Ultimo aggiornamento 3 Gennaio, 2021, 09:24:16 di Maurizio Barra
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Morto Formentini,sindaco leghista Milano
A 90 anni, in carica dal 1993 al 1997, deputato ed eurodeputato
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MILANO
02 gennaio 2021
07:41
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E’ morto a Milano Marco Formentini, il primo e unico sindaco della Lega del capoluogo lombardo in carica dal 1993 al 1997. Ne dà notizia Davide Boni, ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia.
Formentini aveva 90 anni ed era malato da tempo.
Prima di diventare sindaco, Formentini venne eletto deputato sempre nelle file della Lega ed è stato poi anche eurodeputato per dieci anni, non tutti nelle file del Carroccio che lasciò per passare ai Democratici.
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Castelli, gestione straordinaria delle cartelle, sconti e rinvii
Per debiti accumulati nel 2020. Rottamazione quater 2016-2019
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02 gennaio 2021
13:37
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Una “gestione straordinaria” per “trattare le milioni di cartelle che si genereranno nel 2021, per posizioni maturate nel 2020”. La annuncia il viceministro all’Economia Laura Castelli spiegando che “una parte per i più fragili, ad esempio, andrà rimandata, e una parte, per chi è nelle condizioni di poterlo fare, andrà trattata in bonis, facendo pagare con uno ‘sconto’ su sanzioni e interessi”.
In più serve “gestire gli anni dal 2016 al 2019, con una “rottamazione quater”, un saldo e stralcio, per quei contribuenti in difficoltà e hanno posizioni aperte con il fisco, dovute a morosità incolpevoli”.
Il governo lavora anche, conferma il viceministro, alla “pulizia del magazzino pre 2015 dei ruoli inesigibili” che “costano troppo e non portano a nulla. Il magazzino infatti riguarda in gran parte soggetti falliti, deceduti, imprese cessate, da cui lo Stato non può più riscuotere”. ECONOMIA
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Ruby: gip, nuove indagini su morte Imane
Su eventuali responsabilità medici. No a istanza archiviazione
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MILANO
02 gennaio 2021
13:37
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Servono nuove indagini e valutazioni, anche con perizie, sulla morte della modella marocchina Imane Fadil, una delle testimoni ‘chiave’ del caso Ruby deceduta il primo marzo 2019 all’Humanitas di Rozzano, nel milanese. Nuovi accertamenti per valutare se ci sia un “nesso” tra la morte e la “condotta dei sanitari” e se, tra le altre cose, la “malattia” poteva essere diagnosticata prima.
Lo ha deciso il gip di Milano Alessandra Cecchelli accogliendo la richiesta dei legali della famiglia della giovane, tra cui l’avvocato Mirko Mazzali, e respingendo l’istanza di archiviazione dei pm.
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Covid: pressing delle Regioni per le palestre: ‘Con regole più rigide possibile aprirle’
Potranno essere riaperte da metà gennaio quando scade l’attuale Dpcm
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02 gennaio 2021
19:12
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Con regole più rigide potrebbe essere possibile riaprire le palestre dal 15 gennaio, quando scade l’attuale Dpcm. E’ il parere “personale” della coordinatrice della Commissione Sport della Conferenza delle Regioni, Tiziana Gibelli, secondo cui, tuttavia, tutto dipenderà dall’andamento del contagio e dalle previsioni del Comitato tecnico scientifico.
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“Credo personalmente che le pattuizioni tra privati, cioè tra il gestore e il cliente, siano più agili e potrebbero consentire ai proprietari delle palestre di irrigidire subito le regole – al limite anche con tamponi frequenti, anche se non quotidiani – per agevolare le riaperture”, spiega Tiziana Gibelli, che chiarisce: “Potremo fare un ragionamento compiuto solo dopo aver capito cosa succederà dopo il 6 gennaio e quali sono le previsioni del Cts sulla curva contagi”. SPORT
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Giorni decisivi per Conte, Renzi pronto alla sfida in Aula
‘Caccia ai responsabili al Senato’, Toti e Cesa dicono no
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02 gennaio 2021
20:21
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Giorni decisivi per il governo Conte. Renzi afferma di essere pronto alla sfida in Aula.
