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“SAPIENZA PORTO APERTO”: AZIONE UNIVERSITARIA ATTACCA: “NESSUNA AUTORIZZAZIONE”

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“SAPIENZA PORTO APERTO”

“SAPIENZA PORTO APERTO”, AZIONE UNIVERSITARIA ATTACCA: “SPADRONEGGIANO, C’ERA STATO LO STOP DEL RETTORE”

AGGIORNAMENTO DELLE 03:32 DI LUNEDì 24 GIUGNO 2019

“SAPIENZA PORTO APERTO”

Un evento “a sostegno delle spese legali dei movimenti studenteschi” che è andato avanti per due sere, giovedì 20 giugno a Villa Mirafiori e venerdì 21 giugno fino a tardi alla Città Universitaria di Roma. E’ “Sapienza Porto Aperto” il nome dell’iniziativa non autorizzata finita sotto i riflettori per la morte di un ragazzo di soli 25 anni. Non è la prima iniziativa del genere all’interno della cittadella universitaria.

“SAPIENZA PORTO APERTO”

Anzi, stando alle informazioni che circolano sul web, la “Notte bianca della Sapienza” si tiene da oltre dieci anni. Il programma proposto quest’anno spaziava dalla musica alla “giocoleria e giochi di fuoco”, dal “live painting” ad una lezione aperta di kikboxing e muay thai. L’evento facebook, a cui avevano annunciato la loro partecipazione con un click 536 persone (2.321 gli interessati), così presentava i “due giorni di discussione e festa”. Ma Azione Universitaria attacca, sottolineando che il rettore non aveva autorizzato l’evento: “Questa volta il rosso non è solo il colore politico che spadroneggia tra le mura de La Sapienza, ma è anche il colore del sangue di un ragazzo feritosi per tentare di entrare in un party organizzato illecitamente dai collettivi afferenti ai centri sociali”.

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MATURITà: ORALI AL VIA TRA OGGI E DOMANI

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MATURITà: ORALI AL VIA TRA OGGI E DOMANI

MATURITà: ORALI AL VIA, ADDIO TESINA, CI SONO LE TRE BUSTE

AGGIORNAMENTO DELLE 02:30 DI LUNEDì 24 GIUGNO 2019

MATURITà: ORALI AL VIA TRA OGGI E DOMANI

Terminate le prove scritte dell’esame di Maturità, si comincerà, tra lunedì e martedì, con gli esami orali. Addio alla tesina, che fino allo scorso anno consentiva ai maturandi di partire da un loro argomento scelto e che abbracciava diverse discipline. Debuttano invece le tre buste, altra novità di questo esame dopo la doppia prova scritta.
Le date di inizio e fine degli orali non sono uguali per tutti: sono state infatti stabilite dalle commissioni, scuola per scuola. E’ stata estratta nei giorni scorsi la lettera del cognome dalla quale si partirà in ciascuna classe per l’interrogazione orale. Le commissioni d’esame coinvolte quest’anno sono 13.161 per 26.188 classi. I candidati iscritti alla Maturità sono 520.263.

MATURITà: ORALI AL VIA TRA OGGI E DOMANI

Tra le novità dell’orale, gli studenti troveranno davanti a loro tre buste precedentemente predisposte dalla stessa commissione: all’interno ci saranno alcuni materiali per avviare i colloqui. Sono previste tante buste quanti sono i candidati più due unità, in modo tale da assicurare anche all’ultimo candidato la possibilità di scegliere tra tre buste. Dentro non ci saranno domande o quiz, ma materiali di spunto: un testo, un documento, un progetto, un problema, un disegno, una fotografia.  Da qui partirà il colloquio per l’esame orale.

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MATTHEW CARUANA GALIZIA AL FESTIVAL DEL GIORNALISMO

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MATTHEW CARUANA GALIZIA

AL FESTIVAL DEL GIORNALISMO

AGGIORNAMENTO IN “POLITICA”/”CRONACA”/SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA” DELLE 00:50 DI DOMENICA 07 APRILE 2019

MATTHEW CARUANA GALIZIA

“Mia madre era la prima donna editorialista di Malta. Ha rotto molti confini e ha scritto di cose che la gente non aveva mai scritto nella società conservatrice di Malta, e questo ha fatto arrabbiare molte persone. Nessuno degli attacchi prima del suo omicidio è riuscito a fermarla. Dovevano andare mettere una bomba, usare l’opzione nucleare, era l’unica cosa che potevano fare per fermarla”. Matthew Caruana Galizia è al Festival di giornalismo di Perugia per ricordare la Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese, uccisa in un attentato nell’ottobre 2017, che ha portato alla luce la corruzione nel suo paese, anche da parte di esponenti governativi. Reporter affermato anche lui, nel 2018 ha deciso di lasciare il suo precedente impiego per continuare a lavorare sul caso intorno all’assassinio della madre. “Non abbiamo mai pensato che qualcuno potesse piazzare una bomba nella macchina di mia madre – ha detto -, ma nel momento in cui ho sentito l’esplosione non è stata una sorpresa, ho capito immediatamente di cosa si trattava”. Ora segue le indagini sull’omicidio.
“Sono state organizzate fin dall’inizio per essere infruttuose”, ha attaccato, criticando l’operato della polizia, che ha dichiarato di avere scarse risorse a disposizione per indagare sul riciclaggio di denaro sporco, definendola “corrotta, codardo e complice”. Matthew Caruana Galizia ha lavorato, come giornalista e ingegnere informatico, per cinque anni presso l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), dove ha fondato l’Unità Dati e Ricerca nel 2014. Il lavoro principale dell’Unità sui Panama Papers, che ha supportato le indagini di centinaia di giornalisti in tutto il mondo, ha portato la squadra di Caruana Galizia a vincere il Pulitzer nel 2017. Il reporter ha messo a punto una sorta di vademecum per consentire ai familiari dei giornalisti assassinati.
“La politica – afferma – usa la stessa sceneggiatura dappertutto per garantirsi l’impunità e bloccare la giustizia. È molto difficile combattere contro i governi, come dimostra anche il caso di Anna Politkovskaja”. Secondo Caruana Galizia, il primo passo è chiedere aiuto, al Consiglio d’Europa, ad esempio, che non ha potere giudiziario ma può far avviare indagini su eventuali complicità dello stato. I giornalisti – argomenta – tendono a isolarsi, ma è importante che abbiano una vita familiare realizzata. Devono poi provare a creare un dibattito all’interno di un governo ostile, perché è composto anche da persone possono mettersi in discussione. Il giornalista deve allontanarsi dal proprio lavoro, se necessario, e sfruttare le istituzioni come fanno gli attivisti. “La crisi che stiamo affrontando a Malta, Cipro, in Polonia e Ungheria è una crisi dello stato di diritto – aggiunge Caruana Galizia -. Se il giornalista investigativo è bravo e collabora a livello globale, i governi lo attaccano puntando alle folle e ai social media. La guerra va combattuta contro i governi che violano i diritti umani per indebolire lo stato di diritto, le forze di polizia, la magistratura e chiunque pur di garantirsi l’impunità”.        [print-me title=”STAMPA”]

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E’ morta Marella Agnelli, moglie dell’Avvocato Gianni Aveva 92 anni. Il decesso nella sua casa di Torino

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è MORTA MARELLA AGNELLI

AGGIORNAMENTO DELLE 09:51

IN “ECONOMIA/CRONACA”

DI SABATO 23 FEBBRAIO 2019

è MORTA MARELLA AGNELLI

Donna Marella Agnelli Caracciolo di Castagneto, moglie dell’Avvocato Giovanni Agnelli, è mancata oggi nella sua casa di Torino. Lo annuncia la famiglia.
Aveva 92 anni, I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.         [print-me title=”STAMPA”]

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

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DALLE 08:29 DI MERCOLEDì 13 FEBBRAIO 2019

ALLE 09:38 DI GIOVEDì 14 FEBBRAIO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Vilas indaga dolore e verità
dal lutto memoria e riscoperta dell’amore e della bellezza

13 febbraio 2019 08:29

– MANUEL VILAS, ”IN TUTTO C’E’ STATA BELLEZZA” (GUANDA, pp. 410 – 19,00 euro – Traduzione di Bruno Arpaia).
Un libro, una rivisitazione autobiografica, alla fine comunque un romanzo sul dolore e la verità, sul rapporto che si costruisce tra questi due poli, indagando sull’amore e la morte, oltre che sulla scrittura. Manuel Vilas si misura con la propria sofferenza e solitudine scomparso il padre, morta da poco la madre, finito il suo matrimonio con l’aggiunta dell’amore e il senso di colpa che ha verso i figli: il suo stato di prostrazione e tristezza è tale in quel 2015 che lo scrittore dice di esser stato anche a farsi fare una tac di controllo, per scoprire che per quel che riguardava il fisico non c’era nulla di anomalo. E’ allora che ripensa a suo padre e alle conversazioni avute con lui e si mette a scrivere del suo presente e passato, perché solo scrivendo riesce a dare sfogo a ”tanti messaggi oscuri” che gli arrivano da ”il grande fantasma di ciò che siamo: una costruzione lontana dalla natura.
Il grande fantasma ha successo: l’umanità è convinta della sua esistenza. E’ lì che iniziano i miei problemi”. Per arrivare a scoprire che ”in tutto c’è stata bellezza”.
Un libro di nodi che si sciolgono, per certi aspetti crudo eppure intriso di dolente tenerezza (che alla fine si libera in versi, nelle poesie che chiudono la narrazione) in questo ricostruire, ricordare, osservare fotografie (alcune riprodotte nel testo) nel misurarsi con la morte e la vita che continua: ”i vivi contabilizzano gli anniversari dei morti come fossero vivi assenti; cosicché i vincoli si stringono e le contabilità tra vivi e morti trovano intersezioni eccentriche, frutto del fatto che la morte non ha contenuto e che la vita senza la morte non ha finalità…. La morte conferisce un significato inatteso alla vita di qualunque essere umano”. Il padre di Vilas è stato cremato, in fretta come sempre – annota – per far sparire il cadavere che ci costringe a riconsiderare i vincoli che ci hanno unito a lui, ci impaurisce: è il futuro, è ciò in cui ci trasformeremo.
E queste pagine sono in fondo la riconsiderazione di quei vincoli, sono quella sepoltura che a suo padre non fu data, sono una trasformazione in scrittura di una vita, di quello che noi crediamo sia stata e di come la ricostruiamo, perché per lo scrittore è chiaro che la memoria della nostra vita, nel bel mezzo dello svanire di tutte le cose, finisce per avere lo stesso valore della finzione. ”La verità è sempre in costante trasformazione, per questo è difficile dirla…. l’importante è riflettere il suo continuo movimento, la sua irregolare disinvolta metamorfosi”. Del resto più che certa concretezza del padre commesso viaggiatore, è la madre ”punk”, come la definisce, che gli ha lasciato ”il caos narrativo” con la sua necessità di manipolare i fatti, modificare la date di nascita come il suo secondo cognome e così via, non dando importanza alle parole, ”ma alle cose che si travestivano da parole”: ”non è un gioco né una frivolezza, è una sfida alle leggi umane…. non è arroganza, anzi tutto il contrario, è piuttosto dolore. Arrivi all’indifferenza per il cammino del dolore, della vacuità, della mancanza di gravità”. Prende corpo, in modo ondivago, per associazioni e agganci logici o temporali, la storia nella cittadina di Barbastro di una famiglia, il valore e la fragilità dei rapporti e dei sentimenti lungo cinquant’anni, nel passare delle generazioni, dall’esistenza sofferta della nonna con un figlio morto e il suicidio del marito, al presente dei figli ”guardato con la lente d’ingrandimento” per non perderne nulla, perché ”il presente non è un mistero, però appena si trasforma in passato l’enigma lo invaderà”, tra un pranzo della domenica, una telefonata o l’acquisto di un frigorifero, sino a scoprire nella vita dei genitori, inattesa, l’allegria e un anticonformismo nella Spagna franchista, sino a riuscire a parlare con loro, a rievocare una loro notte del 1961 con una danza d’amore da cui lui è nato. Pagina dopo pagina viene dato corpo ”all’amore che provavo per loro, del fatto che quell’amore non se ne va”, per concludere ”Nessuno sa cos’è l’amore”, ma anche che provar piacere nel presente senza coscienza del passato, ”non è un godimento, ma un’alienazione”.
Berlino: La Paranza dei bambini, tra violenza e giocoSaviano, ormai solo la camorra crede ai giovani

13 febbraio 201909:19

– Per Francesco Di Napoli (Nicola), Artem Tkachuk (Tyson), Alfredo Turitto (Biscottino), Ciro Vecchione (O’Russ), Ciro Pellecchia (Lollipop) e Mattia Piano Del Balzo (Briatò) la vita è adesso, una vita accelerata, fatta di tanti soldi, pistole vere con le quali giocare e droga, altrettanto vera, da vendere nel rione Sanità di Napoli. Hanno quindici anni e non si aspettano neppure di vivere a lungo questi straordinari protagonisti de ‘La paranza dei bambini’ di Claudio Giovannesi unico italiano in concorso in questa 69/ma edizione del Festival di Berlino e film tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano che ne è anche sceneggiatore insieme allo stesso regista e Maurizio Braucci. In sala da oggi.
Nel cast tutti ragazzi dei quartieri di Napoli del tutto esordienti tra cui spicca Francesco Di Napoli che interpreta il ruolo di Nicola, quello che diventerà il boss di questa banda di cosiddetti ‘paranzini’. Che miti hanno questi sedicenni? Il Rolex (meglio se è d’oro perché fa proprio boss), i vestiti firmati (le sneakers su tutto) e anche poi avere una casa da vero camorrista con tanto di finto contrabbasso bianco come mobile bar. Divisi tra il sogno di fare i soldi in fretta e le crostatine materne, il destino li porterà ad abbracciare quel crimine che nei loro quartieri vuol dire solo una cosa: non essere più dei fessi.
“Non volevo fare lo spin-off di Gomorra – dice il regista -, ma piuttosto parlare della perdita dell’innocenza. Non volevo neppure fare un film su Napoli o fare della semplice sociologia.
Il tutto è invece costruito sul binomio gioco e guerra, non a caso il film inizia con il furto di un albero di Natale, solo che questi ragazzini entrano alla fine in un gioco dal quale non si può più tornare indietro. Insomma – conclude – volevo fare un film dal punto di vista degli adolescenti senza giudicare troppo”.
Tante le suggestioni che arrivano da Saviano. “La Camorra – dice – è l’unica struttura che accetta dei giovanissimi ai vertici. Eppure per questi ‘paranzini’, ragazzini criminali diventati comuni in tanti paesi del mondo (dall’Albania al Brasile), c’è un’aspettativa di vita pari a quella nel Medioevo, ma questo sembra non essere un problema”.
I desideri di questi ragazzi aggiunge “non sono più quelli del ghetto, ma sono gli stessi di tanti ragazzi delle metropoli europee solo che per loro c’è una lampada di Aladino che è la pistola”.
Anche i genitori che si vedono in questo film, che potrebbe aspirare a tutto diritto ad entrare nel Palmares di questa edizione di Berlino, tra l’altro molto sottotono, ” non sono affatto autorevoli. Sono quelli che cedono la loro stanza ai figli quando diventano ‘paranzini’ e anche le stesse banche, va detto, alle famiglie con dei ragazzi legati alla criminalità concedono più facilmente un mutuo”.
Infine una pillola di saggezza sull’amore: “I mafiosi considerano l’amore, una cosa da femminielli – dice Saviano -.
Loro pensano che devi sposare chi non si ama troppo perché l’amore passa, ma la famiglia no”.

Mostra-mercato Ligabue a PiacenzaDal 15 febbraio al 28 aprile 82 opere alla galleria Biffi

PIACENZA13 febbraio 201911:21

– Le opere di ‘Antonio Ligabue pittore e scultore’ al centro di una mostra-mercato in programma alla galleria Biffi Arte di Piacenza dal 15 febbraio al 28 aprile. L’esposizione, curata da Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, presenta 82 opere – 59 dipinti e 23 sculture in bronzo – ed è un excursus sui tre principali periodi in cui è stata suddivisa la sua produzione artistica: dagli animali domestici del primo periodo alle tigri dalle fauci spalancate, i felini in attacco, i serpenti, i rapaci che ghermiscono la preda o lottano per la sopravvivenza del secondo e terzo periodo, una giungla che Ligabue immagina con allucinata fantasia fra i boschi del Po.
Anche l’attività plastica è presente con un nucleo di sculture tirate in bronzo dagli originali in terracotta o dall’unico in cera d’api come il ‘Cavallo in amore’.
La mostra piacentina (inaugurazione giovedì 14, ore 18, annunciati Vittorio Sgarbi e Marzio Dall’Acqua) “è la prima – spiega Agosta Tota – che la Fondazione concepisce osservando anche un profilo antologico, in una galleria privata. Se da una parte la Fondazione svolge in pieno la sua funzione culturale estranea a qualsiasi compromesso commerciale, che ne snaturerebbe le finalità, nel contempo permette a collezionisti, proprietari delle opere, operatori culturali, mercanti d’arte, investitori, se lo vogliono, di confrontarsi realmente con il mercato, come è specifico di una struttura privata quale è una galleria”. “Siamo convinti – aggiunge il presidente – che Ligabue sia un artista di così alto profilo che, anche se continueremo come Fondazione ad esporne le opere in strutture pubbliche, perché entri pienamente nel mondo artistico si debba consolidarne anche il mercato dando libero accesso alle quotazioni delle opere il cui valore, come per altri grandi artisti quotati, dipenderà dalla qualità pittorica, dal periodo di esecuzione, dalla dimensione e dal soggetto”.
A teatro, Ranieri, Muti e Lo CascioBattiston è Churchill. Curino e il soprintendente-eroe Rotondi

13 febbraio 201911:25

– Massimo Ranieri per la rpima volta diretto da Giancarlo Sepe ne ”Il gabbiano” di Cechov a Napoli e Giuseppe Battiston in ”Winston vs Churchill” di Paola Rota a Roma; Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini con il ”Delitto/Castigo” da Dostoevskij e Ornella Muti con Enrico Guarneri ne ”La governante” di Vitaliano Brancati, tutti a Torino; e ancora, Laura Curino con ”La lista” ispirata alla storia del soprintendente che sfidò le SS Pasquale Rotondi, a Genova, e ”12 baci sulla bocca” di Mario Gelardi per la Compagnia del Nest, regia di Giuseppe Miale Di Mauro, ancora a Roma; sono alcuni degli spettacoli teatrali in scena nel prossimo week end.
Vasco, si preparano le navi per lo sbarco in SardegnaIl Komandante: ‘Osiamo là dove le grandi produzioni internazionali non vanno’

