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Ultimo aggiornamento 16 Giugno, 2020, 07:40:16 di Maurizio Barra

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DALLE 18:03 DI LUNEDì 15 GIUGNO 2020

ALLE 07:40 DI MARTEDì 16 GIUGNO 2020

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Il faro di Punta Campanella illuminato dalla via Lattea
Scatto di Annamaria Vinaccia diffuso dall’ufficio stampa dell”Area marina protetta
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15 giugno 2020
18:03
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Il faro di Punta Campanella illuminato dalla via Lattea. Lo scatto, di Annamaria Vinaccia, è stato effettuato dal promontorio che divide il golfo di Napoli da quello di Salerno e che dà il​ nome all’Area Marina Protetta più longeva della Campania. Siamo a Massa Lubrense, nella punta estrema della penisola sorrentina, di fronte Capri. Il faro, l’antica torre di avvistamento, il tramonto sullo sfondo e la prepotenza del cielo notturno che si fa spazio con la scintillante scia della nostra galassia, la Via Lattea.
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Coronavirus: 303 contagi più di ieri
Oggi 26 vittime, il dato più basso dal 28 febbraio
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15 giugno 2020
18:35
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Cala il dato giornaliero dei contagi da coronavirus, con un incremento di 303 casi rispetto a ieri, quando la crescita era stata di 338. Il dato della Protezione civile comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia i contagiati sono 259 in più, pari al 85,5% del totale. Il numero dei casi totali arriva a 237.290. Oltre alla provincia di Bolzano sono 8 le Regioni in cui non si registrano nuovi contagi: Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise, Basilicata. Le vittime registrate oggi sono 26 (ieri 67). Era dal 28 febbraio che non si registrava un numero così basso. Salgono a 177.010 i guariti e i dimessi con un incremento di 640 rispetto a ieri quando l’aumento era stato di 1.505. I malati sono oggi 25.909, 365 meno di ieri, quando il calo era stato di 1.211. I ricoverati in terapia intensiva sono 207, due meno di ieri, i ricoverati con sintomi sono 3.489, con un calo di 105, mentre quelli in isolamento domiciliare scendono a 22.213, con un calo di 258.
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Pensioni a finti residenti Italia,denunc
Sono tutti stranieri, GdF scopre danno per 200mila euro
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FIRENZE
15 giugno 2020
18:55
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Percepivano la pensione senza averne diritto, dichiarando falsamente di essere residenti in Italia. Con questa accusa 12 persone sono state denunciate dalla guardia di finanza. In base agli accertamenti della GdF, gli indagati – nove della Romania e tre dell’Albania – avrebbero provocato un danno di circa 200mila euro alle casse dell’Inps.
Il tribunale di Firenze, su richiesta della procura, ha disposto nei loro confronti il sequestro preventivo delle somme indebitamente percepite. Per tutti le accuse contestate sono di truffa aggravata ai danni dello Stato italiano per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. A loro l’Inps di Firenze, a seguito delle segnalazioni delle Fiamme gialle, ha sospeso il pagamento delle pensioni. Al vaglio dei finanzieri anche le posizioni di altri stranieri che ricevono pensione dall’Inps.
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Tamponi a tappeto all’Hotel House
5 contagi su 59 test in grattacielo multietnico Porto Recanati
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ANCONA
15 giugno 2020
19:00
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E’ una “situazione sotto controllo” quella all’interno del grattacielo multietnico Hotel House di Porto Recanati (Macerata) dove nei giorni scorsi è stato riscontrato un cluster di contagi con cinque persone positive.
Lo fa sapere la Regione Marche. Si è svolta oggi pomeriggio nella sala operativa unificata della Regione una riunione del Comitato Operativo Regionale a cui hanno partecipato il Prefetto di Macerata, Iolanda Rolli, il presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari, il sindaco di Porto Recanati Roberto Mozzicafreddo oltre al direttore generale di Asur Nadia Storti e al Gores, per affrontare il tema della gestione dei casi di positività al Covid-19 rilevati all’interno della struttura.
Domani proseguirà, con tamponi e controlli a tappeto, la fase operativa dell’indagine epidemiologica avviata sin dal primo caso di positività per garantire la massima sicurezza sanitaria.
