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Firenze, torna in S. Lorenzo tavola ‘400
Di artista ignoto raffigura Sant’Antonio Abate
FIRENZE06 febbraio 2019 14:22
– E’ tornata al suo posto nella Basilica di San Lorenzo, dopo un restauro durato quasi un anno, la tavola quattrocentesca con Sant’Antonio Abate. L’opera raffigura il santo in trono, tra San Lorenzo che regge le tenaglie che liberavano dalle manette i carcerati, e San Giuliano in veste di cavaliere con la spada. La tavola è attribuita a un ignoto pittore cosiddetto ‘Maestro del Tondo Borghese’. Il restauro è stato curato da Lucia Biondi e finanziato con il contributo di Friends of Florence. “E’ stato un restauro piuttosto lungo – ha spiegato Biondi – i problemi principali erano soprattutto un’infestazione da insetti del legno molto aggressiva e una fragilità del colore molto estesa”. Durante i lavori, ha raccontato, è emersa “una cosa curiosa: ai piedi di Sant’Antonio c’era un maiale o un cinghiale che l’artista stesso ha cancellato, abbiamo intuito che doveva esserci stata una seconda richiesta di dipingere una pace cioè un piccolo quadretto ai piedi del santo che poi è stata anch’essa rimossa”.
Codrione o pincherolo glossario LeonardoOltre 500 termini di anatomia raccolti in volume
VINCI (FIRENZE)06 febbraio 201915:05
– Il codrione, il pincherolo, la catena del ventricolo: sono solo alcuni degli oltre 500 termini di anatomia usati da Leonardo e tratti dai fogli della collezione reale di Windsor, raccolti ora nel ‘Glossario Leonardiano’. libro pubblicato dalla casa editrice Leo S.Olschki. Il volume, che fa parte della collana della Biblioteca Leonardiana ‘Studi e Documenti, vol.6′, “è frutto di uno studio durato anni e iniziato da Romano Nanni”, spiega Giuseppe Torchia, sindaco di Vinci dove il libro sarà presentato, sabato prossimo, alla Biblioteca Leonardiana, nell’ambito delle Celebrazioni per il 500 anni dalla morte del Genio.
Lo studio, si spiega, contribuisce ad arricchire la conoscenza del profilo di Leonardo. Ogni voce dà indicazioni sulla storia dei termini anatomici prima e dopo le ricerche del Vinciano. Per la prima volta rispetto agli studi che lo hanno preceduto, il glossario, si osserva ancora, “mette chiaramente in evidenza che Leonardo leggeva testi latini, in particolare le traduzioni latine di Galeno, e che se ne serviva per nutrire il suo discorso anatomico con parole recuperate dalla tradizione medica greco-latina: si vedano, per esempio, le voci allantoidea o animus. Se da un lato si coglie la tendenza vinciana a rispettare il lessico della tradizione anatomica che lo ha preceduto, dall’altro non mancano tentativi di nominare le parti del corpo che i medici precedenti non avevano studiato: egli utilizza infatti termini attinti dalla lingua comune, da regionalismi o di registro ancora più basso”.
Il libro, spiega l’assessore alla cultura di Vinci Paolo Santini, è il terzo volume del glossario leonardiano, “dopo la nomenclatura delle macchine dei codici di Madrid e Atlantico e la nomenclatura dell’ottica e della prospettiva nei codici di Francia”.
S.Cecilia, Franck, Thibaudet e RavelDirettore finlandese e il pianista francese nel Concerto in sol
06 febbraio 201915:14
– Mikko Franck, Direttore Ospite principale dell’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e il pianista francese Jean-Yves Thibaudet insieme per il Concerto in Sol di Maurice Ravel. Il maestro finlandese torna sul podio per la stagione sinfonica ceciliana giovedì 7 febbraio alle 19:30 all’ Auditorium Parco della Musica (repliche venerdì 8 alle 20:30 e sabato 9 alle 18) dopo l’ omaggio a Sibelius con la violinista Sol Gabetta nello scorso ottobre. In programma altre tre composizioni giovanili di Ravel per il Prix de Rome: La Nuit, L’Aurore et Tout est lumière, interpretate dal soprano Donika Mataj, artista del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e dal tenore Murat Can Güven, allievo di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Infine, la Sinfonia in re del belga César Franck, uno dei capolavori del sinfonismo del secondo Ottocento.