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Per il presidente della Camera Fico, una crisi ora sarebbe disastrosa. Voci sulla caccia ai ‘responsabili’ al Senato, ma Toti per Cambiamo! e Cesa per l’Udc escludono un voto a favore del governo che sostituisca l’appoggio di Italia Viva.
Il messaggio di fine anno di Mattarella “l’ho apprezzato molto. Sono felice che al Quirinale ci sia un galantuomo che interpreta al meglio il ruolo di garante delle regole che la Costituzione gli impone. Il passaggio su Europa e vaccini, poi, è stato semplicemente magistrale”. Lo dice, in un’intervista a Il Messaggero, il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
L’invito forte alla coesione “è un passaggio che condivido totalmente. Abbiamo la più grande chance della storia degli ultimi trent’anni: una mole di risorse mai vista per ricostruire l’Italia. Non possiamo sprecarla. Ora o mai più”. Il destino dell’attuale esecutivo “dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me. Noi abbiamo messo per iscritto in due documenti le cose che non ci convincono”. Se però “le nostre idee danno fastidio, andiamo all’opposizione”.
Conte ha detto “che verrà in Parlamento. A mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di governo. Ma se ha scelto di andare a contarsi in aula accettiamo la sfida”. Renzi non ha paura “della libertà delle persone. Se qualche parlamentare vorrà appoggiare il governo Conte perché convinto dalle parole del premier, bene. Mi fa sorridere che chi è entrato in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno finisca col dipendere dalle mosse di Clemente Mastella”.
L’ex presidente del Consiglio pensa “che il premier sia sicuro dei suoi conti, altrimenti avrebbe scelto la strada del confronto politico prima di andare in aula”. Se invece andrà sotto, “abbiamo varie soluzioni diverse che potranno essere valutate dal Parlamento e dal Capo dello Stato. Anticipare adesso la posizione di Italia Viva sarebbe mancare di rispetto al Quirinale. La Costituzione dice che la legislatura va avanti finché ci sono i numeri in Parlamento, non finché lo dice Conte”.
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“Essere responsabili significa, a casa nostra, essere coerenti con le proprie idee. Questo Governo non rispecchia le nostre. Dopo le lettura di qualche giornale ribadisco: per serietà e responsabilità Cambiamo! non sosterrà questo Governo. Il nostro Paese merita altro”. Con questo tweet il leader di Cambiamo! Giovanni Toti smentisce qualsiasi appoggio al Governo Conte.
“Ancora una volta ci troviamo costretti a smentire retroscena giornalistici senza fondamento. L’Udc non partecipa al teatrino della politica: non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno”. Così Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc.
Secondo il presidente della Camera Roberto Fico serve “che tutti i soggetti della maggioranza facciano uno sforzo per scongiurare una crisi che sarebbe incomprensibile e disastrosa”. Lo dice in un’intervista a La Stampa, nella quale puntualizza: “L’appello alla responsabilità e allo spirito costruttivo del presidente Mattarella è stato molto significativo. Siamo in un momento storico delicatissimo, cruciale, verso il quale è impensabile approcciarsi coltivando meri interessi di parte. Sarebbe imperdonabile. Per questo credo che alla fine prevarranno ascolto e responsabilità”. Per Fico le spinte costruttive sono “sempre positive. Ma devono essere genuinamente costruttive”.
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Siamo davanti “a un’occasione storica per l’Italia, e per l’intera Europa”. Dobbiamo “essere all’altezza, per farlo è necessario un lavoro di squadra fra tutti i soggetti istituzionali” coinvolti nel piano e poi nella spesa dei fondi. Il Parlamento italiano “è stato il primo in Europa a votare un atto di indirizzo al governo sul Recovery. Ha dimostrato la sua centralità, che dovrà proseguire”. Il Movimento 5 Stelle “si pone come forza di stabilità in questa fase complessa per il Paese, nella gestione dell’emergenza sanitaria, sociale ed economica”. Una dimostrazione “di forza, non di debolezza”. Nei prossimi mesi “si voterà in tante città, tra cui i primi quattro comuni italiani: Roma, Milano, Napoli, Torino”. Prima di pensare ai nomi si deve ragionare “sugli strumenti a disposizione delle realtà metropolitane, la cui gestione è particolarmente complessa e delicata”. Per un possibile accordo M5s-Pd alle Amministrative “in alcune realtà il confronto è partito”. Rispetto alla richiesta del Pd che venga onorato l’accordo sulla nuova legge elettorale “i patti vanno rispettati” commenta Fico. Bisogna risedersi al tavolo per dotare il Paese “di una legge elettorale solida e di lungo respiro”.