BOLOGNA13 febbraio 201911:36

– “Si preparano le navi per la Sardegna. Sbarcheremo con una produzione gigantesca, quella studiata per gli stadi. Praticamente osiamo là dove le grandi produzioni internazionali non vanno”. E’ l’annuncio di Vasco Rossi sui social e sul suo sito ufficiale, accompagnato da tre disegni di una nave, ‘Excelsior’, che riportano sulla fiancata il volto del rocker e la scritta ‘Vasco Non stop live 019’.
Cagliari e Milano saranno le uniche città toccate quest’anno dal Komandante, che sarà sul palco di San Siro l’1-2-6-7-11-12 giugno e alla Fiera del capoluogo sardo il 18 e 19 giugno. Su Facebook in poche ore il post ha raccolto oltre seimila ‘Mi piace’, centinaia di commenti pieni di entusiasmo e un migliaio di condivisioni.
Mia Martini, la fiction con Serena Rossi vola a 7.7 milioni di telespettatoriIl film è stato il programma più visto della giornata

13 febbraio 201912:26

Sono stati 7 milioni 727 mila con uno share del 31% i telespettatori che ieri sera su Rai1 hanno seguito “Io sono Mia”, la fiction con Serena Rossi dedicata alla vita a Mia Martini. Il film è stato il programma più visto della giornata, consentendo alle reti Rai di superare il 40% di share in prime time.Su Italia1 Le Iene sono state seguite da 1 milione 847 mila spettatori (9.61%). Su Rai2 la nuova stagione de Il Collegio ha esordito con 1 milione 634 mila spettatori (6.7%): il programma è stato apprezzato in particolare dai giovanissimi con il 32% di share nella fascia 8-14 anni. Su La7 DiMartedì con Giovanni Floris è stato visto da 1 milione 353 mila spettatori (5.81%).Su Canale5 Bridget Jones’s Baby ha registrato 1 milione 242 mila spettatori (5.58% di share). Su Rete4 per Il Segreto 1 milione 440 mila spettatori (5.29%) e per Una Vita 994 mila spettatori (4.27%). Sono stati 954 mila coloro che hanno scelto, su Rai3, #cartabianca: la trasmissione di Bianca Berlinguer si è attestata al 4.1% di share. Nel complesso le reti Rai hanno dominato la prima serata con 10 milioni 922 mila spettatori e il 40.7% (per Mediaset 7 milioni 685 mila e il 28.66%), la seconda serata con 4 milioni 920 mila e il 39.63% (per Mediaset 3 milioni 477 mila e il 28%) e l’intera giornata con 4 milioni 204 mila spettatori e il 38.94% (per Mediaset 3 milioni 376 mila e il 31.27%).Per quanto riguarda l’informazione: l’edizione delle 20 del Tg1 è stata vista da 5 milioni 846 mila spettatori (24.5%). Il Tg5 delle 20 ha segnato 4 milioni 337 mila telespettatori (17.91%), il Tg La7 ha raggiunto 1 milione 370 mila (5.68%). Il Tg2 delle 13 ha raccolto 2 milioni 194 mila spettatori (15.4%) e il Tg3 delle 19 l’11.2% di share, pari a 2 milioni 136 mila, saliti a 2 milioni 646 mila (13.2%) per le edizioni regionali, curate dalla TGR.Nel preserale L’Eredità su Rai1, il quiz condotto da Flavio Insinna, ha toccato quota 5 milioni 277 mila spettatori (25.2%). Nell’access prime time Amadeus e e il suo Soliti Ignoti – Il ritorno ha raggiunto 5 milioni 846 mila (21.7%). Su Canale5 Striscia la Notizia è stato seguito da 4 milioni 513 mila spettatori (16.70%). Su La7 per Otto e Mezzo di Lilli Gruber 1 milione 981 mila spettatori e il 7.44% di share.In seconda serata su Rai1 Porta a porta, il secondo appuntamento della settimana con il programma di Bruno Vespa, è stato apprezzato da 1 milione 482 mila spettatori (15.2%).  La Rai segnala anche, nella programmazione del day time, la crescita de La Vita in diretta, su Rai1, con 1 milione 841 mila spettatori (14.9%) nella seconda parte, e Geo, il programma di Rai3 di Sveva Sagramola dedicato alla natura, visto ieri da 1 milione 658 mila (12.3%).

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Gomorra, ecco il trailer della 4/a stagione
Nuova vita e nuove alleanze per Genny, dal 29/3 su Sky

13 febbraio 201913:43

Una nuova vita per Genny e la sua famiglia. Una guerra che nessuno sembra volere. E nuovi personaggi che promettono di dire la loro in un Sistema dall’equilibrio sempre più precario. Iniziano a delinearsi i ruoli, le svolte impreviste, gli scontri e le alleanze che vedremo nei nuovi episodi di Gomorra. E quel che dal teaser si intuiva soltanto diventa più chiaro nel trailer rilasciato oggi dell’attesissima quarta stagione della serie originale Sky, il cui debutto è atteso su Sky Atlantic il 29 marzo.Nel trailer si vedono tutti i protagonisti della serie Sky prodotta da Cattleya – Genny (Salvatore Esposito), Patrizia (Cristiana Dell’Anna), Enzo (Arturo Muselli), Valerio (Loris De Luna) e Azzurra (Ivana Lotito) – assieme ad alcuni nuovi ingressi.I dodici nuovi episodi di Gomorra – prodotti da Cattleya, parte di ITV Studios, e Fandango in collaborazione con Beta Film – sono diretti da Francesca Comencini (responsabile anche della supervisione artistica della quarta stagione), Claudio Cupellini, Marco D’Amore, Enrico Rosati e Ciro Visco. Da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo romanzo (edito da Arnoldo Mondadori Editore).
Gomorra – Quarta stagione debutterà il 29 marzo in esclusiva su Sky Atlantic.

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Mogol, una giuria competente per Sanremo
Paroliere, non ho visto

il Festival, amo essere libero

13 febbraio 201914:48

– Giulio Rapetti in arte Mogol quest’anno non ha guardato Sanremo (“avevo delle partite di calcio da vedere, poi amo essere libero e non riesco a rimanere troppo attaccato davanti alla tv”), ma è al corrente delle polemiche nate intorno al verdetto del Festival: “La competenza è fondamentale. Le giurie lo erano? Ed è fondamentale anche la meritocrazia. Senza di quella non c’è democrazia” commenta

a margine della presentazione di Un’avventura, la storia d’amore in musical di Marco Danieli, con Laura Chiatti e Michele Riondino, costruita sulle canzoni di Mogol/Battisti, in sala dal 14 febbraio con Lucky Red.
Secondo il paroliere e produttore, a Sanremo si dovrebbe continuare a votare con televoto e giuria: “il televoto perché la gente è sempre stata la grande selezionatrice. Mozart è arrivato a essere quello che è non grazie ai critici. E serve anche una giuria, che però sia composta scegliendo dei competenti veri che possano dare il loro contributo e aggiustare eventualmente un po’ le cose”.
Clerici via a SanremoYoung con TravoltaTeen talent dedicato alla musica su Rai1 il venerdì dal 15/2

13 febbraio 201914:51

– Antonella Clerici in compagnia di un mito, John Travolta, per una sera conduttore d’eccezione: arriva su Rai1 dal 15 febbraio con l’avvincente teen talent dedicato alla musica, SanremoYoung. Ospite sul palco con i ragazzi in gara, il vincitore di Sanremo 2019 Mahmood.
Cinque appuntamenti live con musica italiana e internazionale, in onda il venerdì alle 21.25 in diretta da Sanremo. Una prima puntata di grandissimo spettacolo che vedrà Antonella Clerici e John Travolta veri mattatori della serata. Ragazzi dai 14 ai 17 anni affronteranno una gara ad eliminazione che li vedrà interpretare i più grandi successi dalle passate edizioni del Festival, con la direzione artistica di Gianmarco Mazzi.
L’Academy di SanremoYoung è composta da Enrico Ruggeri, Noemi, Rita Pavone, Belen Rodriguez, Rocco Hunt, Shel Shapiro + Maurizio Vandelli, Amanda Lear, Baby K, Angelo Baiguini, e Giovanni Vernia. In caso di parità, nella votazione dell’Academy sarà determinante il voto del Direttore d’Orchestra, Maestro Diego Basso

Prorogata mostra Banksy a FirenzeFino al 24 marzo a Palazzo Medici Riccardi

FIRENZE13 febbraio 201915:19

– E’ stata prorogata fino al 24 marzo 2019 la mostra ‘Banksy This is not a photo opportunity’, in corso a Palazzo Medici Riccardi, a cura di Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli. L’esposizione è promossa e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, con il patrocinio di Firenze Città Metropolitana e il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di Mus.e. In esposizione, spiega una nota, le immagini più celebri del misterioso street-artist inglese, le opere che si sono guadagnate altissima popolarità attraverso la condivisione sui social media. A completamento del percorso espositivo, il pubblico avrà a disposizione un’infografica sulla cronologia dell’artista, ampie schede storiche sulle opere con documentazione fotografica, i ‘black books’ originali, poster originali di sue mostre, banconote contraffatte e una selezione di video. Inoltre per sabato 16 febbraio, promosso da Mus.e, con l’Ufficio Unesco del Comune di Firenze, è in programma un laboratorio sul futuro sostenibile.
Passeggiate autore per ‘secoli di Siena’Al via dal 23/2. Percorso lungo un anno con 10 appuntamenti

SIENA13 febbraio 201916:06

– Si chiama ‘I secoli di Siena’ ed è un viaggio alla scoperta della città di Siena passeggiando attraverso i luoghi, focalizzando l’attenzione su particolari momenti storici, figure di spicco e le istituzioni della città: dalle origini di Siena alla scoperta dell’antico ateneo, dai canti popolari al costituto in lingua volgare, dalla banca e il suo rapporto con la città all’Accademia dei Rozzi, fino all’Ottocento. Dal 23 febbraio prende il via la sesta edizione de Le passeggiate d’autore format ideato dal portale Toscanalibri.it e Comune di Siena con la direzione artistica di Luigi Oliveto.
Un percorso lungo un anno con dieci appuntamenti programmati e un’appendice per il 2020 alla scoperta dei musei delle Contrade del Palio. La prima passeggiata ‘Città e campagna nel canto popolare’, con partenza da piazza Indipendenza e arrivo in piazza del Mercato, sarà guidata da Mariano Fresta e dalla cantante folk Giuditta Scorcelletti

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Carnevale Venezia nel segno della luna
Festa dal 16 febbraio al 5 marzo, attenzione a rispetto città

VENEZIA13 febbraio 201916:22

– La Luna, ispiratrice di sogni e stravaganze, mutevole e cangiante, sarà il filo conduttore del Carnevale di Venezia 2019, un’edizione ricca di appuntamenti e iniziative diffuse su tutto il territorio comunale, organizzate con un’attenzione particolare al tema della sicurezza e al rispetto della città, nel segno della campagna #EnjoyRespectVenezia. La festa veneziana è stata presentata a Ca’ Farsetti, sede del Comune. Prevede 150 appuntamenti con 300 artisti e gruppi coinvolti, trenta manifestazioni culturali, 50 iniziative per bambini e ragazzi. Il Carnevale, intitolato “Tutto colpa della Luna”, animerà Venezia dal 16 febbraio al 5 marzo grazie al lavoro di squadra, coordinato dalla società Vela. Confermato lo schema organizzativo dello scorso anno per i ‘voli’ dell’Angelo, e poi dell’Aquila, dal Campanile in Piazza San Marco, con un limite di accessi fissato a 23mila persone.
Per la Festa veneziana sull’acqua in Rio di Cannaregio verrà invece transennata Lista di Spagna per evitare blocchi.
Zeffirelli, all’Arena di Verona l’amata TraviataDal 21 giugno. Maestro, Violetta immagine delle donne di sempre

13 febbraio 201919:47

“Amo tutto della Traviata. Violetta è l’immagine perfetta della donna di oggi e di sempre. Passando una giornata con lei assaggi tutti i sapori della femminilità”. Sembrano non finire mai i sogni e le sfide per Franco Zeffirelli, che il prossimo giugno celebrerà il primo incontro, da tanto tempo atteso, tra l’amatissimo capolavoro di Verdi e un altro dei suoi più grandi amori, l’Arena di Verona. Un nuovo allestimento pensato già dal 2008, con regia e scenografie dalla complessa gestazione, che il 21 giugno aprirà l’Opera Festival 2019, con repliche fino a settembre.Sotto un sole quasi primaverile, Zeffirelli nella sua splendida casa-museo di Roma non poteva certo mancare alla presentazione di quello che sarà per la sua Traviata, opera a lungo frequentata (8 celebri allestimenti, tra cui quelli storici del ’58, quando l’affrontò per la prima volta a Dallas con Maria Callas, e del ’64 alla Scala con la direzione di von Karajan), un debutto imperdibile e al tempo stesso una preziosa opportunità di lasciare alle future generazioni la summa di tutte le riflessioni, gli studi e le suggestioni legati al titolo verdiano. Con le sue piccole cagnoline Dolly e Blanche sempre intorno (“spendo con loro il tempo più prezioso”, sussurra), il maestro, 96 anni compiuti ieri (“Quanti anni?”, chiede ai presenti che gli fanno gli auguri, e avuta la risposta quasi si stupisce e si fa un applauso), non si è risparmiato, nonostante la grande fatica: troppo importante è il progetto che lo riporta trionfante sul palco immenso dell’Arena, dove è stato protagonista con Carmen e Aida, Turandot e Madama Butterfly, Il Trovatore e Don Giovanni, ma mai con Traviata. Se in questa ‘prima volta’ ancora non si sa chi sarà Violetta, quello che invece è certo è che il pubblico godrà di uno spettacolo colossale. Sarà infatti una Traviata sontuosa, insieme nuova e tradizionale, emblema del lungo pensiero del maestro sul contesto, la storia e i personaggi, che avrà anche qualche autocitazione, come il sipario all’aperto (la cui invenzione risale al ’95 in occasione della Carmen) e la presenza del letto originale usato nella versione cinematografica dell’opera firmata nel 1983.Del resto per Zeffirelli il capolavoro di Verdi è da sempre il terreno su cui misurare la sua geniale creatività, nell’urgenza di regalare al pubblico qualcosa di sublime e di perfetto, che possa pienamente rispettare lo spirito originale dell’opera. Oltre ad aver radunato attorno a sé per questo progetto tutti i suoi più stretti collaboratori (tra cui il vice direttore artistico Stefano Trespidi e Maurizio Millenotti, che curerà i costumi), il regista toscano ha anche ritrovato una affettuosa amicizia, quella con Cecilia Gasdia, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Arena di Verona, oggi visibilmente emozionata di stare ancora accanto al suo maestro. Il 9 dicembre 1984 Zeffirelli affidò infatti proprio a lei il difficile compito di interpretare la ‘sua’ Violetta, e poi la scelse ancora in tante altre occasioni. “Ci siamo tenuti per mano tante volte e ti ho massacrato spesso”, le dice il maestro con affetto tenendola stretta. Lei risponde con commozione: “Questo spettacolo è il coronamento di un sogno che Zeffirelli coltiva da più di 10 anni, ma anche del mio sogno. Ho lavorato tutta la vita con lui come cantante e questa è la mia occasione di restituirgli un dono e rendergli omaggio”, afferma Gasdia. “A lui mi lega una lunga amicizia”, prosegue, “è sempre stato un perfezionista, ogni volta ha insegnato a tutti noi a cercare qualcosa che non sapevamo di avere. Questo allestimento sarà rispettoso dei tempi e dei luoghi di Traviata, perfettamente calato nella realtà drammaturgica”.

Sit in, ‘non chiuda Paradiso signore’Lavoratori e fan lanciano petizione per seconda stagione daily

13 febbraio 201916:46

– “Non chiuda Il paradiso delle signore”: la protesta contro il rischio di uno stop alla serie, in onda dal lunedì al venerdì alle 15.40 su Rai1, ha animato un sit in a Viale Mazzini, sotto la sede della Rai, con lavoratori e fan. Parallelamente è stata lanciata una petizione indirizzata alla direttrice di Rai1, Teresa De Santis, al presidente della Rai, Marcello Foa e alla responsabile di Rai Fiction, Eleonora Andreatta.
Dopo due stagioni andate in onda in prima serata, la fiction – una coproduzione Rai Fiction-Aurora Tv prodotta da Giannandrea Pecorelli – ambientata in un grande magazzino all’inizio degli anni ’60, dal 10 settembre ha traslocato nel day time di Rai1.
Nuovo il cast, con Vanessa Gravina, Roberto Farnesi, Gloria Radulescu, Giorgio Lupano, Neva Leoni, mentre dei vecchi protagonisti sono rimasti solo Alessandro Tersigni e Alice Torriani. Partita intorno al 9% di share, arrivata a toccare anche il 15%, la fiction non è stata ancora rinnovata per la seconda stagione.
Le riprese principali si svolgono negli studi Videa di Roma dove sono stati costruiti per l’occasione due teatri di 1.500 mq ciascuno, mentre su una superficie di oltre 1.000 mq sono stati allestiti l’esterno e l’ingresso del Paradiso.

Surrealismo a Palazzo Blu,visite fino 22Orario prolungato per ultimi giorni esposizione

PISA13 febbraio 201916:47

– Orari prolungati, fino alle 22, per la mostra ‘da Magritte a Duchamp. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou’, a Palazzo Blu a Pisa. E’ quanto è stato deciso per gli ultimi tre giorni di apertura dell’esposizione, in programma fino al 17 febbraio, vista la grande affluenza di visitatori registrata nelle ultime settimane.
La mostra, che ha portato a Pisa i capolavori del Centre Pompidou di Parigi, raccoglie circa 150 opere di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, tra lavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore.
S. Cecilia: Biondi dirige MozartTre sinfonie. Il maestro sarà anche violino solista

13 febbraio 201917:36

– E’ interamente dedicato a Mozart il concerto della stagione sinfonica di Santa Cecilia in programma giovedì 14 febbraio alle 19:30 all’ Auditorium Parco della Musica con il maestro Fabio Biondi sul podio per dirigere l’ orchestra dell’ Accademia Nazionale in tre sinfonie del genio di Salisburgo (repliche venerdì 15 alle 20:30 e sabato 16 alle 18:00). Biondi, nome affermato nel mondo nell’interpretazione della musica barocca, sarà nella doppia veste di direttore di violino solista “dialogando” con Raffaele Mallozzi, prima viola solista dell’ orchestra ceciliana. Il programma comprende la Sinfonia n. 31 K 297 “Parigi” – scritta alla fine di un viaggio durato più di un anno, che aveva portato il ventiduenne Mozart da Mannheim nella capitale francese, alla ricerca di nuove prospettive professionali che potessero migliorare la deludente realtà della corte salisburghese in cui il compositore si sentiva limitato artisticamente e umanamente – la Sinfonia Concertante K 364 e la Sinfonia n.36 k425 “Linz”.

