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MANIFESTAZIONI VENEZUELA: PRO E CONTRO GOVERNO

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MANIFESTAZIONI VENEZUELA

AGGIORNAMENTO IN “MONDO”

DELLE 02:57 DI GIOVEDì 02 MAGGIO 2019

MANIFESTAZIONI VENEZUELA

CARACAS

– Il Venezuela è stato teatro ieri di due imponenti mobilitazioni, a favore e contro il governo chavista, in cui il leader dell’opposizione autoproclamatosi presidente Juan Guaidó, al grido di “sì si può!”, ha chiesto ai suoi militanti di accompagnarlo per ottenere la fine della “usurpazione” del potere da parte del presidente Nicolás Maduro, mentre quest’ultimo ha celebrato “la sconfitta della destra golpista” che “voleva portare il Paese alla guerra civile”.
Arringando i suoi sostenitori nel quartiere El Marqés nella capitale, Guaidò ha annunciato che a partire da oggi inizierà un programma di scioperi scaglionati nell’amministrazione pubblica, fino a far sì che tutti i settori si uniscano in uno sciopero generale. Da parte sua Maduro, rivolgendosi alla ‘Marea rossa’ chavista presentata dai suoi collaboratori come “vari chilometri di militanti”, ha sostenuto che si è trattato di “una delle marce più grandi della storia”, “una mobilitazione monumentale”.            [print-me title=”STAMPA”]

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VENEZUELA: 80 bimbi morti per blackout

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VENEZUELA: 80 BIMBI MORTI PER BLACKOUT:

AGGIORNAMENTO IN “MONDO”

DELLE 00:18 DI LUNEDì 11 MARZO 2019

VENEZUELA: 80 BIMBI MORTI PER BLACKOUT

“Secondo alcune informazioni almeno 80 sono i morti nel reparto neonatale dell’ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout giovedì”. Lo afferma il senatore repubblicano Marco Rubio, in un tweet al quale allega il cinguettio del network televisivo venezuelano VPItv.

La crisi in Venezuela ha preso una piega “catastrofica nelle ultime 72 ore. Ci avviciniamo alle 72 ore di blackout e la prospettiva di fame e carestia è ora per molti una realtà”. Lo twitta il senatore repubblicano Marco Rubio, sottolineando che “se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sia una catastrofe senza precedenti”.
Intanto lunedì 11 marzo scuole e uffici rimarranno chiusi in tutto il paese. Lo annuncia il ministro della comunicazione Jorge Rodriguez su Twitter. “Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le lezioni e le attività lavorative domani, lunedì 11 marzo, per sconfiggere, con la forza della verità e della vita, il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo”.
“Continuiamo a lavorare per recuperare il sistema elettrico nazionale”. Lo assicura il presidente venezuelano Nicolas Maduro su Twitter. E aggiunge: “la macabra strategia di portarci ad uno scontro fallirà. Vinceremo!”.
He ordenado a todos los Jefes de REDI, ZODI y a los Gobernadores mantener informado a nuestro pueblo. La estrategia macabra de llevarnos a un enfrentamiento fracasará. Seguimos trabajando por la plena recuperación del Sistema Eléctrico Nacional. ¡Venceremos! pic.twitter.com/wnQHQYgzlK

Intanto Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell’esecutivo, chiederà nelle prossime ore lo stato di “emergenza nazionale” per il paese in una sessione speciale del Parlamento. Una richiesta – riporta la Cnn – dettata dal blackout che continua a lasciare al buio completo 16 stati del Venezuela, mentre altri sei hanno solo parzialmente l’energia elettrica. Secondo Guaidò, il blackout è costato finora al settore privato 400 milioni di dollari.         [print-me title=”STAMPA”]

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VENEZUELA APPROVA AIUTI UMANITARI

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VENEZUELA APPROVA AIUTI UMANITARI

