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Ultimo aggiornamento 29 Settembre, 2020, 15:48:07 di Maurizio Barra

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DALLE 02:46 ALLE 15:48 DI MARTEDì 29 SETTEMBRE 2020

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Camorra: i ristoranti dei clan a Roma, 13 arresti
Le indagini sono partite nel 2017 subito dopo la scarcerazione di Angelo Moccia
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ROMA
29 settembre 2020
02:46
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Le mani dei clan camorristici sui ristoranti del centro di Roma. E’ quanto emerge da un’indagine dei carabinieri che stanno eseguendo tra le province di Roma e Napoli un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone indagate, a vario titolo, per estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dal metodo mafioso, e esercizio abusivo del credito.
Tra i destinatari dell’ordinanza anche Angelo e Luigi Moccia, ritenuti i capi dell’omonimo clan camorristico. Dall’indagine sarebbero emersi diversi interessi economici del clan nella capitale e in particolare proprio sui ristoranti del centro. I carabinieri stanno anche eseguendo un sequestro di beni per 4 milioni.
Le indagini sono partite nel 2017 subito dopo la scarcerazione di Angelo Moccia: gli accertamenti avrebbero consentito di accertare che i clan gestivano attraverso dei prestanome diverse attività commerciali a Roma, riciclando i capitali illeciti in investimenti immobiliari e in macchine di lusso – sempre intestate ad altri soggetti – e estorcendo denaro con metodi mafiosi a chi non rispettava le regole.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip di Roma su richiesta della Dda. I dettagli dell’operazione verranno illustrati in un incontro con la stampa alle 11 in Procura a Roma
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Terrorismo: arrestata dal Ros in Siria Alice Brugnoli
Moglie combattente italiano morto. Riportati in Italia i 4 figli
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29 settembre 2020
09:13
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Alice Brignoli, moglie del militante dell’Isis italiano di origine marocchina Mohamed Koraichi, è stata arrestata in Siria dai carabinieri del Ros, con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Gli uomini del Ros hanno anche rintracciato i 4 figli della donna e li hanno rimpatriati. Nel 2015 Brignoli e Koraichi, secondo quanto ricostruito dalle indagini, hanno lasciato l’Italia per raggiungere il Califfato, portandosi dietro i loro tre figli: una volta in Siria, Koraichi – che sarebbe morto – ha partecipato direttamente alle operazioni militari dell’Isis mentre la Brugnoli avrebbe ricoperto un “ruolo attivo – dice il Ros – nell’istruzione dei figli alla causa del jihad”. La misura cautelare è stata emessa dal Gip di Milano su richiesta della direzione distrettuale antiterrorismo.
La donna, dice il capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili, è “felice” di tornare in Italia, anche se andrà in carcere. “Questa è una bellissima storia italiana – aggiunge – che evidenzia anche le grandi capacità delle forze dell’ordine italiane e la forza della cooperazione internazionale”.
APPROFONDIMENTO
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Alice Brignoli, moglie del militante dell’Isis italiano di origine marocchina Mohamed Koraichi, è stata arrestata in Siria dai carabinieri del Ros, con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Gli uomini del Ros hanno anche rintracciato i figli della donna e li hanno rimpatriati.
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Nel 2015 Brignoli e Koraichi, secondo quanto ricostruito dalle indagini, hanno lasciato l’Italia per raggiungere il Califfato, portandosi dietro i loro tre figli: una volta in Siria, Koraichi ha partecipato direttamente alle operazioni militari dell’Isis mentre la Brugnoli avrebbe ricoperto un “ruolo attivo – dice il Ros – nell’istruzione dei figli alla causa del jihad”. La misura cautelare è stata emessa dal Gip di Milano su richiesta della direzione distrettuale antiterrorismo.
I particolari dell’arresto e dell’indagine saranno resi noti in una conferenza stampa in programma in procura a Milano alle 10.30.
Alice Brignoli, la moglie del militante dell’Isis italiano di origine marocchina Mohamed Koraichi, arrestata in Siria dai carabinieri del Ros, con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo, è “felicissima” di tornare in Italia assieme ai suoi 4 figli (uno è nato in Siria), anche se lei finisce in carcere e i suoi figli verranno affidati ad una comunità. E’ quanto si è appreso in relazione alle indagini del Ros dei carabinieri, coordinate dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Francesco Cajani. Il marito delle donna, da quanto si è saputo, è morto in Siria. L’ordinanza è stata firmata dal gip Manuela Cannavale.
“E’ una bellissima storia italiana, che evidenzia anche le grandi capacità delle forze dell’ordine italiane e la forza della cooperazione internazionale”. Così il capo del pool antiterrorismo milanese, il pm Alberto Nobili.
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Crac Fusillo, nuovi arresti vertici BpB
Arresti domiciliari per Gianluca Jacobini,interdizione per Marco
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BARI
29 settembre 2020
10:03
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La Guardia di Finanza di Bari ha arrestato, con concessione dei domiciliari, per concorso in bancarotta fraudolenta Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Banca popolare di Bari, e ha notificato un provvedimento di interdizione per il padre Marco Jacobini, ex presidente dell’istituto di credito barese. L’inchiesta, coordinata dal procuratore facente funzione Roberto Rossi con il sostituto Lanfranco Marazia, riguarda il fallimento di alcune società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci.
