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Ultimo aggiornamento 9 Giugno, 2020, 01:06:02 di Maurizio Barra

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Ciclismo: 60 anni di Gavia al Giro, Massignan il primo in vetta
‘Mi trovai davanti una mulattiera con sassi e ghiaia’
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08 giugno 2020
21:08
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Sessanta anni fa, l’8 giugno 1960, il Giro d’Italia di ciclismo scopriva la terribile ascesa verso il Passo Gavia, da un’intuizione del patron Vincenzo Torriani che, dopo averlo avvistato in una ricognizione aerea, decise di inserirlo nella Corsa Rosa. Un’abile intuizione. La salita del Gavia, dalla quale si possono ammirare le cime del gruppo Ortles-Cevedale e dell’Adamello, mantiene intatto il proprio fascino, aggiungendosi alla vasta proposta di percorsi bike (oltre 500 km) del Consorzio Pontedilegno-Tonale. Nessuno avrebbe immaginato che, quella lingua di 17 km con l’8% di pendenza media – che arriva fino a 2.618 metri – sarebbe entrata nella storia del ciclismo.
Nemmeno Imerio Massignan, vicentino di Valmarana, il primo uomo a transitare sul Gavia al Giro: da quel giorno per tutti divenne l’Angelo del Gavia. Era la 20/a e decisiva tappa del Giro, da Trento a Bormio (229 km); il menu prevedeva Campo Carlo Magno, Tonale e Gavia. L’allora 23enne Massignan si giocava la maglia rosa con i mostri sacri dell’epoca: Gaul, Anquetil, Nencini. “Fu una giornata memorabile – racconta Massignan, che oggi ha 83 anni e vive nell’Alessandrino. – Partimmo fortissimo e, a 80 km dall’arrivo, ero solo in testa. Ai tempi, del Gavia si sapeva poco o nulla: non avevamo fatto alcuna ricognizione: mi trovai davanti una vera e propria mulattiera, con ghiaia e sassi, muri di neve alti sei metri, uno strapiombo a tenermi compagnia. Transitai in cima al valico con quasi 2′ di vantaggio su Gaul. Alle mie spalle, corridori da tutte le parti che cercavano di raggiungere la vetta. Da quel momento il mio nome è rimasto legato al Gavia: ne vado molto orgoglioso”.
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Tennis: sfogo Osaka, “Perché non posso parlare di politica?”
Giapponese risponde alle critiche dopo impegno contro razzismo
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08 giugno 2020
22:14
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“Non sopporto quando la gente dice che gli sportivi non dovrebbero parlare di politica ma giocare e basta”. Naomi Osaka risponde con un tweet alle critiche dopo aver preso posizione contro il razzismo in seguito al caso George Floyd.
“Primo: parliamo di diritti umani – scrive la tennista giapponese – Secondo: perché voi avreste più diritto di parlare di me? Stando alla vostra logica, se uno lavora all’Ikea può parlare solo di Gronlid (un divano della azienda svedese, ndr)?”.
Osaka – che ha 22 anni ed è l’atleta femminile più pagata al mondo nell’ultimo anno – è tra le sportive più attive nella lotta al razzismo e negli scorsi giorni aveva condiviso un video su Instagram girato nel corso di una manifestazione per le strade di Los Angeles per protestare per la morte di Floyd, affidando a Twitter un pensiero: “Solo perché non ti sta succedendo nulla, non vuol dire che non stia succedendo nulla”.
Nei giorni scorsi anche la sedicenne stella nascente del tennis americano Coco Gauff era intervenuta durante una manifestazione in Florida:”È triste protestare per la stessa cosa per cui protestava mia nonna mezzo secolo fa”. VAI AL CALCIO

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