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Ultimo aggiornamento 11 Agosto, 2020, 17:06:09 di Maurizio Barra

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DALLE 19:52 DI LUNEDì 10 AGOSTO 2020

ALLE 17:06 DI MARTEDì 11 AGOSTO 2020

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Consigliere comune Lamezia, chiesto bonus, zero introiti
‘Non mi vergogno,faccio avvocato non politico e non ho lavorato’
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LAMEZIA TERME
10 agosto 2020
19:52
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“Ho chiesto e ottenuto, così come 142.000 avvocati in Italia, il bonus professionisti legato al Covid-19 semplicemente perché ne avevo diritto e ne avevo bisogno. 600 euro per il mese di marzo e 600 per aprile. E non me ne vergogno: perché di professione faccio l’avvocato e non il politico! E lo sanno tutti che anche la giustizia, così come tanti settori, nei mesi di marzo e aprile è stata completamente paralizzata e noi avvocati non abbiamo lavorato: non abbiamo svolto cause e non abbiamo potuto ricevere clienti”. Lo scrive sul suo profilo facebook Rosario Piccioni, consigliere comunale a Lamezia Terme, candidato sindaco – sconfitto – col sostegno di due liste civiche di ispirazioni di sinistra alle amministrative del novembre scorso.
“Come spesso accade – prosegue – si tende a mettere tutti in un unico calderone e a fare di tutte le erbe un fascio.
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Mi chiedo e vi chiedo: come si fa ad accostare e a mettere sullo stesso piano i Parlamentari, che ricevono un’indennità di oltre 12.000,00 euro mensili, i Presidenti di Regione, gli Assessori e i Consiglieri regionali che ricevono un’indennità pari o comunque di poco inferiore rispetto a quella dei Parlamentari, con consiglieri comunali e amministratori locali che invece fanno politica per passione e ricevono una somma legata alle presenze nelle commissioni consiliari che nella maggior parte dei casi ammonta a poche centinaia di euro mensili? Ma soprattutto come si fa ad accostare Parlamentari, assessori e consiglieri regionali che hanno ricevuto l’indennità anche durante il lockdown con i consiglieri comunali come me che invece non abbiamo giustamente ricevuto alcun emolumento perché non si è tenuto alcun consiglio comunale né alcuna attività di commissione? Eppure in quei mesi il mutuo per la casa, il fitto per lo studio, la rata per l’auto, le bollette per i consumi non hanno avuto alcuna sospensione. A marzo e aprile il sottoscritto non ha ricevuto alcun emolumento dal Comune e il consigliere in una città come Lamezia, partecipando a tutti i lavori consiliari, può ricevere al massimo 845 euro lorde al mese che con le trattenute diventano all’incirca 580. Basta con l’ipocrisia e basta soprattutto con le generalizzazioni”.
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Ponte: sogno mai tramontato,28 anni stop and go
Primo progetto nel 1992. Tra politica e lavori mai avviati
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10 agosto 2020
20:42
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Un sogno mai tramontato, tra decenni di stop and go, cui ora si aggiunge l’idea futuristica di un collegamento sottomarino. Il sogno di collegare la Sicilia al continente con ponte sullo Stretto affascina dai tempi dei romani e ha visto fiorire proposte fin dall’unità d’Italia.
Il primo progetto preliminare si concretizza nel 1992, ma è nel 2002 che il progetto parte sotto il terzo governo Berlusconi ed è il 2005 quando la Impregilo vince la gara come general contractor. Nel 2006, però, con la vittoria del centrosinistra, il progetto torna nel cassetto. Torna in auge nel 2008, ma qualche anno dopo con il governo Monti l’Italia sembra aver chiuso col Ponte. Viene rilanciato da Renzi nel 2016, ma poi incontra il ‘no’ di Toninelli nel 2019. Il tema però si riaffaccia ad ogni legislatura: a giungo la ministra De Micheli annunciava una decisione tra qualche mese; ora il premier Conte propone il tunnel sottomarino.
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Ecco, in sintesi, le fasi dall’avvio del progetto:
2002:GOVERNO BERLUSCONI VARA DECRETO. La società Stretto di Messina riprende in mano il progetto preliminare predisposto nel 1992. All’inizio del 2003 il cda della società approva un nuovo progetto corredato di studio di impatto ambientale. In aprile il Governo vara il decreto per la realizzazione dell’opera.
2004: IMPREGILO VINCE LA GARA. In primavera viene approvato il bando di gara per la scelta del general contractor.
