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Ultimo aggiornamento 11 Luglio, 2020, 02:31:13 di Maurizio Barra

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Camici Lombardia, i pm accendono un faro su Fontana
Si valuta il ruolo del governatore, allo stato non è indagato
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10 luglio 2020
00:36
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La Procura di Milano accende un faro sul governatore Attilio Fontana nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale da parte della Dama, società di cui la moglie del presidente della Regione detiene una quota e di cui il cognato Andrea Dini è titolare. Quest’ultimo è indagato con il direttore generale di Aria Spa, la centrale acquisti della Regione Lombardia, Filippo Bongiovanni. Il reato ipotizzato è turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.
Dai primi atti dell’indagine, coordinata dai pm Luigi Furno, Carlo Scalas e Paolo Filippini e dall’aggiunto Maurizio Romanelli, sarebbero emersi elementi che fanno ipotizzare un interessamento di Fontana – allo stato non indagato – nella fase di trasformazione dell’ordine di acquisto diretto in donazione. Dalle verifiche finora effettuate risulterebbe “un ruolo attivo” nella vicenda, sempre smentito dal governatore che già un mese fa aveva precisato, in una nota, di non essere “mai intervenuto in alcun modo”.
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Altri particolari sarebbero emersi nelle ultime ore,
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con l’acquisizione negli uffici regionali dove ha sede la Consip della Lombardia da parte dei militari del Nucleo Speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di contratti, note di credito, mail, documento di offerta, storno delle fatture. Altrettanto utili per far luce sulla questione sarebbero anche le audizioni di questi giorni di persone informate sui fatti, tra cui l’assessore Raffaele Cattaneo e Francesco Ferri, presidente di Aria, e oggi per 7 ore di Carmen Schweigl, il responsabile della struttura gare. Dalle carte raccolte quella dei camici si configurerebbe come una vera e propria fornitura, un ordine di acquisto diretto datato 16 aprile a Dama srl, che detiene il marchio di Paul&Shark, da parte di Aria.
La sua trasformazione in donazione sarebbe stata simulata e sarebbe avvenuta dopo che la trasmissione ‘Report’ aveva iniziato ad interessarsi alla vicenda mettendo in luce un conflitto di interessi. Le ricostruzioni investigative fatte finora legano lo storno delle fatture del 20 maggio ad una precedente intervista del 15 maggio di ‘Report’ a Fontana. In quel frangente non sarebbero state poste domande dirette sul caso ma di più di ‘ampio respiro’. Per questo il governatore agli inviati della trasmissione televisiva” aveva “gia’ spiegato per iscritto – è il testo di una nota di circa un mese fa – che non sapevo nulla della procedura”.
Tra i temi di indagine, oltre al fatto che il numero di mascherine poi effettivamente donate era minore rispetto a quello riportato nel contratto di fornitura e che lo storno delle fatture riguardava una cifra inferiore rispetto a quella pattuita, c’è anche quello che riguarda l’assessore Cattaneo, responsabile dell’unità regionale per il reperimento dei dispositivi di protezione anti-Covid: sarebbe stato lui a consigliare ad Aria di scegliere Dama, cosa che fa ipotizzare sia stato al corrente che si trattava di una fornitura da parte di una azienda legata alla famiglia Fontana. Un altro punto che i pm intendono chiarire riguarda i 75mila camici al centro del contratto: 50mila sarebbero stati donati mentre i restanti 25 mila Dama spa avrebbe cercato di rivenderli. Cosa che fa ritenere che la donazione formalmente non si è conclusa. Le indagini, però, sono soltanto all’inizio.
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Mose: Zaia, gestione vada al sindaco di Venezia
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VENEZIA
10 luglio 2020
11:49
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“Al Presidente del Consiglio chiedo di rivedere la scelta improvvida del Governo Renzi, presa nove giorni dopo gli arresti, che ha decretato la fine del Magistrato alle Acque”. Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, alla cerimonia di sollevamento del Mose di Venezia.
“E’ ora di ripristinare questo ragionamento – ha aggiunto Zaia – e dare la gestione del Mose al Comune. Se c’è l’acqua alta ritengo giusto che il sindaco risponda ai cittadini”, ha concluso.
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Coronavirus: l’annuncio di Conte, verso la proroga dello stato di emergenza a tutto il 2020
Si tratta di una decisione che non è ancora stata presa, l’intenzione del premier sarebbe comunque quella di passare per il Parlamento
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VENEZIA
10 luglio 2020
23:33
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“Oggi non ho detto che il governo ha deciso di prorogare lo stato d’emergenza ma che è un tema che dobbiamo affrontare e sarà una decisione collegiale del governo nel debito confronto con il Parlamento. Ho semplicemente anticipato una proposta che valuteremo tutti insieme”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando con i giornalisti all’Aja dopo l’incontro con il premier olandese Mark Rutte.

