Ultimo aggiornamento 17 Novembre, 2020, 03:36:04 di Maurizio Barra
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Natale che verrà: regole per shopping, cenone, parenti
Il prossimo Dpcm affronterà il tema, ipotesi revisione ora del coprifuoco
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16 novembre 2020
11:27
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Il primo Natale nell’epoca del Covid inizierà in un certo senso il 3 dicembre, quando scadrà l’ultimo Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) e saranno fissate le nuove disposizioni anti-virus valide anche per il periodo delle feste. Ministri ed esperti ripetono il mantra del “Natale responsabile e rigoroso” e il ruolo decisivo dei dati dell’epidemia nelle prossime settimane per le decisioni politiche.
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Ma l’importanza della condivisione familiare in un Paese come l’Italia e il peso degli interessi economici e commerciali in giorni propizi al consumo come quelli a cavallo del 25 dicembre potrebbero spingere a qualche allentamento, se i numeri dell’epidemia saranno incoraggianti.
Lo shopping per gli acquisti di Natale sarà sicuramente contingentato come sta già avvenendo in questi giorni specialmente in alcune grandi città e nel weekend, anche nelle zone gialle a rischio moderato. Per il cenone in casa ci saranno raccomandazioni e non divieti virtualmente inapplicabili: plausibile che non si possa essere più di sei a tavola, quindi solo conviventi e parenti stretti. Ma potrebbe essere portato a sei anche il numero di commensali nei ristoranti delle zone gialle, secondo quanto trapela.
Quanto agli spostamenti, interdetti nelle zone rosse e limitati in quelle arancioni, anche tra regioni sarà sempre consentito il ritorno alla residenza o al domicilio, ma non si prevede un esodo dal nord al sud paragonabile a quello di marzo scorso prima del lockdown Italia. Ciò anche grazie al massiccio impiego di smart working e lezioni universitarie a distanza introdotto nel frattempo, Infine il coprifuoco fissato alle 22 in tutta Italia, che potrebbe essere spostato alle 23 o a mezzanotte la sera del 24 dicembre e magari un pò più in avanti a Capodanno per poter brindare in compagnia anche alla prospettiva di un vaccino che nel 2021 liberi dall’incubo.
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La speranza di alcuni presidenti di Regione è di vedere il territorio che governano di nuovo promosso da rosso ad arancione o da arancione a giallo. E’ il caso del toscano Eugenio Giani, che da oggi fronteggia il livello di massima allerta e che spera di tornare in zona arancione a metà dicembre, anche se il sindaco di Firenze Dario Nardella, come Giani del Pd, vede difficile un ritorno a misure meno stringenti per Natale.
Uno degli spauracchi è l’Rt, l’indice di contagiosità, che va riportato al livello più rassicurante inferiore a 1 (è a 1,4 nell’ultimo rilevamento nazionale), come ha ricordato il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli.
“Se ci riusciremo nei prossimi 10 giorni e se vedremo calare la presenza di malati nelle corsie di ospedale e l’affollamento nei pronto soccorso, chiederò al governo di farci uscire dalla zona arancione”, dice il presidente della Liguria Giovanni Toti.
Per l’Emilia Romagna, passata da gialla ad arancione, si spende la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, esponente dem come il presidente della Regione Stefano Bonaccini. “Ha tutte le carte in regola per tornare gialla”, dice, per poi però ammonire rivolta all’intera Italia: “Natale e Capodanno non può essere un liberi tutti o ci ritroviamo la terza ondata”. E tra gli esperti restano sempre numerose le voci a invocare un lockdown proprio nelle feste di Natale, invece di un allentamento.
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7 decessi in Alto Adige
544 nuovi casi su 2.106 tamponi
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BOLZANO
16 novembre 2020
11:32
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In Alto Adige si registrano altri sette decessi di pazienti covid, il numero complessivo delle vittime della pandemia supera così soglia 400 (405). I laboratori dell’Azienda sanitaria nelle ultime 24 ore hanno effettuato 2.106 tamponi e registrati 544 nuovi casi positivi.
369 persone sono ricoverate nei normali reparti ospedalieri, 118 nelle cliniche private e algtre 43 in terapia intensiva.
Resta sopra soglia 9 mila il numero delle persone in isolamento domiciliare (9.164).
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Anziani maltrattati e minacciati, quattro arresti in Emilia
Operazione ‘Inferno’ Nas e Cc in struttura socio-assistenziale
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BOLOGNA
16 novembre 2020
11:48
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Vessazioni, violenze, minacce e ingiurie in modalità “sistematica e continuata” nei confronti di nove ospiti ultraottantenni ai quali venivano somministrate terapie in assenza di prescrizione medica e a volte anche di propria iniziativa. È lo spaccato che emerge dall’indagine ‘Inferno’ dei Carabinieri del Nas di Bologna che questa mattina ha portato all’arresto di quattro persone: la titolare di una struttura per anziani a Valsamoggia, nel Bolognese, e tre collaboratrici, tutte ai domiciliari con le accuse di maltrattamento, omissione di soccorso ed esercizio abusivo della professione sanitaria.
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Le indagini sono scattate a gennaio con la morte di un ospite 83enne, per la quale le operatrici della struttura sono indagate per omissione di soccorso. Il decesso avvenne per cause naturali all’ospedale di Bazzano ma la direzione dell’ospedale avvertì i carabinieri segnalando lesioni sospette sul corpo dell’anziano.
Le indagini si sono poi sviluppate durante il periodo di lockdown nazionale, monitorando prima la struttura attiva a Valsamoggia, che ospitava nove pazienti, poi le attività successivamente trasferite in un albergo di Zocca, nel Modenese, dopo la vendita del primo immobile da parte della titolare.
La casa famiglia allestita nell’hotel, secondo quanto emerso, violava anche la disciplina sulle strutture socio assistenziali per anziani, con conseguente elusione dei controlli ispettivi, non solo dal punto di vista fiscale, ma anche in riferimento alle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro e di prevenzione dal contagio da Covid-19.
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La requisitoria di Pertini
Denunciò il ritardo dei soccorsi, fu slancio per la moderna protezione civile
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16 novembre 2020
11:53
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Il terremoto di magnitudo 6.9 che 40 anni fa, il 23 novembre 1980, colpì l’Irpinia e la Basilicata, provocando oltre tremila morti, costituì un punto di svolta nell’organizzazione di un sistema di protezione civile in Italia.
Fu la “requisitoria” dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini – che parlò in televisione dopo aver verificato di persona, tra le macerie, l’inefficienza dello Stato nell’organizzazione dei soccorsi – che segnò un’inversione di tendenza e determinò in pochi mesi l’elaborazione di un sistema di cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali sul quale si fonda oggi la struttura della Protezione Civile nazionale.
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“Italiane e italiani – disse con voce severa Pertini quattro giorni dopo il terremoto – sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica. Ho assistito a degli spettacoli che mai dimenticherò. Interi paesi rasi al suolo; la disperazione poi dei sopravvissuti vivrà nel mio animo”.