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

A Fuseum Perugia omaggio a Brajo Fuso
Nuovo allestimento celebra poetica riciclo a 120 anni da nascita

PERUGIA13 febbraio 201917:43

– Dagli esordi figurativi degli anni ’40 alle stagioni più note, come quella delle Straticromie, dei Cromoggetti, dei Legni o della fase spaziale. Dalle stravaganti ceramiche alle sculture antropomorfe, fino alle irriverenti opere realizzate con le cicche e i cerini. E poi il Pittocromo, lo spazio in cui riflettere e creare, completamente rinnovato. A partire dal 21 febbraio, con un nuovo allestimento di 117 che si snodano lungo 13 sale, il Fuseum, la casa museo dell’artista perugino Brajo Fuso (1899 – 1980), rende omaggio al suo creatore a 120 anni dalla nascita presentando al pubblico la nuova galleria interna permanente. In questo parco-museo di circa 13.000 metri quadri situato tra i colli di Perugia e creato a partire dagli anni ’60 dall’artista stesso assieme alla moglie Bettina Rampielli, il nuovo allestimento (a cura di Alessandra Migliorati e Andrea Baffoni) testimonia la maestria di Brajo Fuso nel realizzare opere d’arte con materiali di scarto, dando a essi nuova vita. Negli ampi spazi del Fuseum, che prende il nome dalla fusione del cognome dell’artista con il sostantivo museum, si celebra dunque la poetica del riciclo e dell’oggetto ritrovato, su cui Brajo Fuso basò tutta la sua sperimentazione artistica.
Mogol-Battisti per un amore in musicalIn sala da 14/2 ‘Un’avventura’ con Riondino e Chiatti

13 febbraio 201919:54

‘Non è Francesca’ in tango, ‘Dieci ragazze’ versione disco, ‘Balla Linda’ beatlesiana, ‘Acqua azzurra acqua chiara’ liberatoria e sotto la pioggia, ‘Il vento’ struggente, ‘Ladro’ riletta con una danza di ex amori. Sono fra i 10 brani di Mogol/Battisti (più altre sorprese nei dialoghi) sui quali è costruita Un’avventura, la storia d’amore in musical di Marco Danieli, con Laura Chiatti, Michele Riondino, Valeria Bilello e Thomas Trabacchi, in sala dal 14 febbraio, San Valentino, in 360 copie con Lucky Red.”Non posso dire cosa ne avrebbe pensato Lucio, ma se mi devo basare sull’uomo che ho conosciuto – dice Mogol – che è stato consulente artistico del progetto – è sempre stato sempre un artista avanti, che cercava di assimilare il contributo di tutti i più grandi artisti del mondo, passava la vita ad ascoltare. Penso che questo film gli sarebbe piaciuto perché è una storia moderna e attuale”. Al centro della storia, scritta da Isabella Aguilar, ambientata tra gli anni ’70 e ’80, il rapporto appassionato e tormentato, raccontato in 15 anni, fra Matteo (Riondino) meccanico con un grande talento nello scrivere canzoni e Francesca (Chiatti) giovane donna libera, che cambia vita quando inizia a lavorare in un’agenzia pubblicitaria. Innamorati fin da ragazzi, i due protagonisti tra addii, riscoperte, separazioni e rincorse, si confrontano con tradimenti, scelte difficili, pentimenti e nuovi incontri.”Sono rimasto piacevolmente sorpreso, è un film vivo, ci ritrovi la stessa differenza che c’è tra la pastasciutta scotta e quella al dente – aggiunge Mogol -. La prima è immangiabile, la seconda straordinaria, e così sono anche marketing e vita. Qui non c’è marketing ma solo vita. Io d’altronde mi sono sempre ispirato a storie che ho vissuto o visto vivere. E’ un film che colpisce, ci si immedesima. c’è dentro una magia, è il più bel regalo che abbiamo ricevuto”. Per Michele Riondino “nelle canzoni di Mogol e Battisti c’è tutto il materiale necessario per raccontare una storia d’amore pura e reale, che per essere tale deve passare sui cadaveri e i residui di altre storie. Questa è una commedia romantica musicale ma non è una storia sdolcinata, si passa anche per delusioni e tradimenti”. Marco Danieli, qui all’opera seconda dopo La ragazza nel mondo spiega che “con un po’ di incoscienza, ci siano avventurati in questo patrimonio musicale che è parte della cultura italiana. Per affrontarlo ci voleva un certo pudore, ma grazie all’aiuto di Mogol pian piano siamo entrati nelle canzoni”. Fondamentale anche l’apporto di Pivio e Aldo De Scalzi, che hanno curato l’arrangiamento dei brani e firmato le musiche originali e le coreografie di Luca Tommassini, che ha avuto a disposizione 50 danzatori professionisti, compreso uno di 80 anni. A Diodato (che appare anche in un cameo), il compito di realizzare una propria versione di ‘Un’avventura’.Fin dall’inizio il progetto “era incredibilmente attraente – spiega Laura Chiatti -. Ho sempre amato cantare ma non ho mai potuto esternare in maniera concreta questa passione, perché il musical in Italia si fa solo a teatro e io essendo una cacasotto non ho mai pensato di poter fare quello. E’ stato molto bello portare un musical al cinema, pensando a film come La La land o Chicago”. Sarebbe potuta essere “una trappola o una cosa meravigliosa. Io sono soddisfatta, è un progetto portato avanti con molto pudore e poca presunzione”. Anche se per l’attrice il rapporto con il ballo non è stato agevole: “Luca Tommassini non credeva esistesse una donna così scoordinata” scherza. Riondino non avrebbe mai voluto smettere “di fare le prove, visto che stavolta ci siamo cimentati anche in altri sport. La salvezza è stata proprio la recitazione. Cantare Un’avventura a Sanremo, è stato un dramma indescrivibile per me. Ma usare la recitazione per interpretare quelle parole è stato molto più semplice”. Molti capolavori sono rimasti necessariamente fuori dalla colonna sonora, ma “nel caso il film andasse bene – spiegano i produttori – abbiamo già l’idea di un sequel”.

Archeologico Napoli, focus sul ‘corpo’Fino a dicembre, 14 appuntamenti, dalla poesia alla danza

NAPOLI13 febbraio 201918:59

– Dalle statue classiche a Canova, dalla danza di Virgilio Sieni alla poesia di Mariangela Gualtieri, da Pompei a Mapplethorpe: un anno dedicato al ‘corpo’, tema scelto dal Museo Archeologico nazionale di Napoli per la sua sezione ‘Fuoriclassico’ 14 appuntamenti sulla ‘contemporaneità ambigua dell’antico’, tutti ad ingresso gratuito. ”Si tratta della punta di diamante della nostra programmazione culturale – spiega il direttore Paolo Giulierini presentando Fuoriclassico con il curatore Gennaro Carillo – Per il terzo anno nel nostro ciclo di incontri, conversazioni, performance, con scrittori e poeti, studiosi, artisti di altissimo profilo, metteremo a confronto il mondo classico con il contemporaneo, le sensibilità e i problemi del presente. Da questa edizione anche la danza contemporanea entra nel programma, con una creazione site specific di un maestro come Virgilio Sieni”.
Mipel chiude in leggero caloCrescono i visitatori russi e europei, in calo quelli asiatici

13 febbraio 201919:28

– Si è conclusa con un bilancio di presenze positive rispetto all’edizione precedente (+7%) e un leggero calo rispetto a febbraio 2018 (-2,9%) la 115/a edizione di Mipel, rassegna internazionale delle borse e degli accessori chiusa oggi nei padiglioni di Fiera Milano a Rho.
Prendendo a riferimento l’edizione di settembre 2018, è stato registrato un calo delle visite dal sud est asiatico, mentre sono cresciuti i visitatori europei, con performance particolarmente positive da Federazione Russa (+33%), Spagna (+26%), Francia (+23%) e Germania (+21%). Nonostante le incertezze del mercato interno, l’Italia si conferma il top performer, facendo registrare +10% di presenze totali.
“Abbiamo intrapreso un percorso che ha creato le condizioni per agevolare lo sviluppo del business a favore delle nostre aziende e favorire la partecipazione di player internazionali che hanno reso Mipel più contemporaneo”, ha commentato Riccardo Braccialini, presidente di Assopellettieri e di Mipel.
Micam chiude con 43 mila visitatoriCalzature Made in Italy, exploit dei buyer da Usa e Canada

RHO13 febbraio 201919:29

– Nella prima edizione 2019, rispondendo al nuovo record di export in valore fatto segnare dalle calzature Made in Italy nell’anno appena concluso, Micam, il Salone Internazionale della calzatura chiuso oggi alla Fiera di Milano ha fatto registrare oltre 43.000 visitatori, in linea appunto con la scorsa edizione di febbraio 2018. Arte, creatività, giovani, innovazione e sempre più glamour hanno accompagnato la presentazione delle collezioni Autunno/Inverno nei padiglioni della rassegna del settore più importante al mondo. Tra i dati dei buyer esteri spiccano gli exploit del numero di quelli provenienti dagli Stati Unti (+35%) e dal Canada (+38%) che mostrano un’attenzione sempre più alta nei confronti della produzione europea, e in particolare del Made in Italy.
Il Louvre di Abu Dhabi apre il 2019 con gli OlandesiIn mostra anche la prima opera del maestro acquisita dal museo

ABU DHABI13 febbraio 201919:59

ABU DHABI – Louvre Abu Dhabi apre nel segno degli Olandesi la stagione delle grandi mostre del 2019. “Rembrandt, Vermeer & the Dutch Golden Age”, dal 14 febbraio al 18 maggio, è un viaggio tra i capolavori dalla Leiden Collection e del Louvre di Parigi: ben 16 opere di Rembrandt tra le oltre novanta dei grandi maestri del Seicento riunite nella prima esposizione del genere in Medio Oriente. E’ anche l’ occasione del debutto della prima opera di Rembrandt acquisita nel dicembre scorso – un studio della figura di Cristo in preghiera dipinto tra il 1648 e il 1656 – che entrerà nelle collezioni permanenti del museo. L’ altro appuntamento di spicco, dal 25 aprile al 13 luglio, è la rassegna fotografica “Opening the Album of the World Photographs 1842-1896”, realizzata in collaborazione con il Musée du quai Branly. “Queste due mostre illustrano solo parzialmente la versatilità ad ampio spettro delle nostre esposizioni temporanee”, dice Emma Cantwell, direttore facente funzioni Marketing e Comunicazioni del museo emiratino.La splendida struttura di Jean Nouvel sospesa sull’acqua nell’isola di Saadiyatt dopo aver spento all’ inizio dello scorso novembre la candelina dei primi 12 mesi di vita premiati da più di un milione di visitatori, è pronta ad accogliere “il maggior numero di persone di ogni età e contesto”. “Il primo anno di Louvre Abu Dhabi è stato incredibilmente entusiasmante – spiega -. Oltre all’ apertura delle gallerie che offrono uno sguardo diverso sulla storia dell’ arte universale e raccontano storie che evidenziano il dialogo culturale, abbiamo presentato quattro principali mostre internazionali con i partrner dei musei francesi e lanciato Co-Lab, un programma che abbina gli artisti emergenti degli Emirati con quattro storiche produzioni francesi. Abbiamo accolto più di mille gite scolastiche e tanti piccoli visitatori hanno seguito le attività organizzate dal Museo dei Bambini”. Il museo è piaciuto agli oltre 600 mila stranieri che l’ hanno scelto come tappa del tour nella capitale degli Emirati Arabi e agli oltre 400 mila visitatori “locali”.Merito anche dei uno dei piatti forti dell’ inverno, la mostra “Roads of Arabia: Archaelogical Treasures of Saudi Arabia”, che chiude in questi giorni, sulla storia della Penisola Arabica attraverso una selezione eccezionale di reperti di archeologia e cultura. “Lo scorso ottobre – ricorda Cantwell – abbiamo annunciato la presentazione di undici nuove acquisizioni nelle nostre gallerie permanenti, tra le quali una maestosa scultura medioevale dalla Cina, un raro tappeto Mamluk egiziano, una spettacolare armatura di cavallo ottomano della fine del 1400, e quattro arazzi eccezionali delle manifatture reali raffiguranti la Caccia di Massimiliano d’ Asburgo, duca di Brabante”. La “cupola iconica” pensata dall’ architetto francese, che fa da scudo ai raggi solari lasciando filtrare una pioggia di luce dalla trama fitta di acciaio e alluminio, gli spazi eleganti e gli ambienti offrono un colpo d’ occhio davvero suggestivo. “I visitatori stranieri – osserva – possono scoprire le gallerie permanenti innovative che presentano affiancati reperti e oggetti di civiltà, geografie e culture diverse per evidenziare le analogie e intensificare il dialogo culturale”. In questo senso, rappresenta un unicum e un grande segnale di apertura la sala delle religioni nella quale “convivono” i grandi libri sacri del monoteismo, il Corano, la Bibbia, la Torah e la Sutra buddista.”Essere un museo giovane ci permette di essere più sperimentali e agili nel nostro approccio per rivolgerci a generi di pubblico così diversi – conclude Emma Cantwell – . Il nostro approccio curatoriale è un modo originale di intendere il museo universale e la natura delle esibizioni a rotazione nelle gallerie permanenti vuole dire che noi valutiamo costantemente la rilevanza delle storie che raccontiamo. Accogliere i visitatori l’ anno passato ci ha anche fornito l’ opportunità di osservare come le persone di tutte le generazioni amino usare i nostri spazi e consente che non soltanto veniamo incontro ai loro gusti ma riusciamo anche a sorprenderle con esperienze nuove per apprendere e divertirsi”.

Da Kors scintilla lo spirito Studio 54La nuova linea al Cipriani Wall Street

NEW YORK13 febbraio 201919:59

– La New York di Michael Kors e’ un melting pot dello stile, una convergenza di teatro, film, ballo e moda. Lo scintillio del leggendario Studio 54 ricreato con la performance live, nel gran finale, di Barry Manilow che canta “Copacabana” con Bella Hadid e Fran Summers. Per celebrare i 35 anni di impegno nel mondo della moda, Michael Kors e’ tornato al suo primo anno a New York: il magico 1977. “Tutto avveniva in pochi isolati di Manhattan, tra lo Ziegfield Theatre, Carnegie Hall, la Roseland Ballroom e i ballerini ‘off duty’. Bill Cunningham fotografava la moda di strada. Quell’anno apri’ anche Studio 54”, il leggendario locale degli impresari Ian Schrager e Steve Rubell a cui e’ ispirata la nuova linea autunno 2019 presentata nel maestoso teatro di Cipriani Wall Street davanti a 700 persone, tra cui Kate Hudson, l’influencer Olivia Palermo e la famiglia Douglas al completo: Michael, Catherine Zeta Jones e la figlia Carys.
Coach, road trip in CaliforniaDesigner Stuart Vevers collabora con Kaffe Fassett per colori

NEW YORK13 febbraio 201920:11

– Coach si lascia alle spalle la praterie del Midwest e per la sua collezione uomo-donna Fall 2019 approda in California, in particolare lungo la panoramica Highway 1, l’autostrada che percorre da nord a sud tutta la costa del Golden Gate State. Nel mastodontico edificio dell’ex sede della Borsa American a Lower Manhattan, accompagnato da una scenografia composta da due sculture cinetiche in ottone quasi somiglianti ad una macchina del tempo, il direttore creativo Stuart Vevers ha presentato una collezione fatta anche di contasti, con il familiare che diventa non-familiare, il vivido e il misterioso, lo scomposto e l’assemblato, i colori e tinte scure. In particolare per i colori si è affidato all’arte di Kaffe Fassett, un artista americano conosciuto per il suo design colorato applicato alle arti decorative.
Banco Mutuo Soccorso, 26/4 nuovo albumDal titolo “Transiberiana”, primo disco dopo 25 anni

13 febbraio 201920:29

– Il Banco del Mutuo Soccorso annuncia l’uscita del nuovo album, dal titolo “Transiberiana” – il primo dopo 25 anni – per l’etichetta tedesca Inside Out Music/Sony Music Group: sarà pubblicato il 26 aprile.
“Per troppi anni, la band si è dedicata solo alle esibizioni dal vivo, era ora che tornassimo a comporre, suonare e produrre nuovo materiale! – ha detto il leader del gruppo Vittorio Nocenzi -. Scegliendo il concetto di “Transiberiana” per questo nuovo lavoro, vorrei sottolineare due aspetti principali: in primo luogo la nuova formazione del Banco; in secondo luogo, la presenza dei miei due figli nel progetto, Michelangelo ha collaborato alla stesura dell’album e Mario Valerio si è occupato della strategia di marketing e comunicazione ad esso correlata. Questi due elementi sono stati i migliori doni che potessi mai avere!”.
L’ultimo album del Banco del Mutuo Soccorso “13” risale al 1994.
Copyright: trovato accordo Ue su riformaRemunerazione più equa a editori, artisti, autori e giornalisti

BRUXELLES13 febbraio 201920:47

– Dopo una lunghissima maratona negoziale cominciata lunedì a Strasburgo, Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno trovato un accordo sulla riforma del copyright. Questa garantisce maggiori diritti e una remunerazione più equa a editori, artisti, autori e giornalisti nei confronti delle grandi piattaforme online come Google, Facebook o Youtube.

Divide Elisa y Marcela, storia lesbo in bianco e neroProdotto da Netflix, ambientato nella Galizia primi ‘900

14 febbraio 201909:22

– ‘Elisa y Marcela’ di Isabelle Coixet è il penultimo film in concorso di questa 69/ma edizione della Berlinale, che non ha brillato certo per qualità, e l’ultimo comunque dei sette diretti da registe donne (sui sedici complessivi dopo il forfait ‘sospetto’ di ‘One second’ di Zhang Yimou per molti oggetto di censurato). Questi i soli numeri. A cui va aggiunto il fatto che il film non solo è targato Netflix, ma anche girato in un perfetto bianco e nero (proprio come ‘Roma’ di Cuaron). Infine, ha un tema fortissimo: quello di un proto-matrimonio lesbo nella Galizia di inizi Novecento. Ora questa miscela esplosiva di cose ha raccolto stamani alla prima stampa giudizi contraddittori, ovvero qualche applauso a fine proiezione, ma anche tanti ironici risolini durante il film. Il fatto è che il compiacimento estetico fin dentro il melò della regista nelle scene d’amore, e non solo, ha infastidito molti, ma invece altri hanno probabilmente apprezzato la straordinaria e sconosciuta storia, vera tra l’altro al cento per cento, delle due eroiche e modernissime protagoniste. Quando le giovanissime e belle Marcela (Natalia de Molina) ed Elisa (Greta Fernández) si incontrano al liceo si può dire che già si amano. Quando la loro relazione diventa poi qualcosa di serio nascono i veri problemi. Marcela è così presa da questo sentimento che crea il sospetto, nei pur semplici genitori, che alla fine la mandano in collegio, lontana da Elisa. Anni dopo, le due donne si incontrano in una scuola, dove sono entrambe insegnanti, e decidono di vivere insieme. Quando dopo varie peripezie e spostamenti, le due donne capiscono di suscitare ovunque una pericolosa curiosità, Elisa prende una importante decisione, quella di fingersi uomo e sposare Marcela. La loro foto di matrimonio (quella con i veri protagonisti Elisa Sánchez Loriga e Marcela Gracia Ibeas), ritrae così queste due giovani donne, una in abito nero con i capelli in alto, l’altra con un taglio di capelli corto e un abito maschile. Per loro arriva poi la galera, un inatteso parto e tante altre avventure, ma mai una caduta nella passione. “Perché questa storia e non un’altra? Perché in qualche modo è lei che mi ha trovato – dice la Coixet -. Tutto è iniziato con una foto b/n dei veri protagonisti, queste due straordinarie donne piene di coraggio. E da questa immagine molto forte anche la scelta di girare proprio in bianco e nero quasi per rispettate quel clima”. Comunque la cineasta 58enne de ‘La casa dei libri’, difende la sua scelta Netflix al di la delle prevedibili proteste degli esercenti: “Posso capire le loro ragioni – dice – e so bene che un film come questo va visto in sala, ma la vera cultura alla fine deve rispettare prima di tutto l’autore. Erano dieci anni che volevo fate questo film e non ci riuscivo. Netflix me lo ha permesso anche quando gli ho detto che volevo farlo in bianco e nero”. A dargli man forte le due protagoniste. Dice Greta Fernandez: “Grazie a Netflix Elisa y Marcela sarà visto ovunque nel mondo e così tante persone conosceranno questa storia di cui io stessa non sapevo nulla”, mentre per Natalia de Molina, “un film così può essere utile, ci sono ancora molti paesi dove l’omosessualità è illegale”.