Finora sui 59 campioni analizzati (41 ieri), i casi di contagio restano cinque.
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Kaufmann e Pappano, Otello un bellissimo mostro
Tenore e maestro raccontano capolavoro verdiano inciso per Sony
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15 giugno 2020
18:53
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“Otello è un bellissimo mostro che incute paura e rispetto: serve equilibrio tra i cantanti che sappiano trasmettere la potenza drammaturgica e noi con questo cast abbiamo avuto un dono prezioso”. Jonas Kaufmann, star della lirica mondiale, e il maestro Antonio Pappano riassumono così la complessità del capolavoro verdiano inciso con l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia su cd Sony Classical. Il tenore tedesco e il direttore anglo-italiano hanno parlato in webinar con un centinaio di giornalisti italiani e stranieri della registrazione che l’estate scorsa li ha impegnati nell’Auditorium Parco della Musica di Roma con altre stelle del canto come il soprano Federica Lombardi (Desdemona) e il baritono Carlo Alvarez (Jago).
Kaufmann e Pappano, protagonisti nel 2017 di un Otello dal successo straordinario messo in scena alla Royal Opera House di Londra, hanno affrontato l’opera in un contesto molto particolare. “In studio non si procede dall’inizio alla fine – ha detto il tenore – ma si salta dal brano di un atto all’altro, in base alle esigenze. E’ un lavoro difficile di preparazione.
Tony ci ha aiutato tantissimo a raggiungere il livello emotivo giusto. Ogni prova che ho avuto con lui è sempre stata una carica di energia enorme”.
Otello crea sempre molto timore, dice Kaufmann riferendosi al guerriero che vince per Venezia ma che è anche “un simbolo, uno straniero, a prescindere dal colore della pelle e dalla religione. La morte della donna che ama è anche la sua”.
“Jonas è stato il punto di partenza del progetto – sottolinea Pappano -. E’ stato di grande aiuto per comunicare con l’orchestra, un approccio possibile soltanto con lui. Il rispetto delle dinamiche è difficile da raggiungere. Cantare piano è una cosa molto speciale. Bisogna togliere la vernice per arrivare davvero all’essenziale. Dobbiamo superare la paura di mettere in discussione i capolavori”.
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E’ morto il filosofo Giulio Giorello
75 anni. Allievo e successore di Geymonat alla Statale di Milano
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MILANO
15 giugno 2020
19:57
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E’ morto a Milano a 75 anni il filosofo Giulio Giorello: era nato nel capoluogo lombardo il 14 maggio del 1945. Era allievo di Ludovico Geymonat ed è stato il suo successore nella cattedra di Filosofia della Scienza all’Università Statale milanese.
Da quanto si è appreso, era stato ricoverato per il coronavirus circa un mese fa al Policlinico da cui era stato dimesso da una decina di giorni. Negli ultimi giorni la sua situazione era peggiorata. Si era sposato tre giorni fa con la sua compagna Roberta Pelachin.
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Come lui stesso aveva spiegato in un articolo dove manteneva la consueta ironia sul Corriere della Sera, di cui era assiduo collaboratore, era stato ricoverato a causa del coronavirus per un paio di mesi al Policlinico. Finalmente dimesso una decina di giorni fa è tornato a casa con grande soddisfazione fra i suoi adorati libri. Dopo i primi giorni passati serenamente purtroppo però sono ritornati i problemi di salute. E’ rapidamente peggiorato – tutto fa presumere ai medici che si sia trattato di complicanze del virus anche se saranno le analisi a stabilirlo – fino a quando si è capito che non c’era più nulla da fare: tre giorni fa ha sposato la sua compagna. Non aveva figli. Della sua inesauribile energia sono testimonianza il lavoro che ancora svolgeva, pur a una età importante, come direttore editoriale della collana di Filosofia della Scienza per la Raffaello Cortina Editore.