Pertini denunciò che “a distanza di 48 ore” dal sisma “non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari”, mentre “ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi”. Pertini ricordò che nel 1970 in Parlamento furono votate leggi riguardanti le calamità naturali. “Vengo a sapere adesso – disse – che non sono stati attuati i regolamenti di esecuzione di queste leggi. E mi chiedo: se questi centri di soccorso immediati sono stati istituiti, perche’ non hanno funzionato? Perche’ a distanza di 48 ore non si è fatta sentire la loro presenza in queste zone devastate?”. Il Capo dello Stato raccontò il dramma di bambini rimasti orfani, di superstiti che avevano perso le loro case, e ribadì con fermezza: “Vi sono state delle mancanze gravi, non vi è dubbio, e quindi chi ha mancato deve essere colpito, come è stato colpito il prefetto di Avellino, che è stato rimosso giustamente dalla sua carica. Adesso non si può pensare soltanto ad inviare tende in quelle zone. Sta piovendo, si avvicina l’inverno, e con l’ inverno il freddo. E quindi è assurdo pensare di ricoverare, pensare di far passare l’inverno ai superstiti sotto queste tende. Bisogna pensare a ricoverarli in alloggi questi superstiti. E poi bisogna pensare a una casa per loro”.
Al riguardo Pertini ricordò il terremoto del Belice del 1968 e un colloquio avuto qualche tempo prima a Palermo: “Venne il parroco di Santa Ninfa con i suoi concittadini – disse Pertini – a lamentare questo: che a distanza di 13 anni nel Belice non sono state ancora costruite le case promesse. I terremotati vivono ancora in baracche: eppure allora fu stanziato il denaro necessario. Le somme necessarie furono stanziate. Mi chiedo: dove è andato a finire questo denaro? Chi è che ha speculato su questa disgrazia del Belice? E se vi è qualcuno che ha speculato, io chiedo: costui è in carcere, come dovrebbe essere in carcere? Perche’ l’ infamia maggiore, per me, è quella di speculare sulle disgrazie altrui. Quindi, non si ripeta, per carità, quanto e’ avvenuto nel Belice, perché sarebbe un affronto non solo alle vittime di questo disastro sismico, ma sarebbe un’offesa che toccherebbe la coscienza di tutti gli italiani, della nazione intera e della mia prima di tutto. Quindi si provveda seriamente, si veda di dare a costoro al più presto, a tutte le famiglie, una casa”.
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Pertini tornò poi sui ritardi normativi, e disse: “Non vi è bisogno di nuove leggi, la legge esiste. Si applichi questa legge e si dia vita a questi regolamenti di esecuzione” (che furono approvati circa tre mesi dopo, nel febbraio 1981). E ribadì: “Si cerchi subito di portare soccorsi ai superstiti e di ricoverarli non in tende ma in alloggi dove possano passare l’inverno e attendere che sia risolta la loro situazione. Perché un appello voglio rivolgere a voi, italiane e italiani, senza retorica, un appello che sorge dal mio cuore, di un uomo che ha assistito a tante tragedie, a degli spettacoli, che mai dimenticherà, di dolore e di disperazione in quei paesi. A tutte le italiane e gli italiani: qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutte le italiane e gli italiani devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi fratelli colpiti da questa nuova sciagura.
Perche’, credetemi – concluse il Capo dello Stato – il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”. POLITICA VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA TECNOLOGIA VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE VAI ALL’ECONOMIA VAI AL CALCIO VAI ALLO SPORT
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Irpinia, Wojtyla tra le macerie
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16 novembre 2020
11:57
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“Arriva il Papa. Arriva il Papa”.
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La voce si diffuse rapidamente, ma Balvano, con le sue ferite ancora troppo vive, sembrava insensibile a quella visita. Sono passati 40 anni da quel 25 novembre 1980: due sere prima, alle 19.34 del 23 novembre, la furia del terremoto abbattutasi sul paese aveva fatto 77 morti, messi in fila nel cortile dell’asilo comunale, in attesa di sepoltura quando sarebbe stato possibile.
Il soffitto della Chiesa, venuto giù mentre si celebrava la messa serale, aveva ucciso una sessantina di bambini.
Tra le macerie di un paese quasi raso al suolo, Pierangelo Piegari, giornalista della Rai (morto il 23 settembre 2015), attendeva l’arrivo di Giovanni Paolo II, pellegrino tra i superstiti per portare una parola di conforto.
Quel 25 novembre di 40 anni fa – raccontò Piegari qualche tempo prima di morire – il giornalista aveva già pronta una domanda: “Santità, tanto dolore cancella la fede?”. Ma quando mai avrebbe potuto porre quell’interrogativo al Papa…
Una sirena annunciò l’arrivo del corteo, non c’era cerimoniale, si fece subito una gran confusione e Wojtyla restò imprigionato nella sua auto proprio davanti alla troupe televisiva. “Approfittai del trambusto – raccontò Piegari – e feci cenno al Papa di tirare giù il finestrino. Il vetro si abbassò lentamente, mi fu regalato un sorriso, ebbi un brivido nell’anima e, allungando il microfono, chiesi: ‘Santità, tra tanti lutti, tra tanta sofferenza, la gente non prega più, perché?'”.
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Un attimo interminabile di silenzio e poi la risposta: “Non è vero che non pregano più – disse Giovanni Paolo II – questa loro grande sofferenza è preghiera, qui stanno pregando con la sofferenza. A volte, quando il dolore è troppo forte, la gente perde il senso della parole, bisogna capirla e darle il tempo che lo ritrovi”.
Intorno alla macchina era tornata un po’ di calma e un ufficiale dei carabinieri aprì la portiera e portò via il Papa al giornalista. “Non ci credevo, il Papa, in strada, aveva risposto ad una mia domanda. Avevo intervistato il Papa..”, realizzò Piegari.
“Non mollammo”, ricordò Piegari, e la troupe percorse un tratto di strada, tra le macerie, accanto al Papa, profondamente turbato dalle scene apocalittiche che aveva davanti agli occhi. Nella piazza di Balvano un tavolino traballante fu il pulpito.
“Il Papa – raccontò Piegari – mi chiese la mano per aiutarlo a salire. Mi regalò un altro sorriso. In quegli attimi si era stabilito un rapporto solidale di affetto e simpatia”. Da quel tavolino Giovanni Paolo II impartì la benedizione. Poi disse alcune parole e negli occhi della gente tornarono ancora le lacrime, quelle poche che erano rimaste. “Ad un tratto – ricordò il giornalista – il Papa, guardandomi, ritornò su quel breve dialogo al microfono: ‘Qualcuno mi ha detto che dopo tanto dolore non pregate più. E finì il suo discorso su come la sofferenza è preghiera. Scese dal tavolino del bar tra i superstiti, alzò gli occhi verso il castello distrutto, abbracciò tanta gente ed andò via con il sorriso ed il mantello bianco sporco di polvere”.
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Runner muore, amico multato per Dpcm
400 euro di ammenda per escursione fuori da Comune di residenza
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SONDRIO
16 novembre 2020
12:55
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Lui e l’amico runner in quel posto non potevano andare, in quanto entrambi fuori dai rispettivi Comuni di residenza. E nonostante l’escursione sia finita in tragedia, il runner 36enne di Castello dell’Acqua (Sondrio), che sabato pomeriggio ha visto precipitare nel dirupo l’amico Simone Massetti, 34enne di Sondrio, sui monti di Spriana (Sondrio), è stato sanzionato dai carabinieri perché ha violato le norme del Dpcm.
E’ quanto riporta il Corriere della Sera.
L’uomo ha cercato di fermare nella caduta Massetti, esperto runner con tante gare e successi alle spalle, ma senza riuscirci. Poi ha lanciato l’allarme al Sagf della Guardia di Finanza di Sondrio e al Soccorso Alpino della VII Delegazione di Valtellina e Valchiavenna. Ma poi è arrivata la multa di 400 euro: in zona rossa, pur praticando sport, resta l’obbligo di non varcare i confini comunali. E invece i due amici hanno raggiunto in auto le montagne della Valmalenco.