San Valentino al cinema con Un valzer tra gli scaffaliIn un ipermercato amore tra lo scaffalista e l’addetta ai dolci

14 febbraio 201909:24

– San Valentino al cinema con il romantico Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber che arriva in sala in Italia dal 14 febbraio con Satine film. Il film, tratto da un racconto di Clemens Meyer e interpretato da Franz Rogowski (Premio Lola Miglior Attore del Cinema Tedesco) e Sandra Hüller (l’intensa protagonista di Toni Erdmann), è stato presentato con successo al Festival di Berlino 2018. Un valzer tra gli scaffali è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.
“Nelle geometrie ossessive di un ipermercato, il regista – è scritto nella motivazione – disegna le vite monotone e malinconiche dei lavoratori, distanti dalla palpitazione di una Germania, un tempo sovietica, disillusa dopo le speranze della riunificazione. Con uno stile rigoroso ed essenziale, tra birre, surgelati e dolciumi, i corpi fluttuano in uno spazio soffocante, dove il tormento esistenziale cerca il riscatto nella commozione per un semplice, affettuoso gesto”.
Le luci di un grande supermercato alla periferia di una cittadina della Germania Est si accendono e, sulle note di Sul Bel Danubio Blu, i carrelli per la movimentazioni delle merci volteggiano come abili danzatori in un valzer tra i corridoi.
Un’immagine onirica ed evocativa che sembra contrastare con la monotona quotidianità di questo luogo, popolato di gente, lavoratori o clienti, unicamente impegnata a riempire o a svuotare interi bancali di merci. Eppure, in questo microcosmo di vite scandite da una banale e impassibile regolarità, si cela una profonda umanità: storie di solitudini e malinconie, ma anche di emozioni e di complicità, animano la vita tra i corridoi creando l’illusione, tra i lavoratori, di essere parte di un’unica, grande famiglia.
Il nuovo arrivato Christian, timido e riservato scaffalista notturno, non resta insensibile a questa atmosfera e presto finisce per considerare il supermercato come fosse la sua vera casa. Ma, soprattutto, Christian non resta insensibile a lei, la Marion ai dolciumi, che lo ha folgorato al primo sguardo e che, tra un incontro e l’altro alla macchinetta del caffè, cerca teneramente di conquistare.
l’Amore non Amore di Franco MarcoaldiIn cento poesie, per la maggior parte inedite

14 febbraio 201909:27

– FRANCO MARCOALDI, AMORE NON AMORE (LA NAVE DI TESEO, PP 120, EURO 12,00). L’amore che ci incanta e ci sorprende, che ci avvolge e ci consuma. Che ci addolcisce e ci fa perdere la testa. A questa luminosa e oscura divinità, inafferrabile e capricciosa, che tutti vorremmo fosse con noi fino all’ultima ora, Franco Marcoaldi ha dedicato cento poesie, per la maggior parte inedite, raccolte nel volume ‘Amore non Amore’, che arrivano in libreria per La nave di Teseo nel giorno di San Valentino. “Se avessi te./Se avessi. Se” dice Marcoaldi nel libro che in copertina ha la famosa immagine dei due innamorati che si baciano su una panchina di Gianni Berengo Gardin. E il poeta, che ha portato più volte la poesia in teatro, non poteva che festeggiare questo libro – in cui riprende il filo di un suo fortunato canzoniere di vent’anni fa – portando in scena alcuni brani con Peppe Servillo, in un continuo rimando tra parole e musica.
“Come farò a stare senza baci?/Senza poterti dire di continuo/che mi piaci?” si chiede nei primi versi della poesia XXVII. E ancora: “L’Amore è come la Bellezza:/sonnecchiano entrambi tra mille/impedimenti, per ridestarsi poi/nei più improbabili momenti”.
Erotico, febbrile, tenero l’Amore che canta Marcoaldi mostra le sue mille facce e direzioni, ma soprattutto convive sempre con il suo contrario. “Amore non Amore:/medesimo il motore/che ti sospinge a largo/ e ti riporta a riva” ci dice nei versi che chiudono il libro.
Un grande posto, nelle ‘Cento poesie’ hanno gli animali e gli amori più o meno convenzionali, oltre al dialogo con i morti. “E se l’abbraccio animale/fosse il segno d’Amore/più innocente e più bello?” chiede l’autore. Poi dice: “Vorrei amarti come un gatto,/che solo se gli va/si struscia sul tuo corpo/con sensuale voluttà./Vorrei amarti come un cane,/che risponde al tuo richiamo/in totale fedeltà”.
Autore di numerosi libri di poesia da ‘A mosca cieca’ fino a ‘Tutto qui’ del 2017, Marcoaldi che è saggista oltre che poeta, nel farci compiere questo viaggio nell’ambivalenza della passione amorosa ci mostra, ancora una volta, come la sua idea sia quella di una letteratura “vissuta come costante spinta alla metamorfosi e alla trasfigurazione”. Ma la forza di questi versi è soprattutto nel loro richiamare le cose semplici, genuine, della nostra vita che spesso vanno perdute o di cui ci dimentichiamo. “Tu sei inquieta e ti capisco./A me invece basta poco:/me ne sto abbracciato al cane,/mentre in forno monta il pane”. Non manca la spinta al movimento con però dei saldi punti di riferimento: “Libera muoviti nel mondo,/ma in cuore custodisci/il nostro guscio. Resterò a casa/io, pronto ad accoglierti sull’uscio”. Nulla invece di consolatorio in ‘Cento poesie’, piuttosto un’ironia che a volte sconfina nel sarcasmo.         [print-me title=”STAMPA”]

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

La straniera, geografia di sentimenti
Durastanti tra memoir e romanzo, letteratura è un’onesta bugia

11 febbraio 201911:22

– CLAUDIA DURASTANTI, LA STRANIERA (La nave di Teseo, pp.288, 18 Euro). “Per me la letteratura non è mai stata una catarsi. E’ nata come una bugia, come astrazione dalla realtà. E’ un processo ambiguo, ma la voce che emerge è onesta”. Claudia Durastanti torna dal 14 febbraio in libreria con “La straniera” (La nave di Teseo), la sua nuova avventura letteraria a cavallo tra memoir e romanzo. Dopo l’esordio nel 2010 con “Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra” (Premio Mondello Giovani), seguito dalle conferme “A Chloe, per le ragioni sbagliate” (2013) e “Cleopatra va in prigione” (2016), la scrittrice affronta ora la storia della propria famiglia e ne fa splendida materia letteraria: trovando la giusta chiave per passare dal privato al collettivo, sempre misurata tra emozioni e distacco, Durastanti affronta i propri demoni pur provando ad allargare lo sguardo sul mondo e sul tema dell’identità. Ne “La straniera” l’autrice delinea una geografia di luoghi e sentimenti attraverso il contesto familiare ma in ogni pagina, prima più in ombra poi in modo più manifesto, appare se stessa, con le contraddizioni e i tormenti di chi è abituato da sempre a spostarsi, fisicamente ed emotivamente. Nata nel 1986 a Brooklyn da genitori sordi, Durastanti da piccola emigra da New York in un piccolo centro della Basilicata. L’America resterà parte della sua casa, e vi tornerà periodicamente, ma poi lascerà anche l’Italia per approdare a Londra, dove ora vive. Nello spostamento tra questi luoghi e nel percorso verso l’età adulta, l’autrice mette a fuoco personaggi indimenticabili, in primis i genitori e il fratello, svelando molto di se stessa. Parlare di sé è un rischio per ogni scrittore, ma lei sceglie di correrlo: “Nei miei libri precedenti mi sono messa alla prova con la fiction, ma sapevo che avrei raccontato questa storia prima o poi. Ho solo aspettato che maturasse la forma. Mi sono chiesta come si racconta una vita”, dice Durastanti in un’intervista, “in ogni racconto su di sé è tutto un gioco di reticenze. Mi interessava capire quando l’io si discioglie nel noi”. “In questa storia si passa dal passato al presente con qualche incursione nel futuro. Di fronte avevo due metafore: la mappa e la costellazione. Quando ci si affida alla memorie, una parte del ricordo è sedimentata e assume la forma di una montagna”, prosegue, “il presente invece è come un torrente in piena, ed è difficile scrivere quando si è in mezzo all’acqua. Poi c’è la costellazione: ci sono cose vere o false, luminose e nebulose, tutto cambia in base a dove ci si posiziona”. Pur essendo giovane, Durastanti ha già conquistato un suo equilibrio nella relazione con la scrittura: “Per me la letteratura non è una catarsi. E’ nata come una bugia, come astrazione dalla realtà.
Ho voluto sempre mentire e ho spesso pensato che sarei stata una grande dissimulatrice. E’ un processo ambiguo, ma la voce che emerge è onesta”, racconta, “da piccola soffrivo il disadattamento: ero la ragazza nuova a scuola e non volevo andarci. Mi rifugiavo nei libri, che sono stati per me una forza di emancipazione rispetto a quello che avrebbe dovuto essere il copione della mia vita. Ma la scrittura non è stato solo questo perché altrimenti non sarebbe durata”. E aggiunge: “Non credo che la letteratura migliori le persone, ma ci fa immaginare vite diverse dalla nostra. Nella mia scrittura c’è sempre un sentimento che domina, la malinconia, e non solo in questo libro. I miei personaggi, e anche me stessa, io li vedo per quello che avrebbero potuto essere, per le strade che non hanno preso”. “La straniera” colpisce anche dal punto di vista del linguaggio, con la musicalità e l’accuratezza che si uniscono allo stile spontaneo. “Il bilinguismo si avvertiva nei miei primi libri, in cui avevo una lingua più cerebrale. Poi con Cleopatra la lingua è diventata più disadorna e minimale. Questa è una terza fase, quella del ragionato istinto, come dice la mia editor. Ho scelto un linguaggio più coinvolgente, in cui ci sono il tragico e la gioia, ma alla giusta distanza”, spiega. In questo flusso emotivo, l’autrice prova a comprendere la realtà di oggi, a fare i conti con alcuni temi cruciali: gli squilibri economici e i diritti sociali, la disabilità e le migrazioni di ieri e di oggi. Proprio su queste ultime due questioni si sofferma maggiormente, partendo dai genitori, disabili e migranti insieme, e da se stessa, fin da piccola in viaggio tra culture e società diverse, e ancora oggi ‘straniera’ in ogni parte del mondo: “C’è un parallelismo tra migranti e disabili.
Ci si riduce alla letteralità, non viene mai raccontata la complessità delle loro storie: sono solo migranti e disabili. A questa letteralità i miei genitori si sono sempre ribellati. La stessa cosa l’ho provata sulla mia pelle. Qui a Londra prima di Brexit nessuno si sarebbe definito immigrato. E’ stata una presa di coscienza positiva: abbiamo capito quanto è labile il privilegio di non definirsi migrante”.
Liam Neeson giustiziere pieno di ironiaUn uomo tranquillo, thriller tra Coen e Tarantino

11 febbraio 201911:25

– Nonostante la trama, ‘Un uomo tranquillo’, diretto dal norvegese Hans Petter Moland e con protagonista Liam Neeson, non è l’ennesimo ‘giustiziere della notte’, ovvero l’uomo qualunque che, per vendetta, pratica ad un certo punto la giustizia fai da te.
In sala con la Eagle Pictures dal 21 febbraio, il film è infatti solo all’inizio un action thriller classico per diventare poi, in un crescendo di parodistica violenza, pieno di citazioni e diviso tra l’ironia colta dei fratelli Coen e lo spirito di Quentin Tarantino. Insomma ci si diverte anche nel veder elencare sullo schermo, con tanto di croce e fondo nero, il morto di turno appena uscito di scena.
Liam Neeson nel film è Nels Coxman, un uomo che lavora come spazzaneve nella località sciistica di Kehoe in Colorado. Una persona semplice, appena nominata cittadino dell’anno, e sposato felicemente con Grace (Laura Dern). Improvvisamente la sua vita viene sconvolta quando il figlio adolescente viene ucciso da un potente boss della droga locale soprannominato il Vichingo (Tom Bateman). Coxman da quel momento in poi non sarà più lo stesso. Alimentato da uno smodato bisogno di vendetta, l’uomo, fucile a canne mozze sotto la giacca, inizia la scalata al boss passando attraverso tanti dei suoi uomini uccisi uno per uno. Nel frattempo è guerra anche tra il nevrotico e vegano vichingo e il suo diretto concorrente nel mercato della droga, ovvero Toro Bianco (White Bull). Tra le curiosità di questo film il fatto che è il remake ‘ricco’ di ‘In ordine di sparizione’, film del 2013 dello stesso regista norvegese, che aveva come protagonista Stellan Skarsgrd. E ancora tra le curiosità il fatto che Liam Neeson è piombato al centro di una bufera mediatica dopo aver dichiarato all’Independent che in passato, in preda alla rabbia a causa di una violenza subita da una sua cara amica, aveva pensato di vendicarsi uccidendo un uomo di colore. Le parole dell’attore nord-irlandese non sono affatto piaciute e anzi considerate offensive e razziste, tanto che martedì sera, il giorno dopo la sua intervista, a New York è stato annullato il red carpet che doveva precedere la première del film di Moland.
Grammy in rosa, vincono le donneA Kacey Musgraves il grammofono d’or. Tre premi Lady Gaga

12 febbraio 201909:31

Quest’anno ai Grammy hanno vinto le donne. E’ stata la cantante country Kacey Musgraves a portare a casa il grammofono d’oro con il maggior peso specifico: album dell’anno con Golden Hour. Artisti più affermati hanno vinto meno.Lady Gaga ha fatto suoi tre grammofonini: migliore duo pop, con Bradley Cooper per Shallow, che prima della diretta aveva vinto anche il premio per la migliore canzone scritta per i visual media, e best pop solo performance, con “Joanne Where Do You Think You’re Goin’?.I grammofonini per la canzone e il record dell’anno sono andati a Childish Gambino che canta ‘This is America’.Ariana Grande, in forte polemica con la produzione, ha anche lei disertato la serata pur vincendo, prima della diretta, il premio Best Pop Vocal Album, con Sweetener.Delle diciassette performance nel corso della serata solo quattro erano di artisti uomini: Post Malone con i Red Hot Chili Peppers, Dan e Shay, Shawn Mendes e Smokey Robinson.
L’ultimo Eastwood subito al top Parte bene 10 giorni senza mamma di Genovesi

11 febbraio 201912:42

Entra subito al vertice della classifica Cinetel del week end ‘Il Corriere-The Mule’ di e con Clint Eastwood, ispirato alla vera quanto incredibile storia di Earl Stone. Il nuovo racconto sull’America di ieri e di oggi che l’anziano Clint regala ai suoi spettatori incassa 2.205.680 euro. Nuovo ingresso anche al secondo posto dove si piazza ’10 giorni senza mamma’, la tragicommedia di Alessandro Genovesi con Fabio De Luigi sulle peripezie di un maldestro aspirante padre, che ottiene 2.133.793 euro. Slitta dal primo al terzo posto ‘Dragon trainer: Il mondo nascosto’, la trilogia fantasy di Dean DeBlois con il guerriero vichingo Hiccup e il drago sdentato con 5.522.346 euro in due settimane. Scendono dal secondo al quarto ‘Green Book’ di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen che incassa 3.632.571 euro in due settimane e dal terzo posto al quinto ‘Creed II’ di Steven Caple Jr. con Sylvester Stallone, che registra 6.896.230 euro, in tre settimane.
A Micam Plug-Mi dedicato alle sneakersSecondo stime, settore varrà 115 miliardi di dollari nel 2023

RHO11 febbraio 201913:06

– A Micam nasce PLUG-Mi.
The Sneakers Culture Experience, nuovo format dedicato al mondo delle sneakers e rivolto soprattutto ai millennials.
Il progetto è organizzato da Campus Fandango Club, in collaborazione con Micam e Fiera Milano, e debutterà all’interno del Salone internazionale della calzatura a settembre 2019.
Il nuovo appuntamento, che sarà completamente aperto al pubblico, è stato presentato all’interno di Micam in scena a Fiera Milano (Rho) fino al 13 febbraio – e si ispira alle più note sneakers convention di oltreoceano, come Complexcon di Los Angeles o KixFair di Atlanta. Nel 2017 in Italia sono state acquistate 26,9 milioni di paia di sneakers, per 1.245,4 milioni di euro al dettaglio secondo i dati del Centro Studi Confindustria Moda. Npd-Group, società di analisi di mercato stima che il mercato globale delle sneakers possa raggiungere un valore di 115,6 miliardi di dollari nel 2023.
Plug-Mi combinerà esposizione di prodotto, giochi, esperienze ed eventi musicali.
La Porta Rossa2, Cagliostro e i fantasmi del suo passato / VIDEOsu Rai2 dal 13/2 il noir con Guanciale e Pession