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Fidanzati uccisi,omicida voleva torturare
Folla inveisce contro autore omicidio a uscita caserma Cc
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BARI
29 settembre 2020
10:09
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Voleva immobilizzare, torturare e uccidere, per poi ripulire tutto con detergenti e lasciare una scritta sul muro con un messaggio per la città. Era questa, secondo gli inquirenti, l’azione dimostrativa che il 21enne Giovanni Antonio De Marco – fermato ieri sera a Lecce perché ritenuto responsabile dell’omicidio del giovane arbitro Daniele De Santis e della fidanzata Eleonora Manta – aveva programmato per la sera del 21 settembre quando i due sono stati trucidati con decine di coltellate.
Il giovane è stato interrogato la scorsa notte dal procuratore Leonardo Leone De Castris nella caserma dei Carabinieri e quando è uscito in macchina per essere portato in prigione, una piccola folla di amici e conoscenti delle due vittime ha inveito contro di lui.
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Hashish in ‘pacchi regalo’ dalla Spagna, arresti a Palermo
Spedizioni illecite per oltre 180 chili di stupefacente, a cui corrisponde un valore di mercato al dettaglio di circa 2 milioni di euro.
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PALERMO
29 settembre 2020
10:59
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Importavano secondo le indagini dalla Spagna grosse quantità di hashish per il mercato palermitano. I militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno eseguito una misura cautelare emessa dal gip di Palermo nei confronti di nove persone, quattro delle quali arrestate, indagate a vario titolo per organizzazione e traffico di sostanze stupefacenti, aggravati dalla transnazionalità delle condotte.
L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca della Dda di Palermo. In carcere nell’operazione Pacco Regalo sono finiti Alessandro Girgenti, 36 anni, Gerardo Romano, 32 anni. Ai domiciliari Filippo Miranda, 30 anni, e Giuseppe Lo Coco, 29 anni. Obbligo di dimora è stato disposto per Paolo Taormina, 29 anni, Giovanni Ferrara, 31 anni, Antonio Buccafusca, 32 anni e Benedetta Altieri, 50 anni. Una persona viene ricercata, e si troverebbe all’estero.
L’indagine del Gico ha permesso di far luce su un collaudato sistema per importare dalla Spagna grossi quantitativi di stupefacente, per lo più di hashish, destinato al mercato palermitano. Gli organizzatori del traffico, secondo le indagini, si recavano personalmente nella penisola iberica, da dove provvedevano a spedire la droga all’interno di ‘pacchi regalo’ affidati a corrieri internazionali e destinati a nominativi di fantasia nel centro cittadino, zona dove era competente per le consegne uno dell’organizzazione che lavorava come autista di una ignara società di spedizioni che opera in città. Quest’ultimo riusciva a recuperare i pacchi provenienti dalla Spagna e li consegnava agli altri presunti componenti dell’organizzazione, che ne erano gli effettivi destinatari Le investigazioni hanno consentito di ricostruire spedizioni illecite per oltre 180 chili di stupefacente, a cui corrisponde un valore di mercato al dettaglio di circa 2 milioni di euro. Attraverso i controlli nelle banche dati della guardia di finanza sarebbe emersa l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati e la loro capacità economica. Gli indagati e i rispettivi nuclei familiari, nell’ultimo decennio, a fronte di redditi leciti per circa 430 mila euro avevano sostenuto spese ed acquisti per oltre 1,2 milioni di euro. La Procura ha disposto un provvedimento d’urgenza che ha consentito di sequestrare conti correnti, veicoli e imprese per un valore complessivo di circa 500 mila euro.
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Folgorato in villa P.Rotondo, indagato conte Donà delle Rose
Tra i cinque nomi nel fascicolo anche figlio Leonardo
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TEMPIO PAUSANIA
29 settembre 2020
11:03
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Ci sono anche il conte Luigi Donà delle Rose, tra i fondatori di Porto Rotondo, e il figlio Leonardo tra i cinque indagati dalla Procura di Tempio Pausania, per la morte del giardiniere Flavio Pellegrino, l’operaio olbiese di 62 anni folgorato lo scorso 31 agosto da una scarica elettrica mentre riparava l’impianto idrico della villa del conte in Gallura. Lo rivelano i quotidiani sardi.
Il pm Luciano Tarditi ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo e, come atto dovuto per proseguire gli accertamenti tecnici nell’inchiesta, ha inserito nel registro degli indagati le persone individuate durante le indagini. Gli altri nomi sono quelli degli imprenditori Pierluigi Pisu, Massimiliano Moggi e Fabrizio Manca. Ora la Procura potrebbe procedere con un incidente probatorio per verificare lo stato degli impianti elettrici.
Il fatto era avvenuto a fine agosto: l’impresa di manutenzione era stata chiamata per un intervento alla rete idrica. Mentre l’operaio era intento nell’operazione di riparazione era stato raggiunto dalla scarica elettrica che gli è stata fatale.
