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Sanremo: Zarrillo, cambio pelle e canto il malessere
Cantautore in gara per la 13/a volta con Nell’estasi o nel fango
19 gennaio 2020 14:15
Sanremo val bene un po’ di stress, un po’ di pressione psicologica e anche tutto il chiacchiericcio che ci si fa su. Oneri e onori del mestiere più bello al mondo, quello del cantautore, almeno stando alle parole di Michele Zarrillo, pronto a partecipare ancora una volta, la tredicesima (la prima fu nel 1981, l’ultima nel 2017), al festival più chiacchierato d’Italia con il brano Nell’estasi o nel Fango, scritto con Valentina Parisse.
“Sanremo è Sanremo. A me ha dato tutto e continua a farlo. Mi ha permesso di vivere una vita serena e non posso che essergliene grato. E poi è la conferma che sono ancora in piena attività”, racconta il cantautore romano, che però non evita di rivolgere uno sguardo critico alla manifestazione. “Negli ultimi 30 anni le cose sono cambiate profondamente. Sono aumentati i salotti mattutini, pomeridiani, notturni, nei quali chiunque può dire la sua e salire in cattedra senza avere neppure le competenze. Non si possono giudicare le emozioni. E poi magari la canzone più criticata finisce per essere quella più canticchiata”, tuona con una certa vis polemica. Qualche ferita ancora aperta? “No, affatto. Nuove Proposte a parte, non ho mai vinto ma delle dodici canzoni che ho portato a Sanremo, posso dire serenamente che almeno dieci continuano a vivere da sole. E questo è un dato di fatto – rivendica con orgoglio -: Una rosa Blu, La notte dei pensieri o L’elefante e la farfalla sono diventate dei classici. Nessuna rivalsa a posteriori, quello che io faccio è scrivere canzoni canzoni e non si può dire che non abbiano avuto successo. Non sono uno di quegli artisti che dopo essere stato incensato sparisce dopo una settimana”. Tutto viene consumato velocemente – è la sua riflessione – “si cerca solo il godimento immediato, sterile e fine a se stesso, nel nome della passione usa e getta. Il problema è sia sociale che politico. E questo si riflette anche nell’arte che diventa meno profonda. Nell’ultimo decennio quante canzoni sono rimaste? Forse tre o quattro perché anche la musica è lo specchio di quello che succede intorno a noi”. Questo malessere, di un uomo alla ricerca della serenità che vede sempre più sfumare, l’ha portato anche ne brano in gara a Sanremo. “Una canzone molto diversa rispetto al mio passato. Segna un cambio nelle sonorità, con un ritmo molto dinamico, e nel testo.
Stavolta niente amore”.
Non c’è un album in arrivo, rivela Zarrillo, “perché questa partecipazione al Festival non era prevista, è arrivata un po’ per caso grazie alla forza del progetto. Se fossi stato al post di Amadeus anche io non l’avrei lasciata fuori”. Ci sono però almeno un paio di altri singoli già nel cassetto, pronti a vedere la luce. “Usciranno a scaglioni, poi li riunirò in un disco che potrebbe uscire il prossimo autunno”.
Con Amadeus, conduttore e direttore artistico del festival, si conoscono da un po’ e nel 2018 Zarrillo è stato chiamato da lui come giudice e coach di Ora o mi più, su Rai1. “Mi ha sempre dimostrato stima sincera e affetto, ma sono certo che mi ha scelto per la canzone e non per il nostro rapporto. Il cast? Molto eterogeneo, ce n’è per tutti i gusti”
S. Cecilia: Kavakos e Pace e le sonate di BeethovenPrimo appuntamento con le composizioni per pianoforte e violino
19 gennaio 202016:26
– Il violinista Leonidas Kavakos e il pianista Enrico Pace saranno protagonisti, mercoledì 22 gennaio (alle 20:30, Auditorium Parco della Musica) del primo dei tre appuntamenti che Santa Cecilia dedica all’ esecuzione integrale delle sonate composte per i due strumenti da Ludwig van Beethoven. Il concerto è inserito nel programma che l’ Accademia Nazionale propone nel corso del 2020 per celebrare il 250/mo anniversario della nascita del genio di Bonn. Kavakos, Pace proporranno quattro sonate. Il secondo concerto è in programma il 25 marzo, il terzo nella prossima stagione. Con il ciclo di Sonate, Beethoven cambiò i rapporti che fino a quel momento intercorrevano tra i due strumenti, nel senso che a entrambi viene dato lo stesso valore e peso. Nato ad Atene 52 anni fa e cresciuto in una famiglia di musicisti, Leonidas Kavakos è considerato uno dei massimi violinisti contemporanei. Suona uno Stradivari ‘Abergavenny’ del 1724. Enrico Pace, riminese di 53 anni, si è esibito nelle principali sale da concerto europee da solo e con orchestre e direttori prestigiosi. I due musicisti sono legati da una lunga collaborazione e hanno già inciso per Decca ne 2012 l’ integrale delle Sonate per pianoforte e violino di Beethoven accolta da un grande successo internazionale.
Letizia Battaglia racconta la ricca umanità dei pazziAttratta da follia, per 3 anni nel manicomio di Palermo
20 gennaio 202012:32
“I folli, una umanità ricca ed emozionante…”. Parola di Letizia Battaglia, la grande fotografa che alla fine degli Settanta documentò i malati di mente del manicomio di Palermo aprendo uno squarcio su un mondo nascosto che solo la legge del 1978 ispirata da Franco Basaglia riuscì a liberare da un isolamento e una negazione secolari. L’ artista, capelli rosa e 84 anni portati con energia e lucidità straordinarie, ha raccontato quella stagione irripetibile di lotte e tensioni politiche, passioni e impegno sociale al pubblico che ha gremito Palazzo Merulana per un incontro dedicato appunto ai manicomi a 40 anni dalla morte dello psichiatra veneziano.
“Entrai in manicomio perché ero attratta dalla follia – dice – sapevo che la legge Basaglia era stata approvata uno o due anni prima ma i manicomi erano ancora aperti. L’ intento non era la foto, ero attratta dalla vita e da quel mondo molto chiuso.
All’ inizio non volevano farsi fotografare, avevano vergogna, ma facendo la ruffiana e la stupida…”. Quegli anni tra i malati di mente furono scanditi da contatti normali, giochi a palla, cinema, teatro, piccole cose. Letizia Battaglia, che all’ epoca lavorava al quotidiano “L’ Ora”, scappava dalla redazione durante la pausa pranzo e ogni giorno dedicava due ore del suo tempo nella Real Casa dei Matti di via Pindemonte. “Delle tantissime foto che ho scattato lì dentro solo una trentina sono buone” spiega. Riuscì a convincere ad entrare nel manicomio siciliano anche il collega ceco Josef Koudelka, autore dello storico reportage sulla fine della primavera di Praga e l’ invasione sovietica con i carri armati nel centro della città.
“Ha scattato tantissimo anche lui ma non ha mostrato nulla” dice con rammarico.
I ricordi di Letizia Battaglia fanno affiorare tante storie drammatiche. Graziella, ad esempio, entrata in manicomio a quattro anni. “Quando la incontrai aveva 22 anni. Era diventata schizofrenica, la convinsi a venire a casa nostra ma non restò a lungo. ‘Voglio essere ammalata tutta la vita, voglio tornare in manicomio’, mi disse. Fu un fallimento, un insuccesso e un dispiacere’. O quella di Fara, portata in manicomio a 15 anni perché un parroco l’ aveva messa incinta: il bambino finì in un orfanotrofio ma il prete mantenne l’ incarico. “Fara teneva le sue cose più care sotto il materasso perché non c’ erano armadietti. Un giorno la suora fece pulizia e buttò tutto e lei morì di crepacuore. Organizzammo per lei un funerale cantando e ballando intorno alla sua bara”. Era possibile anche sorridere, però. “Una volta portammo un gruppo di punk e guardando il loro abbigliamento e il loro modo di fare i malati commentarono ‘questi sono pazzi’. In un filmato c’era anche mia figlia che feci rasare a zero: lei faceva la pazza, i malati del manicomio i normali. Eravamo felici”.
“Ho sempre fotografato i malati con rispetto come ho fatto per i mafiosi. Non ho mai avuto paura della follia. Quello fu uno dei periodi più stimolanti della mia vita”, dice oggi Letizia Battaglia. Accanto a lei, nell’ incontro organizzato da Palazzo Merulana con Collettiva, c’ era Goffredo Fofi, giornalista e saggista, amico della fotografa e come lei impegnato in tante battaglie di quegli anni. Parla dei manicomi come di “una tragedia di cui tutti dovremmo provare vergogna”, riferendosi alle persone fate rinchiudere dai familiari per questioni di eredità, ai mariti che si liberavano i questo modo delle mogli, a quanti costretti ad entrare sani in manicomio furono poi travolti davvero dalla malattia mentale. “Bisogna ripartire da Basaglia – dice -. L’ Italia è stato il primo paese al mondo a chiudere i manicomi, poi abbiamo perso via via terreno. Bisogna lottare, con la lotta qualcosa si ottiene, altrimenti non può cambiare nulla. Allora c’ era una sinistra… democristiani e comunisti pur con percorsi e motivazioni diverse erano accomunati dalla volontà di intervenire sui temi sociali”.
“Io ero terrorizzato dai malati di mente, mi mettevano a disagio. Letizia invece, no. Lei è una donna, è un po’ matta.
Ha una vitalità, una generosità, un’affettività non solo verso i matti, ma verso i bambini, i morti ammazzati”. Nel tessere l’ elogio della fotografa Fofi la definisce “non solo un’artista, ma una grande militante. E’ troppo….Letizia è troppo”.
Film al giorno: al cinema nel segno di FelliniTante le iniziative per celebrare i 100 anni dalla nascita
20 gennaio 202010:02
– Torna nelle sale italiane il grande Federico Fellini in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.
Tra le tante iniziative organizzate per celebrare questa ricorrenza spicca quella promossa da Cineteca di Bologna, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Istituto Luce – Cinecittà, che dal 13 gennaio hanno riportato nelle sale cinematografiche, in versione restaurata, alcuni dei suoi film.
Un valore aggiunto se si pensa che Fellini era un grande sostenitore della visione in sala. Ecco comunque i cinque film che sarà possibile vedere nelle sale di tutta Italia: dal film d’esordio ‘Lo sceicco bianco’ a ‘I vitelloni’, del ’53, scritto con Ennio Flaiano, ai lavori che lo hanno reso celebre in tutto il mondo: ‘La dolce vita’, ‘8 e mezzo’ e ‘Amarcord’, preceduto da ‘Amarcord Fellini’. Ovvero un montaggio di otto minuti di provini e tagli curato da Giuseppe Tornatore.
In occasione dei 100 anni dalla nascita di Federico Fellini da stasera, al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti di Roma, si terrà Fellini 100 per I lunedì del Nuovo Sacher. Saranno proiettati: ‘Lo sceicco bianco’ (ore 16:15), I vitelloni (18:00), 8 ½ (20:00) e Amarcord (22:30).
La proiezione di 8 ½ sarà introdotta da Emiliano Morreale.
Il programma sarà in parte replicato lunedì 27 gennaio (anche con la proiezione di La dolce vita).
Per la visione dei cinque film è disponibile alla cassa la tessera abbonamento al prezzo di 15 euro.
Fellini, va ricordato, ha vinto quattro Oscar per il miglior film straniero, con ‘La strada’, ‘Le notti di Cabiria’, ‘8 e mezzo’ e ‘Amarcord’.
Candidato poi dodici volte al Premio Oscar, per la sua attività da cineasta gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera.
Ha vinto inoltre due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987), la Palma d`oro al Festival di Cannes nel 1960 per ‘La dolce vita’ e il Leone d`oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.
Marietti, dal 1820 a oggi due secoli di libriDa Torino a Bologna, casa editrice prosegue la sua storia
21 gennaio 202010:31
i piùEra il 1820 quando a Torino Giacinto Marietti aprì una libreria in via Po, a cui 5 anni dopo aggiunse una tipografia, imponendosi sul mercato con libri religiosi e testi scolastici di successo. Duecento anni dopo, la casa editrice Marietti 1820 prosegue l’attività festeggiando la sua storia, rievocando il passato ma continuando a guardare al futuro, cambiando pelle al passo con i tempi e mantenendo come il suo fondatore una vivace visione editoriale, commerciale e tecnologica. Pronta nel 2020 a celebrare con eventi, incontri e pubblicazioni i due secoli di libri, la casa editrice – oggi con sede a Bologna, dopo l’acquisto nel 2017 del catalogo e del marchio di Marietti 1820 da parte Centro editoriale dehoniano, proprietario delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB) – affronta il bicentenario con i conti in ordine e con prospettive positive, nonostante la crisi del settore: nel 2019 il fatturato è stato di 242 mila euro, rispetto ai 211 mila dell’anno precedente (+31 mila), con un margine operativo lordo salito da 51 a 62 (+11) e un’Ebitda in crescita da 24 a 30 (+6). In aumento anche la produzione: dai 25 titoli nel 2018, si è passati a 31 nel 2019, e nel 2020 saranno poco meno di 40 quelli previsti.Dal XIX secolo a oggi, un’attività di fatto mai interrotta, nonostante gli eventi storici e le trasformazioni sociali e tecnologiche, che la casa editrice è sempre riuscita ad affrontare con un approccio propositivo e vincente. Eppure tante sono state le sfide che la Marietti 1820 ha dovuto affrontare: all’inizio, i primi anni di attività, sono coincisi con il delicato passaggio dalla tipografia artigianale all’editoria industriale, con l’emergere di profili di nuovi lettori – le donne, i bambini e le classi operaie – e l’affermazione del romanzo; poi il passaggio dell’azienda a Pietro, figlio del fondatore, che incrementa l’attività della tipografia, e ancora un avvicendamento alla sua morte, nel 1875, con la casa editrice che passa al figlio Consolato e nel 1909 al nipote Edoardo. Neppure la grande depressione economica del 1929 e l’opera di censura e controllo intrapresa dal fascismo sono riusciti a frenare la produzione editoriale. Poi il dramma nel 1942, quando l’azienda viene distrutta da un bombardamento e solo 4 anni più tardi, nel ’46, rinasce trasferendosi a Casale Monferrato, con la direzione di Gian Piero, Annibale e Felice, figli di Edoardo, rimanendo comunque orientata su testi religiosi (con la pubblicazione per esempio dell’opera omnia di san Tommaso d’Aquino, un progetto poi interrotto nel 1969).Il cambio di rotta arriva negli anni ’80, con la Marietti che supera la crisi economica con una proprietà (la famiglia esce di scena) di imprenditori liguri e nuove scelte editoriali: la direzione viene assunta dal sacerdote genovese Antonio Balletto, che trasferisce la sede a Genova, e si avvale di nuovi collaboratori (non solo un valido comitato editoriale, ma anche direttori di collana come Claudio Magris che cura la narrativa, Adriano Prosperi la storia, Giovanni Miccoli la storia del cristianesimo) aprendo il catalogo alle grandi opere della filosofia, della cultura ebraica e islamica e della letteratura internazionale. Di quegli anni sono alcune scelte fondamentali, che hanno caratterizzato la qualità delle pubblicazioni della casa editrice: i romanzieri tedeschi come Stifter, Fontane, Kracauer, i grandi narratori yiddisch Sfurim e Aleichem, l’esordio di Pressburger, Pazzi, Abate, Rizzi, i grandi filosofi del ‘900 da Gadamer a Lévinas, da Gilson a Mancini e Austin, i testi religiosi e teologici di Rashi di Troyes, Origene, Lutero, Meister Eckhart, e altri. Nel 2001 ancora un cambiamento, con la maggioranza delle azioni che viene acquisita da una società milanese e il trasferimento della sede operativa a Milano, mentre la sede sociale resta a Genova. La storia della Marietti 1820 arriva così ai nostri giorni, con l’ingresso del Centro editoriale dehoniano, e il nuovo corso a Bologna, con un piano editoriale concentrato su filosofia, letteratura, scienze umane e sociali, una veste grafica e un logo rinnovati, con l’immagine di un cavallo con cavaliere rielaborata da un’incisione rupestre di 3200 anni fa.
A Milano mostra a tutto rock con la cover art di ThorgersonDal 23/1 all’Après-coup Arte con Arteutopia ‘Age of Acquarius’
MILANO20 gennaio 202011:49
– Après-coup Arte Milano, la galleria di via Privata della Braida, stringe, per il 2020, un sodalizio professionale con Luigi Pedrazzi di Arteutopia e inaugura una prima mostra il 23 gennaio: Age of Acquarius, le fotografie del grande Storm Thorgerson, l’ideatore delle più famose copertine dei Pink Floyd, Muse, Cranberries.
Fotografie, grafica, video, artworks con oltre 25 immagini di grande formato accompagneranno il visitatore nel tempio psichedelico e visionario del fotografo inglese, dove design, fotografia, cinema e grafica hanno saputo esprimere le intense emozioni di un artista che è ancora un riferimento originale per molti giovani creativi del XXI secolo. Dai Led Zeppelin a Peter Gabriel, da Paul Mc Cartney ai Nice, dai Cranberries ai Muse e soprattutto i Pink Floyd, amici d’infanzia e poi compagni di vita, le immagini di Storm Thorgerson rimangono come una insuperata sintesi di talento, tecnica e creatività.
Pochi artisti legati all’iconografia della musica rock hanno avuto un ruolo così determinante ed innovativo come Storm Thorgerson e non solo perché Storm ha illustrato con le sue nitide e visionarie immagini album ed artisti che oggi sono ormai leggenda ha fatto di più, ha legato indissolubilmente il suo lavoro a un’idea, allo spirito che quei suoni nuovi diffondevano nella cultura e nella società in cui si formavano.
Utopia e sogno, solennità e magia risolte in un iperrealismo visionario hanno conferito ai suoi lavori quella straordinaria forza evocativa e provocatoria che sono nel DNA stesso della musica rock. Una mostra per interpretare la musica come energia irrazionale e quasi magica, dove la creatività dell’artista si afferma negli infiniti mondi possibili che scaturiscono dal suo talento e dalla sua immaginazione.
Festival Bergamo e Brescia fa 57, con Armonie sospeseGrandi star internazionali per focus su Schubert e Bruckner
20 gennaio 202011:50
– E’ ‘Armonie sospese’ il titolo scelto per la 57/a edizione del festival di Bergamo e Brescia che dal 25 aprile al 30 maggio porta nelle due città grandi star internazionali del pianoforte e giovani di talento.
Il riferimento è alle caratteristiche compositive di Franz Schubert e di Anton Bruckner a cui la kermesse è dedicata con l’esecuzioni di pagine poco eseguite come rarità come la trascrizione di Liszt della Fantasia Wanderer di Schubert o la sesta di Bruckner eseguita dalla Russian National Orchestra diretta da Mikhail Pletnev con Dmitry Shishkin al piano.
L’apertura, nel giorno della Liberazione, sarà in grande con l’esibizione al Sociale di Bergamo di Martha Argerich e dell’orchestra del festival diretta da Pier Carlo Orizio, che è anche direttore artistico della manifestazione. Lo stesso concerto sarà poi ripetuto il giorno successivo al Teatro Grande di Brescia. In programma concerti anche di Alexander Lonquich, Arcadi Volados, Grigery Sokolov, ma anche della tredicenne Alexandra Dovgan.
