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Ultimo aggiornamento 16 Dicembre, 2020, 11:33:18 di Maurizio Barra

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ALLE 11:33 DI MERCOLEDì 16 DICEMBRE 2020

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Accordo Sky-Amazon, l’app Prime Video su Sky Q
E Now Tv nei primi mesi 2021 sui dispositivi Fire Tv
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15 dicembre 2020
03:27
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Sky e Amazon annunciano una nuova partnership pluriennale che prevede dal 14 dicembre il lancio dell’app Prime Video di Amazon sui dispositivi Sky e Now Tv in Europa. Per la prima volta, inoltre, l’app Now Tv sarà disponibile nei primi mesi del 2021 sui dispositivi Fire Tv.
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Grazie a questa partnership gli abbonati ad entrambi i servizi in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria avranno la possibilità di guardare in un unico posto tutte le pluripremiate serie tv del momento, i film e lo sport di Sky e Prime Video, in tempo per il Natale.
Con l’arrivo delle nuove serie Amazon Original come il survival-drama The Wilds e The Grand Tour: A Massive Hunt l’accordo apre nuove opportunità di intrattenimento per gli abbonati Sky e Now Tv, tutto in un unico posto. E, per Natale, gli abbonati Sky e Prime Video appassionati di cinema potranno godersi una vasta scelta di nuovi titoli e film per la famiglia, tra cui Ferro, Borat – Seguito di Film Cinema, Tutti per 1 – 1 per Tutti e Il Primo Natale.
Stephen van Rooyen, EVP e CEO UK & Europe di Sky commenta: “Questo è un regalo di Natale che facciamo in anticipo ai nostri abbonati Sky Q che quest’anno sul box troveranno ad attenderli l’app Prime Video”. Maximo Ibarra, amministratore delegato di Sky Italia, sottolinea: “Grazie a questa partnership, Sky Q è sempre più il punto di riferimento per chi vuole avere in unico posto l’ampia scelta di contenuti targati Sky, le principali app in streaming e un’esperienza di visione semplice e coinvolgente”.
“Siamo felici di portare l’app di Prime Video sui device Sky Q e NOW TV in tempo per le feste”, dichiara Jay Marine, Vice President, Prime Video Worldwide.
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Tim con Telefonica e Claro conquista Oi, vale 2,8 mld
Per gruppo italiano investimento da 1,3 miliardi
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15 dicembre 2020
08:46
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Tim Brasil, la controllata del gruppo Tim, si aggiudica con Telefonica Brasil e Claro le attività mobili di Oi. Un’operazione che vale complessivamente 16,5 miliardi di Reais (circa 2,7 miliardi di euro) a cui si aggiunge il corrispettivo offerto al Gruppo Oi, di circa 819 milioni di reais (circa 134 milioni di euro), come valore attuale netto dei contratti.
Tim Brasil parteciperà all’operazione con un investimento di circa 7,3 miliardi di reais (circa 1,2 miliardi di euro) da corrispondere al closing e 476 milioni di reais (circa 76 milioni) relativi alla quota di TIM Brasil nel valore attuale netto (NPV) dei contratti.
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Apple: stretta su privacy, le app devono avere un’etichetta
Applicazioni obbligate a essere chiare sull’uso dei dati utenti
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15 dicembre 2020
10:32
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Apple stringe sulla privacy e obbliga tutte le applicazioni – siano esse per computer Mac, iPhone, iPad, Apple Watch o Apple Tv – a pubblicare un’etichetta che chiarisce agli utenti quali loro dati vengono usati e in che modo. La società californiana, sempre nell’ottica di trasparenza, stasera ha anche aggiornato la sezione del suo sito dedicata alla privacy, nonché l’informativa sulla privacy che viene mostrata a chi usa i prodotti e i servizi della Mela.