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Nel 2005 la Commissione aggiudicatrice dichiara la vittoria del raggruppamento guidato da Impregilo. Il contratto viene siglato il 27 marzo.
2005: LAVORI AL VIA NON PRIMA DEL 2007 – Prima di aprire i cantieri, Impregilo deve presentare il progetto definitivo (che deve essere approvato da Cipe e Stretto di Messina) e quello esecutivo. Per la realizzazione dell’opera ci vorranno altri 5 anni, fino al 2012.
2006: PER IL GOVERNO PRODI NON E’ PRIORITA’. Nel programma dell’Unione il Ponte sullo Stretto non è fra le priorità’.
2008: CAMERA APPROVA RISOLUZIONE CONTRO PONTE. I deputati, l’11 ottobre 2008, approvano la risoluzione secondo cui il ponte sullo Stretto di Messina non si farà.
2008: MATTEOLI, IL PONTE SI FARA’, LAVORI INIZIERANNO ENTRO 2009. Ennesimo dietrofront con il ministro delle Infrastrutture, Matteoli, che annuncia che l’opera si farà.
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2011: UE, PONTE NON E’ TRA LE PRIORITA’. La Commissione europea fa sapere che non prenderà alcun impegno riguardo a un possibile inserimento tra i progetti prioritari Ue del ponte sullo Stretto di Messina.
2012: MONTI FERMA IL PROGETTO. Il governo Monti, in piena crisi, decide di fermare il progetto e di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo. Eurolink, general contractor di cui è capofila Impregilo, decide di recedere.
2013: CHIUDE LA STRETTO DI MESSINA. Con il Dpcm del 15 aprile la società Stretto di Messina costituita nel 1981 e controllata da Anas, è posta in liquidazione.
2015: RENZI RILANCIA L’OPERA. Il ponte “si farà di certo, il problema è quando”, annuncia il premier Renzi, che indica la necessità di concludere prima strade e ferrovie. L’idea è riproposta nel 2016 dal ministro dell’Interno Angelino Alfano che presenta alla Camera una proposta di legge.
2019: L’IPOTESI REFERENDUM. Il presidente della Sicilia Musumeci, in replica alla posizione del ministro Toninelli (“non è priorità”), lancia l’idea di indire un referendum tra i siciliani per capire se l’opera sia realmente condivisa dalla popolazione.
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2020: SPUNTA L’IPOTESI SOTTOMARINA. Il dibattito sul ponte non tramonta, fino a che la ministra dei trasporti De Micheli annuncia a giugno una decisione “tra qualche mese”. Ad agosto spunta l’idea del tunnel. “Non posso dire faremo il ponte sullo Stretto, non ci sono i presupposti”, annuncia il 9 agosto il premier Conte, che apre alla nuova ipotesi: “Dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l’ambiente, anche sottomarina”.
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Mibact,12 milioni di euro per i concerti annullati
Franceschini, un rientro parziale per le perdite del settore
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11 agosto 2020
16:23
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“12 milioni di euro per i concerti annullati”: sono le risorse assegnate dal decreto firmato oggi dal ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini, tramite il fondo emergenze imprese e istituzioni culturali introdotto con il Decreto Rilancio. “Con questo intervento – spiega Franceschini – il governo interviene per ristorare parzialmente le perdite subite in questi mesi difficili dagli organizzatori di concerti, che ancora adesso stanno conoscendo un momento particolarmente critico”. Possono presentare domanda di contributo gli organizzatori di concerti di musica che abbiano dovuto cancellare, annullare o rinviare, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, almeno uno spettacolo programmato in Italia, per un pubblico di almeno 1.000 persone se all’aperto e di 200 persone se al chiuso, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 settembre 2020.
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Le risorse destinate agli organizzatori di concerti, spiegano dal Mibact, sono così suddivise: 10 milioni di euro da ripartire in proporzione ai minori ricavi accertati nel periodo 23 febbraio – 31 luglio 2020 rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso; 2 milioni di euro da ripartire in proporzione ai costi aggiuntivi sostenuti per le operazioni di rimborso dei concerti di musica leggera cancellati definitivamente a causa delle misure per il contenimento della pandemia (operazioni connesse ai voucher).
Per presentare domanda è necessario avere sede legale in Italia; avere organizzato almeno dieci eventi tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 essendo titolari di altrettanti modelli C1 Siae; essere in regola con gli obblighi in materia previdenziale, fiscale e assicurativa; assenza di procedure fallimentari; assenza di condizioni ostative alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni; non essere beneficiari del contributo ordinario a valere sul Fondo unico dello spettacolo nel triennio 2018-2020.
