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DALLE 05:53 ALLE 10:46 DI MERCOLEDì 10 APRILE 2019

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Giappone, ritrovati resti F35 caduto
Era scomparso ieri dai radar durante esercitazione

TOKYO10 aprile 2019 05:53

– Il ministero della Difesa giapponese rende noto che sono stati ritrovati i resti dell’aereo da caccia F-35, scomparso nella tarda serata di ieri nell’Oceano Pacifico.
Le operazioni delle Forze di Autodifesa e della Guardia costiera sono andate avanti durante la notte e il pilota dell’aereo risulta ancora disperso. Il caccia, decollato intorno alle 19 di ieri dalla base area di Misawa, a nord-est del Giappone, era in volo assieme a una pattuglia con altri 3 aerei a 135 chilometri dalla base quando è sparito dal radar. Il governo giapponese ha acquistato gli F-35AS dagli Stati Uniti nel gennaio dello scorso anno per rimpiazzare i vecchi F-4. Con un prezzo di listino di 10 miliardi di yen per ogni esemplare, l’equivalente di 80 milioni di euro, Tokyo prevede un ulteriore ingaggio con il Paese alleato per un totale di 105 F-35As, da aggiungere ai 42 F-35B a decollo verticale, già commissionati.
Haiti, Lapin confermato premierDopo le dimissioni di Jean-Henry Céant

PORT10 aprile 201906:11

– PORT-AU-PRINCE

– Il presidente di Haiti, Jovenel Moise, ha annunciato a sorpresa la conferma nella carica di primo ministro di Jean Michel Lapin, designato in un primo tempo come capo del governo ad interim, dopo le dimissioni di Jean-Henry Céant. Lo riferisce il quotidiano Le National.
Il capo dello Stato aveva tenuto consultazioni con il presidente della Camera, Gary Bodeau, e con quello del Senato, Carl Murat Cantave, che gli avevano consegnato una terna di nomi, fra cui non c’era però Lapin.
Dopo l’annuncio, Moise è partito per una conferenza internazionale a Panama, mentre il neo designato premier si è messo al lavoro per preparare un programma di governo di interventi per far fronte alla grave crisi economica e sociale che attraversa Haiti e che dovrà essere discusso e approvato dai due rami del Parlamento.
Dalai Lama in ospedale, in miglioramentoGiunto ieri a New Delhi da Dharamsala con infezione polmonare

NEW DELHI10 aprile 201906:28

– Il Dalai Lama è stato ricoverato in ospedale a New Delhi per una infezione al petto, ma ora sta meglio. Lo ha fatto sapere il suo portavoce Tenzin Taklha. Il leader spirituale tibetano, 83 anni, è tuttora ricoverato ma dovrebbe rimanere in ospedale uno o due giorni ancora. Ieri era partito in aereo da Dharamsala verso la capitale per un consulto medico e i sanitari hanno deciso di trattenerlo. Dharamsala è il quartier generale del Dalai Lama da quando ha lasciato il Tibet nel 1959 dopo un fallito tentativo di rivolta contro il regime cinese. Taklha ha riferito che il Dalai Lama, che viaggia in tutto il mondo per diffondere il buddhismo e la solidarietà con la causa tibetana, si sente ora molto meglio. La scorsa settimana aveva tenuto una conferenza a New Delhi. Rispondendo a una domanda sui rapporti con la Cina, ha ribadito di non volere l’indipendenza del Tibet ma al contrario una ‘riunificazione’ con Pechino in termini reciprocamente accettabili.
Israele: Gantz, non mi tirerò indietroLeader ‘Blu-Bianco’, risultati non finali, spazio per politica

10 aprile 201909:03

– TEL AVIV

– “Sembra desolante, ma i risultati non sono ancora quelli finali. E’ possibile che ci siano cambiamenti elettorali e che possiamo mettere in campo alcune manovre politiche”. Lo ha scritto ai membri di ‘Blu-Bianco’ Benny Gantz nella sua prima dichiarazione dopo che lo spoglio di circa il 97% dei voti ha assegnato alla coalizione di Netanyahu una maggioranza di 65 seggi (su 120).
Gantz, il cui partito ad ora ha 35 seggi come il Likud, ha poi detto, citato dai media, che non si ritirerà dal “pubblico dovere di rappresentare oltre un milione di gente che ha chiesto qualcosa di differente. é una vittoria storica senza precedenti.
Dobbiamo essere orgogliosi”.
Alarm Phone, 8 dispersi al largo LibiaGommone con venti persone in difficoltà, autorità informate

aprile 201909:51

– Otto persone sarebbero disperse in mare al largo della Libia. E’ quanto riferisce Alarm Phone, che questa mattina intorno alle 6 ha ricevuto una telefonata da un gommone in difficoltà con a bordo una ventina di persone, tra cui donne e bambini. Secondo quanto riferito dai migranti, otto persone sarebbero disperse e il gommone starebbe imbarcando acqua. Tutte le autorità, sostiene Alarm Phone, sarebbero state informate. “E’ necessario un intervento urgente per salvare queste persone”, è l’appello che arriva da Mediterranea Saving Human.
Polizia: 7,8 mln chiamate al 113, controllate 4 mln personeI dati del 2018, 460 cyberattacchi a strutture strategiche