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Apple già dalla scorsa settimana ha iniziato a chiedere agli sviluppatori di fornire le informazioni su trattamento dei dati, dando il via al “nuovo corso” preannunciato alla conferenza degli sviluppatori di giugno, e che prevede di fornire alle persone una sintesi facilmente comprensibile sulle app, in modo simile alla lista degli ingredienti sui prodotti del supermercato, così da poter prendere decisioni informate. Si tratta di un “programma ambizioso”, sottolinea Cupertino, che descrive la privacy come un “diritto umano inalienabile”.
Nell’etichetta, che si chiama “informazioni sulla privacy” e impiega nuove icone per semplificare la comprensione, ci sono tre schede: i dati usati per tracciare l’utente, che collegano a fini pubblicitari le informazioni sulla persona o sul dispositivo raccolti da una app con le info raccolte da altre app o siti; i dati collegati alla persona, riferiti all’account, al dispositivo o all’identità come la cronologia di navigazione, gli acquisti o la posizione; e i dati non collegati alla persona.
“Non chiediamo agli sviluppatori di cambiare le app o il business model, si tratta solo di dire agli utenti in modo trasparente quali dati vengono raccolti”, evidenzia Apple precisando che le regole si applicano anche a tutti i prodotti della società.
Maggiori informazioni ai consumatori arrivano poi dalla nuova sezione del sito sulla privacy dove, in ottemperanza al Gdpr, si spiega anche in cosa consistono i dati personali, e si fa una panoramica sulla tutela della riservatezza assicurata anche dai prodotti Apple. Tra questi il browser Safari, che impedisce agli inserzionisti di seguire l’internauta da un sito all’altro, e le Mappe che non conservano la cronologia degli spostamenti.
Ho già parlato di questo, nell’articolo precedente di questa medesima sezione.
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Norme Ue su Big Tech, verso multe fino al 10%
Attese le regole su giganti web, obbligo a moderazione contenuti
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15 dicembre 2020
12:52
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Dopo mesi di avvertimenti nemmeno troppo velati, arriva la linea dura di Bruxelles contro le Big Tech. E prevede multe fino al 10% del fatturato per i giganti del digitale colpevoli di gravi violazioni della concorrenza.
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Il nuovo pacchetto normativo che la Commissione europea svelerà oggi segna un cambio di rotta sul mercato digitale per come lo intendono i due responsabili Ue del dossier, la danese Margrethe Vestager e il francese Thierry Breton. “Gli interessi economici e politici di poche aziende non dovrebbero dettare il nostro futuro. L’Europa deve stabilire i propri termini e le proprie condizioni”, avevano scritto i due nei giorni scorsi sull’Irish Time.
I termini e le condizioni prevedono per le Big Tech responsabilità, obblighi e sanzioni nel caso in cui continuino a comportarsi male mettendo a rischio l’integrità del mercato unico. Nel Digital Services Act (Dsa), primo pilastro dell’impianto normativo, l’esecutivo comunitario richiederà alle società tecnologiche “molto grandi” come i GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) di assumersi una maggiore responsabilità per la moderazione dei contenuti che circolano sulle loro piattaforme.
Questo significa, secondo una bozza riservata del regolamento, che dovranno “adattare e migliorare” i loro algoritmi per monitorare e rimuovere i contenuti illegali, nonché condividere i dati sulla loro attività di moderazione con le autorità nazionali. Se non lo faranno, dovranno pagare ammende fino al 6% del loro giro d’affari globale.
Ancora più pesanti le sanzioni nel caso di pratiche sleali di mercato: nel Digital Markets Act (Dma), l’altra parte del pacchetto, Bruxelles prevede infatti multe fino al 10% del fatturato per chi ‘uccide’ la concorrenza e la possibilità estrema della separazione strutturale dei servizi europei delle aziende.
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5G e robotica, l’impegno dei centri di sviluppo di Ericsson
Iannetti: “Investire sul 5G ma con spirito di collaborazione”
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15 dicembre 2020
12:52
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Analisi predittive, robot autonomi e sensori di cargo sono tra le principali innovazioni prodotte dai laboratori di Ricerca & Sviluppo di Ericsson. Questi, tra gli altri, sono stati presentati all’evento “R&D Italy Innovation Day 2020”, tenutosi per quest’anno solo online.