“Ragionevolmente ci sono le condizioni per proseguire, dobbiamo tenere sotto controllo il virus”. Con i contagi ancora in salita, focolai “anche rilevanti” in diverse zone d’Italia e l’Rt sopra l’1 in cinque Regioni, il premier Giuseppe Conte conferma quello che tecnici di istituzioni e ministeri davano ormai per scontato: lo stato d’emergenza sarà prorogato fino al 31 dicembre, quindi per tutto il 2020, e si porterà dietro una serie di norme connesse, a partire da quella sullo smart working. “Non è ancora stato deciso tutto – prosegue il presidente del Consiglio -, ma ragionevolmente si andrà in questa direzione”.

La proroga potrebbe arrivare già la settimana prossima: il 14 luglio scadrà il Dpcm attualmente in vigore, quello che contiene tra l’altro le modalità d’ingresso in Italia e la sospensione delle crociere.
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E’ molto probabile, dicono fonti di governo, che possa essere quella l’occasione per definire la proroga, riordinare le norme attualmente in vigore e per una “messa a sistema” delle modalità di ingresso nel nostro paese, anche alla luce dell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che giovedì ha stabilito il divieto d’ingresso per chi proviene da 13 paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Un elenco che potrebbe allungarsi se la situazione peggiorasse anche in altri paesi.

La scelta del governo di prorogare lo stato d’emergenza non piace però all’opposizione e solleva dubbi anche nella maggioranza, non tanto per la proroga in sé, sottolineano fonti del Pd e di Iv, quanto perché su certe decisioni è necessaria una maggiore collegialità. Il costituzionalista e deputato Dem Stefano Ceccanti lo dice apertamente, chiedendo all’esecutivo di presentarsi “in Parlamento per spiegare le ragioni e raccogliere indirizzi, in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità”.
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Ed è molto probabile che per stoppare i malumori il premier faccia un passaggio in Parlamento. Netto invece è il no del centrodestra. “Gli italiani – dice il segretario della Lega Matteo Salvini – meritano fiducia e rispetto. Con tutte le attenzioni possibili, la libertà non si cancella per decreto”. Gli fa eco Giorgia Meloni. “Non mi pare che ci siano i presupposti per prorogare fino alla fine dell’anno lo stato emergenza – sottolinea la leader di FdI -, che è uno strumento del quale il governo dispone per fare un po’ quello che vuole, accelerando dei passaggi che altrimenti avrebbero bisogno di maggiori contrappesi”.
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In Lombardia riaprono le discoteche, da domani calcetto
Ordinanza conferma ripresa attività
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MILANO
10 luglio 2020
16:13
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Via libera da domani al calcetto in Lombardia. Lo conferma la nuova ordinanza del governatore Fontana, che autorizza da sabato 11 luglio gli sport di squadra, di contatto e individuali, “solo in assenza di segni/sintomi” mentre “all’accesso della struttura”, la temperatura non dovrà essere superiore a 37.5. “La misura – dice l’ordinanza – potrà essere rimodulata in funzione dell’evoluzione dello scenario epidemiologico”. La Regione conferma da oggi la riapertura di discoteche e sale da ballo, già prevista nell’ordinanza del 29 giugno, ma solo negli spazi all’aperto.
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Abi: Antonio Patuelli rieletto presidente
Nomina per acclamazione. Quarto mandato al vertice
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10 luglio 2020
13:03
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Antonio Patuelli è stato rieletto presidente dell’Abi. L’Assemblea dell’associazione ha infatti eletto il nuovo Consiglio che si è immediatamente riunito e, come proposto unanimemente dal Comitato Esecutivo uscente, ha rieletto Patuelli per acclamazione Lo si legge in una nota secondo cui nella sua prima parte straordinaria, l’assemblea ha completato le procedure di modifica dello Statuto approvando all’unanimità quanto proposto all’unanimità dal Comitato di Presidenza, dal Comitato esecutivo e dal Consiglio dell’Abi per rendere statutariamente nuovamente possibile la rielezione del Presidente per il quarto mandato, nonché per la più ampia adozione dei sistemi di video-audio conferenza per le riunioni degli Organi dell’ABI. In sede ordinaria l’assemblea dell’Abi ha approvato la relazione del Direttore Generale Giovanni Sabatini sulle attività dell’attività nel 2019 e gli atti connessi e conseguenti. Quest’anno l’assemblea si è svolta solo in forma privata senza la parte pubblica dove intervenivano, per tradizione, il ministro dell’economia e finanze e il governatore della Banca d’Italia.