Incassi: Me contro Te scalza Zalone in vettaTolo Tolo scivola 2/o con 44 milioni 354 mila totali, Hammamet 3/o
20 gennaio 202013:20
Me contro Te Il Film – La vendetta del Signor S scalza dalla vetta del box office italiano l’inossidabile Checco Zalone in versione Tolo Tolo. Il film dei giovanissimi youtuber Sofia Scalia e Luigi Calagna ha incassato in 3 giorni quasi 5 milioni e mezzo con la media “pazzesca” di 9.109 euro su 597 sale. Tolo Tolo, secondo, invece sale a 44 milioni 354 mila incassando nel terzo week end di programmazione altri 2 milioni 164 mila. La media è di 2.599 su 833 schermi.
In terza posizione continua la corsa di Hammamet di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino nei panni dello statista: guadagna 1 milione 614 mila per un totale di 4 milioni 431 mila in 15 giorni.
Le altre new entry sono Richard Jewell (di Clint Eastwood con Sam Rockwell, Olivia Wilde e Kathy Bates) al quinto posto con 1 milione 169 mila e Jojo Rabbit (di Taika Waititi che interpreta anche il Fuhrer e Scarlett Johansson) al sesto con 827 mila.
Gli incassi totali toccano 15.163.270 euro, +11% sullo scorso fine settimana e +31.26% su un anno fa.
Musica: Sting, prima data tour italiano 23 luglio a ParmaAnteprima festival ‘Parma Città della Musica’ con i Kraftwerk
PARMA20 gennaio 202013:24
– Sarà Parma, capitale italiana della cultura 2020, il palcoscenico della prima tappa italiana del nuovo tour di Sting: l’artista britannico si esibirà per la prima volta nella città emiliana il 23 luglio al Parco della Cittadella con il suo ‘My songs tour 2020’, nell’ambito della seconda edizione del festival ‘Parma Città della Musica’.
La rassegna quest’anno anticipa a luglio, invece che a settembre, e avrà come protagonisti – promettono gli organizzatori – importanti artisti italiani e internazionali. Ad aprire il festival, con un’anteprima al teatro Regio, saranno il 23 maggio i Kraftwerk, pionieri della musica elettronica, con uno show multimediale che fonde musica e arte performativa, una tappa speciale del tour ‘Kraftwerk 3-D’ 2020.
Al MANN 4 topolini mai visti per il Capodanno cineseStatuine in bronzo del I sec.aC, nell’atrio dal 24 gennaio
20 gennaio 202014:23
– Quattro topolini in bronzo del I secolo d.C, mai esposti al pubblico, uno di loro sgranocchia del cibo, una noce o del formaggio: sono la sorpresa che il Museo archeologico nazionale di Napoli riserva ai visitatori per il Capodanno Cinese 2020. Si darà il benvenuto all’anno del topo dal pomeriggio di venerdì 24 gennaio (dalle 17 ingresso gratuito), in perfetta sincronia con l’arrivo a Pechino del nuovo anno, svelando nell’atrio le opere provenienti dai ricchi depositi del Mann: due statuine, provengono dall’area vesuviana le altre due, appartenenti al nucleo della Collezione Borgia, mantengono una dubbia datazione, pur essendo verosimilmente coeve alle omologhe. ”Anche quest’anno al Mann si festeggia il Capodanno cinese, un’iniziativa che vuole mantenere vivo il dialogo con l’operosa comunità cittadina, ma anche porre sempre più attenzione verso il turismo che arriva dalla Cina, che tanta parte ha e avrà nello sviluppo del settore nel nostro paese” dichiara Paolo Giulierini, direttore del Mann.
Alla libreria Rinascita di Ascoli il 14/o premio MauriCerimonia consegna a 37/o seminario per Librai a Venezia
VENEZIA20 gennaio 202014:32
– Verrà consegnato a Giorgio Pignotti, della Libreria Rinascita di Ascoli Piceno, il 14/o premio per librai “Luciano e Silvana Mauri”, nell’ambito della giornata conclusiva del 37/o Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, all’isola di San Giorgio a Venezia.
La Libreria Rinascita, fondata nel 1976, dal 2001 ha sede al Palazzetto della Comunicazione, edificio gioiello del centro storico. Al suo interno sono presenti una sala conferenze e un cafè. Ha sviluppato anche un settore software, realizzando il più diffuso gestionale per librerie in Italia (MacBOOK) e ha attivato una piccola casa editrice, la Lìbrati. Contestualmente avverrà la presentazione e la consegna della prima Borsa di lavoro Nick Perren, istituita su iniziativa di James Daunt, amministratore delegato di Barnes & Noble e Waterstones, e assegnata a Irene Quercioli, della Libreria Rinascita di Empoli.
Madonna cancella di nuovo data, preavviso 45 minutiTappa di Lisbona. Sale a otto il numero delle date annullate
NEW YORK20 gennaio 202014:34
– Madonna cancella di nuovo una data del suo tour Madame X e da’ ai suoi fan solo 45 minuti di preavviso. E’ saltata così la tappa a Lisbona. “Grazie ancora Lisbona! – ha scritto su Instagram – Mi dispiace che ho dovuto annullare stasera ma devo ascoltare il mio fisico e riposare”.
Poi per sdrammatizzare ha aggiunto che deve essere stata colpa del Porto che ha bevuto durante il concerto della sera precedente.
Secondo quanto riferiscono alcuni media, una email è stata mandata la scorsa domenica alle 19.45 per informare che Madonna non sarebbe salita sul palco per il concerto previsto alle 20.30. La stessa Madonna l’anno scorso ha parlato di lesioni al ginocchio ma senza entrare nei dettagli.
Originalmente il tour Madame X, iniziato lo scorso settembre, prevedeva 93 date, 56 in nord-America e 37 in Europa. Ad oggi sono state cancellate otto date, due a New York, una a Los Angeles, tre a Boston, una a Miami Beach e l’ultima in ordine di tempo a Lisbona.
Fiorello, la politica pensi a un premier donnaSu Instagram ironizza, Amadeus sei il più cattivo d’Italia
20 gennaio 202014:36
– “Amadeus ti sei messo contro tutti, ti mancano gli anziani (dì qualcosa anche contro gli anziani) e soprattutto ti manca Fiorello. E’ l’unico rimasto che è ancora con te. Le donne ce hai tutte contro, la politica pure. Dammi del terrone e così hai fatto bingo”. Un Fiorello mascherato ironizza sulle polemiche che hanno travolto Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo. Su Instagram, a modo suo, fa il punto della situazione: “Io in qualità di anonimo proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”.
Il mattatore, poi, lancia però anche una frecciatina: “Vorrei dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato: proprio in politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro.
Voglio vedere un presidente della Repubblica donna o un presidente del Consiglio donna. Allora sì che avremo fatto un passo avanti. Non lamentatevi di Sanremo”. Ciao, sei il Visitatore n. [CPD_VISITORS_TOTAL] dal 12 Marzo 2018 Home Mappa del sito
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Ma Cally non è solo: “Il rap ha un linguaggio crudo, si evitino censure”
Mazza (Fimi): “Le polemiche ci stanno, ma si prenda atto che questa è l’evoluzione naturale della musica”. Napoli (FI): “Anche la politica non è moderata”
20 gennaio 202015:57
“Quando si affrontano questioni che riguardano la creatività artistica, è evidente che si debba procedere con la massima cautela per evitare fenomeni di vera e propria censura. Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette. È un genere musicale che non a caso, prima negli Stati Uniti, poi in Europa e Italia, ha goduto di un crescente successo tra le nuove generazioni. Streaming e smartphone ne hanno amplificato l’audience tra millennial e generazione Z”. A sottolinearlo è Enzo Mazza, ceo della Federazione dell’industria musicale (Fimi), interpellato in merito alle polemiche sul caso Junior Cally.”In questo contesto – sottolinea Mazza – negli ultimi anni il Festival ha cercato di avvicinarsi ai giovani e ha dovuto necessariamente fare i conti con un repertorio ‘difficile’ per il pubblico tradizionale. Ma è un’evoluzione irreversibile della quale bisogna comprendere gli scenari nei quali si sviluppa e il linguaggio che si traduce poi in musica e in liriche. Per i teenager di oggi i rapper sono spesso ciò che per le nostre generazioni hanno rappresentato Battisti, De André o i Pink Floyd. Se Sanremo vuole rappresentare al meglio la musica italiana, deve farsi carico anche di proporre questo genere musicale. È un’evoluzione naturale che abbiamo visto anche ai Grammy negli Usa o ai Brits a Londra. Le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no”.Da registrare, poi, anche il commento di Osvaldo Napoli, deputato di Forza Italia. “Mi associo allo sdegno di quanti chiedono alla Rai di bandire un tale cantautore dalla manifestazione canora per antonomasia. Però, a tanti miei colleghi mi permetto un consiglio: non esageriamo con lo sdegno. Il fatto che Cally dia forma e contenuto a un fiume di violenza dovrebbe farci riflettere e magari possiamo porci qualche domanda. Quella parte di italiani che su Facebook si scatena in insulti irripetibili contro questo o quello, che insulta le donne in politica apostrofandole esattamente come, se non peggio di quanto fa Cally, sul conto di chi vanno messi? I leoni della tastiera con il grilletto facile non sono forse l’humus, il terreno di coltura di “fenomeni” come Cally? Sono sorpreso per molti colleghi che si sorprendono di quello che Cally incarna. La politica usa forse un linguaggio moderato, rispettoso, dialettico oppure è anch’esso un linguaggio in qualche modo violento e imparentato con quello di Cally?”.
Arbasino, i 90 anni di un grande maestroNato il 22 gennaio 1930, il suo percorso dal Gruppo ’63 a oggi
20 gennaio 202016:45
– Alberto Arbasino compie 90 anni e, pur costretto in questi anni a una vita appartata, continua ad essere seguito e consultato come un venerabile maestro, un grande punto di riferimento. Nato a Voghera il 22 gennaio 1930, laureato in diritto internazionale all’università di Milano, ha sempre vissuto a Roma da quando si è trasferito nel 1957, l’anno in cui ha esordito come scrittore con alcuni racconti, incoraggiato da Italo Calvino. Per i suoi 80 anni gli era stata dedicata, nel 2010, un’edizione critica nei Meridiani Mondadori.
Legato alla neoavanguardia, al Gruppo 63 che contestava, anche con impazienza e ironia, tutta una certa cultura di allora e i maestri che aveva creato, Arbasino, nella sua critica alla cultura italiana, sempre elaborata con un sorriso sotto i baffi, ha sempre messo in risalto il provincialismo, come dimostrano anche le sue collaborazioni e recensioni di mostre e spettacoli da tutta Europa per Repubblica, cui collabora da quando è nata.
Non a caso i suoi ultimi libri a questo rimandano sin dai titoli: ”America amore” o ”Pensieri selvaggi a Buenos Aires”, seguiti a ”La vita bassa” in cui una decina di anni fa (2008) prendeva, con un gioco di parole, una moda quale metafora di una situazione generale che non può non ricordare il suo celebre, polemico articolo degli anni ’60 su Il Giorno, in cui invitava i letterati a fare una ”gita a Chiasso”, ovvero oltre confine, per allargare il proprio sguardo e scoprire cosa si producesse nel resto d’Europa. Fedele a quell’invito, Arbasino ha sempre avuto una vita cosmopolita, frequentando il bel mondo intellettuale internazionale, i teatri, le sale da concerto e anche i salotti più importanti, riferendone sui giornali. I suoi primi scritti sono usciti su ‘Paragone’ e ‘Il Mondo’ e ha sempre collaborato a riviste e giornali, da Il Giorno a L’Espresso. Le caratteristiche della sua prosa e del suo riferire o narrare sono una certa leggerezza e frivolezza anche esibite, ma sempre temprate da un’acuta intelligenza, da un senso dell’umorismo e da uno sguardo erudito che ha lo scetticismo e il disincanto di chi si rende conto o almeno tende a dimostrare che il nuovo non è mai nuovo davvero, a trovare sempre un riferimento o un paragone col passato. C’e quindi una mole quasi ipertrofica di citazioni colte, di associazioni tra arti e autori, nei testi di Arbasino, che possono anche sembrare una sorta di muro di difesa tra sé e la realtà, che la sua vena ironica assieme esalta e mimetizza, facendosi lente d’ingrandimento per un’osservazione che non sia superficiale e mostri in trasparenza un senso del tragico.
Non per nulla le sue narrazioni sono come in presa diretta e vengono anche usate come documenti, testimonianze di un dato momento storico e di costume. Sia i testi giornalistici che quelli più narrativi, a cominciare dal celebre (e per certi versi anche generazionale) ”Fratelli d’Italia”. E lui torna sui quei testi, invece, negli anni, aggiustandoli e modificandoli, come a correggere la possibilità che una visione a distanza alteri quella originale. ”Ogni libro nuovo, veramente moderno, di quest’epoca (di quale epoca?) sarà così profondamente ambiguo, cioè polimorfo, così com’è ambigua e polimorfa l’epoca, da raccontare in realtà alcune storie sempre fingendo di raccontarne tutt’altre, anche molto diverse?”, scrive proprio in ”Fratelli d’Italia” uscito nel fatidico ’63, che gli ha dato i notorietà, quando aveva già pubblicato i racconti d’esordio di ”Le piccole vacanze” (1957) e il romanzo ”L’anonimo lombardo” (1959). Nel 1960 esce a puntate su Il Mondo ”La bella di Lodi”, che l’anno successivo verrà adattato per il cinema insieme a Mario Missiroli. Nel 1967 inizia una collaborazione con Il Corriere della Sera, terminata poi con la direzione di Giovanni Spadolini. È stato deputato al Parlamento italiano come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano fra il 1983 e il 1987.
”Nell’idea di romanzo di Arbasino le citazioni sostituiscono l’intreccio o l’avventura del romanzo tradizionale: sono altre avventure verso altri mondi noti o meno noti o ignoti”, ha del resto scritto Raffaele Manica nell’introduzione al Meridiano. Mentre lo stesso Arbasino ha detto: ”Sento dire spesso che sarei uno scrittore barocco, ma la definizione non mi soddisfa. Mi considero piuttosto uno scrittore espressionista: l’espressionismo non rifugge dall’effetto violentemente sgradevole, mentre il barocco lo fa”.
Hunziker, su donne invertire cultura sbagliataVideo su Instagram,mi sarei aspettata sensibilità su questi temi
20 gennaio 202016:51
– Anche Michelle Hunziker dice la sua su Sanremo – festival che peraltro ha condotto nel 2018 insieme a Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino – attraverso i social.
Sul suo profilo ufficiale Instagram la showgirl ha postato un video e un articolato ragionamento: “Ho pensato molto – scrive – a quello che è successo in questi giorni… per fortuna siamo in tanti a cercare di invertire una cultura profondamente sbagliata rispetto alla percezione che hanno le donne in questo paese…
ma evidentemente non basta… avanti tutta!! #sanremo2020”.
Nel video, dove parla seduta a una scrivania con uno sfondo probabilmente artificiale dove si intravedono un laghetto e dei fiori, la conduttrice afferma tra l’altro: “Devo dire, per esperienza, che è davvero faticoso ogni volta avanzare, perché la vecchia e sbagliata cultura è davvero ancora profondamente radicata, difficile da estirpare. Dietro ogni piccola battaglia vinta, c’è un sacrificio fatto da donne e uomini che sono stufi di confrontarsi ancora nel 2020 con i soliti preconcetti, i quali tra l’altro portano inevitabilmente a discriminazione, violenza psicologica, fisica e, nei casi più estremi e purtroppo sempre più frequenti, al femminicidio…Sarebbe stato veramente bello – prosegue nel video – vedere che un appuntamento mediatico così importante come il festival di Sanremo avesse una particolare sensibilità per le donne. E invece no. E proprio nel 70mo compleanno del festival non hanno prestato attenzione e sensibilità verso un tema così importante: il nostro futuro.
Anche perché certe parole, dette con superficialità, possono diventare pesanti come macigni, soprattutto se dette in una conferenza stampa davanti a tutto il paese. Detto questo faccio i miei auguri e spero che vada tutto bene, resto la fan numero uno del festival”
Clerici, le polemiche ci sono sempre poi però bastaA Parigi per sfilata Tony Ward.”Nel mio festival il caso Morgan”
20 gennaio 202016:53
– “Le polemiche sono il sale del festival, fanno parte delle regole del gioco e ci sono sempre state. Io posso dirlo: nel ‘mio’ Sanremo ci fu il caso Morgan.
Ma poi devono esaurirsi, specie se fondate sul nulla, perché c’è un limite a tutto”, dice Antonella Clerici, intervistata nel backstage a Parigi della sfilata di Tony Ward, il couturier di origine libanese che la vestirò all’Ariston. Il riferimento è alla frase ‘sessista’ del conduttore alla conferenza stampa del 14 gennaio che ha scatenato il dibattito (prima che si passasse ai testi del rapper Junior Cally). I social, a dire della Clerici, “amplificano tutto sempre, figuriamoci un evento come il festival. Si facevano i gruppi d’ascolto discutendo di canzoni e look, ora il gruppo è trasferito online, ma bisogna dare il giusto peso alle cose e senza essere offensivi. A me quando capita di ricevere critiche pesanti non le accetto e banno il profilo”, aggiunge. Del prossimo festival dice: “Ama è un amico e io vivo questa cosa come un divertissement. Sarò nella serata del venerdì, quella abbinata ai giovani, e io la musica giovane l’ho sempre seguita da Ti lascio una canzone a Sanremo Young. L’idea insomma mi divertiva”.
Nicola Piovani, chi ruba poesie è un ladro’Rispettare l’opera dell’ingegno e tutelare i giovani autori’
BRUXELLES21 gennaio 202009:48
– “Chi ruba poesie è un ladro, come il ladro di biciclette. Quando ci sarà la discussione sul recepimento della direttiva sul copyright in Parlamento, faremo quel che potrà essere utile a difendere un principio: l’opera dell’ingegno, l’opera spirituale deve essere rispettata quanto l’opera manuale, quanto il prodotto materiale”. Così il pianista, compositore e direttore d’orchestra Nicola Piovani, in un’intervista, ribadisce l’impegno degli autori e musicisti affinché la normativa europea approvata lo scorso anno diventi legge anche in Italia. E avverte che la questione riguarda soprattutto la tutela del lavoro – e quindi del futuro – dei giovani creativi, cioè coloro che oggi sono meno tutelati.
Piovani è stato tra i primi firmatari dell’appello rivolto ai parlamentari europei alla vigilia del voto decisivo. “Ricordo l’emozione quella mattina, a Strasburgo, quando la direttiva è passata per quattro voti, un soffio, uno scampato pericolo. Il diritto d’autore è stato una conquista della rivoluzione francese; conquista che ora, curiosamente, viene messa in discussione dalla rivoluzione digitale”.