11 febbraio 201919:19

Dopo il successo della prima stagione de La Porta Rossa,  il commissario Cagliostro, cui presta il volto Lino Guanciale, ritorna dal 13 febbraio su Rai2 con una nuova indagine ricca di colpi di scena. Una serie girata in una Trieste notturna e piovosa: “Verranno fuori l’anima nera della città, i suoi misteri”.
Carlo Lucarelli, che ha ideato la serie insieme a Giampiero Rigosi, ha parlato di una terza stagione, è confermata? Guanciale risponde che è prematuro parlarne: “Il datore di lavoro – fa notare – è il pubblico. Le aspettative ci sono. Io valuto sempre con grande attenzione, dopo aver fatto le prime due. In questo caso, di materiale, ce n’è tanto. La linea è quella: se la terza serie vale davvero la pena, allora va bene. Ma è anche vero che non

si può andare avanti all’infinito. Quindi l’attore abruzzese che interpreta il defunto commissario nei film tv che fondono insieme elementi soprannaturali e polizieschi precisa: “diciamo che alcune porte si chiuderanno ma resteranno tanti misteri da esplorare”. Una Cooproduzione Rai Fiction, Vela Film in associazione con Garbo produzioni.
Cagliostro – rimasto nel mondo dei vivi dopo la sua morte – ha scoperto l’identità del suo assassino ed è riuscito a mettere in salvo sua moglie Anna (Gabriella Pession che nella fiction di professione è un magistrato). Ma quando per Cagliostro giunge il momento di attraversare la porta rossa e lasciare per sempre la vita terrena, accade qualcosa di inaspettato: Jonas (Andrea Bosca), il mentore incontrato nella dimensione spirituale, si risveglia dal coma. Ma chi è davvero quest’uomo? Perché è ritratto in una foto insieme a Rambelli, capo del commissario e responsabile della sua morte? Ne La Porta Rossa2 Cagliostro è dunque ancora tra i vivi. È accanto ad Anna mentre dà alla luce sua figlia. La nascita della bambina lo porta a farsi domande che da vivo ha sempre evitato: qual è la sua storia? Chi sono i suoi genitori? Perché lo hanno abbandonato? Al suo fianco nelle ricerche c’è di nuovo Vanessa (Valentina Romani), la sola – insieme a sua madre Eleonora (Cecilia Dazi)- che riesce a vederlo. Ma ben presto la ragazza si ritrova invischiata in una indagine della polizia che coinvolge il suo fidanzato Filippo e molti personaggi della Trieste “bene”.  Gabriella Pession del suo personaggio dice:” Ho voluto portare sul piccolo schermo le vicende di una donna autentica, edulcorata che potesse attraversare la vicenda del lutto in maniera vibrante e silenziosa. In questa stagione Anna darà alla luce la piccola Vanessa perchè abbiamo voluto raccontare il rapporto di una mamma con il suo bimbo appena nato. Abbiamo creato un cast che somiglia ad un vero e proprio team e probabilmente è questa la chiave della riuscita della serie”.
Guanciale aggiunge: “Credo che sia facile riconoscersi nel protagonista. Un movente fondamentale è rappresentato dalla curiosità del detective, la curiosità di sapere qualcosa di più anche di se stesso oltre che del giallo che avvolge tutta la storia”. In merito all’assenza di una parte religiosa nella serie, l’attore rivela: “Io non sono credente, quindi, non ho avvertito questa mancanza. In realtà, però, c’è un fronte religioso rappresentato dal personaggio di Don Giulio. In questa serie, non c’è un punto di vista privilegiato sulla morte e sarebbe stato sciocco metterne uno in evidenza”. Lucarelli e Rigosi dicono: “Ne La Porta Rossa la morte non è raccontata come un momento di chiusura, ma come un’occasione di riflessione e di cambiamento. La fine non esiste, dice Cagliostro nella frase che conclude la prima stagione, ed è esattamente così: fino a che c’è una domanda in sospeso, un desiderio, un mistero, c’è una storia da raccontare.
Cagliostro non oltrepassa la Porta Rossa, e si trova come noi vivi a dover gestire il tempo e le sue insidie. Il Commissario stavolta è rimasto per capire qualcosa di strano sul suo passato, ma vuole anche proteggere sua figlia, che rappresenta il suo futuro nel mondo”.
Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta sottolinea: “La trama dimostra come la vita di questo fantasma sia gravida di un destino ricco e imperscrutabile, uno dei personaggi più affascinanti della nostra serialità. Quello che Cagliostro può vedere e gli altri no sono gli uomini nella loro solitudine, nel loro lato più nascosto e talvolta inconfessabile, nelle loro debolezze”. Nel cast anche Antonio Gerardi, Fortunato Cerlino, Elena Radonicich, Ettore Bassi, Gaetano Bruno, Antonia Liskova, Carmine Recano, Alessia Barela, Raffaella Rea e con la partecipazione di Roberto Citran, Tommaso Ragno, Fausto Maria Sciarappa.

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Snarky Puppy in tour in Italia
Cinque tappe da nord a sud. Si parte l’11 luglio da Grado

TRIESTE11 febbraio 201915:30

– Arriverà in Italia a luglio la band americana Snarky Puppy. Cinque le tappe in calendario, da nord a sud, per presentare il nuovo album Immigrance: si parte da Grado (Gorizia) l’11 luglio, in occasione dell’Udin&Jazz. Il tour proseguirà all’Anfiteatro romano di Avella (Avellino) per il Pomigliano Jazz il 12 luglio; all’Arena Derthona di Tortona (Alessandria) il 14; al Dromos Festival di Fordongianus (Oristano) il 18; a Perugia per Umbria Jazz il 19. La diversità e l’appartenenza a luoghi e culture differenti sono le parole chiave a cui si ispira Immigrance, in uscita il 15 marzo per GroundUP Music. “L’idea è che tutto è fluido, che tutto è sempre in movimento e che siamo tutti in uno stato costante di immigrazione”, spiega il produttore, bassista e fondatore del gruppo, Michael League.
Gli Snarky Puppy si muovono tra jazz, funk e R&b, musica scritta e improvvisazione. La band, con circa 25 membri in rotazione, ha guadagnato il suo primo Grammy Award nel 2014 per la Best R&B Performance.
Forsythe a Valli di Reggio EmiliaIl 13 febbraio con lo spettacolo ‘A quiet evening of dance’

REGGIO EMILIA11 febbraio 201915:30

– William Forsythe, tra i coreografi più importanti e acclamati, il 13 febbraio torna al Teatro Valli di Reggio Emilia, città con la quale vanta un lungo sodalizio, con il suo ultimo lavoro, “A quiet evening of dance”.
Nello spettacolo, che accosta in maniera inusuale titoli dal repertorio e nuove creazioni della compagnia, Forsythe ha immaginato qualcosa di simile a un concerto di musica da camera, ideato per essere ascoltato. Le creazioni spaziano dalla concentrazione analitica minimale al contrappunto di ispirazione barocca, alternando momenti di grande intensità espressiva ad altri di pura gioia. Sul palcoscenico, sette danzatori trascinano lo spettatore nel cuore della danza e nella fantasia del creatore dell’opera, che reinventa il vocabolario coreutico, stravolge l’approccio alle performance e stimola la reazione del pubblico. “A quiet evening of dance” è costruito su musiche di Morton Feldman e Jean-Philippe Rameau e coinvolge per la produzione nove istituzioni teatrali tra Europa e Usa.
Info: http://www.iteatri.re.it.

A Casadei ‘Premio Romagnolo dell’anno’Riconoscimento consegnato il 24/2 alla fiera ‘Sono Romagnolo’

11 febbraio 201915:31

– Raoul Casadei, il ‘Re del Liscio’, si aggiudica il ‘Premio Romagnolo dell’Anno’ che gli verrà consegnato domenica 24, nel corso della kermesse ‘Sono Romagnolo’, in programma alla Fiera di Cesena dal 22 al 24 febbraio per celebrare i saperi, i sapori e le tradizioni di Romagna. A premiare Casadei, l’attore Ivano Marescotti, uno dei vincitori delle passate edizioni del premio assegnato anche ai comici Giuseppe Giacobazzi e Paolo Cevoli.
Proprio con Marescotti l’artista, nato a Gatteo 81 anni fa, ha partecipato al film di prossima uscita ‘Tutto Liscio’ in cui Marescotti recita il ruolo del padre del protagonista e Casadei interpreta se stesso in un cameo.
Il musicista, alla guida dell”Orchestra Casadei’ dagli anni ’60 quando la ereditò dalla zio e fondatore Secondo Casadei, ha passato il testimone, nel 2000, al figlio Mirko. Fra le canzoni più note firmate da Casadei, ‘Ciao Mare’, ‘Romagna e Sangiovese’, ‘Simpatia’, la ‘Musica Solare’ e ‘Romagna Capitale’.
Brizzi, riparto con una commedia disneyanaRegista torna in sala con ‘commedia disneyana’ Modalità aereo

11 febbraio 201920:51

-.  Un film su come il cellulare, “quella scatoletta che abbiamo tutti in tasca, possa rovinarci la vita” ma nel quale c’è anche, come sempre nel suo cinema, qualche eco autobiografica: “Non a caso è un film sull’amicizia, sull’importanza di un gruppo di amici che ti raccoglie in momento di difficoltà”. Così, pochi giorni dopo l’archiviazione delle accuse contro di lui di violenza sessuale, Fausto Brizzi sintetizza il suo ritorno in sala da regista, con una “commedia disneyana, tra Una poltrona per due e Canto di Natale”. E’ Modalità aereo, prodotta da Luca Barbareschi (Eliseo Cinema con Rai Cinema) in uscita il 21 febbraio in 400 copie con 01. Nel cast Paolo Ruffini (che ha avuto l’idea per la storia ed è cosoggettista e cosceneggiatore), Lillo, Violante Placido, Dino Abbrescia e Caterina Guzzanti. Questa, Brizzi, non la considera una rivincita ma “una ripartenza”, anche se più virtuale che reale, spiega, “perché quest’anno ho scritto comunque 4 film (compreso il successo di Natale di Boldi-De Sica, Amici come prima). Ero in ‘modalità aereo’. Ho pensato a lavorare e a rimettere la vita in una normalità, ed è già tanto”. Qualche accenno di autobiografia emerge anche da battute nella storia come “oggi non importa se una notizia è vera o falsa, la notizia va data”. Per Brizzi “spesso oggi è così anche se dipende dai singoli giornalisti. Sono molto pericolosi i media in questo momento, un tweet può rovinarti”. Protagonista di Modalità aereo è un ricco imprenditore molto ‘social’ e arrogante, Diego Gardini (Ruffini) che in 24 ore, a Natale, si ritrova la vita quasi distrutta per essersi dimenticato il suo cellulare (segreti inclusi) nei bagni dell’aeroporto di Roma, prima di un viaggio in Australia. Lo smartphone finisce nelle mani di Ivano (Lillo) e Sabino (Abbrescia), due addetti alle pulizie maltrattati dall’imprenditore, che decidono di vendicarsi dandosi, a spese sue, alla pazza gioia e rovinandogli la reputazione a colpi di tweet oltraggiosi. Ma i ‘nemici’ troveranno modo di diventare amici e complici… “Quest’anno ho anche perso degli amici – dice il regista – ma probabilmente non lo erano in partenza. Quelli che ho adesso hanno passato un ‘test drive'”. E’ un anno “in cui il cerchio della fiducia è sceso in campo. Ne fanno parte alcuni degli attori che sono in questo film. E devo ringraziare persone come Luca (Barbareschi, che ha anche messo Brizzi a capo della sezione Eliseo Cinema, ndr) che ha scommesso sulla mia capacità di riuscire lo stesso a fare un film di buonumore”. Gli accenni allo scandalo e alle sue conseguenze, in conferenza stampa restano tra domande e risposte cauti e velati, ma Brizzi ci tiene per esempio a chiarire, che allo scoppiare della vicenda il suo nome “non è mai stato tolto dai titoli di Poveri ma ricchissimi. Semplicemente io non ero andato in conferenza stampa per motivi di opportunità”. Allo stesso modo il suo addio alla società di produzione che ha cofondato, la Wildside, non è stato imposto ma, spiega, “è stato un mio modo per proteggere degli amici”. Modalità Aereo, sottolinea, “nasce dal desiderio che avevo da molto, di girare un film ambientato a Natale ma non con uno spirito di vacanza. Ho guardato molto a John Landis e a una Poltrona per due, ma anche a Canto di Natale, con protagonista uno Scrooge moderno, interpretato da Ruffini, che capisce come la sua esistenza non sia serena come pensava”. Nella vita, aggiunge, “tutte le cose belle ci capitano quando siamo in modalità ‘aereo’. E c’è un invito nel finale alle famiglie italiane, a staccare i telefoni almeno prima di sedersi a tavola”. Il ciclone Brizzi ora non si ferma: “Tra un mese tornerò sul set per girare Se mi vuoi bene, una commedia con Claudio Bisio tratta da un mio romanzo. E’ la storia di un uomo che vuole fare del bene a tutti i suoi amici e invece devasta loro la vita perché non è capace”. Non è finita qui. Per l’anno prossimo, annuncia, “ho scritto una commedia action”.

Abiti Sozzani in vendita per beneficenzaShopping con causa medicina preventiva centro Harvard

NEW YORK11 febbraio 201916:40

– C’e’ una passerella molto speciale ai margini delle sfilate di New York: da oggi sulla piattaforma Yoox Net-a-Porter di Federico Marchetti basta un click per portare nel carrello dello shopping esclusivi abiti vintage dagli armadi di Franca Sozzani. I proventi della vendita andranno al Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics al Brigham and Women’s Hospital di Harvard, fondazione che promuove lo screening genetico a scopo preventivo. Yoox ha un bacino di utenza di oltre un milione di persone che hanno l’opportunita’ di puntare su uno dei 600 capi di abbigliamento selezionati da Francesco Carrozzini, il figlio della leggendaria direttrice di Vogue Italia morta nel 2016 a 66 anni. L’idea di vendere con uno scopo e una causa i Valentino, Balenciaga, Dolce e Gabbana e Giambattista Valli dalla collezione privata della madre e’ stata dello stesso Carrozzini il cui documentario “Franca: Chaos and Creation” ha poi portato a un libro pubblicato da Assouline e presentato nel negozio Corso Como 10 a NY

La 500 entra al MoMa, “design democratico”L’utilitaria e tanti pezzi italiani nella mostra “Good Design”

NEW YORK12 febbraio 201908:49

-La 500 entra al MoMA: l’utilitaria “da città” della Fiat, nel classico color caffellatte (alzi la mano il baby-boomer che non l’ha posseduta, amata o quanto meno guidata), e’ il pezzo forte della mostra “The Value of Good Design” aperta nel fine settimana e fino al 27 maggio, poco prima della chiusura per quattro mesi del museo newyorchese per la volata finale del progetto di ristrutturazione. L’auto in mostra, targata Ferrara 249350, e’ del 1968: un dono di FCA Heritage. La macchinina col motore a trazione posteriore disegnata da Dante Giacosa “contribui a rendere la proprietà’ dell’auto accessibile a un pubblico italiano che stava attraversando un drammatico miglioramento delle sue condizioni economiche”, si legge nella didascalia che accompagna il video Fiat all’insegna dell’ottimismo del boom che sua volta fa compagnia alla 500 in mostra. Costruendo sul successo della “sua” 600, Giacosa massimizzo’ lo spazio interno minimizzando al tempo stesso i costi per i materiali e per la complessa meccanica. Nel 1965 la 500 fu ridisegnata per eliminare le cosiddette “porte a vento”, in inglese “suicide doors”: quel modello divenne un bestseller e rimase in produzione fino al 1973. In principio non c’era Ikea, ma il design per le masse esisteva da tempo. La mostra del MoMA esplora il potenziale di democratizzazione di oggetti belli e al tempo stesso funzionali e a costi contenuti costruendo su quanto lo stesso museo fece dalla fine degli anni ’30 agli anni ’50 con le iniziative “Good Design” sotto cinque dollari: mostre prenatalizie del museo che servivano come “consigli per gli acquisti” ideate dal direttore di allora Alfred Barr. Alcuni di questi oggetti, come la caffettiera Chemex, sono ancora in produzione e il negozio del MoMA le vende per 130 dollari. La mostra solleva anche interrogativi su cosa sia oggi Good Design e se valori della meta’ del secolo scorso possano essere tradotti e ridefiniti per un pubblico contemporaneo. I visitatori sono invitati a provare esemplari ancora in produzione e ad esplorare come, attraverso i suoi negozi, il MoMa continui ad essere incubatore di prodotti e idee in un mercato internazionale. Ma torniamo alla mostra che, con il sostegno della Marella and Giovanni Agnelli Fund for Exhibitions, ha tanti pezzi italiani, alcuni inattesi: oltre ai tessuti disegnati da Bruno Munari e Ettore Sottsass, la Lexicon 80 Olivetti e l’aspirapolvere di Achille Castiglioni, c’e’ un secchio con coperchio di polietilene e metallo di Gino Colombini per Kartell (un dono di Philip Johnson): mentre negli Usa Tuppenware diventava popolare, Kartell in Italia si stava affermando come leader del settore della plastica. Colombini, a capo del dipartimento tecnico Kartell, creo’ oggetti comuni di uso domestico approfittando delle possibilità estetiche dei nuovi materiali.

Negramaro, Lele lascia tour al fratelloDopo emorragia cerebrale chitarrista spiega’ho bisogno di tempo’

BARI12 febbraio 201909:35

Non è bastato rinviare la partenza del tour di qualche mese: Lele Spedicato, il chitarrista dei Negramaro colpito da una emorragia cerebrale il 17 settembre scorso sta recuperando, è anche tornato in sala prove, ma non potrà essere con la band salentina per la tournee di “Amore che torni” che partirà da Rimini il 14 febbraio. Al suo posto ci sarà suo fratello minore, Giacomo. Ad annunciarlo, tra sorrisi, abbracci, un pizzico di commozione e le note della sua chitarra, è stato proprio Lele sulla pagina facebook ufficiale dei Negramaro con un video che lo riprende con Giuliano Sangiorgi e il resto della band mentre suonano un brano reggae. “Volevo dire a tutti che sto benissimo – dice Lele interrompendo il brano – Purtroppo in tour non ci potrò essere perché non vogliono loro”, scherza mentre Sangiorgi e gli altri gli fanno notare che “ci teniamo troppo alla tua vita”. “Serve un altro pochino”, suggerisce Giuliano, “ma non tantissimo”, aggiunge Lele. “Come vedete – spiega ancora il chitarrista – ce la sto mettendo tutta e grazie anche al vostro sostegno mi manca pochissimo per tornare al 100%. Per i medici devo terminare la riabilitazione per riprendermi completamente e non rischiare nulla, quindi ho bisogno di un altro po’ di tempo”. “Inutile dire che sono profondamente dispiaciuto – aggiunge – ma avremo modo di recuperare ogni emozione quanto prima”. “Intanto – annuncia mentre la telecamera inquadra sul fondo della sala prove un giovane chitarrista che gli somiglia – prenderà il mio posto una parte di me: il mio piccolo fratellino Giacomo, che certamente non vi deluderà. Ha 23 anni, è un gioiellino, trattatemelo bene. Mi mancate, vi amo”. Emanuele Spedicato, per tutti Lele, si era sentito male la mattina del 17 settembre scorso mentre era nella sua casa in Salento con la moglie, l’attrice Clio Evans. Dopo aver trascorso tre settimane in bilico tra la vita e la morte, è stato dichiarato fuori pericolo ed è cominciata la risalita. Lo scorso ottobre, mentre era in riabilitazione in una clinica romana, ha compiuto 38 anni. Nei mesi trascorsi dal momento dell’emorragia cerebrale, Lele e la sua famiglia sono stati travolti dall’affetto dei fan che hanno seguito sui social tutta l’evoluzione della sua ripresa. Accompagnando anche i momenti belli che ci sono stati, come la nascita a metà novembre del piccolo Ianko, il figlio di Lele e di Clio Evans che è arrivato pochi giorni dopo la nascita di Stella, figlia di Giuliano Sangiorgi, il leader della band salentina. “Finalmente sei arrivato. Primo maschietto in casa Negramaro”, aveva scritto su Instagram Clio Evans annunciando la nascita, mentre i Negramaro avevano commentato: “Abbiamo fatto il ‘triplo salto vitale’!!! Evviva Ianko, evviva Lele e Clio… Evviva tutte le nostre vite”.