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Bonus: Garante Privacy, nessun ostacolo a pubblicità dei beneficiari
Istruttoria sulla metodologia seguita dall’ente
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11 agosto 2020
15:53
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“La privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato”. Lo sottolinea, in relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali. Ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una “funzione pubblica”, aggiunge il Garante, che aprirà un’istruttoria sulla metodologia seguita dall’Inps.
“In relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali – si legge in una nota diffusa dall’Autorità – precisa che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato (art. 26, comma 4, d.lgs. 33 del 2013)”. “Ciò vale, a maggior ragione, rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono – spiega il Garante – anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti (cfr., ad es., artt. 9 L. 441/1982 e 5 d.l. 149/2013, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 13 del 2014)”.
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Il Garante contestualmente comunica che “sarà aperta una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Inps rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari e alle notizie al riguardo diffuse”.
“Come promesso, se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficienza”. Lo dichiara il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari.
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Ex sfidante Nardella,preso bonus per darlo beneficenza  – Anche Ubaldo Bocci, coordinatore del centrodestra in Palazzo Vecchio che nel 2019 sfidò Dario Nardella nella corsa a sindaco di Firenze, ha chiesto, e percepito, il bonus per i professionisti in difficoltà a causa dell’emergenza Covid. Bocci, ex dirigente Azimut, come riportano oggi i quotidiani locali, spiega di non aver problemi di finanze ma di averlo fatto “per dimostrare che il governo stava sbagliando non dando soldi ad hoc per disabili e tossicodipendenti” e di aver “dato tutto in beneficenza”. “E’ vero ho preso quei soldi ma non li ho tenuti per me – aggiunge Bocci -. Il commercialista mi disse che avrei potuto averli anche io visto che si trattava di denari a pioggia, dati in maniera sbagliatissima, senza distinguere reddito e posizione di ciascuno. E allora pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto”. “Ho i bonifici che lo testimoniano – conclude -. Lo dichiarai anche in una riunione dei capigruppo in Palazzo Vecchio”.
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Caccia ai deputati col bonus, Tridico nel mirino
Privacy e sospetti Comitato No.Ipotesi convocazione commissione
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11 agosto 2020
15:36
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Ci sono due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all’Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin. Lo confermano fonti interne al Carroccio veneto. A presentare la domanda per il bonus, non concesso peraltro, per Forcolin, sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza.
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Tra minacce di querele e tutele della privacy, è aperta la “caccia” ai nomi dei parlamentari che avrebbero fatto richiesta del bonus da 600 euro per i titolari di partite Iva. E’ su di loro che si concentra il branco di “segugi” messi sulle tracce dei “benestanti” percettori del bonus con indennità parlamentare assicurata, anche se a finire nel mirino c’è pure il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, sotto accusa per la presunta “soffiata” alle alte cariche del Movimento. Di ufficiale ancora non c’è nulla e quello che filtra è ancora è solo il numero dei deputati coinvolti: in 5 avrebbero fatto richiesta ma solo in 3 avrebbero ottenuto il bonus. Dal conteggio si tira fuori Italia Viva che, anzi, minaccia querele contro chi osasse ancora coinvolgerla nell’affaire. “Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro” commenta il presidente di Iv Ettore Rosato che annuncia: “Nessun nostro parlamentare ha ricevuto il bonus. Sarà nostra cura difenderci in tutte le sedi da chi sostiene il contrario”. Restano quindi accesi i riflettori sugli eletti della Lega e del M5s, sui consiglieri regionali mentre escono allo scoperto numerosi consiglieri comunali per rivendicare la congruità della richiesta di fronte all’esigua indennità che percepiscono rispetto a quella dei parlamentari. Si vocifera pure che siano coinvolti governatori.
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“I nomi devono essere resi pubblici” tuona Luigi Di Maio che già ieri aveva duramente commentato il caso che riguarderebbe anche un esponente dei 5 Stelle. “Non mi importa da quale forza politica provengano” avverte il ministro che appoggia l’iniziativa del capo politico M5s Vito Crimi che ha scritto ai parlamentari pentastellati di rinunciare alla privacy sottoscrivendo “una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati di chi ha usufruito del bonus”. “Facciano lo stesso tutti i parlamentari di ogni forza politica. Il mio è un appello rivolto a tutti i leader dei partiti” dice il titolare degli Esteri. Matteo Salvini dopo aver gridato allo scandalo e paventato espulsioni oggi ha dato ordine di fare chiarezza.