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“Ricerca & Sviluppo è più di un modo per distinguere i team. Per Ericsson è una componente strategica dell’azienda” ha spiegato l’AD Emanuele Iannetti.
“I tre centri italiani di Genova, Pisa e Pagani, di recente arricchiti dagli Innovation Garage, sperimentano nuove soluzioni applicandole concretamente a scenari di intervento. Per dare reale valore alla tecnologia, questa deve fornire soluzioni ai problemi, con casi di utilizzo da estendere al mercato”. Ed è il motivo per cui il gruppo partecipa al programma “5G for Italy”, con attività di studio di soluzioni dimostrative congiunte con operatori di rete e partner industriali, per la definizione e la realizzazione di applicazioni per l’automazione industriale, la logistica portuale, la sanità, i trasporti. Al porto di Livorno, ad esempio, sensori e e attuatori controllano i carghi e il loro spostamento nell’area di stoccaggio. A Pagani ci si concentra su software di sicurezza informatica mentre a Genova, i ricercatori Ericsson sviluppano anche prototipi avanzati per le sezioni di trasporto delle future reti mobili 5G.
E proprio a Genova, l’innovazione permetterà di salvaguardare le strutture pubbliche, come ha sottolineato il sindaco, Marco Bucci: “Costruire un nuovo ponte non è stato di certo semplice ma la vera sfida è adesso monitorarlo adeguatamente. Perciò ci siamo affidati alla tecnologia e, in modo particolare, a quella predittiva. Grazie ad un monitoraggio autonomo da parte di robot, alle reti 5G e ad algoritmi e software avanzati, potremo rilevare problemi prima che questi diventino critici, così da intervenire in tempo”. E investire sul 5G è la priorità: “Un solo euro speso per innovare sanità, istruzione, turismo e digitalizzazione della PA col 5G ne creerà sei in termini di Roi ma bisogna lavorare in modalità di partnership, per far si che l’Italia diventi un paese leader per il rilancio economico di segmenti essenziali, come il manifatturiero, l’healtchare e la robotica” ha concluso Iannetti.
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Usa: da Amazon a TikTok, Ftc richiede info su dati utenti
Coinvolti anche FB e Twitter, hanno 45 giorni per rispondere
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15 dicembre 2020
15:35
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La Federal Trade Commission (Ftc), l’agenzia Usa a tutela dei consumatori e della concorrenza, ha chiesto a nove colossi tecnologici di fornire informazioni su come raccolgono e usano i dati degli utenti. La richiesta, fa sapere l’autorità in una nota, è stata inviata ad Amazon, Facebook, WhatsApp, Twitter e YouTube, e ancora a Snapchat, TikTok, Reddit e Discord.
Le società hanno 45 giorni di tempo per rispondere.
Nel dettaglio la Ftc vuole sapere come queste realtà raccolgono, utilizzano, tracciano e ricavano informazioni personali e demografiche; come determinano quali pubblicità mostrare agli utenti; se applicano algoritmi o analisi dei dati alle informazioni personali; in che modo misurano, promuovono e ricercano il coinvolgimento degli utenti; e come le loro pratiche influenzano bambini e adolescenti.
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Apple: stampa, +30% produzione iPhone nel primo semestre
Domanda robusta per i nuovi modelli, azienda incrementa ordini
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15 dicembre 2020
15:35
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Apple ha intenzione di incrementare la produzione di iPhone portandola a 96 milioni di unità nel primo semestre del 2021, con un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2020, in modo da assecondare la forte domanda registrata per i nuovi iPhone 12. Lo riferisce il quotidiano asiatico Nikkei.
Stando alle fonti citate, la società californiana avrebbe chiesto ai fornitori di produrre 95-96 milioni di iPhone, compresi anche i vecchi iPhone 11 e l’iPhone SE.
La carenza di componenti chiave che si registra nell’industria, osserva il quotidiano, potrebbe però rendere complicato raggiungere tale obiettivo.