Le multinazionali tecnologiche che governano internet, secondo il maestro, hanno investito molto per cercare di non far passare la direttiva guidate dal principio del “massimo profitto” che perseguono in “modo fondamentalista”. “Non vogliono riconoscere il diritto degli autori, non vogliono pagarlo, fossero anche pochi spicci rispetto ai loro bilanci.
Questo naturalmente non ci meraviglia, visto che cercano anche, metodicamente, di non pagare le tasse. Ci auguriamo che la politica non sia totalmente al servizio delle multinazionali”.
Allo stesso tempo Piovani è convinto che i giganti del web possano rappresentare anche una risorsa per gli autori se rispetteranno le regole per lo sfruttamento delle opere.
“Personalmente trovo Spotify una bellissima epifania per gli ascoltatori di musica, un mezzo entusiasmante per diffondere la musica. Basta che la paghino e non la rubino, né la pretendano per diritto gratuito”.
Eppure nel dibattito intorno al tema alcuni ritengono che porre più restrizioni alla diffusione gratuita sul web di opere musicali e artistiche limiti la libertà di espressione e un’ampia diffusione della cultura in grado di raggiungere tutti.
“Penso che sia una balla della demagogia molto in voga in questi anni: come dire che far pagare il giusto prezzo di una mela al contadino che l’ha coltivata sia un limite alla libera circolazione delle mele. La libertà di espressione si difende difendendo chi si esprime, in versi, in prosa, su un pentagramma” ribadisce l’autore.
Non si tratta di una battaglia per difendere i privilegi di pochi musicisti famosi. La questione coinvolge e riguarda soprattutto i giovani. “I grandi autori si possono proteggere con contratti e con avvocati”, spiega Piovani. “I giovani emergenti, gli aspiranti poeti devono invece poter contare su un compenso automatico e non arbitrario, stabilito per legge”.
In Italia per ora c’è molto silenzio su un tema divisivo poichè al governo c’è il movimento 5S che si è opposto da sempre alla direttiva sul copyright. Il maestro però si mostra fiducioso. “Ho fiducia che questo governo arrivi a rendere effettiva in Italia la sacrosanta direttiva Ue per la quale il presidente Sassoli, come Ennio Morricone e tanti di noi, si è battuto con molto impegno”.
Villetta con ospiti, tutti molto ‘peccatori’In sala la commedia noir di De Matteo con Giallini e Gallo
21 gennaio 202009:47
In ‘Villetta con ospiti’, film diretto da Ivano De Matteo e che si svolge in sole ventiquattro ore, c’è una famiglia borghese piena zeppa di scheletri nell’armadio, di veri peccatori. E questo vale purtroppo anche per chi circonda questo nucleo familiare compreso il prete e il poliziotto. Ci troviamo in una plumbea villetta benestante nel Nord Est d’Italia, una casa ai confini con il bosco dove la natura mette in scena le crudeli ordinarie dinamiche della sopravvivenza. All’interno della villa si consuma un’inaspettata tragedia: un ragazzo innocente, rumeno, viene ucciso perché scambiato per ladro, ma nessuno in questa piccola comunità protagonista della storia si sente davvero colpevole di quello che è appena accaduto o, forse, a nessuno conviene denunciare la verità.Questi i protagonisti del film in sala dal 30 gennaio con Academy Two: Giorgio (Marco Giallini), sposato con Diletta (Micaela Cescon), con la quale ha due figli, gestore della proprietà della ricca moglie e fervente fedifrago. Anche se, va detto, pure Diletta ha le sue colpe. Nella villa è poi presente occasionalmente un’assistente domestica, Sonja (Cristina Flutur), che ha un figlio adolescente Adrian (Ioan Tiberiu Dobrica). Tra gli altri protagonisti, il goloso ortopedico De Santis (Bebo Storti), il commissario Panti (Massimiliano Gallo) e il lussurioso sacerdote Don Carlo (Vinicio Marchioni). Scritto da De Matteo, insieme alla compagna Valentina Furlan, anche stavolta il regista attinge alla realtà ed esattamente allo scottante tema delle armi e della legittima difesa.Dicono i due sceneggiatori: “Ci aveva colpito un fatto efferato di cronaca accaduto in un contesto perbene e così abbiamo pensato di raccontare, con candore e leggerezza, una storia cattiva. L’abbiamo ambientata nel Nordest – aggiungono – perché nella provincia ricca c’è più l’idea di difendersi, anche se fatti così succedono ovunque”. Nel film che guarda dichiaratamente a ‘Seven’, ma anche ad ‘Ascensore per il patibolo’ di Louis Malle, e in generale ai noir degli anni Cinquanta, spiega il regista: “Parto sempre dalla famiglia con l’idea che, alla fine, in questa istituzione nessuno è salvabile, neppure il mio stesso figlio che a un certo punto potrebbe ubriacarsi e uccidere qualcuno. È – continua – racconto in fondo una storia di ordinaria follia che instilla comunque il dubbio a tutti noi. Vale a dire: che cosa avrei fatto io al posto loro?”. Conclude De Matteo che ha annunciato che il suo prossimo film potrebbe trattare del rapporto di un padre con una figlia adolescente, “non mi metto neanche in questo film certo a giudicare, ma quello che in caso vorrei dalle istituzioni è che mi mettessero in condizione di non dovermi trovare in una situazione così”. Per il disincantato Marco Giallini, infine, il vizio capitale della contemporaneità: “È il fatto che tutti oggi si sentono più colti, pensano di sapere tutto, come capita sempre di vedere sui social. E questo è un vero e proprio schifo”.
Andrea Obiso, enfant prodige a Santa Cecilia26 anni, nuovo primo violino, diplomato con lode e menzione a 14 anni
21 gennaio 202009:59
Andrea Obiso, palermitano di 25 anni, è il nuovo primo violino dell’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il giovane talento, enfant prodige tra i pochi al mondo a diplomarsi al conservatorio a 14 anni con lode e menzione speciale, ha vinto nello scorso fine settimana il concorso per oltre ottanta candidati per la selezione del nuovo primo violino spuntandola sugli altri tre concorrenti stranieri giunti in finale, un francese, un giapponese e un romeno. In questi giorni è con l’ orchestra ceciliana in Germania in tournèe fino al 27 gennaio e assumerà l’ incarico dopo l’ estate alternandosi con l’ attuale primo violino Carlo Maria Parazzoli. Il giovane violinista ha esordito come solista a tredici anni con la “Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana”. Nel 2005 è stato lo studente più giovane ad essere ammesso all’Accademia Chigiana di Siena. Tra i riconoscimenti internazionali, ha vinto il “66 ° Concorso Internazionale ARD 2017”, il 1 ° Premio e Premio del pubblico al Prix Ravel 2017, 2 ° Premio al prestigioso “Khachaturian Concorso Internazionale di Violino”, il Premio Speciale al sesto Concorso Tchaikovsky per Giovani Musicisti in Corea. Nel 2018 è stato in tournée in Germania e Finlandia e ha debuttato alla prestigiosa Berlin Philarmonie con la Deutches Symphonie Orchester Berlin. Nel 2019 si è laureato al prestigioso “Curtis Institute Of Music” di Philadelphia. “La prova finale per Santa Cecilia – racconta – è stata una esperienza unica, piena di tensione positiva. Uno dei test fondamentali era con tutta l’ orchestra. Il maestro Pappano che ha presieduto la giuria voleva valutare lo stile e le esecuzioni di ogni candidato. Io credo di aver fatto la differenza nei soli della Passione di San Matteo di Bach e in due composizioni di Strauss. Con Pappano nelle prove c’è stata subito una intesa molto particolare. Ci siamo capiti al volo”. Andrea Obiso si è avvicinato alla musica a 4 anni grazie ai genitori – papà insegnante di violino, la mamma di pianoforte – e a sei anni è entrato al conservatorio del capoluogo siciliano. Attualmente vive tra Roma, New York e Philadelphia. Quattro volte l’ anno vola a Tokyo, ospite del suo sponsor. “Essere il primo violino di Santa Cecilia è una bella responsabilità ma mi sento incoraggiato da tutta l’ orchestra – dice -. La mia sfida ora è crescere a 360 gradi, un musicista deve essere completo e in grado di mettersi alla prova in ogni contesto. Tra i violinisti che ammiro tantissimo c’ è Yo Yo Ma perchè porta la musica in tutto il mondo anche in posti lontani dove in genere non arriva. Anche questo è un mio obiettivo. Il sogno è poter suonare con tanti musicisti e sperimentare così linguaggi diversi”.
Musica: Umbria jazz sarà ancora presente in CinaDal 29 aprile a Xi’an, Nanjing e Chongqing
PERUGIA20 gennaio 202017:54
– Umbria Jazz conferma la sua vocazione internazionale annunciando anche per il 2020 la presenza del festival in Cina. Le città interessate saranno, dal 29 aprile al 12 maggio, Xi’an, Nanjing e Chongqing. Tra gli artisti confermati ci sono i Funk off e il progetto di Mauro Ottolini e Fabrizio Bosso “Storyville Story”, che il pubblico di Uj ha apprezzato nelle edizioni estive ed invernali del festival.
Il progetto è in collaborazione con Chic Investments, società che segue la pianificazione, la gestione e l’operatività, nonché lo sviluppo del business, di molte aziende in Cina.
“La sfida che ci si propone – sottolinea Umbria jazz – è di confermare, e rendere più stabile e duraturo, il dialogo da anni intrapreso con la realtà culturale e imprenditoriale, e con le profonde trasformazioni, della società cinese. Queste realtà possono incontrare nel messaggio libero del jazz una interlocuzione vitale e virtuosa”. “L’idea, in definitiva – aggiunge -, è di creare un interscambio sempre più fruttuoso tra la cultura contemporanea italiana e cinese, e il jazz italiano, una delle eccellenze culturali del nostro Paese sulla scena internazionale, è senza dubbio un veicolo efficace e di prestigio”.
Sardine, a marzo in libreria il libro dei fondatoriPubblicato da Einaudi, si intitola “Le sardine non esistono”
21 gennaio 202010:36
– “Le sardine non esistono”, l’unico libro dei quattro fondatori del movimento Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori e Giulia Trappoloni sarà in libreria a marzo per Einaudi Stile Libero. Lo rende noto la casa editrice.
Il volume, viene sottolineato, è il frutto delle domande, degli spunti, delle speranze di chi sta tornando a vivere le città, le strade e la natura come spazi di libertà. Descrive un perimetro di valori e principi fondamentali, come la solidarietà, la tutela dell’ambiente, il rispetto del prossimo, i diritti, l’inclusione, la non-violenza, l’antifascismo. E fa i conti con un’esigenza viscerale e rivoluzionaria nel nostro presente minacciato dal populismo: quella dell’ascolto.
“Siamo tanti. Non importa se ci chiamano sardine. Potevamo essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità è che siamo persone: migliaia di cittadini di ogni età che stanno riempiendo piazze, strade e sentieri dell’Italia intera. Tutto è successo grazie a un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi di esprimere pacificamente un pensiero.”
Fellini: la Luna nell’alfabeto dei sogniEsce ‘Amarcord Fellini’ di Iarussi per Il Mulino
21 gennaio 202010:16
OSCAR IARUSSI, AMARCORD FELLINI-L’ALFABETO DI FEDERICO (IL MULINO, PP 256, EURO 16). Un alfabeto dei sogni che racconta Federico Fellini attraverso alcune parole chiave, dalla A di Amarcord alla V di Vitelloni, alla Z di Zampanò, passando per la E di Ekberg e la G di Giulietta, la P di Paparazzo e la R di Rex. A guidarci alla scoperta della poetica felliniana e della vita del grande regista, nel centenario della sua nascita, è ‘Amarcord Fellini.
L’alfabeto di Federico’ di Oscar Iarussi che arriva in libreria per il Mulino.
Nel libro, accompagnato da immagini, Iarussi, saggista, critico cinematografico e letterario, giornalista, che fa parte del Comitato esperti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ci mostra anche e soprattutto come Fellini abbia colto il Paese in divenire e come la sua vita, affollata di incontri e ricca di onori, sia stata segnata dalla solitudine di una perenne ricerca.
Alla L di Luna Iarussi sottolinea: “La voce della luna arriva nelle sale a un anno di distanza dalla manifestazione della sinistra contro le interruzioni pubblicitarie nei film trasmessi in Tv, che si tenne nel Teatro Eliseo di Roma il 13 febbraio 1989. Fellini conia lo slogan ‘Non si interrompe un’emozione’ che sarà poi utilizzato nella campagna referendaria del 1995, ma infine il voto popolare sulla legge Mammì si esprime a favore degli spot durante la trasmissione dei film: le emozioni si possono interrompere”.
Così partendo della Luna l’autore del libro ci offre un ritratto del regista: “Il Fellini ‘politico’ certo in quegli anni ha in uggia il ‘decisionismo’ craxiano e il berlusconismo trionfante nei costumi ben prima che nelle urne (la ‘discesa in campo’ di Berlusconi ci sarà solo nel gennaio 1994). Sono dimensioni caratterialmente lontane dalle sue corde di eterno indeciso e di svagato satirista, come certifica la sublime battuta scritta per La dolce vita: ‘Siamo rimasti così in pochi a essere scontenti di noi stessi’. Amico personale di Giulio Andreotti e cattolico inquieto, vicino ai repubblicani sia pure in pigro ossequio alla tradizione romagnola di un Pri anarcheggiante, Fellini si dichiarava ‘riminese e politicamente esquimese’ e, di tanto in tanto, di sinistra, senza esserlo mai stato, ovvio, almeno non nei termini dell’ideologia marxista che tramonta nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino. Come non riconoscere, in ogni caso, che egli sa cogliere l’Italia presente e indovinare quella a venire? Ancora una volta Fellini inquadra la deriva grottesca che altri – beffardamente – definiranno ‘felliniana’, scambiando la diagnosi per la malformazione!”. E ogni voce in questo viaggio, che Iarussi dedica al figlio Federico, è una fonte inaspettata di riflessioni, scoperte e racconti anche più personali come il rapporto con Rimini, il borgo, e con Roma.
Arriva ‘Sardine in piazza’ di ArcangeliIn libreria il 22 gennaio per Castelvecchi
21 gennaio 202010:37
azione MASSIMO ARCANGELI, SARDINE IN PIAZZA- UNA RIVOLUZIONE IN SCATOLA? (CASTELVECCHI, PP 62, EURO 9,00). Arriva in libreria il 22 gennaio ‘Sardine in Piazza- Una rivoluzione in Scatola?’ in cui Massimo Arcangeli, linguista, critico letterario e sociologo della comunicazione, ricostruisce la genesi del movimento che da mesi sta mobilitando l’Italia e cerca di indagare le ragioni del fenomeno nel contesto più ampio della politica degli ultimi dieci anni.
“Un movimento apartitico ma non apolitico, avverso a ogni colore ma tinto ogni volta di tutti i colori possibili. Una rivolta di piazza senza precedenti, che pare suonare come uno sberleffo ed è invece il sintomo di una singolare coesione interindividuale, antileghista e antisovranista fra cittadini convinti di dover disintermediare la politica dai partiti (e dai loro rappresentanti) senza però volerci entrare. E la nettissima impressione che non sarà un fuoco di paglia” come viene sottolineato nel libro.
Così la notte insonne di quattro giovani che decidono di sfidare Matteo Salvini con il primo flash mob “ittico” della storia vede dopo Bologna, e poi Modena, Palermo, Genova, Firenze, Napoli, Roma centuplicarsi le 6.000 sardine dell’iniziale sogno bolognese di partecipazione e di riscatto.
Aracngeli è autore, fra l’altro, per Castelvecchi di All’alba di un nuovo Medioevo. Comunicazione e informazione al tempo di internet (2016) e de Il Salvinario e Una pernacchia vi seppellirà (2019).
Musica: Ligabue sold out per concerto 30 anni di carrieraSpettacolo il 12/9 nella nuova Rcf Arena di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA21 gennaio 202011:42
– È già sold out l’evento ’30 anni in un giorno’ di Luciano Ligabue, il concerto del rocker che si terrà il 12 settembre a Reggio Emilia, nella Rcf Arena Campovolo che sarà inaugurata proprio in quell’occasione.
A poco più di due mesi dall’apertura delle prevendite, sono già stati staccati 100.000 biglietti. La serata che inizierà alle 20.30 – prodotta e organizzata da Riservarossa e Friends & Partners – celebrerà i 30 anni di carriera del cantautore che ha cominciato la sua carriera nel 1990. “Nonostante l’anticipato pienone, l’evento rimarrà in data unica, proprio per permettere al pubblico di vivere un’esperienza irripetibile”, fa sapere l’organizzazione tramite una nota.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Moda: One x One, scienza e stilisti uniti per sostenibilità
Progetto Swarovski e Slow Factory Foundation
21 gennaio 202014:29
– Swarovski e Slow Factory Foundation, con il sostegno dell’Ufficio delle Nazioni Unite per le partnership, hanno annunciato i partecipanti e il comitato consultivo del progetto One X One, programma volto a promuovere collaborazioni sostenibili tra l’industria della moda e i giovani professionisti della tecnologia e della scienza. Con le prime partnership, One X One lancia lancerà le aree d’intervento: 3.1 Phillip Lim x Charlotte McCurdy, per promuovere l’innovazione scientifica e i materiali alternativi; Mara Hoffman x Custom Collaborative, per guidare la sostenibilità sociale attraverso il rispetto dei diritti umani; Telfar Global x Theanne Schiros per esplorare la circolarità attraverso l’uso di nuova materiali a basso impatto. I partecipanti riceveranno anche il supporto del One X One Advisory Panel, composto tra gli altri, dal cofondatore dello Studio One Eighty Nine, Abrima Erwiah, dal fotografo Alexi Lubomirski, dalla top model Amber Valletta, dal preside della Moda della Parsons School of Design, Burak Cakmak, dall’investitore Kikka Hanazawa, dalla stilista Rachael Wang, da Sasha Samochina, vice direttore del laboratorio operativo del Nasa Jet Propulsion Laboratory, da Valerie Craig, vice presidente di Impact Initiatives del National Geographic.
Direttore creativo e co-fondatore del marchio eponimo Phillip Lim lavorerà con Charlotte McCurdy, scienziata nota per la produzione di plastica alle alghe, neutra dal punto di vista del carbonio. La designer americana Mara Hoffman, impegnata nell’economia circolare lavorerà con Custom Collaborative, programma con sede a New York City che forma e sostiene le donne delle comunità a basso reddito e degli immigrati per lanciarle nel settore moda. Telfar Global, marchio guidato da Telfar Clemens collaborerà con Theanne Schiros – Assistant Professor of Science and Sustainability alla Fit, scienziata della Columbia University e co-fondatrice di AlgiKnit, azienda di biomateriali.
Uno dei partecipanti di X One sarà anche sostenuto da Nadja Swarovski; Celine Semaan e Colin Vernon, fondatori della Fondazione Slow Factory; Robert Skinner, direttore esecutivo dell’ufficio delle Nazioni Unite per le partnership.
Van Gogh multimediale ‘and Friends’ a ParmaDal 31 gennaio con dipinti di Renoir, Monet e Degas
PARMA21 gennaio 202013:04
– Un percorso multimediale porta a Parma un’esposizione dedicata a Vincent Van Gogh e al suo universo creativo, arricchita da dipinti di Renoir, Monet e Degas. È ‘Van Gogh Multimedia & Friends’, che approda nella Capitale della Cultura 2020 dal 31 gennaio al 26 aprile, a Palazzo Dalla Rosa Prati.