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Ucciso a Prato e compagna ferita, fermato amico coppia
Vittima è 44enne, accoltellato nella sua casa
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PRATO
29 settembre 2020
11:06
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Un uomo di 44 anni, Mirko Congera, è stato ucciso a coltellate questa notte a Prato all’interno della sua abitazione in via Firenze. Ferita anche la compagna della vittima, che è ricoverata all’ospedale cittadino Santo Stefano ma non sarebbe in pericolo di vita. I carabinieri, intervenuti sul posto, avrebbero rintracciato il presunto responsabile, un conoscente della coppia fermato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio.
Il sospettato è stato condotto al comando provinciale dei carabinieri dove è in corso il suo interrogatorio.
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Crac Fusillo: nuove misure cautelari per ex vertici della Popolare di Bari
Nell’inchiesta sul crac delle società Fimco e Maiora del Gruppo Fusillo di Noci sono state arrestate complessivamente sei persone
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BARI
29 settembre 2020
14:07
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La Guardia di Finanza di Bari ha arrestato, con concessione dei domiciliari, per concorso in bancarotta fraudolenta Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Banca popolare di Bari, e ha notificato un provvedimento di interdizione per il padre Marco Jacobini, ex presidente dell’istituto di credito barese. L’inchiesta, coordinata dal procuratore facente funzione Roberto Rossi con il sostituto Lanfranco Marazia, riguarda il fallimento di alcune società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci.
Gianluca Jacobini torna così in detenzione dopo poco più di due mesi. L’8 luglio era stata revocata a lui e al padre Marco la precedente misura cautelare disposta nell’ambito del procedimento sul crac della Banca popolare di Bari, nel quale sono accusati di falso in bilancio, falso in prospetto, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. Fino ad oggi erano stati sottoposti alla misura interdittiva e inoltre Marco al divieto di dimora a Bari, il figlio Gianluca all’obbligo di dimora a Polignano a Mare.
Nell’inchiesta sul crac delle società Fimco e Maiora del Gruppo Fusillo di Noci sono state arrestate complessivamente sei persone. Agli arresti domiciliari, su disposizione del gip del tribunale di Bari Luigia Lambriola, sono finiti oltre Gianluca Jacobini, gli imprenditori Giacomo Fusillo, amministratore di alcune delle società fallite, Vincenzo Elio Giacovelli, titolare della società Il Melograno Eventi, Girolamo Stabile, gestore di fondi di investimento con sedi in Lussemburgo e Gibilterra, Salvatore Leggiero, legale rappresentante e amministratore unico della Roma Trevi srl, e Nicola Loperfido, responsabile della direzione business della Banca popolare di Bari, gestore degli affidamenti concessi al gruppo Fusillo. L’interdizione di un anno è stato notificata a Marco Jacobini e all’imprenditore di Noci Vito Fusillo, padre di Giacomo, amministratore delegato delle società Fimco e Maiora. Agli indagati sono contestati a vario titolo numerose condotte di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.
Si è giunti alla progressiva edificazione di quella che possiamo apostrofare come una gigantesca ‘casa del debito'”. E’ quanto emerge dagli atti sul crac di alcune società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci che ha portato oggi all’arresto di sei persone. Stando agli atti, questa “casa del debito” sarebbe stata “costruita attraverso una miriade di sospette operazioni straordinarie intercompany, quasi sempre artificiosamente sorrette da perizie di comodo, redatte da professionisti compiacenti nonché fraudolente segregazioni patrimoniali funzionali al continuo drenaggio di liquidità, sotto il cui peso, in realtà da anni ormai insostenibile, si disgregavano le fondamenta” dei gruppi Fimco e Maiora, entrambe fallite nel settembre 2019, “lasciando sul campo qualcosa come 430 milioni di euro di debiti consolidati, di cui oltre 78 milioni di pendenze accertate nei confronti del fisco e degli enti pubblici previdenziali”.
C’è la cessione di un immobile di pregio nel centro di Roma, Palazzo Trevi in via delle Muratte, a due passi dall’omonima fontana e di proprietà della Fimco del gruppo Fusillo di Noci, tra le operazioni che avrebbero contribuito al dissesto della società. E’ uno dei particolari che emergono dall’ordinanza che ha portato oggi all’arresto di sei persone, tra le quali alcuni ex vertici della Banca popolare di Bari, per concorso in bancarotta fraudolenta. Il bene sarebbe stato venduto al prezzo di 40 milioni di euro tra il 2016 e il 2017 alla società “Roma Trevi” dell’imprenditore fiorentino Salvatore Leggiero (tra gli odierni arrestati), dopo che nei due anni precedenti Fimco aveva ottenuto da Banca popolare di Bari linee di credito per lo stesso importo proprio per l’acquisto e ristrutturazione dell’immobile. L’imprenditore Vito Fusillo lo avrebbe fatto per “mettere al sicuro” i beni di valore delle società poi fallite, cedendoli a società sempre riconducibili alla famiglia Fusillo. La banca, che avrebbe “totalmente supportato” l’operazione, avrebbe avuto invece l’obiettivo di “ridurre la propria esposizione” verso Fimco.