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Pioltello, in 68 chiedono parte civile
Pure sindacato Orsa.Un imputato vuole patteggiare, si va a 16/12
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MILANO
16 novembre 2020
13:06
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Con la richiesta di essere parte civile da parte di 66 passeggeri che la mattina del 25 gennaio 2018 erano sul treno regionale deragliato a Pioltello, del sindacato dei ferrovieri Orsa e dell’associazione dei consumatori Codici, a cui si aggiunge l’istanza di patteggiamento da parte di uno dei 10 imputati, si è aperta oggi in una delle mega aule in Fiera a Milano l’udienza preliminare per l’incidente ferroviario nel hinterland milanese in cui morirono tre persone.
Il procedimento, che si sta celebrando davanti al gup Anna Magelli, è a carico di due manager, tra cui l’ad Maurizio Gentile, di sette tra dipendenti e tecnici di Rfi (Rete ferroviaria italiana), e della stessa società, accusati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.
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Il giudice, dopo aver raccolto le richieste, ha rinviato l’udienza al prossimo 16 dicembre, giorno in cui dopo la discussione di accusa e difese, deciderà sulla costituzione di parte civile.
Dopo di che la parola passerà ai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti per il loro intervento nel quale ribadiranno la richiesta di processo per tutti gli indagati, escluso Ernesto Salvatore, all’epoca responsabile del Nucleo Manutentivo Lavori di Treviglio di Rete Ferrovaria Italiana Spa, al quale la Procura ha dato parere positivo al patteggiamento proposto dalla difesa a tre anni e mezzo di carcere.
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Covid: Zaia esegue in diretta il test ‘fai da te’
Un paio di minuti per l’operazione e l’esito
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VENEZIA
16 novembre 2020
13:15
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Luca Zaia ha mostrato oggi in diretta Facebook, eseguendolo su se stesso, il nuovo test diagnostico ‘fai da te per il Covid. “E’ molto semplice, adesso ve lo mostro” ha detto il governatore ai giornalisti, aprendo il kit con la ‘saponetta’, la provetta con il reagente, e il tamponcino, da inserire nelle fosse nasali, con 5 piccoli movimenti.
Tra operazione e risultato del test, che è stato negativo, ha impiegato poco meno di 2 minuti di tempo.
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Crolla il balcone di una palazzina,operaio travolto e ucciso
Tragedia a Cagliari, ferito un suo collega
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CAGLIARI
16 novembre 2020
14:05
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Stavano eseguendo dei lavori di manutenzione della palazzina di un condominio e mentre utilizzavano il martello pneumatico nel cortile, il balcone al primo piano è crollato e li ha travolti. Il titolare dell’impresa edile è morto sul colpo, ferito il nipote che lavorava accanto a lui.
Sulla dinamica dell’incidente, avvenuto in via del Tamburino Sardo, a Pirri, unica Municipalità di Cagliari, stanno indagando i carabinieri della Compagnia del capoluogo e gli specialisti del Nucleo ispettorato del lavoro. I militari dovranno ricostruire nel dettaglio la dinamica. Il crollo del balcone, grande quasi tre metri, è avvenuto improvvisamente e ha colto di sorpresa i due operai. Non è ancora chiaro se stessero utilizzando il martello pneumatico per rimuovere la pavimentazione del cortile, oppure se lavoravano proprio sul balcone che poi li ha travolti.
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Bonus asilo nido, tribunale ‘erogarlo a tutti stranieri’
Discriminatorio escludere quelli senza permesso di lungo periodo
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MILANO
16 novembre 2020
14:18
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Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittima e discriminatoria l’esclusione dal “bonus asili nido” degli stranieri privi del permesso di lungo periodo e ha ordinato all’Inps e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di consentire, in tutt’Italia, l’accesso alla prestazione a tutti gli stranieri che soggiornano regolarmente.
Ne danno notizia Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione), Apn (Avvocati per niente onlus) e Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) che hanno fatto ricorso alla Magistratura, dopo le vicende dell’assegno famiglie numerose e del “Bonus mamma domani” in cui le associazioni erano riuscite a ottenere la dichiarazione di illegittimità delle norme precedenti.
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“Nel caso del bonus asili, l’esclusione era ancora più ingiusta perché dal 2020 il bonus è stato esteso anche alle famiglie facoltose – scrivono – ma non ai cittadini stranieri con permesso ordinario che sono spesso in condizione di maggior bisogno economico e per i quali quindi la possibilità per entrambi i genitori di avere assistenza per i figli piccoli e accedere così al mercato del lavoro è particolarmente importante”. Inoltre, “in caso di bambini impossibilitati a frequentare il nido a causa di una condizione di disabilità, la prestazione si traduce in una somma da erogare alle famiglie per le spese di assistenza a casa e, dunque, una esclusione basata esclusivamente sul titolo di soggiorno era particolarmente irragionevole”.
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Covid: multe nel Barese,7 ventenni in un garage dopo le 22
Sorpresi dai carabinieri a giocare a calcio balilla
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BARI
16 novembre 2020
14:20
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Sedici persone sono state sanzionate in due comuni della provincia di Bari per violazione delle norme anti-Covid. Sette 20enni sono stati sanzionati a Modugno perché sorpresi in un garage, dopo le 22, a giocare a calcio balilla.
I carabinieri hanno contestato loro di non aver rispettato il divieto di distanziamento sociale, l’obbligo di permanenza di casa dalle 22 alle 5 e, per cinque residenti a Bari di non aver rispettato il divieto di spostamento tra i comuni.
A Grumo Appula i militari hanno sanzionato altre nove persone: il titolare, due soci e sei clienti di un centro scommesse per violazione delle norma sul distanziamento sociale. Il titolare del locale è stato anche sanzionato per aver violato la normativa che stabilisce lo stop delle attività di sale scommesse.
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Senzatetto trova casa a Jesi grazie a Fondazione Di Francisca
Campagna raccolta fondi Fondazione Vallesina Aiuta
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ANCONA
16 novembre 2020
14:54
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Sette mesi di affitto versati in anticipo e soldi per utenze, bollette e altre piccole spese domestiche. Ivan, 33enne sordomuto di origine rumena, senzatetto che da due anni vive in ricoveri di fortuna a Jesi, ha finalmente trovato casa grazie alla Fondazione Vallesina Aiuta Onlus presieduta dalla campionessa olimpionica Elisa Di Francisca e a una campagna di raccolta fondi.
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Con le somme raccolte, verranno pagati i primi mesi di affitto, ma la campagna continua verso l’obiettivo dei 5 mila euro. “La campagna di raccolta fondi ‘Una casa per Ivan’ ha raggiunto il primo e più importante traguardo – fa sapere la Fondazione – Ivan ha finalmente una casa dopo due anni e mezzo di vita in strada. Non c’è stato bisogno di spiegargli. Quando gli sono state consegnate le chiavi, la sua risposta è stato un sorriso e gli occhi colmi di lacrime, questa volta di gioia. Sono stati istanti davvero emozionanti per lui ma anche per la rete d’aiuto che in questi anni ha lavorato senza sosta per far sì che questo sogno si realizzasse”. A Jesi dal 2018, del 33enne si sono occupate l’Unità Operativa Disagio e Povertà dell’Azienda Servizi alla Persona Ambito 9 e altre realtà del mondo del volontariato (Avulss, Caritas), coinvolgendo anche l’Ente Nazionale Sordi, la psicologa e assistente sociale dell’Umea e l’Asur.