Nell’intero 2021, Apple intenderebbe produrre 230 milioni di iPhone tra vecchi e nuovi modelli. Si tratterebbe di un incremento del 20% rispetto al 2019.
“La produzione pianificata per il prossimo trimestre e per quelli successivi è stata decisa, e le prospettive sono piuttosto rosee”, ha detto a Nikkei un dirigente di un importante fornitore di Apple. “L’iPhone 12 Pro e l’iPhone 12 Pro Max hanno una domanda decisamente più forte delle attese e la richiesta di iPhone 12 è in linea con le previsioni, mentre l’iPhone 12 mini è un po fiacco”, ha aggiunto.
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‘Body bots’ e guardiani di dati, ecco la tecnologia che verrà
Ericsson, un ruolo maggiore sarà svolto da oggetti connessi e algoritmi
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15 dicembre 2020
17:43
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Ci sono body bots, guardiani di dati e sensori di quartiere tra le tendenze hi-tech del prossimo decennio. Le ha individuate Ericsson, che ha rilasciato il report ’10 Hot Consumer Trends 2030′, indagine svolta su 50 milioni di consumatori di età compresa tra 15 e 69 anni.
L’analisi racchiude le dieci tendenze tecnologiche prorompenti nel prossimo decennio.
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Il primo trend si riferisce ai cosiddetti ‘body bots’, capi di abbigliamento pensati per migliorare la postura. Poi i ‘guardiani dei dati’, dispositivi che permetteranno di rilevare oggetti intorno a noi che tentano di rubare informazioni e tracciare i movimenti delle persone. In terzo luogo, una declinazione, in piccolo, di smart city: i sistemi di sorveglianza e anti-intrusione collaborativi. Questi dovrebbero costituire una rete ottimizzata di controllo delle abitazioni e, in generale, della sicurezza del quartiere. L’82% del panel di intervistati aspetta l’arrivo di dispositivi capaci di avvertire in caso di eventi meteorologici estremi, così come di altoparlanti di nuova generazione in grado di creare una barriera sonora intorno alle mura dell’abitazione, tramite un isolamento acustico personalizzato. Al sesto punto, la speranza che software intelligenti sappiano predire gli andamenti finanziari degli utenti, suggerendo i migliori investimenti, così da ridurre il rischio di affari andati male.
Con il crescere del numero di connessioni, le singole reti dovranno ottimizzare il loro segnale. Per questo, gli smartphone moderni non solo godranno del 5G ma potranno anche suggerire quali punti della città sono migliori di altri per godere di maggiori velocità , evitando così zone ad alta intensità di traffico.
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La personalizzazione dei contenuti multimediali sarà concreta: il 62% pensa che sistemi automatici potranno creare esperienze multimediali basate sulle abitudini e preferenze degli utenti. Gli ultimi tasselli riguardano i bot: 7 persone su 10 sono certe che bot autonomi impareranno a infiltrarsi nei telefonini senza destare sospetti e la stessa percentuale vedrebbe di buon occhio algoritmi auto-apprendenti che scelgono ed eliminano gli amici sui social network al proprio posto, col fine di creare una rete di contatti più salutare per la mente e il fisico.
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Dall’analisi delle foto ai tag, AI al servizio dell’editoria
Strumenti Atex per coadiuvare il lavoro dei giornalisti
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15 dicembre 2020
17:03
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Controllare le foto da pubblicare, scegliere i tag e scovare gli argomenti di tendenza sui social: sono alcune delle applicazioni dell’intelligenza artificiale (AI) al mondo dell’editoria per coadiuvare i giornalisti e snellire la mole di lavoro. A sperimentarle è Atex, azienda specializzata nella gestione del content management, insieme a società e startup hi-tech.
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L’azienda usa ad esempio l’AI e il Machine Learning di Amazon Web Services per consentire ai propri prodotti di riconoscere automaticamente se in un’immagine ci siano elementi sensibili o potenzialmente rilevanti (come targhe di automobili o volti di minorenni, che non devono essere mai pubblicati).