“Sulla gestione della posizione finanziaria del gruppo Fusillo si sono consumate le peggiori nefandezze dell’istituto di credito”. E’ un passaggio dell’ordinanza che ha portato oggi all’arresto di sei persone, tra le quali l’ex condirettore della Popolare di Bari Gianluca Jacobini, per la bancarotta di alcune società del gruppo Fusillo di Noci. Negli atti si parla di un “ruolo di primo piano” assunto dalla Popolare di Bari come “ideatrice delle iniziative”, mettendo “a disposizione delle società veicolo la leva finanziaria per acquisire i cespiti oggetto di alienazione da parte delle società del gruppo Fusillo, con mutui fondiari grazie ai quali si assicurava l’iscrizione di ipoteca in proprio favore”.
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Crac fusillo:gip,nefandezze BpB in mutui
‘Ruolo di primo piano della banca, ideatrice di iniziative’
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BARI
29 settembre 2020
11:19
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“Sulla gestione della posizione finanziaria del gruppo Fusillo si sono consumate le peggiori nefandezze dell’istituto di credito”. E’ un passaggio dell’ordinanza che ha portato oggi all’arresto di sei persone, tra le quali l’ex condirettore della Popolare di Bari Gianluca Jacobini, per la bancarotta di alcune società del gruppo Fusillo di Noci.
Negli atti si parla di un “ruolo di primo piano” assunto dalla Popolare di Bari come “ideatrice delle iniziative”, mettendo “a disposizione delle società veicolo la leva finanziaria per acquisire i cespiti oggetto di alienazione da parte delle società del gruppo Fusillo, con mutui fondiari grazie ai quali si assicurava l’iscrizione di ipoteca in proprio favore”.
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Gregoretti: striscioni all’aeroporto, ‘Legisti not welcome’
A Catania davanti a ingressi, realizzati da ‘Mai con Salvini’
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CATANIA
29 settembre 2020
11:24
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Striscioni con la scritta ‘Leghisti not welcome’ sono stati esposti davanti a ingressi dell’aeroporto di Catania. A rivendicarne la realizzazione è la rete ‘Mai con Salvini’ che annuncia la preparazione di tre giorni di contestazione dal 1 al 3 ottobre prossimi, in concomitanza delle iniziative promosse dalla Lega a sostegno del loro leader che sabato dovrà apparire davanti al Gup per l’udienza preliminare per il sequestro di persona aggravato per lo sbarco di 131 migranti dalla nave Gregoretti. Sono previsti flash mob, incontri e manifestazioni contro il leader della Lega, con manifestanti previsti in arrivo da gran parte della Sicilia..
“Pur di riempire le piazze siciliane, Matteo Salvini, chiama a raccolta leghisti da tutta Italia, ma gli unici a non essere benvenuti nella nostra terra sono loro”, afferma Sara, lavoratrice precaria e attiva nella costruzione della rete, in una nota diffusa da ‘Mai con Salvini’. “La Lega al Sud – aggiunge – non ha sfondato e così l’occasione del processo per il caso Gregoretti diventa l’ennesimo tentativo di venire a far campagna elettorale qui in Sicilia. Per questo abbiamo deciso di organizzare dall’1 al 3 ottobre diverse iniziative per esprimere chiaramente che se pensavano di poter fare una Pontida del Sud, si sbagliavano”.
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Fondi Lega: contabili chiedono di tornare liberi a Riesame
Udienze a Milano. Pm insistono su necessità domiciliari
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MILANO
29 settembre 2020
11:51
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Sono iniziate davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Milano le udienze per Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due revisori contabili per la Lega in Parlamento finiti ai domiciliari lo scorso 10 settembre, assieme all’altro commercialista di fiducia del Carroccio Michele Scillieri, nell’inchiesta sul caso Lombardia Film Commission e su presunti ‘fondi neri’ raccolti dai tre professionisti per il partito. Difesi dal legale Piermaria Corso, Manzoni e Di Rubba hanno chiesto ai giudici la revoca della misura cautelare dopo essersi difesi anche nell’interrogatorio davanti al gip, sostenendo di non aver mai incassato soldi illeciti dalla presunta vendita gonfiata del capannone di Cormano (Milano) per la Lfc, che era presieduta proprio da Di Rubba. Alle udienze non sono presenti i due professionisti, accusati di peculato e turbativa, mentre per la Procura c’è il pm Stefano Civardi per sostenere le esigenze cautelari che giustificano la misura dei domiciliari.
Intanto, le indagini, coordinate dall’aggiunto Eugenio Fusco e condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, scavano su una lunga serie di movimentazioni finanziarie sospette per milioni di euro tra la Lega, imprese come la Barachetti service (l’imprenditore Francesco Barachetti è indagato), entità collegate al Carroccio e società riconducibili ai tre commercialisti. Indagini che si intrecciano con quelle genovesi sul presunto riciclaggio dei famosi 49 milioni della Lega spariti.  VAI ALLA POLITICA   VAI ALL’ECONOMIA  VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE  VAI ALLA TECNNOLOGIA

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Segregò la moglie in casa, violinista condannato a 9 anni
Cagliari,voleva farsi intestare casa e patrimonio. Assolta amante
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CAGLIARI
29 settembre 2020
12:17
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Nove anni di reclusione, così come era stato chiesto dal pubblico ministero Emanuele Secci. E’ la condanna inflitta dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Cagliari nei confronti dell’ex primo violino dell’orchestra del Teatro Lirico, Valentin Furtuna, 64 anni, originario della Romania.
Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Massidda ha invece assolto la presunta amante dell’imputato, Marina Pilloni, per la quale il pm aveva sollecitato cinque anni.
Si è chiuso così il processo per estorsione aggravata, maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona che vedeva imputato il musicista, accusato di avere tenuto in casa la moglie, di venti anni più grande, segregandola e riempiendola di psicofarmaci.
All’origine dei reati, secondo l’accusa, ci sarebbe stata la casa e l’eredità della donna ottantenne, morta qualche anno fa.
Valentin Fortuna ha partecipato a tutte le udienze e ha ascoltato in silenzio la sentenza. Per il pm Secci le vessazioni erano legate al tentativo del violinista di farsi lasciare tutta l’eredità della donna, compresi i gioielli e la casa.
La difesa ha annunciato ricorso in appello.
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Papa: chiama Fabiola Gianotti alla Accademia delle Scienze
La direttrice del Cern nominata membro ordinario
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CITTA DEL VATICANO
29 settembre 2020
12:28
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Il Papa ha nominato membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Fabiola Gianotti, direttrice generale del Conseil européen pour la recherche nucléaire (Cern) di Ginevra. Lo riferisce la sala stampa vaticana.
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Spese pazze Liguria: condannati consiglieri regionali
In 19 accusati di peculato, spese private con soldi pubblici
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GENOVA
29 settembre 2020
14:23
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Condannati i 19 ex consiglieri regionali della Liguria accusati di peculato nell’ambito del processo per le spese pazze in Regione nella legislatura 2005-2010. Il tribunale ha disposto la confisca delle somme contestate. Per l’accusa avrebbero usato soldi pubblici, da poche centinaia a poche migliaia di euro, per acquisti personali: dvd, piante, caramelle, brioches, bottiglie di vino e soggiorni in hotel con percorsi benessere.
Sono stati condannati: Michele Boffa (Pd) 19 mesi e dieci giorni, Ezio Chiesa (Pd) 17 mesi e dieci giorni, Luigi Cola (Pd) 20 mesi, Giacomo Conti (Rifondazione)b19 mesi, Gino Garibaldi (Forza Italia) 20 mesi, Antonino Miceli (Pd) 17 mesi e dieci giorni, Cristina Morelli (Verdi) due anni, Luigi Morgillo (Fi) 18 mesi e dieci giorni, Minella Mosca (Pd) 14 mesi, Vincenzo Nesci (Rifondazione) due anni, Pietro Oliva (Fi) 18 mesi e dieci giorni, Franco Orsi (Fi) 18 mesi e dieci giorni, Gianni Plinio (Alleanza Nazionale) 13 mesi e venti giorni, Matteo Rosso (Fi) 13 mesi, Gabriele Saldo (Fi) 16 mesi, Alessio Saso (Fi) 23 mesi, Carlo Vasconi (Verdi) 16 mesi, Vito Vattuone (Pd) 15 mesi e venti giorni, Moreno Veschi 13 mesi.
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Fidanzati uccisi: killer entrato con duplicato chiavi
21enne su Fb, vendetta ti dà soddisfazione
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29 settembre 2020
13:59
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Aveva fatto una copia delle chiavi di casa in quanto ex inquilino, Antonio De Marco, lo studente 21 enne arrestato ieri sera e reo confesso dell’omicidio di Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta a Lecce. Lo ha rivelato il comandante dei carabinieri di Lecce Paolo Dembech in una conferenza stampa in cui sono stati forniti alcuni dettagli sulle indagini che hanno portato alla svolta delle indagini. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, il 21 enne è entrato in casa dove i due giovani stavano cenando e ha sferrato le prime coltellate contro Daniele in cucina. Il giovane aveva preso in fitto una stanza dell’appartamento e per brevi periodi aveva convissuto con la coppia che a volte si fermava a dormire nella casa. Su richiesta del proprietario, Daniele De Santis, il giovane aveva lasciato l’appartamento ad agosto e si era trasferito in un’altra casa sempre a Lecce. Da allora avrebbe cominciato a pianificare l’omicidio.
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Una calza in nylon su cui era stato disegnato con il pennarello nero il contorno degli occhi e il profilo della bocca. E’ la ‘maschera’ che Antonio De Marco ha utilizzato per non essere riconosciuto quando ha ucciso con decine di coltellate Daniele De Santis ed Eleonora Manta. La maschera è stata trovata dai carabinieri sul pianerottolo all’esterno dell’abitazione, a pochi centimetri dal corpo di Eleonora che era riverso in terra, spostato sul lato sinistro e con il volto interamente coperto dai capelli. “Nella parte centrale del pianerottolo – scrive il pm nel decreto di fermo – veniva rinvenuta una parte di calza di nylon da donna, color carne, riportante due fori a mo’ di occhi, con il bordo evidenziato, con pennarello nero ed una bocca disegnata con il medesimo pennarello, sui cui vi erano delle tracce ematiche”. Un ritrovamento che assieme ad altri – le fascette, delle bottiglie di soda – , tutti oggetti “non necessari a provocare la morte” di Daniele e Eleonora, “non si spiega – conclude il pm – se non nella direzione di inquadrare l’azione in un contesto di macabra ritualità”.