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“Mettiti la mascherina”, 21enne aggredisce un carabiniere
A Napoli pugno sul naso e morso al dito per militare
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NAPOLI
16 novembre 2020
14:59
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Ha aggredito un sottufficiale dei carabinieri che si stava recando al lavoro il quale, insieme con gli altri passeggeri presenti sul treno, gli aveva più volte intimato di indossare la mascherina: è successo stamattina, su uno dei treni della Cumana, la linea ferroviaria che collega l’area flegrea al centro di Napoli. Ha 21 anni ed è stato arrestato con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale il protagonista della vicenda, che ora si trova nella caserma dei carabinieri del quartiere Bagnoli in attesa di essere giudicato per direttissima.
L’aggressione è scattata quando il treno si trovata all’altezza della stazione Edenlandia, dopo reiterate richieste di mettere il dispositivo di protezione individuale e addirittura dopo che il militare si era qualificato come un appartenente all’arma dei carabinieri.
Il militare, malgrado un violento pugno sul naso e un morso a un dito, è riuscito a bloccare 21enne. A medicarlo sono stati i sanitari dell’ospedale Cardarelli.
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Allarme carenza personale in Rsa Alto Adige
“Gran parte del personale infettato oppure in quarantena”
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BOLZANO
16 novembre 2020
15:03
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L’Associazione Residenze per Anziani dell’Alto Adige lancia l’allarme per la carenza di personale a causa della pandemia. “Gran parte del personale è stato infettato dal virus o è stato sottoposto a misure di quarantena.
Chiediamo agli infermieri qualificati, operatori socio-assistenziali e operatori socio-sanitari, che attualmente lavorano presso altri settori, di sostenerci ed aiutarci in questo momento di crisi”, sottolinea Oswald Mair, direttore dell’Associazione delle Residenze per Anziani dell’Alto Adige.
“Le Residenze per Anziani hanno semplificato in questo periodo anche il processo di selezione. Attualmente il rapporto di lavoro può già essere definito con una semplice domanda di assunzione. Non c’è bisogno di un concorso”, spiega Mair.
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Calabria: Zuccatelli si è dimesso, lo ha chiesto ministro
‘Rispetto istituzioni, lascio tutti gli incarichi in Calabria’
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CATANZARO
16 novembre 2020
15:22
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Il commissario per la sanità in Calabria Giuseppe Zuccatelli si è dimesso su richiesta del ministro della Salute Speranza. “Con la stessa rapidità con cui ho accettato, mi dimetto su richiesta del ministro Speranza per rispetto che ho e ho sempre avuto per le istituzioni” ha detto.
“Il ministro – ha aggiunto Zuccateli – mi ha telefonato e non ha avuto bisogno di darmi spiegazioni. Mi ha chiesto di dimettermi ed io l’ho fatto. Non so chi mi sostituirà ma so che mi dimetto da tutti gli incarichi che ho in Calabria”.
Zuccatelli era commissario anche dell’Azienda ospedaliera di Catanzaro e del Policlinico universitario Mater Domini, sempre a Catanzaro. Incarichi da cui si è dimesso.
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Ambiente: delfino morto su posidonia nella costa di Trapani
Sospinto a riva dalle mareggiate
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MARSALA
16 novembre 2020
15:24
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Un delfino morto è stato avvistato, stamane, adagiato sui cumuli di posidonia lungo la costa di Marsala, a poca distanza da Capo Boeo. A giudicare dalle condizioni ancora integre della carcassa, il delfino era deceduto da poche ore.
A sospingerlo sulle alghe sono state, probabilmente, le mareggiate di stanotte. Dopo la segnalazione di un passante sul lungomare, è intervenuta la Guardia Costiera di Marsala, che ha allertato l’Istituto zooprofilattico di Palermo per la rimozione della carcassa. Non è la prima volta che si verifica un fatto del genere. In passato, infatti, sulle coste del Trapanese sono stati rinvenuti altri delfini morti. Ma spesso erano già in fase di decomposizione.
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Stabili le condizioni del card. Bassetti
Presidente Cei continua a seguire il piano terapeutico
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PERUGIA
16 novembre 2020
15:27
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E’ “stabile” il quadro clinico generale del presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti ricoverato in medicina d’urgenza Covid 1 dell’ospedale del capoluogo umbro. Lo riferisce la direzione sanitaria.
Il porporato prosegue il piano terapeutico comprensivo di ossigenoterapia.
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Scuola:sotto Montecitorio studenti ‘insegnano’a parlamentari
Gli studenti, “Anni di tagli, nulla è cambiato”
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16 novembre 2020
15:38
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Domani, martedì 17 Novembre alle 15.00, in occasione della Giornata Internazionale dello studente, ragazzi e ragazze si mobiliteranno sotto gli occhi del Parlamento e del Governo “per fare lezione ai parlamentari”.
“Dopo anni di manifestazioni contro i tagli alla scuola e appelli per richiedere più finanziamenti, studenti e studentesse proveranno a spiegare che sulla scuola e sui giovani vanno investite risorse, andando a Montecitorio armati di sedie e lavagna”, spiega la Rete degli studenti.
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Ragazze e ragazzi della Rete degli Studenti Medi, sostenuti dal movimento Priorità alla Scuola, allestiranno una classe davanti alla Camera e per un giorno vestiranno i panni dei più noti parlamentari del paese mentre ascolteranno una lezione, tenuta da studenti e studentesse, su come secondo loro vanno spesi i finanziamenti. Argomento della lezione: Next Generation EU e Legge di Bilancio.
“Sono anni che subiamo le conseguenze degli smantellamenti al sistema scolastico – spiegano gli organizzatori – il virus però ha reso ancora più chiaro quanto la scuola pubblica abbia bisogno di un serio piano di investimenti sia in legge di bilancio che attraverso la Next Generation EU. Per questo abbiamo deciso di tornare sotto Montecitorio, per spronare il governo ad agire e ad ascoltarci”.
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Covid: attivati drive through Difesa a Firenze e Versilia
Salgono a 4 in Toscana, con 4 medici e 7 infermieri della Marina
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FIRENZE
16 novembre 2020
15:47
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Sono iniziate questa mattina le attività di due nuovi drive through della Difesa (Dtd) a Firenze e in Versilia (Lucca): sale così a quattro il numero dei presidi per l’esecuzione di tamponi per il Covid in Toscana con medici e infermieri della Marina Militare.
A Firenze, si spiega, la struttura è stata installata in via di San Salvi, mentre in Versilia presso l’Ospedale Versilia al Lido di Camaiore.
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Questi due Dtd si aggiungono agli altri già operativi a Pistoia in via Matteotti, all’Ospedale Vecchio, e ad Aulla (Massa Carrara), in piazza della Vittoria, per un totale di quattro strutture operative in Toscana nelle quali sono impegnati cmplessivamente quattro medici e sette infermieri della Marina Militare, coordinati dal responsabile d’area per la Toscana, il colonnello dell’esercito Guido Bussetta. Vi possono accedere, a bordo della propria auto, solo i cittadini prenotati dall’Asl, in collaborazione con i medici di famiglia, che sono stati a contatto stretto con persone risultate positive al Covid. Il capitano di corvetta Simone Di Cianni, medico del Dtd di Firenze, spiega che “la Protezione civile ha montato le tende e da oggi siamo operativi per fare dai 40 ai 200 tamponi al giorno. La nostra particolarità è che facciamo tamponi alla fascia di età 0-19 anni”.