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Industria: Zingaretti, da dati Istat una boccata d’ossigeno
Se combattiamo e uniamo l’Italia ce la farà
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10 luglio 2020
15:42
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“Produzione industriale a +42%, il doppio delle attese (dati ISTAT) Ecco i dati sull’industria che sono usciti oggi. Una boccata d’ossigeno, indispensabile per ricostruire fiducia nel Paese.
Grazie a imprenditori, lavoratori, a chi in questo momento sta combattendo nel commercio e nell’artigianato”. Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti su Facebook.
“Abbiamo bisogno di questa passione, il Governo sta facendo e deve fare di tutto per essere degno di questa voglia di riscatto.
Io sono convinto che l’Italia ce la farà se ci uniamo in un momento complicato della nostra vita e combattiamo. Abbiamo ancora tante belle pagine di storia da scrivere insieme”.
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Buffagni, via i Benetton o noi pronti a lasciare
Qualsiasi strumento va bene, garantire sicurezza e calo tariffe
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10 luglio 2020
15:42
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Bisogna “dare risposte e trovare una soluzione, quello che sta succedendo in Liguria credo sia indegno, quello che è successo due anni fa è un fatto inqualificabile: secondo noi i Benetton devono uscire dalla gestione delle nostre autostrade. Noi non abbiamo dubbi, se qualcuno poi ha altre idee noi siamo disponibili anche a lasciar perdere tutto e andare via, gli lasciamo il paese”. Lo ha detto il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni a margine di un evento pubblico a Carugo (Como). “Il tema – ha ribadito l’esponente M5S – è riuscire a garantire ai cittadini sicurezza sulle autostrade, che i Benetton non le gestiscano più e che ci sia una diminuzione delle tariffe, qualsiasi strumento si può utilizzare per arrivare a questo noi siamo più che contenti”. Ora si “temporeggia troppo: dobbiamo essere un po’ più rapidi, un po’ più coraggiosi”.
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Coronavirus: Bernini,stop logica pieni poteri a Conte
Irragionevole andare avanti a colpi Dpcm
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10 luglio 2020
15:47
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“Conte ritiene ragionevole prorogare lo stato d’emergenza per tutto il 2020, in vista di una seconda ondata di Covid, ma sarebbe irragionevole pensare di replicare il modello di governo del Paese a colpi di Dpcm, con la totale esclusione del Parlamento da scelte che attengono alle libertà costituzionali. Invece di pianificare nuovi pieni poteri per sé, il premier si preoccupi di controllare i confini per scongiurare l’arrivo di focolai dall’estero, e di approntare misure in grado di far ripartire l’economia”. Lo afferma in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.
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Aspi:Toninelli, grossi rischi per governo, ma chiedete a Pd
Pd spieghi dubbi su revoca, iniziamo a innervosirci
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10 luglio 2020
15:48
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“C’è il rischio che ci siano enormi problemi per il governo, ma la domanda sulla tenuta dell’esecutivo va fatta al Partito Democratico, ci dica quali sono le motivazioni per le quali ritiene che non ci siano le condizioni per procedere alla revoca delle concessioni autostradali ad Aspi. Per noi non ce ne sono e iniziamo a innervosirci”. Così Danilo Toninelli, ex ministro dei trasporti e delle infrastrutture del Movimento 5 Stelle a 24 Mattino su Radio 24 risponde alla domanda sulle ripercussioni sul governo delle tensioni intorno alla revoca delle concessioni ad Aspi.
“Ci siamo fidati del Pd – aggiunge -, la De Micheli ci aveva promesso che avremmo chiuso, invece scopriamo che il viceministro Cancelleri non sapeva nulla della trattativa o della non trattativa che si stava portando avanti e che non ci sono proposte serissime di risarcimento danni, abbassamento pedaggi e tante altre cose”.
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Bankitalia: +11,5% prestiti a imprese a marzo-maggio
Grazie a misure liquidità. Stabile flusso Bpl con misure governo
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10 luglio 2020
15:59
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Nei tre mesi fra marzo e maggio la crescita dei prestiti bancari alle imprese “è decisamente aumentata”, con un +11,5% su base annua (+23 miliardi), beneficiando “degli interventi di sostegno alla liquidità da parte del governo e degli altri organismi nazionali e internazionali”. Lo scrive Bankitalia nel Bollettino economico, spiegando che se fra marzo e aprile i maggiori prestiti hanno riguardato quasi solo le imprese medio-grandi, a maggio “sono aumentati anche i finanziamenti netti alle famiglie produttrici, per 2,1 miliardi (+32% rispetto ad aprile).