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Antonio De Marco, dopo averli colpiti più volte con un coltello, ha inseguito Eleonora Manta e l’arbitro Daniele De Santis che tentavano disperatamente di fuggire, per poi finirli sulle scale della palazzina dove la coppia viveva. Lo scrive il pm nel decreto di fermo parlando di una “totale insensibilità ad ogni richiamo umanitario” da parte del 21enne. Le vittime, si legge nel provvedimento, sono state “inseguite verso l’ingresso” dell’abitazione dove si erano portate “nel tentativo di fuggire, venendo poi raggiunti Eleonora sul pavimento del ballatoio…e Daniele sulle scale che dal pianerottolo portavano al piano sottostante. “Nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate dalle vittime l’indagato proseguiva nell’azione meticolosamente programmata inseguendole per casa , raggiungendole all’esterno senza mai fermarsi.
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La condotta criminosa, estrinsecatasi nell’inflizione di un notevole numero di colpi inferti anche in parti non vitali (il volto di De Santis) e quindi non necessari per la consumazione del reato, appare sintomatico di un’indole particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario”.
“La sproporzione tra la motivazione del gesto (potrebbe avere avuto in precedenza una lite) e l’azione delittuosa è ulteriore elemento tale da fare ritenere che quest’ultima sia stata perpetrata per mero compiacimento sadico nel provocare con le predette modalità la morte della giovane coppia. Non si spiega se non nella direzione di inquadrare l’azione in un contesto di macabra ritualità la presenza di oggetti non necessari a provocare la morte della giovane coppia (striscette, soda ecc…). A tal riguardo giova altresì evidenziare come sul copricapo sia stata disegnata con un pennarello nero una bocca, quando ciò non risultava necessario all’economia del reato. Tali elementi unitariamente considerati fanno ritenere assai probabile il pericolo di recidiva in considerazione dell’estrema pericolosità dell’indagato. Lo scrive la pm Maria Consolata Moschettini nel provvedimento di fermo nei confronti del 21enne Antonio De Marco accusato del duplice omicidio dei due fidanzati di Lecce.
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21enne su Fb, vendetta ti dà soddisfazione – La vendetta “è un piatto da servire freddo…è vero che la vendetta non risolve il problema ma per pochi istanti ti senti soddisfatto”. E’ quanto scriveva Antonio De Marco in un post su Facebook intitolato ‘desiderio di vendetta’ (preso dal blog ‘Universo psicologia’) 3 giorni prima di chiedere all’arbitro Daniele De Santis di poter affittare nuovamente una stanza nel suo appartamento. L’episodio è riportato nel decreto di fermo, dove viene ricostruito come gli inquirenti sono risaliti al 21enne. Analizzando il cellulare di De Santis, i carabinieri hanno trovato 165 contatti di persone che in qualche modo avevano avuto a che fare con l’appartamento. Tra questi De Marco è indicato come “Ragazzoinfermiere via Montello” e tra il 29 di ottobre dell’anno scorso e il 17 agosto ci sono diversi scambi di messaggi su whatsapp con l’arbitro. Il 6 luglio lo stesso De Santis, in un messaggio alla compagna Eleonora, aveva preannunciato la richiesta del ragazzo di tornare nell’appartemento e i due avevano commentato ironicamente visto che, dicono gli inquirenti, la precedente coabitazione tra la ragazza e De Marco “non era stata scevra da situazioni difficili”. Un altro elemento che ha insospettito gli inquirenti si è registrato il 24 settembre, 3 giorni dopo il delitto. Il 21enne aveva infatti cancellato la foto profilo del ‘ragazzoinfermiere’ che era stata utilizzata nella chat con De Santis e che aveva complessivamente 55 messaggi. Una volta acquisita l’identità del presunto killer, i carabinieri hanno riguardato i filmati dei circuiti di videosorveglianza per trovare traccia del giovane: in diverse telecamere è ripreso con il cappuccio in testa e una mascherina sulla bocca ma alle 21.09 – dunque circa 25 minuti dopo il delitto – viene visto a volto scoperto in via Fleming, a poca distanza dall’abitazione in cui il giovane viveva attualmente. “Nella circostanza – di legge ancora nel provvedimento – si notava la presenza di evidenti macchie sui pantaloni indossati dal soggetto…verosimilmente riconducibili al duplice omicidio”.
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Non solo. Il percorso seguito, dice ancora il pm, “appare inequivocabilmente compatibile con il contenuto di uno dei cinque foglietti manoscritti rinvenuti sulla scena del crimine”. L’ultima prova agli investigatori l’ha fornito l’esame grafologico sui foglietti: sono emersi “ambiti di compatibilità” dice il pm, tra la scrittura sui fogli e le rime di De Marco sulla domanda di rilascio della patente e sulla carta di identità”.