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Le Regioni frenano sulla riapertura della scuola il 7 gennaio
Azzolina: ‘Non arretriamo’. Ma il contagio aumenta i dubbi degli esperti
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02 gennaio 2021
20:33
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La riapertura della scuola, il 7 gennaio, si avvicina, e i numeri dei positivi e l’indice di contagiosità, rimasti alti anche durante la pausa di Natale, aumentano da più parti dubbi e perplessità sull’opportunità di far tornare sui banchi tutti i ragazzi. “Io credo sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.
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Del resto gli studiosi mettono in guardia. “Aumenta notevolmente la circolazione del virus in Italia e inizia ad aumentare di conseguenza la pressione sulle unità di terapia intensiva, in una situazione critica, nella quale gli eventuali effetti dei provvedimenti adottati prima di Natale potranno essere visibili solo a ridosso del 7 gennaio, data della possibile riapertura delle scuole”, ha rilevato il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). Anche il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ha sostenuto come sia prudente “mantenere inalterate per la scuola le misure di salvaguardia e prudenza attuate prima e di aspettare almeno la seconda settimana di gennaio”.
Dal canto suo, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina ha sottolineato che “non possiamo arrenderci e dobbiamo, ciascuno degli attori coinvolti, operare uniti, ricordandoci sempre del peso specifico che questa Istituzione ha nel percorso di ogni bambina e bambino, delle ragazze e dei ragazzi, nella vita del Paese. Arretrare sulla scuola, significa rinunciare a un pezzo significativo del nostro avvenire. Per questo non lo faremo”.
I docenti sono pronti a farsi vaccinare: l’80% lo farebbe subito, stando ad un sondaggio al quale hanno partecipato in totale 10.445 persone. Ma il mondo della scuola non ha un calendario vaccinale ad hoc, quindi docenti e bidelli verranno vaccinati probabilmente tra aprile e settembre. “Troppo tardi”, secondo tutti i sindacati.
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Scuola:Consiglio Superiore PI, ripresa sia priorità assoluta
‘Personale scolastico abbia priorità per vaccino’
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02 gennaio 2021
15:38
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“A nostro parere la ripresa delle attività scolastiche in presenza deve essere una priorità assoluta evitando gli errori del passato e assicurando le massime condizioni di sicurezza a studenti e personale scolastico. Rimane indispensabile che trasporti, regole per il tracciamento, coordinamento degli interventi sui territori, orari delle città siano al servizio della riapertura delle scuole.
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Una riapertura che deve essere inserita in una programmazione condivisa nel rispetto delle specificità territoriali e dei singoli indirizzi scolastici che coinvolga la rappresentanza della comunità educante”. Lo scrive il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione (Cspi), guidato da Francesco Scrima, in una lettera inviata alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in occasione della scadenza del mandato della componente designata, il 31 dicembre scorso. Oltre a fornire un dettagliato resoconto dell’attività svolta nel quinquennio, il Cspi propone alla ministra “alcune riflessioni sul presente e sul futuro della scuola”.
In particolare, per la ripresa delle lezioni in presenza il Cspi ritiene necessario che si attivino da parte dei soggetti competenti una serie di misure sanitarie e organizzative: potenziamento del sistema dei controlli sanitari, dei dispositivi di sicurezza, del tracciamento dei contagi mediante l’utilizzo di tamponi rapidi e di una corsia preferenziale per tutte le componenti scolastiche; priorità anche per il personale scolastico nella campagna vaccinale; potenziamento dei servizi e dei trasporti, coordinato a livello territoriale con l’orario di funzionamento delle scuole, nel rispetto delle decisioni delle autonomie scolastiche; interventi di carattere amministrativo in grado di garantire l’applicazione degli aspetti ordinamentali e che pianifichino per tempo aspetti fondamentali dell’anno scolastico.