“L’AI non sceglie l’immagine migliore per quell’articolo – precisa la società – ma verifica che l’immagine scelta dall’autore soddisfi alcuni criteri”.
Atex sta lavorando anche con Babelscape, una start-up dell’università La Sapienza di Roma che applica l’AI al linguaggio e all’analisi del testo. Frutto della collaborazione è un prodotto in grado di fornire un’analisi semantica accurata, che permette di taggare i contenuti in modo veloce e preciso.
Dal lavoro con EzyInsights nasce invece la possibilità di andare a caccia di trending topic sui principali social media. E con l’AI si può intervenire anche su un articolo di giornale stampato in pdf, per riconoscerne tutte le parti e lavorarci in maniera più agevole, ad esempio estraendone i testi o le foto, facendone il reflow e realizzando una rassegna stampa più pulita.
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Covid: sul ‘dark web’ falsi annunci vendita di vaccini
Aumentano anche attacchi che sfruttano news su immunizzazione
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16 dicembre 2020
10:11
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Sul dark web sono già presenti falsi annunci per la vendita di vaccini contro il Covid-19. Lo afferma Check Point Research, la divisione Threat Intelligence della compagnia Check Point Software Technologies, secondo cui sugli stessi siti si possono trovare anche alcuni presunti ‘farmaci’ contro il virus.
Che il tema abbia attirato l’attenzione dei criminali informatici è confermato anche dalle notizie recenti di attacchi all’Ema, l’autorità europea per i farmaci, finalizzati proprio a carpire documenti sui vaccini.
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Dopo quelli di Pfizer, anche quelli di Moderna sarebbero stati oggetto di attacco, come ha affermato la stessa azienda.
“Europol, agenzia dell’Unione Europea finalizzata alla lotta al crimine nel territorio Ue – spiega la società di sicurezza Check Point Research – ha già emesso una notifica di allarme preventivo sulla criminalità legata ai vaccini durante la pandemia. Tutti i venditori trovati accettano solo pagamenti in bitcoin, riducendo al minimo le possibilità di essere rintracciati; mettendo ulteriormente in dubbio l’autenticità dei farmaci che stanno vendendo. Quando Check Point Research ha comunicato con un fornitore, quest’ultimo ha chiarito di vendere un vaccino Covid-19 non specificato per 0,01 BTC (circa 300 dollari), affermando che erano necessarie 14 dosi”. Le minacce informatiche legate ai vaccini, aggiunge la compagnia, corrono anche sul web tradizionale: “Oltre a cercare di vendere farmaci e vaccini Covid-19 falsi, gli aggressori stanno anche usando le ultime notizie come esca per le loro campagne phishing”.
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Vestager, due anni per adozione norme Ue su Big Tech
‘Speriamo che l’iter sia il più veloce possibile’
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BRUXELLES
15 dicembre 2020
17:41
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“Speriamo che” l’iter per approvare le nuove norme Ue sul digitale “sia il più veloce possibile” e serva “un anno e mezzo” e “poi altri sei mesi prima che il regolamento entri in vigore”. Così la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, presentando la proposta di regolamento sul digitale.
“Servirà un rodaggio per la nomina” della aziende considerate ‘gatekeeper’ che saranno soggette alle norme, “ma siamo impazienti di lavorare con il Parlamento Ue e il Consiglio”, ha detto Vestager, sottolineando anche che l’Ue vuole “rimettere ordine nel caos del traffico su internet”.
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Realme: smartphone per appassionati videogame
Ecco il 7i, schermo da 6,5 pollici e batteria super-capiente
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16 dicembre 2020
10:07
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Arriva in Italia in tempo per Natale il Realme 7i, uno smartphone economico che strizza l’occhio agli appassionati di videogiochi e a chi apprezza le batterie super-capienti.
Il dispositivo monta uno schermo ampio, da 6,5 pollici, con notch a goccia che ospita la fotocamera da selfie, da 8 megapixel. Sul retro, oltre al lettore di impronte, trova posto una tripla fotocamera con sensore principale da 48 mp, ultra grandangolare da 8 mp e macro da 2 mp.