Bisio, nessuna pressione ma tensione sìDe Santis, mai chiesti i testi, totale autonomia degli autori
SANREMO06 febbraio 201915:38
– “Non c’è stata nessuna pressione diretta, anche se avvertivo la tensione intorno”: Claudio Bisio risponde così, in conferenza stampa a Sanremo, a una domanda sulla richiesta di chiarimenti sul suo monologo di ieri sera – in particolare nel passaggio finale in cui si è rivolto alla Rai – avanzata da Michele Anzaldi (Pd) che si è chiesto se ci sia stata “trattativa politica”. Bisio parte da una premessa su Salvini, che ha augurato buona fortuna al festival pur sentendosi ‘non amato’: “Conosco Salvini, è una persona molto spiritosa. Ci siamo incontrati una sera a Porta a porta prima dell’uscita del film Benvenuti al Sud. Si dimostrò una persona intelligente, rise tantissimo, lanciò il film. Altri sono più realisti del re, lasciamoli fare”.Anzaldi, “non lo conosco”, aggiunge. “Ma sono onesto: ero teso per il monologo che è stato il più difficile della mia vita, volevo chiudere col sorriso, sentivo la pressione intorno”. La direttrice di Rai1 Teresa De Santis assicura: “gli autori hanno lavorato in autonomia”.
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Giulio Romano e la ‘stravagante maniera’
A ottobre a Mantova. Dal Louvre per la prima volta 72 disegni
06 febbraio 201916:26
– La novità assoluta del tratto, fondamentale all’elaborazione del linguaggio manierista; la stretta relazione tra i suoi disegni e gli ambienti reali; e poi il talento come architetto, e una feconda eredità lasciata a tanti artisti che a lui guardarono come un maestro. L’autunno del 2019 a Mantova sarà nel segno di Giulio Romano, grazie alla grande mostra-omaggio “Con nuova e stravagante maniera”, allestita dal 6 ottobre al 6 gennaio al Complesso Museale Palazzo Ducale. Un progetto ambizioso e di grande rigore scientifico, che ha l’obiettivo di restituire a 360° la figura dell’artista, il più importante allievo di Raffaello, capace di esprimersi con grande poliedricità nell’architettura e nella pittura, negli arazzi e nell’oreficeria, trovando nel disegno un comune denominatore. La mostra inaugura anche la collaborazione con il Louvre e il Département des Arts Graphiques, che per la prima volta concederà dal suo fondo di disegni dell’artista un eccezionale nucleo di 72 fogli.
Baudo a Baglioni: “Infischiatene”Assomusica consegna al presentatore Premio speciale David Zard
SANREMO06 febbraio 201918:02
– “Il mio consiglio a Baglioni? Di infischiarsene di tutto e andare avanti tranquillo. Non c’è niente che possa ostacolargli il percorso”: parola di Pippo Baudo, decano del Festival, a Sanremo per il ritorno all’Ariston come ospite della seconda serata. Al presentatore è stato conferito il Premio speciale David Zard, ad un anno dalla scomparsa del produttore e promoter di spettacoli dal vivo.
Assomusica ha deciso di consegnare il riconoscimento a Pippo Baudo, “vera e propria leggenda della televisione italiana – si legge nella motivazione – e personalità tra le più importanti e influenti nel mondo dello spettacolo”. A consegnargli il premio il figlio di Zard, Clemente, e il Presidente di Assomusica Vincenzo Spera nella sala stampa dell’Ariston, dove Baudo è stato accolto dagli applausi e dall’affetto dei giornalisti.
