenza ed è anche legittimo che sia così? Quando le cose non vanno bene. In quei casi la soluzione più istintiva è fare gruppo optando per il famoso “fatti, non parole”, altrimenti definibile come prima otteniamo i risultati, solo dopo ci possiamo dedicare alle valutazioni o alle promesse.
Stupisce perciò – e non poco – scoprire che nel numero di marzo del 1965 Hurrà Juventus chiamasse alcuni componenti della squadra a tracciare un ritratto di Heriberto Herrera. Al suo primo anno, l’allenatore paraguaiano stava gestendo una situazione non facile, a tre mesi dalla conclusione del campionato erano già evaporate le speranze di partecipare alla lotta per il titolo. In più, la concezione del gruppo era fortemente democratica, come attestò la sua “battaglia” con Omar Sivori, considerato al pari degli altri già alla sua prima intervista: «Premetto che nessuno usufruirà trattamenti particolari»; ma la gestione  quotidiana era dittatoriale, con un senso della disciplina che portava a un rigido controllo della vita privata di ognuno. Evidentemente, la curiosità suscitata dal personaggio era tale da volerne sapere di più proprio da chi lo viveva tutti i giorni.
NO AL DIVERTIMENTO
«E’ un uomo coerente che non conosce attimi di flessione. Almeno sul lavoro. Ho conosciuto ed apprezzato nel tempo altri allenatori, Parola, Lorenzo per fare esempi, ma nessuno ha mai avuto tanto rispetto per la parola “allenamento”. Per don Heriberto non esiste la partitina che fa divertimento. Non c’è perché è giusto che sia così. Il giocatore di calcio – così almeno io interpreto il suo modo di pensare – è un professionista che lavora per uno stipendio e che ha l’incentivo di determinati premi. Perciò è suo dovere, al di sopra di ogni costrizione da parte di chicchessia, capire che è suo interesse rendere al massimo». A parlare così è Bruno Mazzia, uno che il campo con Herrera lo vede poco. Sembra essersi convinto della bontà dei suoi metodi, anche se il compagno Gianfranco Leoncini – che col nuovo mister invece raggiunge il massimo delle sue presenze in stagione – non nasconde le difficoltà iniziali: «Che la cosa tutto subito sia stata piacevole non posso dirlo. Anzi qualcuno ha fatto un broncio lungo mezzo metro».
NO ALLE SIGARETTE
In Italia, nel 1965, il 60% degli uomini fumava. E non stupiva sentire i calciatori confessare il “vizio” come una prassi normale. Ma anche in quel caso, c’era Herrera pronto a educare, come racconta Ernesto Castano: «Ha il dono di saperti convincere ad una rinuncia – poniamo le troppe sigarette – senza fartela apparire sotto  la forma di “diktat”, anche se in effetti è poi proprio cosi». Convincendoti non per i benefici immediati, ma per quelli a lungo termine, secondo il mister riassumibili in un paio di anni in più di calcio ad alti livelli «con lo stesso passo e con lo stesso ritmo». Era questa del resto l’idea fissa di un mister famoso per avere introdotto nel calcio statico della sua epoca quel “movimiento” che anni dopo sarebbe stato considerato l’abc del gioco e non più la bizzarria filosofica di un duro sudamericano col culto della preparazione atletica.
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10 motivi per amare…
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La puntata di oggi è dedicato a un campione come pochi. Come pochissimi: Gianluca Viali!

Juve in the world: Oporto
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Seconda puntata di storie bianconere… in giro per il mondo
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Dici Porto e il pensiero corre veloce al 1984, a un’altra città prima ancora che alla squadra lusitana: Basilea, sede della finale di Coppa delle Coppe, Juve in maglia gialla, Gaetano Scirea che alza il trofeo in una stagione che porta in dote anche lo scudetto, uno dei momenti emotivamente più intensi nella nostra storia.
Se invece viene in mente la cosiddetta capitale del Nord del Portogallo – poco più di 200.000 abitanti ma un’area metropolitana molto estesa – lo sguardo devia necessariamente verso occidente, verso gli Stati Uniti, coinvolti in una tragedia riassumibile in una data indimenticabile: 11 settembre 2001. Uno di quei giorni dove tutti ci ricordiamo dov’eravamo e cosa stavamo facendo.
La Juventus, per l’appunto, era a Oporto, luogo dove non era mai stata prima, in attesa di debuttare nel girone di Champions League 24 ore dopo. Una gara che sarebbe stata rinviata di un mese, non prima di avere vissuto ore lunghissime, un tempo sospeso nell’attesa di capire l’esatta portata degli eventi che si stavano verificando oltre Oceano.
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Alessandro Del Piero, nella sua stanza al decimo piano dell’hotel dove alloggia la squadra, vede in tv il secondo aereo schiantarsi nelle torri del World Trade Center. Un’immagine shock, si fa fatica a pensare che quello che si sta vedendo sia vero e non un film catastrofico, di quelli ai quali Hollywood ci ha abituato. Un atto di guerra in diretta, che il 10 bianconero vive con particolare angoscia: “Non più di due mesi fa ero su quelle torri”, racconta a Hurrà Juventus. L’altoparlante piazzato in ogni stanza dell’hotel Porto Palacio annuncia che è necessario evacuare l’albergo. Tutti i giocatori e lo staff si ritrovano in strada. “Un po’ di paura, lo confesso, l’ho avuta” rivela Lilian Thuram, mentre Marcelo Salas ha faticato a svegliare Mark Iuliano dal riposo pomeridiano. La squadra viene  portata a Lo Estadio Das Antas, l’impianto dove il Porto ha disputato le sue partite fino al 2004.
L’allenamento di vigilia viene sostenuto in anticipo rispetto all’orario previsto. Quando si torna in hotel, l’Uefa non ha ancora preso decisioni e il turno di Champions League prende regolarmente il via, in Italia la Roma scende in campo contro il Real Madrid. Il giorno dopo, il 12 settembre, mentre la Juve si dirige nuovamente all’impianto del Porto per la tradizionale rifinitura mattutina, arriva la notizia del rinvio della partita.  La dirigenza si mette subito in moto per rientrare in Italia al più presto. Dopo una lunga serie di severi controlli, la squadra si imbarca su un volo privato diretto a Torino. Tutti sono concordi: in queste condizioni non si può giocare. Per una questione di sicurezza e per il rispetto che si deve nei confronti delle migliaia di vittime.
11 OTTOBRE 2001
Ci si rivede un mese dopo. Anche se la tensione internazionale è su livelli molto alti, il calcio ha ripreso il suo andamento normale. Un riflesso della delicatezza della situazione lo si ha nel viaggio: il volo che porta la squadra in Portogallo è costretto a cambiare rotta all’improvviso per non imbattersi nelle esercitazioni dei caccia francesi in allerta per l’Afghanistan.
Siamo già alla terza gara del girone. La Juve ha affrontato il Celtic in casa e il Rosenborg in Norvegia, ricavandone una vittoria e un pareggio. In terra lusitana la Signora prende un altro punto, frutto di uno uno 0-0 che mette in evidenza un super Buffon (alle sue prime prove in bianconero, vissute come test d’affidabilità che lui supera alla sua maniera). Tre gli interventi salva-risultato di Gigi: sull’attaccante Renivaldo Pena; su Deco (il cui talento esploderà da lì a poco e che in quell’edizione di Champions League metterà a segno 6 reti, il massimo della sua carriera); infine, nella ripresa, si fa trovare pronto anche su una conclusione di Helder Postiga. Un particolare che rende la partita degna di ricordo, ben al di là del suo significato nella classifica – la Juve si qualificherà alla fase successiva senza problemi – è che quella di Porto (l’unica mai giocata in quella città) è la gara numero 300 nelle coppe europee
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Black&White Stories: che rimonta!
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Dove si vince un campionato perduto? Il 2015/16 della Signora
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Di quante situazioni decisive è fatto un campionato? Per rispondere a questo interrogativo non ci sono elementi oggettivi e incontrovertibili, a dispetto di tante analisi critiche volte a individuare un risultato finale in una causa prevalente rispetto a tutte le altre. Se è vero che ogni gara vale 3 punti e quindi – almeno nella logica puramente aritmetica – tutte rivestono la medesima importanza, intervengono tantissimi fattori a determinare una direzione piuttosto che un’altra. Perciò, ciò che vi proponiamo – un viaggio indietro nel recente passato, al torneo 2015-16, il nostro quinto degli otto consecutivi – è nient’altro che un inventario di situazioni importanti vissute in quel periodo che hanno portato la Juventus dall’occupare la parte destra della classifica al sorpasso sul Napoli dopo 15 vittorie consecutive.
Un’impresa che ha contraddetto qualsiasi precedente statistico, 45 punti ottenuti sui 45 punti disponibili che hanno rovesciato un verdetto che dopo 10 giornate sembrava scritto. All’interno di quella fantastica rimonta, che ha visto la Signora sorpassare uno dopo l’altro i concorrenti, ci sono almeno cinque momenti che hanno inciso fortemente sulla direzione del percorso, anche se ovviamente non esistono controprove che in qualche altra maniera non si sarebbe riusciti comunque ad arrivare alla meta finale.
LA PRIMA (DOPPIA) SPINTA
Il dopo Sassuolo-Juventus (l’analisi sincera del gruppo storico sulle ragioni della sconfitta e del conseguente dodicesimo posto in classifica) è alla base del riscatto che si materializza nella vittoria in Juventus-Torino 3 giorni dopo con gol di Cuadrado al quarto minuto di recupero).
Una spinta che si evidenzia immediatamente in classifica, riducendo la distanza dal vertice da -11 a -9: ancora un abisso, ma è un segnale che lassù in alto non vanno spediti. Ma cosa sarebbe successo se in quella gara non ci fosse stata la mostruosa parata di Buffon sul colpo di testa di Glik sul risultato di 1-1? se a mezz’ora dal termine la Juve si fosse trovata in svantaggio, avrebbe avuto la forza di uscire da quello che si sarebbe profilato come un incubo? E’ probabile che nel nostro album dei ricordi l’intervento di Gigi sia messo in secondo piano rispetto alla pazza felicità della rete di Juan, già solo perché riproduceva il gol di Pirlo nel precedente derby allo Stadium a 4 secondi dal termine. Ma ai fini dello scudetto, quello è un istante altrettanto fondamentale per far ripartire la macchina bianconera.
DAL CAPPOTTO IN POI
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Altrettanto si può dire per altre due situazioni della fase conclusiva del girone d’andata, quando si è già molto lontani dalla crisi e si è stabilita una continuità di prestazioni che riporta la Juventus a ridosso delle prime. La prima è molto nota perché la rende visivamente Massimiliano Allegri, che si libera del cappotto nel finale  di Carpi, quando un eccessivo rilassamento rischia di trasformare una vittoria certa col doppio scarto in un clamoroso pareggio, per di più da digerire lungo la pausa natalizia. La seconda è altrettanto importante ma molto meno celebrata ed è il salvataggio di Chiellini in Sampdoria-Juventus 1-2: anche qui gli ultimi istanti di gara, 3 punti preziosi da salvaguardare in una partita che sarà lo start di un’impresa che impreziosirà ancor più quell’annata: il record d’imbattibilità di Gigi Buffon.
Da lì parte una serie di partite dove la solidità difensiva diventa assoluta e non mancano vittorie nette nel punteggio, a garantire punti e a irrobustire ancor più la convinzione di potercela fare.
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Non sappiamo se sia stato decisivo lo scontro diretto tra Juventus e Napoli, che ha determinato il raggiungimento della quindicesima vittoria consecutiva e il sorpasso da parte dei bianconeri. Con 13 giornate da giocare e 39 punti in palio è difficile considerare il peso di un singolo match. Resta il fatto che in quell’incontro ci sono almeno due “sliding doors” che contengono una parte del destino del match, oltre alla folgorante invenzione di Simone Zaza che ha determinato l’1-0: il salvataggio di Bonucci su Higuain nel primo tempo che evita alla Juve una gara in svantaggio e l’ingresso in campo di Alex Sandro a 4 minuti dal novantesimo al posto di Paulo Dybala, con il brasiliano che partecipa all’azione del gol che arriva due minuti dopo.
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La Juve non si ferma
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In questo momento di emergenza il club ha dato vita a una serie di iniziative e corsi di formazione rivolti ai componenti dei vari staff tecnici, ai ragazzi delle giovanili e a tutti i dipendenti
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Il difficile momento che tutti stiamo vivendo non dev’essere un freno alla maturazione personale e professionale di nessuno. È con questo spirito che la Juventus ha lanciato una serie di iniziative rivolte ai componenti dei vari staff tecnici, ai ragazzi delle giovanili e a tutti i dipendenti del club, per permettere loro di proseguire i rispettivi percorsi di crescita.
È nato così, già dal 30 marzo, “Juventus Studium – ore 15 tutti in Formazione”, l’incontro quotidiano che si rivolge agli staff tecnici di tutte le formazioni bianconere e che mira ad approfondire tematiche fondamentali per la corretta gestione di una squadra, dagli aspetti tecnici, a quelli psicologici, con protagonisti di assoluta eccezione, tra i quali anche Fabio Paratici, Maurizio Sarri, o il ct della Nazionale di Futsal Alessio Musti.
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Continua, anche a distanza, il progetto “Formazione Juventus”, rivolto ai ragazzi del Settore Giovanile. L’Area Psicologica Juventus ha strutturato i corsi in modo che le attività possano essere svolte insieme alla famiglia, condividendo così un momento formativo di particolare importanza. È stato inoltre istituito un servizio di Sportello Psicologico per permettere ai ragazzi e alle loro famiglie di affrontare insieme le incertezze, le preoccupazioni, le paure con le quali è inevitabile confrontarsi in un momento tanto delicato.
Per gli staff e i ragazzi dell’Academy è stato inoltre realizzato il progetto “Compiti a casa”, grazie al quale, il personale delle diverse aree, siano esse tecniche, fisiche, mediche, organizzative, di scouting, può sviluppare una serie di tematiche utili alla programmazione delle attività future. Ai ragazzi delle squadre Under 15, 16 e 17 sono invece indirizzati degli specifici programmi di lavoro didattico, tecnico individuale e fisico, sviluppati con cadenza settimanale, attraverso video e incontri a distanza.
Ai dipendenti Juventus, molti dei quali sono tutt’ora attivi da casa grazie allo smart working, è quindi dedicato “Grow By Learning!” il programma formativo e di crescita professionale mirato allo sviluppo delle competenze individuali, attraverso corsi di formazione tecnica, siano essi di public speaking, oppure relativi alla gestione dei collaboratori, o ancora incentrati sullo sviluppo di una comunicazione efficace o sul project management… A questi si affiancano i corsi di formazione linguistica, che consentono ai dipendenti di perfezionare l’inglese, lo spagnolo o… l’italiano, per i tanti stranieri che lavorano quotidianamente per il club.
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COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 10 aprile 2020 recante “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 3 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto dei DPCM e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
In ottemperanza alle disposizioni del Dpcm del 10 aprile 2020, lo Juventus Museum sarà chiuso al pubblico fino al 3 maggio, salvo diversa disposizione ministeriale.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
JUVENTUS STORE
Gli Juventus Store di Torino, Milano e Roma sono al momento chiusi.
ATTIVITÀ AGONISITCA
A seguito del DPCM del 10 aprile 2020,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 3 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile e Femminile
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.
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Daniele Rugani e Blaise Matuidi hanno effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19. Gli esami hanno dato esito negativo. I giocatori pertanto sono stati dichiarati guariti in data 15 aprile e non sono più sottoposti al regime di isolamento domiciliare.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione è rinviata a data da destinarsi
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Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
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IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, successivamente, del D.P.C.M. 1 aprile 2020 e 10 aprile 2020.
Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.
Under 23
Sospeso il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.
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Settore giovanile
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A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente dei seguenti Campionati e Tornei giovanili organizzati dal Settore Giovanile e Scolastico, programmati per la stagione sportiva 2019/2020:
−      Campionati Giovanili Nazionali, Under 18 Serie A e B, Under 17 Serie A e B, Under 17 Serie C, Under 16 Serie A e B, Under 16 Serie C, Under 15 Serie A e B e Under 15 Serie C;
−      Tornei Giovanili a carattere nazionale, fasi interregionali e fasi finali Under 14 PRO e Under 13 PRO;
−      Fasi interregionali e fasi finali dei Campionati Giovanili Nazionali Femminili Under 17 e Under 15.
Settore giovanile maschile
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa.
UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa.
UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa.