Anna Bolena, regina di contrastiTorna il belcanto di Donizetti. Dirige Frizza, regia di De Rosa

11 febbraio 201917:59

– Una donna tradita, che ha rinunciato all’amore ma non alla dignità. Una regina infelice, che sta per perdere tutto, anche la vita. E’ un atteso ritorno quello di Anna Bolena di Gaetano Donizetti al Teatro dell’Opera di Roma, con un nuovo allestimento in scena dal 20 febbraio al 1 marzo che vedrà Andrea De Rosa alla regia e alla direzione dell’orchestra Riccardo Frizza. Titolo di raro ascolto (al Costanzi è stato rappresentato solo due volte, nel 1977 e nel 1979), quest’opera emblema del belcanto sarà offerta al pubblico in versione integrale per poter esprimere al meglio la complessità e il dramma interiore dei suoi personaggi. Con le scene di Luigi Ferrigno da un’idea di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak e le luci di Enrico Bagnoli, lo spettacolo ha un cast particolarmente curato, da Maria Agresta e Carmela Remigio, che debuttano rispettivamente nei ruoli di Anna Bolena e Giovanna Seymour, ad Alex Esposito e René Barbera, chiamati a interpretare Enrico VIII e Riccardo Percy.
Raznovich, non golpe Mahmood più nuovoGiurata a Sanremo, applicato il regolamento, serve rispetto

SANREMO11 febbraio 201919:05

– “Niente passamontagna”, “né golpe”. Camila Raznovich, componente della Giuria d’onore del Festival di Sanremo finita nella bufera perché accusata di complicità con il ‘ribaltone’ che ha decretato la vittoria di Mahmood ai danni di Ultimo, preferito dal televoto, si chiama fuori dalle polemiche, respinge le accuse di complottismo e precisa: “Sono stata chiamata dall’azienda per cui lavoro per far parte della giuria, a rimborso spese: abbiamo applicato il regolamento del festival”.
“Mi dispiace del putiferio che si è scatenato – spiega Raznovich

. Abbiamo semplicemente votato la nostra canzone preferita, peraltro non sapendo come stava andando il televoto, né come si stava esprimendo la sala stampa. Si vota in contemporanea, non c’è modo di confrontarsi”.
“Perché abbiamo votato per Mahmood? Perché ‘Soldi’ ci è sembrata la canzone più bella, più orecchiabile, più radiofonica e anche più nuova a livello di sound. E credo che a nessuno sia venuto in mente un sottotesto politico”.
Offese prof Benati, Sgarbi condannatoDuemila euro di multa e 40mila per risarcire lo storico

BOLOGNA11 febbraio 201920:38

– Duemila euro di multa e il pagamento di 40mila euro allo storico dell’arte Daniele Benati.
E’ la condanna decisa dal tribunale di Bologna per Vittorio Sgarbi, accusato di aver diffamato Benati, presidente della sezione bolognese di Italia Nostra, nell’ambito della lite sulla mostra ‘Da Cimabue a Morandi’, curata dal critico ferrarese a Palazzo Fava, nel capoluogo emiliano.
La polemica era nata dopo che il docente aveva criticato la mostra e aveva scritto una lettera e poi firmato insieme ad altri un appello, formulato da Carlo Ginzburg, con cui si chiedeva che non fossero concessi all’esposizione curata da Sgarbi prestiti di opere significative o vulnerabili. Benati, difeso dagli avvocati Giulio Volpe e Gino Bottiglioni, denunciò offese andate avanti da novembre 2014 a marzo 2015 dispiegate nel corso di diversi mesi. Il giudice Silvia Monari ha anche assolto l’imputato da alcuni capi di imputazione ma lo ha ritenuto responsabile per quelli ritenuti più significativi dalla difesa di Benati.

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Il sistema di voto sotto accusa, Foa “va corretto”
Raznovich, nessun complotto. Il Volo, insulti sono bullismo

11 febbraio 201920:43

– Il golpe delle élite contro la volontà del popolo sovrano? La ribellione dell’oligarchia radical chic contro il comune sentire? I riflettori dell’Ariston si sono spenti, ma la polemica sul ‘ribaltone’ che ha consentito a Mahmood di vincere a Sanremo grazie all’appoggio della giuria d’onore e della sala stampa, relegando al secondo posto Ultimo, che era ampiamente in testa al televoto, infiamma ancora il dibattito, social e non solo. E il tema del meccanismo di votazione torna prepotentemente all’attenzione per il futuro del Festival.
Dopo che lo stesso Claudio Baglioni ha aperto all’ipotesi del ‘solo televoto’, oggi è il presidente della Rai, Marcello Foa, a riflettere sul “chiaro squilibrio tra il voto popolare e una giuria composta da poche decine di persone che ha provocato le polemiche. Questo sistema funziona o no? Va corretto, chiaramente, anche perché il pubblico si senta rappresentato.
C’è stato un ribaltamento del giudizio e ne va tenuto conto”.
Foa, comunque, ‘assolve’ il vincitore: “Mahmood si è trovato al centro di una polemica molto più grande di lui e a me ha fatto tenerezza, perché voleva dare un messaggio positivo e nelle prime battute è stato un po’ travolto”. “Se leggiamo il testo attentamente – continua il presidente della Rai – è molto profondo, molto difficile, segna la difficoltà del suo rapporto con il padre”. Padre egiziano, anche se Mahmood è nato nel nostro Paese ed è “italiano al 100 per cento”, come ci tiene a sottolineare. Ma c’è anche chi ha letto nel suo successo un messaggio indirizzato a Matteo Salvini, ‘convitato di pietra del festival’ dopo le polemiche in tema migranti sollevate dalle dichiarazioni di Baglioni. Il vicepremier, comunque, ha chiamato il vincitore per congratularsi: “E’ un ragazzo di vent’anni, comincia adesso, mi sono informato sul suo percorso artistico – rivela in un’intervista alla Stampa – e gli ho voluto dire direttamente che si deve godere la vittoria e che sono felice per lui”.
Salvini prende le distanze dalla “polemica politica strisciante e pretestuosa” e piuttosto mette in dubbio “la composizione della giuria d’onore”, “mancava solo mio cugino e sarebbe stata completa. Come se mi chiamassero ad attribuire il Leone d’oro.
Sanremo deciso da un salotto radical chic”. E intervistata da Quarta Repubblica, trasmissione Mediaset, aggiunge: “Spero che non sia stata una scelta anti Salvini (…) Spero che non ci sia veramente qualcuno a sinistra che, essendo ridotto male, cerca di prendersi rivincite sul Festival, sul teatro, sul cinema e sulla poesia. Sarebbe deprimente per loro e per il vincitore”.

La giurata Camila Raznovich respinge le accuse: “niente passamontagna”, “né golpe”, “né elite”: “Sono stata chiamata dall’azienda per cui lavoro, a rimborso spese. Io e gli altri componenti della giuria ci siamo limitati ad applicare il regolamento del festival”. Il voto per Mahmood? “‘Soldi’ ci è sembrata la canzone più orecchiabile, più radiofonica e anche più nuova a livello di sound. Non c’è stato alcun complotto, né sottotesto politico”. Ai sospetti replica anche il presidente della giuria, Mauro Pagani: “Sì, certo, eravamo pilotati dai servizi segreti egiziani, c’era un ponte radio col Cairo…se non fosse triste questa la cosa la troverei divertente”, risponde a Un giorno da pecora su Radio1. La giuria un salotto radical chic? “Per votare da casa ci vuole il diploma di pianoforte? Ognuno esprime il suo parere”. Su questo – gli viene chiesto – avete messo d’accordo i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini: entrambi vi hanno criticato. “Bisogna restituire valore alle parole: politica è una parola alta, e non la mescolerei con queste ‘robette’ da cortile. Ogni tanto ci si dimentica del ruolo che si ha e si pensa a mendicare voti”. E l’altro giurato, Joe Bastianich: “Ho saputo dieci giorni fa chi fosse Salvini”, dice a Un giorno da pecora.
Ad alimentare le polemiche di queste ore anche i video della sala stampa, diventati virali sul web, con insulti e improperi diretti al Volo e applausi all’annuncio del loro terzo posto: “Alcuni giornalisti (ed è bene dire che solo alcuni) ci hanno pesantemente insultato”, puntano il dito Piero Barone, Ignazio Boschetto a Gianluca Ginoble. “Hanno usato parole come ‘merde’, ‘vaffanculo’, ‘in galera’ che consideriamo frutto di una vera e propria forma di bullismo, di sfottò da stadio. Queste persone non hanno portato gloria all’Ordine che rappresentano”. Un comportamento “irrispettoso nei nostri confronti, ma soprattutto nei confronti della libertà di espressione. La musica dovrebbe essere libertà, non motivo d’insulto”.
Il Grammy Museum omaggia Mia MartiniFestivale La Italia annuncia proiezione speciale Io sono Mia

– Il film sulla vita di Mia Martini “Io sono Mia” sbarca al Grammy Museum di Los Angeles: l’omaggio alla grande cantante italiana è stato annunciato da ‘LA Italia – Film, Fashion and Art Fest’ all’indomani del gala allo Staples Center, che domenica notte è stato il palcoscenico della consegna dei Grammy Awards. La proiezione speciale del film, interpretato da Serena Rossi, diretto da Riccardo Donna e prodotto da Eliseo Cinema per la Rai, avverrà’ sulla West Coast, nella sala proiezioni del museo della musica, venerdì 22 febbraio nell’ ambito del festival italiano a Hollywood che prenderà il via domenica 17 febbraio e che quest’anno avrà tra i suoi ospiti anche il produttore e artista Luca Barbareschi. “Il tributo alla Martini nella prestigiosa sede dell’ entertainment mondiale è uno sincero omaggio alla vita e all’ opera di una tra le più sensibili artiste italiane di sempre” dichiara Tony Renis, presidente onorario di LA ITALIA Festival.
Roffi, emozione suonare per MorriconeIl talento della fisarmonica dopo il debutto all’ Auditorium

12 febbraio 201908:49

“Prima che la porta per il palcoscenico si aprisse, dai vetri oscurati ho visto la sala piena. Morricone aveva appena diretto un suo brano. Toccava a me. E’ stata un’ emozione incredibile. I miei genitori in platea… In un secondo rivedi tutto e ti dici: ce l’ ho fatta. Suonare al Parco della Musica davanti al Presidente della Repubblica Mattarella, con quell’ orchestra, tra le migliori al mondo. Ero in trance”. Pietro Roffi, giovane talento della fisarmonica, confessa di avere ancora i brividi nel ricordare il suo debutto all’ Auditorium di Roma lo scorso settembre per un evento eccezionale, la festa organizzata dall’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia per i 90 anni di Ennio Morricone. “Mentre suonavo mi sono commosso – racconta -. Quel momento, il pezzo meraviglioso, il suono del mio strumento, il silenzio assoluto in sala e il godimento totale. Mi sono detto: è questo che voglio fare nella vita”. A scoprire e a lanciare Pietro, 26 anni di Valmontone (Roma), nella magia di quella serata era stato qualche mese prima Dario Marianelli, premio Oscar nel 2008 per la colonna sonora del film “Espiazione. “Mi ha telefonato a luglio – dice Roffi – perchè Santa Cecilia gli aveva commissionato un pezzo da dedicare a Morricone per una serata al quale avrebbero partecipato anche Nicola Piovani, altro premio Oscar. ‘Ho pensato a un pezzo con la fisarmonica solista’, mi ha detto. Mi sono messo a piangere. Dopo qualche settimana Marianelli mi ha mandato la Piccola Serenata. L’ idea di suonare il brano bellissimo di un musicista che amo mi ha riempito di gioia”. L’ orchestra mi ha abbracciato e accolto con calore. “Hai un suono pazzesco. Lo so che non ci credi ma ricordati che sei il solista. Puoi rinunciare al frac e vestirti come ti pare” mi ha detto uno dei professori. Come tutte le storie anche questa ha un inizio, nel 2017. “L’ incontro con Marianelli mi ha cambiato la vita. In vista di una serata dedicata a lui, stavo provando con l’ orchestra dell’ Università Roma Tre un brano della sua colonna sonora di Anna Karenina. Nella platea vuota vedo uno sconosciuto che osservava una partitura. La mia parte prevedeva poche note che ho eseguito non visto perché davanti a me c’ era il direttore d’ orchestra.
Alla fine quell’ uomo è salito sul palco e ha chiesto ‘Chi è il fisamonicista?’. Ero senza parole. ‘Io ti scrivo un pezzo per fisarmonica e orchestra’ mi ha detto Marianelli complimentandosi mentre tutti i musicisti applaudivano”. Il compositore ha lasciato al giovane il numero di telefono e dopo qualche mese lo ha richiamato per farlo suonare nella colonna sonora del film di Marco Tullio Giordana “Nome di donna”, uscito nel marzo scorso. “Pietro non è soltanto tecnicamente preparatissimo – ha detto di lui il maestro – ma anche un musicista di un’espressività poetica e raffinata, capace di far cantare il suo strumento e di seguire il pensiero musicale del compositore con immaginazione e empatia”.
Pietro Roffi ha già collezionato decine di concerti all’ estero. Appena uscito dal Conservatorio di Santa Cecilia si è esibito in Cina. Poi Australia, Argentina, Romania, Inghilterra, Lituania, Spagna. L’ ultima tappa, lo scorso a novembre, è stata Rio de Janeiro chiamato dall’ Istituto Italiano di Cultura. Il prossimo agosto sarà di nuovo in Cina, ad ottobre in Norvegia, a novembre a Cuba. E poi le incisioni, tra cui il suo “Est Ovest” , l’ extended play “Tutto Tango”, del 2018, con il pianista Alessandro Stella, e dieci pezzi nuovi che usciranno a breve. Se il buongiorno si vede dal mattino, per Pietro lo si era capito da quando era alle elementari. Il padre Alberto, 52 anni, operaio, e la madre Roberta appassionati di ballo liscio, amavano ascoltare mazurche, valzer e polche in cui la fisarmonica trionfa. Nel 1999, a nove anni, Pietro decide: “Voglio imparare a suonarla”. Il padre parla con Onorio, un appassionato autodidatta che si esibiva nelle feste di paese, che dopo poche lezioni consiglia di comprare al piccolo apprendista uno strumento professionale, allora dal costo astronomico di 2 milioni e 900 mila lire. Da lì cominciato il frullatore di studi, concorsi, premi, fino al diploma al Conservatorio. “Mi rivedo spesso con il grembiule delle elementari, solfeggiare ogni giorno la mattina in casa prima di prendere lo scuolabus – racconta Pietro – e poi studiare ore e ore sulla tastiera. Ora il mio obiettivo è dedicarmi alla composizione, far conoscere la mia musica e continuare a suonare con le grandi orchestre. La fisarmonica ha un suono moderno e affascinante e non va più considerata solo per il tango o per le feste da balera, è uno strumento che può spaziare in tutti i generi. Mi piacerebbe incontrare Jovanotti, che amo ascoltare, per proporgli un assolo in una sua canzone. Lorenzo Cherubini è un grande artista. Sono convinto che sarebbe una bomba”.

Normal o la follia dei generiTulli, racconto l’oggi senza dare risposte

febbraio 201920:58

– ‘Normal’, il nuovo film documentario di Adele Tulli presentato oggi alla Berlinale a ‘Panorama’, non racconta solo, in immagini e senza commento, gli stereotipi di genere, ovvero dell’essere uomo e donna oggi, ma fa molto di più. Come una gigantesca quanto asettica lente di ingrandimento, come in un quadro di Domenico Gnoli, la regista, classe 1982, mette lentamente sotto i riflettori e ingigantisce la realtà mostrando quanto ci sia in essa di oggettiva follia. Elenchiamo solo alcune di queste realtà normal-anormal presentate nel documentario: donne agli ultimi mesi di gravidanza in piscina che si misurano con una ginnastica pre-parto; un bambino vestito di tutto punto dal padre da pilota per partecipare a una gara di mini-motociclismo; un fotografo alle prese con poetiche quanto imbarazzanti foto di una coppia di innamorati lontana mille miglia dal mainstream; torte a forma di fallo in un addio al celibato tutto al femminile; le ragioni, da laureate ma dette in mutande, di tutta una serie di aspiranti Miss Mondo; una bambina alle prese con i suoi primi buchi alle orecchie; un corso di lap dance; maschi alfa alle prese con guerre finte e videogiochi violenti e ancora maschi alfa a lezione per perfezionare la loro virilità dialettica. In questo caravanserraglio di situazioni, accompagnate solo da una ossessiva colonna sonora, tutto il grottesco di ciò che ci circonda e che neppure vediamo. Adele Tulli, classe 1982, con già un profilo internazionale nella produzione di cinema del reale, ha studiato, tra l’altro, Screen Documentary alla Goldsmiths University of London. E questo film, che sarà in sala tra fine aprile e primi di maggio con l’Istituto Luce, nasce proprio da un progetto universitario. “Nei miei film precedenti ho lavorato su temi relativi al genere e alla sessualità e poi mi sono sempre occupata di attivismo, politica, movimenti femministi lotta delle donne – dice la Tulli a Berlino -, ma ci tengo a dire che Normal non ha alcuna volontà di dare risposte sui generi, ma casomai creare degli interrogativi. L’idea era quella di creare accostamenti che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni”. La Tulli, figlia d’arte (la madre è Serena Dandini) nel 2011 realizza il primo documentario, 365 Without 377 prodotto da Ivan Cotroneo che ha vinto, tra gli altri, il premio per il Miglior Documentario al Torino GLFF 2011. Il suo secondo film, Rebel Menopause, ritratto intimo della straordinaria ultraottantenne Thérèse Clerc ha vinti l’IAWRT 2015 International Award.
Ciak Mio fratello rincorre i dinosauriGassmann e Ragonese genitori opera prima da romanzo Mazzariol