Baudo è stato scelto anche “per la sua rilevante attività di talent scout e per aver contribuito alla scoperta e alla valorizzazione di tante stelle del panorama musicale italiano”.
A Castello Rivoli, da Warhol a AncaraniRicco cartellone di mostre con inaugurazione Collezione Cerruti
TORINO06 febbraio 201919:06
– Il Castello di Rivoli-Museo di Arte Contemporanea ha messo a punto un ricco cartellone di mostre per il 2019, anno che dal 4 maggio celebra l’inserimento nella sua offerta permanente della Collezione Cerruti, oltre 300 opere raccolte da Francesco Federico Cerruti, una delle collezioni private più importanti al mondo.
Oltre alla mostra in corso, fino al 30 giugno, ‘La città dalle finestre rotte’ di Hito Steyerl, dedicata a indagare l’apprendimento dei rumori da parte dell’intelligenza artificiale, sono in programma mostre dedicate a Andy Warhol (anteprima di due opere della collezione Cerruti, Madame Rochas e The Poet and His Muse), al celebre curatore svizzero Harald Szeemann, e all’artista albanese Anri Sala, entrambe dal 26 febbraio a fine maggio. In autunno è la volta di Yuri Ancarani, autore di un film girato al carcere San Vittore di Milano, dell’ iracheno Michael Rakowitz e di Pedro Neves Marques, vincitore del premio Illy Present Future ad Artissima 2018.
Gualazzini, l’Africa nel suo dolore e resilienzaIn Resilient, primo libro del fotografo con reportage 2009-2018
06 febbraio 201919:50
– Donne stuprate in Congo, madri che piangono i loro figli, bambini che giocano sul relitto di un bombardiere in Sudan, miliziani del Mali che si addestrano. Entra nel dolore ma mostra anche come si possa resistere positivamente a un trauma il fotografo Marco Gualazzini, autore di numerosi reportage in Africa. Trentotto foto realizzate fra il 2009 e il 2018, accompagnate da testi, sono state raccolte in ‘Resilient’, il suo primo libro, che esce per Contrasto in edizione in italiano e inglese, con la prefazione di Domenico Quirico e la postfazione di Gianluigi Colin. E sono anche in mostra, fino al 24 marzo, a Forma Meravigli a Milano.”Il fotogiornalismo mette in contatto noi con il mondo che vive la guerra, la carestia, gli stupri. Si crea un ponte. Questa è la base delle mie foto” spiega all’ANSA Gualazzini, 43 anni che guarda al fotogiornalismo classico, ad autori molto attenti alla luce, alla composizione fra i quali cita Sebastiao Salgado e James Nachtwey. “Guardo in modo maniacale alla composizione. Da quando ho iniziato a fotografare, il fotogiornalismo è morto. L’avvento dell’era digitale, i cellulari, Instagram che fagocita immagini hanno reso più difficile da gestire la mia professione” racconta. Basti pensare che “nel 2015 Instagram ha festeggiato i primi 5 miliardi di fotografie condivise sui social di cui un terzo sono sul cibo che mangiamo, un terzo sono di gattini e un terzo sono selfie. Cosa rappresenta questo tipo di fotografia? Racconta in modo molto lucido una sterilità culturale che la nostra epoca sta attraversando” dice Gualazzini. E in questo contesto si inserisce il suo modo di fotografare e “quello dei colleghi – dice – che come me fanno reportage. Non tanto come forma, io attingo al reportage classico, ma come contenuto la nostra diventa una fotografia punk, di protesta nei confronti di una società nella quale magari non ci rispecchiamo completamente. Una società troppo consumistica, basata apparentemente su valori troppo effimeri dove le immagini vengono fagocitate. Il mio è un approccio più lento, che richiede una riflessione più profonda” sottolinea.Per Gualazzini che ha realizzato anche reportage sulla microfinanza in India, sulla libertà d’espressione in Myanmar, sulla discriminazione delle minoranze in Pakistan e ha ideato e partecipato alla realizzazione di un documentario per la RAI sul sistema delle caste in India, premiato per la “miglior fotografia” al Al- Jazeera International Documentary Film Festival, e ha