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Ultimo aggiornamento 6 Novembre, 2020, 22:38:13 di Maurizio Barra

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ALLE 22:38 DI VENERDì 06 NOVEMBRE 2020

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Calendario 2021, 40 anni di storia della Polizia
In dodici scatti per raccontare il cambiamento dalla lotta al terrorismo a oggi
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05 novembre 2020
22:43
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Il nuovo calendario istituzionale 2021 della Polizia di Stato presentato in diretta streaming con la partecipazione del Capo della Polizia Franco Gabrielli in collegamento con il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e con Gianni Letta.
Il calendario ripercorre 40 anni di storia iniziata nel 1981, anno della legge numero 121 che ha istituito la Polizia di Stato come prima forza di polizia civile ad ordinamento speciale e delineato il sistema dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza in Italia. Dodici scatti per raccontare il cambiamento dopo gli anni del terrorismo e della violenza cruenta della criminalità organizzata nella certezza che, anche durante il nuovo anno, le donne e gli uomini della Polizia di Stato continueranno ad essere al servizio delle nostre comunità.
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Fontana, sulla zona rossa bisogna valutare i dati
Governatore, se siamo in momento drammatico è giusta
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MILANO
06 novembre 2020
11:03
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“Io non ho detto che non volevo accettare la zona rossa, tutte le settimane si fanno valutazioni (dei dati, ndr) e io pretendevo che venisse fatta la valutazione anche di questa settimana”: è quanto ha spiegato il presidente della Lombardia Attilio Fontana a Radio Anch’io su Rai Radio 1. “Poi se siamo in un momento drammatico, da zona rossa – ha aggiunto – è giusto che si stia in zona rossa”.
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“Io – ha aggiunto Fontana – voglio vedere i dati degli ultimi 10 giorni, non li ho visti e non li ho potuti esaminare. Li valuterei per vedere se ci sono stati dei miglioramenti che secondo me ci sono stati”. “Purtroppo – ha osservato- la situazione che a marzo era concentrata su Bergamo adesso si è concentrata su Milano. E su Milano, che è una grande area urbana, la situazione è ancora grave come forse quella di marzo”.
“Le scelte che abbiamo fatto le abbiamo prese sulla base dei consigli del nostro Cts, all’interno del quale peraltro c’è un rappresentate dell’Ordine dei medici di Milano” ha detto ricordando che l’ordine “è sempre stato in posizione conflittuale nei confronti di tutte le decisioni ci sono state prese della Regione. Ci sono tantissimi altri esperti e scienziati che invece la pensano in modo diametralmente opposto”. “Per carità – ha concluso -, è facile far polemica”.
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Dpcm: poca gente e malumore, Catanzaro alla prova zona rossa
Giù molte serrande e cartelli di protesta davanti Prefettura
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CATANZARO
06 novembre 2020
11:04
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Pochissime auto e poche persone per le strade. Il primo giorno di nuovo lockdown a Catanzaro passa così tra le lamentele dei commercianti, non sono quelli costretti a chiudere dall’ordinanza che impone la zona rossa in tutta la Calabria, ma anche di quelli le cui attività hanno avuto l’autorizzazione a tenere aperte le serrande.
“Io ho aperto – spiega Angela, titolare di un negozio di abbigliamento da bambini – ma non c’è nessuno per strada. A chi dovrei vendere?”. Un concetto ripetuto da un fioraio, Salvatore, e da Claudia, titolare di un’attività che vende caffè: “Siamo qua ma non si vede un cliente. Ci chiediamo se convenga restare aperti”.
Su Corso Mazzini, la principale strada del centro di Catanzaro, il traffico, solitamente intenso sin dal mattino, oggi è quasi inesistente. Un’immagine che tuttavia non richiama quelle del lockdown del marzo scorso, quando la città era completamente deserta. Stamani, primo giorno del nuovo provvedimento, qualche auto passa, ma in ogni caso niente a che vedere con i giorni scorsi. Di prima mattina un po’ di movimento c’è stato, ma per la presenza del Convitto Galluppi, con le sue classi materne, elementari e di prima media ancora frequentate in presenza. Ma dopo che i genitori hanno lasciato i figli a scuola, il centro della città è andato via via svuotandosi, nonostante i bar si siano attrezzati per l’asporto ed il servizio a domicilio con il caffè servito su improvvisati divisori sistemati all’ingresso e consumato poi per strada, ma non nelle vicinanze del locale.
In un’atmosfera tetra nonostante la bella giornata di sole, si sente ancora la eco della protesta dei commercianti, che, impossibilitati a farla di presenza, l’hanno affidata ad una serie di cartelli apposti davanti alla Prefettura. “L’emergenza è durata otto mesi, adesso basta” e “La Calabria è alla fine, con la chiusura le diamo la botta finale” è scritto su due di essi. Ed i commercianti se la sono presa con la classe politica: “La Calabria è sana, i politici sono malati”.
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Covid: centro Torino deserto, gente tra banchi Porta Palazzo
Al mercato sembra giorno qualunque, assembramenti in via Milano
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TORINO
06 novembre 2020
11:30
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Se il centro, nel primo giorno di Torino zona rossa, è semideserto con bar e negozi chiusi, lo stesso non si può dire di altre zone della città. Al mercato di Porta Palazzo, ad esempio, dove i banchi degli alimentari vendono regolarmente, sembra un giorno come gli altri e non mancano gli assembramenti in via Milano.
Qualche negozio resta aperto sfruttando le eccezioni previste dal Dpcm. Un negozio di scarpe, sempre in via Milano, ha tirato su la serranda ad esempio solo per “vendere le scarpe da ginnastica”, come concesso dalle nuove norme.
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Covid: a Sassari un reparto “amovibile” al pronto soccorso
Potrà ospitare 14 pazienti in attesa di ricovero in reparto
e
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SASSARI
06 novembre 2020
11:37
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Il pronto soccorso del Santissima Annunziata sta facendo i conti con un numero di affluenze quotidiane ormai ingestibile rispetto alla sua capienza e l’Azienda ospedaliera universitaria corre ai ripari. È in costruzione nel piazzale attiguo al pronto soccorso una struttura amovibile di 100 metri quadri, dotata di riscaldamento e gas medicali, che potrà ospitare 14 posti letto da destinare ai pazienti positivi in attesa di essere ricoverati nei reparti Covid dell’Aou.
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Gli accessi di questi ultimi giorni hanno evidenziato un gap tra casi “smaltiti” e pazienti che restano in carico sino al ricovero in un altro dei reparti dedicati all’emergenza pandemica, così si è resa necessaria la realizzazione di uno spazio in cui poter gestire in sicurezza le persone che attendono di essere trasferite.
Questa soluzione provvisoria dovrebbe scongiurare i disagi e rischi patiti da utenti e operatori negli ultimi giorni, che in più di una circostanza hanno portato quasi alla paralisi l’unità operativa.
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Covid: Pregliasco, falso allarme del Pio Albergo Trivulzio
‘Positivi ci sono ma è normale’
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MILANO
06 novembre 2020
11:39
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Secondo Fabrizio Pregliasco, consulente scientifico del Pio Albergo Trivulzio di Milano, quello verificatosi negli ultimi tempi nella struttura, dove 64 dipendentipositivi al Covid su un totale di 551 e 20 “in attesa direferto”. , è “un falso allarme”.

“E’ un falso allarme – ha spiegato ad Agorà, su Rai 3 -. Ci sono delle positività, andremo a confermare i numeri, nell’arco della giornata avremo i dati definitivi. Dei positivi ci sono, ma è un fatto assolutamente naturale e normale in un contesto come quello di Milano dove la diffusione ambientale nelle famiglie, nella comunità, è elevata e quindi la struttura sanitaria non ha colpe di situazione di diffusione di malattia, ma di acquisizione di soggetti che si contagiano all’esterno”.
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Milano si sveglia in lockdown, ma non troppo
Diversa dalla città spettrale di marzo
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MILANO
06 novembre 2020
11:54
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Milano questa mattina si è svegliata in lockdown ma la città appare molto diversa da quella, spettrale e deserta, della prima chiusura della scorsa primavera. In seguito al decreto del governo alcune attività commerciali possono infatti rimanere aperte, come ad esempio le librerie, i negozi di fiori, le profumerie, i negozi che vendono abbigliamento intimo o per bambini, le ferramenta, oltre ovviamente agli alimentari e ai negozi di tecnologia.