AGGIORNAMENTO DELLE 02:09

DI MERCOLEDì 06 FEBBRAIO 2019

VENEZUELA APPROVA AIUTI UMANITARI

CARACAS

– L’Assemblea nazionale venezuelana, controllata dall’opposizione, ha approvato a Caracas “una strategia di aiuto urgente complesso in alimentazione e salute per l’emergenza umanitaria”, rivolta “alle persone la cui vita è in pericolo”. In questo modo l’Assemblea, presieduta da Juan Guaidó, ha deciso di opporsi alla posizione del presidente Nicolás Maduro che si è detto contrario al suo ingresso perché rappresenterebbe il pretesto per un intervento militare degli Stati Uniti. Intanto il presidente dell’Assemblea nazionale costituente (Anc, controllata dal governo), Diosdado Cabello, ha designato una commissione che si incaricherà di realizzare una consultazione popolare sullo svolgimento anticipato delle elezioni legislative, in calendario per il 2020, come proposto dal presidente Nicolás Maduro. L’opposizione però, sostenuta da molti Paesi stranieri, ha chiesto di anticipare le presidenziali.         [print-me title=”STAMPA”]

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VENEZUELA: GUAIDò ESPRIME DOLORE PER I MORTI

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VENEZUELA: GUAIDò ESPRIME DOLORE PER I MORTI

AGGIORNAMENTO DELLE 04:04

DI GIOVEDì 24 GENNAIO 2019

VENEZUELA: GUAIDò ESPRIME DOLORE PER I MORTI

“Non ho parole per esprimere il dolore che sento nell’apprendere dei venezuelani che sono stati uccisi durante le proteste nelle ultime ore”. Così su Twitter il leader dell’opposizione e presidente ad interim Juan Guaidó, “Alle loro famiglie – conclude – posso solo garantire che nel nostro paese regneranno la giustizia e la pace”.

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VENEZUELA: APPELLO MADURO ALLA MOBILITAZIONE

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VENEZUELA: APPELLO MADURO ALLA MOBILITAZIONE

AGGIORNAMENTO DELLE 03:13

DI GIOVEDì 24 GENNAIO 2019

VENEZUELA: appello maduro alla mobilitazione

Il popolo “agguerrito e combattente” rimanga in allerta, pronto alla mobilitazione per difendere la patria. Lo scrive su Twitter Nicolas Maduro dopo che il leader dell’opposizione, Juan Guaidò, si è autoproclamato presidente del Venezuela ricevendo il riconoscimento dagli Stati Uniti e da molti altri Paesi del mondo.
“Nessun colpo di stato, nessun interventismo – conclude Maduro – il Venezuela vuole la pace”.

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MADURO: RIVEDERE RELAZIONI CON USA

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MADURO: RIVEDERE RELAZIONI CON USA

AGGIORNAMENTO DELLE 00:57

DI MERCOLEDì 23 GENNAIO 2019

MADURO: RIVEDERE RELAZIONI CON USA

CARACAS

– Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha annunciato di avere “ordinato al ministro degli Esteri (Jorge Arreaza) di avviare una revisione totale, assoluta, delle relazioni con il governo degli Stati Uniti”.
In dichiarazioni ieri sera riferite al videomessaggio del vicepresidente americano Mike Pence riguardanti l'”incondizionato sostegno” all’opposizione venezuelana che scende in piazza oggi contro il capo dello Stato, da Pence definito “un dittatore senza alcun diritto al potere”, Maduro ha parlato di una “vera e propria aggressione straniera”.
Il vicepresidente americano, ha ancora detto, “ha rotto tutte le regole del gioco”, perché quello che ha fatto il governo statunitense di dare ordine di eseguire un colpo di stato fascista, tipo 11 aprile 2002, che abbiamo denunciato, che affronteremo e sconfiggeremo, non ha paragoni nei 200 anni di storia delle relazioni fra Stati Uniti e Venezuela”.         [print-me title=”STAMPA”]

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MADURO: SI ALLARGA IL FRONTE DEI PAESI CHE LO DISCONOSCONO

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MADURO: SI ALLARGA IL FRONTE DEI PAESI CHE LO DISCONOSCONO

AGGIORNAMENTO DELLE 06:30

DI VENERDì 11 GENNAIO 2019

MADURO: SI ALLARGA IL FRONTE DEI PAESI CHE LO DISCONOSCONO

SANTIAGO/BRASILIA

– Dopo le prese di posizione critiche di vari Paesi latinoamericani (Argentina, Colombia, Ecuador, Perù e Paraguay) nei confronti del presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha giurato ieri a Caracas per un secondo mandato di sei anni, anche Cile e Brasile hanno dichiarato ufficialmente di non riconoscere la legittimità del capo dello Stato venezuelano.
Così il presidente cileno Sebastián Piñera ha diramato una nota ufficiale in cui ha dichiarato che “il Cile non riconosce la legittimità del regime di Maduro”. Da parte sua il ministero degli Esteri brasiliano ha diffuso una nota ufficiale in cui ha definito “illegittimo” il governo del presidente Maduro.        [print-me title=”STAMPA”]