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In un tweet il premier Giuseppe Conte ha scritto “Giulio Giorello è deceduto. Filosofo raffinato, epistemologo, grande appassionato delle questioni riguardanti il “metodo” della scienza. Ha riflettuto intensamente anche su etica, politica, religione. L’Italia perde un grande pensatore, mai banale. Ci restano le sue dense pagine”:

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Si torna al cinema, tra sorrisi e poche ansie
Spettatori con mascherina a Roma, grande schermo ci è mancato
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15 giugno 2020
19:57
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uti in sala si può togliere, stando ai protocolli) e sereni sulle misure di sicurezza. È il sentire comune dei primi spettatori che tornano a vedere un film sul grande schermo nel multiplex UCI Cinemas di Porta di Roma, unica struttura che sembra aver riaperto il 15 giugno nella capitale (altre si aggiungeranno dal 16).
In programmazione, successi recenti, blockbuster delle ultime stagioni e qualche film che ha debuttato sulla piattaforma, da Sonic a Maleficent, da 1917 a Birds of prey, da Les Miserables a Tolo Tolo. Si sono messi in fila rigorosamente nel rispetto del distanziamento, con biglietto acquistato on-line o sul momento alle biglietterie automatiche, alcune decine di spettatori. Soprattutto gruppi di amici, da compagni delle medie a studenti all’università, ma anche qualche coppia e persone più adulte. Maria Luisa, 28 anni, al momento senza lavoro ma già con varie esperienze come montatrice e assistente sul set, arriva al primo spettacolo, per vedere il mix di animazione e live action Sonic: “Mi incuriosiva, ha l’aria di essere un film divertente -spiega-. Non vedevo l’ora di poter tornare al cinema, non ne potevo più di film sulle piattaforme”. Maria Cristina, arriva con le figlie adolescenti Valentina e Giulia, per chiedere informazioni. Un addetto con disponibilità e cortesia gli spiega come viene distribuito il pubblico rispettando i distanziamenti. “Siamo solo venute a vedere che film fanno- dice Valentina-. Anche se non sono cose nuove, questa è una bella occasione per recuperare qualcosa che c’eravamo perse prima del lockdown, come Birds of prey o Jumanji – The next level”. Proprio il film con The Rock è quello che sta richiamando al momento più spettatori. Arriva per vederlo anche un gruppo di 6 amici, tra i 12 e i 14 anni: “Non fa niente se non potremo sederci vicino -commenta Ravi- la cosa bella è tornare comunque tutti insieme a vedere i film in sala”.
Maddalena, con la sorella Arianna, si rammarica un po’ di non poter commentare con gli amici le scene ma quando viene a sapere che avranno la possibilità di togliersi la mascherina una volta al posto, ricomincia a sorridere: “Meno male, anche perché inizia a fare caldo”. Maria, con il marito Giorgio, aveva comprato un pacchetto di biglietti a febbraio, prima del lockdown e ora non vede l’ora di sfruttarlo: “Abbiamo tempo fino ad agosto, ma dobbiamo ancora decidere cosa vedere “.
Nessuna paura rispetto al Covid: “Mi sembra che si siano attrezzati bene, è il momento di tornare a godersi piaceri come il cinema”. Marisa, splendida ottantenne ex giornalista del Secolo XIX, è arrivata dal quartiere Testaccio, facendosi oltre un’ora di autobus, pur di avere la gioia di tornare in sala: “Questo è l’unico cinema aperto oggi, mi sono informata -spiega-. Sulla programmazione c’era un po’ di confusione.
Speravo di vedere Volevo nascondermi di Giorgio Diritti che invece non c’è, ma ho ripiegato su 1917 “. Grande appassionata di cinema, ha già in programma di tornare in sala anche giovedì: “Molti miei abituali compagni di uscite però non se la sentono, soprattutto gli uomini. Un mio amico, ha detto al direttore del cinema Farnese, che tornerà in sala solo quando troveranno il vaccino,… Mi sembra assurdo”. Lei non ha nessun tipo di perplessità:” Con mascherine e distanziamento non vedo rischi, poi gli spettatori sono ancora pochi. Comunque va premiato il coraggio degli esercenti che se la sentono di riaprire, nonostante le incognite”.