I pazienti a rischio Covid, continua Di Cianni, “prenotano sul sito internet il tampone con la prescrizione del medico, indicando la fascia oraria preferita, gli appuntamenti sono ogni tre minuti: questo ci consente di avere un’idea chiara di quante persone devono venire ogni giorno”. Dopo il prelievo, i tamponi sono inviati al Meyer di Firenze che dà i risultati entro 24-48 ore. Nella struttura di Firenze, oltre al Capitano Di Cianni operano due infermieri e due operatori della Protezione civile per l’accettazione dei pazienti.
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Covid: Tar Lazio, stop medici famiglia per cure a casa
Accolto ricorso Sindacato Medici Italiani, ‘compito delle Uscar’
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ROMA
16 novembre 2020
16:48
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“L’affidamento ai medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid” risulta in contrasto con la normativa emergenziale. Per questo il Tar del Lazio ha parzialmente accolto un ricorso proposto dal Sindacato dei Medici Italiani contro alcuni provvedimenti della Regione Lazio.
Per effetto delle decisioni regionali “i Medici di Medicina Generale – precisa il Tar – risultano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid del tutto impropria, che per legge dovrebbe spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca)”. Per il Tar i medici verrebbero “pericolosamente distratti dal compito di prestare l’assistenza ordinaria, a tutto detrimento della concreta possibilità di assistere i tanti pazienti non Covid, molti dei quali affetti da patologie anche gravi”.
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Covid: Lazio, al via tamponi rapidi dai medici di famiglia
In distribuzione primi 50mila test. Presto test per influenza
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ROMA
16 novembre 2020
17:09
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Da Ostia ad Ariccia, da Civitavecchia ad Anzio i tamponi rapidi dai medici di famiglia sono diventati realtà nel Lazio. I medici di medicina generale hanno iniziato a effettuare i test antigenici e le Asl – ha reso noto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato – stanno distribuendo i primi 50 mila test (dei 200 mila previsti) con i relativi dispositivi di protezione individuale.
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impegno dei medici di medicina generale in questa fase è assolutamente rilevante – ha sottolineato D’Amato – In questa fase i test rapidi rappresentano un valido strumento di screening per individuare precocemente sospetti casi positivi”. E “presto”, ha assicurato l’assessore, ci saranno “a disposizione i test differenziali che discriminano il COVID dall’influenza stagionale”. Sono a Ostia, Ariccia, Civitavecchia, Anzio, Tor de Cenci i primi studi di medici di medicina generale che stanno eseguendo i tamponi rapidi antigenici. La FIMMG di Roma ha spiegato che a Ostia su 50 prelievi sono stati individuati 4 positivi asintomatici e ad Ariccia due. “Cittadini con una carica virale ben marcata e che diversamente avrebbero continuato a diffondere il virus” viene sottolineato. Ad oggi i medici di famiglia che hanno aderito al bando regionale sono circa 500, in crescita rispetto ai 350 che risposero al primo avviso. A Ostia 25 tamponi sono stati eseguiti nel centro anziani di via dell’Idroscalo da Fabio Valente che lavora in un gruppo di nove colleghi: “Abbiamo parlato con il Municipio che ha dato il suo assenso e gli anziani del centro si sono messi a disposizione – ha spiegato – I locali permettono di lavorare in totale sicurezza. A breve saranno disponibili altri quattro centri anziani e questo permetterà di creare l’infrastruttura necessaria a intercettare il virus prima che si diffonda”.
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Telemarketing aggressivo, il Garante sanziona Vodafone
Multa pesante da 12 milioni e 250 mila euro
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16 novembre 2020
19:13
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Il Garante per la protezione dati personali ha ordinato a Vodafone il pagamento di una sanzione di oltre 12 milioni e 250 mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing. Oltre al pagamento della multa – informa una nota del Garante -, la società dovrà adottare una serie di misure dettate dall’Autorità per conformarsi alla normativa nazionale ed europea sulla tutela dei dati.
Il provvedimento conclude una complessa istruttoria avviata dal Garante a seguito di centinaia di segnalazioni e reclami di utenti che lamentavano continui contatti telefonici indesiderati, effettuati da Vodafone e dalla sua rete di vendita, per promuovere i servizi di telefonia e internet offerti dall’azienda.
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Gli accertamenti svolti dall’Autorità hanno evidenziato importanti criticità “di sistema” – che riguardano la violazione non solo dell’obbligo del consenso, ma anche dei fondamentali principi di responsabilizzazione e di implementazione delle tutele privacy fin dalla fase di progettazione dei trattamenti, stabiliti dal Regolamento Ue. Criticità riconducibili al complesso delle operazioni svolte dalla società nei confronti sia dell’intera base clienti di Vodafone, sia del più ampio ambito dei potenziali utenti del settore delle comunicazioni elettroniche. Nel corso dell’istruttoria è emerso, in particolare, un allarmante fenomeno di utilizzo di numerazioni fittizie o comunque non censite nel Registro degli Operatori di Comunicazione per realizzare i contatti promozionali.
Un fenomeno, avvertito dalla stessa Vodafone, che sembra ricondursi in massima parte ad un “sottobosco” di call center abusivi, che effettuano attività di telemarketing in totale spregio delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali. Ulteriori profili di violazione sono stati rilevati nella gestione delle liste dei nominativi da contattare acquisite da fornitori esterni. Liste che i partners commerciali di Vodafone avevano ricevuto da altre aziende e trasferito all’operatore telefonico senza il necessario consenso libero, informato e specifico degli utenti. Sono risultate inadeguate – precisa il Garante – anche le misure di sicurezza dei sistemi di gestione della clientela, profilo sul quale l’Autorità aveva già ricevuto numerosi reclami e segnalazioni da parte di clienti che erano stati contattati da sedicenti operatori Vodafone, i quali chiedevano l’invio di documenti di identità mediante Whatsapp, probabilmente con finalità di spamming, phishing o per la realizzazione di altre attività fraudolente. Alla luce delle violazioni riscontrate, il Garante Privacy ha applicato una sanzione di 12.251.601 euro. L’Autorità ha quindi ordinato a Vodafone di introdurre dei sistemi che consentano di comprovare che i trattamenti a fini di telemarketing si svolgano nel rispetto delle disposizioni in materia di consenso. La società dovrà inoltre dimostrare che i contratti siano attivati solo a seguito di chiamate promozionali effettuate dalla sua rete di vendita, attraverso numerazioni censite e iscritte al Roc. Vodafone dovrà anche irrobustire le misure di sicurezza al fine di impedire accessi abusivi ai database dei clienti e fornire pieno riscontro alle richieste di esercizio dei diritti formulate da alcuni utenti. Il Garante, infine, ha vietato a Vodafone ogni ulteriore trattamento di dati con finalità promozionali o commerciali svolto mediante l’acquisizione di liste anagrafiche da soggetti terzi, senza che questi ultimi abbiano acquisito un consenso specifico, libero e informato dagli utenti per la comunicazione dei loro dati.
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Covid, al via tamponi per scuole nel drive through a Milano
E’ il più grande d’Italia, le auto in coda dalle 8 del mattino
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MILANO
16 novembre 2020
17:56
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Un gran numero di auto in coda di primo mattino quando verso le 8 sono iniziate le operazioni, poi l’afflusso si è gradualmente ridotto nel giro di tre ore: è trascorsa senza particolari problemi la prima giornata nel drive through per i tamponi per il coronavirus più grande d’Italia, quello allestito a Milano dall’Esercito nel parcheggio del parco Trenno e dedicato a studenti e personale scolastico.