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GIURAMENTO MADURO: VENEZUELA PRESIDIATO DA MILITARI

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GIURAMENTO MADURO: VENEZUELA PRESIDIATO DA MILITARI

AGGIORNAMENTO DELLE 05:47

DI GIOVEDì 10 GENNAIO 2019

GIURAMENTO MADURO: VENEZUELA PRESIDIATO DA MILITARI

Elementi della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) hanno preso posizione in varie zone di Caracas e del Paese a ore dal giuramento del presidente Nicolás Maduro per un secondo mandato di sei anni.
I militari hanno anche bloccato l’accesso alla zona centrale della capitale e hanno posto un presidio nelle adiacenze del Palazzo legislativo.
Posti di controllo sono stati sistemati in Plaza Venezuela e lungo la centrale Avenida Urdaneta per controllare il traffico dei veicoli nella zona.
Attraverso i social network si apprende inoltre che simili movimenti sono avvenuti nelle principali città venezuelane come San Cristóbal (Stato di Táchira), Maracaibo (Zulia) e Barquisimeto (Lara), ad ovest di Caracas.
Nello stesso tempo membri dei cosiddetti ‘collettivi armati’ simpatizzanti con il governo si sono dispiegati in vari quartieri popolari della capitale, sistemandosi all’interno di istallazioni denominate ‘tribune anti imperialiste’.        [print-me title=”STAMPA”]

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TRUMP VALUTA STATO EMERGENZA MURO. GRUPPO LIMA: MADURO ILLEGITTIMO

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TRUMP VALUTA STATO EMERGENZA MURO. GRUPPO LIMA: TRUMP ILLEGITTIMO

AGGIORNAMENTO DELLE 22:58

DI VENERDì 04 GENNAIO 2019

TRUMP VALUTA STATO EMERGENZA MURO. GRUPPO LIMA: MADURO ILLEGITTIMO

Trump valuta stato emergenza per il muro
Per aggirare Congresso su fondi. ‘In gioco c’è sicurezza Usa’

WASHINGTON04 gennaio 2019

– Il presidente americano Donald Trump sta “seriamente considerando le potenziali opzioni per aggirare il Congresso” e ottenere fondi per costruire il muro con il Messico. Fra le ipotesi c’è quella di “dichiarare un’emergenza nazionale, per liberare fondi da altre agenzie governative per aiutare a finanziare il muro”. “Sì, potrei farlo perché c’è in gioco la sicurezza del Paese”, ha detto, confermando l’indiscrezione dei media, rispondendo a una domanda dei giornalisti.
Trump ammette di aver valutato e che potrebbe farlo a meno di un accordo con i leader del Congresso. Parlando dal Rose Garden, Trump spiega comunque che le trattative proseguono nel fine settimane per sbloccare l’impasse sulla sicurezza e riaprire il governo.
Paesi Gruppo Lima, ‘Maduro illegittimo’Ma il Messico non firma il documento

LIMA04 gennaio 2019

– I ministri degli Esteri del ‘Gruppo di Lima’ riuniti in Perù hanno firmato, con l’eccezione del Messico, un documento in cui “non si riconosce la legittimità del nuovo mandato presidenziale del regime di Nicolás Maduro in Venezuela, che comincerà il 10 gennaio prossimo”. Questo, si sostiene, perché il processo elettorale “non si è basato sulle garanzie e gli standard internazionali necessari per un processo libero, giusto e trasparente”. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri peruviano. In una Dichiarazione di undici punti, “Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia, hanno sollecitato Maduro a non assumere la presidenza del Venezuela e a trasferire il potere esecutivo all’Assemblea nazionale fino a quando non si svolgeranno nuove elezioni democratiche”. Il Messico, che aveva firmato tutti i precedenti documenti del Gruppo di Lima, si è astenuto per la politica di ‘non ingerenza’ del presidente Andrés Manuel López Obrador.        [print-me title=”STAMPA”]