Riprodotti su supporti multimediali ad altissima qualità, ritratti e autoritratti, nature morte e paesaggi del genio olandese prendono vita permettendo al visitatore di vivere un’esperienza avvolgente e sentirsi totalmente immerso in opere che hanno fatto la storia dell’arte.
Il percorso si rivela come un labirinto vivente attraverso i cunicoli di una mente geniale e problematica che conduce in una stanza segreta dedicata ai dipinti degli amici dei quali l’artista si circondò durante la permanenza nella Ville Lumiere.
Provenienti da collezioni private, i capolavori di autori come Monet, Degas e Renoir aiutano a definire un contesto popolato da protagonisti dell’Impressionismo e del post-Impressionismo.
Musica:Domingo inaugura festival Donizetti e teatro ‘rinato’Dal 19 novembre a Bergamo al via la sesta edizione
21 gennaio 202013:23
– Parteciperà a una doppia inaugurazione Placido Domingo il prossimo 19 novembre a Bergamo: quella della sesta edizione del festival dedicato a Gaetano Donizetti nella sua Bergamo e quella della riapertura del teatro che porta il suo nome, dopo il restauro.
“Sono felice di debuttare il mio primo ruolo donizettiano come baritono – ha scritto Domingo che oggi compie 79 anni e non ha intenzione di ritirarsi – e mi dà tanta gioia farlo proprio nella città natale di Gaetano Donizetti. Non ho mai cantato a Bergamo e sarà un onore per me partecipare alle celebrazioni per la riapertura del Teatro Donizetti, interpretando Belisario”.
Dopo il Gala con Belisario in forma di concerto (replicato il 26 novembre), il cartellone include La fille du régiment (20, 28 novembre e 3 dicembre) nella nuova edizione critica, Marino Faliero (21, 27 novembre e 6 dicembre). Al teatro Sociale andranno in scena Le nozze in villa, opera scritta da Donizetti esattamente 200 anni fa e, come tributo a Beethoven, L’amor coniugale.
21 gennaio 202013:24
– Davide Toffolo è il Magister dell’edizione 2020 di Comicon, il salone internazionale del fumetto e dell’animazione che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare di Napoli dal 30 aprile al 3 maggio, dopo il successo dello scorso anno che ha segnato il record di 160.000 visitatori. Toffolo è fumettista e musicista, conosciuto per essere la voce e la chitarra del gruppo Tre Allegri Ragazzi Morti, tra le prime e più influenti figure della scena indie rock in Italia. È tra gli autori più amati e originali del fumetto italiano, ha firmato opere quali Il re bianco, Graphic novel is back, Il cammino della Cumbia, ed è stato, venti anni fa con Pasolini, un pioniere del graphic novel di ambientazione italiana. Con i Tre Allegri Ragazzi Morti ha pubblicato nove dischi in studio e realizzato più di 2000 concerti. In qualità di Magister sarà protagonista di un ricco programma di attività culturali, tra cui: una mostra personale, una mostra collettiva dedicata ad alcuni fumettisti da lui selezionati, un ciclo di incontri tematici.
L’amica geniale, il ritorno di Lila e LenùSu Rai1 la seconda stagione dal 10 febbraio
21 gennaio 202014:16
– Dal 10 febbraio in prima visione su Rai1 arriva la seconda stagione de L’amica geniale, proiettata in anteprima mondiale nella sede Rai di viale Mazzini, tratta dal secondo libro dalla quadrilogia bestseller di Elena Ferrante (edizione e/o) . Gli eventi riprendono esattamente dal punto in cui è terminata la prima stagione. Lila (Gaia Girace) ed Elena (Margherita Mazzucco) hanno sedici anni e si sentono in un vicolo cieco. Se la prima stagione si muoveva sul piano orizzontale dell’infanzia che si affaccia con domande e prepotenza al mondo dell’adolescenza, in Storia del nuovo cognome Saverio Costanzo arriva a un nuovo livello di profondità, indagando le luci e le ombre di due giovani donne che non hanno chiaro dove vogliano arrivare.
Divise tra quello che è giusto è quello che sentono, Lila e Lenù saranno ancora una volta le protagoniste di una storia che è di tutti e che vede, sullo sfondo, l’Italia che cambia faccia, tra gli scioperi degli operai e dei movimenti studenteschi.
Un’anteprima al cinema solo il 27, 28 e 29 gennaio (distribuzione Nexo Digital) per la serie che conserva intatto il fascino della prima stagione, osannata dal pubblico e dalla critica per aver ricreato con infinita fedeltà il microcosmo tracciato dalla penna di Elena Ferrante. La regista Alice Rohrwacher, vincitrice nel 2014 del Grand Prix Speciale della Giuria per Le meraviglie e nel 2018 il premio per la Miglior sceneggiatura per Lazzaro Felice al Festival di Cannes, ha diretto due degli otto episodi, quelli ambientati ad Ischia.Una produzione Fandango, The Apartment e Wildside, parte di Fremantle In collaborazione con Rai Fiction n collaborazione con HBO Entertainment In co-produzione con Mowe e Umedia. La serie evento in quattro serate (8 episodi da 50’) sarà in onda in prima visione mondiale su Rai1 e online su RaiPlay.
Angela Merkel, la ‘regina d’Europa’ In un libro di Claudio Landi per Passigli editore il messaggio politico e la visione europea della Cancelliera tedesca
21 gennaio 202014:21
La conferenza di Berlino sulla crisi libica ha mostrato, ancora una volta, la centralità in Europa e l’ ‘innovatività’ dell’approccio di politica internazionale della Germania e della Cancelliera Angela Merkel. La recente matassa della crisi libica, sul piano geopolitico e diplomatico, si è dipanata sugli assi della sua politica: sull’asse Germania e Turchia e su quello fra Germania e Russia. La Cancelliera, dunque, può definirsi, anche per questo, la ‘Regina d’Europa’, come si legge nel sottotitolo del libro “Frau Merkel, Regina d’Europa”, scritto da Claudio Landi, giornalista parlamentare di Radio Radicale, edito da Passigli Editore.Angela Merkel, in questo quindicennio, secondo Landi, è stata una delle più importanti statiste dell’Occidente. Durante il suo incarico ha visto tre presidenti USA: George W. Bush, Barack Obama e Donald Trump. Ha costruito con il presidente della BCE Mario Draghi, gli strumenti di governance che hanno consentito all’eurozona di superare la crisi del debito e di consolidare il ruolo globale della moneta unica. Ma, specialmente, si sottolibea nel libro, ‘ha condotto la Germania come Repubblica Federale e come paese cardine dell’Unione Europa, attraverso le contraddizioni di questa epoca di grandi trasformazioni economiche, sociali, civili, che vedono il ‘ritorno dell’Asia’ e la fine del mondo prepotentemente occidental-centrico’.Il mondo globalizzato non è più un luogo dove è solo l’Occidente a dare le carte. Altri grandi attori sono diventati protagonisti. E l’innovativo approccio geopolitico della Merkel è quello di “coniugare i valori occidentali, della civiltà social-liberale, con il ‘ritorno dell’Asia’, attraverso una politica di ‘bilanciamento sofisticato’ fra tutti gli attori globali e una strategia di costruzione di istituzioni di governance: dalla BCE, all’Accordo del Clima di Parigi”, come sostiene Claudio Landi.
La Germania di Angela Merkel ha costruito, secondo la sua analisi, una serie complessa di rapporti e conseguenti ‘bilanciamenti’, fra Stati Uniti e Federazione russa e fra questi e i nuovi attori globali asiatici, Cina e Giappone in primissimo luogo. Allo stesso tempo ha cercato di mettere insieme l’Europa sotto la sua leadership, con le regole fiscali e monetarie, per quanto riguarda l’eurozona, e con la penetrazione capitalistica e il lavoro diplomatico serrato, per quanto concerne l’Europa centro-orientale. A cominciare dal Gruppo di Visegrad.
Questa costruzione geopolitica, complessa e raffinata, sembra particolarmente innovativa e collegata al mondo delle catene del valore globale disegnato da alcuni grandi politologi, da Prarag Khanna, studioso indiano, a Barry Buzan, grandissimo specialista inglese. Ma anche le innovazioni hanno un prezzo e presentano contraddizioni: la costruzione geopolitica di Angela Merkel non fa eccezione.
La crisi dei migranti del 2015 e i continui confronti geopolitici con gli Usa l’hanno messa a dura prova. L’approccio innovativo da ‘grande potenza civile’ della Merkel può funzionare bene ma, osserva Landi, “c’è una grande contraddizione: la Germania, pur con l’Ue al proprio fianco, non ha la ‘stazza’ per reggere la dimensione della competizione globale. Solo un’Europa più motivata da una sua ideologia e più disponibile a organizzare in maniera adeguata i suoi tanti strumenti e risorse geopolitiche, con la Germania (e la Francia) al centro, può reggere quella competizione globale”.
La costruzione di Merkel “può innovarsi poichè è una ‘geopolitica liberale’: ha un metodo basato sul compromesso e sui valori liberali, la forza delle istituzioni, della diversità, della libertà come responsabilità, che consente, in teoria, di innovare”, assicura l’autore. Ma ora la domanda è: l’Europa, che in questi anni merkeliani è stata capace di innovare, può continuare ed allargare i processi di innovazione anche con la fine del ciclo politico della Cancelliera? “E’ questa è la sfida dei prossimi anni – risponde Claudio Landi – imparare ed assorbire l’approccio di Angela Merkel sapendolo allargare. Ursula von der Leyen, Cristine Lagarde, lo stesso presidente francese e specialmente il prossimo Cancelliere tedesco ne saranno capaci? Su questa sfida si giocano le potenzialità della democrazia europea di contare nel mondo globalizzato e di partecipare alla costruzione di un Occidente liberale adeguato al mondo globalizzato. Per ora non possiamo che riconoscere che proprio a Berlino per la Libia, la Cancelliera tedesca ha dato prova, per l’ennesima volta, della sua abilità”.
Disney+ sbarca in Italia il 24 marzoAnche in altri paesi europei, prezzo 6,99 al mese
21 gennaio 202014:23
1 GEN – L’attesa per l’arrivo di Disney+ in Italia è terminata. Il colosso dell’intrattenimento ha fissato la data del lancio del proprio servizio di streaming per il 24 marzo 2020. A usufruirne da questa data potranno essere non solo gli utenti del nostro Paese, ma anche di Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Austria e Svizzera. Il lancio in altri paesi europei, quali Belgio, Scandinavia e Portogallo, avverrà successivamente, nell’estate 2020.
Nel catalogo prodotti Disney, ma anche targati Pixar, Marvel, Star Wars e National Geographic, assieme a contenuti esclusivi come film, serie tv, documentari e corti prodotti appositamente per il nuovo servizio.
Il prezzo del servizio, disponibile sulla maggior parte dei dispositivi mobili connessi, compresi console per gaming, lettori multimediali e smart TV, sarà di 6,99 euro al mese o 69,99 euro all’anno. Sarà possibile accedere a 4 stream simultanei in alta qualità e senza interruzioni pubblicitarie.
Il numero dei download sarà illimitato e su un massimo di dieci dispositivi. Gli utenti potranno fruire inoltre di suggerimenti personalizzati e avranno la possibilità di impostare fino a sette diversi profili. Sarà inoltre possibile impostare profili per bambini con interfaccia a navigazione facilitata e accesso a contenuti adatti alla loro età.
Tra le serie disponibili, “The Mandalorian”, scritta e prodotta da Jon Favreau; “High School Musical: The Musical: The Series”, versione moderna del franchise di successo; “The World According To Jeff Goldblum”, serie che esplora il mondo degli oggetti a noi più familiari; “Lilli e il vagabondo”, una rivisitazione del classico d’animazione del 1955. Tra gli altri titoli originali “Encore,” prodotto da Kristen Bell; “Diary of A Future President”, scritto e prodotto da Ilana Peña (“Crazy Ex-Girlfriend”) e da Gina Rodriguez (“Jane the Virgin”); “The Imagineering Story”, che racconta dell’eclettico gruppo di creativi che danno vita ai Parchi Disney.
Nasce una Fondazione per Biblioteca Capitolare VeronaAvviata collaborazione con Museo Egizio di Torino
VERONA21 gennaio 202014:27
– La Biblioteca Capitolare di Verona si costituisce in Fondazione, che si amplierà grazie anche al supporto della ricerca accademica e di realtà internazionali della cultura, tra cui il Museo Egizio di Torino.
Per mons. Bruno Fasani, presidente della Fondazione “intendiamo sviluppare tre aree di attività fortemente connesse fra loro: la consultazione, la ricerca e l’attività museale che abbraccerà le visite, le mostre dedicate, le mostre condivise anche fuori sede, il laboratorio didattico, eventi e conferenze, tutte attività che avranno lo scopo di fare conoscere le ricchezze e di contribuire al sostentamento dell’operazione complessiva”.
Nota a livello internazionale per l’antichità e la preziosità dei suoi manoscritti, la Capitolare è stata riconosciuta come la Biblioteca più antica al mondo ancora oggi funzionante. Ne dà conferma il celebre Codice Ursicino, datato 1 agosto 517 d.C.
Lusso: Sewelo, diamante grezzo più grande del mondo, 1758 ctLavorazione Vuitton con Lucara Diamond Corporation e Hb Company
21 gennaio 202014:34
– La maison Louis Vuitton annuncia la sua partecipazione, assieme a Lucara Diamond Corporation e a Hb Company di Anversa, alla lavorazione di un diamante raro ed eccezionale, da 1758 carati, il secondo il più grande diamante grezzo mai trovato: Sewelo, che significa “scoperta rara” in lingua setswana. Il 19 aprile 2019 rimarrà un momento storico: il giorno in cui il monumentale diamante grezzo da 1758 carati, è venuto alla luce nella miniera di Karowe in Botswana al 100% di proprietà di Lucara Diamond Corpation. È il secondo diamante grezzo più grande mai scoperto e il più grande ad aver mai lasciato il Botswana. Grande circa come una pallina da tennis, che misura 83 mm x 62 mm x 46 mm, pesa 352 grammi, Sewelo è il secondo diamante allo stato grezzo più grande della storia, superato solo dal Cullinan, a 3106 carati, scoperto in Sudafrica nel 1905, e trasformato in storici diamanti che ora sono parte della British Crown Jewels e della collezione reale. Sewelo è anche il più eccezionale e grande diamante grezzo recuperato dall’avanguardistica miniera Karowe di Lucara in Botswana. Il diamante è rimasto intatto grazie al circuito high-tech XRT di Lucara, un processo di recupero avanzato che evita la rottura della roccia contenente la pietra preziosa. L’analisi iniziale di Sewelo caratterizza la pietra come “gemma di qualità” con “prevalenza di gemma bianca di alta qualità”, mentre gli studi dettagliati sulla pietra, la sua composizione, qualità e potenziale continueranno per diversi mesi. Sewelo è spettacolare non solo per le sue incredibili dimensioni ma anche per le sue caratteristiche di forma, colore, formazione e composizione. Il cristallo grezzo è in gran parte coperto da uno strato molto sottile di carbonio nero, che custodisce al suo interno i segreti di 2 miliardi di anni. L’intera portata delle variazioni di colore e chiarezza della resa del diamante è ancora sconosciuta.
Mollica, Italia da Oscar, da Fellini a SorrentinoRicordi in volume, ‘vorrei statuetta per Giannini e Moretti
19 gennaio 202017:27
L’ironia di Fellini, l’entusiasmo incontenibile di Benigni, il fulminante ‘fuck you’ di Antonioni a Jack Nicholson “che faceva un po’ troppo lo splendido”. Sono fra i ricordi, momenti e aneddoti, “bellissime emozioni” che riportano alle persone e agli artisti dietro il glamour, vissuti da Vincenzo Mollica e condivisi in L’italia agli Oscar – Racconto di un cronista, il libro a cura di Steve della Casa (Luce Cinecittà /Edizioni Sabinae) realizzato in occasione dello storico accordo per una partnership almeno quinquennale fra Istituto Luce Cinecittà e il Museo dell’Academy of Motion Pictures di Los Angeles, di cui sono ancora in corso i lavori.
Mollica ha seguito la prima edizione degli Oscar da inviato a Los Angeles trent’anni fa: “Era candidato Peppuccio Tornatore, con Nuovo cinema Paradiso ed erano 15 anni che Italia non vinceva come miglior film straniero. Quando vinse Giuseppe era felicissimo, anche se non ebbe il tempo di parlare sul palco dopo il produttore Franco Cristaldi, riusci solo a dire grazie” racconta il maestro del giornalismo alla presentazione del libro, dove è venuto a salutarlo anche Francesco De Gregori. Tra gli eventi indimenticabili l’Oscar alla Carriera all’amico Federico Fellini: “Quando è arrivato a Los Angeles, l’Academy gli ha fatto un trovare un trono e tutti, da Billy Wilder in giù andavano a rendergli omaggio. Lui, ironico come sempre, quasi li benediva- dice Mollica -. Poi sull’aereo di ritorno in Italia, Federico mi parlò del rammarico per non aver mai lavorato con Sophia Loren (che gli aveva consegnato la statuetta insieme a Marcello Mastroianni, ndr) ma che stava scrivendo un film in cui sarebbe stata tra i protagonisti, intitolato Attore! Nel cast ci sarebbe stato anche Salvo Randone, che Fellini definiva il più grande rapinatore di applausi del teatro”. Come non ricordare poi le storiche vittorie di Roberto Benigni per La vita è bella (miglior film, miglior attore protagonista e la colonna sonora a Nicola Piovani, ndr): “quel momento straordinario nel quale Benigni arriva sul palco saltando sulle sedie è diventato uno degli spot simbolo dell’Academy – commenta sorridendo Mollica -. Nei giorni successivi, andai con Benigni a New York, e c’erano tassisti che quando lo vedevano gli urlavano ‘Roberto!’.
Lui per loro improvvisava un balletto in mezzo alla strada”.
Un’altra grande emozione furono le candidature postume a Massimo Troisi per Il postino: “Si riunirono le fidanzate di Massimo, che si sentivano tutte a loro modo vedove. E mi tornò in mente quando lui mi aveva raccontato per ore del progetto de Il Postino, in un’osteria di Roma. Mentre stavamo mangiando entrò all’improvviso Al Pacino con due sgallettate… e lo misero a mangiare un posto più riservato”. Il giornalista era a Los Angeles anche per la vittoria di Sorrentino: “E’ stata bellissima anche quella, oltre che inattesa. Il film era stato molto amato ma non si pensava che vincesse. Poi Sorrentino fece una dedica strepitosa, da Fellini a Maradona… che gli vuoi dire di più?”. Per Mollica, “il cinema italiano non è secondo a nessuno nel mondo perché è vitale e ha una forza che ha sempre rappresentato una guida”.