E soprattutto alle scuole elementari e alle medie per i ragazzi di prima.
E anche i bar – che possono fare asporto – in diversi casi hanno scelto di non tirare giù la saracinesca ma restare aperti.
Quindi non c’è in città il colpo d’occhio di serrata generale di marzo e aprile. Se il centro appare molto più deserto del solito, con piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele e piazza San Babila attraversate dal via vai di poche persone, altre vie della città sono leggermente più popolate di gente che va al lavoro, infatti molti uffici non hanno imposto lo smart working ai propri dipendenti. Camminando per strada si incontrano poche persone, che prendono un caffè d’asporto o vanno nei negozi rimasti aperti.
A Milano prosegue anche l’attività dei mercati scoperti nei quartieri, non solo con le bancarelle di alimentari ma anche, ad esempio, con quelle che vendono prodotti per la casa, e infatti alcuni cittadini sono rimasti stupiti questa mattina nel vedere “il mercato con così tante bancarelle”. Anche una delle principali vide dello shopping milanese, corso Buenos Aires, non appare deserta al colpo d’occhio ma sono comunque poche le persone a passeggio.
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Dpcm: Taxiblu, a Milano adesione sciopero 100%
‘Circolano solo vetture per servizi sociali’
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MILANO
06 novembre 2020
11:58
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Sta avendo una sostanziale adesione del 100% a Milano lo sciopero dei taxi in atto dalle 8 alle 22 di questa sera contro le restrizioni imposte dal Dpcm per contenere il Corovnavirus. La stima è di Emilio Boccalini presidente di Taxiblu 02.4040, il più importante Radiotaxi di Milano.
“Il Dpcm non ci consente manifestazioni e quindi gran parte dei colleghi è a casa e non, come di consueto nei parcheggi – spiega -. Circolano solo i taxi, con uno speciale cartello, che svolgono servizi di carattere sociale e che trasportano persone malate o invalide senza farle pagare”.
“Siamo fermi oggi – ribadisce Boccalini -, ma in realtà siamo fermi da mesi, siamo ai minimi storici con le corse. Qui non rischiamo di perdere solo il lavoro, ma di veder scomparire un’intera categoria”.
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Dpcm: protesta a Crotone, negozi restano aperti
Iniziativa del 70% dei commercianti, bar con tavoli all’aperto
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CROTONE
06 novembre 2020
12:04
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Né schiamazzi, né violenza. A Crotone la protesta contro il dpcm che dichiara la Calabria zona rossa va in scena lavorando.
Nel primo giorno di lockdown, i commercianti crotonesi le cui attività sono tra quelle da tenere chiuse, hanno invece deciso di aprire i loro negozi nonostante i divieti. Una protesta spontanea, nata attraverso il tam tam sui social, che ha coinvolto il 70% delle attività commerciali nel capoluogo di provincia e che dovrebbe durare solo la giornata di oggi. Sono rimasti aperti soprattutto i negozi di abbigliamento, mentre bar e ristoranti, che pur organizzati per l’asporto (che non è vietato), hanno piazzato i tavolini in strada per accogliere i clienti.
“Crotone ha avuto il coraggio di protestare in modo silenzioso ma concreto contro l’istituzione della zona rossa – ha detto uno dei partecipanti all’iniziativa -. Nonostante il momento di crisi, le problematiche e le difficoltà che abbiamo, protestiamo con dignità facendo il nostro lavoro: restando aperti per non morire. Un plauso a tutti i colleghi che hanno avuto il coraggio, nonostante il pericolo di incorrere in multe e chiusure, di aprire i loro negozi. Dobbiamo essere orgogliosi di questa risposta. Penso che gli imprenditori abbiano dato l’esempio. Ci stanno arrivando anche plausi da colleghi della Lombardia che vorrebbero imitare la nostra iniziativa”.
Protesta anche chi ha deciso di restare chiuso obbedendo alle disposizioni governative, ma ha attaccato alle vetrine dei manifesti contro “un dpcm incomprensibile” e ribadendo di pagare colpe di chi ha gestito in questi anni la sanità calabrese.
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Dpcm: a Cosenza poca gente e controlli per le strade
Niente affollamenti su bus e pochi pendolari
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COSENZA
06 novembre 2020
12:26
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Traffico scorrevole e pochi cittadini per le vie della città. Si presenta così oggi Cosenza al suo primo giorno in ‘zona rossa’.
Aperti solo gli esercizi commerciali consentiti e diversi posti di blocco dei carabinieri per controllare chi si sposta in auto. Per la maggiore parte si tratta di cittadini che sono fuori per lavoro o per motivi di salute. In fila davanti i supermercati o i negozi di alimentari per lo più persone anziane. Nessun affollamento a bordo degli autobus e anche il numero dei pendolari in arrivo dalla provincia con i mezzi pubblici è in calo.
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Covid: Ulss Treviso cerca infermieri, offre 30 euro ora
Bando anche a pensionati per attività libero professionale
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VENEZIA
06 novembre 2020
12:32
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L’azienda sanitaria locale Ulss n.2, di Treviso per le esigenze di organico legate all’emergenza Covid-19 ha pubblicato un bando per la formazione di un elenco di infermieri, anche in pensione, disponibili a prestare attività libero professionale, con retribuzione oraria di 30 euro lordi l’ora. Gli interessati devono avere cittadinanza italiana o Ue ed essere titolari di partita Iva, oltre che di diploma di laurea di 1/o livello in infermieristica ed essere iscritti all’albo professionale.
Le adesioni possono essere trasmesse attraverso il portale della Ulss n.2.
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Sala, invito milanesi a stare in casa più possibile
Sindaco, comunità cerchi di restare unita
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MILANO
06 novembre 2020
12:34
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“Le decisioni del governo vanno rispettate, dirò di più, io invito i i milanesi a stare in casa il più possibile in queste giornate difficili”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si è rivolto ai cittadini milanesi nel primo giorno di lockdown, in un video sulle sue pagine social.
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“Il contributo che la nostra comunità può dare in questi momenti è quello di cercare di stare unita, di cercare di fare la sua parte affinché questa crisi pandemica – ha aggiunto -, che lo vedete si sta trasformando in una crisi economica e sociale molto profonda, sia il più possibile abbreviata. Questo è il lavoro che dobbiamo fare”.
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Dpcm: a Reggio Calabria alcuni negozi aperti per protesta
Sono solo una minoranza. Poche le persone per strada
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REGGIO CALABRIA
06 novembre 2020
12:42
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A Reggio Calabria qualcuno ha deciso di violare le rigide restrizioni del lockdown. Alcuni negozianti, infatti, la cui categoria merceologica rientra tra quelle alle quali il DPCM Conte ha imposto la chiusura, hanno deciso lo stesso di alzare le saracinesche dei loro locali ed aprire al pubblico.
Pochi, rispetto, comunque, rispetto al resto che si è adeguato alle normative anti-covid. Dpcm sostanzialmente rispettato in riva allo Stretto. Pochi clienti per chi ha rischiato e pochissime persone in giro, alle fermate dei pullman; traffico scarso lungo le arterie principali, e abbondante disponibilità di parcheggi, vero miraggio degli automobilisti nei giorni normali.
Bar e pasticcerie, hanno bloccato i loro ingressi: è vietato entrare, ma si può ordinare all’entrata per poi consumare tutto comodamente a casa. “Certo, non è come nei giorni normali – dice il titolare di una pasticceria sul viale Aldo Moro -. La perdita di clientela c’è, rispetto all’afflusso che avevamo quotidianamente davanti al banco. Tuttavia è necessario farlo per il bene di tutti. Speriamo che serva”.
Da questa mattina l’azienda di trasporto pubblico locale, l’Atam, in ottemperanza al Dpcm del 4 novembre 2020, e fino a nuove disposizioni, nell’ambito delle misure urgenti per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica, ha limitato la capienza dei propri bus al 50%. Ma molti pullman circolano con pochissima gente a bordo.