Settore giovanile femminile
A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente lo svolgimento del Campionato Nazionale Primavera organizzato dalla Divisione Calcio Femminile.
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Ad oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni imposte dal DCPM del 11.3.2020 e fatta eccezione per la Sede Principale (HQ), per i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo) e per lo stadio, tutte le altre sedi di lavoro sono state chiuse.
L’attività aziendale presso la Sede Principale (HQ), i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo), nonché lo stadio è stata comunque ridotta al minimo essenziale, ovvero alle sole attività ritenute necessarie e indifferibili (incluse le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro).
La presenza di personale dipendente è stata conseguentemente ridotta al minimo necessario.
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Juventus ha infine impartito precise indicazioni ai propri dipendenti, invitandoli ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:
•
lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
•
evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
•
evitare abbracci e strette di mano;
•
mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
•
igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
•
evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
•
non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
•
coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
•
non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
•
pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
•
usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
Juventus ha inoltre invitato tutti i dipendenti delle varie sedi a limitarsi agli spostamenti strettamente necessari per motivi di servizio. La Società sta mettendo in atto iniziative e misure concrete a supporto dei propri dipendenti volte a sostenere tutti, anche con particolare riguardo alle famiglie.
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Reparto per reparto: centrocampo
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Terzo appuntamento con i facts bianconeri finora in stagione
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Il cuore del gioco bianconero, passa dal centrocampo. E i numeri dell’attuale capolista sono abbastanza chiari (anche se ovviamente, quando si parla di sequenze di gioco, passaggi e possesso palla, i dati sono riferiti a tutti i reparti).
La Juventus è la squadra che conta più sequenze di gioco su azione con almeno 10 passaggi effettuati nella Serie A in corso (461, quasi 18 in media per incontro).
La squadra bianconera ha il secondo miglior possesso palla di questo campionato, dietro solamente al Napoli: nelle sue precedenti tre stagioni al Napoli la squadra di Maurizio Sarri ha sempre avuto il miglior possesso palla della Serie A – infatti il 59.3% della Serie A 2019/20 è il miglior risultato per la Juventus dal 2011/12.
La Juventus è la squadra che in questo campionato ha avuto la miglior percentuale di passaggi riusciti (88%)
Non solo: la Juve è seconda (sempre dietro il Napoli) per passaggi riusciti (13183) e prima quanto a precisione nei passaggi (87,75%)
DATI INDIVIDUALI
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Sono 6 gli assist confezionati da Rodrigo Bentancur (in top 10 della Serie A), 135 i palloni recuperati da Miralem Pjanic (frutto anche di 38 contrasti) e in totale ben 3429 i passaggi riusciti in totale a Pjanic, Bentancur, Rabiot e Matuidi.
UN ESEMPIO: JUVE-INTER
Come raccontato nel Game Review dell’ultima giornata giocata dai bianconeri poco più di un mese fa, ecco un esempio di come lavora il centrocampo juventino, partendo da un recupero palla in fase difensiva
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La Juventus è in possesso nella propria area di rigore e l’Inter prova con un pressing alto di inibire sul nascere l’azione bianconera. Quando Higuain conquista una palla sporca a metà campo, l’azione della Juventus si dipana con straordinaria velocità: Matuidi tocca per Ronaldo che viene subito incontro alla palla. Il portoghese serve di prima Bentancur che si propone per la costruzione dell’azione.
Dybala alto a destra scatta in avanti per allungare l’Inter presa in mezzo fra il tentativo di pressing alto e l’immediato retrocedere della propria difesa.
Dybala supera Young grazie ad uno straordinario stop: hanno seguito l’azione Ramsey ed Higuain che formano un tridente, ma sulla destra a dettare un eventuale passaggio ecco la sovrapposizione di CR7 che aveva dato di fatto avvio all’azione.
Dybala combina nello stretto con Ramsey e dopo un gran dribbling batte Handanovic con un tocco di esterno sinistro di straordinaria bellezza.
A proposito di Juve-Inter, decisivo in quella gara proprio un uomo del nostro centrocampo, Aaron Ramsey: il gallese è stato autore di un gol e di un assist.
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Prima di lui, l’ultimo giocatore della Juventus che aveva sia segnato che fornito assist nel corso della stessa sfida di Serie A contro l’Inter era stato Fabio Quagliarella nel marzo 2013. Aaron ha segnato in due match consecutivi di campionato per la prima volta da ottobre 2017, in quel caso con la maglia dell’Arsenal.
Ramsey ha segnato tre gol in questo campionato, l’ultima giocatore gallese a fare meglio in una singola stagione di Serie A è stato Ian Rush nel 1987/88, sempre con la Juventus (sette reti).
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Black&White Stories: elogio del capolavoro “inutile”
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Grandissimi gol, che non hanno influito nella storia.
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La Juve a Tokyo che vince prima dei calci di rigore grazie al capolavoro di Michel Platini. Chi non ha mai pensato che sarebbe stato questo il giusto verdetto di quella finale di Coppa Intercontinentale? C’è un incredibile paradosso vissuto da uno dei più grandi calciatori mai visti: avere realizzato una rete straordinaria – sombrero e tiro al volo – e vedersela annullare per un fuorigioco di posizione di un compagno, del tutto ininfluente nello sviluppo dell’azione.
A ben guardare, sull’esempio di quanto vissuto dal fuoriclasse francese, si potrebbe scrivere una storia del calcio alternativa per ridare il giusto merito a quelle meraviglie perdute nella nostra memoria perché non hanno prodotto effetti benefici sui risultati. Un elogio dei cosiddetti “capolavori inutili”, una “condanna” che ha colpito un po’ tutti i campioni e che si è rivelata ancor  più pesante da accettare quanto più era importante la posta in palio.
Noi della Juve abbiamo in tal senso alcune situazioni particolari, che sono entrate nella voce dei rimpianti ma il cui senso estetico – talvolta incredibilmente perfetto – sarebbe un errore dimenticare. Per dirla con un’immagine da museo d’arte, sono quadri che lasciano senza fiato per la loro bellezza se non ci venisse in mente il contesto nel quale sono stati dipinti.
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IL PODIO
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Tokyo 1986 merita il primo posto del podio. Già solo perché riesce comunque a essere un ricordo piacevole con quell’esultanza di Michel sdraiato per terra, che dice tutto del suo carattere, della sua particolare qualità nello sdrammatizzare ogni situazione e – di fatto – anche della capacità che ogni fuoriclasse vero ha nel proprio dna: rialzarsi e andare a vincere, tirare lui il rigore che ci permette di diventare campioni del mondo.
Ai due gradini successivi, in ordine cronologico, scegliamo – e non potrebbe essere altrimenti, francamente – le reti da far strabuzzare gli occhi di altre due finali, purtroppo perdute. Il primo è il colpo di tacco di Alessandro Del Piero a Monaco di Baviera, quando accorcia le distanze sul Borussia Dortmund. Dura solo 6 minuti l’illusione della rimonta, prima del definitivo 3-1, ma in quel tempo – comunque lunghissimo – ci diciamo tutti che un gol così strepitoso (fatto di sinistro, per di più) non può associarsi a una sconfitta. Alex ci ha regalato ben altre pennellate d’autore, ma è legittimo pensare che se una rete così fosse stata alla base di una vittoria oggi forse avrebbe in casa l’unico trofeo che gli manca in carriera: il Pallone     d’Oro. Del resto, come pure esercizio teorico, pensate alla sua prodezza contro la Fiorentina di due stagioni prima: la considereremmo la più bella delle sue reti se non si fosse associata al 3-2, al portarci a un successo in rimonta che ancora fa venire i brividi?
Dopo due numeri 10, un gol da 10 in pagella è quello di Mario Mandzukic a Cardiff, non a caso entrato nella top ten del Puskas Award 2017, che premia l’exploit dell’anno. E a guardarlo dal lato prettamente tecnico, è una rete che combina incredibilmente una performance individuale – la rovesciata finale – con una manovra d’insieme. Lancio di Bonucci, cross al volo di Alex Sandro, stop e sponda di Higuain, tiro del gigante croato: la palla non tocca mai terra!
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GLI ALTRI
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A ben guardare, sono molti i giocatori che nella loro collezione di gol hanno un capolavoro dimenticato per ragioni diverse. Claudio Marchisio inventa una rovesciata contro l’Udinese che per potenza dell’impatto con il pallone, istintività nell’esecuzione e precisione della traiettoria merita di essere guardata nelle scuole calcio, anche se nel cuore si conservano di più altri esempi visto che quella sfida finiamo per perderla. Filippo Inzaghi segna un gol di destro al volo in un Juventus-Fiorentina che ha solo il torto di finire in parità, altrimenti entrerebbe in molte classifiche; così come raramente viene indicata tra le migliori punizioni di Andrea Pirlo quella in un derby sfortunato, nonostante il disegno del Maestro porti il pallone a baciare la parte interna della traversa con una precisione millimetrica (e lui lo sa, lo si vede dal sorriso dell’esultanza).
Infine, c’è un ulteriore paradosso in questa particolare raccolta di bellezze: succede quando il carattere estetico si raddoppia e finisce per assomigliarsi. “Vittima” di questa situazione è Gonzalo Higuain a Monaco, Champions League 2016-17 e stavolta parliamo di una sonante vittoria. La doppietta del Pipita è non solo preziosa per ipotecare il passaggio del turno, ma è figlia di azioni congegnate benissimo e finalizzate come meglio non si potrebbe. Difficile scegliere una rete piuttosto dell’altra e tale “imbarazzo” finisce per eliderle, raramente le si vede richiamate quando si ripropongono i capolavori dell’argentino. Il che, a ben guardare, contiene una lezione per i curatori delle mostre: mai mettere i quadri migliori uno vicino all’altro, a ognuno la propria stanza, il giusto spazio…
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Covid-19, guariti Matuidi e Rugani
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I giocatori hanno effettuato doppio controllo, che ha dato esito negativo
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Daniele Rugani e Blaise Matuidi hanno effettuato, come da protocollo, il doppio controllo con test diagnostici (tamponi) per il coronavirus-Covid 19. Gli esami hanno dato esito negativo. I giocatori sono pertanto guariti e non sono più sottoposti al regime di isolamento domiciliare.
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A Casa con la Juve, l’episodio 13!
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Un grande trio per la puntata del 15 aprile: Szczesny, Pinsoglio e il rapper Shade!