diretto un documentario sul tema dello stupro come arma di guerra in Congo, è fondamentale entrare in relazione con i soggetti che fotografa. “Miro a ritornare tante volte e il più possibile negli stessi posti. Sono stato 4 volte in Somalia, dove ci sono grandi problemi di sicurezza; 5-6 volte in Congo dove ho creato dei legami profondi, che coltivo. Più avanti vado e più mi rendo conto che è un dovere morale tornare una volta raccontata la storia delle persone che ho incontrato. Non si può entrare nella loro vita nel frangente dell’emergenza e poi andarsene, portare la storia in Italia e darsi una scrollata di spalle. Entrando nel dolore degli altri hai bisogno di qualcuno che ti apra le porte, che ti accolga. Perchè dovrebbero accettare di far entrare una macchina fotografica nella loro intimità? Diventa un impegno civile” racconta.In Somalia è stato più difficile creare questo coinvolgimento: “li è necessaria la scorta, puoi stare sul terreno al massimo tra i 10 e i 15 minuti perchè c’è il rischio di essere rapiti” spiega. Ma accanto a tanto dolore c’è la capacità di fronteggiare gli eventi più traumatici come nella foto che ritrae il Lido di Mogadiscio nel 2017, pieno di gente sullo sfondo, con una donna in primo piano totalmente coperta, di cui si vedono appena gli occhi e la mano e accanto un’altra che tiene un telefonino. “Ci ho messo due anni per scattare questa foto. E’ la parafrasi visiva di quel titolo di Enzo Nucci ‘Le ragazze di Mogadiscio vanno al mare’. Se non c’è speranza, se non c’è resilienza è tutto vano” dice convinto Gualazzini.
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Celentano indisposto, stop Adrian
La serie non andrà in onda per almeno due settimane
06 febbraio 201919:51
“Adriano Celentano, a causa di un malanno di stagione, non potrà dirigere “Aspettando Adrian” e “Adrian la serie” per almeno due settimane, così come prescritto dai medici curanti. Durante questo periodo “Aspettando Adrian” e “Adrian la serie” non andranno in onda”. Lo comunicano Clan e Mediaset.
Alita, angelica cyborg guerrieraDal 14/2 in sala film cyberpunk di Rodriguez prodotto da Cameron
06 febbraio 201921:07
-Ci sono voluti quasi 20 anni, ma alla fine ha preso forma il sogno di James Cameron di adattare per il grande schermo il manga cyberpunk cult di Yukito Kishiro, Gunnm (titolo cambiato, per motivi fonetici, nell’edizione Usa dei comics, in Alita Battle Angel). Il cineasta, preso negli anni dall’impegno monstre di Avatar e dei suoi sequel, ha deciso di continuare a curare il progetto da produttore e cosceneggiatore, passando la regia a Robert Rodriguez. Mescolando nella versione cinematografica, live action, 3D e performance capture, Alita: Angelo della battaglia, al debutto in sala sia in Usa che in Italia il 14 febbraio con 20th Century Fox, propone la letale quanto ‘umana’ cyborg guerriera dai grandi occhi e senza memoria che torna alla vita nel 26/o secolo, con il volto di Rosa Salazar, e un cast che comprende anche Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali e Ed Skrein. Rodriguez, che da sempre ama sperimentare i generi, ha avuto a disposizione un budget tra i 150 e i 200 milioni di dollari, per creare un’avventura fantascientifica epica, ambientata nella cupa megalopoli/discarica Città di Ferro, abitata da umani e cyborg che si barcamenano fra traffici illegali, regole da infrangere e leggi marziali. Dall’universale la dimensione diventa intima con l’incontro in un deposito di rottami, fra il medico dei cyborg Dyson Ido (Waltz) e quello che resta di Alita, ragazza cyborg (il suo cervello umano è stato impiantato in un corpo robotico, ormai semidistrutto). Come un Geppetto hitech Ido, che una figlia vera l’ha persa, fa di Alita, rimasta senza memoria, una figlia adottiva, dandogli un nuovo corpo e sperando di sottrarla al mondo disumano in cui vive. Impresa impossibile, visto che la giovane cyborg, che è rimasta in stasi