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La componente elettiva del Consiglio è stata prorogata nelle sue funzioni di rappresentanza fino al 31 agosto 2021 dalla legge 6 giugno 2020 n. 41, anche per allineare la durata in carica dei consiglieri ai termini di inizio e fine del calendario scolastico.
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Covid: incognite sulle riaperture. A rischio almeno sei Regioni
Attesa la riunione della Cabina di Regia la prossima settimana
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02 gennaio 2021
20:34
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Una lenta decrescita della curva del contagio, ma con l’Rt in aumento e il tasso di positività ancora in crescita. Con questi dati una parte del Paese, allo scadere del decreto di Natale, il 6 gennaio, potrebbe finire nuovamente in zona rossa o arancione: a rischiare per ora sono soprattutto Veneto, Liguria e Calabria, che secondo l’ultimo report Iss hanno superato il valore 1 di Rt e che potrebbero essere collocate nella lista dei territori sottoposti a maggiori restrizioni.
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Molto vicine a quella soglia ci sono anche Puglia, Basilicata e Lombardia.
Attualmente è previsto che, dopo il decreto, le Regioni tornino alla fascia di colore assegnata prima del lockdown natalizio, cioè tutte gialle (tranne l’Abruzzo arancione), ma l’andamento del contagio non rende scontato che sia così. Sarà il governo a decidere, la prossima settimana, a seguito delle verifiche effettuate dagli esperti sul nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità. La data della riunione della cabina di regia per il Monitoraggio Regionale non è ancora stata resa nota.
Il report del 30 dicembre indica varie criticità: in particolare, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive. A questi dati si aggiunge il caso della Sardegna, che ha una classificazione del rischio ‘non valutabile’ e quindi ‘alto’, a causa dell’incompletezza dei dati forniti.
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In attesa che il prossimo report sciolga ulteriormente i nodi, è lo stesso presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, a invitare alla cautela spiegando che “una vera valutazione solida dell’andamento durante queste festività la potremo avere solo a metà gennaio”. E il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, aggiunge con una punta di ottimismo: “a fronte di numeri che meritano ancora uno sforzo, diamo il messaggio forte che quanto è stato messo in campo sta dando frutti”.
Qualcosa potrebbe cambiare anche sui parametri di valutazione. Nelle prossime ore, dopo una richiesta da parte delle Regioni avanzata attraverso un documento, l’Iss potrebbe ufficializzare alcune modifiche che potrebbero influire sui 21 indicatori per stabilire l’assegnazione delle regioni nelle varie fasce. Tra questi un diverso metodo di calcolo dei tamponi antigenici e molecolari effettuati, che potrebbe poi influire sul tasso di positività. Ad essere rivalutate potrebbero essere anche la definizione dei ‘casi’ e le strategie di esecuzione dei test.
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Sci: gli impianti riaprono il 18 gennaio. Speranza firma l’ordinanza
Le Regioni alpine e l’Abruzzo: ‘Abbiamo finalmente una data di apertura credibile e seria. Ora si può ripartire in sicurezza’
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02 gennaio 2021
22:21
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Il ministro della Salute, Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza con cui si differisce la riapertura degli impianti sciistici al 18 gennaio 2021. Lo rende noto il ministero della Salute.
Nei giorni scorsi le regioni e le province autonome avevano chiesto, attraverso una lettera del presidente della conferenza Stefano Bonaccini, un rinvio della riapertura in vista di un allineamento delle linee guida al parere espresso dal Comitato tecnico-scientifico.