11 febbraio 201916:17

– Sono iniziate le riprese dell’opera prima di Stefano Cipani Mio fratello rincorre i dinosauri tratto dall’omonimo successo letterario di Giacomo Mazzariol edito da Einaudi. Il film è con Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese con la partecipazione di Rossy de Palma e per la prima volta sullo schermo Lorenzo Sisto. Al centro della storia due fratelli, uno dei quali affetto dalla sindrome di down, e l’accettazione di questa realtà.
Le riprese del film, in cinque settimane, si svolgeranno in Emilia Romagna, tra Bologna e Pieve di Cento. Il film è una coproduzione italo-spagnola Paco Cinematografica, Neo Art Producciones con Rai Cinema. Jack fin da piccolo ha creduto alla tenera bugia che i suoi genitori gli hanno raccontato, ovvero che Gio, suo fratello, fosse un bambino “speciale”, dotato di incredibili superpoteri, come un eroe dei fumetti. Con il passare del tempo Gio, affetto dalla sindrome di Down, per suo fratello diventa un segreto da non svelare.          [print-me title=”STAMPA”]

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Di chi è Anna Frank? secondo la Ozyck
Una messa in discussione sull’uso del ricordo oggi della shoah

27 gennaio 2019 13:16

– CYNTHIA OZICK, ”DI CHI E’ ANNE FRANK?” (LA NAVE DI TESEO, pp. 80, euro 7,00 – traduzione di Chiara Spaziani).
Il ”Diario” di Anna Frank è certamente oggi un punto di riferimento per quel che riguarda la memoria della Shoah, il libro diventato simbolo della persecuzione degli ebrei grazie alla naturalezza e la semplicità della forza comunicativa della scrittura della giovane autrice allora tredicenne, col suo sguardo intelligentemente indagatore e con un filo di ironia che rivela la sostanza intima delle cose e aiuta a dar loro un valore universale, pur scrivendo chiusa in un nascondiglio segreto con la sua famiglia, fino al giorno in cui una delazione li fa arrestare e finire ad Aushwitz e Bergen Belsen, dove lei muore nel marzo del ’45. Nel 2019 Anna avrebbe compiuto 90 anni e quindi sarebbe facile dedicarle questa Giornata della memoria, ma bisogna essere molto prudenti secondo una scrittrice ebrea americana di riconosciuta e pluripremiata levatura come Cynthia Ozick, coeva di Anna avendo fatto 90 anni l’anno appena passato, autrice di molti libri sofferti tra cui ”Lo scialle” (proprio dedicato al tema dell’Olocausto) e ”Eredi di un mondo lucente” (su una famiglia ebrea fuggita in America poco dopo l’avvento di Hitler al potere), la quale sostiene che tutta l’attenzione che nel tempo è andata al ”Diario” ne ha stravolto la forza e la nettezza della implicita denuncia storica. Così in questo suo saggio del 1997 oggi riproposto in italiano mette in guardia dalla lettura ”astrattamente buonista” di Anna Frank (affidandosi a una sua unica frase: ”Nonostante tutto, tuttavia credo nell’intima bontà dell’uomo”) accusando poi principalmente la visione consolatoria che esce dall’adattamento teatrale del Diario e soprattutto dal seguente film di George Stevens ”superficiale e ottimistica lettura che generalizza le radici dell’odio”, quasi mettendo da parte l’atroce fine della ragazza nei lager tedeschi, ”tradotta, ridotta…. resa infantile, americana, uniforme, sentimentale…. falsificata, volgarizzata e di fatto spudoratamente negata” nel suo dolore, nella sua paura costante del nulla che può ingoiarla da un momento all’altro, come avverrà, per metterne invece in risalto una discutibile, fiduciosa forza d’animo.
La depravazione e la perversione dei nazisti, il male che consuma la protagonista sono attenuati e superati dall’ammirazione verso la forza inarrestabile del suo spirito umano, a dimostrare in modo evidente come ci sia una volontà di non voler vedere quello che la Shoah realmente è stata: ”Credere che il Diario sia ‘una canzone per la vita’ significa crogiolarsi in una mostruosa innocenza”. E la Ozik costruisce il suo discorso in un ustionante crescendo di affermazioni sempre più drastiche incitando a non trasformare un omicidio di massa nel mero sfondo di vicissitudini e speranze di un’adolescente, soprattutto per non cadere in una forma di revisionismo non meno pericolosa della stessa negazione della Shoah. Un discorso che ha le sue ragioni, umane, storiche, legate anche una società che sempre di più consuma velocemente e riduce a merce, triturando tutto sino a fargli perdere ogni carattere e identità, in un mondo in cui l’antisemitismo sta rimontando pericolosamente, magari sovrapponendolo all’antisionismo, ma allo stesso tempo discutibile oggi, quando ogni memoria va rivalutata e salvaguardata mentre vengono meno gli ultimi testimoni diretti, quando la denunzia di quegli orrori non va identificata solo con la sofferenza ebraica, ma deve essere rivendicata da tutti, a prescindere da razze e religioni.
Altrimenti si finisce per dire, come hanno titolato i giornali, ”indignazione della comunità ebraica”, davanti a profanazioni razziste come il furto a Roma di alcune pietre di inciampo, che dovrebbero sollevare e per fortuna sollevano l’indignazione di chiunque spera una certa storia si riesca a non farla mai più ripetere in nome della dignità dell’essere umano.

The Passage, vampire drama prodotto da Ridley ScottDal 28 gennaio su Fox. Protagonista una straordinaria bambina.

27 gennaio 201918:54

The Passage, la nuova serie prodotta da Ridley Scott, è si un vampire drama ma di quelli che puntano a conquistare un pubblico diverso, i vampiri ci sono ma si vedono poco, più forte è il lato umano la tensione tra il bene e il male, il conflitto tra quello che è giusto e quello che è sbagliato. Temi etici insomma, a cui la questione vampiri qui fa da sfondo e in qualche modo sostiene. Il tema della ricerca medica senza confini, quello della pena di morte, il valore dell’amicizia, il dolore della paternità mancata, i rapporti donna-uomo, il senso della comunità e della famiglia. Con una fotografia scolorita e rarefatta The Passage è insomma uno spaccato sociale prima che l’ennesima serie sui vampiri anche se l’azione è centrale nella trama incentrata fondamentalmente su una rocambolesca fuga.
The Passage – i primi due episodi in prima visione assoluta dal 28 gennaio, e poi uno alla volta sempre il lunedì alle 21.00 su Fox (112, Sky) per un totale di 10 – è tratto dall’omonima trilogia fanta-horror di Justin Cronin. La serie è firmata da Elizabeth Heldens (Friday Night Lights, Mercy) e prodotta da Ridley Scott (Il Gladiatore, Alien: Covenant, The Martian) con Matt Reeves (Dawn of the Planet of the Apes, Cloverfield).
La storia ruota intorno a Project Noah, una struttura medica segreta che sperimenta un pericoloso virus che vorrebbe essere la cura per ogni malattia ma che non si riesce a stabilizzare e quindi ha il potenziale potere di cancellare l’intera razza umana se non si arriva ad una soluzione. E’ cercando questa soluzione che inizia la caccia ad una bambina, una straordinaria Amy Bellafonte (Saniyya Sidney, Fences, Hidden Figures), che viene scelta come cavia perchè non ha più una famiglia. Sulla sua strada capiterà per fortuna l’agente federale Brad Wolgast (Mark-Paul Gosselaar, Bayside School, NYPD, Commander in Chief, C.S.I., Pitch) che in teoria dovrebbe scortare la piccola nella struttura dove vengono fatti gli esperimenti ma che invece deciderà di salvarla e con lei si darà appunto alla fuga. Brad e Amy si confronteranno con gli scienziati del progetto Noah, il maggiore Nichole Sykes (l’attrice nigeriana-britannica Caroline Chikezie, Footballers’ Wives) il dottor Jonas Lear (l’attore scozzese-peruviano Henry Ian Cusick, Lost), e l’ex agente della Marina Clark Richards (Vincent Piazza, Boardwalk Empire, Rescue Me). Nel susseguirsi degli esperimenti Amy e Brad avranno a che fare con una pericolosa nuova razza forse non più umana confinata all’interno del Progetto Noah, composta da l’ex scienziato Tim Fanning (Jamie McShane, Bosch, Bloodline, Sons of Anarchy) e dai detenuti del braccio della morte Shauna Babcock (Brianne Howey, The Exorcist) e Anthony Carter (McKinley Belcher III, Ozark, Mercy Street). Brad si rivolgerà alla sua ex moglie, la dottoressa Lila Kyle (Emmanuelle Chriqui, Entourage, Murder in the First), per chiedere aiuto. In occasione della prima puntata di The Passage, FOX (Sky, 112) cambia veste grafica.

Quando è l’uomo solo con i figliDa Cannes e Torino in sala ‘Le nostre battaglie’

27 gennaio 201915:26

– Che ne è di un uomo solo abbandonato dalla moglie? Di un quarantenne che si ritrova, da un momento all’altro, a dover gestire sia un nuovo se stesso che dei figli adolescenti che a malapena conosce? È quello che racconta ‘Le nostre battaglie’, già Evento speciale alla Semaine de la Critique a Cannes e vincitore poi del Premio del Pubblico e del Cipputi all’ultimo Torino Film Festival. Il film, opera seconda del regista belga Guillaume Senez e ora in sala con Parthénos dal 7 febbraio, racconta appunto la storia di Oliver ( Romain Duris), sindacalista tutto di un pezzo sempre pronto a difendere i diritti dei suoi compagni che, da un giorno all’altro, viene lasciato dalla moglie Laura (Lucie Debay) senza neppure un biglietto, una spiegazione.
“Volevo innanzitutto mostrare la libertà di una donna di abbandonare i propri figli – spiega il regista -. Laura non è né morta, né in prigione. Se ne è semplicemente andata e di lei non sapremo nulla di più. Non volevo fornire spiegazioni né condannarla”.
90 anni Tullio Gregory, filosofo gourmetUna vita in nome della ragione, si dedica a problemi traduzione

27 gennaio 201918:55

Si sta occupando dei problemi della traduzione, ”che vuol dire tradurre, trasportare, trasmettere, perché traducendo si trasmettono i valori e i modelli culturali”, spiega Tullio Gregory che lunedì 28 gennaio compie 90 anni e ha pubblicato il saggio ”Translatio linguarum” e continua a lavorare tutti i giorni. ”Noi viviamo di passato che di volta in volta interpretiamo traducendolo al presente e magari forziamo in un senso o un altro”, spiega

, aggiungendo per esempio che ”anche i fenomeni migratori sono traduzioni: trasportano e traducono valori in modo dinamico favorendo interazioni e elaborazioni tra culture, religioni, tradizioni. Per questo un aspetto fondamentale della traduzione dei valori e di questo incontro diventa la tolleranza, il rispetto verso il diverso”. Storico della filosofia, nato il 28 gennaio 1929, docente di storia della filosofia medievale e di storia della filosofia presso l’università La Sapienza e attratto da sempre dei momenti storici in cui si sono verificate grandi svolte culturali che hanno portato a un cambiamento della vita degli uomini, delle società: prima lo studio e la passione per il Medioevo e in particolare il XII secolo con la sua rinascita grazie alla scoperta del pensiero greco e arabo, poi il Seicento con la caduta della metafisica tradizionale e la nascita della nuova scienza e di quello che viene chiamato illuminismo, da cui gli deriva quella ”fiducia nella ragione, che va sempre difesa perché se si perde si perde la sostanza del nostro essere uomini. Ma sapendo che impegnarsi nell’uso duro e demitizzante della ragione va fatto alla luce del dubbio. Chi è sicuro di sé può diventare un tiranno”.
Quindi uno studioso ma che proprio in collegamento con i suoi interessi principali, si è trovato a farsi parte attiva nel mondo, a criticare, denunciare, proporre soluzioni e spesso a agire in prima persona, in tante commissioni ministeriali legate a problemi universitari o di beni culturali, alla Treccani, al Cnr, e persino alla Rai, dove fece parte nel 1993 del Cda cosiddetto dei professori: ”Chi invita alla ragione, chi pretende venga messa al centro dei problemi e le riflessioni – chiosa – dovrebbe sentirsi poi in dovere di impegnarsi usandola nei confronti degli altri e con gli altri”. Socio nazionale dal 1987 dell’Accademia dei Lincei, Gregory ha promosso nel 1964 ed è sempre stato direttore del gruppo di ricerca CNR e poi Istituto del Lessico Intellettuale Europeo. È stato directeur d’études all’École pratique des hautes études di Parigi (1975-77, 1985-86) e professore alla Sorbona (1986-87) che gli ha conferito la laurea honoris causa nel 1996. Entrato alla Treccani nel 1951, ha diretto la sezione di storia della filosofia e del cristianesimo e ha poi collaborato e guidato e ideato molte delle opere e linee di sviluppo dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, dove ancora oggi cura un progetto sulle parole chiave del XXI secolo.
Così il suo impegno morale in una vita che potremmo definire per molti aspetti ascetica ha poi risvolti invece di partecipazione e godimento della materialità dell’esistenza, tanto che a un certo punto è diventato un noto gourmet, un difensore della tradizione e della grande cucina che ”è un fatto culturale”, di cui ha scritto in più occasioni (anche una storia e lode del pomodoro per l’inaugurazione vicino Parma di un ”Museo del pomodoro”), specie a ogni apertura del Festival della filosofia di Modena, di cui è uno dei fondatori e membro del comitato scientifico e per il quale cura i ”menù filosofici”, convinto che ”ognuno deve impegnarsi a fare al meglio quel che fa, anche un piatto di spaghetti alla matriciana” e spiegando che ”a tavola forse troviamo davvero quella verità intera, piacevole, morbida, profumata che possiamo non solo contemplare ma gustare, come volevano i mistici medievali”.
Non si può non citare poi almeno alcuni dei titoli della vasta bibliografia di Tullio Gregory, tutta ispirata a quell’idea di filosofia come ”modo di riflettere sulle condizioni umane storiche e culturali, strumento che aiuta nel tempo a crearsi una metodologia e dà suggerimenti per intendere meglio la realtà in cui ci si muove”. I titoli vanno da ”Platonismo medievale. Studi e ricerche del 1958 a ”Studio su Gassendi” (1961), ”Etica e religione nella critica libertina” (1986), ”Mundana sapientia. Forme di conoscenza nella cultura medievale” (1992), ”Origini della terminologia filosofica moderna. Linee di ricerca” (2006), ”Principe di questo mondo.
Il diavolo in Occidente”, sino all’ultimo ”Michel de Montaigne o della modernità” (2016) su cui ha fissato la propria attenzione perché fu ”il primo a intuire gli effetti della scoperta del nuovo mondo. Quando dice che tutto crolla intorno a lui, intende non solo che il mondo è finito, ma che uno nuovo si approssima. Le conquiste del moderno servono a Montaigne per negare la possibilità di soluzioni definitive”. Alla vigilia dei festeggiamenti, che ha voluto solo famigliari, di questi 90 anni dice di aver ”avuto molto dalla vita ma continuo a vivere di progetti” e aggiunge di essere ”felice” del bel rapporto che ha con le due figlie. Alla fine ripete certe sue convinzioni da uomo che non ha rapporti con la fede religiosa: ”il problema è che fede è sostanza di cose sperate. Voglio dire che il comportamento sul nostro futuro solo in parte è dettato dalla ragione, di cui dobbiamo accettare durezza e limiti per non rischiare manie di onnipotenza”.

McKay e Rovere ‘Filmakers’ a LA Italia Festival21 febbraio premi ad autore di ‘Vice’ e de ‘Il Primo Re’

LOS ANGELES27 gennaio 201918:53

LOS ANGELES  – Il regista americano Adam McKay artefice del film ”Vice” (8 nomination agli Oscar) e il romano Matteo Rovere, in sala dal 31 gennaio con “Il primo re”, riceveranno il premio ‘Filmmaker Award dell’anno’ assegnato dal Los Angeles, Italia festival e dalla Siae. I due autori si troveranno sullo stesso palco del Chinese Theatre di Hollywood, giovedi 21 febbraio, a poche ore dal gale degli Academy Awards.
Un’occasione unica per confrontarsi sulle reciproche esperienze che li accomunano sulla scrittura, la reggia e la produzione di storie. Passato da attore teatrale comico, classe ’68, Adam Mckay è esploso nel 2016 con “La grande scommessa” co-prodotto da Brad Pitt che raccoglie consensi globali e diverse candidature agli Oscar (incluso miglior film e miglior regia). Esperienza entusiasmante che Brad Pitt ha voluto ripetere con l’amico Adam anche per il film pluri-candidato di quest’anno ”Vice” sull’ex vicepresidente USA Dick Cheney con Christian Bale in odore di premio dell’Academy. Romano, classe 1982, apprezzatissimo regista e produttore, Matteo Rovere dopo varie esperienze in cortometraggi, e in film da festival (Un Gioco da Ragazze e Gli sfiorati), conosce il grande successo con ‘Veloce come il vento’ (2016) interpretato da Stefano Accorsi. E come produttore insieme a Domenico Procaccio realizzando ”Smetto quando voglio” di Sydney Sibilia. Attualmente è in sala col film in costume su Roma antica “Il primo re” (con Alessio Lapice nel ruolo di Romolo e Alessandro Borghi nella veste di Remo), Rovere porterà a ‘LA ITALIA Festival’ anche la sua ultima produzione ”Croce e delizia” di Simome Godano (con Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio e Jasmine Trinca).
LA ITALIA 2019 verrà inaugurato domenica 17 febbraio dal film “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi dal romanzo di Roberto Saviano e sarà dedicato al leggendario autore italoamericano Francis Ford Coppola (80 anni il prossimo aprile) e alla sua terra d’origine nell’anno di Matera, capitale europea della cultura. La manifestazione sara’ presieduta da Hayma Washington, già presidente degli Emmys , Igino Straffi ‘re’ dell’animazione italiana e da Maria Grazia Cucinotta. Una produzione dall’Istituto Capri nel mondo con sostegno del MIBAC, il patrocinio del MAECI, la partecipazione di SIAE e dell’ICE insieme a Intesa Sanpaolo, Ambi Media Group, Tatatu, Rainbow Group, Rai Com, Medusa ed Isaia.         [print-me title=”STAMPA”]

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

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SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

DALLE 13:12 DI SABATO 12 GENNAIO 2019

ALLE 05:13 DI DOMENICA 13 GENNAIO 2019

SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA

Scala: Traviata di Cavani inossidabile
Violetta convince, Chung incanta il pubblico

12 gennaio 201913:12

– Si conferma inossidabile la Traviata firmata alla Scala da Liliana Cavani nel 1990: applausi scroscianti del pubblico per quella che è stata la decima ripresa da allora dello spettacolo con le scenografie e i costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Gabriella Pescucci.
Questa volta a rendere l’opera di Verdi ancora più magica è stata la direzione di Myung-Whun Chung, un beniamino del pubblico milanese, che per la prima volta ha diretto Traviata alla Scala. Applausi per tutto il cast con il ritorno di Francesco Meli come Alfredo, Leo Nucci (altro inossidabile) come Germont e il debutto lirico alla Scala di Marina Rebeka, convincente nel ruolo principale di Violetta. Le 12 repliche sono praticamente sold out, incluse quelle di marzo con cast rivisto ma comunque di prestigio: Sonya Yoncheva (Violetta), Benjamin Bernheim (Alfredo), Placido Domingo nella parte di Germont e sul podio, per la prima volta alla Scala, Marco Armiliato. Alla fine sei minuti di applausi per tutti, i più calorosi per Chung.
Resurrezione di Mahler apre la stagioneLa prima è stata un successo, lunghi applausi e standing ovation