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Frodi in settore carburanti, sequestro beni per 100 mln
Indagine Agenzia Dogane e Monopoli a Verona
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VERONA
06 novembre 2020
12:50
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L’Agenzia Dogane e Monopoli di Verona ha sequestrato ad imprenditori scaligeri beni per oltre 100 milioni di euro nell’ambito di un’indagine sulle frodi nel settore dei carburanti. Gli accertamenti si sono infatti accentrati su operatori commerciali di prodotti energetici stabiliti nel veronese che si sarebbero resi responsabili di frodi di diversa natura.
Nel dettaglio, l’analisi dei rischi fatta dagli uomini dell’Agenzia ha consentito di individuare una società creata da imprenditori scaligeri che, dichiarando fittiziamente la propria sede all’estero, dal 2017 al 2020 ha commercializzato in Italia ingenti quantità di carburante.
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Covid: Veneto, 3.387 positivi e 27 morti in 24 ore
Secondo dati dell’ultimo bollettino regionale
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VENEZIA
06 novembre 2020
13:14
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I contagi Covid in 24 ore in Veneto sono 3.387 sulla base dell’ultimo bollettino regionale, per un dato complessivo di 72.092 infetti dall’inizio dell’epidemia. I casi attualmente positivi sono 43.937.
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Preoccupa anche il numero delle vittime, 27 in più rispetto a ieri. Il totale dei morti (tra ospedali e case di riposo) sale a 2.543.
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Scuola: Tar Puglia sospende ordinanza Regione su chiusura
“Ordinanza Puglia interferisce in modo non coerente con Dpcm”
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BARI
06 novembre 2020
13:31
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Il Tar della Puglia ha accolto la richiesta di sospensione dell’ordinanza del presidente della Regione che da fine ottobre ha disposto la didattica integrata per tutte le scuole di ogni ordine e grado sul territorio regionale, ad eccezione dei servizi per l’infanzia con un intervento più restrittivo rispetto a quello previsto dall’ultimo Dpcm. Lo rende noto il Codacons di Lecce che con un gruppo di genitori aveva presentato ricorso.

Per la Terza Sezione del TAR di Puglia “l’ordinanza interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal sopravvenuto DPCM 3 novembre 2020”. Il Dpcm, spiega il Tar, “colloca la Puglia tra le aree a media criticità (c.d. “zona arancione”) e persino per le aree ad alta criticità (c.d. “zone rosse”) prevede la didattica in presenza nelle scuole elementari”.
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Covid: primo giorno zona arancione Puglia, asporto in strada
Bar e ristoranti si organizzano, clienti attendono fuori
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06 novembre 2020
13:33
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Tavolini all’ingresso dei bar per sbarrare l’ingresso e servire i clienti all’esterno, scritte su fogli stampati che ricordano che l’unico servizio disponibile è l’asporto, bidoncini della spazzatura pieni di bicchieri in carta e polistirolo. Poche persone in coda davanti ai locali per ordinare caffè e cornetti da portare via e negozi quasi completamente vuoti.
Così si presenta il centro di Bari nel primo giorno di entrata in vigore delle nuove norme anti-Covid che individuano la Puglia come zona arancione, dove al coprifuoco dalle 22 si aggiunge il divieto di spostamento tra Comuni e la chiusura al pubblico delle attività di ristorazione, una sorta di mini lockdown.
I clienti, così si sono organizzati i titolari di bar e ristoranti, possono avvicinarsi all’ingresso o in alcuni casi entrare uno alla volta per vedere i prodotti da acquistare, come nel caso delle pasticcerie, ordinare, pagare e aspettare fuori la consegna. “In mezza giornata ci siamo organizzati per cercare di sopravvivere e continuare a lavorare ma forse sarebbe stato meglio chiudere” dice qualcuno, mentre in tanti lamentano “poca chiarezza nelle norme”.
Le principali via della movida barese sono quasi deserte, i gazebo sulle strade pedonali sono chiusi con sedie e tavoli accatastati e molti locali hanno deciso di non aprire affatto.
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Baby gang fa rapine a Siena, 9 minori indagati e perquisiti
Accuse di associazione a delinquere. Due capi,hanno 15 e 16 anni
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SIENA
06 novembre 2020
14:03
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Picchiavano i coetanei, pretendendo soldi, li minacciavano intimando loro di non azzardarsi a sporgere denuncia alla polizia, pena conseguenze ancora più gravi, o commettevano furti ai danni di ignari titolari di attività commerciali. E’ quanto ricostruito dalle indagini della Polizia di Siena che questa mattina ha fatto scattare perquisizioni a carico di alcuni minori accusati di associazione a delinquere finalizzata al compimento di una serie indeterminata di delitti, in particolare rapine e furti.

Nove i giovani già individuati come componenti fissi della baby gang, ma altri sono prossimi ad una precisa identificazione. In particolare, sarebbero principalmente due di loro, rispettivamente di 16 e 15 anni, i capi e promotori dell’associazione criminosa in questione, secondo l’ipotesi delittuosa ricostruita dalle indagini coordinate dal procuratore capo minorile di Firenze, Antonio Sangermano, unitamente al sostituto Ersilia Spena. Dalla primavera la gang è protagonista di un’escalation di violenza che ha raggiunto il culmine pochi giorni fa quando un giovane bengalese senza fissa dimora, incrociato per strada da due del gruppo, è stato preso a calci e pugni dopo aver ricevuto sputi senza motivo.
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Taxi in sciopero, auto bianche in presidio a Genova
La cooperativa radiotaxi attende risposte dal governo
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GENOVA
06 novembre 2020
14:05
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Assedio pacifico in piazza De Ferrari da parte dei tassisti della Cooperativa Radio Taxi Genova 0105966 che ha aderito allo sciopero nazionale proclamato dalle organizzazioni di categoria. Servizio fermo, quindi, fino alle alle 21, anche se resta garantito il trasporto “sociale” per anziani, portatori di handicap e malati.
I tassisti chiedono un sostegno economico strutturale e l’inserimento nelle misure previste dalla prossima Legge di Bilancio, regole certe per contrastare l’abusivismo, difesa di un servizio pubblico essenziale contro le multinazionali. “In questo lungo momento di emergenza sanitaria le aziende vanno avanti – spiega il presidente Valter Centanaro – ma la crisi anche per noi è fortissima. Le nostre auto non si sono fermate nemmeno durante la pandemia ma i ricavi sono calati in maniera impressionante.
Avevamo avuto una diminuzione del 90% durante il lockdown e adesso siamo comunque su un 30% del lavoro ordinario. Siamo, però, stati lasciati soli dal Governo centrale, a cui chiediamo risposte e sostegno, attraverso ristori economici ma anche con forme di incentivazione all’uso dei taxi, che mai come oggi svolgono un vero e proprio servizio di pubblica utilità”.
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Brusca: da Cassazione stop AD altri sconti su pena a 30 anni
Respinta richiesta di limare ulteriormente condanna cumulativa
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06 novembre 2020
14:10
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Giovanni Brusca – l’ex boss condannato per le stragi di mafia del 1993 ed altri gravi reati – non ha ottenuto un ulteriore sconto di pena sulla condanna a 30 anni di reclusione che già beneficia dei vantaggi della collaborazione. Lo ha deciso la Cassazione che ha respinto la richiesta di Brusca di detrarre 270 giorni di carcere presofferto dal cumulo della pena.
L’ex boss finirà di scontare i 30 anni nel 2022, e con questo verdetto della Suprema Corte gli è preclusa la ‘strada’ di uscire nel 2021.
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‘Ndrangheta: condannato ex consigliere provinciale Catanzaro
Giampaolo Bevilacqua era accusato concorso esterno ed estorsione
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CATANZARO
06 novembre 2020
14:18
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Condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al risarcimento dei danni alle parti civili. Questa la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Catanzaro (presidente Domenico Commodaro) a carico di Giampaolo Bevilacqua, ex consigliere provinciale ed ex consigliere della Sacal, la società che gestisce gli aeroporti calabresi, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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Un processo d’Appello bis, quello nei confronti di Bevilacqua, difeso dall’avvocato Francesco Gambardella, dopo l’annullamento con rinvio, da parte della Cassazione, della sentenza d’assoluzione che era stata emessa nel 2017. Un procedimento che rappresenta uno stralcio del processo “Perseo” istruito contro la cosca Giampà di Lamezia Terme.