10 aprile 201908:43

Più di 7,6 milioni di chiamate al 113, quasi 21 mila al giorno; oltre 4 milioni di persone e 5 milioni di veicoli controllati, 16.156 soggetti arrestati e 67.096 denunciati. E ancora: quasi 470 mila persone, 160 mila veicoli e 51 mila esercizi commerciali sottoposti a controlli antiterrorismo che hanno portato all’arresto di 957 persone e all’espulsione di 126 soggetti per motivi di sicurezza dello Stato. Sono i numeri principali dell’attività della Polizia nel corso del 2018 resi noti in occasione del 167/o anniversario della fondazione, dai quali emerge un dato che fa riflettere: calano tutti gli indicatori relativi a omicidi, furti e rapine ma aumentano i reati che vedono come vittime i minori.
OMICIDI GIU’ MA AUMENTANO GLI ABUSI SUI MINORI: Se gli omicidi volontari denunciati calano dai 105 del 2017 agli 89 del 2018, i furti da 314.508 a 295.350 e le rapine da 11.727 a 11.133, crescono le violenze sessuali, passate dalle 1.877 del 2017 alle 2.032 del 2018. E in aumento sono anche le denunce per violenza sessuale su minori di 14 anni salite da 234 a 258, e le denunce per atti sessuali con minorenne, passate da 157 a 216.
1.300 ARRESTI PER 416 BIS, RINTRACCIATI 15 LATITANTI: Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, nel 2018 sono stati arrestati 1.293 soggetti mentre i patrimoni sequestrati ai clan ammontano a circa 150 milioni. 15 invece i latitanti rintracciati (8 all’estero), di cui due inseriti nell’elenco di massima pericolosità. Complessivamente le squadre mobili hanno arrestato 5.173 persone, di cui 990 stranieri, in prevalenza albanesi (214), marocchini (171) e romeni (88).
11 MILA MANIFESTAZIONI, 366 CON PROBLEMI PER ORDINE PUBBLICO: L’anno scorso ci sono state in Italia 11.024 manifestazioni, più di 30 al giorno. In 366 casi si sono verificati problemi di l’ordine pubblico che hanno portato all’arresto di 105 persone.
118 agenti hanno riportato lesioni. Sono stati invece 2.479 gli incontri di calcio monitorati con l’impiego di oltre 140mila unità. 93 gli ultras arrestati e 1.151 quelli denunciati.
460 CYBER ATTACCHI A STRUTTURE STRATEGICHE: Anche sul fronte della lotta al cybercrime l’impegno è stato rilevante e lo conferma l’aumento delle denunce per truffa informatica, passate da 44.241 del 2017 a 52.022 dell’anno scorso. 459 sono stati gli attacchi a strutture strategiche nazionali gestiti dal Cnaipic della Postale, che ha diramato 60.777 alert. 10 i denunciati per cyberterrorismo mentre sono stati 40.824 gli spazi web visionati per individuare la propaganda islamica, 247 dei quali rimossi.
43 gli arresti e 540 le denuncie per pedopornografia mentre 2.296 spazi web illeciti sono stati inseriti nella black list per inibirne l’accesso dall’Italia. Quaranta, infine, i minori denunciati per cyberbullismo.
24 PRESUNTI JIHADISTI IN CARCERE: Altro fronte che ha visto impegnati i 98.521 poliziotti è il contrasto al terrorismo: 24 gli arresti di persone contigue ad ambienti dell’estremismo di matrice religiosa. Nel corso dell’anno sono stati inoltre vigilati 24.696 obiettivi sensibili. Sul fronte del terrorismo interno si registrano 8 arresti e 509 denunce. Si contano inoltre 49 arresti per estremismo di sinistra e di destra.
173 SCAFISTI IN MANETTE: Nonostante gli sbarchi in netto calo, nelle ore immediatamente successive all’arrivo dei barconi sono state arrestate 173 persone tra scafisti, organizzatori e basisti e sequestrati 314 mezzi. Il provvedimenti di espulsione ha riguardato 7.015 stranieri e di questi 3.473 sono stati scortati fino ai Paesi d’origine: 1.340 con voli di linea o navi e 2.133 con voli charter (tunisini il 61% dei rimpatriati).
788 MORTI SU STRADE, QUASI 2 MILIONI MULTE: Infine, per quanto riguarda la sicurezza stradale, gli agenti hanno contestato 1.939.424 infrazioni al codice della strada e controllato 1.297.382 di conducenti con con gli etilometri.
52.547 le patenti ritirate mentre sono state 524.248 le violazioni per superamento dei limiti di velocità, 98.459 quelle per guida senza cintura di sicurezza e 17.768 quelle per guida in stato di ebbrezza. Complessivamente sono stati rilevasti 672 incidenti mortali in cui si sono registrate 788 vittime. Molta attenzione è stata inoltre dedicata al progetto ‘gite sicure’: sono stati controllati 17.796 autobus destinati al trasporto degli studenti. Su 2.400 di questi è stata riscontrata almeno una irregolarità, per un totale di 3.680 infrazioni complessive.