Sulla copertina del libro, Mollica e Della Casa hanno voluto Anna Magnani: “E’ la numero uno assoluta, rappresenta il cinema in tutte le sue forme, è L’italia, ed è stata la prima donna italiana a vincere un Oscar. Tutti i grandi protagonisti del cinema l’hanno sempre amata e rispettata. C’è un inchino da fare a questa donna così generosa e straordinaria, che ha regalato al cinema pagine di vita”. il giornalista è stato molto contento anche dell’Oscar alla carriera per Lina Wertmuller: “Mi piacerebbe ne arrivasse uno anche per Giancarlo Giannini e uno a Nanni Moretti… chissà cosa succederebbe su qual palcoscenico!”.
Remo Girone a Hollywood, premio nel nome di FerrariLos Angeles Italia, 7 febbraio, per Le Mans66 film da Oscar
NAPOLI19 gennaio 202019:26
– Remo Girone, che ha impersonato Enzo Ferrari in ‘Le Mans66-La grande sfida’ di James Mangold (in corsa per l’Oscar nella categoria Miglior Film), sarà premiato, venerdì 7 febbraio al TCL Chinese Theatre di Hollywood, in occasione del “Nominees Gala” del ‘Los Angeles, Italia Festival’.
Ad annunciarlo è il premio Oscar Nick Vallelonga, presidente della 15ma edizione della manifestazione promossa dall’Istituto Capri nel Mondo, con il patrocinio del MAECI ed il sostegno del MIBACT in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Accompagnato dalla moglie, l’ attrice Victoria Zinny, Girone riceverà il premio ‘L.A., Italia alla Carriera’ e subito dopo raggiungerà i colleghi Matt Damon e Christian Bale e il regista del film (titolo originale ‘Ford Vs. Ferrari’) all’evento pre-Academy Awards organizzato dalla 20th Century Fox in onore del cast del kolossal da cento milioni di dollari, tra i maggiori successi della stagione. Girone e la Zinny si aggregano dunque alla delegazione italiana che parteciperà all’ happening del cinema e dell’audiovisivo italiani a Hollywood promosso con la partecipazione di Rai Cinema, Rai Com, Rainbow, Medusa, Iervolino Erntertainment, Consolato Generale, Ice e l’Istituto di Cultura di Los Angeles.
Già annunciata la presenza del premio Oscar Gabriele Salvatores, Francesca Archibugi, Elisa Amoroso con Chiara Ferragni, Franco Nero e Clementino. Si tratta di un appuntamento significativo per la comunità italoamericana sulla West Coast che quest’anno festeggerà, con una retrospettiva, gli 80 anni dell’attore Al Pacino, cosi come tutta italoamericana sarà agli Oscar la sfida diretta tra Quentin Tarantino (Once Upon a Time in Hollywood) e Martin Scorsese (The Irishman ).
Tra gli altri artisti attesi a LA Italia 2020, i premi Oscar Nick Vallelonga (Green Book), Mira Sorvino (Mighty Aphrodite), Bobby Moresco (Crash), Barry Morrow (Rain Man) insieme con Diane Warren, Eli Roth, David O. Russell e Robert Davi.
Renee Zellweger da Oscar, è leggenda JudyIn sala dal 30 gennaio biopic sulla Garland con 2 nomination
19 gennaio 202019:45
“Non vi dimenticherete di me” dice Judy Garland nell’ultimo concerto a Londra nel 1969, quando depressa e piena di barbiturici vuole ancora una volta essere cullata dall’abbraccio del pubblico che da 40 anni la adora e a cui ha dedicato e anche sacrificato la sua vita. Ma il tempo con lei non è stato clemente: chi oggi si ricorda di quella performer incredibile, una delle più grandi di sempre, che a 16 anni già era la star bambina del Mago di Oz e a 47 è morta per overdose di pasticche? Per l’interpretazione della Garland, Renee Zellweger è candidata al premio Oscar in Judy, il film di Rupert Goold in sala in Italia dal 30 gennaio con Notorius.
Il film, che ha anche una seconda nomination per miglior trucco e acconciatura, vuole proprio far ‘ri-scoprire’ la leggenda ai giovani: “La Garland – ha detto Goold alla premiere alla Festa di Roma lo scorso ottobre- rappresenta una giovanissima diventata famosa e questo è qualcosa che i ragazzi che usano Instagram e hanno vite esposte con i social può essere capita. Quando abbiamo fatto le proiezioni test di questo film la risposta dei giovani è stata una sorpresa: anzichè la star che piaceva alla loro nonne, i ragazzi troveranno qualcosa di molto più vicino a loro: Judy, in una società rigida e patriarcale, non ha mai accettato le regole stabilite. Ci potranno trovare in lei piuttosto una Amy Winhouse”.
In Judy siamo lontani dalla struttura classica del biopic: si racconta il periodo finale della sua vita, con molti flashback sugli step più importanti. Ha detto Renée Zellweger: “Pensavo che in questo film ci fosse l’opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa: cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato”. Judy Garland rappresenta, nel bene e nel male, la Hollywood dell’epoca d’oro quando produttori e agenti controllavano ogni cosa della vita della loro star proprio per renderla una star (distruggendone il privato): alla Judy bambina e già popolare Dorothy del mago di Oz fanno una festa di compleanno in una data qualsiasi e con una torta che lei non potra mangiare, finta anch’essa, oggi la definiremmo fake news, solo ad uso dei media. “Garland è una star di Hollywood all’antica. È remota, come lo sono tutte le stelle dell’età dell’oro, ma – ha detto il regista – ero interessato a bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito”. Quattro matrimoni che non la salvarono dalla depressione, tre figli (la prima è Liza Minnelli), un continuo contrasto psicologico tra il richiamo del palcoscenico, dell’affetto dei fan e i sensi di colpa come genitrice perennemente in tour, un abuso di farmaci sin da ragazza quando gli agenti le inducevano il riposo con pasticche per dormire o per stare sveglia per lavorare, Judy dice nel film “voglio solo quello che vogliono tutti, l’amore, ma per me è stato molto più difficile”. La trasformazione di Zellweger è impressionante: il regista e i produttori l’hanno scelta per il suo lato comico, sexy, emotivamente disponibile che Judy ha sempre avuto ma certo l’attrice americana di Bridget Jones ha messo del suo, aiutata da tanto materiale originale e dalla monumentale biografia dell’ultimo marito Mickey Deans. “Renee è una grande lavoratrice sempre alla ricerca di ulteriori note, una perfezionista – ha detto il regista – c’è stato una grande lavoro sulla voce e sul fisico ma Reneè ha avuto tutto lo spazio libero per trovare lei stessa le connessioni con il personaggio: lei come Judy è una stella che tutti fermano per strada ma che vive solitudini e paure”
Box office usa, sequel Bad Boys al topSegue Dolittle, al terzo posto 1917
19 gennaio 202020:25
– La Sony ha impiegato 17 anni, ma l’ultimo sequel di “Bad Boys” sembra dare i suoi frutti, incassando circa 59,2 milioni di dollari per l’inizio di un fine settimana di vacanza negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dalla France Press. “Bad Boys for Life” vede protagonisti Will Smith e Martin Lawrence come investigatori saggi che si riuniscono dopo anni di distanza (“Bad Boys II” risale al 2003, otto anni dopo l’originale “Bad Boys”) per affrontare un omicida cartello della droga a Miami . Le sue vendite di biglietti per il Nord America – stimate a 68,1 milioni di dollari quando sono incluse le vacanze nel giorno di Martin Luther King di lunedì – sono quasi due volte le previsioni originali, secondo Variety.com. Un’altra nuova uscita, la “Dolittle” della Universal, con Robert Downey Jr., si è classificata seconda con una stima di 22,5 milioni per il periodo da venerdì a domenica ($ 30 milioni per i quattro giorni). “Dolittle”, basato su un amato libro per bambini su un veterinario in grado di parlare con gli animali, è finito nel mirino della critica. La presenza di Downey, estremamente popolare nei film di supereroi Marvel, e di un cast di voci stellari tra cui Emma Thompson, Ralph Fiennes, Antonio Banderas, Rami Malek, Octavia Spencer e Marion Cotillard, potrebbero aver contribuito a rafforzarne la fortuna.
Al terzo posto il leader del box office dello scorso fine settimana, “1917”, sempre Universal. Ha incassato 22,1 milioni nella vendita dei biglietti (27 milioni per quattro giorni).
“Jumanji: The Next Level” di Sony è scivolato di un posto dall’ultimo fine settimana al quarto, guadagnando 9,6 milioni ($ 12,6 milioni). Il quinto posto è andato a “Star Wars: The Rise of Skywalker” della Disney a 8,4 milioni (10,6 milioni). A livello globale, il finale della Saga ha ormai superato il miliardo di dollari. A completare la top 10 sono stati: “Just Mercy” ( 6 milioni; $ 7,5 milioni per quattro giorni) “Piccole donne” (5,9 milioni; $ 7,4 milioni) “Knives Out” (4,3 milioni; $ 5,3 milioni) “Like a Boss” (3,8 milioni; $ 4,5 milioni) “Frozen II” ( 3,7 milioni; 5,1 milioni).
Cinema: Steve Della Casa racconta set d’autore di TorinoIl Salotto buono inaugura nuovo anno con appuntamento speciale
TORINO20 gennaio 202011:05
– Il Salotto Buono – In omaggio a Torino capitale del cinema 2020 – inaugura il nuovo anno domani con un appuntamento speciale di Aperitivo & Cinema in Salotto, ciclo di incontri condotti da Steve Della Casa, critico cinematografico e voce del programma cult di Radio3 Rai Hollywood Party.
Della Casa racconta questa volta ‘Torino e i suoi set d’autore’, con sequenze, curiosità, storie e aneddoti di backstage di film girati nella nostra città che hanno fatto entrare le location sabaude nell’immaginario universale: da Profondo rosso di Dario Argento a La donna della domenica di Comencini passando per Banditi a Milano di Lizzani, La seconda volta di Nanni Moretti e molti altri.
Il Salotto Buono è uno spazio per eventi privati “come a casa” nel cuore di Torino, creato dalla interior designer e stylist Isabella Giunto.
Fellini: Padiglione Italia lo celebra a Expo 2020 a DubaiLogo ed iniziative durante i sei mesi dell’Esposizione
20 gennaio 202011:45
– Il Commissariato per la partecipazione dell’Italia all’Expo 2020 di Dubai si unisce alle celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita di Federico Fellini.
In onore del più noto regista della storia d’Italia, il simbolo iconografico del Commissariato italiano, si veste sui social network con sciarpa e cappello nello stile del cineasta riminese. A partire dal 20 ottobre, durante i sei mesi dell’Esposizione Universale di Dubai, Padiglione Italia celebrerà la grandezza del cinema tricolore e dei suoi protagonisti, incluso il grande Maestro de “La dolce vita” e “Otto e mezzo”.
Inoltre, spiega il Commissariato in una nota, nell'”Innovation Hub” che l’Italia porterà all’Expo, ci saranno spazi dedicati, eventi per grandi e piccoli e tante occasioni formative capaci di rappresentare al meglio le competenze e le eccellenze dei mestieri legati all’arte visiva, promuovendo così la filiera produttiva e occupazionale del settore.
Fellini: un autoritratto sul francobollo commemorativoEmesso il valore postale per il centenario della nascita
20 gennaio 202014:59
– Un autoritratto e’ stato scelto per illustrare il francobollo italiano emesso oggi per celebrare i cento anni dalla nascita di Federico Fellini.
Il disegno e’ nello stile tipico del regista che amava moltissimo creare illustrazioni: proviene – ricorda il comunicato di emissione – dal ‘Libro dei sogni’, ”un diario che il regista tenne dagli anni Sessanta fino al 1990 in cui ha annotato i suoi sogni sotto forma di disegni, un viaggio nella sua sconfinata creatività”.
Nato a Rimini il 20 gennaio 1920 e morto a Roma nel 1993, Fellini ha realizzato film che segnano la storia del cinema, dallo ”Sceicco Bianco” ai ”Vitelloni”, dalla ”Strada” alle ”Notti di Cabiria”, dalla ”Dolce Vita” a ”8 1/2”, da ”Roma” ad ”Amarcord, da ”E la nave va” a Ginger e Fred” e cosi’ via.
Il francobollo e’ valido per la posta ordinaria diretta in Italia; l’annullo speciale ”primo giorno di emissione” viene apposto negli uffici postali di Rimini e di Cinecitta’ Est a Roma.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Clandestine, l’altra Italia dell’arte
Da fotografa Carmi a street artist Pasquini in docu di Orlandini
21 gennaio 202012:56
– Lisetta Carmi, la fotografa 95enne dai molti talenti e plurime vite; la street artist Alice Pasquini, che dipinge muri in giro per il mondo; la poetrice Rosaria Lo Russo. E poi ancora, l’archeologa Marcella Frangipane che ha riportato alla luce una città turca del IV millennio a.C.; la pittrice e scultrice Cristina Crespo con il suo progetto di trasformazione delle rovine in giardini nei luoghi del terremoto delle Marche; Raffaella Formenti, che realizza le sue opere con la carta riciclata; Isabella Botti, guida nella Roma dei tesori nascosti e delle statue parlanti; Bianca Tosatti, massima esperta italiana di Art Brut, da lei ridefinita “arte irregolare”; fino alla fotografa e video artist, Agnese Purgatorio. Otto donne che hanno fatto dell’arte e della cultura la loro ragione di vita. Otto donne in alcuni casi conosciute e applaudite a livello mondiale, ma nel nostro paese “clandestine, costrette a compiere scelte e scalare vette per ottenere quello che spetta loro. Sono le protagoniste di “Clandestine – l’Altra Italia dell’Arte”, docu film ideato e diretto da Maria Paola Orlandini, Presidente dell’Associazione The Making Of, oggi in anteprima al Senato alla presenza del ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, e nuova tappa del percorso integrato del Progetto didattico -formativo Clandestine realizzato col contributo del Dipartimento Pari Opportunità.
Un racconto del mondo dell’arte, declinato al femminile, e un viaggio di incontentabili esploratrici alla ricerca di forme e linguaggi nuovi che nella loro diversità rappresentano una prova concreta di come stereotipi e pregiudizi, causa dell’invisibilità evocata nel titolo, possano essere combattuti e vinti. Il docu-film diventerà strumento didattico insieme all’attivazione di Atelier di parità sentimentale e l’allestimento di mostre in scuole di Roma, Lastra a Signa (FI), Campobasso e Montefiascone (VT).
Cinema: Ferrara Film Festival premia Haber alla carriera’Professionista ammirevole in campo cinematografico e teatrale’
FERRARA21 gennaio 202013:24
– L’attore Alessandro Haber riceverà il Premio alla Carriera in occasione della quinta edizione del Ferrara Film Festival (28 marzo-5 aprile), in un evento pre-festival in programma il 21 marzo con altri personaggi del cinema nazionale.
“Alessandro Haber – spiega il direttore del Festival, Maximilian Law – è un professionista ammirevole sia in campo cinematografico che teatrale; la cosa meravigliosa è che mantiene una straordinaria carica di vitalità positiva, in linea con l’energia del nostro Festival. La carriera di Alessandro, ne sono certo, andrà avanti ancora molto a lungo e sono orgoglioso di potergli assegnare il primo riconoscimento della nostra quinta edizione del Festival”.
Haber ha interpretato oltre cento film, nell’arco di una carriera iniziata alla fine degli anni ’60, che lo ha visto protagonista o coprotagonista in pellicole dirette dai più grandi registi italiani, da Bertolucci a Pasolini, da Monicelli ad Avati, e ancora Bellocchio, Pieraccioni, Moretti, Salvatores e Tornatore.
Al bulgaro The Father il Trieste Film Festival 2020Assegnato a Kasia Smutniak l’Eastern Star Award
TRIESTE21 gennaio 202016:22
– Va al bulgaro The Father di Kristina Grozeva e Petar Valchanov il premio come miglior lungometraggio al Trieste Film Festival. L’elaborazione di un lutto attraverso il viaggio sgangherato di un padre e di un figlio, tra sensi di colpa e legami da riallacciare, si impone al 31/o appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo.
Premiato come miglior documentario The Euphoria of Being dell’ungherese Réka Szabó, sulla figura di Éva Fahidi, unica della sua famiglia ad aver fatto ritorno dal campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e oggi protagonista di una performance teatrale sulla sua vita. Tra i cortometraggi vince il bielorusso Lake of Happiness di Aliaksei Paluyan. Mentre va all’attrice Kasia Smutniak l’Eastern Star Award 2020, assegnato a una personalità del mondo del cinema che ha gettato un punto tra il cinema dell’Europa dell’est e quello dell’Europa dell’ovest.
La Divina Commedia rivive in un foglio di 97 metriL’artista Enrico Mazzone lo racconta
21 gennaio 202014:35
– Un rotolo di carta lungo 97 metri e alto 4, che pesa 276 chili. E’ la materia su cui fa rivivere la Divina Commedia l’artista torinese Enrico Mazzone, 38 anni.
Un’impresa folle, un sogno che ha cominciato a diventare realtà a fine 2016 a Rauma, in Finlandia, dove a Mazzone è stato regalato l’enorme rotolo di carta e dove è stato ospitato in diversi studi che gli hanno consentito di srotolarlo per cominciare a comporre l’opera che include le tre cantiche dantesche, Inferno, Paradiso e Purgatorio. Il lavoro è statp realizzato a matita: 6.240 quelle utilizzate di cui Mazzone ha conservato i moncherini “perché vorrei condividerli nel segno della passione”.
“Tutta la Divina Commedia su un foglio di 97 metri per 4, che mi è stato donato da U.P.M. Cartiera di Rauma, concentrando l’attenzione su alcuni personaggi e paesaggi. Ho terminato l’Inferno e il Purgatorio, adesso mi sto dedicando al Paradiso, ci sono ancora 35 metri da fare e c’è la possibilità di completare l’opera a Ravenna grazie all’interesse del gallerista Marco Miccoli che si sta occupando di vari eventi per le celebrazioni di Dante 2021” racconta l’artista, classe 1982, laureato all’Accademia di Belle Arti di Torino in scenografia teatrale. “Ma ho sempre avuto la passione per il disegno iconografico e la mitologia” spiega Mazzone che in questi giorni è in Italia ed è arrivato a Rauma con una borsa di studio per una residenza d’artista. Prima era stato in Islanda e poi in Groenlandia.
Non è, spiega l’artista, “una composizione iperrealista ma figurativa. Ha un taglio rinascimentale, con la tecnica a puntini ho creato i chiaroscuri. Realizzata in bianco e nero, a matita, ricorda le incisioni. L’unica vera sfida è stato operare su formati titanici dopo aver fatto schizzi e bozze su fogli A3.
Prima ho fatto le sagome e poi le ho puntinate. Non ho visto il disegno completo dei 62 metri finora realizzati e anche per me alla fine sarà una sorpresa la visione d’insieme. In orizzontale si può intuire, in verticale non lo so”. Ci sono cammei di Beatrice, di Paolo e Francesca, di Virgilio, Penelope, del Conte Ugolino e poi di Caronte, di Filippo Argenti, di Cerbero, Plutone, Orfeo, Minosse. “Quali sono i personaggi accattivanti e quelli che fanno da sfondo? Mi piacerebbe che la gente potesse accorgersi della fisiognomica, di quegli sguardi che si incrociano” sottolinea Mazzone che non è mai stato un “grande fan, ma la Divina Commedia mi ha sempre entusiasmato”.