per oltre 300 anni, è l’ultima letale ‘arma’ berserker, reduce da una guerra lontana. Letale nel combattimento quanto generosa e ‘umana’ nel rapporto con chi la circonda, trova l’amore nell’umano ‘smembracyborg’ Hugo (Keean Johnson), ma deve anche affrontare una sfilza di nemici: dai ‘colleghi’ semirobot cacciatori di taglie agli implacabili giocatori di motorball, sport violentissimo ad alta velocità (a doppiare le cronache delle gare nella versione italiana c’è Guido Meda). Una guerra che ha un burattinaio: lo spietato Nova (a interpretarlo c’è un attore che il pubblico scopre alla fine), che comanda su tutti dalla ricca città sospesa Salem. “Mi piace molto Alita perché è assolutamente senza paura, ed è molto interessante scrivere di un personaggio così – ha detto Cameron – Il suo motto è ‘io non mi fermerò in presenza del male’. Non può non agire, quando è di fronte alle ingiustizie”. Al tempo stesso “è un personaggio difficile da scrivere perché devi trovarle delle vulnerabilità e le sue sono legate alle persone che ama. Non ha paura per se’ ma per chi ama”. Hollywood finora non ha avuto fortuna con gli adattamenti live action di manga e anime (tra gli ultimi poco fortunati tentativi, Ghost in the shell con Scarlett Johansson), ma Rodriguez si muove nella direzione giusta, riuscendo quasi sempre a mantenere tanto il ritmo adrenalinico della storia quanto lo spessore emotivo e la complessità dei personaggi. Il film lascia spazio a un eventuale seguito: sia Cameron che Rodriguez hanno già detto di essere pronti a proseguire la saga, sempre che questo primo capitolo piaccia al pubblico.
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Patty Pravo, a Sanremo da outsider
In gara con Briga, “perché non ospite? chiedete a organizzatori”
SANREMO06 febbraio 201920:15
– Impossibile non amarla. Nel bene e nel male, con i suoi eccessi, con la sua apparente follia, con la sua bravura innegabile, con il suo charme da star di altri tempi. Patty Pravo non partecipa al festival di Sanremo. Patty Pravo “è” il festival di Sanremo. “Sono tornata ancora una volta – dice, non rinunciando a togliersi gli occhiali neri se non per qualche attimo – perché mi hanno fatto notare che ne avevo fatti nove. Allora ho detto: facciamo il decimo e non se ne parli più.
Poi, mai dire mai”. A chi le chiede perché sia in gara e non ospite come meriterebbe con una carriera come la sua, lei risponde serafica: “Datevela voi la risposta di come mai ci sono altri e io no. Chiedetelo a chi organizza il festival. Comunque io non ho mai pensato di vincere, sono una outsider”. Per questo ritorno, ha scelto il brano Un po’ come la vita e come compagno di viaggio il giovane Briga. “L’ho preso perché è un ottimo poeta e sa cantare bene e con me non è facile farlo”
Amoroso, a Sanremo per 10 anni carrieraDomani ospite all’Ariston, “Baglioni? E’ come la mia famiglia”
SANREMO06 febbraio 201920:30
– “Io e Claudio Baglioni? Per me c’è sempre stato. Lo sento come uno di famiglia”. E per questo Alessandra Amoroso ha detto sì all’invito che il direttore artistico del festival di Sanremo le ha fatto arrivare per partecipare come ospite. Occasione ghiotta per festeggiare anche i suoi primi 10 anni di carriera. “Già dieci… Non so come li ho vissuti. All’inizio non ho avuto molto tempo per capire ciò che stava succedendo – racconta-. Sto elaborando ora. A volte mi guardo indietro e penso: cavolo già dieci anni? A volte, invece, con la stanchezza, mi sembra che siano 20”. Giovedì sul palco dell’Ariston, dove non è mai stata in gara, canterà l’ultimo singolo “Dalla tua parte”, estratto dall’album “10”, uscito nell’ottobre scorso. Poi sarà la volta di un duetto con il padrone di casa. “Ci siamo conosciuti a Lecce, quando dopo la vittoria ad Amici è stato organizzato un concerto a Lecce. Da lì si è creata un’alchimia bella, che è continuata nel tempo. Il consiglio che mi ha sempre dato? Essere me stessa”.