Onu, 4500 i civili in fuga da TripoliA rischio 500mila bambini di rimanere coinvolti in combattimenti

10 aprile 201910:30

– TUNISI

– Sono 4500 le persone in fuga a causa dell’escalation militare in corso nei pressi di Tripoli, nella Libia occidentale. Lo scrive l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) in un “aggiornamento flash” sulla situazione nei dintorni della capitale precisando che le persone costrette a lasciare le loro abitazioni nelle ultime 24 ore sono state 1675. L’Ocha mette inoltre in rilievo il fatto che a Tripoli vivono oltre 500 mila bambini, ora a rischio di rimanere coinvolti nei combattimenti, e che decine di migliaia di altri in altre zone della Libia potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni presto. L’Onu esprime forte preoccupazione per i civili intrappolati nelle zone vicine a quelle degli scontri e che sono impossibilitati a fuggire. Preoccupazione anche per i servizi di soccorso che spesso non riescono a raggiungere i civili in situazioni di difficoltà.
Israele: Olp, parlamento razzistaAshrawi, israeliani si sono arroccati in status quo

10 aprile 201910:33

– TEL AVIV

– “Purtroppo gli israeliani hanno in maggioranza votato per candidati impegnati ad arroccarsi nello status quo di oppressione, occupazione, annessione ed esproprio in Palestina”. Lo ha detto l’esponente dell’Olp Hanan Ashrawi, secondo cui Israele ha scelto “un parlamento di destra razzista e xenofobo”. “L’agenda estremistica e militaristica, guidata da Netanyahu, è stata incoraggiata dalle politiche sconsiderate e dal cieco sostegno dell’amministrazione Trump Trump” in un’alleanza “cinica”.           [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 22:49 DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

ALLE 07:27 DI LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

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Musk lancerà altri 7.518 satelliti
Per garantire banda larga ovunque. Piano anti detriti spaziali

Trump, tutti sapevano dov’era Osama’Potevano prenderlo prima’. Amm. McRaven tra critici presidente

Uruguay darà asilo a ex presidente PerùLo ha detto il ministro degli Esteri Nin Novoa

Messico, boss narcos morto d’infartoHéctor Leyva trasportato dal carcere in ospedale d’urgenza

rtiVietnam, tempesta causa frana, 13 mortiSi cercano ancora dispersi, evacuate zone ad alto rischio

Haiti: proteste e scontri, 6 mortiMobilitazioni contro corruzione in varie parti del Paese

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WASHINGTON

– Elon Musk lancia un nuovo, avveniristico programma per portare internet anche nelle aree più remote del mondo: la sua società Space X ha infatti ottenuto l’autorizzazione a mettere in orbita 7.518 satelliti dalla Federal Communications Commission (Fcc), che nello stesso tempo ha chiesto però di ridurre i crescenti rischi legati ai detriti spaziali. Space X ha già due satelliti di prova in orbita e in precedenza si era aggiudicata l’autorizzazione per altri 4.425 satelliti, anche questi progettati per fornire comunicazioni a banda larga ma utilizzando orbite alte, oltre i mille chilometri dal nostro pianeta. Gli ultimi invece saranno micro satelliti di nuova generazione (alcuni lunghi solo 10 centimetri e pesanti meno di un chilo e mezzo) che, volando veloci su orbite molto più basse e collegati tra loro, consentiranno di coprire in modo capillare ogni angolo del mondo, senza limiti legati alle condizioni meteo. E con minori costi.
– WASHINGTON