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“Abbiamo chiesto ieri a tutti i parlamentari di dire se abbiano percepito il bonus o, se non lo sanno, di verificare col loro commercialista se non sia stata fatta la domanda. Finora non ho riscontri di deputati leghisti che abbiano preso il bonus” dice il capogruppo Riccardo Molinari. Tra i deputati del Carroccio si tira fuori Mario Lolini che nega di essere uno dei deputati che hanno percepito il bonus da 600 euro e aggiunge che neppure le sue aziende hanno mai fatto richiesta del bonus da mille euro per le imprese agricole. Fa lo stesso l’ex M5s, attore, Nicola Acunzo: “Mi spiace che si possa anche solo pensare che sia io” afferma il deputato ora al Misto che si dice favorevole alla proposta di Crimi di rinunciare al vincolo della privacy.
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I nomi dei soggetti coinvolti potrebbero però presto venire alla luce, anche per evitare che l’unico a pagare il conto del caos mediatico provocato dalla notizia sia proprio il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Per evitare di violare le garanzie di privacy il responsabile dell’Istituto potrebbe essere chiamato a riferire in Parlamento, nell’ambito di una audizione secretata in Commissione Lavoro. La presidente Debora Serracchiani per ora assicura che non risultano richieste di convocazione dell’organismo ma già il deputato di Italia Viva, Gianfranco Librandi ha annunciato la sua intenzione di farlo.
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“Sarà in quell’occasione che chiederò apertamente le dimissioni di Tridico per la grave falla di credibilità che ha provocato” afferma.
La vicenda ha pure sollevato un polverone politico in chiave referendaria. L’opposizione sospetta che la notizia, che doveva essere nota da tempo trattandosi di bonus arrivati in primavera, sia stata rilanciata per animare un sentimento anticasta volto favorire il Sì al referendum sul taglio dei parlamentari. ” Io mi limito a commentare strani tweet che confermano questi sospetti, come quello di Manlio Di Stefano, che lega strumentalmente le due cose” commenta Simone Baldelli, vicepresidente azzurro della Camera ed animatore del gruppo dei deputati per il No al referendum del 20 settembre.
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Ponte Stretto: Santelli, c’è progetto esecutivo, si realizzi
“Da Conte retorica ‘gattopardo’, nel tunnel per non decidere”
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CATANZARO
11 agosto 2020
12:08
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“Il premier Conte entra nel tunnel del Ponte per non decidere nulla e tenere tranquilla la sua coalizione. Il Ponte sullo Stretto ha un progetto esecutivo e una gara effettuata. Si realizzi l’opera”. Lo afferma, in una nota, Jole Santelli, presidente della Regione Calabria.
“Il premier Conte ha ben pensato dalla piazza di Ceglie Messapica della sua Puglia – prosegue Santelli – di affrontare un tema molto serio del piano delle infrastrutture nazionali proponendo il niente mischiato al nulla. Aspettare le condizioni necessarie, pensare, immaginare un ponte sottomarino, ma prima realizzare collegamenti interni e l’alta velocità. Quella di Conte è l’antica retorica del Gattopardo che annuncia a parole che tutto deve cambiare perché poi tutto resti come prima.
Evidentemente il presidente del Consiglio ha ispirato la sua esternazione estiva leggendo quel vecchio numero di Topolino del 1982 quando zio Paperone in una storia di copertina si cimentava in stravaganti soluzioni per costruire il Ponte in maniera immaginifica”.
“Sono dieci anni che il contraente generale – sostiene ancora la Governatrice calabrese – ha consegnato (come previsto dal contratto di appalto) il progetto definitivo dell’opera elaborato da società di ingegneria specializzate estere. Anche il progetto definitivo è stato approvato. Sono stati spesi soldi pubblici per un’opera indispensabile portata avanti dalla determinazione del governo Berlusconi.
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Poche settimane fa, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede al governo centrale di realizzare il Ponte dello Stretto utilizzando anche le risorse del Recovery Fund. Se il premier Conte vuole essere serio si confronti su questi atti ed esca da questa boutade del tunnel. Siamo in presenza di un passatempo estivo che in metafora calcistica lancia il pallone nelle tribune senza risolvere nulla. Anzi una sola questione. Tenere a bada con un tunnel impossibile una maggioranza con idee contrastanti e che non riesce a trovare una linea comune su una delle opere che modificherebbero il ruolo dell’Italia nell’Europa. La Calabria è fuori dal tunnel”.
