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Ultimo aggiornamento 23 Novembre, 2020, 10:32:19 di Maurizio Barra

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Catania, Cc sgominano 12 piazze spaccio
Operazione nella ‘roccaforte’ del traffico legato a Cosa nostra
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CATANIA
23 novembre 2020
02:31
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Una maxi operazione antimafia dei carabinieri con 101 indagati, la maggior parte dei quali arrestati, è in corso a Catania. I militari stanno eseguendo un’ordinanza cautelare del Gip. L’inchiesta, coordinata dalla locale Procura distrettuale, ha permesso di azzerare la roccaforte del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, che, attraverso diversi gruppi criminali, era sotto il diretto controllo di Cosa nostra. Con il blitz in corso, Dda e militari dell’Arma ritengono di avere sgominato 12 imponenti ‘piazze di spaccio’ radicate nel popolare quartiere di San Giovanni Galermo, storica ‘roccaforte’ del traffico e della vendita di droga nel capoluogo etneo.
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Sospesa l’attività degli allevamenti di visoni
Su tutto il territorio italiano fino a fine febbraio
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23 novembre 2020
10:04
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Il Ministro della Salute, Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che dispone la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino alla fine del mese di febbraio 2021 quando verrà effettuata una nuova valutazione sullo stato epidemiologico. Lo rende noto il ministero.
“La misura aggiunge l’infezione da SARS CoV-2 nei visoni d’allevamento all’elenco delle malattie infettive e diffusive degli animali soggette a provvedimenti sanitari secondo il “Regolamento di polizia veterinaria (D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320)”. Il ministero sottolinea inoltre che “pur essendo il numero degli allevamenti in Italia molto ridotto rispetto ad altri paesi europei si è valutato di seguire il principio della massima precauzione in osservanza del parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità”.
Secondo l’ordinanza, “in caso di sospetto di infezione, le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell’allevamento, il blocco della movimentazione di animali, liquami, veicoli, attrezzature e l’avvio di una indagine epidemiologica. In caso di conferma della malattia, i visoni dell’allevamento sono sottoposti ad abbattimento”.
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Minacce a governatore sardo, secondo episodio in un mese
Scritte sul muro della Regione anche contro assessore Sanità
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CAGLIARI
23 novembre 2020
10:14
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Alcune scritte minatorie contro il governatore della Sardegna, Christian Solinas, e l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, sono comparse stanotte sul muro di cinta della sede di rappresentanza della Giunta regionale, Villa Devoto, a Cagliari. A lettere cubitali è stato scritto: ” A Foras sos Istanzos” (“fuori gli stranieri”, in ligua sarda) e Solinas-Nieddu assassini”. Sull’episodio sta indagando la Digos della Questura che sta acquisendo anche le immagini delle telecamere di sicurezza della struttura regionale per risalire ai responsabili. Si tratta della seconda intimidazione nei confronti di Solinas: ai primi di novembre, infatti, l’immagine di una forca con il nome del presidente era stata disegnata sul marciapiede del centralissimo Largo Carlo Felice a Cagliari.
E in una terza scritta, comparsa sempre su un muro, si legge “Solinas chiudi le frontiere” e anche stavolta è stata disegnata una forca.
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Picone, Paesaggio con rovine
Il sisma dell’Irpinia 40 anni dopo specchio dell’Italia di oggi
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23 novembre 2020
09:27
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GENEROSO PICONE, PAESAGGIO CON ROVINE. IRPINIA, UN TERREMOTO INFINITO (Mondadori, pp.228, 18 Euro). È nella morte deritualizzata, burocratizzata, impossibile da rappresentare e pertanto resa mostruosamente un “numero” da un algoritmo, come se si potesse in questo modo anestetizzare il dolore, che si incontrano la tragedia del terremoto dell’Irpinia e la pandemia causata dal coronavirus secondo Generoso Picone, giornalista del Mattino e autore di “Paesaggio con rovine” (Mondadori). A 40 anni esatti da quell’evento catastrofico, avvenuto il 23 novembre 1980 con epicentro a Conza della Campania, Picone torna a immergersi in una vicenda che ancora oggi sembra non trovare fine. Il parallelismo cercato dallo scrittore non è solo tra i numeri delle morti “stimate” del coronavirus e quanto accaduto in Irpinia (“2914 morti, 8848 feriti, 280.000 sfollati, nella stima di maggiore attendibilità”, oltre 77 mila case distrutte e più di 275 mila danneggiate), ma si ricollega anche con la pagina altrettanto disastrosamente tragica del 24 agosto 2016, quando a tremare fu Amatrice con la sua terra: da una frattura all’altra, nel mezzo è rimasto non solo il dolore, ma tutto ciò che, in modo colpevole (per incuria, malaffare, incapacità, superficialità) si poteva fare e invece non si è fatto.
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Le pagine del libro coinvolgono il lettore, proprio in questo frequente rimando tra ciò che accadde ieri e ciò che occupa il nostro presente, a dimostrazione che in fondo poco è cambiato e l’Italia resta la stessa. Sarebbe riduttivo pensare al libro come a un semplice omaggio, a un’ennesima quanto sterile celebrazione della catastrofe in occasione dell’anniversario: Picone desidera riportare alla luce la memoria più autentica dei fatti, attualizzarne la sofferenza mai sopita per chi ne è stato coinvolto in prima persona, ma purtroppo resa asettica da un racconto (come accade in ogni tragedia, anche nella pandemia) fatto di “diagrammi, comparazioni, curve, proiezioni, algoritmi”. Per cercare quella verità mai colpevolmente raggiunta, l’autore indaga su cosa è successo nel dopo sisma, racconta aneddoti, trae deduzioni, riporta dati scientifici, riflette alla luce di citazioni e pensieri di autori contemporanei e del passato: tra sentenze giudiziarie e ruberie, tra ritardi e inadempienze, il libro vuole scalfire la superficie per analizzare il ruolo della politica, i suoi passi falsi e le azioni volte solo a prendere voti e consenso, ma anche le responsabilità di classe imprenditoriale, che ha sfruttato ma non ricucito un territorio ferito, e già di suo povero e marginale. Ieri come oggi, ancora nel terremoto del 2016 e ancora nell’emergenza sanitaria della pandemia, il vuoto di idee e di progetti, la demagogia, la disorganizzazione e la faciloneria, ci portano a pensare che ancora una volta non siamo riusciti a imparare dalla storia: come è accaduto nel dopo Irpinia, anche adesso, passate la solidarietà e la mobilitazione scaturite dall’emotività della tragedia, poco si è fatto per evitare di ripetere gli stessi errori e poco resta della sofferenza vissuta. Il punto, scrive Picone, è che il “problema non starebbe nel virus o nel terremoto, nelle disgrazie naturali che continueranno a esserci, ma in come ci si prepara per affrontarle. Accantonando energie, risorse, sapienze, memorie”: ed è proprio su questo che continuiamo a sbagliare. Resta quindi desolato lo sguardo sull’oggi: “L’Irpinia del 2020 è una terra che non sa che cosa sia. Pare non volersi porre la domanda su ciò che è stato e certamente non affronta l’impegno a immaginare ciò che dovrà – se vorrà – essere”, scrive l’autore, e, di nuovo, il pensiero si rivolge a chi non c’è più, a quei “morti del 23 novembre 1980 e della pandemia da Coronavirus, temo che il loro resti un sacrificio assai poco rispettato e il sospetto mi dà rabbia, vittime senza colpevoli”. SPETTACOLI, MUSICA E CULTURA

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