In primo grado, nel 2015, Bevilacqua era stato condannato dal Tribunale di Lamezia Terme a 4 anni e 8 mesi di reclusione (e all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici) per concorso eterno e assolto per l’estorsione aggravata.
Dopo l’assoluzione in secondo grado, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello. Si è proceduto così a un nuovo processo nel corso del quale il sostituto procuratore generale aveva chiesto una condanna a 6 anni e 4 mesi.
Nel processo si erano costituiti parti civili il Comune di Lamezia Terme, rappresentato dall’avvocato Caterina Restuccia, l’Associazione antiracket lametina, con l’avvocato Carlo Carere, e la Federezione italiana antracket, rappresentata dall’avvocato Francesco Pizzuto.
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Covid: Napoli; mamme no Dad, è il giorno degli zaini sospesi
Proteste davanti ai cancelli di varie scuole della città
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NAPOLI
06 novembre 2020
14:28
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Zaini vuoti sospesi davanti ai cancelli delle scuole chiuse. Protestano così mamme e bambini, a Napoli, contro l’ordinanza di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, che tiene le scuole chiuse, nonostante, evidenziano, la classificazione di zona gialla.
L’idea iniziale era di appendere gli zaini e andare via, ma l’ampia partecipazione ha trasformato la protesta delle cartelle in un momento di attività all’aperto per i bambini, un modo per farli incontrare per ricostruire, almeno in parte, una dimensione di normalità.
Alla protesta hanno aderito le mamme e i bambini delle scuole Cuoco-Schipa, la Madonna Assunta, il Convitto Vittorio Emanuele, la Costantinopoli e la Quarati. Tutto, anche in questo caso, è nato da un tam tam sui sociale della Rete Scuole e Bambini.
Fuori scuola, i bambini hanno disegnato e affisso i loro disegni. “Abbiamo il diritto di tornare a scuola”, recita uno di questi lavoretti, mentre le mamme hanno portato uno striscione con la scritta: “Arancione, gialla o rossa. In Campania scuole chiuse e ospedali pieni”. Le mamme sono pronte a lavorare insieme anche per presentare un nuovo ricorso al Tar contro le ordinanze di De Luca che chiudono le scuole.
“E’ stato un momento di incontro per i bambini – spiega Valeria Di Gennaro della Rete – Pensiamo, fin quando è possibile, di farlo diventare un appuntamento periodico”.
“Nonostante la Campania sia stata identificata come zona gialla, qui abbiamo ancora le scuole chiuse – aggiunge – L’unica spiegazione che ci siamo dati è che i bambini e le scuole sono sacrificabili, non muovono interessi economici”.”Chiudere le scuole – spiega – è per De Luca un modo per far vedere che qualcosa lo sta facendo, coprendo mancanze e carenze su trasporti e sanità”. “Non capiamo perché il Ministero non intervenga – dice ancora – visto che non è una competenza regionale quella relativa alla chiusura delle scuole”.
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Covid: Zaia, stiamo entrando nella fase sanitaria 4
Non confondiamo nostre fasi che sono sanitarie con zone Governo
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VENEZIA
06 novembre 2020
18:00
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“Stiamo entrando nella fase 4, siamo in una situazione di massima turbolenza e tensione negli ospedali. Fase 4 vuole dire dare un ulteriore giro di vite.
Le nostre fasi non sono collegate con le zone stabilite dal governo, non abbiniamo le due cose, chiamiamole fasi di natura ospedaliera”. Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale prevede che “si dovrà raggiungere per metà di novembre il numero di 250-300 posti nelle terapie intensive anche se dà dei valori più alti” “Questa è la fase più critica, alcune province sono già entrate nelle fase 4. Siamo in fase gialla per le terapie intensive, ora 174, ma non abbiamo ancora un tasso di occupazione: siamo – ha osservato – al 16% a livello regionale contro il 40% di alcune regioni”.
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Dpcm:Napoli;deserta strada pastori,’abbiamo acqua alla gola’
Sparita folla turisti. Artigiani, noi esclusi da Dl Ristori
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NAPOLI
06 novembre 2020
18:00
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Sono lontani i giorni in cui, in anni senza covid, a San Gregorio Armeno, la strada dei pastori a Napoli, non si poteva camminare per la folla di curiosi e clienti accorsi a comprare un pezzo in più per impreziosire il proprio presepe o pensare a un regalo di Natale. Nel centro storico, la via dei pastori oggi è deserta: non ci sono più i turisti, non ci sono i clienti, non ci sono i curiosi che fotografano le statuine realizzate dagli artigiani pastorai.
Il covid ha piegato anche loro.
Da ieri, davanti a ogni bottega, i pastorai hanno appeso dei drappi ‘giallo Napoli’, come il colore assegnato alla Campania.
Nell’aria si respira rassegnazione, avvilimento, paura di dover chiudere per sempre botteghe che si tramandano da generazioni, passando di padre in figlio. “Siamo del tutto esclusi dal Dl Ristori – spiega Dino Bavero, titolare della bottega Bella ‘Mbriana, che fa parte dell’Associazione Le botteghe di San Gregorio Armeno – Abbiamo scritto a Conte chiedendogli di prevedere misure di sostegno anche per noi”.
Ottobre, novembre e dicembre sono di norma i mesi in cui gli artigiani capitalizzano un anno di lavoro. Tre mesi durante i quali gli artigiani vendono le loro creazioni, pastori realizzati a mano, sia quelli tradizionali sia statuine originali, che, di solito, hanno le fattezze di personaggi di attualità (politici, calciatori, per esempio). Tutti in bella mostra, lungo via San Gregorio Armeno, in una esposizione permanente tra una bottega e l’altra.
Stavolta no, stavolta c’è solo da sperare di riuscire almeno a pagare le spese fisse. “Qualcuno è venuto a chiederci se avevamo De Luca con il lanciafiamme o avessimo realizzato medici e infermieri con le mascherine – racconta Bavero – Ma nessuno che compri, nessuno che sia interessato ai salti mortali che stiamo facendo”. Con gli aiuti del primo lockdown, “non siamo stati in grado nemmeno di pagare gli affitti che qui sono comunque molto alti”.
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Matrimonio con 93enne in fin di vita, assolto prete
Condannata la sposa settantenne
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GENOVA
06 novembre 2020
18:11
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E’ stato assolto, perché il fatto non costituisce reato, don Pietro Franco, ex parroco di Boccadasse, accusato di circonvenzione. Il prete, che ora vive a Faenza, era accusato dalla procura di Genova di avere celebrato, nel 2014, il matrimonio di un uomo di 93 anni in fin di vita con una donna di 72 anni avvenente cacciatrice di dote.

La sposa, Gabriella Radaelli, è stata condannata a due anni e otto mesi mentre sono stati assolti i due testimoni, il figlio della donna e la sua fidanzata. Secondo quanto ricostruito, l’ignaro sposo era Carlo Gian Battista Bianchi Albrici, imprenditore milanese trapiantato a Genova con eredità milionaria. Secondo l’accusa, l’unione sarebbe stata celebrata di notte in modo furtivo. Così la settantenne sarebbe diventata erede dell’impero dell’imprenditore.
Il raggiro era stato scoperto dal figlio di Bianchi Albrici, che aveva impugnato il testamento e denunciato la donna. Il prete, difeso dall’avvocato Michele Ispodamia, ha sostenuto di avere unito in matrimonio una coppia innamorata.
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Fiorella Mannoia, il mio disco figlio del lockdown
Esce Padroni di niente. “Ripartire per non far morire settore”
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06 novembre 2020
14:33
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La pandemia e il lockdown ci hanno costretto a guardarci dentro, a interrogarci sul senso della vita. “E ci siamo resi conto come sia bastata una minuscola entità cellulare per metterci in ginocchio, noi che ci consideravamo invincibili, e farci renderci conto che non siamo padroni di niente”.