Il credito alle famiglie – nota invece il documento – “si è invece contratto nel complesso” (-2,5% nei tre mesi terminanti a maggio, da 1,1 in febbraio) di fronte a una più debole dinamica dei mutui e del credito al consumo. Bankitalia nota anche che nel primo trimestre il flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto al totale dei finanziamenti delle banche italiane “si è mantenuto stabile rispetto al periodo precedente” (1,3%), e in prospettiva “l’impatto della crisi sulla qualità del credito verrà plausibilmente mitigato dagli effetti delle misure adottate dal Governo”.
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Franceschini, 10 milioni per i teatri privati
ministro, misure che si sommano a quelle per emergenza
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10 luglio 2020
18:08
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Risorse in arrivo per i teatri privati. Il ministro della cultura Dario Franceschini ha firmato oggi il decreto che assegna 10 milioni di euro dei fondi emergenza cinema e spettacolo istituiti con il DL Cura Italia al ristoro dei mancati introiti da biglietteria e abbonamenti degli esercizi teatrali privati. “Queste misure di sostegno per i teatri privati – precisa il ministro – si sommano a quelle messe in campo sin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria per sostenere l’intero settore dello spettacolo dal vivo che è uno dei settori più colpiti e che avrà tempi di ripresa più lenti”.
Nel ritorno graduale alla ripresa delle attività, aggiunge, ” è necessario che il sistema di aiuti, ammortizzatori sociali e indennizzi si adatti ai settori che stanno riscontrando maggiori criticità”.
I 10 milioni di euro, spiegano dal ministero di beni culturali e turismo, verranno ripartiti tra i beneficiari in misura proporzionale ai minori incassi nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, in rapporto agli incassi ottenuti nello stesso periodo nel corso del 2019. Il contributo è riconosciuto fino al massimo del 20% dei mancati incassi e comunque in misura non superiore a 25.000 euro per ciascuna sala con capienza tra 300 e 600 posti e in misura non superiore a 50.000 euro per ciascuna sala con capienza superiore ai 600 posti. Qualora un beneficiario abbia ricevuto risorse dal FUS nel 2019, allora il contributo sarà pari alla differenza tra quanto ricevuto dal FUS e gli importi massimi previsti in base alla capienza delle sale.
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Rigoletto live, Opera Roma torna in scena al Circo Massimo
Il 16/7 con Rigoletto Live. Anche Mattarella alla prima
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ROMA
10 luglio 2020
20:17
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Un Rigoletto on the road, raccontato come una storia noir di crimini e passioni, come un film dove i linguaggi del teatro e del cinema si fondono, con soluzioni studiate per superare i limiti imposti dal Covid 19 e un uso determinante della tecnologia che apre il campo a strade nuove. L’ Opera di Roma torna il 16 luglio con il capolavoro verdiano diretto da Daniele Gatti e la regia di Damiano Michieletto a proporre dal vivo spettacoli in forma scenica nel magico set del Circo Massimo, trasformato per la prima volta in tempio del melodramma. La straordinarietà dell’ evento è testimoniata dal parterre de rois annunciato per la prima, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti di Senato e Camera Maria Elisabetta Casellati e Roberto Fico, al ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini, agli ambasciatori di Usa, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, che saranno accolti dalla sindaca della Capitale Virginia Raggi, presidente del Teatro dell’ Opera. Il sovrintendente Carlo Fuortes ha sottolineato con soddisfazione che Rigoletto è una vera e propria produzione realizzata in un mese. ”Per farlo – ha detto – abbiamo costruito un vero teatro nel Circo Massimo con un palcoscenico di 1500 metri quadri per consentire il distanziamento tra i cantanti, i musicisti e il coro. Credo che sia l’ unico grande teatro europeo che riesce a ripartire con una nuova grande produzione totalmente pensata per le norme antiCoronavirus”. Gli spettatori che potranno prendere posto saranno 1400 utilizzando quattro ingressi.