All’interno ci sono il processore Helio G85 di MediaTek e la Gpu Mali-G52, coadiuvati da 4 GB di Ram e 128 GB di memoria interna espandibile usando uno dei tre slot a disposizione.
La batteria è da 6mila mAh, con ricarica veloce a 18 Watt (arriva al 29% in 30 minuti) e ricarica inversa per dare energia ad altri dispositivi.
Lo smartphone è disponibile nei colori Glory Silver e e Victory Blue a un listino di circa 170 euro.
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Covid: TikTok aggiorna centro informazioni sui vaccini
Utenti troveranno quelle certificate, anche nei video
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16 dicembre 2020
10:12
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TikTok continua il suo impegno contro la disinformazione che riguarda i vaccini anti Covid-19. Aggiorna il centro informazioni sul coronavirus in modo che, quando le persone cercano informazioni sui vaccini all’interno dell’app, possano trovare quelle affidabili affidate a esperti riconosciuti. Questa novità inizierà a essere implementata dal 17 dicembre. Inoltre le piattafoma introdurrà un nuovo tag per rilevare e taggare tutti i video con parole e hashtag relativi al vaccino.
“Applicheremo un banner a questi video con il messaggio ‘Maggiori informazioni sui vaccini anti Covid-19’ che rimanderà l’utente a fonti di informazione verificabili e autorevoli”, spiega la scoeità.
La community di TikTok inizierà a vedere questo tag dal 21 dicembre.
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Spotify: malfunzionamento globale, migliaia segnalazioni
Impossibile ascoltare musica, disservizio a partire dalle 9:30
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16 dicembre 2020
10:55
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Dopo i problemi a Google, anche Spotify è alle prese con un disservizio. Dalle 9 e mezza di stamani la popolare piattaforma di musica in streaming sta registrando un malfunzionamento su scala globale.
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Sul sito Downdetector.com, che raccoglie le segnalazioni degli utenti, sono migliaia le persone che lamentano l’impossibilità di ascoltare musica. La maggior parte delle segnalazioni sono in Europa, ma ce ne sono anche in Asia, Usa e Australia. Su Twitter intanto sono numerosi i messaggi con l’hashtag #spotifydown. Spotify ha chiuso il terzo trimestre con 320 milioni di ascoltatori a livello mondiale, di cui 144 milioni abbonati.
“Al momento siamo a conoscenza di alcuni problemi e li stiamo verificando. Vi terremo aggiornati”: è il messaggio pubblicato dalla pagina ufficiale di Spotify su Twitter:

Lo scorso 27 novembre la piattaforma ha avuto un altro down, rimanendo inattiva per quasi un’ora. Poi il problema si è risolto. E un’altra interruzione è stata registrata ad agosto. Agli utenti fu detto che c’era un problema con la connessione Internet e che la musica non poteva essere riprodotta in streaming. Altri, invece, hanno ricevuto messaggi che dicevano loro che la pagina non poteva essere caricata.   VAI ALLA POLITICA   VAI ALL’ECONOMIA   VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO   VAI ALLA CRONACA   PRIME VIDEO CHANNELS: ISCRIVITI! ORA è IN ITALIA, NON PERDERE QUESTA OCCASIONE!    Fai una donazione

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Google: nuovi problemi tecnici per sistema posta Gmail
Non sarebbero interessati servizi come YouTube e Google Maps
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WASHINGTON
16 dicembre 2020
08:22
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Nuovi problemi tecnici, poi risolti, per Gmail di Google dopo l’esteso blackout delle scorse ore.
Ad essere stato interessato, ha confermato la società californiana, è appunto il sistema di posta elettronica Gmail, spiegando come molti utenti, oltre 15 mila, hanno segnalato che pur riuscendo a entrare nel proprio account ricevono dei messaggi di errore. Nessun problema è stato invece rilevato sugli altri servizi del colosso del web, da YouTube a Google Maps.