E da lì, Fiorella Mannoia è partita per costruire il suo nuovo album, per il quale ha scelto proprio il titolo Padroni di niente (cd già disponibile, il vinile dal 20 novembre, per Sony Music). “Sono canzoni figlie di quel momento, ma con concetti universali senza tempo”.
“Un disco concepito durante il primo lockdown – racconta la cantante in collegamento zoom -, dalle chiacchierate con Amara (autrice per lei di Che sia benedetta, portata al festival di Sanremo del 2017). Quando i nostri pensieri volavano alto e ci interrogavamo su dove stavamo andando, sul senso che aveva tutto quello che stavamo vivendo. Si parlava di un nuovo Umanesimo, della necessità di rimettere al centro l’uomo. E invece quando si è riaperto, tutto è tornato come prima se non peggio”.
Il disco, anticipato dal singolo Chissà da dove arriva una canzone, scritto per Fiorella da Ultimo, in tutti i suoi aspetti risponde ad un’unica esigenza: andare all’essenzialità. “E’ un album scarno, suonato, senza elettronica. Con solo otto pezzi, perché non è tempo di mettere dentro cose di cui non sei convinto”, spiega Fiorella Mannoia.
A maggio, Fiorella ha in programma di portare il disco in tour nei teatri con 11 date già programmate. “Presto dire come sarà il live. Ma noi dobbiamo ripartire perché questo è l’unico modo per aiutare i lavoratori dello spettacolo. Magari anche con produzioni anche più scarne, ma ripartire. Dobbiamo rimettere in moto la macchina, altrimenti sarà un disastro”. Fiorella Mannoia si sofferma anche sulla necessità di intervenire in maniera più concreta per le maestranze ormai ferme da mesi. “Noi artisti possiamo mettere fondi di tasca nostra, ma dobbiamo chiedere al Governo che i lavoratori vengano tutelati. Siamo essenziali come lo è il pane”.
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Pappano e i concerti senza pubblico, ‘Ci sentiamo puniti’
Agli spettatori di S. Cecilia: ‘Teniamo duro, a breve insieme’
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06 novembre 2020
14:09
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”Ovviamente tutti noi siamo rimasti molto dispiaciuti per la decisione dei concerti senza pubblico dopo aver messo in moto protocolli di sicurezza, di ventilazione degli spazi per rendere la sala davvero sicura e ‘friendly’, con il pubblico distanziato e con la mascherina. Ci sentiamo puniti, dopo essere stati colpiti già parecchio quest’anno”.
Il maestro Antonio Pappano descrive così il suo stato d’animo in vista del concerto del 6 novembre con la pianista Beatrice Rana, il suo primo della stagione sinfonica di Santa Cecilia nella grande sala vuota dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, trasmesso in diretta da Rai Radio 3 e in streaming su raicultura.it, in conseguenza delle nuove restrizioni imposte dall’ emergenza Covid-19. Al suo ‘caro pubblico’, come spesso è solito salutare dal podio prima di un concerto, Pappano lancia però un messaggio di ottimismo: ”Teniamo duro perché non sarà facile, ma la grande musica è sempre qui. In breve tempo torneremo insieme.
Non mollate”. “Non siamo gli unici a essere colpiti – dice il direttore musicale di Santa Cecilia – e naturalmente sono consapevole della serietà degli aspetti sanitari, ma devo dire che tanti musicisti che non hanno un lavoro a tempo indeterminato stanno morendo di fame. E’ una grande frustrazione”.
Che cosa prevede per i prossimi mesi? ”Fino a Natale continueremo a fare concerti in streaming. E’ importante per me che l’orchestra e il coro continuino a lavorare, mantenendo il rapporto con il nostro pubblico. Siamo qui per loro, per trasmettere emozioni forti e belle, per fare sentire che siamo insieme, una squadra. Non vogliamo mollare. Per l’anno nuovo dobbiamo sapere per capire come continuare”.
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Carlo Conti in ospedale a Firenze, si sta ristabilendo
Il conduttore è a Careggi per essere seguito al meglio
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06 novembre 2020
11:42
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Carlo Conti è da qualche giorno in cura all’ospedale Careggi di Firenze per essere seguito al meglio avendo i sintomi da contagio da Covid-19. Seguito dai medici, si sta ristabilendo velocemente in attesa di tornare in tv.
Lo fa sapere la Rai.
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Hit parade, sette new entry, Renato Zero primo
Re Sorcini è anche 10/o. Unica donna in classifica Ariana Grande
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06 novembre 2020
18:50
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Top ten rivoluzionata questa settimana, come non succedeva da tempo. Merito delle tante nuove uscite che hanno rivitalizzato il mercato discografico anche in vista del Natale, per consuetudine un periodo molto vitale per il settore provato da mesi di sofferenza causa covid.
Dunque, sette new entry nella prime dieci posizioni. A mettere l’imprinting su questa settimana, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk, è Renato Zero con il secondo capitolo di Zerosettanta, la monumentale trilogia pensata e voluta per i 70 anni del Re dei sorcini. Il primo capitolo, uscito un mese fa, chiude in decima posizione. Al secondo posto, e al primo dei vinili, entra il rapper genovese Izi con il suo ultimo lavoro Riot, un lavoro eterogeneo, mosso dalla necessità di esprimere sfumature emotive diverse. Sul terzo gradino del podio, si piazza al debutto Max Pezzali con Qualcosa di nuovo, il nuovo album di inedito dell’ex 883.
Finisce al quarto posto Bruce Springsteen con Letter to you (era primo una settimana fa), l’album – il ventesimo in studio per il Boss – realizzato con The E Street Band: la prima performance insieme dal tour di “The River” del 2016. Al quinto posto ancora una nuova uscita: X Factor Mixtape 2020, che contiene i brani originali dei 12 concorrenti del live del talent di Sky. Passa dal secondo al sesto posto BV3, progetto del collettivo Bloody Vinyl, con i rapper Slait, Low Kidd, Tha Supreme e Young Miles.
Settimo posto per il rapper Axos con il nuovo progetto Anima Mundi, tra rap e rock, poi l’unica donna della classifica: Ariana Grande con Positions. Nono posto per Nicola Siciliano e il suo Napoli 51: Primo contatto.
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Amadeus, 1,9 mln e il 10% risultato inaspettato
Potevamo chiedere spazio protetto ma vogliamo Giovani in serie A
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06 novembre 2020
18:02
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“Al termine della seconda puntata di AmaSanremo lasciatemi ringraziare i ragazzi che sono fortissimi, veramente complimenti. Volevo ringraziare la giuria televisiva, che fosse una giuria competente nessuno di noi aveva dubbi, ma ha mostrato di avere anche un grande rispetto nei confronti di questi ragazzi.
Grazie a Luca Barbarossa, Morgan, Beatrice Venezi e Piero Pelù. Noi di AmaSanremo volevamo ringraziare soprattutto voi: il pubblico, 1.900.000 spettatori e il 10% di share. Per noi è un risultato incredibile e inaspettato”. A sottolinearlo è Amadeus in un video pubblicato sui sui social all’indomani della seconda puntata del programma dedicato alla selezione degli artisti per Sanremo Giovani.
“Forse qualcuno poteva pensare che con questo programma avremmo fatto più ascolti o uno share maggiore – sottolinea il conduttore – ma questo non è un format e non è neanche un meccanismo televisivo, è semplicemente una vetrina. Tutti noi, a partire dal direttore e dal vicedirettore di Rai1, tutta la redazione di AmaSanremo e soprattutto i ragazzi, siamo felici di questi risultati. Quando si investe sui giovani può essere una strada in salita, come quando un allenatore fa giocare un ragazzo della Primavera in prima squadra, magari paga l’inesperienza o non riempie gli stadi, magari si va incontro a una sconfitta, ma quel ragazzo quando diventerà un campione per l’allenatore è motivo di grande orgoglio. E’ quello che capita anche a noi, vedere questi ragazzi e farveli conoscere è motivo di grande orgoglio perché stanno giocando in serie A. Potevamo chiedere uno spazio più protetto, notturno, in una fascia completamente diversa ma sarebbe stato ipocrita come dire ‘punto sui giovani ma li nascondo’, ‘punto sui giovani e ve li mostro’.
