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– Il Venezuela è stato teatro ieri di due imponenti mobilitazioni, a favore e contro il governo chavista, in cui il leader dell’opposizione autoproclamatosi presidente Juan Guaidó, al grido di “sì si può!”, ha chiesto ai suoi militanti di accompagnarlo per ottenere la fine della “usurpazione” del potere da parte del presidente Nicolás Maduro, mentre quest’ultimo ha celebrato “la sconfitta della destra golpista” che “voleva portare il Paese alla guerra civile”.
Arringando i suoi sostenitori nel quartiere El Marqés nella capitale, Guaidò ha annunciato che a partire da oggi inizierà un programma di scioperi scaglionati nell’amministrazione pubblica, fino a far sì che tutti i settori si uniscano in uno sciopero generale. Da parte sua Maduro, rivolgendosi alla ‘Marea rossa’ chavista presentata dai suoi collaboratori come “vari chilometri di militanti”, ha sostenuto che si è trattato di “una delle marce più grandi della storia”, “una mobilitazione monumentale”. [print-me title=”STAMPA”]
“Secondo alcune informazioni almeno 80 sono i morti nel reparto neonatale dell’ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout giovedì”. Lo afferma il senatore repubblicano Marco Rubio, in un tweet al quale allega il cinguettio del network televisivo venezuelano VPItv.
Report that at least 80 neonatal patients have died at University Hospital in Maracaibo, Zulia, since the blackout began on Thursday in #Venezuela.
La crisi in Venezuela ha preso una piega “catastrofica nelle ultime 72 ore. Ci avviciniamo alle 72 ore di blackout e la prospettiva di fame e carestia è ora per molti una realtà”. Lo twitta il senatore repubblicano Marco Rubio, sottolineando che “se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sia una catastrofe senza precedenti”.
Intanto lunedì 11 marzo scuole e uffici rimarranno chiusi in tutto il paese. Lo annuncia il ministro della comunicazione Jorge Rodriguez su Twitter. “Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le lezioni e le attività lavorative domani, lunedì 11 marzo, per sconfiggere, con la forza della verità e della vita, il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo”.
“Continuiamo a lavorare per recuperare il sistema elettrico nazionale”. Lo assicura il presidente venezuelano Nicolas Maduro su Twitter. E aggiunge: “la macabra strategia di portarci ad uno scontro fallirà. Vinceremo!”.
He ordenado a todos los Jefes de REDI, ZODI y a los Gobernadores mantener informado a nuestro pueblo. La estrategia macabra de llevarnos a un enfrentamiento fracasará. Seguimos trabajando por la plena recuperación del Sistema Eléctrico Nacional. ¡Venceremos! pic.twitter.com/wnQHQYgzlK
He ordenado a todos los Jefes de REDI, ZODI y a los Gobernadores mantener informado a nuestro pueblo. La estrategia macabra de llevarnos a un enfrentamiento fracasará. Seguimos trabajando por la plena recuperación del Sistema Eléctrico Nacional. ¡Venceremos! pic.twitter.com/wnQHQYgzlK
Intanto Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell’esecutivo, chiederà nelle prossime ore lo stato di “emergenza nazionale” per il paese in una sessione speciale del Parlamento. Una richiesta – riporta la Cnn – dettata dal blackout che continua a lasciare al buio completo 16 stati del Venezuela, mentre altri sei hanno solo parzialmente l’energia elettrica. Secondo Guaidò, il blackout è costato finora al settore privato 400 milioni di dollari. [print-me title=”STAMPA”]
– Il presidente dell’Assemblea nazionale (An) venezuelana, Juan Guaidó, si è riunito ieri con rappresentanti dell’Unione europea (Ue) ringraziandoli per il riconoscimento formalizzato da numerosi Paesi membri della sua carica di ‘presidente ad interim’ del Venezuela. Con loro, ha riferito Union Radio di Caracas, Guaidó ha affrontato questioni legate alla “transizione democratica” nel Paese. Via Twitter il leader dell’opposizione ha riferito che “abbiamo conversato con rappresentanti della Ue per consolidare il loro appoggio e la transizione democratica” in Venezuela. Guaidó ha infine colto l’occasione della riunione per ringraziare nuovamente per “il riconoscimento della comunità internazionale”. [print-me title=”STAMPA”]
– L’Assemblea nazionale venezuelana, controllata dall’opposizione, ha approvato a Caracas “una strategia di aiuto urgente complesso in alimentazione e salute per l’emergenza umanitaria”, rivolta “alle persone la cui vita è in pericolo”. In questo modo l’Assemblea, presieduta da Juan Guaidó, ha deciso di opporsi alla posizione del presidente Nicolás Maduro che si è detto contrario al suo ingresso perché rappresenterebbe il pretesto per un intervento militare degli Stati Uniti. Intanto il presidente dell’Assemblea nazionale costituente (Anc, controllata dal governo), Diosdado Cabello, ha designato una commissione che si incaricherà di realizzare una consultazione popolare sullo svolgimento anticipato delle elezioni legislative, in calendario per il 2020, come proposto dal presidente Nicolás Maduro. L’opposizione però, sostenuta da molti Paesi stranieri, ha chiesto di anticipare le presidenziali. [print-me title=”STAMPA”]
“Maduro ha perso il controllo del paese e la popolazione sta soffrendo. Ci sono 70 giovani assassinati in una settimana dal faes, le forze speciali di polizia, e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini”. E’ la denuncia di Juan Guaidó sulla situazione in Venezuela, in un’intervista al Tg2. [print-me title=”STAMPA”]
“Non ho parole per esprimere il dolore che sento nell’apprendere dei venezuelani che sono stati uccisi durante le proteste nelle ultime ore”. Così su Twitter il leader dell’opposizione e presidente ad interim Juan Guaidó, “Alle loro famiglie – conclude – posso solo garantire che nel nostro paese regneranno la giustizia e la pace”.
Il popolo “agguerrito e combattente” rimanga in allerta, pronto alla mobilitazione per difendere la patria. Lo scrive su Twitter Nicolas Maduro dopo che il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, si è autoproclamato presidente del Venezuela ricevendo il riconoscimento dagli Stati Uniti e da molti altri Paesi del mondo.
“Nessun colpo di stato, nessun interventismo – conclude Maduro – il Venezuela vuole la pace”.
– Undici paesi del Gruppo di Lima hanno diffuso oggi un comunicato comune nel quale riconoscono la legittimità di Juan Guaidò come presidente del Venezuela e auspicano che questo segni l’inizio di “un processo di transizione democratica” a Caracas.
“Il processo – si legge nel testo – deve partire dalla convocazione, nei termini della Costituzione e in tempi brevi, di elezioni con la partecipazione di tutti gli attori politici e con le garanzie e gli standard internazionali che caratterizzano il voto democratico”.
I Paesi firmatari, inoltre, condannano “gli atti di violenza avvenuti in Venezuela” e chiedono che “siano garantiti i diritti fondamentali delle persone e la pace sociale” durante “la transizione al governo”.
Il comunicato è stato firmato dai governi di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Paraguay e Perù.