Goal Anatomy | Come segna la Juventus
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Viaggio nei gol bianconeri di questa stagione
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Sono 71 i gol messi a segno dalla Juventus nelle 37 gare giocate finora in stagione, così suddivisi: 50 in campionato, 8 in Coppa Italia, 12 in Champions League e uno in Supercoppa Italiana. L’ultimo, a oggi, porta la firma di Paulo Dybala ed è stato anche uno dei più belli, naturalmente in ottima compagnia.
COME SEGNA LA JUVE
Il primo gol della stagione l’ha siglato capitan Chiellini in mischia, regalando anche i primi tre punti. Primo gol arrivato dalla difesa, cui hanno fatto seguito la firma di Danilo, in gol 29 secondi dopo il suo ingresso in campo contro il Napoli, i quattro centri di Bonucci, i due di de Ligt (il primo, speciale, ha regalato la vittoria nel derby) e la rete di Demiral contro la Roma.
Due reti le ha segnate anche Juan Cuadrado, spesso schierato terzino destro, ma finito sul tabellino dei marcatori nelle occasioni in cui è stato impiegato in posizione più avanzata. Il suo primo gol stagionale, quello segnato contro l’Atletico Madrid al Wanda Metropolitano nell’esordio europeo di questa stagione, rientra ancora nella lista dei più spettacolari: una conclusione perfetta con il sinistro. Con il suo mancino ha deliziato, e tanto, Paulo Dybala: 13 reti in totale (due con il destro), realizzate in tanti modi diversi. Dall’interno dell’area di rigore, da fuori area, su punizione, in dribbling, al volo, di potenza e di precisione.
A proposito di reti con il sinistro, ne ha siglate quattro, tra cui la sua prima stagionale, anche Cristiano Ronaldo, capocannoniere bianconero con 25 reti. La maggior parte, ovviamente, CR7 le ha segnate con il suo piede, il destro, regalando però gioie anche di testa, tra cui quella contro la Sampdoria dove, volando in cielo, ha dato l’impressione di fermare il tempo, lasciato tutti a bocca aperta. È stato sempre perfetto, anche dal dischetto, quando necessario.
Ci sono poi i gol corali, quelli frutto del lavoro di squadra, e due reti ne sono la massima espressione, entrambe siglate da Gonzalo Higuain: quella contro l’Inter, a San Siro, e quella in Coppa Italia, contro l’Udinese all’Allianz Stadium. Due azioni spettacolari, sfociate in due gol splendidi. Il Pipita ha partecipato, da assistman, anche alla straordinaria serpentina di Douglas Costa contro la Lokomotiv Mosca.
Un certo peso l’hanno avuto anche i gol dei centrocampisti, quasi mai banali. Aaron Ramsey ne ha messi a segno quattro, Miralem Pjanic tre, Blaise Matuidi due e Rodrigo Bentancur uno. Il gallese ha sfoggiato le sue doti di inserimento (così come Matuidi e Bentancur, in netta crescita sotto questo aspetto), ma anche una buona dose di opportunismo, mentre Pjanic si è preso la scena con le conclusioni perfette dalla distanza contro SPAL, Brescia e Bologna.
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1969-70: la storia di un incredibile Juventus-Milan 3-0
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Oggi, in un calcio fortemente codificato tatticamente e dagli spazi ristretti, lo spazio per l’istinto dei bomber esiste ancora, ma è certamente confinato in un’area particolare, quella della soluzione improvvisa che può risultare sorprendente. Nel passato, invece, a guidare prevalentemente la logica del gioco di un attaccante era una sorta di ossessione: la porta. Il punto di riferimento di ogni movimento, appena era possibile – e talvolta anche quando non lo era – si cercava la conclusione. In altri termini, si sentiva la responsabilità di fare gol e di arrivarci per via diretta, il più in fretta possibile, trovando il modo di inquadrare il bersaglio: del resto, raramente un centravanti veniva giudicato per la sua partecipazione alla manovra o per la capacità di dialogo con i compagni, a contare era il numero dei gol e l’egoismo diventava una virtù sul terreno di gioco, laddove nella vita normale viene censurato come un difetto.
A cambiare questa grammatica sulla quale si fondava il linguaggio calcistico, insieme ad allenatori competenti ed innovatori, ci pensarono i cosiddetti “centravanti di movimento”. Attaccanti capaci di svariare su tutto il fronte offensivo e di scompaginare le rigide maglie difensive fondate sulla marcatura a uomo. Giocatori che riuscirono a essere ottime sponde per i partner d’attacco salvaguardando contemporaneamente il dna di un vero numero 9 che possiede un radar interno e sa – in ogni dove – dove si trovi esattamente all’interno dell’area di rigore.
Pietro Anastasi è stato il primo grande rappresentante di questo nuovo status. E Juventus-Milan del 29 marzo 1970 ne è una raffigurazione esemplare.
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IL PRE PARTITA
Ci sono alcune condizioni perché questa sfida alla quintultima giornata di campionato diventi “la” partita per definizione di Pietruzzu.
Intanto, la voglia di riscatto: la Juve, impegnata in una difficile rimonta sul Cagliari avviato a vincere il suo primo e unico scudetto della storia, deve uscire da un periodo zoppicante, una sequenza di 3 pareggi e una sconfitta.
Anastasi concorre per la possibile convocazione al Mondiale messicano e ha bisogno di mettersi in mostra (e il pezzo di Hurrà Juventusinsisterà proprio su questo).
Il Milan è malmesso in difesa, fa esordire un diciottenne, Cesare Cattaneo, cresciuto nel club. Un esame difficile per lui, anche se alla vigilia dichiara la sua tranquillità, non intuendo che la domenica torinese sarà la sua unica apparizione in maglia rossonera in Serie A, campionato che ritroverà 9 anni dopo con l’Avellino.
Infine, prima del fischio d’inizio Pietro riceve il Premio De Martino come miglior giovane della stagione precedente. Per il centravanti della Signora è pura benzina. «Il premio mi ha entusiasmato», confesserà Anastasi a fine partita. “Con due gol credo di essere riuscito ad onorarlo».
IL GENIO ACROBATICO
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Già dalle prime battute dell’incontro, Anastasi appare scatenato. Si presenta subito con una improbabile girata di testa da corner: la sfera va molto alta, ma è indicativa della voglia di lasciare un segno nel match. Poco dopo, da fuori area, nonostante Cattaneo lo marchi stretto, riesce a girarsi e a concludere pericolosamente, anche se il portiere Cudicini non si fa sorprendere.
Sono le prove generali per i due gol che arrivano ai minuti 21 e 23. Due reti che hanno il marchio dell’implacabilità. La prima sfrutta una corta respinta di Fontana: palla in aria, Pietro inventa una rovesciata stilisticamente impeccabile dalla quale nasce un tiro imparabile. E’ la sublimazione dell’istinto, la realizzazione di un capolavoro da una minima possibilità. Quindi, su una punizione di Helmut Heller, brucia sul tempo il suo diretto controllore, ancora in stato di shock evidentemente, e con una torsione di testa indirizza il pallone sul palo più lontano.
Il definitivo 3-0 è opera di Lamberto Leonardi, un tiro al volo che dimostra come il coraggio, in certe giornate, sia l’elemento guida che porta una squadra a sonanti vittorie.
All’epoca, sul mensile bianconero, si riproduceva la rassegna stampa delle partite. I giudizi e le analisi duravano nel tempo e – nel caso di Pietro – oltre che allungare il tempo della cronaca si collocano direttamente in quello della storia. La sottolineatura delle sue qualità, infatti, va ben oltre quel giorno e valgono come definizione della sua carta d’identità calcistica. Si cita il suo “genio acrobatico”, lo si definisce “il centravanti che cade e rimbalza”, si sottolineano le sue “cento azioni fantasiose” e lo si racconta come uno di quei calciatori “baciati in fronte da madre natura per guizzare con successo l’area dove la terra brucia”.
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A Casa con la Juve, l’episodio 14!
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Ultima puntata del primo ciclo di A Casa con la Juve: ospiti Mister Maurizio Sarri e Sandro Veronesi!

Buon compleanno, Tek!
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30 candeline per Wojciech Szczesny
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Cifra tonda per il portierone bianconero: Wojciech Szczesny compie oggi 30 anni:

Continua, anno dopo anno, a regalare grandi prestazioni, e con esse grandi numeri.
Basti pensare che, anche nella stagione 2019/2020, finora, è l’estremo difensore con la media di parate più alta della serie A: 79,8%.
E che parate: Tek è elegante, sa sfruttare tutti i centimetri della sua altezza per spiccare, letteralmente, il volo.
E quando atterra, magari, ci regala un’esultanza, o uno dei suoi sorrisi, che abbiamo amato fin da subito.
Con il sorriso tutti noi soffiamo sulle sue 30 candeline, e auguriamo a Tek buon compleanno!
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In volo con Szczesny!
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Le parate top del nostro portierone per festeggiare il suo compleanno!

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Juve in the world: Atene
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La Juve ha giocato in più di una occasione nella capitale greca…
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Dici Atene e pensi immediatamente alla finale di Coppa dei Campioni del 1983, al popolo bianconero in viaggio per un sogno e all’inaspettata vittoria dei tedeschi dell’Amburgo. Un trasferimento di massa come probabilmente non si è mai visto, anche perché quella Juventus con gli italiani campioni del mondo e l’aggiunta di Michel Platini e Zbigniew Boniek si meritava il ruolo di favorita non solo per la forza dell’organico, ma anche e soprattutto per quanto messo in mostra nei turni precedenti.
Ma la frequentazione della capitale greca da parte della Signora va ben oltre quell’appuntamento. Ed è una vera sorpresa conteggiare le sfide giocate in quella città, scoprendo che sono di gran lunga superiori a metropoli calcisticamente decisamente superiori. La Juve è scesa in campo ad Atene ben 13 volte in occasioni di incontri ufficiali tra Coppa dei Campioni, Champions League e Coppa Uefa, alle quali va aggiunto un incontro amichevole disputato il 4 settembre del 1974, un 4-2 a favore dei bianconeri sull’Olympiacos Pireo, con doppietta di José Altafini e i gol di Roberto Bettega e Fernando Viola. A Londra, Manchester o Barcellona abbiamo giocato molto di meno, anche se nella nostra memoria conserviamo certamente più ricordi per l’importanza di quei match.
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LO STADIO DEL MARATONETA
Più che una suddivisione delle nostre avventure ad Atene per squadre incontrate, vale quella per stadi, visto che in certi impianti abbiamo affrontato club diversi e pure molto rivali tra di loro (un aspetto che chiunque abbia mai visto un derby greco conosce molto bene, ci sono rivalità tra le più accese al mondo, mai sopite e sempre pronte a incendiarsi). Il luogo più frequentato dalla Juventus è lo stadio olimpico Spiros Louis. Un impianto situato ad Amarousio, comune che rappresenta il distretto finanziario di Atene.
Deve il suo nome al leggendario atleta che un anno prima della fondazione della Juventus – nel 1896, quindi – vinse la prima maratona di un’Olimpiade moderna. Costruito nel 1980, ristrutturato nel 2004, è per l’appunto la sede della finale persa nel 1983, ma ha anche ospitato nel decennio successivo due vittorie in Coppa Uefa: la prima nell’ottobre del 1992 sul Panathinaikos, 0-1 con firma dell’inglese David Platt; la seconda nel novembre del 1999 sull’Olympiacos, un 1-3 in rimonta con le realizzazioni di Igor Tudor, Darko Kovacevic (che nel club biancorosso chiuderà la carriera da giocatore e inizierà quella da dirigente) e Filippo Inzaghi
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LE ALTRE AVVENTURE ATENIESI
Altri stadi hanno ospitato la Juventus a partire dal 20 settembre 1961, quando in Coppa dei Campioni affronta il Panathinaikos all’Apostolos Nikolaidis. 1-1 all’andata, 2-1 a Torino e i bianconeri superano il primo turno. Un impianto polivalente, a conferma della tradizionale popolarità in Grecia dello sport nelle sue varie declinazioni.
Una sola volta la Juve ha affrontato l’Aek di Atene, il 20 maggio 1977, ed è una gara molto importante perché conferma la superiorità manifestata a Torino (4-1 al Comunale, 1-0 al Nikos Goumes) e permette alla formazione di Giovanni Trapattoni di accedere alla finale di Coppa Uefa, vinta poi con l’Athletic Bilbao.
Tre gli appuntamenti al Georgios Karaiskakis dal 1967 al 2017 contro l’Olympiacos. Importante il recente 0-2 che ha visto andare in rete con due splendide manovre Juan Cuadrado e Federico Bernardeschi. E sempre contro la stessa squadra la Juve ha giocato anche nella casa dell’Apollon, quando l’impianto del Pireo aveva i lavori in corso in vista delle Olimpiadi del 2004. Nel piccolo stadio Kamaras – capienza di 13.000 spettatori, balconi delle case adiacenti che sfiorano le tribune  – Pavel Nedved ha firmato una doppietta rafforzando ancor più la sua candidatura al Pallone d’Oro, premiata da lì a poco col prestigioso trofeo di France Football.
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20.04.2020
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Accadde oggi | 2019, lo Scudetto numero 37!
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Proprio un anno fa si festeggiava il tricolore… #W8NDERFUL!
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20.04.2020
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2019: On This Day il secondo Scudetto firmato Juventus Women!
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Due su due per le ragazze di Rita Guarino. Accadeva proprio 12 mesi fa:

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Black&White Stories: Furino, dalle 500 in poi…
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Il penultimo anno in carriera di Furia
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Oggi, nell’era del turnover dove tutti riescono a trovare uno spazio di utilizzo, non esiste più la trasmissione dell’esperienza e delle conoscenze da parte del giocatore più anziano verso quello più giovane, acquistato proprio per rilevarne il posto prima o poi. Una volta, invece, era una prassi assistere alla maturazione del nuovo talento sotto l’ala protettiva del titolare storico, che progressivamente finiva per lasciare il posto e accomodarsi in panchina.
Tutto questo provocava sommovimenti sentimentali di non poca entità nel popolo dei tifosi. Perché la riconoscenza nei confronti del veterano di tante battaglie nel calcio esiste, pochi ambiti della vita normale coltivano il culto della memoria in modo sano e puntuale. Al contempo, però, la curiosità verso la novità è una tentazione alla quale è impossibile sfuggire, a maggior ragione se c’è da rilevare un’eredità importante, quale quella rappresentata da Giuseppe Furino nella stagione 1982-83. Il suo penultimo anno in carriera, la sua tredicesima stagione in bianconero da professionista, dopo una lunga esperienza nel vivaio e qualche avventura sparsa in giro per l’Italia, tra Savona e Palermo.
Massimo Bonini è il nuovo mediano sul quale la Juventus punta (e a conferma del suo valore, ci saranno gli 8 anni trascorsi al servizio della Signora). E’ già arrivato nel 1981-82, un anno nel quale Furia è il titolare più del doppio delle volte rispetto a lui.  Il passaggio generazione compie un salto in avanti 365 giorni dopo, quando il ragazzo di San Marino sorpassa lo storico capitano nelle apparizioni dal primo minuto (37 a 28). Per Beppe non è comunque un periodo banale, com’è normale per uno con il  suo carattere, per un combattente nato. In campionato, in un Juventus-Napoli, taglia il traguardo delle 500 presenze e non è una ricorrenza da trascurare, anche se quella non è epoca di grandi celebrazioni, né mediatiche, né sul campo. Non c’è juventino, in quel momento, a poter vantare una tale dimostrazione di fedeltà, che raggiungerà in seguito Gaetano Scirea, Alessandro Del Piero e Gigi Buffon.
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ANDARE… IN UFFICIO
Furino va avanti, senza guardare mai indietro, non è nel suo stile, non si accontenta e arriva fino a 525 partite (saranno poi 528 l’anno dopo, quando dirà stop).  Conoscendolo, gli piace l’idea di misurarsi con Bonini, di combattere per il posto e di comportarsi con la consueta professionalità e dedizione di sempre. Nel numero di marzo 1983 di Hurrà Juventus rivela di sentirsi tutt’altro che una riserva e di non amare quella retorica che inevitabilmente nasce con l’approssimarsi della fine dell’avventura calcistica, quando ti spingono ai bilanci di una vita mentre tu sei ancora lì a lottare domenica dopo domenica, mosso  dall’idea di vincere sopra ogni altra cosa: «E’un periodo bello come tanti altri che ho vissuto qui, e mi piace sapere che posso continuare ancora».
E aggiunge poi che sua figlia, la piccola Federica – che anni dopo diventerà proprio una firma della rivista bianconera – «Quando passiamo nei pressi dello Stadio, si rivolge a mia moglie e dice, convinta: questo, vedi, è l’ufficio di papà». Un modo davvero originale per definire il mestiere del padre, per considerare un gioco come un lavoro…
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LA TESTA E IL FISICO
Come fa un centrocampista di 36 anni ad avere ancora così tanta benzina in corpo? Sempre su Hurrà, ci pensa il dottor Francesco La Neve, medico sociale della Juventus, a rispondere ai lettori che gli pongono il quesito: «Furino è indiscutibilmente personaggio mastodontico. A renderlo tale hanno contribuito nel tempo una testa da campione ed un fisico senza pari. Proprio la sintesi di questi due valori fondamentali ha fatto sì che potesse esistere simile esempio di professionalità. Beppe ha indici di adattabilità allo sforzo che gli avrebbero consentito di emergere in qualsiasi specialità del mezzofondo. Ma questi splendidi valori da laboratorio si sarebbero stemperati se madre natura non avesse munito quest’atleta di quella grinta e quell’agonismo che sono i valori differenzianti di Furino».
Le gambe e il cervello, in estrema sintesi, producono uno spirito e una volontà inimitabili, qualcosa che è persino riduttivo misurare freddamente nei chilometri percorsi ad ogni gara. La conclusione è che l’età la si può sconfiggere, come sta accadendo a Dino Zoff, che chiuderà col calcio tre mesi dopo, a 41 anni: «In elementi di simile temperamento, dalla personalità spiccata, dal cuore gigantesco e dalla professionalità congenita, gli anni lasciano il tempo che trovano».
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Reparto per reparto: l’attacco
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Ultimo appuntamento con i facts bianconeri 2019/2020
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Settantuno.
Sono i gol segnati in stagione in totale dai bianconeri, di cui 50 in campionato. Qui vi abbiamo raccontato come va in rete la Juve in questa stagione.
Di seguito i principali facts sugli attaccanti della Juve.
EFFETTO CR
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In questo campionato Cristiano ha eguagliato il record di 11 partite consecutive in gol in una singola stagione, ora condiviso con Quagliarella e Batistuta. Ha eguagliato anche il proprio record personale, risalente al 2014.
Ronaldo ha partecipato a 173 azioni di gioco che sono terminate con un tiro, il dato migliore tra gli attaccanti di questo campionato, e ha già eguagliato il suo bottino di gol registrato nella scorsa Serie A, con nove presenze in meno: il portoghese viaggia infatti a una media di 0.95 gol a partita, rispetto allo 0.68 con cui ha chiuso la scorsa stagione.
Tra i giocatori che hanno esordito nell’era dei tre punti a vittoria, CR7 è stato il più veloce a raggiungere le 42 reti (quota attuale), con 52 presenze – prima di lui il record era di 58 gare giocate (Montella, Shevchenko e Ronaldo). In Champions League, ha segnato 18 gol negli ultimi 12 match casalinghi a eliminazione diretta; il conteggio comprende quattro triplette, inclusa quella negli ottavi di ritorno contro l’Atletico Madrid nella scorsa edizione.
NON SOLO GOL
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Non ci sono appunto solo i gol in un reparto d’attacco, e altri dati importanti lo confermano. Se Cristiano è primo nella Serie A per tiri totali (130) e nello specchio (53), Dybala è il bianconero che crossa di più (84), che finora ha creato più occasioni (47) ed effettuato più dribbling (45).
Sempre da un giocatore avanzato, Cuadrado, arriva il maggior numero di contrasti effettuati, 46. PER TUTTI I VIDEO DELLA JUVENTUS: CLICCA QUI!

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Black&White Stories: la top five del 2012
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Cosa rende un gol storico? La classifica di un anno speciale
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Siamo tutti d’accordo che il 2012 sia l’anno dal quale il nostro meraviglioso ciclo è partito. Non solo perché ha ospitato il primo degli 8 scudetti di fila, ma anche per il modo del tutto eccezionale con il quale lo abbiamo vissuto. Giorno dopo giorno, è stata un’emozione crescente che significava qualcosa di più profondo della pur importantissima ricongiunzione con la Juventus vincente del passato. L’anno solare lasciava infatti già intendere che il percorso fosse solo all’inizio, che altre tappe sarebbero arrivate, anche se nessuno – neanche il più inguaribile degli ottimisti – avrebbe potuto immaginare la sequenza di vittorie che stiamo ancora vivendo e vogliamo proseguire.
Alla fine del 2012, Hurrà Juventus propose un gioco, più che un bilancio, sulla top ten dei gol realizzati. Chiedendosi quali siano le caratteristiche che rendono speciale una rete. La bellezza dell’esecuzione, certamente (se il dibattito sul bel gioco divide, quello sulla qualità di un gol è solitamente più morbido). L’originalità della giocata, forse (che è altra cosa dal fascino, è il mai visto prima, è il piacere dell’inedito, materia rara e perciò degna di essere preservata). Oppure, più concretamente, la sacrosanta importanza ai fini del risultato (perché c’è poco da fare: se vale una vittoria decisiva, anche un tocco a porta vuota assume toni leggendari).
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Già allora, qualsiasi fosse l’idea prevalente, si avanzava un “sospetto”. Che determinati gol sappiano andare oltre le ragioni della stretta attualità e si proiettino immediatamente nel futuro, diventando nel tempo momenti da collezione. Ve ne riproponiamo la metà di quelli scelti allora. Divertitevi ad accostare le sensazioni di allora e quelle di oggi in un juventinissimo Ritorno al futuro…
FIORENTINA-JUVENTUS 0-5 ANDREA PIRLO
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La Signora travolge la Viola sul proprio campo con un sonante 0-5, punteggio storico, mai visto prima. L’eccezionalità della serata è ben rappresentata da Andrea Pirlo che si scambia la parte con Mirko Vucinic: stavolta è lui a presentarsi a tu per tu con il portiere per trasformare in rete la geniale invenzione del montenegrino con un morbidissimo tocco. E d’incanto si capisce che un gol di Andrea Pirlo non alla Andrea Pirlo è sempre per definizione il gol di un Maestro.
JUVENTUS-LAZIO 2-1 ALESSANDRO DEL PIERO
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Di punizioni perfette il 10 bianconero ne ha regalate talmente tante che ogni dibattito su quale sia la più bella o la più importante rischia di diventare un esercizio accademico che non mette d’accordo nessuno. Questa è la più sorprendente, però, nessun dubbio. Perché Alex la tira precedendo Pirlo che lo affianca al momento della battuta e in quella frazione di secondo inganna Marchetti, lasciandolo inchiodato alla linea di porta. E’ esagerato dire – col senno di poi – che in quell’istante abbiamo capito che avremmo vinto lo scudetto?
JUVENTUS-ROMA 4-0 ARTURO VIDAL
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Un gol, anzi due. Impossibile separarli, anche a costo di allargare un po’ la Top Five con un numero supplementare. Quarto minuto, Vidal si getta su un pallone che attraversa l’area di rigore e Juve-Roma prende già una direzione ben precisa. Altri 4 minuti e il cileno inventa un tiro folgorante e non è una definizione esagerata. Probabile che di Arturo siano restate tante altre cose nella nostra memoria tifosa. Fate spazio, questa doppietta velocissima lo merita.
CAGLIARI-JUVENTUS 0-2 MIRKO VUCINIC
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Probabile che siano talmente tante le immagini della felicità di Trieste – la notte dello scudetto numero 30 – che si finisca per dimenticarsi del gol sblocca-partita. Lo realizza Vucinic su un lancio calibrato di Bonucci. Tutto appare splendidamente giusto, anche perché arriva dopo appena 6 minuti, risparmiando una discreta dose d’ansia per gli altri 84.
JUVENTUS-TORINO 3-0 CLAUDIO MARCHISIO
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Il primo derby dello Stadium non si scorda mai, tanto meno il primo gol se lo realizza un ragazzo che li gioca già da bambino. Particolare non secondario: il cross per il tuffo di testa di Marchisio lo disegna Sebastian Giovinco, pure lui prodotto del vivaio bianconero. E conferma una tradizione che dal Delle Alpi all’Allianz, passando per l’Olimpico, a oggi conta in 24 gli anni trascorsi dall’ultima volta che la Juve ha perso in casa contro i cugini
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COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 9 marzo 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di sospendere sino al 3 aprile 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto del DPCM del 4 marzo 2020 e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
In ottemperanza alle disposizioni del Dpcm dell’8 marzo 2020, lo Juventus Museum sarà chiuso al pubblico fino al 3 aprile, salvo diversa disposizione ministeriale.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
JUVENTUS STORE
Gli Juventus Store di Torino, Milano e Roma sono al momento chiusi, in ottemperanza al DPCM dell’11 marzo 2020.
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ATTIVITÀ AGONISITCA
A seguito del DPCM del 9 marzo 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di sospendere sino al 3 aprile 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile e Femminile – agg. 12.03.2020
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione, inizialmente prevista per il prossimo 17 marzo, è rinviata a data da destinarsi
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Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
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SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
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COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
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LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile – AGGIORNAMENTO 10.03.20
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, comunque, sino a quando le disposizioni statali non modificheranno le stesse.
Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.
Under 23 – AGGIORNAMENTO 9.03.2020
Sospeso fino al 3 aprile il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.
Settore giovanile