Questi 2 milioni di telespettatori, ma anche meno, sono per questi ragazzi una occasione fantastica perché possono realizzare il loro sogno”.
“Lasciatemi ringraziare anche lo sponsor, TimMusic, perché tutte le aziende che investono sui giovani vanno lodate e ringraziate. Viva la musica, viva AmaSanremo e ci vediamo giovedì prossimo su Rai1”, conclude Amadeus.
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Covid: mancano letti, brandine nella chiesa dell’ospedale
Al San Luigi di Orbassano (Torino) allestiti letti anche in sala convegni
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TORINO
06 novembre 2020
18:16
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Anche la chiesa dell’ospedale San Luigi di Orbassano (Torino) si prepara ad accogliere i pazienti Covid. Come già accaduto per quella del Martini di Torino, fila di brandine sono state allestite dove c’erano i banchi per i fedeli.
Pochi giorni fa il San Luigi aveva mantenuto aperto il Pronto Soccorso e, grazie alla riconversione nei mesi scorsi di quattro reparti, erano stati messi a disposizione 135 posti letti per pazienti a bassa intensità di cura. L’aumento dei ricoveri ha portato a scegliere come soluzione anche la chiesa del nosocomio, oltre alla sala convegni.
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Nascono i magazine di Caltagirone Editore
Su Salute, Futuro, Donna ed Economia per capire e approfondire
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06 novembre 2020
12:18
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Giovedì 12 novembre, in edicola con i quotidiani di Caltagirone Editore (Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, Corriere Adriatico e Nuovo Quotidiano di Puglia), i lettori troveranno MOLTOSALUTE, il primo di quattro nuovi periodici che saranno dedicati all’approfondimento delle tematiche di maggior interesse della società contemporanea.
I nuovi magazine gratuiti usciranno ogni giovedì: 24 pagine di informazione, con un taglio innovativo e ben ancorato alla stringente attualità, si concentreranno, oltre che su Salute, anche su Economia, Futuro e Donna.
Il lancio della nuova iniziativa editoriale sarà raccontato da una campagna di comunicazione dedicata per far conoscere anche in anteprima la veste grafica costruita dallo Studio Sergio Juan mentre l’identità creativa e verbale di MOLTO è stata realizzata da Carmi e Ubertis, compasso d’Oro 2020. I periodici saranno curati da una redazione dedicata che, sotto la guida del Direttore, Massimo Martinelli, e il coordinamento del Vicedirettore vicario de il Messaggero, Osvaldo De Paolini, sarà affiancata dai giornalisti e collaboratori di tutte le testate della Caltagirone Editore. Un gruppo di lavoro che mette a sistema la professionalità, l’accuratezza e il radicamento sul territorio.
Ogni appuntamento avrà anche una declinazione digital, accessibile da tutte le testate del Gruppo attraverso le rispettive sottosezioni tematiche, da consultare comodamente dai propri dispositivi personali in qualsiasi momento. Inoltre, una volta al mese un evento live, trasmesso in streaming sui siti dei quotidiani del Gruppo, accompagnerà l’uscita di uno dei magazine con interviste e confronti fra i protagonisti del settore, gli esperti, le aziende e le istituzioni per tracciare assieme gli scenari in evoluzione. Il primo appuntamento webinar, previsto per il prossimo 3 dicembre, tratterà temi dell’Economia Circolare.
Ogni primo giovedì del mese i lettori troveranno allegato alle testate di Caltagirone Editore, MOLTOECONOMIA, il magazine che grazie alle grandi firme che collaborano abitualmente col Gruppo ed all’esperienza e professionalità delle redazioni economiche dei nostri giornali, aiuterà ad approfondire e comprendere meglio lo stato di salute della nostra economia cercando di anticipare flussi, ostacoli e opportunità in modo da orientarsi al meglio negli investimenti.Il secondo giovedì del mese sarà la volta di MOLTOSALUTE, il supplemento che avrà l’obiettivo di informare ed aggiornare il lettore su prevenzione e ricerca, wellness e farmaceutica, sulle evoluzioni ed i cambiamenti obbligati degli stili di vita, ma anche su previdenza e welfare.
E soprattutto su come la pandemia da COVID-19 sta modificando radicalmente tutti questi ambiti, per dare al lettore gli strumenti per ritrovare il benessere nel quotidiano.
Il terzo giovedì del mese uscirà MOLTOFUTURO, un approfondimento dedicato ai grandi cambiamenti e alle innovazioni tecnologiche in un percorso che permetterà al lettore di conoscere in anticipo le nuove applicazioni e gli strumenti, le ottimizzazioni e le nuove legislazioni, nel campo delle connessioni digitali, della mobilità, dell’energia e della sostenibilità ambientale. Per finire, l’ultimo giovedì del mese sarà dedicato all’universo femminile con MOLTODONNA, il magazine che racconterà l’empowerment femminile ed i mezzi per sostenerlo, la corsa di ogni giorno tra lavoro e famiglia ma anche il cervello geniale di chi innova il mondo, la moda e il beauty che fanno star bene ma anche le leve economiche che attivano il Pil del made in Italy.
“In un momento difficile, per la società nella quale viviamo e per ciascuno di noi, abbiamo deciso di non tirarci indietro e di investire su noi stessi, sulle nostre capacità e sulla voglia di informazione chiara, approfondita e di qualità che riscontriamo nei nostri lettori.”, dichiara Massimo Martinelli, Direttore de il Messaggero. “Con MOLTO e le sue declina zioni, dedicate al mondo dell’economia, della salute, al futuro ed all’universo femminile, scommettiamo sul bisogno di un’informazione autorevole, in grado di orientare il lettore in una congiuntura particolarmente incerta come quella attuale, e sulla competenza e capacità delle nostre redazioni di rispondere a questo bisogno. Da giovedì in edicola c’è MOLTO da scoprire”.
“Questa nuova iniziativa editoriale è centrale rispetto all’evoluzione di Piemme. Con MOLTO intendiamo proporre una modalità di comunicazione moderna e contemporanea, in linea con le aspettative del mercato e capace di essere appealing sia per il lettore che per i partner commerciali in maniera fluida, trasversale e continuativa nel tempo.” – commenta Walter Bonanno, AD di Piemme, la concessionaria di pubblicità della Holding Caltagirone Editore.
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Pasolini, l’inchiesta spezzata
Stragi, Vaticano, mafia e Dc, Zecchi indaga motivi dell’omicidio
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06 novembre 2020
09:49
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SIMONA ZECCHI, L’INCHIESTA SPEZZATA DI PIER PAOLO PASOLINI. STRAGI, VATICANO, DC.
QUEL CHE IL POETA SAPEVA E PERCHE’ FU UCCISO (Ponte alle Grazie, pp.433, 18 Euro).
“La verità ha un suono speciale”, scriveva Pier Paolo Pasolini.
A 45 anni dalla morte violenta del poeta, avvenuta la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, la giornalista Simona Zecchi prova a ritrovare proprio quel “suono” scomparso, nel libro “L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini”, edito da Ponte alle Grazie e in uscita il 5 novembre. L’autrice, dopo “Pasolini, massacro di un poeta” (Ponte alle Grazie, 2015) a cui è seguito “La criminalità servente nel caso Moro” (La nave di Teseo, 2018), prosegue l’indagine sui tragici anni della “strategia della tensione” per fare luce su ciò che ancora non si conosce dei motivi dell’omicidio del più lucido e profetico tra gli intellettuali italiani. La tesi di Zecchi è che Pasolini fu ucciso per ciò che sapeva, vittima di una vera congiura: l’autrice sottolinea come l’intellettuale avesse negli ultimi tempi abbandonato il linguaggio della poesia in favore di uno “giornalistico”, più pratico per indagare sulla strage di Piazza Fontana e sui responsabili di quel “piano di destabilizzazione atto a stabilizzare il Paese (verso una posizione centrista o autoritaria a seconda delle cordate che avrebbero prevalso)”.