Tanta natura da salvare nei Luoghi del cuore Fai Sul podio Monte Pisano, fiume Oreto e vecchie terme di Porretta
06 febbraio 201921:11
– C’è tanta natura, oltre a chiese, edifici, borghi e botteghe storiche, nel nono censimento de “I luoghi del cuore” del Fai votati tra maggio e novembre 2018 da 2.227.847 italiani, +41,6% rispetto all’ottava edizione e +9100% rispetto alla prima edizione del 2003, quando l’iniziativa di Fondo Ambiente Italiano e Intesa Sanpaolo raccolse 24.200 voti. La mappa dei luoghi del cuore del Fai compone un catalogo delle bellezze naturali e architettoniche a cui gli italiani non intendono rinunciare. Il Monte Pisano di Calci e Vicopisano (Pisa), andato in fumo nel rogo probabilmente doloso dello scorso settembre, e il fiume Oreto a Palermo conquistano il podio – rispettivamente con 114.670 e 83.138 voti – insieme al vecchio stabilimento termale liberty di Porretta Terme, sui colli bolognesi, che si aggiudica il terzo posto. Seguono il Santuario Madonna della Cornabusa di Sant’Ombono Terme (Bergamo) – quarto in classifica nazionale e primo dei più votati in Lombardia – e il piccolo borgo di Rasiglia (Perugia) dove i soli 17 abitanti sono riusciti a raccogliere 32.120 voti per il sito archeologico industriale con vecchi lanifici, opifici e tintorie. I luoghi del cuore “sono come grida di dolore di cittadini che si sono visti portare via, ad esempio, una montagna intera o un fiume inquinato”, ha detto il vicepresidente del Fai Marco Magnifico durante la presentazione dei dati a Milano. Come grida di dolore sono altri gioielli italiani colpiti da disastri, emergenze e calamità che hanno conquistato un posto in classifica: è il caso ad esempio del Parco della Rimembranza a Napoli (al nono posto con 23.563 voti), chiuso lo scorso ottobre dopo una bufera di vento che ne aveva sradicato decine di alberi, o del “canyon” veneto di Serrai di Sottoguda (Belluno) distrutto da piogge e frane, o della chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia (Peugia) ferita dal terremoto. Tra i primi 100 classificati, anche diversi ‘luoghi d’acqua’ sia dolce, come il Lago d’Orta in provincia di Novara e quello di Monticchio in Basilicata, le sorgenti liguri del Fizzo e i canali di Bologna, sia salata tra cui il trabocco Turchino di Chieti e le saline joniche di Montebello Ionico in Calabria. I primi tre classificati riceveranno un contributo rispettivamente di 50mila, 40mila e 30mila euro da investire in un progetto di valorizzazione. Il Fai si farà inoltre portavoce di tutte le segnalazioni ricevute sensibilizzando sindaci e governatori. E proprio alle Regioni il presidente del Fai Andrea Carandini ha lanciato una proposta: “Stanziare una cifra pari ai voti raccolti dal luogo più votato in regione da destinare ad un progetto concreto. Ad esempio, ad oggi la cifra totale dei voti dei primi classificati in ogni regione sarebbe pari a 542mila euro. E’ un appello alle Regioni – ha spiegato Carandini – che renderebbe il rapporto tra cittadini, luoghi e istituzioni un patto concreto e lungimirante, che è l’aspetto più carente oggi nella politica italiana”.