L’ispirazione artistica in questo caso deve fare i conti con i problemi logistici. “Il trasporto non è semplice: può avvenire via terra e si potrebbe creare un evento nell’evento con il trasferimento su un camion da Rauma a Ravenna. Oppure si può trasportare via mare. Piano piano i tasselli si uniscono e si stanno creando delle sinergie con il coinvolgimento dell’Istituto Italiano di Cultura a Helsinki e delle autorità di Ravenna. Uno degli spazi che potrebbe ospitarlo potrebbe essere la Chiesa di Santa Maria dell’Angelo a Faenza che non viene utilizzata per funzioni religiose” spiega l’artista che non ha mai smesso di credere in questo progetto. E ora, dopo l’istituzione del ‘Dantedì’ e le celebrazioni nel 2021 per i 700 anni della nascita del Sommo Poeta, l’operazione acquista ogni giorno sempre maggiore attenzione.
“Piano piano il progetto prende spazio e in tanti fanno il tifo per averlo. La società Dante Alighieri è molto incuriosita.
Vittorio Sgarbi è al corrente del progetto. Dormo sonni tranquilli, ma questi anni non sono stati facili e sento la responsabilità non solo di progettare ma di saper anche presentare la commedia dantesca”. Le incisioni di Gustave Doré sono state un riferimento, ma Mazzone ha operato in modo diverso, mettendo tutta la prospettiva sul piano orizzontale.
“Mi sono permesso qualche licenza poetica. Ho seguito due binari. la sequenza delle varie cantiche, i gironi dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso e poi un unico piano orizzontale visivo.
Sono stato tenace, ma ho grandi dubbi e incertezze. Più volte ho pensato ‘non ne esco vivo’, ma adesso il più è stato fatto e sono ad un punto cruciale, lo devo finire” sottolinea. Ma alcune certezze le ha: “Non lo vedo certo esposto in una parete unica, piana, dove occuperebbe 100 metri ma al centro di una stanza, come un ciclorama che avrebbe un raggio di 37 metri, una struttura alla quale si possa girare intorno” dice.
Costanzo, racconto ‘L’amica geniale’ evolve con la storia d’Italia
21 gennaio 202014:37
“Se i primi due episodi di Storia del nuovo cognome sono fortemente in continuità con la fine della prima stagione, dal terzo capitolo le cose iniziano a cambiare.
Lila ed Elena ci appaiono più grandi, adulte, amiche ma anche rivali, due brave ma anche ‘cattive’ ragazze”. Il regista Saverio Costanzo, nel corso della presentazione della seconda stagione dell’Amica geniale – dopo lo straordinario successo della prima, venduta in molti Paesi del mondo con critiche entusiastiche – che sbarca in prima visione su Rai1 dal 10 febbraio, ragiona sulla nuova serie (tratta dal secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante edito da e/o) che vedrà per due episodi la regia di Alice Rohrwacher (quelli ambientati a Ischia).
Costanzo ricorda: “Siamo negli anni ’60, piano piano si aprono gli orizzonte e la drammaturgia di Elena Ferrante accelera. Troviamo il desiderio di scoprire qualcos’altro. Il racconto filmico, invece, evolve con la storia italiana, con la condizione sociale”. E fa notare: “Se la prima stagione si è ispirata al racconto neorealista, la seconda si concede un’evoluzione anche cinematografica. La presenza di Alice è un vero regalo, è un’artista con uno sguardo proprio. E’ un cinema che strappa le inquadrature, che strappa la musica al racconto.
Ho avuto la possibilità di sperimentare dentro la formacinema e tutto questo è stato possibile grazie al romanzo. Se è stato possibile lavorare in modo così sensato e profondo, è grazie solamente al romanzo”. La macchina da presa e “la messa in scena, tentano di seguire questa loro crescita delle due protagoniste, facendo respirare le inquadrature con un tempo più posato e discontinuo insieme; qualcosa inizia a rompersi”. Alla domanda se ci sarà un seguito a questa seconda stagione, visti gli altri due libri della Ferrante, risponde: “Me lo auguro a prescindere da me”. Per Alice Rohrwacher, “l’intuizione di Saverio è stata quella di vedere, nel quarto e nel quinto episodio che io ho diretto, un romanzo a sé. Far entrare un altro regista è stato un elemento di rottura, soprattutto per le due ragazze”.
Quadro Klimt: fu pagata ricompensa per ritrovare il dipintoLibertà: a un piacentino per informazioni utili sull’opera
PIACENZA21 gennaio 202014:41
– Anche dopo il ritrovamento dell’opera, quello del ‘Ritratto di Signora’ di Klimt rubato e poi ritrovato a Piacenza, resta un giallo. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano locale Libertà, nel 2015 sarebbe stata pagata una ricompensa a un piacentino che aveva avviato una trattativa con i carabinieri sostenendo di poter fornire informazioni utili per ritrovare il dipinto.
A pagare sarebbe stata la Banca di Piacenza e a confermare la notizia è stato il presidente onorario dell’istituto di credito Corrado Sforza Fogliani, che però non ha precisato l’entità della somma.
Un altro mistero ruota intorno ai due piacentini, entrambi pregiudicati, che nei giorni scorsi si sono autoaccusati del furto con una lettera al quotidiano Libertà. Oggi si apprende che i due starebbero per finire in carcere per un cumulo pene giunto al giudizio di Cassazione e relativo a vecchi reati.
Entrambi erano componenti della cosiddetta ‘banda del grimaldello bulgaro’, che mise a segno decine di furti tra Piacenza e province limitrofe. Venerdì scorso la Cassazione ha confermato le sentenze di secondo grado e reso definitive le condanne. Uno dei due deve scontare 7 anni e due mesi (in primo grado fu condannato a 14 anni), l’altro 4 anni e 8 mesi (contro gli 8 anni e 8 mesi del primo grado).
Dopo aver inviato la lettera a Libertà nella quale si ascrivevano il merito di aver restituito il quadro, entrambi sono stati ascoltati dagli investigatori della squadra mobile di Piacenza. La Procura della Repubblica ha confermato che vi è un’indagine in corso sul Klimt senza però precisare se a loro carico o meno, ma spiegando che vi sono due piste investigative.
Il reato ipotizzato è quello di ricettazione poiché il reato di furto è invece ampiamente prescritto.
Deliberata candidatura Portici Bologna a patrimonio UnescoDa Commissione nazionale italiana. Esito atteso nel 2021
BOLOGNA21 gennaio 202015:49
– Deliberata dal Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco – riunito oggi presso il ministro dei Beni Culturali – la presentazione della candidatura dei Portici di Bologna alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2020. L’esito della candidatura – spiega una nota dello stesso ministero – è atteso nel 2021.
Con la decisione di presentare la candidatura a patrimonio dell’Unesco i Portici vengono riconosciuti come “un elemento identificativo della città di Bologna, sia dalla comunità che dai visitatori, e sono un punto di riferimento per uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate”.
Giorno memoria: nei libri tante voci di deportateDa ‘Le 999 donne di Auschwitz’ a ‘L’Alto Nido’
21 gennaio 202014:51
– La vera storia, mai raccontata, delle prime deportate ad Auschwitz e una delle operazioni di salvataggio più audaci della resistenza olandese all’occupazione nazista messa in piedi dalle sorelle Lien e Janny Brilleslijper.
Voci di donne, perdute, ritrovate, cercate, da ascoltare, sono le protagoniste di molti fra i libri in uscita per il Giorno della memoria che si celebra il 27 gennaio.
In dieci anni di ricerche l’attivista impegnata contro la negazione dell’Olocausto Heather Dune Macadam, ha raccolto in ‘Le 999 donne di Auschwitz’ (Newton Compton) le testimonianze inedite e le interviste alle sopravvissute che il 25 marzo del 1942 vennero condotte ad Auschwitz, da cui l’autrice ha tratto anche un documentario. Mentre nel romanzo verità ‘L’Alto Nido’ (Bompiani) l’avvocata e pubblicista olandese Roxane van Iperen ci racconta la vita in una villa nascosta a est di Amsterdam di dozzine di ebrei in fuga. Il nascondiglio è appunto l’Alto Nido dove le sorelle Brilleslijper creano un’operazione di salvataggio che verrà compromessa nel giugno del 1944.
Rimasto segreto fino ad ora, ‘Il diario di Renia 1939-1943’ (Neri Pozza), ci fa rivivere invece i sogni e le speranze di una ragazza polacca che, separata dalla madre e dalla sorella, viene trasferita dalla casa dei nonni al ghetto di Przemys’l dal quale riesce a evadere con l’aiuto di un importante medico ebreo. Ma, tradita da un informatore anonimo , viene giustiziata a 18 anni dalla polizia nazista, nel luglio del 1942. Ginette Kolinka, 95 anni, una delle ultime sopravvissute a Birkenau, dopo aver taciuto per 50 anni ha deciso di raccontare in modo diretto, semplice e coinvolgente la sua storia in ‘Ritorno a Birkenau’ (Ponte alle Grazie), scritto con Marion Ruggeri. Ed è ambientato nella Francia occupata dai nazisti ‘Mai più. Per non dimenticare’ (Giunti) il primo graphic novel della scrittrice bestseller R. J. Palacio, pseudonimo di Raquel Jaramillo, l’autrice di Wonder. In ‘Eugenia’ (Fazi), con cui lo scrittore e giornalista Lionel Duroy ha vinto il premio Anais Nin 2019, viene raccontata una storia d’amore segnata dalla persecuzione antisemita in Romania attingendo alla storia vera dello scrittore e intellettuale Mihail Sebastian.
Torna in libreria per Harper Collins, a 25 anni dalla prima uscita nelle edizioni e/o, il piccolo grande classico ‘Una bambina e basta’ di Lia Levi, impreziosito da originali tavole a colori dell’illustratrice Zosia Dzierzawska. La scrittrice, 89 anni, Premio Strega Giovani nel 2018, spiega ai più piccoli cosa voleva dire diventare grandi sotto le leggi razziali. Arriva anche una nuova edizione del ‘Diario di Anne Frank’ (Mondadori), a cura di Guia Risari, con illustrazioni di Giulia Tomai e la postfazione di Marco Missiroli.
E viene finalmente pubblicato in Italia, ‘Il maestro di Auschwitz’ (Newton Compton), un racconto autobiografico, ispirato alla vita dello scrittore pragahese Otto B Karus, che durante la sua prigionia ad Auschwitz sfidò le regole dei nazisti dando lezioni di nascosto ai 500 bambini ebrei che vissero nel Blocco 31 ad Auschwitz.
Basato sul diario segreto di Gustav Kleinmann dal campo di concentramento, esce per Harper Collins anche ‘Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz’, una storia vera raccontata da Jeremy Dronfield, originario del Galles. Dalla testimonianza diretta della prigionia nei lager e della storia d’amore con la diciottenne Friedel, raccontata in un diario dallo psicoanalista Eddy de Wind, che è stato uno dei primi a descrivere la sindrome del sopravvissuto, è nato ‘Ultima fermata Auschwitz’ (Rizzoli) che esce in contemporanea in diversi paesi. Ispirandosi a fatti reali, Franco Forte e Scilla Bonfiglioli raccontano in ‘La bambina e il nazista’ (Mondadori) i tormenti di un ufficiale di complemento delle SS che vuole salvare dalle camere a gas una bambina ebrea che somiglia a sua figlia. Una preziosa esplorazione dell’antisemitismo attraverso i testi sacri, la tradizione rabbinica e le leggende ebraiche, è quella di Delphine Horvilleur, rabbino francese del Movimento ebraico liberale di Francia, in ‘Riflessioni sulla questione antisemita’ (Einaudi) che esce nella traduzione di Elena Loewenthal.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Giorno Memoria: Gli eventi per non dimenticare
Mostre e concerti in tante città
21 gennaio 202015:02
– Sarà una moltitudine di concerti, mostre, incontri quella che anche quest’anno caratterizzerà la partecipazione di tante città italiane, da nord a sud, al Giorno della Memoria del 27 gennaio, nato per commemorare le vittime dell’Olocausto. “Là dove giace il cuore. Note e parole d’esilio” è il titolo del settimo Concerto per la Memoria in programma all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 23 gennaio.
Gianluca Capozzi, Isabel Consigliere, Elisabetta Di Sopra, Bernhard Draz, Silvia Margaria, Nano Valdes, Theo van Keulen sono gli artisti che con le loro opere riflettono sul Giorno della Memoria nell’ambito della mostra “Segrete. Tracce di Memoria. Alleanza di artisti in memoria della Shoah”, dal 23 gennaio al 9 febbraio a Palazzo Ducale di Genova.
A Milano il 27 al Conservatorio G. Verdi si terrà “Il ballo di Irène. L’incredibile storia di Irène Némirowsky”, con Alessia Olivetti, scritto e diretto da Andrea Murchio in collaborazione con Bruno Maida, le musiche a cura degli studenti del conservatorio e l’introduzione di Ferruccio De Bortoli.
Al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, che il Giorno della Memoria resterà aperto dalle 10 alle 18, si può visitare il percorso multimediale “1938: l’umanità negata”, a cura di Paco Lanciano e Giovanni Grasso, inaugurato il 17 gennaio e allestito in modo permanente.
Il Museo Ebraico di Bologna accoglie dal 24 gennaio all’8 marzo le “Cariatidi” di Luca Freschi, installazione site-specific dedicata al concetto di memoria: l’artista romagnolo ha concepito sculture monumentali composte da elementi in terracotta ceramica dipinta ed objet trouvè che si inseriscono, rievocando la memoria storica collettiva, nel percorso museale.
Gabbani, mi sono preso il tempo che mi servivaSu Junior Cally, “libertà d’espressione non va censurata”
21 gennaio 202015:38
– Ci sono voluti tre anni per convincerlo a tornare al Festival di Sanremo, dopo la doppia vittoria tra le Nuove Proposte nel 2016 e tra i Big l’anno successivo. “Ho assecondato quello che sono. Mi sono preso il tempo necessario per arrivare a Viceversa, il brano che porto in gara quest’anno e che dà anche il nome al nuovo album”, spiega Francesco Gabbani senza ansia da prestazione, senza la necessità di dover dimostrare qualcosa a tutti i costi. “Non ho la presunzione di pensare di andare a vincere, questa soddisfazione già me la sono tolta – scherza il cantautore toscano -.
Piuttosto è l’occasione per presentare un brano che mostra un’altra faccia di me artista, quella più intimista ed emozionale. Non vado per stupire, ma per stupirmi”.
Subito dopo il festival uscirà il nuovo album per BMG. “Non vuole essere un concept album, ma c’è un filo conduttore che corre tra le canzoni: un inno alla condivisione e all’abbandono dell’individualismo. E’ anche un modo per guardarmi allo specchio e chiedermi chi sono io in rapporto agli altri, scoprendo di sentirmi soprattutto una persona libera che ha sempre rispettato gli altri”.
Sulla polemica che infiamma i giorni pre-festival, quelli legati alla presenza del rapper Junior Cally, si limita a dire che “la libertà di espressione non va limitata, altrimenti bisognerebbe aprire un’inquisizione per tanti altri artisti”.
Il parka disegnato da 18 stilisti del popolo Inuit90 capi Canada Goose, vendite a sostegno comunità attraverso ITK
21 gennaio 202015:46
– Canada Goose lancia una collezione artigianale di parka creata in collaborazione con 18 designers Inuit, l’antico popolo dell’Artico che risiede nel Canada del Nord. La collezione, nata per supportare Atigi, il progetto sociale per lo sviluppo di un programma d’impresa Inuit su larga scala, è stata creata proprio dai designer provenienti dall’ Inuit Nunangat, patria di questa popolazione. Costituito nel 2019, il progetto Atigi celebra l’ heritage dell’artigianalità Inuit che ha loro consentito loro di vivere nelle più difficoltose ed estreme condizioni climatiche. Costruito sul successo e l’impatto della collezione inaugurale, il progetto presenta 90 capi sartoriali creati da 18 designers Inuit che provengono da 12 differenti comunità della regione dell’Inuit Nunangat. In collaborazione con l’organizzazione Inuit Tapiriit Kanatami (ITK), Canada Goose ha commissionato a questo gruppo di abili designers la creazione di 5 giacche a testa che riflettessero il loro heritage, la cultura e le loro tradizioni artigianali. La collezione sottolinea la profonda tradizione sartoriale del Nord ed ogni designer ha plasmato i tessuti in qualcosa di funzionale. Dei ricavi delle vendite della Project Atigi collection beneficeranno le comunità Inuit canadesi attraverso l’organizzazione ITK che lavora con le quattro regioni che compongono l’Inuit Nunangat. Attraverso ITK i profitti dello scorso anno hanno supportato progetti educativi, occupazionali e di tutela culturale. La Project Atigi 2020 collection, che include modelli Uomo e Donna, sarà presentata in selezionati store Canada Goose attraverso il Nord America e l’Europa e saranno disponibili per gli ordini sul sito.
Cinema: omaggio ad Aldo Fabrizi al Festival di LecceIl 2 aprile 1990 moriva il genio comico
21 gennaio 202015:56
– A 30 anni dalla scomparsa di Aldo Fabrizi, il Festival del Cinema Europeo (Lecce – Multisala Massimo, 18-25 aprile 2020) diretto da Alberto La Monica, rende omaggio a una delle figure più carismatiche della cultura e del cinema italiani.
Il ricordo di Fabrizi, scomparso il 2 aprile 1990, si articola in diversi momenti: il regista e l’attore, con una retrospettiva dei suoi film, una mostra fotografica e un incontro/tavola rotonda dedicato alla sua arte a cui prenderanno parte addetti ai lavori, presieduto dalla nipote di Fabrizi, Cielo Pessione.
Dal varietà al cinema, alla televisione, definito dai critici americani “a comic genius”, dopo la rappresentazione a Broadway del celebre musical “Rugantino” di Garinei e Giovannini nel 1964, Fabrizi ha lavorato con i più grandi autori del nostro cinema. Dal debutto sul grande schermo nel 1942 con “Avanti c’è posto” di Mario Bonnard al ruolo, nel ’45 di Don Pietro in “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Nel 1950 riceve il Nastro d’Argento per “Prima comunione” di Alessandro Blasetti riconoscimento che si aggiudicherà anche nel ’75 per “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola. Al Festival di Cannes viene premiato come co-sceneggiatore di “Guardie e ladri” uno dei tantissimi film girati assieme a Totò verso il quale Fabrizi ha sempre nutrito un grande affetto e una profonda stima. Ha lavorato in oltre 60 film diretti, per citarne solo alcuni, da Monicelli, Steno, Mattoli, Magni, Bragaglia, Nanni Loy, Franciolini, Pabst, Zampa.
Ed è stato anche regista da Emigrantes del 1949 alla famosa commedia La famiglia Passaguai del ’51, in tutto 9 titoli.
Il Festival del Cinema Europeo, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale “Art Promotion”, è realizzato dalla Fondazione Apulia Film Commission e dalla Regione Puglia con risorse del Patto per la Puglia (FSC).