Zecchi riparte dalle lettere (pubblicate per intero per la prima volta) scambiate, negli ultimi mesi della sua vita, da Pasolini con Giovanni Venturi, neofascista ed editore, che voleva inviargli dei documenti con rivelazioni “scottanti”. Da lì, l’autrice ricostruisce un puzzle dalle tinte fosche, riuscendo forse a sbrogliare una matassa rimasta oscura per troppo tempo, grazie a un lavoro durato anni fatto di incontri, ricerche, studi e riflessioni. L’autrice svela collegamenti, fa nomi e cognomi: dall’accerchiamento del poeta da parte delle frange estremiste di destra alla rivelazione del nome del politico di cui Pasolini avrebbe potuto scrivere se non fosse stato ucciso (Mariano Rumor, presidente del consiglio in carica quando ci fu la strage di Piazza Fontana), dai “lavori sporchi” dell’Anello (“un super-servizio segreto occulto dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio”, scrive) retto da Giulio Andreotti alle connessioni tra strategia della tensione e mondo culturale, dalle origini dei finanziamenti delle stragi al ruolo del Vaticano, della Cia e delle mafie a sostegno dell’eversione.
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“Questo libro rappresenta un viaggio complesso che è stato anche un viaggio personale: ho voluto capire il passato anche per comprendere quello che sta accadendo oggi. La mia passione per Pasolini è diventata un’ossessione”, spiega: “Ho fatto un lavoro doppio, di distruzione per poi ricostruire, togliendo tutta la fiction nata attorno all’omicidio per capire cosa era davvero successo. Ho iniziato dal corpo, dalla storia del crimine. Poi ho svolto indagini a 360 gradi, in particolare sulla strategia della tensione. E sono tornata su Moro che anche in questa storia è un perno dal punto di vista politico. Piano piano ho focalizzato l’attenzione sugli ultimi mesi di vita di Pasolini, dal marzo all’ottobre del 1975, quando c’è stato lo scambio epistolare tra lui e Ventura”. Nel libro Zecchi cita anche il celebre “Cos’è questo golpe”, l’articolo uscito nel novembre del 1974 sul Corriere della Sera noto come “Io so”, nel quale Pasolini afferma di conoscere i responsabili delle stragi che colpirono l’Italia di quegli anni, a partire da Piazza Fontana, la “madre” di tutte le stragi: “non è importante la prima parte, quella relativa ai nomi”, sottolinea l’autrice, “quanto la seconda, in cui Pasolini attacca il Pci”. Una sorta di tradimento quello denunciato dall’intellettuale: “Certo, l’estrema destra è l’attore principale delle stragi – prosegue l’autrice – ma la sinistra non ha fatto quello che avrebbe dovuto. E su Piazza Fontana nessuno ha davvero voluto che la verità uscisse fuori”. Se da un lato l’inchiesta di Zecchi richiede al lettore lo sforzo di una lettura non semplice, tanto è ricca di informazioni e collegamenti, dall’altro permette di immergersi dentro l’Italia degli anni ’70, allargando l’orizzonte dall’omicidio di Pasolini alla politica di quel periodo. “Mi rivolgo a chi c’era, soprattutto a quelli che oggi guardano con sufficienza la nostra generazione, pensando che magari non è capace di analizzare e comprendere i fatti solo perché non vi ha assistito personalmente”, spiega l’autrice, “poi mi rivolgo ai giovani, perché sono interessati non solo al fatto criminale in sé: l’ho visto con il vecchio libro su Pasolini, andando nelle scuole.
Questa è una storia complessa, ma a volte l’ho scritta di proposito in modo didascalico proprio per poter arrivare ai ragazzi”.
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Allarme dell’Oms: ‘Saturi i reparti di medicina in mezza Italia’
‘Ospedali al collasso’ per Ricciardi e slittano altri ricoveri
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06 novembre 2020
21:22
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I posti letto nei reparti di medicina si riempiono di malati Covid e gli ospedali sono già quasi al collasso. Mentre l’emergenza pandemica inizia a far slittare i ricoveri per altre patologie e a ridurre prestazioni ambulatoriali.
A lanciare l’allarme sono Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), e Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. Ma la conferma arriva dai dati dei ricoveri nei reparti di pneumologia, medicina generale e malattie infettive: quelli occupati dai pazienti Covid hanno superato la quota critica del 40% in ben 10 regioni, 3 in più rispetto a ieri, raggiungendo una quota nazionale 46%. Anche se la situazione ha delle differenze rispetto all’ondata di marzo.
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“Il dato allarmante – afferma Ranieri Guerra – è quello dei ricoveri ordinari, che sta saturando i reparti di Medicina Interna di mezza Italia. Questo è un dato su cui è assolutamente fondamentale riflettere, perché rappresenta la sofferenza del territorio e il fatto che la prima linea venga superata”. Gli fa eco Ricciardi, ordinario di igiene all’Università Cattolica di Roma. “La situazione degli ospedali è drammatica più o meno in tutta Italia, in certi casi è addirittura tragica. Non riusciamo più a ricoverare i pazienti, quelli che arrivano in ospedale sono un’altra volta quelli gravi o gravissimi e molti devono restare a casa”. E “con la capacità di posti letto che abbiamo riusciamo ad assorbire solo pazienti Covid mentre tutti gli altri con altre patologie non riusciamo a curarli o li curiamo male, quindi il sistema va al collasso”.
I dati dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornati al 6 novembre, parlano chiaro. Sono ben 10 le regioni con i reparti saturi rispetto al limite soglia del 40%: Emilia Romagna (45%), Lazio (44%), Liguria (70%), Lombardia (69%) Marche (47%), Piemonte (93%), Bolzano (98%), Trento (44%), Umbria (49%), Valle d’Aosta (89%). Mentre per le terapie intensive il valore soglia del 30% è superato da 10 regioni (Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta).
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COVID: Veneto, positivi salgono a quota 3.387
Zaia, stiamo entrando nella fase sanitaria 4
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VENEZIA
06 novembre 2020
18:24
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Il numero dei casi alza ancora l’asticella nelle ultime 24 ore – 3.387 positivi contro i 3.264 di ieri – e il Presidente del Veneto Luca Zaia avverte “stiamo entrando nella fase 4”. E’ la fotografia oggi della situazione del Covid nella regione.
Il bollettino riferisce anche di 27 morti, una cifra che porta a 2.543 i decessi dall’inizio della pandemia.
Nel giorno in cui scatta il Dpcm, che colloca il Veneto in fascia gialla, il governatore ripete che la regione non può certo dormire sugli allori, anche se il numero dei tamponi positivi riscontrati è pari a metà di quelli della prima ondata di marzo. “Siamo in una situazione di massima turbolenza e tensione negli ospedali – dice – . Fase 4 vuole dire dare un ulteriore giro di vite”. La soglia è quella di metà novembre: “si dovrà raggiungere in quella data – prevede Zaia – il numero di 250-300 posti nelle terapie intensive”.
Per ora non si prevedono ulteriori restrizioni in aree specifiche più assediate dal virus che possano superare le linee guida del Dpcm. “Per il momento – assicura – non abbiamo nessun progetto di fare micro lockdown o micro coprifuoco”.
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Covid: oltre 4mila casi a Milano, quasi 10mila in Lombardia
In regione 131 morti, il totale supera 18mila
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MILANO
06 novembre 2020
18:24
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Con 46.401 tamponi eseguiti è di 9.934 il numero di nuovi positivi in Lombardia, con un rapporto pari al 21,4%.
E’ salito a 570 il numero di pazienti in terapia intensiva:(+48) e a 5.563 (+245) quello dei ricoverati Covid negli altri reparti.
I decessi sono stati 131, per un totale di 18,118.
Per quanto riguarda le province, a Milano sono stati segnalati 4296 casi, di cui 1763 in città., a Varese 1.124, a Monza 968, a Como 941, a Brescia 569, a Pavia 408, a Bergamo 362, a Lecco 338, a Mantova 254, a Cremona 237, a Lodi 103 e a Sondrio 94.
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Nuovo record contagi, sfiorano i 38mila. Vittime 446
Primato anche sui tamponi. Rapporto positivi-test al 16,1%
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06 novembre 2020
18:43
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Nuovo record di casi Covid in Italia dall’inizio della pandemia: sono 37.809 quelli registrati nelle ultime 24 ore. Le vittime sono 446 in più rispetto a ieri (era da aprile che non si registravano numeri simili).