“Grazie al lavoro di squadra delle Regioni e delle Province autonome iniziato in Commissione Turismo abbiamo finalmente una data di apertura credibile e seria: il 18 gennaio. Ora si può finalmente ripartire in sicurezza”. Lo sostengono in un comunicato congiunto gli assessori con delega allo sci delle Regioni e Province autonome dell’arco alpino oltre che della Regione Abruzzo. “Il Governo ha finalmente ascoltato le Regioni e le Province autonome: siamo soddisfatti della decisione del Ministro Speranza”, aggiungono.
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Vademecum della crisi, cosa potrebbe accadere
Gli scenari istituzionali, da dimissioni a parlamentarizzazione
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03 gennaio 2021
09:13
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Il termine politico “crisi di governo” può avere molteplici esiti istituzionali, dalle immediate dimissioni del Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica, alla parlamentarizzazione, che a sua volta può avvenire subito, in una sorta di prova di forza, o successivamente, dopo la ricomposizione della stessa crisi.
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Ecco i possibili scenari.
IL PREMIER AL QUIRINALE: è quanto avvenuto sempre nella Prima Repubblica. Il capo del governo, constatato il venir meno della propria maggioranza, sale al Quirinale e rassegna le dimissioni.
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Il Quirinale apre le consultazioni per verificare se in Parlamento esista una maggioranza (la stessa o una diversa) che sostenga un nuovo governo (con lo stesso premier o con un altro). In caso negativo convoca i comizi elettorali.
REINCARICO: è la prima variante allo scenario iniziale; dopo un breve giro di consultazioni il Presidente della Repubblica reincarica il premier uscente che dà avvio ad un nuovo esecutivo con un rimpasto rispetto a quello precedente. E’ quanto avvenne nel 2005 dopo la sconfitta del centrodestra alle Regionali, e il venir meno dell’appoggio dell’Udc all’esecutivo: al Berlusconi II successe il Berlusconi III, con diverse caselle ministeriali modificate.
RINVIO ALLE CAMERE: Il primo scenario ha una ulteriore variante: una volta al Quirinale il presidente del Consiglio è rinviato alle Camere. Questo consente al premier di tentare nei giorni successivi una ricucitura con la propria maggioranza sulla base di un nuovo programma ed eventualmente anche di un rimpasto. E’ quanto avvenne nell’ottobre 2007 col Governo Prodi che, dopo una iniziale rottura con Prc, riebbe la fiducia dalla medesima maggioranza su un programma rinnovato (le 35 ore) senza modificare la squadra.
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PARLAMENTARIZZAZIONE PARZIALE: In caso di rottura definitiva all’interno della maggioranza, il Presidente del Consiglio si presenta alle Camere ma, dopo le proprie comunicazioni e la discussione, non attende il voto e annuncia di recarsi dimissionario al Quirinale. E’ avvenuto il 22 dicembre 1994, dopo la rottura della Lega di Bossi con il governo Berlusconi, e il 20 agosto 2019, dopo la rottura della Lega di Salvini con il governo Conte I.
VOTO DELLE CAMERE: In una situazione di rottura, è il premier a voler drammatizzare la situazione con un voto delle Camere, per “inchiodare” il partito che ha dato vita alla crisi. E’ avvenuto due volte con i governi guidati da Romano Prodi (9 ottobre 1998 e 24 gennaio 2008) e una volta con il governo di Enrico Letta (11 dicembre 2014): entrambe gli esecutivi Prodi caddero, mentre quello Letta sopravvisse perché il partito che gli aveva inizialmente negato la fiducia, Fi, si spaccò.
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RESPONSABILI: E’ una variante dello scenario precedente: dopo una rottura, il governo cerca in Aula non una maggioranza politica alternativa a quella che si sta rompendo, bensì una maggioranza solo numerica. Tale maggioranza numerica si può costituire o puntando a ‘sfilare’ qualche parlamentare al partito che ha determinato la crisi, o creando un gruppo di parlamentari anche di altri partiti che vogliono evitare il voto anticipato. Il caso più noto è quello del 14 dicembre 2010, dopo la rottura di Fini e Fli con il governo Berlusconi; questi si presentò in Aula dopo diverse settimane, durante le quali riuscì sia a convincere alcuni deputati di Fli sia a costituire il gruppo dei Responsabili (guidati da Scilipoti e Razzi).