Addio Severino, filosofo dell’eternoMorto a Brescia il 17 gennaio, solo oggi la notizia
21 gennaio 202017:12
– “Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perchè siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più”. Così scriveva e ripeteva spesso, nelle sue lectio e nei suoi incontri, Emanuele Severino, morto il 17 gennaio a Brescia, ma si è saputo solo oggi, che aveva compiuto 90 anni il 26 febbraio 2019. Un pensiero radicale, il suo, che per la negazione del ‘divenire’ lo ha portato ad un conflitto con la chiesa cattolica al punto che nel 1968, 4 anni dopo aver pubblicato ‘Ritornare a Parmenide’, su sua richiesta venne istruito un processo dall’ex Sant’Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo. Un pensiero che Severino, considerato uno dei più grandi filosofi, scrittori e intellettuali del Novecento, ha coltivato facendo riferimento, oltre che a Parmenide, ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi. Per il filosofo bresciano l’Occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno. Nei numerosi libri pubblicati sin dagli anni ’50, Severino ha mostrato invece che tutto, anche le cose più insignificanti sono eterne per necessità e la convinzione che tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno è la ”follia estrema”. L’uomo ha sempre cercato il rimedio al terrore davanti al dolore e alla morte. Lo ha cercato con il mito, la poesia e la religione e proprio in questo contesto ha approfondito il pensiero di Eschilo ma anche di Giacomo Leopardi.
Miu Miu rilegge mito della colonia d’artisteScenario Casa Corbero vicino Barcellona. Nel cast Bella Hadid
21 gennaio 202017:22
– Una colonia di artisti, tutta al femminile le cui storie si svolgono in uno spazio tentacolare, labirintico: parte scenografia, parte installazione, parte galleria, parte dimora, in cui si muove una squadra di supermodelle capeggiate d Bella Hadid, è lo scenario della nuova campagna di Miu Miu per la primavera estate. ll mito della colonia di artisti rivive nella Casa Corberó costruita dall’artista catalano Xavier Corberó a Esplugues, nelle immediate vicinanze di Barcellona. La sua “casa sublim” si contraddistingue per le linee sofisticate che rivelano severità, disciplina e funzionalità. Queste caratteristiche si riflettono nella stessa collezione di Miu Miu, dove la creatività si esprime con chiazze di colore pitturate a mano, con bottoni “sbagliati”, con applicazioni di rouches e increspature a collage, contrapponendosi alla forma disciplinata, la silhouette severa e la funzionalità presenti negli esempi di uniforme e abbigliamento da lavoro, temi a cui Miuccia Prada ritorna ancora una volta.
I punti di vista fotografici di Liz Collins e Lynette Garland formano un collage con i video e i fotogrammi di Call This Number (Steve Mackey & Douglas Hart) e Robbie Mailer-Howatt. La campagna ritrae un cast di Miu Miu girls composto da Bella Hadid appunto, Tomiwa Adeshina, Pia Ekman, Bo Gebruers, Tang He, Léa Julian, Jordan Leftwich, Lila Moss, Patrycja Piekarska, Alexis Sundman, Xiao Wen Ju e Kaila Wyatt.
Dario Argento al lavoro, girerà serie thrillerProduzione con Iervolino Entertainment
21 gennaio 202018:13
– Dario Argento al lavoro per una coproduzione di una serie tv, ovviamente thriller. Lo annuncia Iervolino Entertainment di Andrea Iervolino e Monika Bacardi che la produrrà in associazione con la società di produzione maltese Talulah e con la partecipazione produttiva e creativa di Alberto Tarallo, in collaborazione con Neo Art Producciones, società spagnola con sede a Barcellona, e Talulah, casa di produzione maltese di cui fa parte l’italiano Alberto Tarallo.
La serie è articolata in 4 episodi della durata di 50 minuti ognuno. A Dario Argento sarà affidata la regia del primo episodio e la direzione, artistica in qualità di showrunner, di tutta la serie. La serie, che ha tutti gli elementi che hanno caratterizzato la fortunata carriera del maestro, spazia dal thriller al giallo fino a toccare gli incubi più profondi tipici del cinema horror.
Il primo episodio, diretto da Dario Argento, gira intorno alla figura della bellissima attrice americana Sharon Vieri che, dopo alcune disavventure a Hollywood, decide di ritirarsi in Italia, nella casa natale del padre. Nella tranquilla cittadina toscana di Alberi, però, si aggira un’inquietante figura intenta a rapire bambine. E nel suo mirino ora c’è Lisa, la figlia dodicenne di Sharon.
Costanzo, L’amica geniale evolve con l’ItaliaIl regista, “con Alice Rohrwacher valore aggiunto importante”
(2)
21 gennaio 202014:57
– “Se i primi due episodi di Storia del nuovo cognome sono fortemente in continuità con la fine della prima stagione, dal terzo capitolo le cose iniziano a cambiare.
Lila ed Elena ci appaiono più grandi, adulte, amiche ma anche rivali, due brave ma anche ‘cattive’ ragazze”. Il regista Saverio Costanzo, nel corso della presentazione della seconda stagione dell’Amica geniale – dopo lo straordinario successo della prima, venduta in molti Paesi del mondo con critiche entusiastiche – che sbarca in prima visione su Rai1 dal 10 febbraio, ragiona sulla nuova serie (tratta dal secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante edito da e/o) che vedrà per due episodi la regia di Alice Rohrwacher (quelli ambientati a Ischia).
Costanzo ricorda: “Siamo negli anni ’60, piano piano si aprono gli orizzonti e la drammaturgia di Elena Ferrante accelera. Troviamo il desiderio di scoprire qualcos’altro. Il racconto filmico, invece, evolve con la storia italiana, con la condizione sociale”. E fa notare: “Se la prima stagione si è ispirata al racconto neorealista, la seconda si concede un’evoluzione anche cinematografica. La presenza di Alice è un vero regalo, è un’artista con uno sguardo proprio. E’ un cinema che strappa le inquadrature, che strappa la musica al racconto.
Ho avuto la possibilità di sperimentare dentro la forma cinema e tutto questo è stato possibile grazie al romanzo. Se è stato possibile lavorare in modo così sensato e profondo, è grazie solamente al romanzo”. La macchina da presa e “la messa in scena tentano di seguire questa loro crescita delle due protagoniste, facendo respirare le inquadrature con un tempo più posato e discontinuo insieme; qualcosa inizia a rompersi”. Alla domanda se ci sarà un seguito a questa seconda stagione, visti gli altri due libri della Ferrante, risponde: “Me lo auguro a prescindere da me”. Per Alice Rohrwacher, “l’intuizione di Saverio è stata quella di vedere, nel quarto e nel quinto episodio che io ho diretto, un romanzo a sé. Far entrare un altro regista è stato un elemento di rottura, soprattutto per le due ragazze”.
‘Alice e il sindaco’, politica e sentimentoDal 6 febbraio il film di Pariser con Luchini e Heimann
21 gennaio 202019:35
– ‘Alice e il sindaco’ di Nicolas Pariser, in sala dal 6 febbraio con la Bim con protagonisti Alice Heimann e Fabrice Luchini, mescola passione politica e sentimento, una sorta di omaggio-sequel al film di Éric Rohmer, L’albero, il sindaco e la mediateca il cui protagonista era un giovane Luchini insegnante dal cuore socialista nella Francia rurale.
Questa volta l’attore francese è invece Paul Theraneau, sindaco di Lione a qualche mese dalle elezioni municipali. Un politico che dopo trent’anni di attività si sente come svuotato, non ha più un’idea. E così, con un azzardo di sceneggiatura molto francese, il sindaco chiama in suo soccorso una giovane ragazza, Alice (Heimann), una filosofa trentenne abbastanza disincantata, che ha come singolare missione dare nuove idee e stimoli al politico. Va detto che Alice, nonostante l’originalità del suo lavoro, è davvero brava tanto da diventare indispensabile al sindaco, una cosa che la renderà presto antipatica allo staff del politico. Il contributo di Alice sarà così fondamentale per ricucire quel rapporto con la società che questo politico socialista non ha ormai più.
Sanremo, raccolte ventimila firme per escludere Junior Cally La polemica sul rapper dopo il forfait di Monica Bellucci. Rinuncia non legata alle ultime polemiche o al cachet
21 gennaio 202013:04
In 24 ore ha superato le 20 mila firme la petizione lanciata su Change.org da Carmen Cera a nome dei docenti del Liceo Scientifico Nicolò Palmeri di Termini Imerese per chiedere alla Rai di non fare esibire sul palco di Sanremo il rapper Junior Cally per i contenuti del brano e del videoclip di “Strega” da lui pubblicati 2 anni fa.L’appello cita il testo della canzone nella quale Cally utilizza un linguaggio “sessista, oltraggioso e pericoloso” (“L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera”) e descrive le immagini del video, in cui il rapper “si muove minacciosamente di fronte ad una ragazza legata mani e piedi ad una sedia con un sacchetto sulla testa”. “Noi, con la sua esclusione dalla kermesse sanremese, ribadiamo – si legge nella petizione – che la violenza sulle donne deve essere combattuta pubblicamente ed esplicitamente soprattutto a livello culturale e che i media hanno in questo un ruolo fondamentale, affinché il lavoro quotidiano degli educatori non venga vanificato in nome delle leggi del mercato”.IL FORFAIT DI MONICA BELLUCCI: Monica Bellucci si chiama fuori: non ci sarà “per cause maggiori”. A due settimane dal debutto, Sanremo 2020 deve fare i conti con il forfait della diva e con la bufera che imperversa su Junior Cally, il rapper mascherato romano al centro delle polemiche per le frasi violente e contro le donne contenute in un
brano del 2017, Strega.Dopo l’altolà del presidente Rai Marcello Foa, è il presidente della Vigilanza, Alberto Barachini (FI), a scrivere allo stesso Foa e all’ad Fabrizio Salini per chiedere di evitare che all’Ariston “vengano diffusi messaggi lesivi dei diritti e della dignità della persona, o inquadrabili nel fenomeno dell’hate speech”. Intanto continua – dalla Lega al Pd, da Forza Italia a Leu – il tam tam per chiedere a Viale Mazzini di intervenire.Il caso Cally è stato oggi al centro di una riunione tra Salini e il neo direttore di Rai1 Stefano Coletta, in costante contatto con Amadeus, impegnato a Sanremo nelle prove del festival. Una decisione arriverà a breve, ma secondo quanto si apprende solo dopo un’attenta valutazione delle posizioni emerse in queste ore, nel massimo rispetto di tutte le opinioni. Niente impulsività, ma cautela ed equilibrio, è la posizione dell’ad: in ballo ci sono temi urticanti, il cambiamento del senso comune, ma anche un’analisi ‘retroattiva’ dei testi che finora non è mai stata presa in considerazione e che richiederebbe una modifica del regolamento. Amadeus, come i direttori artistici che lo hanno preceduto, ha ascoltato i brani proposti (e quello di Junior Cally, No grazie, con riferimenti neanche troppo velati a Matteo Salvini e a Matteo Renzi, ha convinto anche la critica) e l’ufficio legale ha fatto le sue valutazioni sugli artisti.Bellucci, intanto, si sfila : “Il signor Amadeus ed io ci siamo incontrati mesi fa ipotizzando un progetto insieme. Purtroppo per cause maggiori non siamo riusciti nel nostro fine. Auguro un bel Festival a lui e al suo team e spero in un’altra possibilità nel futuro”, fa sapere l’attrice attraverso il suo ufficio stampa. Una defezione che arriva dopo quella di Salmo, ampiamente annunciato come ospite della prima serata. Ma è su Cally che si concentrano ancora le attenzioni del Palazzo, a conferma del fatto che Sanremo, l’evento per eccellenza della Rai, finisce con il catalizzare le tensioni politiche.”Sanremo ha avuto grandi interpreti a rappresentare il talento, la competenza e l’autorevolezza delle donne. Quest’anno si trasmette un brutto messaggio che offende le donne. Tutti siamo chiamati in causa”, scrive su Twitter il segretario dem Nicola Zingaretti, mentre Laura Boldrini parla di “testi agghiaccianti” di Junior Cally e chiede le scuse del direttore artistico. “La Rai e Amadeus prendano immediati provvedimenti”, auspica l’azzurra Mariastella Gelmini.Il più duro è Matteo Salvini: “Mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”, scrive su Twitter. Frasi che finiscono però nel mirino del Pd: a insorgere, in particolare, è Matteo Orfini che ricorda a Salvini la “bambola gonfiabile” che portò sul palco “per offendere la Boldrini”.Con l’amico Amadeus si schiera Fiorello. Il volto ‘mascherato’ da una sciarpa, posta un video su Instagram e ironizza: “Io in qualità di anonimo proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”. “Le polemiche ci sono sempre, ma poi basta”, gli fa eco Antonella Clerici, una delle signore del festival. Molto critica, invece, Michelle Hunziker: “Siamo in tanti a cercare i invertire una cultura profondamente sbagliata rispetto alla percezione che hanno le donne in questo paese… ma evidentemente non basta”.Dal fronte musicale, Enzo Mazza invita alla “massima cautela”: “Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette”, ricorda il ceo di Fimi, sottolineando che, per avvicinarsi ai giovani, il festival “ha dovuto necessariamente fare i conti con un repertorio ‘difficile’ per il pubblico tradizionale. Ma è un’evoluzione irreversibile”. Per questo “le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no”. Anche per Paola Zukar, signora del rap italiano, manager di artisti come Fabri Fibra, Marracash, Clementino, “non si può prendere il rap, portarlo al Festival, poi spacchettare i testi e decontestualizzarli. Così non si va da nessuna parte”.
Ai Sag Parasite fa la storia: è straniero e ‘miglior film’Joaquin Phoenix e Renee Zellweger come ai Golden, miglior attori
20 gennaio 202013:18
Parasite, il thriller/commedia nera coreana, che ha vinto la Palma d’oro a Cannes, continua la sua marcia trionfale tra i premi dell’anno e dopo i Golden Globe e le ben sei nomination agli Oscar ha fatto stanotte la storia al 26/mo Screen Actors Guild Awards, i Sag diventando il primo film in lingua straniera a vincere il premio ‘outstanding performance by a cast in a motion picture’ (l’eccezionale performance di un cast), che è l’equivalente della categoria Oscar per miglior film. Le piattaforme streaming protagoniste anche ai Sag: Netflix con la vittoria di “The Crown” best TV drama e Amazon per “The Marvelous Mrs. Maisel” best TV comedy. Gli attori che premiano gli attori hanno decretato le vittorie, in linea con i Golden Globes per Renee Zellweger (“Judy”) e Joaquin Phoenix (“Joker”) come attori protagonisti. Per la tv hanno vinto Peter Dinklage (“Il trono di Spade”) e Jennifer Aniston (“The Morning Show”) per la sezione drama. Phoebe Waller-Bridge (“Fleabag”) e Tony Shalhoub (“The Marvelous Mrs. Maisel”) nella categoria commedie.
Fellini racconta FelliniNuova edizione del libro della Chandler a 100 anni dalla nascita
20 gennaio 202009:50
– CHARLOTTE CHANDLER, ‘IO, FEDERICO FELLINI’ (BUR RIZZOLI, PAG. 350, EURO 16) – ”Io, Federico Fellini è tutte le cose che Federico Fellini mi confidò lungo l’intero arco del nostro sodalizio, durato quattordici anni, dalla primavera del 1980, a Roma, fino a poche settimane prima della sua morte, avvenuta nell’autunno del 1993. Io, Federico Fellini è stato più parlato che scritto”. Ed ora quel libro, che uscì nel 1994, torna in occasione dei 100 anni della nascita del grande regista, il 20 gennaio del 1920, in una nuova edizione tascabile quanto preziosa. ”Ho una sola vita, ed è quella che ti ho raccontato. Questo è il mio testamento finale, perché non ho altre parole da aggiungere”. Ha messo insieme quelle parole Charlotte Chandler, già biografa di Groucho marx, Alfred Hitchcock, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Bette Davis e Billy Wilder in un libro in cui il grande regista parla in prima persona come fosse una vera e propria autobiografia.
Lui, che come racconta lo stesso Wilder nell’introduzione, amava così tanto raccontarsi parlando soprattutto di sesso e di donne, ”avventure amorose, passioni. Sapeva essere divertentissimo.
Gli piaceva stupire le persone”, seduto al tavolo della sua osteria preferita, in campagna, a pochi passi da Cinecittà, dove sui tavoli razzolavano le galline. Un luogo italiano, per un uomo dal carattere profondamente italiano, come lo racconta la Chandler, dal corpo che sembrava ancora più imponente di quanto fosse e la voce così flebile che ti costringeva al contatto fisico che lui amava. Sempre leggero, sempre ironico, anche e soprattutto quando parlava di cose troppo serie.
Un bambino solitario, un figlio unico per vocazione, che sapeva vivere nel suo mondo di fantasia, che aveva come eroi la nonna e il clown Pierino. Il ragazzo che credeva nei presagi, e aveva ”uno spiccato senso drammatico”. Poi dopo Rimini Roma, dove sentiva ”di essere arrivato a casa”, e voleva raccontare nel suo primo film il suo primo amore: una ragazza vista a 16 anni affacciata ad un balcone e che aveva pensato fosse un angelo. Poi la voglia di diventare giornalista perché gli era piaciuto il cappello di Fred MacMurray, Poi la sua timidezza, e la monogamia che ”non è una condizione naturale per un uomo”.
Lui che non fu mai un marito perfetto ma era convinto di essere ”un buon marito”. E cercava di spiegarlo alla sua Giulietta che però aveva un’altra opinione ”aveva il suo punto di vista, completamente diverso dal mio, e altrettanto implacabile”.
Convinto che ”gli uomini che amano le donne rimangono giovani”.
E poi Federico Fellini, da Lo sceicco bianco in poi. Quello che voleva essere un capo infallibile, con l’orrore per ”uniformità e irrigimentazione”: ”non mi è mai piaciuto fare l’amore il sabato sera. Non mi è mai piaciuto fare le cose che immagino gli altri facciano nello stesso momento”. Che non ha mai abbracciato movimenti, se non per vaghe iniziali ispirazioni neorealiste. La solitudine, la solitudine. Come un faro fino alla fine. ”So che tipo di morte non voglio; non che ce ne sia una che preferisco, comunque. A lungo ho vissuto con l’illusione che la morte sia qualcosa che accade agli altri. Ora sono vicino a quello che è considerato il limite medio della vita di un uomo e so che il mio futuro è limitato. Ho eliminato la maggior parte delle mie carte non lasciando nulla di imbarazzante per me o per Giulietta. Non ho figli di cui preoccuparmi. Ho i miei film a rappresentarmi nel futuro: almeno, spero che lo faranno”.