Complessivamente sono 862.681 i contagiati, comprese vittime e guariti, mentre il totale dei morti è di 40.638. Sono 234.245 i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore (nuovo record), circa 15mila più di ieri, con un rapporto positivi/tamponi al 16,14%, quasi un punto più di ieri. A livello regionale è sempre la Lombardia ad avere il maggior numero di nuovi casi, sono quasi 10mila (9.934) nelle ultime 24 ore. Ci sono poi due regioni con oltre 4mila casi, il Piemonte con 4.878 e la Campania con 4.508, mentre il Veneto ne ha 3.297, il Lazio 2.699, la Toscana 2.592, l’Emilia Romagna 1.953, la Sicilia 1.423 e la Liguria 1.127.
In generale sono quasi 500mila gli attualmente positivi al Covid in Italia.
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COVID: in Sardegna ora mille posti letto
Regione rimodula il piano strategico. I nuovi contagi sono 359
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CAGLIARI
06 novembre 2020
19:26
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Mentre la curva dei contagi in Sardegna non accenna a diminuire (359 casi nelle ultime 24 ore) la Regione rimodula il piano strategico regionale per l’emergenza Covid: i posti letto individuati sono 1.006.
Il programma, seguendo l’impostazione già adottata nelle precedenti fasi dell’emergenza, prevede l’attivazione progressiva di 552 posti letto che andranno ad incrementare i 454 già attivi o di prossima attivazione, con una modularità che può consentire di arrivare a 832 posti letto in degenza ordinaria, 39 in sub intensiva e 135 in intensiva.
Nella riorganizzazione prevista anche l’operatività del Binaghi di Cagliari, con 100 posti letto dedicati ai pazienti Covid.
Coinvolte nel piano dell’emergenza, come nella prima fase, anche le strutture private dell’Isola che, all’occorrenza, vedranno una progressiva attivazione di posti letto per pazienti Covid: Mater Olbia con 36 posti letto, di cui 6 in terapia intensiva, 6 in subintensiva e 24 in degenza ordinaria; Policlinico Sassarese con 70 posti letto, 10 in intensiva, 25 in subintensiva e 35 in ordinaria; Kinetica con 50 posti letto, 10 in intensiva e 40 in ordinaria.
Intanto salgono a 11.412 i casi di positività complessivamente accertati dall’inizio dell’emergenza. Nell’ultimo aggiornamento si registrano 359 nuovi contagi (166 rilevati attraverso attività di screening e 193 da sospetto diagnostico) e due vittime (249 in tutto): un uomo di 78 anni residente nella Città Metropolitana di Cagliari e una donna di 79 del Sud Sardegna.
Eseguiti in un giorno 3.699 tamponi.
A Sassari è stata installata nel piazzale del Santissima Annunziata una struttura amovibile di 100 metri quadri, dotata di riscaldamento e gas medicali, che potrà ospitare 14 posti letto da destinare ai pazienti positivi in attesa di essere ricoverati nei reparti Covid dell’Aou.
Intanto sono già una cinquantina i medici non specializzati chiamati dall’Ats tra i 777 che hanno risposto al bando per il conferimento di incarichi in tutte le sedi dell’Isola per l’emergenza Covid-19.
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4 novembre: Ministero chiede relazione a Usr Marche
Ma per Filisetti è “fuorviante parlare di fascismo”
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ANCONA
06 novembre 2020
20:03
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Il Ministero dell’Istruzione rende noto di aver chiesto all’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche una relazione in merito al messaggio inviato alle studentesse e agli studenti in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre.
Messaggio che ha suscitato forti polemiche da parte della comunità scolastica e non solo.
Il Ministero ha chiesto spiegazioni sul contenuto e sulle finalità della nota in ragione “dei principi democratici che sorreggono l’attività e le finalità del sistema nazionale di istruzione e formazione”. Dal canto suo il dg Marco Ugo Filisetti, autore de messaggio, dice che “ricordare il coraggio dei ragazzi di allora ai ragazzi di oggi, non vedo cosa abbia a che fare con il fascismo”. Sul messaggio era intervenuto anche l’Anpi esprimendo “sconcerto” per “una retorica bellicista, intrisa di nazionalismo”, chiedendo l’intervento del ministro Azzolina.
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Agenas, 10 regioni sforano soglia critica ricoveri Covid
Tre in più di ieri, dato nazionale continua a crescere ed è al 46%
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06 novembre 2020
20:53
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I posti occupati dai pazienti Covid nei reparti di medicina generale, malattie infettive e pneumologia hanno superato la quota critica del 40% in ben 10 regioni, 3 in più rispetto a ieri, raggiungendo una quota nazionale 46%, in crescita dell’1%. A rilevarlo sono i dati dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) aggiornati al 6 novembre, e le regioni sono: Emilia Romagna (45%), Lazio (44%), Liguria (70%), Lombardia (69%) Marche (47%), Piemonte (93%), Bolzano (98%), Trento (44%), Umbria (49%), Valle d’Aosta (89%).
Anche per le terapie intensive il valore considerato ‘di sicurezza’ del 30% è superato da 10 regioni, ma il valore nazionale resta fermo al 31%: Emilia Romagna (31%), Liguria (37%), Lombardia (49%), Marche (37%), Piemonte (46%), Bolzano (55%), Trento (33%), Toscana (41%), Umbria (51%), Valle d’Aosta (43%); mentre la Puglia è al limite, col 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid.
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Covid: Gimbe, il quadro ogni 100 mila abitanti
Elaborato sui dati di oggi della Protezione Civile
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06 novembre 2020
21:07
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Questo il quadro dei casi positivi al Covid in Italia, regione per regione, ogni 100 mila abitanti, elaborato dalla Fondazione Gimbe sulla base dei dati di oggi della Protezione Civile. Nel conteggio dei positivi figurano tutti coloro che sono in isolamento, coloro che sono ricoverati nei reparti di medicina e pneumologia (definiti non critici) e coloro che sono ricoverati nelle terapie intensive.
Valle d’Aosta 1.725 Provincia autonoma Bolzano 1.326 Lombardia 1.167 Piemonte 1.100 Campania 1.072 Toscana 1.057 Umbria 1.007 Veneto 896 Lazio 794 E-Romagna 756 Liguria 754 Abruzzo 654 Marche 606 Friuli Venezia Giulia 556 Sardegna 469 Molise 460 Provincia autonoma Trento 450 Basilicata 415 Sicilia 390 Puglia 388 Calabria 230.
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Scuole: in Puglia riaprono elementari e medie
Ordinanza in vigore da domani. Dad per tutte le scuole superiori
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BARI
06 novembre 2020
21:19
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Gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado possono tornare in classe già da domani, mentre per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado proseguono le lezioni a distanza. E’ quanto prevede la nuova ordinanza firmata in serata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
“Con decorrenza dal 7 novembre 2020 – si legge – e sino a tutto il 3 dicembre 2020, l’attività didattica si deve svolgere in applicazione del Dpcm 3 novembre 2020”.
Nell’ordinanza con cui il governatore pugliese, Michele Emiliano, ha riattivato la didattica in presenza per le scuole primarie e secondarie di primo grado, viene specificato che gli istituti elementari dovranno, “al fine di consentire anche in Puglia la tutela della salute pubblica” e per “ridurre il rischio di diffusione epidemica”, “garantire il collegamento online in modalità sincrona per tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente per i propri figli di adottare la didattica digitale integrata, anche in forma mista, e anche per periodi di tempo limitati coincidenti con eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, in luogo dell’attività in presenza”.
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Una decisione, quella del governatore pugliese, che segue quella del Tar di Puglia che ha sospeso la precedente ordinanza di Emiliano di chiusura di tutte le scuole (salvo quelle dell’infanzia). Per il Tar, il provvedimento regionale “interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal sopravvenuto Dpcm del 3 novembre”. Infatti, nella Puglia, ora ‘arancione’, Emiliano aveva disposto da fine ottobre la didattica a distanza per tutte le scuole salvo quelle dell’infanzia, superando in severità quanto previsto dal Dpcm che ha lasciato aperte le scuole elementari e medie.

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