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Fidanzati uccisi, i testimoni: ‘Una violenza inaudita’
Dieci chiamate a 112. ‘C’è un pazzo, sta accoltellando qualcuno’
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29 settembre 2020
14:11
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“Sto sentendo delle grida… si sentono delle grida allucinanti, proprio con una violenza inaudita”. E’ il racconto dei testimoni dell’omicidio di Daniele De Santis e Eleonora Manta a confermare quella che il pm definisce la “spietatezza” di Antonio De Marco, l’assassino 21enne che ha confessato l’omicidio. Nel giro di dodici minuti, dalle 20.45 alle 20.57 del 21 settembre, arrivano alle forze dell’ordine 10 telefonate che descrivono quello che sta accadendo nel palazzo di via Montello a Lecce. Uno dei testimoni chiave è Luixhi Hasanaj, un uomo di origini albanesi che ha visto De Marco fuggire dal palazzo subito dopo l’omicidio e che lo ha riconosciuto in un video registrato da una sistema di videosorveglianza. Hasanai era a passeggio con il cane vicino alla palazzina dove vivevano i due. “Ho udito delle urla di una donna e di rumori di vetri infranti…le urla erano di una donna ed erano disperate di aiuto…sentivo la donna che diceva ‘Basta Andrea'”. Mentre il testimone richiama i carabinieri, l’assassino esce dal palazzo. “Era alto circa 1,80 – racconta Hasanaj – corporatura normale, carnagione chiara, indossava una felpa scura con cappuccio, jeans blue scuro e zaino. Durante la fuga il soggetto aveva un grosso coltello di grosse dimensioni”.
Le urla di Eleonora sono state sentite anche da 5 ragazzi che vivono nella casa dello studente, vicino alla palazzina dove è avvenuto l’omicidio. I cinque “udivano le urla disperate di una donna” scrive il pm che poi aggiunge: “tutti e cinque sostenevano di aver udito delle frasi di un uomo del tipo ‘ti prego Andrea basta! Fermati, basta”. Il riferimento ad Andrea ricorre spesso tra le testimonianze e, secondo gli investigatori, si tratta del vicino di casa, Andrea Laudisa, che quando sente le urla apre per un istante la porta e urla: “cosa state facendo, ho chiamato la polizia”.
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“Appare verosimile che il povero De Santis – scrive il pm – avesse a sua volta avvertito l’intervento del Laudisa e ne invocasse l’aiuto”. Anche Laudisa è stato ovviamente sentito dagli inquirenti. “Attorno alle 20.45 – racconta – sentivo delle urla provenire dall’abitazione sopra la mia…in particolare sentivo dei forti rumori di mobili che cadevano e delle urla di una donna e di un uomo….sentivo che pronunciavano delle frasi tipo ‘aiuto, che stai facendo’ Ahi!’ Le urla erano tali che capivo subito che non si trattava di una semplice lite”.
Laudisa senta la voce di Eleonora implorare l’assassino. “Che stai facendo? Ci stai ammazzando”. Poco dopo l’uomo vede l’omicida inseguire per le scale l’arbitro Daniele De Santis. “Notavo una persona che si trascinava per le scale” e un’altra “che si avvicinava e lo colpiva più volte e sentivo la persona per terra che implorava il soggetto che lo stava colpendo dicendogli più volte ‘basta, basta, basta'”. Subito dopo, conclude, “ho notato questa figura che, con passo normale e apparentemente tranquillo, scendeva le scale”. Laudisa e la sua fidanzata fanno complessivamente 3 telefonate alle forze di polizia. “C’è qualcuno che sta accoltellando qualcun altro sulla scala, dovete arrivare velocemente, non si apre il portone dovete sfondarlo, perché io non posso scendere ad aprilo, c’è un pazzo sulle scale che sta accoltellando qualcuno”. L’ultimo a sentire Eleonora viva è Daniel De Luca, un ragazzo residente anche lui alla casa dello Studente. Il giovane chiama il 112 e mette il telefono in vivavoce per far sentire le urla della donna. “Al termine della telefonata – aggiunge – ricordo di aver fatto caso che le urla di aiuto della donna andavano ad affievolirsi sempre più fino a non udirle più”.
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Fadoi, tracing tiene ma non c’e’ fonte contagio nel 28% casi
Dati M.Salute, cacciatori virus al 100% in quasi tutte regioni
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29 settembre 2020
11:40
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Regge per ora il contact tracing, anche se per il 28% dei positivi accertati sui 9.287 della settimana scorsa non si è riusciti a risalire all’origine del contagio. I “cacciatori di virus” delle Asl addetti al contact tracing sono riusciti a far partire il sistema del tracciamento dei contatti a rischio nel 100% dei casi in quasi tutte le Regioni tranne Liguria (64%), Lombardia (92,7%) e Toscana (92,7%).
Per quanto riguarda il personale tutte le Regioni tranne Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia rispettano lo standard minimo di un addetto al tracciamento per 10mila abitanti.