Sanremo, tutti contro Cally. Il rapper: ‘Arte è libertà’Lo attacca anche Salvini, ma con il suo intervento finisce a sua volta al centro di un mare di polemiche
21 gennaio 202014:28
Polemiche per la partecipazione del rapper Junior Cally a Sanremo. Ma lui respinge l’accusa di scrivere testi sessisti e populisti. ”E’ evidente dunque che su questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”. Il presidente della Rai Marcello Foa esprime “forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani”. E chiede che Amadeus sappia ”riportare il festival nella sua giusta dimensione”.A Foa e all’amministratore delegato Fabrizio Salini è quindi pervenuta una lettera di Alberto Barachini, presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, in un cui passo si legge: “Il Festival di Sanremo costituisce indubbiamente l’evento Rai più importante della stagione televisiva, sia in termini di ascolti, sia di risonanza mediatica. Non è pertanto accettabile che nel corso di tale evento vengano diffusi messaggi lesivi dei diritti e della dignità della persona, o inquadrabili nel fenomeno dell’hate speech”.Attacca Junior Cally anche il leader della Lega, Matteo Salvini, ma il suo intervento ottiene l’effetto di moltiplicare le polemiche. “Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”, protesta su Twitter l’ex ministro attirandosi, a stretto giro, un mare di repliche. Dal Pd arrivano quelle di Matteo Orfini, Valeria Valente e Alessia Morani. “Io invece – scrive quest’ultima – fossi in te #Salvini mi vergognerei perché hai detto che gli insulti alle donne vanno bene se fatti in casa. Che pena, mamma mia”. Si associa quindi il viceministro per gli Affari regionali Stefano Buffagni (M5s): “Quindi insultare, sequestrare, violentare, stuprare, usare le donne come oggetti, per te va bene ma basta farlo con discrezione dentro casa? Vergogna!”.Quindi, con la consueta ironia, prova a metterci un punto Fiorello, che si rivolge direttamente ad Amadeus con un messaggio su Instagram in cui appare mascherato come il rapper Cally: “Amadeus, ti sei messo contro tutti, ti mancano gli anziani (di’ qualcosa anche contro gli anziani) e, soprattutto, ti manca Fiorello. E’ l’unico rimasto che è ancora con te. Le donne ce l’hai tutte contro, la politica pure. Dammi del terrone e così hai fatto bingo. Io, in qualità di anonimo, proporrò per te la pena di morte: per quello che stai facendo, per quello che rappresenti. Da che eri un santo, ora sei l’uomo più cattivo d’Italia, un sessista”.Il mattatore, però, lancia anche una frecciatina: “Vorrei dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato: proprio in politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro. Voglio vedere un presidente della Repubblica donna o un presidente del Consiglio donna. Allora sì che avremo fatto un passo avanti. Non lamentatevi di Sanremo”.Infine, tra le donne che affiancheranno Amadeus, oltre ad Antonella Clerici (vedere l’articolo associato), interviene sulla questione Cally Emma D’Aquino: “La polemica – osserva la giornalista del Tg1 – è su un suo pezzo precedente e un brano così è chiaro che non vorrei mai sentirlo”.
Riccardo Muti a carcere minorile Nisida, emozioni in musicaTra i minori detenuti con orchestrali della Chicago Symphony
NAPOLI19 gennaio 202017:23
– “Avevo detto ai nostri ospiti che questa è la città del sole ma ieri pioveva. Ho parlato con il Signore, spiegandogli che avrei fatto una brutta figura…”. Ed è un angolo di paradiso Nisida, che ha accolto il maestro Riccardo Muti, accompagnato dai musicisti Jennifer Gunn, Charles Vernon e Gene Pokorny della sua Chicago Symphony orchestra, in visita ai ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile napoletano. L’incontro ha preceduto di qualche ora il concerto del San Carlo, prima tappa italiana con la Chicago che dirige da dieci anni. “Volutamente ho portato qui gli strumenti estremi, il più piccolo e acuto e quello più grave, ‘o gruoss e ‘o piccirill'”, scherza in napoletano il maestro presentando l’originale performance ai ragazzi raccolti sul Belvedere in una mattinata di sole.
Si parte con ‘Oculus non vidit’ di Carlo Santino, per flauto, trombone e tuba, segue il Concerto in Do minore per due violini di Bach. Ad accogliere gli ospiti è stato il direttore Gianluca Guida.
Auguri! Un sacco bello compie 40 anniEsordio da regista per Calo Verdone, ‘intuizione fu la solitudine’
21 gennaio 202010:14
Sono i numeri a fissare per prima cosa quell’epopea un po’picaresca e un po’eccezionale che oggi è diventata di culto come il titolo stesso del film, “Un sacco bello”. 40 anni dalla data dell’uscita (il 19 gennaio del 1980); 5 settimane e due giorni (invece delle sette previste, per la gioia di un produttore ufficiale, al secolo l’esperto Romano Cardarelli e di uno reale dietro le quinte, ovvero Sergio Leone); poco più di 500 milioni delle vecchie lire il budget garantito dalla distribuzione Medusa sulla parola di Leone e invece oltre due miliardi e mezzo lo strabiliante incasso che proiettò il neo-regista Carlo Verdone nell’olimpo delle maschere comiche di una nuova commedia italiana; 3 i premi vinti in poche settimane, dal Globo d’oro e dal Nastro d’argento per l’attore rivelazione al David di Donatello speciale a incoronare un novello Fregoli dell’interpretazione che si era diretto da solo dividendosi davanti all’obiettivo in 3 protagonisti e altrettanti comprimari. Ciascuno coi suoi tic, le sue manie, i suoi tormentoni indimenticabili che venivano dalla gavetta di teatrini off come l’Alberichino a Roma e poi dalla grande scuola del varietà televisivo “No Stop” firmato da Enzo Trapani e trampolino di lancio per il giovane Verdone, allora nemmeno trentenne. Romano, di buona famiglia e buoni studi (il padre è lo storico del cinema Mario), beniamino del pubblico come attore e regista di quasi 30 pellicole Carlo Verdone fissa oggi in un’istantanea nostalgica quel debutto. “La grande intuizione – dice oggi – è di aver collocato tre storie di solitudine, tre personaggi involontariamente comici, in una Roma agostana, assolata e deserta ma piena di un’umanità, di un calore, di suoni e scorci che oggi non esiste più, ma che il cinema rende immortale”. Questa dualità sottile e nascosta del film (solitudine e comicità) è certamente il segreto di un successo che Sergio Leone intuì per primo e consegnò a sceneggiatori esperti come Leo Benvenuti e Piero De Bernardi perché dessero alle maschere comiche di Verdone una struttura narrativa. Il modello deriva in qualche modo dal film a episodi della commedia all’italiana e rimanda soprattutto a “I mostri”, ma diversamente da quella stagione la sceneggiatura di “Un sacco bello” intreccia le cronache minute di Enzo, Leo e Ruggero con una libertà quasi situazioni sta che ha per ragione e sfondo comune proprio la città d’estate, terreno di solitudine e di destini incrociati. Così Enzo, che vorrebbe partire per una gita erotica nell’Europa dell’est si arena alle porte di Roma; Leo cerca in ogni modo di sfuggire al ferragosto a Ladispoli con la madre e finisce solo nonostante la speranza di un incontro amoroso che poteva dargli una via di fuga; Ruggero non può evitare il confronto col padre che vorrebbe riportarlo sulla “retta via” dopo una stagione di sogno hippie (o “capellone”). Non c’è dubbio che lo sketch prevale sulla storia e che i momenti indimenticabili del film sono tutti scritti sulla faccia, attonita e stranita, del protagonista; ma è altrettanto indiscutibile che il film conserva una freschezza e una vitalità che poche volte si sarebbero ripetute in quel decennio.
A dar forza a “Un sacco bello” sono poi senz’altro i grandi professionisti che Leone e Verdone seppero scegliere per sventare le paranoie e le legittime paure dell’attore che divenne regista controvoglia, giacché tentò di farsi guidare da maestri più esperti prima di cedere ai consigli del suo mentore che aveva scommesso sul suo talento. Così troviamo tra gli attori una storica maschera trasteverina come Mario Brega che nei western di Sergio Leone si era costruito una fama e un personaggio; alle scene c’è il fidato Carlo Simi e le musiche sono firmate da Ennio Morricone; la fotografia è di Ennio Guarnieri e il montaggio di Eugenio Alabiso che aveva lavorato con Leone a partire da “Per qualche dollaro in più”. Insomma un piccolo esercito di “pretoriani” di lungo corso che non potevano tradire e accompagnarono Carlo Verdone passo dopo passo verso il successo. Al resto pensò proprio lui che la notte prima dell’esordio si dice non avesse nemmeno il coraggio di presentarsi sul set. Finché nel cuore della notte, il papà adottivo Leone non suonò alla sua porta per trascinarlo fuori in una lunga passeggiata notturna attraverso la Roma deserta sotto la luna. Ed è forse proprio la riscoperta di questo protagonista a sorpresa (la città) che rassicurò l’incerto debuttante spingendolo a osare il massimo e ad ottenere il massimo.
Carlotto, gli amori della pensione LisbonaVite che si tingono di nero e c’è anche l’ombra dell’Alligatore
21 gennaio 202010:18
MASSIMO CARLOTTO, ”LA SIGNORA DEL MARTEDI” (E/O, pp. 212 – 16,50 euro) – ”Pensione Lisbona” avrebbe potuto intitolarsi questo libro, dato che è in fondo la vera, sempre presente protagonista di questo romanzo, ma visto che si tratta a sorpresa di un romanzo d’amore, anche se si tinge ma quasi per caso, praticamente per un incidente, di nero, forse è più giusto questa ”Signora del martedì”, che quando si troverà nei guai avrà anche l’aiuto di un signore innominato, ma in cui si riconosce l’Alligatore, quel Marco Buratti al centro di tanti romanzi di Carlotto, nel ruolo di risolutore di problemi un po’ alla ‘Pulp fiction’, con tanto di coppia specializzata nel far sparire cadaveri.
Insomma un Carlotto non spiazzante, ma che punta l’attenzione e porta in primo piano quei personaggi sempre apparsi nei suoi libri, ritenuti ‘diversi’ dalla maggioranza e quindi costretti ai margini, a nascondersi, a indossare una maschera, a vivere una vita sofferta in cui i loro sentimenti, forti, reali, vengono calpestati e riescono a vivere un propria libertà solo all’interno della Pensione Lisbona, in una qualsiasi cittadina del nord.
Innanzitutto Alfredo Guastini, vero motore della vicenda, benestante proprietario della pensione oramai quasi deserta e attempato omosessuale di buon cuore, capace di mettersi nei guai proprio per amore, magari egoistico, ma amore. Ha sempre amato vestirsi da donna, ex prostituto e amante un tempo di un rapinatore portoghese, oggi costretto a indossare gli amati abiti femminili con tanto di cappellini tipo regina Elisabetta e a truccarsi come gli piace solo appunto nella sua pensione per fuggire alla violenza della gente, perché ”una travesta che ha superato i sessanta è una vittima predestinata. E’ tollerata solo se è giovane, se riesce a suscitare fantasie. Ma un vecchio con la gonna e tacchi risulta grottesco, offensivo”.
Poi il suo unico pensionate rimasto dai tempi d’oro, che occupa la camera n. 3, Bonamente Fanzago, fortunato primattore di film porno, in arte Zagor, oramai costretto tristemente a chiudere la carriera, perché dopo un ictus per abuso di sostanze eccitanti legate al suo mestiere, deve fare molta attenzione e in più è diventato fragile sentimentalmente e piange per poco.
Bell’ uomo ha sempre avuto molte donne e talvolta ne ha approfittato per arrotondare i guadagni, ma oramai gli è rimasta solo la Signora del martedì, che ogni settimana quel giorno tra le 15 e le 16 lo va a trovare, lascia i soldi sul comodino e soddisfa le proprie voglie, senza mai avergli rivelato nulla di sé.
La Signora del martedì è in realtà Alfonsina Malacrida, un tempo nota come Nanà, protagonista di un celebre caso giudiziario che la portò innocente in carcere, ma da tutti ritenuta colpevole, per l’omicidio del ricco bruto cui l’aveva venduta giovanissima il padre. Oramai si sono tutti dimenticati di lei, che è stata fatta rinascere dall’avvocato Fontana che sa con certezza come sia stata vittima di un errore giudiziario e con cui convive nell’anonimato e senza sesso. Questo fin quando invece accade qualcosa che la riporta all’attenzione della polizia e della stampa scandalistica, in particolare di un giornalista senza scrupoli in cerca di scoop veri o finti, Pietro Maria Belli, che finirà male, per non parlare della ferocia persecutoria di social.
Tutti sono mossi dall’amore, ricambiato e meno. Lei ama come un padre l’avvocato e come un uomo un amico di Fontana dai torbidi trascorsi e dagli stivali da texano che la respinge. Lei è oramai amata dall’attore che frequenta, ma cui fa capire che a parte il sesso non può esserci nient’altro. La travesta Alfredo ha un amore ricambiato con un docente di ispanistica, Federico Bassi, che arrivava in città per le sue lezioni, ma ormai in pensione, mentre progetta di trasferirsi alla Lisbona e tenta di spiegare ragioni e verità ai figli, sarà da questi costretto a rinunciare a tutto per paura dello scandalo. Alfredo per non restar solo si darà da fare, un po’ troppo, per proteggere e trattenere in pensione l’amato vecchio attore. A questi si aggiunge anche l’amore di una donna che si sente tradita da chi l’ha privata del proprio amante.E così sono i sentimenti che pian piano fanno precipitare tutto e movimentano il bel racconto di Massimo Carlotto, dalla scrittura asciutta ma non scarna, essenziale nell’attenersi ai fatti, senza sentimentalismi e mettendo in luce sofferenze e tragedie di chi si trova perseguitato dalla società solo per la sua natura particolare.
Ecco i duetti del giovedì al FestivalOmaggi a Mia Martini, Celentano, Zero. Tra ospiti Arisa e Vanoni
21 gennaio 202018:13
– Nella serata speciale di Sanremo 70, giovedì 6 febbraio, per celebrare i 70 anni del festival, ogni Campione interpreterà un brano che ha segnato la storia della manifestazione. Questa è lista: Anastasio – Spalle al muro; Piero Pelù – Cuore matto; Elodie – Adesso tu con Aeham Ahmad; Elettra Lamborghini – Non succederà più, con Myss Keta; Giordana Angi – La nevicata del ’56; Diodato – 24 mila baci; Raphael Gualazzi – E se domani, con Simona Molinari; Francesco Gabbani – L’italiano; Alberto Urso – La voce del silenzio, con Ornella Vanoni; Marco Masini – Vacanze romane, con Arisa; Enrico Nigiotti – Ti regalerò una rosa, con Simone Cristicchi; Michele Zarrillo – Deborah, con Fausto Leali; Rita Pavone – 1950, con Amedeo Minghi; Tosca – Piazza grande, con Silvia Perez Cruz; Achille Lauro – Gli uomini non cambiano, con Annalisa; Bugo e Morgan – Canzone per te; Irene Grandi – La musica è finita, con Bobo Rondelli; Le Vibrazioni – Un’emozione da poco, con i Canova; Levante – Si può dare di più, con Francesca Michielin e Maria Antonietta; Junior Cally – Vado al massimo, con i Viito; Paolo Jannacci – Se me lo dicevi prima, con Francesco Mandelli; Pinguini Tattici Nucleari – Papaveri e papere, Nessuno mi può giudicare, Gianna Gianna, Sarà perché ti amo, Una musica più fare, Salirò, Sono solo parole, Rolls Royce; Rancore – Luce, con Dardust e La rappresentante di lista; Riki – L’edera, con Ana Mena.
Addio a Jimmy Heath, leggenda del jazzSassofonista e compositore originario Filadelfia, aveva 93 anni
NEW YORK21 gennaio 202018:51
Jimmy Heath, una delle leggende del jazz americano, è morto a 93 anni. La famiglia ha fatto sapere che il decesso è avvenuto per cause naturali. Heath, soprannominato Little Bird per l’influenza che Charlie ‘Bird’ Parker ebbe sul suo passaggio al sassofono tenore, è stato per 70 anni un ricercato sassofonista e un compositore geniale. Ha lavorato con nomi come Miles Davis, John Coltrane e Dizzy Gillespie oltre che con membri della sua stessa famiglia, era infatti il fratello del bassista Percy Heath e del batterista Albert Heath.Per la sua educazione musicale, Heath si nutrì di Louis Armstrong, Fats Waller e Marian Anderson oltre alla musica che il padre, Percy, un meccanico di auto che suonava anche il clarinetto, ascoltava e la madre Arlethia, che cantava in un coro di una chiesa. A 13 anni ebbe il suo primo sassofono e da allora non se ne separò più. Negli anni ’50 ebbe anche problemi con la droga e fu condannato a quattro anni e mezzo di prigione per spaccio. Durante la detenzione si liberò dalla dipendenza imparando a suonare il flauto e concentrandosi sulla composizione e l’arrangiamento. Il suo primo album da leader risale al 1959, ‘The Thumper’.
Ozzy Osbourne: ‘Ho il morbo di Parkinson’Lo ha rivelato lo stesso rocker, 71 anni, durante la trasmissione Good Morning America della Abc
21 gennaio 202018:51
Il cantante Ozzy Osbourne, già leader dei Black Sabbath e star dei reality tv in Usa e Gran Bretagna, ha il morbo di Parkinson. Lo ha rivelato lo stesso rocker, 71 anni, durante la trasmissione Good Morning America della Abc.”Ho fatto il mio ultimo concerto a Capodanno del 2019 al Forum di Los Angeles. Poi ho fatto una brutta caduta e ho dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico al collo, che ha danneggiato i miei nervi. Così ho scoperto di avere una forma lieve di Parkinson”, ha raccontato Ozzy.”Prendo un sacco di medicine, soprattutto per le conseguenze dell’intervento – ha proseguito -. Questo braccio si addormenta, a causa dell’operazione, e le mie gambe si gelano. Non so se dipende dal Parkinson, ma questo è il problema”. Osbourne, che era accompagnato in tv dalla moglie e manager Sharon, andrà in Svizzera il prossimo aprile per tentare altre cure, con la speranza di tornare ad esibirsi: “Non vedo l’ora di star meglio e tornare in tour. Mi uccide non farlo. Ne ho bisogno, quella è la mia droga oggi”.
Opera Tua, dipinto ‘700 restituito a Pesaro dopo restauroScelto da soci Coop Alleanza 3.0, appartiene a Musei Civici
PESARO21 gennaio 202019:58
– Restituito ai Musei Civici di di Pesaro il dipinto Madonna col bambino, Sant’Andrea e teoria di angioletti, attribuito a Giovanni Venanzi (Pesaro 1627-1705), appartenente alle raccolte dei Musei Civici, dopo il restauro reso possibile grazie al voto dei soci di Coop Alleanza 3.0 per l’edizione 2019 di Opera Tua, progetto che sostiene la cultura, attraverso la valorizzazione e il recupero di capolavori locali.
Eseguito nei primi anni del XVIII secolo, il dipinto è stato danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale dalle schegge di un ordigno e crivellato da colpi di armi da fuoco.
Iniziato a fine settembre, il restauro è stato realizzato dalla ditta Pantone Restauri di Roma, con la possibilità di seguire le varie fasi dell’intervento sul sito di Coop Alleanza 3.0. Il santo raffigurato era stato erroneamente identificato con San Giuseppe, ma si tratta di Sant’Andrea apostolo. Il restauro ha reso più visibile la schiera di angeli che regge lo strumento del martirio: la croce a X, o ‘croce di S.Andrea’.