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Baglioni-Bisio la punteggiatura fonetica
La somiglianza tra le canzoni e la poesia
SANREMO06 febbraio 201921:35
– Lo sketch sulla ‘punteggiatura fonetica’ dimostra che Claudio Baglioni e Claudio Bisio sono entrati stasera nello spirito giusto del festival. Lo spunto è la somiglianza tra le canzoni e la poesia “che non ha i brutti segnetti della punteggiatura”, spiega Baglioni.
“Ma per noi gente normale – replica Bisio – è fondamentale. Ho provato ad applicarla alle tue canzoni”. Tocca così a Signora Lia, che Baglioni canta accompagnandola con i vistosi gesti suggeriti da Bisio per ‘sonorizzare’ la punteggiatura, poi ecco Bisio intonare Porta Portese. Il finale è un duetto sulle note di Tu come stai, con lo ‘spot’ di Bisio per il nuovo cofanetto di Baglioni: “E’ appena uscito, ma non compratelo, perché fra poco uscirà la versione con la punteggiatura”.
Virginia, due cuoricini sull’abitoPoi finalmente fa se stessa, traducendo il regolamento
NREMO06 febbraio 201921:37
– Elegante nell’abito lungo nero, con scollatura profonda sulla schiena, Virginia Raffaele mostra sul palco dell’Ariston i due cuoricini ricamati e trafitti dalla freccia dell’amore, “sono per i miei due Claudi”, dice, Baglioni e Bisio. Bisio ironizza sulla giacca di Baglioni dai revers luccicanti (“Non te ne innamorare – dice il direttore artistico – la sto ancora pagando”), poi rivela che ieri il festival è stato trending topic perfino in Norvegia (“Cos’è ‘na malattia? ‘Na ginnastica nuova?”, chiede Baglioni) e legge il regolamento che la Raffaele, che finalmente ‘scioglie’ le sue capacità di improvvisazione, traduce in varie lingue, cinese, spagnolo e romanesco.
Rigoletto di Turturro in scena a TorinoAl Regio l’opera con la regia dell’americano, repliche sold out
TORINO06 febbraio 201921:37
– Al Teatro Regio di Torino va in scena questa sera una degli spettacoli più attesi della stagione lirica, il ‘Rigoletto’ con la regia di John Turturro. Sul podio Renato Palumbo. Per il grande regista americano è la prima regia lirica, coprodotta dal Regio di Torino, Massimo di Palermo (dove è andata in scena lo scorso ottobre) Shaanxi Opera House e Opera Royal de Wallonie. Repliche sold out fino al 17 febbraio Ad applaudire il lavoro, fin dalle prime scene, c’era anche, Renzo Levi, figlio di Primo Levi, autore che Turturro venne a studiare a Torino per interpretare uno dei suoi film più importanti, ‘La tregua’, girato da Francesco Rosi nel ’97. Tra il pubblico, anche Sergio di Jugoslavia, il direttore di Reale Mutua, partner del Regio, Luca Filippone, e il rettore dell’Università di Torino Gianmaria Ajani. Nel cast Carlos Alvarez (Rigoletto), Ruth Iniesta (Gilda) e Stefan Pop nel ruolo del Duca di Mantova, colui che canta una delle arie più note del repertorio italiano ‘La donna è mobile’.
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Arisa sbaglia durante l’esecuzione
Poi conclude tra gli applausi la sua “Mi sento Bene”
NREMO06 febbraio 201921:47
– Momento di difficoltà per Arisa.
Durante la sua esecuzione sbaglia e si innervosisce. Gesto di stizza della cantante che però riesce a rientrare subito in palla e a concludere tra gli applausi la sua “Mi sento Bene”.