– Donald Trump ha deriso William H. McRaven, il venerato ammiraglio in pensione dei Navy Seal a capo delle operazioni che portarono all’uccisione di Osama bin Laden, suggerendo in una intervista a Fox News che avrebbe potuto catturare prima il leader di Al Qaida. “Non sarebbe stato bello se avessimo catturato Osama bin Laden un po’ prima?”, ha chiesto il presidente, sostenendo che il capo del network terroristico viveva in Pakistan in una bella residenza “proprio vicino all’accademia militare”. “Tutti in Pakistan sapevano che era lì”, ha aggiunto, definendo inoltre McRavem un “fan di Hillary Clinton” e un “sostenitore di Obama”. L’ammiraglio in precedenza lo aveva criticato pesantemente.
– MONTEVIDEO

– L’Uruguay è orientato a concedere l’asilo politico all’ex presidente peruviano Alan Garcia che sabato sera lo ha richiesto presentandosi fisicamente nell’ambasciata uruguaiana a Lima. Lo ha detto il ministro degli Esteri uruguaiano, Rodolfo Nin Novoa, parlando con i giornalisti. D’altra parte lo stesso capo della diplomazia uruguaiana, interrogato da El Comercio di Lima, ha indicato che “non esiste un termine preciso per rispondere alla richiesta dell’ex capo dello Stato peruviano”, aggiungendo che “stiamo aspettando informazioni su questo tema annunciate dal Perù, che esamineremo, e dopo le quali daremo la nostra risposta ufficiale”. La decisione, ricordano gli esperti, sarà adottata in base alla Convenzione sull’asilo diplomatico del 1954, di cui sono firmatari sia il Perù sia l’Uruguay. Si è appreso che Garcia ieri ha telefonato personalmente al presidente uruguaiano Tabaré Vázquez a cui ha richiesto l’ asilo politico.
– CITTA’ DEL MESSICO

– Uno dei più noti boss del narcotraffico messicano, Héctor Manuel Beltrán Leyva, è morto oggi per una crisi cardiaca in un ospedale messicano dove era stato trasferito d’urgenza da un carcere dello Stato del Messico. Lo riferisce l’agenzia di stampa Notimex.
Conosciuto con il soprannome di ‘El H’ Leyva, 56 anni, era stato arrestato a San Miguel Allende, Stato di Guanajuato, ed era in prigione dal 2 marzo 2016 in attesa di essere processato per numerosi reati legati alla sua attività.
In un primo momento alleato con i suoi fratelli a Joaquín Guzmán Loera (‘El Chapo’ Guzmán), capo del Cartello di Sinaloa, Leyva ne era diventato acerrimo nemico.
Prima del suo arresto, risiedeva nello Stato di Querétaro e operava con un profilo basso, facendosi passare per una persona benestante che commerciava in immobili ed in opere d’arte.
– HANOI

– Uno smottamento dovuto alle forti piogge che hanno accompagnato una tempesta tropicale ha ucciso almeno 13 persone in Vietnam. Secondo un funzionario della protezione civile della provincia di Khanh Hoa circa 600 soldati sono stati mobilitati per la ricerca dei dispersi e per evacuare la popolazione dalle zone ad alto rischio. La frana provocata dalla tempesta tropicale Toraji ha fatto crollare diverse case seppellendone gli occupanti in diversi billaggi della città turistica di Nha Trang. La tempesta si è poi declassata a depressione tropicale – ha fatto sapere l’Autoprità vietnamita per la gestione dei disastri – una volta al largo delle provincie costiere meridionali di Binh Thuan e Ninh Thuan. Il Vietnam è soggetto a tempeste e inondazioni che uccidono ogni anno centinaia di persone.
– PORT-AU-PRINCE

– Sei persone sono morte e almeno 5 sono rimaste ferite ad Haiti durante alcune dimostrazioni in varie parti del Paese contro le malversazioni avvenute nell’ambito di un programma venezuelano che forniva al Paese petrolio in sovvenzione.
Il presidente Jovenel Moise ha fatto appello al dialogo con i gruppi di opposizione che chiedono le sue dimissioni per non aver saputo individuare i responsabili. Migliaia di haitiani hanno marciato verso il Palazzo nazionale della capitale Portau-Prince sollecitando una indagine sui 3,8 miliardi di dollari ricevuti da Haiti nell’ambito del programma regionale Petrocaribe. Gli scontri con la polizia sono scoppiati dopo che i manifestanti avevano inscenato blocchi stradali e roghi di penumatici. Altri scontri si sarebbero verificati in altre città. Un’indagine del Senato haitiano ha fatto emergere episodi di corruzione a carico di almeno 14 ex esponenti dell’amministrazione dell’ex presidente Michel Martelly, ma nessuno di loro è stato rinviato a giudizio.   [print-me title=”STAMPA”]