Aperta da lunedì a sabato, dalle 8 alle 14, questa struttura consentirà di effettuare fino a 800 tamponi al giorno.
Nel parcheggio di circa 20mila metri quadri, i militari dell’Esercito in forza al Comando di Reazione Rapida della Nato in Italia hanno allestito 8 linee per i test rapidi antigenici, a cui si accede senza scendere dalla propria auto. Il risultato arriva nel giro di un quarto d’ora e, in caso di positività, ci si sottopone subito al tampone molecolare.
Il Centro ospedaliero militare di Milano mette a disposizione il personale medico e sanitario mentre l’Asst Santi Paolo e Carlo gestisce tutti gli aspetti organizzativi e amministrativi, oltre all’analisi dei tamponi molecolari.
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L’artista che ‘colleziona’ i comuni d’Italia
Bardi ha già visitato oltre seimila città su 7903 della penisola
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PALERMO
16 novembre 2020
18:24
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“Un’alba a Cammarata, il crepuscolo dalla chiesa diruta di Grottole, i suoni della natura da Vallunga di Val Gardena, l’estasi di un chiaro di luna da Fuipiano di Valleimagna, la magia delle isole Eolie, i colori strabilianti del mare di Lampedusa, le onde in tempesta da Capo Palinuro… ho visto tutto questo e molto altro.
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L’Italia è veramente un grande “spettacolo”. E’ entusiasta del suo progetto Massimiliano Bardi, 54 anni, sposato, padre di una figlia, originario di Firenze ma residente a Cannara (Pg). Con la sua motocicletta e con altri mezzi ha visitato , da quindici anni, a oggi , dice “oltre seimila dei 7.903 comuni d’Italia, documentando con foto ogni suo passaggio in quei luoghi. Lui, ex maresciallo dei carabinieri, è anche un pittore con studio a Spello (Pg) “dipingo personaggi ritratti con volti senza nessun carattere ma, con un unico ed inconfondibile sorriso. Uomini col farfallino e donne coloratissime, tutti ritratti in un’incredibile, quasi frenetica, allegria”. Per ora il suo viaggio in giro per la penisola è in stand by. “Sono in isolamento da Covid-19 ma, – afferma – sta andando bene e sto aspettando il secondo tampone senza sintomi e febbre, quindi speriamo continui così”. Le sue avventure sono anche raccontate nel profilo su Facebook “Tutti gli 8000 d’Italia”.
“Mi sono impegnato a conoscere tutti i comuni italiani facendo per ciascuno di essi almeno una foto che attestasse la mia visita in quel territorio, quindi ho iniziato a riprendermi davanti ai cartelli stradali che indicano la località – dice – all’inizio usavo macchina fotografica e treppiede (qualche auto inchiodava i freni vedendomi e scambiandomi per polizia con autovelox), poi macchine fotografiche più tecnologiche, tablet con i primi selfie, infine cellulari super accessoriati”.
“La prima regione passata a setaccio è stata l’Umbria con 92 Comuni, e poi via via ho aggredito le altre regioni – dice – fino alla bellissima Sicilia (di cui avrei anche coniato un bellissimo slogan propaganda turistica, che donerei volentieri) l’ho terminata con la sola eccezione dell’isola di Ustica”. Una vera passione la sua che si coniuga con l’amore per l’Italia.
“Sono riuscito a sfruttare, per questa mia impresa, il mio lavoro di artista che mi permette di viaggiare molto e di poter gestire al meglio il mio tempo libero – dice – Grazie a questa mia passione (all’inizio una pazzia, adesso un’impresa) ho visto cose così belle che neanche si possono immaginare, l’Italia è veramente il più bel Paese del mondo. Ho raccolto in questi anni una grande mole di testimonianze di luoghi e persone, aneddoti e curiosità”.
Tra le strade che Bardi preferisce c’è “il tratto che va da Messina a Palermo è bellissimo, in particolare quando attraversa i monti Peloritani a Colle Rizzo, nella costa da Tindari a Sant’Agata di Militello ed infine verso Cefalù. Poi, al tramonto, la vista sul mare è struggente con le isole Eolie che sembrano galleggiare sull’orizzonte infuocato. Lungo questo percorso vi sono poi bellissime località di mare e di cultura, Messina, Villafranca Tirrena, Milazzo, Tindari con il suo santuario, Patti, Capo d’Orlando, Sant’Agata Militello, Santo Stefano di Camastra, Cefalù, Palermo”.
“Un dei luoghi più curiosi che ho visto è stato il vulcano più piccolo del mondo nel Monte Busca con le fiamme sempre accese alimentate da gas naturale nella provincia di Tredozio in Emilia Romagna. Ho anche suscitato la curiosità di chi non capiva come mai io fossi andato nel suo comune nel Molise per turismo”.
Bardi parla attingendo nei suoi ricordi. E poi sospira: “prima o poi finirà la pandemia e riprenderò la mia impresa con l’intento di finirla, senza fretta ma la finirò sarò il primo ad averlo fatto”.
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COVID: sindaci sardi chiedono più test rapidi
Sei vittime e 411contagi nell’isola. Allarme sindaco Sassari
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CAGLIARI
16 novembre 2020
18:56
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La curva dei contagi non accenna a calare in Sardegna e tiene sempre banco la situazione di emergenza che vivono gli ospedali, da nord a sud dell’isola. Al Santissima Annunziata di Sassari è apparso un mega striscione, “Contu vergognati, dimettiti”, per contestare il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera universitaria, Bruno Contu.
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A Nuoro dopo i sindaci che hanno protestato ieri davanti all’ospedale San Francesco, scendono ancora in piazza mercoledì 18 i malati oncologici: denunciano lo stop alle terapie dopo il trasferimento del loro reparto al terzo piano per fare spazio ai degenti Covid. Su questo arriva oggi la rassicurazione del commissario Ats-Ares Massimo Temussi: confermate le 20 postazione di chemioterapia “per erogare, così, lo stesso numero di terapie di prima per tutti i pazienti”.
Intanto Anci Sardegna e Cal chiedono al governatore Christian Solinas e all’assessore della Sanità Mario Nieddu quanto prima un protocollo d’intesa Regione-medici di famiglia con due obiettivi: un più efficace tracciamento dei contatti dei positivi attraverso test antigenici rapidi che dovranno effettuare gli stessi medici di base, e una più veloce comunicazione ai sindaci in quanto autorità sanitaria locale.
Sul fronte dati, nelle ultime 24 ore si registrano in Sardegna 411 nuovi contagi (323 rilevati attraverso attività di screening e 88 da sospetto diagnostico) e 6 vittime (328 in tutto); 2.350 i tamponi eseguiti. Resta invariato il numero dei pazienti (510) attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi, mentre sono 63 (+3) i pazienti in terapia intensiva.
Le persone in isolamento domiciliare sono 9.881.
Situazione complicata soprattutto a Sassari, dove il sindaco Nanni Campus parla di un Natale a rischio. A fronte delle oltre 90 sanzioni comminate in città nel weekend, annuncia più controlli e minaccia ulteriori restrizioni. “Sarebbe una sconfitta per tutti, anche perché – spiega – una chiusura decisa da un sindaco non prevede ristori. Ma dovremo agire se i cattivi comportamenti continuassero a impedire il calo dei positivi in rapporto ai tamponi eseguiti”.