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100 anni Alberto Sordi, l’omaggio al più grande
De Sica e Verdone in Campidoglio,16/9 apre mostra davanti villa
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15 giugno 2020
20:04
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“Alberto, il più grande, non sono ammessi altri paragoni”: Carlo Verdone chiude subito così ogni azzardo con Sordi quando ricorda l’attore che oggi avrebbe compiuto 100 anni. “Avremmo dovuto inaugurare oggi il suo archivio, un materiale imponente sottoposto a vincolo della sovrintendenza per il particolare interesse storico visto che racconta la sua storia e quella del cinema italiano, perché Alberto a differenza di Fellini conservava tutto anche scontrini, biglietti, inviti qualunque cosa era messa da parte, ma è tutto rimandato. Il 16 settembre la mostra nel piazzale antistante la sua villa sarà finalmente inaugurata dopo lo stop proprio nei giorni del lockdown” dice Giambattista Faralli, vicepresidente della Fondazione Alberto Sordi. Nella sala della Protomoteca del Campidoglio, presente la sindaca Virginia Raggi e gli ex sindaci Francesco Rutelli (giusto 20 anni fa fece felice Sordi nominandolo sindaco per un giorno) e Valter Veltroni (cui spettò organizzare il 26 febbraio 2003 la camera ardente con quel fiume infinito di gente a salutarlo) Roma ricorda il suo cittadino illustre, “capace di stabilire un’empatia unica con il suo pubblico”, dice la Raggi che si augura che le procedure siano al termine e che la piazza antistante l’ingresso della villa sia presto intitolata alla sorella Aurelia.
Stamattina un murales di Harry Greb è apparso a Trastevere – dove in via San Cosimato all’altezza del civico 7 nasceva: c’è Alberto versione Nando Moriconi che in moto porta Virginia Raggi.
L’omaggio in Campidoglio, con le testimonianze di Carlo Verdone, Christian De Sica, Massimo Ghini, Edoardo Pesce ha anche un momento non rituale: gigantesco e incorniciato fa il suo ingresso, portato da due pizzardoni come li chiamerebbe lui, il poster vintage, 1960, del Vigile. Dove sarà appeso? “Certamente in un posto strategico del Campidoglio – risponde la sindaca – non sapevo di questo bellissimo regalo ma troveremo un luogo degno”.
Alla mostra del centenario, curata da Alessandro Nicosia, si sono prenotate già 18 mila persone.
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E appena possibile anche la villa con affaccio sulle terme di Caracalla, sarà aperta.
“Aurelia con enorme lungimiranza creò la Fondazione Alberto Sordi nel 2011 per curare la memoria del fratello stabilendo che la villa non potrà avere mai altra destinazione se non quella museale. La lasceremo intatta -dicono il presidente Italo Ormanni e il vicepresidente Faralli – con tutti i suoi ambienti leggendari come la barberia, i ricordi e negli spazi esterni cercheremo con mostre e attività di rendere sempre vivo questo luogo”. Di film ancora vivi ha parlato il ministro Dario Franceschini: “Quella leggerezza, quel disincanto, quella ironia accompagnata a una sottile amarezza che ancora oggi cogliamo nel guardare i suoi film sono ancora vivi nei suoi personaggi, di cui ognuno di noi serba un personale e divertito ricordo”. Christian De Sica si lascia andare ai ricordi: “Zio Alberto – dice – veniva a cena a casa nostra due volte a settimana. Come mio cognato Carlo (Verdone ndr), devo a lui tantissimo: mio padre Vittorio è dna ma la mia ispirazione di attore è stata Alberto. Prima di morire mi ha regalato un paio di gemelli che custodisco e mi ha detto: ogni volta che vedi una mia fotografia accendi un moccolotto sotto così ti ricordi di me. Bastava un suo sguardo per interpretare una scena”.
Di Sordi attore parla Verdone. “E’ una maschera unica degna della commedia dell’arte, per me più importante di Rugantino.
Fece una grande rivoluzione rispetto alle regole dell’Accademia, scardinandone i tempi, le pause, sempre disinvolto, sempre graffiante. Con i suoi film ci ha voluti bene. Per me la sua immagine al cinema è legata ai film della fine degli anni ’50 e dei ’60 quando seppe interpretare l’Italia che funzionava, gli italiani che avevano un orizzonte splendente. Ma oltre quegli anni ha attraversato tutta la nostra vita con i suoi film, un grande gigantesco attore e uomo”. VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA POLITICA VAI ALL’ECONOMIA

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