Ironia di Bisio sui social, ‘rileggete”Elite? Ma non sono laureato…’
SANREMO06 febbraio 201921:52
– Le critiche per la giacca lurex di ieri sera (“Giuro che non è stato maltrattato nessun divano”) sono lo spunto per Claudio Bisio per una critica – seppur ironica – ai social. “Mi hanno detto che devo rispondere alle critiche perché elite e popolo devono dialogare. Elite? Ma non sono laureato e non so distinguere le forchette da pesce e dico le parolacce”. Poi legge un paio di tweet, “a me interista non l’ha mai detto nessuno”, e un altro sgrammaticato: “Teresa, ti voglio già un po’ bene – dice Bisio rivolgendosi all’autrice – ma rileggi sempre prima di mandare in rete”.
Standing ovation per Fiorella Mannoia”Personale”, e poi in duetto con Claudio Baglioni
SANREMO06 febbraio 201921:59
– All’Ariston arrivano la grazia e la classe di Fiorella Mannoia. Elegante nel suo completo giacca e pantaloni nero damascato, la rossa cantante ha prima intonato Il peso del coraggio, il nuovo singolo che anticipa l’uscita in primavera dell’album “Personale”, e poi in duetto con Claudio Baglioni, che l’accompagna con la chitarra, il suo cavallo di battaglia Quello che le donne non dicono. Emozione in platea che prima le tributa un lungo applauso e poi, alla fine dell’esibizione, una meritata standing ovation.
Standing ovation per Pippo Baudo’Come si fa a rinunciare a questo affetto?’
SANREMO06 febbraio 201922:36
– Ariston tutto in piedi per Pippo Baudo che fa la sua comparsa lampo al festival di Sanremo. “Quando mi chiedono perché hai questa voglia di apparire? Io rispondo: come si fa a rinunciare a questo affetto? a questo abbraccio? Non si può”, dice il Pippo nazionale che scherzando aggiunge: “a Sanremo io ho un certificato di residenza senza scadenza. E quando inizia il festival, sono come E.T.: festival-casa”, citando il celebre film.
Sulle note di “Il mio tipo ideale”, Baudo esce sotto braccio con Virginia Raffaele.
Bisio ritrova Michelle, lega dell’amoreUn numero di musica e canto, sul filo della satira politica
SANREMO06 febbraio 201922:44
– Claudio Bisio ritrova Michelle Hunziker, 16 anni dopo Zelig, e sul palco dell’Ariston è show: dopo la gag al telefono – in cui l’attore finge che la showgirl è a letto ammalata – lei scende raggiante la scala, bustier nero laminato e gonna ampia e maestosa – per scatenarsi con Bisio in un numero di musica e canto, sul filo della satira politica. Il medley, che spazia da Grease al tango, ha come tema la creazione “di una forza partitica che rinnovi la politica grazie all’amore”, “una lega dell’amore finanziata coi baci e con i sentimenti”, che “come simbolo ha il cuore della mamma” e “lo statuto di una sola riga: gioia, fratellanza, cuore, amore, mamma t’amo e nulla più”.
Tutti in piedi. Loredana Bertè, “vi amo”Unica cantante in gara a meritare il tributo dell’Ariston
SANREMO06 febbraio 201923:29
– Standing ovation, stasera, anche per Loredana Bertè, unica cantante in gara al Festival di Sanremo a meritare il tributo del teatro Ariston. Lei ringrazia: “Vi amo”.
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Virginia sontuosa in rosso
Parodia di Habanera. Poi si esibisce fischiando. Da applauso.
SANREMO06 febbraio 201923:38
– Strepitoso numero di Virginia Raffaele sul palco dell’Ariston: in un monumentale abito di seta rosso fiammante, esaltato da un drappeggio che le sottolinea il punto vita, si presenta in scena per cantare Habanera, dalla Carmen di Bizet, ma poi dimentica le parole. Recupera a fatica il foglio accartocciato con il testo, ma quando si accorge che non è quello dell’opera di Bizet, ma è l’onnipresente passerotto di Baglioni, si esibisce semplicemente fischiando. Da applausi. [print-me title=”STAMPA”]