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Covid: Regione Lazio, ricorso contro sentenza Tar
“Arriva dopo 8 mesi organizzazione che ci consente zona gialla”
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ROMA
16 novembre 2020
19:02
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La Regione Lazio ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che “non tiene conto di un quadro di forte evoluzione del ruolo dei medici di medicina generale nel contrasto alla pandemia ed arriva dopo 8 mesi dalle modalità organizzative messe in atto che finora hanno consentito al Lazio di essere nella cosiddetta zona ‘gialla'”.
“Nel Lazio vi sono oltre 60 mila persone in isolamento domiciliare ed è tecnicamente impossibile gestirle unicamente con le Usca-r”, sottolinea l’Unità di crisi della Regione.
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Assolti a Piacenza Bellomo e Nalin
Erano a processo per stalking e lesioni ai danni di una borsista della scuola ‘Diritto e Scienza’
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BOLOGNA
16 novembre 2020
19:03
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Assolti entrambi a Piacenza l’ex giudice del consiglio di Stato Francesco Bellomo e l’ex pm di Rovigo Davide Nalin. cccccccc.
La ragazza, per l’accusa, sarebbe stata insultata, minacciata e sottoposta a interrogatori sulla vita sessuale. Il gup li ha assolti dalle lesioni volontarie perché il fatto non sussiste ed è caduta anche l’accusa di stalking, non procedibile perché era stata ritirata la querela. Il pm Emilio Pisante e il procuratore Grazia Pradella avevano chiesto tre anni e quattro mesi per Bellomo, un anno e quattro mesi per Nalin.
Si tratta del primo processo penale che va a sentenza per i due magistrati. Bellomo e Nalin sono difesi dal professor Vittorio Manes e dall’avvocato Beniamino Migliucci. Il gup piacentino, al termine del giudizio in abbreviato, iniziato a luglio 2018 e che ha vissuto una serie di rinvii e ha visto disporre una perizia tecnica sulla giovane che aveva fatto la denuncia, si è dunque concluso con una doppia assoluzione. La borsista aveva ritirato la querela a settembre 2018, dopo una conciliazione tra le parti. A Bari Bellomo e Nalin sono stati rinviati a giudizio per maltrattamenti nei confronti di borsiste, con processo al via il 3 dicembre.
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Domani lezioni prof davanti ai licei a Firenze e Faenza
Mobilitazioni promosse da studenti e Comitato Priorità a scuola
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16 novembre 2020
19:45
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Prime lezioni all’aperto dei docenti che prendono parte alle mobilitazioni davanti alle scuole promosse dagli studenti e dal Comitato Priorità alla scuola, che si battono per la ripresa della scuola in presenza. Domani a Faenza, dalle ore:12 alle 12.45, al Liceo Torricelli Ballardini, in via Santa Maria dell’Angelo, la professore Gloria Ghetti terrà la lezione di storia nel primo cortile interno.
La lezione sarà in diretta dalla pagina Priorità alla Scuola.
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A Firenze, dalle 9.30 alle 10.30, davanti al liceo scientifico Castelnuovo, in via della Colonna, la professoressa Maria Angela Vitali terrà la lezione di fisica.
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Covid, Valle d’Aosta verso la chiusura delle scuole. Abruzzo in ‘zona rossa’ da mercoledì 18 novembre ma resteranno aperte
Basilicata: “Chiusura delle scuole necessaria”. Toti: Liguria ‘gialla’ non prima di due settimane
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POTENZA
16 novembre 2020
17:59
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L’ipotesi di chiusura totale delle scuole sarà domani sul tavolo della Giunta della Valle d’Aosta. La regione, in cui si registra la più alta incidenza di contagi da coronavirus in relazione alla popolazione, si trova in zona rossa dal 6 novembre.
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Il dossier, presentato dall’assessore Luciano Caveri, è già stato esaminato oggi e ritornerà domani per una decisione dell’esecutivo regionale, dopo una serie di incontri con i dirigenti scolastici e i sindacati.
Abruzzo in ‘zona rossa’ da mercoledì 18 novembre, ma le scuole restano aperte. Lo ha anticipato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, nel corso della visita all’ospedale ‘San Raffaele’ di Sulmona. Il tema delle scuole aveva generato aspre polemiche nelle ultime ore. “Abbiamo assunto la decisione di firmare un’ordinanza che applica alla Regione Abruzzo la disciplina contenuta nell’articolo 3 del Dpcm e cioè quella delle cosiddette zone rosse e non di più” ha detto Marsilio.
La Puglia diventi regione rossa”: è quanto chiede il presidente dell’Ordine dei medici di Bari nonché della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli. “Il virus – sostiene in una nota – continua a diffondersi a una velocità preoccupante in Puglia. L’assessore Lopalco chieda subito al governo di rendere la Puglia regione rossa”.
Basilicata: “Chiusura delle scuole necessaria” – “La decisione, in questo momento necessaria, di prevedere qualche giorno di didattica a distanza per le scuole primarie e secondarie di primo grado, servirà a diminuire la diffusione del virus e la conseguente pressione sulle strutture ospedaliere lucane”. Lo ha detto il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi (centrodestra), riferendosi alla sua ordinanza con cui è stata disposta la Dad anche per elementari e medie da domani, 17 novembre, al 3 dicembre. La Basilicata è zona arancione dello scorso 11 novembre.
Toti, Liguria ‘gialla’ non prima due settimane – “A oggi l’indice Rt in Liguria secondo i nostri calcoli è intorno a 1,06-1,07, questa settimana sarà fondamentale per vedere l’andamento dei dati. Se entro la fine del mese l’Rt scende sotto 1 e il numero di ricoverati comincia sensibilmente a scendere potremo ragionare di interventi ampliativi”. E’ lo scenario prospettato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti oggi pomeriggio a ‘Un giorno da pecora’ su Radio 1. “Qualche giorno della Liguria zona arancione sicuramente sì”, ha detto Toti ipotizzando almeno “una settimana di prudenziale zona franca”.
“La richiesta di un confronto tra Regioni per discutere delle scelte che determinano il passaggio in una o nell’altra fascia di rischio è stata accolta. Domani la Conferenza delle Regioni presieduta da Stefano Bonaccini, che ringrazio per la disponibilità, potrà finalmente confrontarsi sui criteri applicati dal Comitato tecnico scientifico rispetto ai dati forniti a livello regionale. È un atto dovuto per chiarezza nei confronti dei cittadini e delle imprese del Friuli Venezia Giulia”. Lo afferma in una nota il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.
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Premi Marineo, a Valerio Massimo Manfredi il premio speciale
La cerimonia rinviata a settembre 2021
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16 novembre 2020
16:37
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ittà di Marineo non dimentica il suo premio, ma a causa della pandemia da Covid 19 la premiazione e la relativa rassegna sono state rinviate a settembre 2021.
Quest’anno, per la 46/a edizione, il premio Internazionale è stato assegnato allo scrittore Valerio Massimo Manfredi, uno dei divulgatori culturali più noti al grande pubblico italiano, autore di romanzi e saggi storici tradotti in 39 lingue.
La giuria lo ha scelto come “modello per le nuove generazioni, sia sotto l’aspetto culturale, sia sotto l’aspetto umano, coinvolgendo i giovani nella maturazione di una coscienza civica e facendo loro scoprire un viaggio nella Storia e nelle Storie, nella consapevolezza che la memoria trova il suo significato ultimo nella costruzione dell’identità del presente”. Nel recente saggio “Sentimento italiano.
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Storia, arte, natura di un popolo inimitabile”, Manfredi “riafferma il valore delle nostre radici, evidenziando la grande ricchezza di una terra, quella italiana, che – anche nelle difficoltà – riesce a mostrare al mondo intero la bellezza dei monumenti, dell’arte, della natura e delle migliori tradizioni del nostro popolo”.