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Mose, chiuse tutte le dighe. Gli antagonisti scatenano una ‘battaglia navale’ nel Bacino
Protesta del movimento No Mose in acqua. Progettista: ‘A regime le paratoie si alzeranno in 30 minuti’
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10 luglio 2020
23:12
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Si è completata la chiusura di tutte le 78 paratoie mobili nei quattro varchi del Mose di Venezia, nel primo test effettuato oggi alla presenza del premier Giuseppe Conte. La prima a sollevarsi completamente, alle 12.15, è stata la diga di Lido San Nicolò, con 20 paratoie, seguita un minuto dopo da quella di Lido Treporti, con 21 barriere, e Chioggia, con 18. Alle 12.25 si è concluso il sollevamento delle 19 dighe di Malamocco. Le 78 paratoie del Mose “oggi si sono alzate in 90 minuti, a regime si eleveranno in 30”, ha spiegato uno dei progettisti della struttura di difesa dalle acque alte, sottolineando che in questo momento “i tempi sono lunghi perché l’impianto non è finito”. I prossimi mesi serviranno “per calibrare gli strumenti necessari” ha concluso il tecnico.
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La protesta del movimento ‘No Mose’ è sfociata in una ‘battaglia navale’ con le forze dell’ordine in bacino San Marco, nel giorno della contestazione per la prova generale del sistema di dighe mobili. “Ci siamo radunati in Bacino e abbiamo accerchiato una motonave di addetti al sistema che si recava verso la bocca di porto di Malamocco”, dice Tommaso Cacciari, leader degli antagonisti veneziani. “C’era di tutto in acqua, dalle moto d’acqua della polizia, ai gommoni, motoscafi e navi della Guardia costiera. Abbiamo cercato di infrangere il blocco, ma non c’è stato nulla da fare”. Dopo il tentativo di accerchiare la motonave dei tecnici a Malamocco, le barche dei ‘No Mose’ hanno cercato di spostarsi in direzione opposta, verso l’Isola Nuova del Lido, dov’era in corso la cerimonia per la prova generale del Mose, ma senza successo.
“Ci hanno bloccato con tutte le loro forze, inondandoci d’acqua con gli idranti” ha aggiunto Cacciari, riferendosi al blocco opposto dalle forze dell’ordine alla decina di barche della ‘flotta’ della protesta. “”Ora siamo tornati alla base fradici e con le barche mal messe – ha concluso Cacciari — ma soddisfatti perché il risultato l’abbiamo ottenuto, il nostro dissenso ventennale è stato sentito da tutti. Speravano di spegnere le voci fuori dal coro, non ci sono riusciti”.
“Era dal 1966 che si aspettava una difesa per Venezia, un progetto straordinario e sono sicuro che il lavoro è stato condotto bene, quindi non solo per Venezia ma per l’Italia è una bellissima realizzazione, molto molto importante”, ha detto il sen. Luigi Zanda, primo presidente del Consorzio Venezia Nuova, presente alla cerimonia per il sollevamento completo del Mose. “Purtroppo – ha aggiunto – è una storia che è stata macchiata, è stata sporcata. Però all’inizio c’era una necessità assoluta. Se la marea del ’66 non si fosse fermata ci sarebbero stati problemi seri per la città. Quindi è un’opera necessaria. Oggi stiamo assistendo a un test, dobbiamo avere fiducia, dobbiamo levare Venezia da un rischio mortale”, ha concluso.
“Siamo qui per un test, non per una passerella. Il governo vuole verificare l’andamento dei lavori”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Venezia. “E’ giusto avere dubbi, è giusta la dialettica, ma dico a chi sta protestando, ai cittadini e intellettuali, concentriamoci sull’obiettivo di completare il Mose” ha aggiunto Conte. “Facciamo in modo che funzioni – ha proseguito -. Di fronte all’ultimo miglio la politica si assume le proprie responsabilità e decide che con un ulteriore sforzo finanziario si completa e si augura che funzioni”.
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“Il Mose non è finito, ci sono 18 mesi di lavori e test, bisognerà avviare il collaudo tecnico funzionale e poi alcuni anni di rodaggio per l’avviamento, per la progressiva ottimizzazione con procedure trasparenti e controllo rigoroso dei costi”, ha detto la commissaria alla conclusione del Mose di Venezia, Elisabetta Spitz, aprendo la cerimonia. L’opera, ha proseguito “ha una storia travagliata e controversa, a noi è stato affidato il compito di portarla a termine. Una lunga pagina si chiude, Ringraziamo i veneziani per la lunga pazienza. Con le prove dei prossimi mesi sarà già possibile dal prossimo autunno il sollevamento in caso di maree altissime e salvare dall’acqua alta la Laguna”.
Presenti anche i ministri Lucia Lamorgese, Paola De Micheli e Federico D’Incà, il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro. Sull’isola artificiale che divide la Bocca di Porto del Lido è stata approntata una ‘control room’ per seguire le operazioni di sollevamento e discesa delle paratoie nelle quattro ‘bocche’, da nord a sud: Lido-Treporti, Lido-San Nicolò, Malamocco e Chioggia. VAI ALLA CRONACA VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALL’ECONOMIA

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