I dati del Ministero della Salute dimostrano che “nessun Paese come il nostro è riuscito fino ad ora a tracciare tanti cerchi per tracciare i contatti a rischio di contagio e contenere così la crescita della curva epidemica”, spiega Dario Manfellotto, Presidente della Fadoi, la Società scientifica dei medici internisti ospedalieri che hanno assistito il 70% dei positivi ricoverati, in questi giorni in congresso.
Un tracciamento che “sta salvaguardando la popolazione, ma anche le nostre strutture ospedaliere, che grazie a un isolamento rapido dei positivi hanno subito un aumento modesto dei ricoveri di pazienti Covid”. “Sta però anche a tutti noi – aggiunge Manfellotto – assumere atteggiamenti responsabili, perché,, dietro quel terzo di casi per i quali non si riesce a completare il tracciamento c’è il mancato rispetto delle regole che rende impossibile rintracciare gli innumerevoli contatti a rischio di chi non indossa mascherina, non rispetta le distanze di sicurezza e non si risparmia movida ed happy our”.
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Fidanzati uccisi, l’assassino confessa
Antonio De Marco ammette le sue responsabilità
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LECCE
29 settembre 2020
10:50
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“Si, sono stato io”. Ha confessato di essere stato lui ad uccidere, Antonio De Marco, lo studente 21enne arrestato per l’omicidio di Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta. La confessione è avvenuta nella notte davanti al procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris, che lo ha interrogato nella caserma dei Carabinieri. La notizia della confessione è stata confermata dalla Procura. Ieri sera al termine della conferenza stampa era stato lo stesso procuratore ad augurarsi che il giovane potesse confessare.
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Mostre: Marietti 1820-2020, due secoli nell’editoria
Tra libri, lettere e foto, da Bossuet e Marx-Engels a Turkowski
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BOLOGNA
29 settembre 2020
10:44
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Dal libro più antico datato 1822, intitolato “Della sovranità” e firmato dall’ecclesiastico, scrittore e oratore francese Jacques-Bénigne Bossuet, passando per Il manifesto del partito comunista di Marx-Engels fino all’ultimo nato nel 2020, il prezioso e poetico “Fiordiluna” dell’artista tedesco Einar Turkowski, seguendo una tradizione di qualità e impegno nell’editoria lunga 200 anni: non ha solo un valore celebrativo, ma per lo più storico, la mostra “Marietti 1820-2020. Due secoli di libri tra Torino e Bologna”, aperta dal primo ottobre al 29 novembre nel quadriloggiato superiore della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, ideata e promossa dalla casa editrice in occasione del suo bicentenario. Il percorso si snoda lungo 16 vetrine che ospitano oltre 100 tra libri, lettere, fotografie, cataloghi e folder, a documentare gli inizi e l’evoluzione negli anni dell’attività della casa editrice, ed è il felice risultato di un lavoro di ricerca condotto su ciò che resta del catalogo storico, arricchito da recenti ritrovamenti di opere ottocentesche, e su fonti bibliografiche, documenti e testimonianze. La mostra ripercorre tutta la storia di Marietti, con una prima fase – dal 1820 al 1980 – che ha visto sempre la famiglia a capo di una azienda profondamente radicata nel territorio (la casa editrice è rimasta a Torino per 120 anni e a Casale Monferrato per 40); nella seconda fase invece, dal 1980 ad oggi, Marietti si è trasferita prima a Genova, poi a Milano e infine a Bologna, con una maggiore varietà di assetti proprietari.
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Lacci, trent’anni in trincea sulle macerie di un matrimonio
Da domani il film di Luchetti con Lo Cascio e Alba Rohrwacher
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29 settembre 2020
15:38
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Che la famiglia sia lo scenario perfetto per ambientare il più inaspettato degli inferni non è una novità, basta citare autori del Nord Europa come Strindberg, Ibsen e lo stesso Bergman. LACCI di Daniele Luchetti, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone (Einaudi), film di apertura di Venezia 77 e da domani in sala con 01, racconta questo inferno. Siamo a Napoli negli anni Ottanta e la vita coniugale di Vanda (Alba Rohrwacher), insegnante precaria, e Aldo (Luigi Lo Cascio), conduttore radiofonico Rai, genitori di due figli, va in pezzi in una sera, quando lui confessa a lei di essersi innamorato di un’altra. Lei lo caccia di casa sperando in un suo ripensamento, lui però non demorde.Da qui udienze, tentativi di suicidio, ricatti morali e non, e figli vittime spaventate. Trent’anni dopo la coppia (Silvio Orlando e Laura Morante) è ancora insieme, tra le macerie di una guerra che ha annientato ogni sentimento, compreso quello dei figli (Adriano Giannini e Giovanna Mezzogiorno), cresciuti tra rancori e insicurezze. ” Lacci- spiega Luchetti – è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l’amore ad unire le persone, ma anche ciò che resta quando l’amore non c’è più. Si può stare assieme per rancore, nella vergogna, nel disonore, nel folle tentativo di tener fede alla parola data. Lacci racconta i danni che l’amore causa quando ci fa improvvisamente cambiare strada e quelli – peggiori – di quando smette di accompagnarci”.

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