Nell’ambito della sezione edita in lingua italiana la giuria, presieduta da Salvatore Di Marco e composta da Flora Di Legami, Michela Sacco Messineo, Giovanni Perrone, Ida Rampolla, Tommaso Romano, e Ciro Spataro, ha attribuito il primo premio al poeta Roberto Pazzi con la raccolta ” Un giorno senza sera” (La Nave di Teseo). Per la sezione edita in lingua siciliana il primo premio è stato assegnato a Jose Russotti con la raccolta” Arrèri o scuru ” (Controluna).
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Si svegliò dal coma ascoltando Venditti, ora che la mamma non c’è più le scrive una canzone – VIDEO
Gianluca Sciortino compone ‘Guerriera’ per Gerarda, la mamma coraggio raccontata da una fiction di Rai1
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16 novembre 2020
19:35
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Nel dicembre del ’92, quando la sua storia commosse l’Italia per il risveglio dal coma sulle note della canzone di Antonello Venditti “Dimmelo tu cos’è”, Gianluca Sciortino aveva solo 10 anni. Oggi è un uomo, un cantautore impegnato nel sociale con la musicoterapia. Figlio unico, poche settimane fa, ha perso Gerarda, la mamma coraggio raccontata in una fiction di successo di Rai1, ‘In nome del figlio’, strappata alla vita 40 giorni dopo la diagnosi di un tumore.
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Gianluca ha scritto per lei una canzone che si intitola “Guerriera” (VIDEO) in cui esprime tutto il suo amore e la riconoscenza verso chi gli ha dato, insieme al papà Pino, per due volte, la vita.
Quella di Sciortino è una storia esemplare di speranze, di aspettative, di delusioni ma anche il racconto di un incredibile rapporto madre-figlio e di una famiglia improvvisamente travolta dalla grave malattia e dalla lotta per riconquistare faticosamente una vita più possibile normale. VIDEO:“Molti medici non credevano al mio risveglio e dicevano che, anche se fossi sopravvissuto, sarei rimasto un vegetale”, ricorda Gianluca in conclusione dei suoi concerti. “Quando nostro figlio stava malissimo – raccontava Gerarda nei giorni caldi della vicenda di Eluana Englaro – mio marito ed io pensavamo che avremmo accettato il risveglio anche se avesse mantenuto solo un decimo delle sue potenzialità. Io sarei rimasta vicino a Gianluca comunque tutta la vita perché noi siamo religiosi e per noi la vita è solo nelle mani di Dio. Noi crediamo – diceva Gerarda – che, seppur rari, i miracoli esistono e Gianluca è il nostro miracolo”.
Ora che la mamma non c’è più, Gianluca e il papà portano avanti l’impegno iniziato con Gerarda per aiutare chi si trova a vivere una situazione drammatica simile alla loro.
LA STORIA DI SCIORTINO A ‘MIXER’ DI GIOVANNI MINOLI:Threapleton, figlia Winslet eroina distopica in Shadows
1/o ruolo da protagonista, “Paragone con mamma? Mi entusiasma”
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16 novembre 2020
15:17
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Un micromondo isolato e dominato dalla natura che ha come fulcro un hotel abbandonato, nel quale una madre (Saskia Reeves), in una realtà dai contorni postapocalittici, cresce e tiene isolate le due figlie adolescenti. E’ il punto di partenza di Shadows di Carlo Lavagna, un “thriller di formazione” distopico, prodotto da Andrea Paris e Matteo Rovere, che dopo il debutto in Alice nella città alla Festa del Cinema di Roma, sarà disponibile, distribuito da Vision Distribution, sulle piattaforme on demand a partire dal 19 novembre (Sky Primafila, Chili, Google Play, Apple iTunes, CG Digital, Rakuten TV, The Film Club, Timvision, Infinity, Io resto in sala).
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Una storia di sopravvivenza, ossessione e ribellione che tocca il tema ambientale e ha per protagonista nella parte della sorella maggiore, Alma, la quasi esordiente Mia Threapleton, classe 2000, figlia ventenne di Kate Winslet (aveva esordito sul grande schermo recitando proprio con la madre a 14 anni in Le regole del caos). Con lei Lola Petticrew, per il personaggio della sorella Alex. Per Mia Threapleton, figlia dell’attrice premio Oscar e del regista inglese Jim Threapleton, il copione di Shadows è stato il primo ricevuto appena finita la scuola. Un importante passo nel percorso da attrice che ha deciso di intraprendere sin da quando aveva 10 anni: “Mi esaltava essere la protagonista di questa storia – spiega Mia nell’incontro via streaming -. Per interpretare Alma ho fatto alcune ricerche su chi vive isolato e ho visto alcuni documentari sugli effetti della prigionia in isolamento perché anche Alma non ha mai avuto esperienze nel mondo esterno”.
Quando ha avuto la parte, nella telefonata con mamma Kate “lei mi ha detto di andare avanti sicura, perché sapevo che era quello che volevo ed ero in grado di farlo. Poi via via mi è stata vicino aiutandomi a comprendere meglio alcuni passaggi della sceneggiatura”. Mia non vive il possibile paragone con Kate Winslet come un problema: “Non mi mette pressione l’avere una madre come lei. La sua carriera è fantastica ed è incredibilmente brava in quello che fa, mi entusiasma che qualcuno possa paragonarci, ma per me è semplicemente mia mamma”.
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Pino Insegno, vi svelo in tv cosa si può fare con la voce
Con Voice Anatomy su Rai2. Primi ospiti Bocelli, Ward, Pannofino
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16 novembre 2020
13:40
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“Tutti nasciamo con questo strumento.
Ma poi nessuno vuole studiare come usarlo.
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E sì che con la voce si può far innamorare una donna, un leader può convincere un popolo, un medico rassicurare il paziente e il venditore piazzare, quasi, qualsiasi merce. E’ solo una questione di hertz”. Parola di Will Ferrell, Sacha Baron Cohen e Viggo Mortensen, tutti insieme. Ovvero Pino Insegno, attore, conduttore e soprattutto doppiatore con la sua voce di tanti divi di Hollywood, ora dal 17 novembre anche padrone di casa di “Voice Anatomy”, nuovo format di Rai2, in onda il martedì in seconda serata.
Tra ironia e serietà, “quasi un tutorial”, dice Insegno, il programma sarà un viaggio lungo 10 puntate alla scoperta del mondo della voce, delle sue potenzialità e delle sue infinite sfaccettature, con grandi ospiti come, nella prima puntata, Andrea Bocelli (che si presta a doppiare Insegno), Luca Ward e Francesco Pannofino con i loro monologhi più celebri, da Il gladiatore alla serie tv Boris. Nelle prossime tappe, anche Vittorio Sgarbi, Giorgia Meloni, Yuri Chechi, Bungaro, Gianluca Rocchi e Marcello Lippi.
In “squadra” accanto a Insegno, il soundteller Albert Hera, uno dei più grandi vocologi al mondo, l’imitatore Claudio Lauretta, il campione di Human Beatbox Azel Cuna, il medico delle star Franco Fussi, la performer Roberta Siciliano e il coreografo Claudio Ferraro, l’influencer e doppiatore The Merluzz, il professore di dizione Andrea Papalotti, il duo comico de Le Coliche e il cabarettista Max Paiella. In studio niente strumenti né basi musicali: la musica sarà interamente live e vocale con il gruppo Cluster, nella prima puntata affiancati dal rapper Shade.