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Oltre a quanto disposto per la Prime Squadra Maschile e Femminile, per il Settore Giovanile è stato indicato come sarà regolata l’attività delle varie formazioni:
Settore giovanile maschile – AGGIORNAMENTO 12.03.20
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese fino al 3 aprile prossimo. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa fino al 03.04
UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa fino al 03.04
UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa fino al 03.04
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Settore giovanile femminile – AGGIORNAMENTO 09.03.20
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese fino al 3 aprile. La ripresa degli allenamenti – al momento – è pertanto fissata per il 6 aprile prossimo.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Ad oggi, alla luce delle ulteriori restrizioni imposte dal DCPM del 11.3.2020 e fatta eccezione per la Sede Principale (HQ), per i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo) e per lo stadio, tutte le altre sedi di lavoro sono state chiuse.
L’attività aziendale presso la Sede Principale (HQ), i centri allenamento (JTC Continassa e Vinovo), nonché lo stadio è stata comunque ridotta al minimo essenziale, ovvero alle sole attività ritenute necessarie e indifferibili (incluse le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro).
La presenza di personale dipendente è stata conseguentemente ridotta al minimo necessario.
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Juventus ha infine impartito precise indicazioni ai propri dipendenti, invitandoli ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:
•
lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
•
evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
•
evitare abbracci e strette di mano;
•
mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
•
igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
•
evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
•
non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
•
coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
•
non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
•
pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
•
usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.
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Juventus ha inoltre invitato tutti i dipendenti delle varie sedi a limitarsi agli spostamenti strettamente necessari per motivi di servizio. La Società sta mettendo in atto iniziative e misure concrete a supporto dei propri dipendenti volte a sostenere tutti, anche con particolare riguardo alle famiglie.
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Un anno fa, la Première
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Oggi si celebra l’anniversario della prima gara delle Juventus Women all’Allianz Stadium:

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24 marzo 2019: un anno fa, all’Allianz Stadium, come capita spesso tra quelle mura, scrivevamo una pagina di storia. Un anno fa vivevamo, tutti insieme, le emozioni della Premiére: la prima volta delle Juventus Women allo Stadium.
Una giornata indimenticabile, preceduta da giorni densi di emozioni, scanditi da pensieri e notizie che hanno spinto le ragazze sempre più vicine a vivere un evento senza precedenti e la realtà è stata in grado di andare anche oltre le aspettative, con i tifosi che hanno riempito l’impianto bianconero: 39.000 persone per Juventus-Fiorentina, record di presenze per il calcio femminile italiano.
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Oltre alle emozioni di una splendida giornata di calcio e di sport c’era la tensione di una partita fondamentale, una gara Scudetto. La Fiorentina, infatti, arrivava al cospetto delle bianconere con un punto di svantaggio a quattro giornate dal termine. Il colpo di testa di Pedersen ha indirizzato al meglio pallone e risultato: 1-0 per la Juve e al triplice fischio i punti di vantaggio sono diventati quattro, a tre giornate dal traguardo. Il dolce risvolto calcistico di una giornata storica, preludio del secondo titolo consecutivo per le nostre ragazze, che hanno poi chiuso la stagione mettendo in bacheca anche la Coppa Italia.
«Sembrava di essere dentro un film», il commento, a fine gara di coach Guarino. «Una giornata spartiacque», l’inciso di capitan Gama, specchio della portata dell’evento non solo per i colori bianconeri, ma anche per tutto il calcio femminile italiano, per cui quella data ha rappresentato un momento storico e un nuovo punto di partenza.
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Juventus-Inter, rimborso dei biglietti
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Tutte le informazioni relative alle modalità per il rimborso dei tagliandi emessi per la gara giocata l’8 marzo a porte chiuse
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Vista l’assoluta peculiarità del contesto nazionale, Juventus F.C. ha deciso – in eccezionale deroga alla recente normativa applicabile, nonché alle condizioni contrattuali attualmente in vigore – di rimborsare il prezzo del biglietto singolo acquistato e pagato dai tifosi attraverso i canali di vendita ufficiali per la partita Juventus F.C. vs F.C. Internazionale Milano, disputatasi in data 8 marzo a porte chiuse su ordine della Pubblica Autorità (precedentemente programmata per il 1 marzo 2020, gara valevole per il campionato di SERIE A 19/20).
Queste le modalità con cui i tifosi potranno ricevere, a partire da giovedì 26 marzo 2020 ore 10.00, il rimborso del prezzo versato per il/i biglietto/i per il match Juventus vs Inter:
1. I tifosi che hanno acquistato il biglietto sul sito web Sport.ticketone.it o tramite il call center Ticketone, otterranno automaticamente e senza necessità di richieste, un rimborso pari all’importo indicato sul titolo di accesso, tramite riaccredito sulla medesima carta di credito utilizzata per acquistare i biglietti;
2. I tifosi che hanno acquistato il biglietto in ricevitoria dovranno inviare una comunicazione all’indirizzo PEC di TicketOne restituzione.biglietti.puntivendita@pec-legal.it (è possibile inviare dal proprio indirizzo di posta elettronica ordinaria anche se non certificato PEC). La mail deve contenere:
·       la scansione fronte/retro del biglietto acquistato – o della propria Juventus card (nel caso di caricamento del titolo sulla tessera) – per il quale viene richiesto il rimborso. Il rimborso viene garantito solo se la scansione/immagine del biglietto o della tessera saranno adeguatamente leggibili. SCARICA IL MODULO DI RIMBORSO

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Il rimborso viene garantito solo se tutti gli elementi riportati sul modulo scansionato saranno ben leggibili.
Si consiglia di verificare pertanto l’ottima qualità dell’immagine prima dell’invio. Il modulo di rimborso con gli allegati dovranno pervenire a TicketOne entro il 30 aprile 2020;
3. I soci iscritti ad un Official Fan Club che hanno acquistato il singolo biglietto, si dovranno rivolgere al proprio Club – che ha fatto richiesta dei biglietti per loro conto tramite il portale dedicato – al fine di ottenere il rimborso del prezzo specificato sul tagliando. Maggiori informazioni saranno comunicate tramite il portale dedicato JOFC;
4. I tifosi che hanno acquistato tramite Fan Service Juventus riceveranno indicazioni su come procedere tramite e-mail dedicata;
5.  Per il rimborso dei tagliandi della tribuna Legends Club, gli acquirenti verranno contattati tramite mail dall’account di riferimento.
Il rimborso prevede il riaccredito del prezzo del biglietto pertanto sono escluse eventuali commissioni di servizio e/o oneri aggiuntivi applicati dal fornitore del servizio di biglietteria.
Tale iniziativa di rimborso riguarda esclusivamente l’acquisto da parte dei tifosi di singoli biglietti per la partita Juventus vs Inter acquistati tramite i canali ufficiali Juventus. Sono esclusi gli abbonamenti, i pacchetti riguardanti più match o servizi e gli acquisti di singoli biglietti di altre partite ad oggi rinviate (a titolo esemplificativo e non esaustivo Juventus vs Olympique Lyonnais di Champions League e Juventus vs Milan di Coppa Italia): in relazione a tali situazioni, restano ferme le previsioni contrattuali vigenti anche in attesa delle determinazioni ufficiali in merito alle competizioni attualmente sospese. Ulteriori informazioni e comunicazioni saranno pubblicate sul sito Juventus.com.
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Black&White Stories: Brio e Rossi a 18 anni
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Un’intervista del 1975 a due giovani promesse
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Non capita molte volte di essere compagni nelle formazioni giovanili e poi incontrarsi in prima squadra. Tanto meno succede a 7 anni di distanza, dopo una serie di eventi piuttosto nutrita di colpi di scena. Chissà se ci hanno pensato Sergio Brio e Paolo Rossi, classe 1956 entrambi, quando il 5 maggio 1982 si sono trovati a condividere la titolarità nella Juventus che scende in campo a Udine. Chissà se, venticinquenni ormai affermati (due mesi e mezzo dopo e Pablito diventa il capocannoniere del Mundial spagnolo) hanno rievocato quella volta che – insieme a Nicola Zanone – sono stati intervistati da Hurrà Juventuscome promesse del vivaio bianconero. A 18 anni si possono già avere un po’ di idee sul proprio futuro, soprattutto se professionalmente parlando qualche tappa significativa c’è già stata. Ed avere la personalità di esprimerle ad alta voce, con tutto l’entusiasmo della propria età.
SERGIO E PAOLO
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La maglia della prima squadra Brio l’ha indossata tre mesi prima in un’amichevole a Lecco. Viene definito “uno stangone simpaticissimo” e, soprattutto, uno di personalità: “è inoltre assai schietto, e lo dimostra un paio di volte, allorché si dichiara “non d’accordo” con l’intervistatore: ragazzo cioè di forte carattere, che ci ricorda un po’ il Causio prima maniera, quando, sentendosi in un determinato caso intimidito, reagisce quasi con furore, ribaltando così la situazione”. Inevitabile l’accostamento istintivo al Barone, data la stessa provenienza leccese. Anche se vedendo lo sviluppo delle carriere dei due e la personalità, i due sono agli antipodi e non solo per ragioni di ruolo.
Quanto a Paolo Rossi, toscano, un anno prima dell’intervista è stato schierato titolare in una gara di Coppa Italia a Cesena. Le relazioni sul suo conto sono più che positive, peccato che sia già passato sotto i ferri troppe volte, subendo l’asportazione di ben tre menischi. Il ritratto proposto, perciò, è quello di un ragazzo “con un sorriso buono ma con due occhi un po’ tristi”. Si vede che è il suo destino – lo si capirà meglio per l’appunto al Mondiale ’82 – partire da situazioni problematiche e volgerle a proprio vantaggio (alzi la mano chi non ne avrebbe voluto l’esclusione dai titolari azzurri dopo le prime 3 gare, a eccezione naturalmente di Enzo Bearzot)
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IL MODELLO D’ISPIRAZIONE
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Ogni ragazzo che dà calci a un pallone ha un punto di riferimento, un idolo che traccia la strada maestra, almeno idealmente. Può sorprendere quello di Rossi, se non si sapesse che anche l’evoluzione della sua carriera ha avuto una sterzata, sorprendente come quelle che gli permettevano di essere un grande “rapinatore” dell’area di rigore. Lui non nasce come centravanti, bensì come ala, ed ha come modello un campione che ha segnato un’epoca nel Brasile che ha vinto i Mondiali del 1958 e 1962 (e il cui eco, evidentemente, è andato ben oltre l’infanzia di Paolo):   “Un calciatore esiste, per il quale da giovanissimo ho fatto pazzie, e del quale, sia pure in sedicesimo, mi sembra di avere qualche caratteristica, e cioè il grande Garrincha”. Brio è invece più granitico, come richiede la professione dello stopper (oggi si direbbe del centrale difensivo), non ha un solo punto cardinale nel suo processo di apprendimento: “Seguo tutti, negli exploits come negli errori, e cerco di imparare, prendendo, come si dice, un po’ di buon polline da ogni fiore”.
#IORESTOACASA
In tempi di sosta forzata, può essere utile, anche a così tanti anni di distanza, fare un piccolo viaggio nei gusti “culturali” di due ragazzi del 1975. Se qualche giovane d’oggi volesse trarne materia d’ispirazione, sappia in anticipo che sono scelte ovviamente datate, ma estremamente affascinanti.
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“Mi piacciono molto i film drammatici, e fra gli attori che preferisco citerei Dustin Hoffman e Katrine Rose, quella de Il Laureato.· Vedo poco la televisione perché le ore serali le passo davanti ad un libro di scuola. Come letture diciamo il mio conterraneo Pratolini” (Paolo Rossi).
“Fra i miei preferiti vi sono i film polizieschi; come attore uno dei migliori è Alain Delon; l’attrice di cui non perdo un film è Laura Antonelli; leggo parecchio, specie giornali e libri che abbiano come argomento la storia” (Sergio Brio).
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Goal Anatomy | Come segna l’Under 19
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Viaggio all’interno delle reti della squadra di Mister Zauli:

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I momenti di pausa sono da sempre l’occasione per i bilanci. Abbiamo già analizzato la stagione dell’Under 19 fino a questo momento, ora scopriamo i gol realizzati dai ragazzi di Mister Zauli. Tra tutte le competizioni sono 57 le reti messe a segno, così suddivise: 31 in Primavera 1, 9 in Coppa Italia e 17 in Youth League, dove solo il Bayern Monaco ha segnato di più (18) nella fase a gironi.
COME SEGNA LA JUVE
I gol sono arrivati in tanti modi diversi: grazie alla classe, alla grinta e ovviamente al lavoro quotidiano, evidentissimo nella crescita esibita dai bianconeri in stagione.
Sei le reti messe a segno di testa, fondamentale in cui si sono messi in luce gli specialisti Dragusin e Petrelli, oltre a Daniel Leo. Quest’ultimo, che di mestiere fa l’esterno di difesa, è l’unico giocatore, insieme a Marco Da Graca, a essere andato in gol in tutte le competizioni giocate dai bianconeri, ed è anche quello ad aver trovato la rete in tanti modi diversi: di testa, di destro e di sinistro.
Hanno fatto la differenza, spesso, anche gli inserimenti dei centrocampisti, come per esempio quelli di Filippo Ranocchia, autore di cinque gol in stagione e in buona compagnia tra i centrocampisti col vizio del gol: da Ahamada a Tongya, senza dimenticare Fagioli, perfetto, tra l’altro, dal dischetto quando ce n’è stato bisogno.
A referto vanno anche diverse bellissime conclusioni da fuori, come quella di Sekulov in casa del Cagliari, o di Ahamada a Madrid, nella prima bellissima gara di Youth League, oltre ai gol nati da splendidi spunti personali.
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Black&White Stories: il sogno di Marco Storari
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Hurrà Juventus nel 2015 conosceva meglio il portiere bianconero
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Uno dei meriti storici di Hurrà Juventus è stato l’allargamento dello sguardo intorno alla professione del calciatore, raccogliendo e valorizzando la curiosità del tifoso, che   intorno all’idolo della domenica (come si diceva una volta quando quello era il giorno canonico della gara) ha sviluppato una marea di curiosità. Perciò, sin dagli anni ’60, uno dei piaceri del lettore era l’ingresso nella casa dei giocatori, la scoperta della loro vita privata, la conoscenza degli affetti familiari. Un’indagine che permetteva di capire il nesso tra il campo e il fuori, oltre che godere di una sana chiacchierata più rilassata, lontana dagli eventi agonistici con tutti i loro condizionamenti.
Nonostante oggi il calcio sia narrato in tutti gli aspetti e la sensazione prevalente sia quello di sapere tutto o quasi – già solo perché gli stessi atleti si mettono in scena attraverso i social -, nel numero di aprile del 2015 un’intervista a Marco Storari pone in una luce nuova il portiere della Juve.
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Si scopre che c’è la stabilità familiare alla base di una carriera piena di deviazioni di percorso, con ben 12 squadre diverse e, quindi, i relativi traslochi. Una serenità e un’allegria regalate da una moglie e due figli piccoli, uno dei quali “sente” le partite e dice alla mamma che non vuole andare ai giardinetti a dare due calci al pallone: “Sai, questa sera papà gioca e mi devo rilassare prima della partita”.
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I 5 ANNI IN BIANCONERO
Storari arriva alla Juventus nell’estate del 2010. La sua carriera è a un bivio importante. Con la Sampdoria ha appena conquistato i preliminari di Champions League, sfoderando una serie di prestazioni davvero eccezionali, come eccezionale è il risultato conseguito dal club blucerchiato. La Juve punta su di lui, c’è un’emergenza alla quale rispondere: l’infortunio patito da Gigi Buffon al Mondiale sudafricano. Marco arriva a Torino sapendo che partirà come titolare almeno per metà stagione, ma è ben lontano dal prevedere ciò che avverrà. Sarà la Juve la sua esperienza di maggiore continuità, 5 anni sintetizzati così: “Non pensai alla panchina futura, ma solo a quei sei mesi, in quanto ipotizzavo di andare poi a giocare da un’altra parte. Tornato Gigi, invece, ho accettato di rimanere in panchina per vari motivi, soprattutto perché mi sentivo parte di un gruppo competitivo e attratto da un progetto vincente. Avrei fatto il vice al più forte al mondo e ci poteva stare. È stata la decisione migliore”.
LA VOCAZIONE DI UN PORTIERE
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Era abbastanza normale nel passato sentirsi fare un racconto standard dai portieri: avevano scelto nell’infanzia quel ruolo semplicemente perché negli altri non funzionavano. Nel calcio di strada era questa la logica che metteva tutti d’accordo, se non sei bravo con i piedi affidati alle mani se vuoi fare parte del gruppo. Non è il caso di Marco, la vocazione ha altre origini:  “Ha influito il fatto che da bambino cercavo di emulare mio padre che era portiere a livello dilettantistico. Così quando giocavo con lui e con mia sorella gemella, che è una brava calciatrice, mi mettevo sempre in porta. Quando mi iscrissi alla scuola calcio dissi che volevo fare il portiere e non ho più cambiato”.
I CALCI DI RIGORE
Cinque anni in bianconero, 4 scudetti, 1 Coppa Italia vissuta da protagonista (titolare dalla prima gara alla finale), 2 Supercoppe italiane. Un portiere dalle doti precise, su tutte il coraggio, la reattività e la personalità. C’è materia a sufficienza per essere più che soddisfatti, ma anche Marco Storari non sfugge alla regola che governa tutti, il desiderio quasi mai confessato di ogni guardiano della porta:  “L’unica cosa che cambierei è nell’allenarmi a tirare i rigori da subito, perché il mio sogno è fare gol. Ne ho presi tanti, segnati mai”.
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Nota della società
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Intesa con calciatori e allenatore della prima squadra
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Juventus Football Club S.p.A. comunica, in ragione dell’emergenza sanitaria globale attualmente in corso che sta impedendo lo svolgimento dell’attività sportiva, di aver raggiunto un’intesa con i calciatori e l’allenatore della Prima Squadra in merito ai loro compensi per la restante parte della corrente stagione sportiva.
L’intesa prevede la riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Nelle prossime settimane saranno perfezionati gli accordi individuali con i tesserati, come richiesto dalle normative vigenti.
Gli effetti economici e finanziari derivanti dall’intesa raggiunta sono positivi per circa euro 90 milioni sull’esercizio 2019/2020.
Qualora le competizioni sportive della stagione in corso riprendessero, la Società e i tesserati negozieranno in buona fede eventuali integrazioni dei compensi sulla base della ripresa e dell’effettiva conclusione delle stesse.
Juventus desidera ringraziare i calciatori e l’allenatore per il senso di responsabilità dimostrato in un frangente difficile per tutti. SCARICA IL COMUNICATO

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Juve in the world: Copenhagen
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La storia della Signora attraverso un viaggio nelle città che la hanno vista protagonista
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La prima visita in un posto mai visto è sempre la migliore. Il piacere della scoperta, il fascino dell’inedito, la curiosità per la novità: chi non ha mai provato questa particolarissima sensazione (e vi invitiamo subito a un test, in questi giorni di doverosa permanenza a casa: la vostra mente vola verso luoghi già visitati o prefigura viaggi futuri?). Nel caso della Juventus di Copenaghen, a rafforzare l’idea che il meglio lo si vive subito ci sono i risultati. Che per la Coppa dei Campioni, il 15 settembre 1982, dicono che la prova d’esordio nella capitale danese è andata più che bene: vittoria per 4-1 sull’Hvidovre, cancellate le ombre del debutto in campionato con la clamorosa sconfitta in casa della Sampdoria per 1-0, ripristinata la fiducia nei confronti della squadra probabilmente più attesa che ci sia mai stata ai nastri di partenza della stagione. Il motivo? Semplice: l’estate del Mundial spagnolo con 6 bianconeri campioni nell’Italia di Enzo Bearzot, con in più i nuovi arrivi di Michel Platini e Zbigniew Boniek, stelle di Francia e Polonia. Michel, per l’appunto, Paolo Rossi, Sergio Brio e Antonio Cabrini firmano il poker della storica prima ufficiale a Copenaghen e la partecipazione corale alla goleada è un’ulteriore indizio di quanto il complesso bianconero sia fortissimo in ogni reparto.
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Non altrettanto positive sono le altre prove in Champions League, risalenti all’ultimo decennio, entrambe sotto la gestione di Antonio Conte. Due pareggi per 1-1 con due avversari diversi – il Nordsjaelland e il Copenaghen -, due inciampi dal peso diverso: il primo ininfluente per la qualificazione nel girone (2012-13); decisivo il secondo, a conti fatti nella classifica finale (2013-14). Similitudini nei due incontri: Juve in svantaggio; Mirko Vucinic e Fabio Quagliarella a rimediare; una quantità di occasioni fallite da produzione industriale. Meglio, decisamente meglio, ciò che è successo la stagione successiva a Malmoe, la città svedese collegata a Copenaghen dal ponte Oresund (come ben sa chiunque non c’è mai stato ma ha seguito la fortunata serie tv The Bridge): 0-2, gol di Llorente e Tevez, nessun problema.
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UN VIAGGIO NEL PASSATO
La prima volta, per la verità, è anche un viaggio nel passato. Perché per il Presidente Giampiero Boniperti la Danimarca è un déjà-vu, un ritorno ai giorni di giugno del lontanissimo 1953, quando la Signora gioca una serie di amichevoli nel Paese, due delle quali a Copenaghen, sconfiggendo il B93 2-1 e l’Alliance 4-2 (e quindi sono 5, tra impegni ufficiali e non, i club della città affrontati nel corso del tempo, non male per un luogo che istintivamente non assoceremmo al calcio…). Quella Juve, del resto, è piena di campioni danesi e la sfida di Coppa dei Campioni è l’occasione per una bella rimpatriata con i compagni di un tempo: Karl Aage Praest, Karl Aage Hansen e John Hansen (ononimi, non fratelli). E proprio John, titolare di un’agenzia pubblicitaria appese le scarpette al chiodo, presenta l’Hvidovre come una “formazione di dilettanti che hanno poca tecnica e grande cuore”. Che corrono il rischio di emozionarsi troppo, perché 45.000 spettatori nel proprio stadio non li hanno mai avuti. Al contempo, è indicativo di cosa significasse affrontare la Juve il particolare premio partita strappato dai giocatori alla società, con una tabella a scalare  dalla vittoria “impossibile” alla sconfitta con uno scarto di gol limitato.
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STORIA DI FINN
In mezzo a quel pubblico entusiasta di vedere la Juve dal vivo, idealmente c’è un tifoso speciale di nome Finn. La sua esistenza è su pellicola perché è uno dei personaggi di Italiano per principianti, film diretto da Lone Scherfig nel 2000. Un’opera di buon successo, distribuita anche nel nostro Paese, che racconta la passione per la lingua italiana di un gruppo di danesi. Finn è un appassionato di calcio, innamorato della Juventus, va alle lezioni sfoggiando con orgoglio la maglia bianconera. Non è quella ufficiale, presenta un colletto a V non ortodosso, ma l’omaggio ai nostri colori è decisamente simpatico.
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Black&White Stories: i tanti Vialli della nostra vita
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Puntata dedicata interamente a Gianluca!
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Per rimanere nell’immaginario collettivo di una tifoseria non c’è solo la fedeltà alla causa, la lunga militanza, l’accumulo di presenze a serie di centinaia. Ci sono giocatori che occupano un grande posto nel cuore della Signora perché di quel cuore sono stati il battito pulsante. Non è la logica dei numeri, per quanto importanti, a definirli. Per provare ad esprimerlo con una formula, loro e la Juve sono una cosa sola proprio perché non sono mai stati una cosa sola.
Pensate a Vialli. Sta da noi 5 anni, vi arriva che ne ha 28 e chiude in bellezza regalandoci una delle immagini più care della nostra storia, alzando al cielo di Roma la coppa dalle grandi orecchie. Ma la ragione del profondo amore che il popolo bianconero ha nei suoi confronti e che ce lo fa sentire nostro (senza spirito di annessione: riconosciamo tutti la grandezza della sua esperienza blucerchiata) risiede probabilmente in un’evidenza che vale solo per alcuni, per i più grandi: i tanti Gianluca che abbiamo vissuto. Per regalarci quest’impressione lui ci ha messo del suo: cambiando look, trasformandosi nell’aspetto e anche nei ruoli, portando i doveri dell’attaccante dall’essere goleador a diventare la coscienza della squadra: il primo difensore per il pressing esercitato e il faticatore a tutto campo, il trascinatore e il suggeritore, il capitano e l’anima.
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PENSIERO STUPENDO
Gianluca è stato un pensiero stupendo e dolce-amaro prima ancora che arrivasse a Torino nell’estate del 1992. A ogni sessione di mercato veniva accostato alla Juve – e per la verità anche ad altri – per un’incontrovertibile verità, l’essere un giocatore dalla qualità enorme e “nuova”. Perché i tanti gol si associavano a una personalità fuori dal comune – e pure fuori dal campo -, sembrava l’elemento perfetto da consegnare ad un allenatore per indurlo a sviluppare idee vincenti. Non solo: c’è stato persino un momento nel quale il suo mancato acquisto era considerato il fattore che definiva le prospettive di una stagione. “Soltanto se fosse venuto Vialli mi sentirei di dire che corriamo per lo Scudetto”, disse Dino Zoff al raduno del 1989-90 e non aveva torto. E attenzione, il meglio con la Sampdoria doveva ancora arrivare per il numero 9: la Coppa delle Coppe e lo scudetto, con titoli di capocannoniere annessi in entrambi le manifestazioni
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COME SI GIUDICA UN GIOCATORE.
“Il gol è l’emozione che non voglio perdere perché sono nato attaccante e continuo a sentirmi tale ma non può essere la misura per valutare il mio gioco. O almeno non può essere l’unica”. Negli ultimi mesi del 1994 Vialli matura nuove consapevolezze. I capelli non ci sono più e la scelta non è solo estetica. Al terzo anno in bianconero, l’idea è di voler dare un taglio netto al recente passato. Fatto di due stagioni complicate, riassumibili in una formula secca: pochi gol + troppi infortuni = giocatore in crisi.
Irreversibile per tanti, che si mettono a far di conto e pesano l’investimento della Juve e la resa del bomber che non lo è più. Non capendo che in una sua dichiarazione c’è già il migliore dei futuri possibili: “Questa è l’unica cosa che conta: contribuire all’azione, aiutare gli altri, saper fare in campo quello che si prova in allenamento”. Si capisce che è arrivato Marcello Lippi alla guida della Juventus?
CREMONA
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Hurrà Juventus, numero di novembre 1994, in copertina Gianluca in azione e in un riquadro il gol in rovesciata nella sua città. Molto più di un gesto tecnico straordinariamente eseguito. In quella memorabile stagione che riporta lo scudetto in casa Juve, quel momento è il rovesciamento di una prospettiva, più personale che di squadra. Una lettrice gli scrive: “Caro Vialli, che significato dai allo splendido gol segnato alla Cremonese?” E lui risponde mischiando saggezza ed ironia, è già anche uno splendido opinionista tv, l’ennesimo “altro” Vialli che ci sarà: “Non intendo attribuire alcun significato particolare a quel gol. È stato bello, lo hanno detto tutti, ma ogni gol fa storia a sé. Tanto per dire, qualche anno fa ne feci uno simile con la maglia della Sampdoria a Empoli: pochi lo ricordano, perché quel giorno era in programma uno sciopero degli operatori televisivi e la mia prodezza rimase … oscurata”.
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Reparto per reparto: in porta
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I facts bianconeri finora in stagione
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La Juve è arrivata alla sosta del campionato con un clean sheet, che significa moltissimo.
Intanto, perchè è parte decisiva di una scintillante vittoria per 2-0 nel Derby d’Italia contro l’Inter, e poi perchè è arrivata al termine di una prova difensiva pressochè perfetta (verranno analizzati i dati della difesa bianconera nella puntata dedicata a questo reparto, la prossima settimana).
Contro l’Inter, un dato che non è una novità: la Signora infatti ha mantenuto la porta inviolata in cinque Derby d’Italia casalinghi consecutivi, per la seconda volta nella storia della Serie A, la prima nel dicembre 1999 (sette in quel caso). E prima di questa gara, la Juventus aveva tenuto la porta inviolata nel 49% delle partite interne contro l’Inter in Serie A (42/86), percentuale che sale al 63% nell’era dei tre punti a vittoria (15/24).
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Otto i tiri subiti, una sola la parata di Szczesny, titolare in questa partita. Un dato che la dice lunga sulla prova difensiva dei bianconeri. I dati dettagliati, sono visibili qui: una volta entrati, è sufficiente selezionare il nome dell’estremo difensore o, se lo desiderate, qualunque altro giocatore per visualizzarne i dati particolareggiati.