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L’Ue fissa i paletti allo strapotere delle Big Tech
Multe e sanzioni fino separazione strutturale per i giganti web
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BRUXELLES
16 dicembre 2020
10:11
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L’idea è quella di portare ordine nel caos delle autostrade digitali. La pratica sarà lunga e non priva di ostacoli, ma l’Europa ha compiuto il primo passo.
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Con un nuovo elenco di obblighi, responsabilità e sanzioni che vanno a colpire soprattutto le Big Tech. Per Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Ue da anni impegnata contro le pratiche sleali delle grandi società d’oltreocano (le cosiddette Big Tech), le norme Ue sul digitale hanno la stessa importanza che ebbe il primo semaforo della storia, installato nell’Ohio, ormai oltre cento anni fa.
Perché l’avvento delle nuove tecnologie e di colossi che monopolizzano il mercato impone oggi di “riportare ordine ed equilibrio” tra il mondo fisico e quello traslato nell’etere. Dove le regole sono rimaste quelle del Duemila e i profitti di pochi si gonfiano sempre di più, anche a spese dei cittadini europei. Così, insieme ai paletti normativi, l’Ue ha previsto anche un insieme di sanzioni. Prima di tutto, multe dal 6 al 10% del loro giro d’affari annuo globale. E poi anche misure strutturali che possono arrivare alla separazione delle attività in territorio europeo.
Non si tratta di prendere di mira i colossi americani, ha cercato di chiarire Thierry Breton, il commissario Ue per il Mercato interno co-firmatario della proposta, ma “con le dimensioni arrivano anche le responsabilità” per le aziende. Che, scrive Bruxelles, quando sono talmente grandi come i GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) da essere ‘gatekeeper’ di un mercato, portano “rischi sistemici”. Dai contenuti che ogni giorno vengono pubblicati ai ricavi generati con l’e-commerce, passando per le pratiche sleali come le acquisizioni e l’accentramento dei dati.
Per questo la Commissione Ue ha diviso il pacchetto in due pilastri. Nel Digital Services Act (Dsa) è richiesto alle società di assumersi una maggiore responsabilità per la moderazione dei contenuti che circolano sui loro siti e a intervenire “rapidamente” per rimuovere il materiale illegale.
Altrimenti, potranno incorrere in multe fino al 6% delle loro entrate annue. Le regole si espandono anche a vendite e pubblicità online, per cui la parola d’ordine è ‘trasparenza’. Ad esempio, le società dovranno spiegare ad autorità e utenti come funzionano i loro algoritmi per l’indicizzazione dei prodotti.
Con il Digital Markets Act (Dma), inoltre, le Big Tech che violeranno le regole di concorrenza saranno passibili di multe fino al 10% dei loro ricavi globali. E, se recidive, l’Ue si muoverà per separare strutturalmente le loro attività. Il cambio di paradigma ha subito sollevato i timori dei colossi americani, con Google che si è detta “preoccupata”. Un’inquietudine che investe però anche la politica europea e internazionale. Proprio oggi in Irlanda – che ospita molte multinazionali del tech Usa – il Garante per la protezione dei dati ha inflitto a Twitter una sanzione di 564mila dollari. E, sull’altra sponde dell’Atlantico, la Federal Trade Commission (Ftc) ha chiesto a nove colossi tecnologici di fornire informazioni su come raccolgono e usano i dati degli utenti.
Affinché le norme proposte da Bruxelles si trasformino in realtà potrebbero servire circa due anni, ha detto Vestager. Ma l’iter, che richiede l’approvazione del Parlamento europeo e di tutti gli Stati membri, potrebbe anche essere più lungo. Da una parte perché alcune capitali potrebbero sollevare obiezioni.
Dall’altra, perché i giganti del web sono pronti a una strenua attività di lobbying per annacquare le proposte. Per i consumatori europei (Beuc), il Pe e il Consiglio dovranno “resistere alle enormi pressioni”. Ma l’Europarlamento potrebbe anche chiedere una linea più dura. “Purtroppo, la proposta rimane troppo flessibile per quanto riguarda le sanzioni”, ha commentato Anna Cavazzini, presidente della commissione per il Mercato interno.

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