CAGLIARI12 gennaio 201913:13

– Un capolavoro mahleriano, “Resurrezione” e la attenta, raffinata e incalzante direzione di Donato Renzetti che ha restituito all’esecuzione tutto il valore e la potenza della partitura. E ha accompagnato il pubblico, in un concerto emozionale, in un percorso ben delineato dentro l’ universo mahleriano. Ovvero una grandiosa Sinfonia per ottanta minuti di musica di grande fascino e oltre cinque minuti di applausi finali.
Un pubblico appassionato si è fatto avvolgere dalle atmosfere, dalle emozioni, dagli stati d’animo di “Resurrezione”. La grandiosa Opera in cinque movimenti per soli, coro e orchestra di Gustav Mahler ha dato il La ieri sera al Teatro Lirico di Cagliari al nuovo cartellone. Un programma avvincente, che si chiude il 28 dicembre e incentrato sulla riscoperta della musica del compositore austriaco e di Sibelius.
Un successo con ripetuti ‘bravo’ e ‘bravi’ e il pubblico in piedi a applaudire un concerto “bello e emozionante”, “concerti come questo sono esperienze imperdibili”.
La magia di una tela raccontata’TeLa Racconto’ progetto dell’artista-narratrice Erika Golin

BOLZANO12 gennaio 201913:56

– Un pinguino che non si vuole vestire solo di nero, la pittrice Frida Kahlo e un babbo Natale, che, anche se un po’ piccolo, trova un suo spazio nel mondo: sono tre storie che prendono vita attraverso la stoffa. Si tratta del progetto ‘TeLa Racconto’ della artista-narratrice bolzanina Erika Golin. “Il mio – racconta l’insegnante e studiosa di letteratura per l’infanzia – è un progetto di promozione alla lettura per i piccoli. Non si tratta proprio di un libro, più che altro è il lavoro di una sarta”. Il magico risultato è una lunga pergamena di stoffa che ricorda i papiri egiziani. Come spiega Golin, che realizza quasi ogni personaggio e ogni dettaglio con le sue mani, lo spazio in cui si svolge la narrazione non è quello della pagina: “La storia non si sfoglia, ma si srotola e poi si arrotola”. “Il rapporto tra narratore, storia e bambino – assicura – diventa molto intimo: difficile resistere al desiderio di toccare i personaggi”. La storia in questo modo diventa con un tocco di magia tridimensionale.
Riconsegnati a Negrita strumenti rubatiFurto era avvenuta la scorsa notte di Natale

AREZZO12 gennaio 201914:01

– Gli strumenti e gli amplificatori rubati la scorsa notte di Natale al gruppo musicale aretino Negrita sono stati restituiti, questa mattina, dai carabinieri della compagnia di Arezzo. Il furto è avvenuto a Castelnuovo di Subbiano (Arezzo), presso lo studio di registrazione della band.
Al comando di Arezzo erano presenti gli artisti Drigo e Mac dei Negrita che hanno potuto così riprendere la strumentazione che gli era stata rubata.
Scultura, morto Marcello GuastiAveva 95 anni. Il ricordo del sindaco di Bagno a Ripoli

FIRENZE12 gennaio 201914:35

– “Ci ha lasciati, all’età di 95 anni, il maestro Marcello Guasti, grande artista e scultore, caro amico e nostro concittadino”. Con queste parole il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini ha dato la notizia della scomparsa del maestro e scultore Marcello Guasti nato a Firenze il 17 novembre del 1924. “Solo poche settimane fa, sono andato a trovarlo a casa sua per parlare di una scultura da collocare al giardino dei Ponti – ha proseguito il primo cittadino -. Un olivo, uno dei tratti distintivi delle nostre colline, dove il maestro aveva scelto di trascorrere tutta la vita, da installare proprio dove, ormai da tradizione, viene ospitato Prim.Olio. Nonostante le sue condizioni di salute già non fossero buone, mi ha colpito l’energia, il suo spirito, la sua voglia di fare, creare, studiare e lavorare, più forte di tutto”. “Grazie, caro Marcello, anche per questa preziosa lezione. Ne faremo tesoro, insieme all’olivo che avremmo voluto inaugurare con te, l’ultimo dono alla tua comunità”, ha concluso.
Tour italiano Mahler Chamber OrchestraCon Daniele Gatti a Ferrara, Reggio Emilia e Brescia

FERRARA12 gennaio 201915:54

– La Mahler Chamber Orchestra torna in Italia per una breve tournée di tre appuntamenti: il 15 gennaio al Teatro Comunale di Ferrara, il 16 al Valli di Reggio Emilia e il 17 al Teatro Grande di Brescia. Sul podio ci sarà il consulente artistico del complesso, Daniele Gatti, che dirigerà due delle quattro sinfonie composte da Robert Schumann, la N. 2 Op. 61 in do maggiore e la N. 4 Op. 120 in re minore.
Le tre serate saranno dedicate alla memoria di Claudio Abbado nel quinto anniversario della morte: fu proprio Abbado, infatti, che nel 1997 fondò la Mahler che è stata a lungo in residenza artistica a Ferrara Musica.
L’orchestra ha da qualche anno un rapporto di collaborazione con Gatti da quando, nel 2010, il neodirettore del Teatro dell’Opera di Roma e ex del Teatro Comunale di Bologna, la diresse nella ‘Lulu’ di Alban Berg ai Wiener Festwochen.
Mosaico più grande d’Europa chiama PapaOpera alle porte Arezzo con donazioni, completamento 10-15 anni

AREZZO12 gennaio 201917:52

– Si aggiungono nuove tessere al mosaico che già adesso è il più grande d’Europa, dedicato alla ‘Visione di Ezechiele’, quello che si sta realizzando alla parrocchia dello Spirito Santo di Indicatore, alle porte di Arezzo. Un lavoro colossale, ideato dall’artista Andreina Giorgia Carpineto, e portato avanti da centinaia di persone di tutto il mondo. Il suo completamento è previsto tra 10-15 anni, se nel frattempo non dovessero sopraggiungere sovvenzioni che potrebbero accelerare le operazioni. “Il mondo ci conosce, vengono mosaicisti quotati nel mondo a lavorare qui ma facciamo fatica”, dice Andreina Carpineto. Da qui il suo appello: “Papa Francesco venga a trovarci!”. “Il mio desiderio – prosegue l’artista – è che il Papa venga a vedere cosa si sta realizzando qui. Non è solo mosaico, ma il mosaico è opportunità di aggregazione. Facciamo inclusione di detenuti in semilibertà o ex detenuti, persone con disabilità e meno abbienti, mamme sole, scuola di musica con strumenti dismessi e riabilitati”.Tutta l’opera si avvale unicamente di donazioni, sia di materiali che di mano d’opera o fondi. In questi giorni, in arrivo dalla Francia, 10 pallet di materiale pari a 7 tonnellate tra paste vitree, gress, smalti, tessere di vetro industriale grazie alla donazione della mosaicista Mathilde Lhuillier. Il maltempo dello scorso ottobre aveva divelto il capannone dietro la chiesa dove si prepara l’attività per il mosaico e si ospitano scolaresche e grazie ad alcuni amici generosi Andreina e la sua squadra è riuscita a riavere una struttura. Si prevedono oltre 2000mq di mosaico pavimentale. Il piazzale antistante la chiesa è un’esplosione cromatica che ha sostituito il vecchio parcheggio, con sedie e alberi a forma di mano, tutti creati con i tasselli, a simboleggiare l’inclusione. In un lato del piazzale anche un percorso sensoriale, realizzato tutto con le piastrelle colorate per persone con disabilità. All’interno, procede il lavoro in una delle due navate che ha coinvolto 60 artisti stranieri.
Quasi 600 i donatori d’opera fino ad oggi.

Trentottomila bandierine per Matera 2019Tra sette giorni nei Sassi con il presidente Mattarella

MATERA12 gennaio 201918:49

– Trentottomila bandierine, 19 mila dell’Unione europea e 19 mila di Matera 2019, faranno da cornice alla lunga giornata di sabato prossimo, 19 gennaio, che, per la Città dei Sassi, segnerà ufficialmente l’inizio dell’anno da Capitale europea della Cultura.
E a sette giorni dalla cerimonia inaugurale è tanta la curiosità tra cittadini e turisti, ma anche sul web. Un altro passo decisivo verso l’appuntamento più atteso è stato fatto con l’allestimento del palco ufficiale in piazza San Pietro Caveoso, nei rioni Sassi, dove si terrà la cerimonia inaugurale alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Dolce e Gabbana e l’eleganza per oggiSfilata con speaker come nei department store degli anni ’60

12 gennaio 201920:57

– Una sfilata come quelle che si tenevano negli anni sessanta nei department store, con uno speaker che commenta e illustra le 127 uscite: così Dolce e Gabbana hanno presentato oggi a Milano la loro collezione per il prossimo inverno, dedicata all’eleganza.
“Vorremmo lanciare un messaggio alle nuove generazioni sul valore dell’eleganza – spiega Stefano Gabbana – quando dici questa parola ti viene in mente qualcosa di vecchio, invece l’eleganza è senza tempo. Vogliamo dimostrare alle persone di una certa età come me e alle nuove generazioni cos’è l’eleganza oggi, che non vuol dire che non ci si possono mettere le sneakers o le maglie ricamate”. Tra cappotti doppiopetto e pantaloni a vita alta, questa collezione “è l’opposto delle ultime stagioni, abbiamo girato pagina”. Ciò non significa certo l’addio allo sportswear e affini: “basta niente, viva tutto, questa – conclude Gabbana – è la moda oggi ed è così: viva tutto!”.
Maria regina di Scozia, potere è donnaConfronto fra monarche con Saoirse Ronan e Margot Robbie

12 gennaio 201919:25

– Due giovani monarche, cugine brillanti e coraggiose, in rivalità tra loro ma soprattutto impegnate a difendersi costantemente da corti dominate da uomini che non accettano e temono il potere in mano ad una donna. Sono i tratti che emergono dai ritratti dell’irrefrenabile Maria Stuarda (Saoirse Ronan), e la potente quanto cauta Elisabetta I (Margot Robbie) in Maria Regina di Scozia, nuovo racconto del rapporto sulle due regnanti, già fonte d’ispirazione, fra gli altri, per Schiller, Donizetti e film, come Maria Stuarda di John Ford con Katharine Hepburn (1936). In questa nuova versione, nelle sale italiane dal 17 gennaio con Universal si è affidata la sceneggiatura a un esperto nel raccontare gli intrighi del potere come Beau Willimon (autore dell’adattamento americano della serie House of Cards), che ha usato per il film, come fonte principale, la biografia di Maria Stuarda scritta da John Guy. Nel cast, fra gli altri, anche Guy Pearce, David Tennant, Adrian Lester e Jack Lowden.
Paura e ribellione, l’ultimo GangemiCalabria sotto giogo ‘ndrangheta in “Marzo per gli agnelli”

CATANZARO12 gennaio 201914:07

– “MARZO PER GLI AGNELLI” DI MIMMO GANGEMI, EDITO DA PIEMME (pp 258-euro 17.50) S’intitola “Marzo per gli agnelli” ed è edito da Piemme l’ultimo romanzo di Mimmo Gangemi in uscita a febbraio.
Dopo “La Signora di Ellis Island”, in cui lo scrittore di Santa Cristina D’Aspromonte ha narrato l’esperienza e le suggestioni dell’emigrazione, dalla Calabria in America, e poi il ritorno nella terra degli avi e “Il giudice meschino”, romanzo diventato anche una serie televisiva con Luca Zingaretti, Mimmo Gangemi riprende il filo del racconto, mai interrotto, della sua terra, bellissima e amara, alle prese con i condizionamenti della ‘ndrangheta. E racconta una storia di ribellione personale come lascia intendere il sottotitolo: “C’è un tempo per morire. E un tempo per combattere”. Solo chi non ha niente da perdere, insomma, può smettere di avere paura. Protagonista della storia è Giorgio Marro, brillante avvocato, al quale il destino presenta un conto salatissimo: la morte del figlio piccolo per un incidente e l’altro figlio, il maggiore, in sospensione tra la vita e la morte; la moglie in un delirio doloroso che l’ha indotta ad assentarsi dal mondo e lui, annichilito, impaziente che si consumi la fine.
Proprio quando pare che l’atto finale stia per compiersi, Giorgio coglie i bagliori di una battaglia che è disposto a combattere. Un mostro si materializza davanti a lui e lo spinge, a modo suo, a ribellarsi e a reagire: è la ‘ndrangheta.
L’organizzazione criminale, infatti, si cela dietro la richiesta di acquistare un suo terreno a picco sul mare dello Stretto, brullo e arso dal sole, e che non vale nulla; sempre la ‘ndrangheta ha lasciato la sua firma nella sparizione di due malavitosi, padre e figlio, che Giorgio è stato l’ultimo a vedere vivi proprio nella proprietà contesa e che, immagina, incappati nella lupara bianca. E c’è, ancora, la ‘ndrangheta dietro le prepotenze per convincerlo a vendere quel pezzo di terra.
E l’organizzazione criminale più potente, da quelle parti, ha un volto storico: zi’ Masi, capobastone che non sa rinunciare all’antico e che si contrappone al nuovo che avanza dei Survara, cosca che ha abbracciato la “modernità” del crimine.
L’avvocato indaga. E va molto oltre il consentito. Arriva anche a disturbare gli equilibri al punto da restare ingabbiato nei contrasti tra le due ‘ndrine e fino a impattare nella brutalità della violenza criminale.
Mimmo Gangemi, ingegnere, vive in Calabria e collabora, tra gli altri, con il quotidiano La Stampa.

Un gorilla salva la famiglia di Frank MatanoNel film di Miniero, Cristiana Capotondi, Petrolo e Scianna

12 gennaio 201914:20

– ‘Attenti al gorilla’ di Luca Miniero con Frank Matano e Cristiana Capotondi, film che ricalca il titolo di una famosa canzone di Fabrizio De André (a sua volte ripresa da Georges Brassens), è una rumorosa commedia con protagonista la forza terapeutica degli animali, tanto più se è quella del più umano di loro: il gorilla.
Il film, che è in sala dal 10 gennaio distribuito da Warner Bros, con Lillo Petrolo, Francesco Scianna, Diana Del Bufalo e la voce fuori campo (quella del gorilla) di Claudio Bisio, ha come protagonista Lorenzo (Matano), un avvocato sull’orlo del fallimento professionale e familiare.
La moglie Emma (Capotondi) con la quale ha tre figli adolescenti (tra cui due gemelle) vuole solo una cosa da lui: la firma che le permetta il divorzio e la possibilità di sposare la sua nuova fiamma (Scianna). Ma Lorenzo rimanda. Nel frattempo, però, nella sua casa, dove è sempre presente il suo impacciato e mamma-dipendente amico Jimmy (Petrolo), è letteralmente piombato un ingombrante gorilla ‘filosofo’ che lui ha salvato dallo zoo grazie a una causa.
Lentamente l’animale, che aspetta come un migrante rifiutato di tornare in Africa, ricucirà tutte le ferite di questa famiglia piuttosto complicata.
“Intanto è una storia vera accaduta in America – spiega Miniero, regista e co-sceneggiatore con Giulia Gianni e Gina Neri -. Il film, girato a Salerno, è sia per i bambini che per i genitori – aggiunge -, insomma è per tutta la famiglia e parla anche di accoglienza e ricostruzione”.
“Il gorilla del film – spiega Frank Matano, youtuber e personaggio tv confermato per il quarto anno nella giuria di Italia’s Got Talent, – è come il veicolo che scoperchia gli istinti primitivi soppressi ed è anche colui che insegna al mio personaggio a crescere i suoi cuccioli”.
Matano, che insieme a Petrolo (il Lillo che fa coppia con Greg) è il vero motore comico di questa commedia, non ha mancato in ‘Attenti al gorilla. Quando la famiglia è una giungla’ (questo il titolo completo), di improvvisare.
“Luca Miniero – dice – è molto spiritoso e sul set io e Lillo ci confrontavamo su come fare alcune scene e poi ne parlavamo con lui che era sempre disponibile”.
Dice infine Cristiana Capotondi sul valore aggiunto degli animali: “Sono cresciuta con tanti cani che sono molto utili per l’educazione dei bambini. Prendersi cura degli animali domestici – aggiunge l’attrice – è un viatico per una buona educazione ed è certo, come capita nel film, uno stimolo per i figli del protagonista a frequentare di nuovo il loro papà”.         [print-me title=”STAMPA”]

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ECONOMIA: BORSA TOKYO

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ECONOMIA: BORSA TOKYO

AGGIORNAMENTO DELLE 02:04

DI MERCOLEDì 26 DICEMBRE 2018

ECONOMIA: BORSA TOKYO

TOKYO

– La Borsa di Tokyo avvia la seduta col segno più, con gli investitori che approfittano delle basse quotazioni delle azioni per tornare sul mercato dopo il -5% registrato ieri. Il Nikkei recupera dai minimi in 20 mesi e segna un rialzo dell’1,05%, a un livello di 19.302,50, con un guadagno di 234 punti. Sul mercato valutario lo yen interrompe la fase di apprezzamento sul dollaro, trattando a 110,30, e sull’euro, a 125,90.       [print-me title=”STAMPA”]

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OMICIDIO BRUZZESE: IPOTESI ESECUZIONE ‘NDRANGHETISTA

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OMICIDIO BRUZZESE: IPOTESI ESECUZIONE ‘NDRANGHETISTA

AGGIORNAMENTO DELLE 00:39

DI MERCOLEDì 26 DICEMBRE 2018

OMICIDIO BRUZZESE: IPOTESI ESECUZIONE ‘NDRANGHETISTA

PESARO

– Un’esecuzione di stampo ‘ndranghetista nel centro storico di Pesaro. E’ la pista privilegiata dagli investigatori per l’uccisione di Marcello Bruzzese, 51 anni, originario della Calabria, fratello di un collaboratore di giustizia. Era scampato a un agguato nel 1995 a Rizziconi di Reggio Calabria in cui morirono il padre Domenico e un cognato, il marito di una sorella, mentre lui rimase gravemente ferito. Verso le 18:30, due killer incappucciati hanno atteso che parcheggiasse l’auto in garage in via Bovio, dove abitava con la famiglia da tre anni, per scaricagli addosso una trentina di colpi di pistola calibro nove, di cui almeno 15 andati a segno, quando ancora era nell’abitacolo della vettura e apprestava a scendere. Il collegamento tra la parentela di Bruzzese con il pentito e l’omicidio non è ancora chiaro. A coordinare le indagini dei carabinieri, con i pm di Pesaro Fabrizio Narbone e Maria Letizia Fucci, ci sarà comunque Daniele Paci della Dda di Ancona che si occupò dei delitti della Uno bianca.      [print-me title=”STAMPA”]