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A proposito di Szczesny: anche in questa stagione il portierone polacco si conferma quello con la migliore percentuale di parate, 79,8%.
IL FATTORE G1G1
Il 18 dicembre contro la Sampdoria, Gianluigi Buffon ha eguagliato Paolo Maldini come primatista di presenze in Serie A (647 partite e per entrambi non vengono considerati gli spareggi).
Il 15 dicembre contro l’Udinese Super Gigi ha raggiunto Alessandro Del Piero come giocatore più presente nella storia della Serie A a girone unico con la maglia della Juventus, per poi superarlo sempre il 18 dicembre nel match contro la Sampdoria – 479 le partite sin qui in bianconero in A per l’estremo difensore.
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Dati, questi, che rendono la Juve, con 24 reti subite, pur essendo questo un dato in crescita rispetto alla scorsa stagione, la seconda miglior difesa della Serie A, alla pari dell’Inter e con un gol solo subito in meno della Lazio.
Non solo: la Juventus è la migliore difesa della Serie A per quanto riguarda i primi tempi (otto gol subiti): i bianconeri non hanno ancora subito gol nella prima frazione nel 2020.
Undici le partite da lui disputate finora in stagione, tutte positive: sette in campionato (sei vittorie e un pareggio), una in Champions League, la vittoria di Leverkusen a dicembre, tre in Coppa Italia, due vittorie e il pareggio 1-1 nella semifinale di andata a San Siro.
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Buon compleanno, John Elkann!
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Tanti auguri al Presidente di FCA ed Exor, che festeggia i suoi 44 anni.
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Giornata speciale oggi per John Elkann, Presidente di FCA ed Exor (di cui è anche amministratore delegato), che compie 44 anni.
Da parte di tutta la Juventus, i più sentiti e calorosi auguri di buon compleanno!
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Black&White Stories: Bettega e il pallone in rete
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L’esultanza tipica di Bobby-gol
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C’è un’intera generazione di tifosi bianconeri che lo sono diventati per merito di Roberto Bettega. Indagare sulle motivazioni della passione è sempre un tema affascinante, anche perché quando si ha a che fare con straordinari campioni non c’è mai una sola ragione o una sola vittoria a spiegare un “innamoramento” calcistico, la sua nascita e la sua durata nel tempo.
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Nel caso di Bobby-gol si rintracciano innumerevoli fattori a partire dai suoi tanti gol, connessi a un coefficiente elevatissimo di bellezza. Ma ha altrettanto valore quell’esempio di enorme forza espressa in gioventù: quella che lo porta a segnare subito in Serie al suo esordio e a farlo di testa, la sua specialità; e, ancor più, quella che lo porta a rinascere dopo una malattia polmonare che lo blocca nella sua seconda stagione in bianconero quando ha uno score semplicemente fantastico: 15 reti in 23 partite, non male per un ragazzo di 21 anni. E poi, non si può dimenticare l’evoluzione del suo gioco, quel diventare un attaccante che fuori area esprime una raffinatezza e un’eleganza inimitabile, pur continuando a vedere la porta, tanto da conquistare il titolo di capocannoniere nel 1979-80, per di più in un campionato non vincente per la Signora.
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CHurrà Juventus, luglio 1970
Spesso si è parlato nel passato di Bettega anche per uno spiccato senso della misura, una rappresentazione perfetta dello stile Juve nella sua versione più torinese: mai una dichiarazione eccessiva, sia da calciatore che da dirigente nella fase successiva e non meno bianconera della sua vita.  Però, un’eccezione c’era: ed era la felicità espressa quando Roberto diventava Bobby-gol. Spesso, in quei casi, lo si è visto andare a prendere il pallone in fondo alla rete, per poi calciarlo via, lontano. Non era una firma sull’esultanza, com’è tipico dei calciatori di oggi. Piuttosto, era il recupero di un istinto risalente all’infanzia, quando il bambino sognava in grande a bordo campo, mentre osservava i suoi idoli da vicino, Omar Sivori su tutti.
IL RACCATTAPALLE
“Come tutti i ragazzini bianconeri, avevamo la possibilità di essere utilizzati come raccattapalle e facevamo a gara per meritarci quel premio domenicale, allenandoci come indiavolati. Ed un giorno in cui ero di servizio non riuscii a fermare l’impulso: partita Juventus-Santos 5-3 e tre gol di Sivori.
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Io ero dietro la porta della formazione brasiliana. E quando Omar segnò io entrai in campo, presi la palla dal fondo della rete e la sparai verso il centrocampo. Avevo toccato il pallone calciato dal mio idolo, mi ero inserito anch’io nella festa”.
Il racconto di Bettega rievoca i tempi in cui far parte dei “Pulcini” della Juventus garantiva un privilegio. Al Comunale capitava di rado vedere i raccattapalle andare fuori dal proprio posto, anche nei momenti di massima felicità.
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Ma vedere Sivori in elegante divisa nera sconfiggere nientemeno che Pelé (un solo gol per il fuoriclasse brasiliano) regala un’energia incontenibile: Roberto non fa che interpretare ciò che ogni spettatore presente allo stadio avrebbe voluto fare.
OMAR SIVORI, CAPITOLO 2
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Juventus-Santos si gioca il 26 giugno del 1963. Ma la nostra storia ha un’appendice e stavolta non per un gol. Se la rivalità tra Sivori e Pelé era ideale – visto che i due si possono incontrare solo in gare amichevoli per decretare chi fosse il più grande – ben più concreta è quella tra i due argentini più vulcanici del periodo: Omar, per l’appunto, ed Helenio Herrera, l’allenatore dell’Inter. Stavolta, al piccolo Roberto, tocca la parte involontaria dell’uomo-assist, che peraltro da adulto svolgerà benissimo: “Un altro pallone bruciante mi trovai tra le mani, ancora da raccattapalle, in occasione di un altro indimenticabile Juventus-Inter. La palla uscì dal terreno di gioco e andò verso Helenio Herrera che, anziché fermarla, se la fece passare tra le gambe, divaricate di proposito. Io la presi, la diedi a Emoli che stava a due passi, e che la mandò a Sivori, il quale la sparò verso la panchina di H.H.!…”
Buon compleanno, Miralem!
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Il campione bosniaco compie oggi trent’anni.
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Miralem Pjanic oggi spegne trenta candeline, festeggiando il suo quarto compleanno con la maglia bianconera:

In mezzo al campo, Miralem è una sicurezza: sempre pronto a prendersi carico delle responsabilità, in questi anni ha indossato spesso i panni del leader anche fuori dal terreno di gioco con quella voglia di migliorarsi sempre che si sposa alla perfezione con il nostro DNA.
Regista e all’occorrenza combattente, in questa stagione è stato il quarto bianconero per minutaggio, segnando tre reti belle e importanti contro Brescia, SPAL e Bologna, specchio della sua voglia di essere sempre decisivo, unendo eleganze ed efficacia, bellezza e pragmatismo.
In attesa di rivederci in campo, gli auguriamo, tutti insieme, buon compleanno.
Auguri, Miralem!.