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Raggi, ‘vado avanti, mi ricandido’
Lo ha comunicato ai consiglieri della maggioranza capitolina
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ROMA
10 agosto 2020
19:52
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‘Vado avanti, mi ricandido’. E’ quanto ha comunicato, secondo quanto si è appreso, la sindaca di Roma Virginia Raggi ai consiglieri della maggioranza capitolina durante una videoconferenza nel pomeriggio.
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Lamorgese, lavoro su decreto immigrazione chiuso
Prima ferragosto inviato a P. Chigi, poi a settembre
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10 agosto 2020
22:40
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Il lavoro sul decreto immigrazione “è chiuso. Sto aspettando il parere dell’Anci perché cambia un po’ il sistema di accoglienza. I Centri di accoglienza dovranno essere gestiti dai Comuni. Spero di poter mandare il testo a Palazzo Chigi prima di ferragosto, poi se ne parlerà a settembre. La cosa importante è aver trovato un testo condiviso con la maggioranza”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, intervistata al Caffeina Festival a Santa Severa da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Nel nuovo decreto immigrazione abbiamo recepito “tutte le osservazioni che erano state formulate dalla Presidenza della Repubblica. E siamo andati oltre: abbiamo modificato il sistema accoglienza anche per coloro che sono richiedenti asilo, affinché entrino nel circuito di accoglienza identico a quello che oggi è riservato a coloro che sono titolari di protezione umanitaria, ritornando un po’ come era prima”.
“Circa 14mila migranti sono arrivati dall’inizio dell’anno.
Il numero che ha fatto alzare l’asticella – ha ricordato – è quello che deriva dal mese di luglio, quando c’è stata una fortissima crisi politica ed economica in Tunisia e persone che non avrebbero mai pensato di abbandonare il proprio Paese e si sono avventurate verso le nostre coste”.
“Abbiamo cercato di organizzare tutto per evitare che ci siano contagi e cercare di isolare coloro che sono positivi tenendo presente che le collettività non li accettano. E il Covid rende ancora più complicate le cose, anche per i migranti e per il fatto che noi li teniamo in quarantena”, ha poi aggiunto il ministro.
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Niente proroga, discoteche all’aperto chiuse in Sardegna
Solinas non firma nuova ordinanza, vale ultimo Dpcm del governo
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CAGLIARI
11 agosto 2020
12:28
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Discoteche all’aperto chiuse in Sardegna con decine di serate già programmate nei locali delle località turistiche più gettonate che dovranno saltare nella settimana di Ferragosto. ‘ordinanza del 15 luglio che le riapriva è scaduta il 31 luglio e, al momento, secondo fonti della Giunta, – non è in programma alcun provvedimento di proroga. Così, valgono le regole stabilite a livello nazionale dall’ultimo Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che venerdì scorso ha prorogato fino al 7 settembre le misure restrittive per contenere il contagio da coronavirus confermando la chiusura delle sale da ballo all’aperto.
L’aumento dei contagi in alcuni centri turistici ha già portato i sindaci a firmare proprie ordinanze di chiusura delle discoteche con divieti anche sulla somministrazione di alcolici dopo mezzanotte nei locali, una vera e propria stretta alla movida. E’ il caso di Carloforte, l’isola sulla costa sud occidentale dell’Isola dove, dopo i primi casi positivi tra i ragazzi che avevano frequentato discoteche e feste private, una cinquantina di persone sono in isolamento domiciliare e il sindaco ha deciso di procedere con tamponi a tappeto: oltre 400 quelli effettuati finora. Altri sindaci, per esempio quello di San Teodoro, erano pronti a seguire il collega di Carloforte, ma ora la mancata proroga dell’ordinanza regionale rende inutile ogni altro provvedimento amministrativo dei singoli comuni.
Con l’ordinanza di metà luglio il presidente della Regione Christian Solinas aveva dato l’ok anche allo svolgimento di sagre, fiere e feste paesane all’aperto, che adesso non dovrebbero più tenersi perché il Dpcm prevede che restino sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni fissate per contrastare la diffusione del contagio.
Su questo punto, ma sono solo indiscrezioni, Solinas potrebbe adottare nelle prossime ore un’ordinanza restrittiva sulle discoteche ma autorizzare l’organizzazione di feste e sagre.  VAI ALL’ECONOMIA  VAI ALLA CRONACA

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