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Black&White Stories: il cammino verso il 5 maggio
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Le 4 giornate che hanno preceduto la domenica dello scudetto n.26
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Nei tempi recenti si è spesso accostato l’attuale campionato con 3 squadre in lotta per il titolo (Juventus, Lazio e Inter) all’ultimo torneo che ha visto un tale affollamento al vertice, quello del 2001-02. Uno sprint sul filo di lana, una volata a tre che all’ultima giornata ha visto presentarsi al rettilineo finale l’Inter in testa, la Juve a 1 punto di distanza e la Roma immediatamente dietro a 2. Come sia andata a finire, è noto a tutti e nessuna data è probabilmente più evocativa per il popolo bianconero: basta dire 5 maggio e immediatamente suscita emozioni profonde, racchiuse in quella domenica dove l’Inter perde all’Olimpico con la Lazio e viene sorpassata dalla Juve, vittoriosa per 2-0 a Udine. Anche i tricolori del 2013 e del 2014 sono stati conquistati nella stessa giornata, ma non è lo “stesso” 5 maggio. Quello del 2002 rimane inarrivabile perché sono le imprese più insperate quelle che più regalano brividi e rimangono nella memoria.
A rendere mitico il titolo numero 26, non c’è solo il sorpasso conclusivo o la tradizionale rivalità con l’Inter. Quel che rende speciale la rincorsa della Juve di Lippi è la sua lunghezza. A 5 giornate dal termine, i bianconeri accusano un distacco di 6 punti dai nerazzurri e di 3 dalla Roma. In un collegamento alla Domenica Sportiva, Marcello Lippi invita a rinviare l’atto di resa. Nelle successive 4 gare, la squadra fa bottino pieno, conquistandosi il “diritto” al 5 maggio. Ecco tappa per tappa cosa succede, con l’aiuto del racconto di Hurrà Juventus dell’epoca, che registrava anche le pagelle dei quotidiani.
30 GIORNATA PERUGIA-JUVENTUS 0-4
David Trezeguet dopo appena 8 minuti porta in vantaggio i bianconeri. Che al Curi dimostrano di essere assolutamente sul pezzo con un poker di reti (doppietta di Del Piero e gol di Zenoni) proprio mentre l’Inter perde in casa con l’Atalanta. “Prestazione di altissimo livello corale per la Juventus”, scrive il mensile bianconero, e occhio a Pavel Nedved, che non mette il suo nome sul tabellino dei marcatori ma riceve voti altissimi, pronto a ritagliarsi una parte decisiva nel finale di stagione.
31 GIORNATA JUVENTUS-MILAN 1-0
A 12 minuti dal termine, il risultato al Delle Alpi è ancora inchiodato sullo 0-0. La Juve preme, ma non è brillante. Non esistono i grandi film senza i colpi di scena. E quello che garantisce i 3 punti ai bianconeri si materializza con l’autogol di Chamot, una deviazione al volo imparabile per Abbiati. Il distacco dalla vetta rimane inalterato: -3.
32 GIORNATA PIACENZA-JUVENTUS 0-1
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Se la gara precedente è stata una dura prova per i tifosi bianconeri, quella successiva è persino qualcosa di più. Succede tutto negli ultimi istanti di gara: dal possibile addio al sogno tricolore alla concreta apertura di una speranza. A Piacenza ci pensa Pavel Nedved, con una conclusione dal limite dell’area, a trovare la rete della vittoria quando mancano 120 secondi al novantesimo. Contemporaneamente, da Verona arriva la notizia del pareggio in extremis del Chievo con l’Inter (del resto, la zona Cesarini prende il nome da un giocatore della Juve, no?). La Signora è al secondo posto, un solo punto in meno la divide dai nerazzurri e uno in più dalla Roma campione d’Italia in carica.
33 GIORNATA JUVENTUS-BRESCIA 5-0
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Novanta minuti dove non cambia nulla in classifica, preparando così la griglia di partenza per la domenica conclusiva. Ma dentro la cronaca, c’è già la Storia. Perché la Juve travolge il Brescia con un 5-0 sonante, tripletta di David Trezeguet e doppietta di Alessandro Del Piero. Per entrambi, il voto più basso è 7, ma anche molti altri componenti della squadra viaggiano su livelli di eccellenza. E’ il presupposto per la vittoria di Udine, mentre l’Inter offre un segnale di quel crollo che si verificherà a Roma anche in questa giornata, chiudendo il primo tempo col Piacenza sull’1-1, per poi vincere nella ripresa. Nelle 4 partite che precedono il 5 maggio 2002, la formazione di Cuper ha sempre incassato gol e non è mai andata all’intervallo in una situazione di vantaggio.
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Under 19, dove siamo rimasti
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In attesa di ricominciare, riviviamo insieme la stagione dei ragazzi di Mister Zauli fin qui.
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Ora in pausa necessaria. I sei mesi dell’Under 19 bianconera prima dello stop sono stati, però, densi di eventi: tra sorprese e grandi rimonte, difficoltà e crescita costante. Riviviamo tutto questo insieme.
L’AVVIO
Un lancio perfetto di Leone, una traiettoria dolcissima, che si spegne, perfetta, sul piede di Leo: conclusione e Juventus in vantaggio. È cominciata così la stagione dei ragazzi di Mister Zauli, chiamato, alla prima ufficiale alla guida della nostra Under 19, a fronteggiare il suo recentissimo passato. I bianconeri battono 3-0 l’Empoli e in quel primo gol c’è la promessa della squadra che il Mister ha in testa: un gruppo con un’idea di calcio definita e da perseguire in ogni situazione e un mix di talenti cresciuti in casa, come Leone, e nuovi arrivati con addosso una voglia pazzesca di dimostrare di essere da Juve, come Leo. Poi ci sono i ragazzi con un percorso meno definito, rappresentati, in quell’esordio, da Kaly Sene: dalla Serie D al bianconero l’anno scorso e una doppietta per partire con il piede giusto.
Neanche il tempo di festeggiare la prima vittoria e il calendario mette subito una prova difficile sulla strada dei bianconeri: l’esordio contro l’Atletico Madrid in Youth League, territorio complesso da conquistare.
La gara contro i Colchoneros, in trasferta, è un trionfo: successo 4-0 e ancora una volta reti non banali. Apre il rigore di Fagioli, talento bianconero, raddoppia Ahamada, classe 2002 appena ‘promosso’ dall’Under 17 (la scelta quest’anno è stata di dare fiducia ai classe 2002) e chiude la doppietta di Pablo Moreno, 2002 anche lui, ma in U19 già l’anno scorso.
I primi due passi nel percorso lungo che sarà la stagione sono perfetti, ma per crescere è inevitabilmente necessario superare le difficoltà.
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RESISTERE
Resistere anche quando le cose si fanno difficili è indispensabile se si vuole costruire qualcosa di bello, e l’Under 19 resiste. Arrivano le sconfitte contro Atalanta, Cagliari e Inter, con la boccata d’ossigeno rappresentata dal successo sul Bayer Leverkusen in Youth League, poi il ko di Pescara e quello in casa contro la Lokomotiv Mosca, quando sarebbe potuto arrivare l’acuto per chiudere quasi del tutto ogni discorso sul primo posto del girone. La giovane età del gruppo costa qualche punto, ma la società ha fiducia nella pianificazione e nel lavoro. E la svolta arriva.
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14 DI FILA
Dal 26 ottobre 2019 al 25 gennaio 2020 la squadra non perde mai, inanellando, tra tutte le competizioni, 14 risultati utili consecutivi. Quanto seminato anche durante la tempesta attecchisce e i frutti sono dolcissimi. La squadra torna alla vittoria contro il Sassuolo e soprattutto espugna il campo della Lokomotiv Mosca grazie alla rete firmata da Elia Petrelli, tornando in corsa per il primo posto nel girone in Youth Leauge, che vorrebbe dire Ottavi di Finale per la prima volta.
Le vittorie contro Lazio e Chievo permettono di arrivare al faccia a faccia con l’Atletico Madrid con il morale alle stelle: vincendo, sarebbe qualificazione con una giornata di anticipo. Passano in vantaggio i Colchoneros, ma Moreno pareggia i conti e Gozzi, all’ultimo pallone della partita, scrive la storia. La Juve è agli Ottavi, e continua la sua corsa anche in campionato, dove si piazza in pinea zona Playoff.
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PAUSA
La sconfitta contro l’Empoli interrompe la striscia di imbattibilità, ma la squadra riparte infliggendo il primo ko in campionato all’Atalanta e provando a strappare il pass per la finale di Coppa Italia. La missione, purtroppo, non viene portata a termine: le semifinali con la Fiorentina finiscono entrambe in parità, 1-1 al Franchi, 2-2 a Vinovo. Passano i viola in virtù del maggior numero di reti segnate in trasferta, al termine di due bellissime sfide. Ora lo stop obbligato, per stare meglio tutti, ma, quando sarà il momento, pronti a ripartire. Ci sono una Youth League da giocare e un campionato tutto da vivere, e ci sono, soprattutto, i nostri ragazzi da veder crescere e diventare grandi.
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Black&White Stories: Pietro Magni, il super jolly
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Il record del giocatore più versatile della storia
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Da un po’ di anni a questa parte il dibattito calcistico si orienta sul versante tattico scegliendo due direzioni, non necessariamente antitetiche: i seguaci dei numeri, che conoscono tutti i moduli, ne studiano i presupposti teorici e le applicazioni strategiche, ritenendoli principi fondanti dell’identità di una squadra; i conoscitori dei giocatori, che ragionano principalmente sulle caratteristiche dei protagonisti in campo, magari con un minimo di nostalgia per quella lontana epoca nella quale il numero di maglia dichiarava apertamente il ruolo: l’1 era il portiere, il 3 il terzino sinistro, il 7 l’ala destra, il 9 il centravanti e il 10 era tutta una storia particolare (sul 10 ci sono sempre stati un bel po’ di dibattiti, regista-fantasista-trequartista, in ogni caso il giocatore di classe, perché è evidente che Michel Platini e Roberto Baggio non occupavano la stessa posizione in campo, ma ognuno dei due era portatore di sano spettacolo, di qualità al massimo livello).
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11 RUOLI PER UN SOLO UOMO
A mettere insieme e d’accordo i due fronti ci potrebbero essere i giocatori cosiddetti “jolly”, una definizione oggi in disuso ma in gran voga nel passato. Sostanzialmente sono quegli elementi che possono adattarsi a ogni soluzione tattica perché capaci di interpretare più funzioni. La versatilità è la loro caratteristica principale e la conseguenza è che li si vede agire un po’ ovunque, per la felicità dei mister che sanno di poter contare su una specie di carta di riserva buona per tutte le occasioni.
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Il “super jolly” (attenzione, non è una definizione retorica, ma il titolo di un numero di Hurrà Juventus che lo racconta) è Pietro Magni. Ed è impossibile che qualcuno riesca a intaccare il suo primato (forse in qualche squadra di calcio amatoriale sì, ma anche in quei contesti un minimo di specializzazione esiste…). Perché nella sua carriera, che in bianconero si è sviluppata dal 1942 al 1948, ha ricoperto tutti gli 11 ruoli, compreso in una circostanza quello del portiere dal primo minuto (ed anche bene, la Juve pareggiò a Trieste 1-1 e sulla rete incassata non ebbe particolari responsabilità).
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I NUMERI DI MAGNI
Le statistiche dicono che nella sua esperienza in Serie A – che lo ha visto militare in altri 3 club (Liguria, Lucchese e Genoa) – per un totale di 192 presenze, Magni ha giocato 45 volte da ala sinistra, 42 da numero 10, 34 da mezzala destra, 19 da mediano, 15 da terzino destro e via via tutti gli altri ruoli.
In un filmato della Settimana Incom del 1948 lo si vede sfidare a bocce il compagno di squadra Ermes Muccinelli: non è dato sapere se anche in quel campo se la cavasse bene…
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L’impegno educativo di Juventus non si ferma.
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In occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali”, Juventus conferma il suo impegno grazie alle attività didattiche a distanza.
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Il 21 marzo si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali e Juventus ribadisce il proprio impegno a favore di temi come l’integrazione, la lotta al razzismo e alla discriminazione.
in questo momento di emergenza straordinaria e critica per l’intero Paese, Juventus ha rimodulato i propri progetti educativi per far sì che scuole, studenti e famiglie possano continuare il percorso iniziato in aula negli scorsi mesi.
Tra questi, Un Calcio al Razzismo, il percorso didattico gratuito, modulare e interattivo, composto da tre lezioni autoconclusive non si ferma e punta sulla continuità scuola-casa coinvolgendo anche le famiglie sui temi principali che compongono tale percorso: razza, discriminazione, stereotipo e pregiudizio.
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Il progetto Un Calcio al Razzismo si inserisce nel perimetro di azione di Juventus Goals con l’obiettivo di rendere le giovani generazioni più consapevoli e responsabili del linguaggio adottato, per mezzo di attività formative e momenti di gioco.
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Sempre nell’ambito delle iniziative per il 21 marzo, la piattaforma scolastica dello Juventus College per la didattica a distanza, darà l’opportunità ad alunne e alunni del college bianconero di vivere un momento di lavoro e riflessione. “Razza Umana”, infatti, affronterà la tematica partendo dai concetti di discriminazione e razzismo per arrivare a riflettere sulle relazioni e dinamiche sociali che vivono nel quotidiano a scuola, in squadra o nel loro gruppo di amici.
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Under 23, dove siamo rimasti
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In attesa di ricominciare, riviviamo insieme la stagione dei ragazzi di Mister Pecchia fin qui.
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Ora in pausa necessaria. L’Under 23 bianconera, al suo secondo anno in Serie C, si ferma con davanti un finale di stagione tutto da vivere, con all’orizzonte la finale di Coppa Italia di categoria e le ultime gare per guadagnarsi l’accesso ai playoff. La stagione, fino a questo punto, è stata ricca e impegnativa: riviviamola insieme.
NUOVO INIZIO
Seconda stagione per la Juventus U23 e per il secondo anno di fila unica società a portare avanti il progetto seconde squadre. Si riparte dalle certezze dell’anno prima, da quel gruppo con alle spalle già un’esperienza in C, con qualche novità in organico e una nuova guida in panchina: Fabio Pecchia.
Il calendario obbliga subito a giocarsi l’accesso al turno successivo in un trofeo: la Coppa Italia di Serie C. In piena estate, i bianconeri battono 2-0 la Pergolettese (il primo gol stagionale è una perla di Pietro Beruatto, il raddoppio è firmato Toure) e pareggiano 3-3 con la Reggio Audace (tripletta di Lanini): le combinazioni premiano i ragazzi di Pecchia e queste due partite inaugureranno un percorso che porterà molto lontano.
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IL CAMPIONATO
Messa in stand-by la coppa Italia, parte il campionato. Le prime gare sono difficili, poi alla terza giornata, contro l’Arezzo arriva la prima vittoria, cui fanno seguito tre pareggi. Il ko con il Monza potrebbe far vacillare le certezze, invece la squadre ne esce rafforzata: sei risultati utili consecutivi, con quattro vittorie e due pareggi. Un bottino prezioso, che consente di assorbire il piccolo calo di dicembre e affrontare il 2020 in piena corsa per un posto nei playoff.
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LA COPPA
Incastonati tra le sfida di campionato, gli impegni di coppa hanno permesso di togliersi soddisfazioni importanti, segnale tangibile della crescita della squadra. Il cammino è stato quasi perfetto: eliminate Alessandria ai sedicesimi di finale, Pro Vercelli agli ottavi e Piacenza ai quarti. In semifinale faccia a faccia con la Feralpisalò. All’andata la Juve U23 gioca bene, ma perde 2-0, rendendo necessaria, al ritorno, una partita quasi perfetta. La missione riesce e i ragazzi scrivono una delle più belle pagine della loro storia: 4-0 con le reti di Marchi, Zanimacchia (doppietta) e Rafia. Pass per la finale in tasca.
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PAUSA
La grande prova di coppa rilancia ulteriormente anche in campionato: vittorie per 2-1 in casa della capolista Monza e 1-0 sulla Pianese e decimo posto, che vuol dire playoff. Ora tutto in stand-by, per stare meglio tutti, ma quando sarà il momento tutti pronti a ricominciare. Per andare a giocarsi fino in fondo il campionato e provare a scrivere un’altra pagina storica in Coppa Italia.
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COVID-19, terzo giocatore positivo
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Il calciatore Paulo Dybala è risultato positivo. In isolamento volontario domiciliare, è asintomatico e sta bene.
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Il calciatore Paulo Dybala è stato sottoposto ad esami medici che hanno rivelato la sua positività al Coronavirus-COVID-19. Il calciatore, da mercoledì 11 marzo, in isolamento volontario domiciliare, continuerà ad essere monitorato e a seguire lo stesso regime. Sta bene ed è asintomatico.

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