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Ultimo aggiornamento 11 Aprile, 2021, 01:06:02 di Maurizio Barra

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DALLE 00:09 DI SABATO 10 APRILE 2021

ALLE 01:06 DI DOMENICA 11 APRILE 2021

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Cina: maxi-multa da 2,78 miliardi ad Alibaba
Autorità contestano abuso di posizione dominante
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10 aprile 2021
00:09
AGGIORNATO ALLE
04:07
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Le autorità cinesi hanno sanzionato il gigante dell’e-commerce Alibaba con una maxi-multa da 18,2 miliardi di yuan (pari a 2,78 miliardi di dollari) per abuso di posizione dominante. Lo hanno annunciato i media di Pechino.
La multa fa seguito all’inchiesta avviata nei confronti dell’azienda a dicembre, secondo quanto riferito da Nuova Cina.   MONDO   TECNOLOGIA

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Covid: Cgia, servono 80 mld tra ‘lockdown’ tasse e aiuti
Stop a Irpef, Ires e Imu, più altri 50 per costi fissi
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VENEZIA
10 aprile 2021
09:43
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Un “lockdown” alle tasse erariali, e rimborsi più pesanti alle aziende rispetto a quelli distribuiti fino ad ora, impegnando altri 80 miliardi di euro entro la fine di luglio. E’ la stima della Cgia di Mestre (Venezia) di quanto valgono gli interventi necessari per l’uscita dalla crisi delle attività economiche dovuta al Covid-19, nella prospettiva di un ritorno alla normalità grazie a vaccini e alla bella stagione.
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Secondo la Cgia sarebbe necessario permettere un blocco delle tasse erariali, che comporterebbe per partite Iva e piccole imprese un risparmio quest’anno attorno a 28 miliardi di euro.
Un importo di dimensioni importanti che,secondo gli artigiani ” potrebbe essere ridimensionato consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo alle attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato”.
Il mancato gettito è stato stimato ipotizzando di consentire a tutte le attività economiche con un fatturato 2019 al di sotto del milione di non versare per il 2021 l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. Si tratta di circa 4,9 milioni di aziende (l’89% circa del totale nazionale), che dovrebbero comunque versare le tasse locali, per non recare problemi di liquidità a Comuni e Regioni.
L’Ufficio studi della Cgia auspica inoltre che l’esecutivo “metta sul tavolo almeno altri 50 miliardi di euro entro luglio che consentano di rimborsare in misura maggiore le perdite subite dalle aziende, e permettano di compensare anche una buona parte dei costi fissi sostenuti. Modalità, quest’ultima – precisa la nota – che la Francia e la Germania hanno applicato da alcuni mesi, avendo recepito le nuove disposizioni introdotte dall’Ue in materia di aiuti di stato alle imprese”.   POLITICA

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Rivoluzione green fa bene ad aziende, benefici per 9 su 10
Indagine Unioncamere, giù bollette e rifiuti, finanza più solida
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10 aprile 2021
10:02
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La rivoluzione green fa bene all’ambiente ma parecchio anche alle imprese: un terzo riduce i consumi energetici, un quinto dà un taglio ai rifiuti, il 14% dice addio all’utilizzo di sostanze chimiche nocive e un altro 10% contiene l’utilizzo delle risorse idriche e, migliorando la logistica, riduce anche le emissioni di CO2 connesse alla distribuzione su gomma. E’ quanto risulta da un’ indagine effettuata su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali), condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 nella quale interrogate sull’impatto ambientale degli investimenti green, 9 imprese su 10 hanno messo in chiaro quali fossero i principali benefici notati.
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Il più frequente nelle risposte ha riguardato la riduzione delle materie prime energetiche (32,7%), con punte del 42% per la Sardegna, del 40% per la Calabria e del 38,7% per la provincia autonoma di Bolzano.
“L’investimento delle aziende in ecoefficienza ha una ricaduta importante sull’ambiente. Ma è ormai chiaro – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere – che gli effetti positivi di questi investimenti si trasmettono anche alle performance aziendali con un miglioramento dei prodotti e dei servizi offerti, una riduzione dei costi, un aumento della produttività. Ma soprattutto, questa ‘rivoluzione green’ ha portato le aziende ad irrobustirsi finanziariamente, il passaggio più delicato che le imprese italiane dovranno affrontare nei prossimi mesi”.
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Confindustria: incerta la risalita dalla voragine, Pil 2021 +4,1%
Taglia la stima. +4,2% in 2022: così a stento si chiuderà il gap del Covid
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10 aprile 2021
10:52
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Confindustria vede una “incerta risalita dalla voragine”. Il Centro studi di via dell’Astronomia ha tagliato al +4,1% la sua previsione per il Pil 2021 e vede un +4,2% per il 2022.
“Non si tratta di crescita”, avvertono gli economisti dell’associazione degli industriali, perchè così “a fine 2022 l’economia italiana avrebbe a stento chiuso il profondo gap aperto nel 2020 dalla pandemia”.
La previsione è comunque “condizionata all’avanzamento della vaccinazione di massa in Italia ed in Europa”, quindi alla “incertezza” dell’ipotesi che “la diffusione del Covid sia contenuta in maniera efficace a partire dai prossimi mesi”.
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Rivoluzione green fa bene ad aziende, benefici per 9 su 10 (2)
Indagine Unioncamere, giù bollette e rifiuti, finanza più solida
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10 aprile 2021
10:56
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In dettaglio, interrogate sull’impatto ambientale degli investimenti green il più frequente tra i benefici indicati dalle aziende è la riduzione delle materie prime energetiche (32,7%), con punte del 42% per la Sardegna, del 40% per la Calabria e del 38,7% per la provincia autonoma di Bolzano.
Bolzano è in cima alla classifica delle aree territoriali in cui le imprese segnalano di aver ridotto i rifiuti investendo in greeneconomy.
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A fronte di un dato medio del 20%, le imprese altoatesine indicano questo effetto nel 26,2% dei casi, seguite dalle emiliano romagnole con il 24% e dalle laziali con il 23,7%.
Medaglia d’oro per riduzione o eliminazione di sostanze chimiche nocive e per l’introduzione o sostituzione di sostanze tradizionali con prodotti di chimica verde va alla Puglia, il 18,3% a fronte di una media del 13,8% a livello nazionale, seguita dalla Liguria 17,8% e Marche 16,9%.
In testa per il risparmio di acqua le imprese sarde, siciliane e bolzanine: a fronte di una media del 10,4%, in queste tre aree l’indicazione proviene rispettivamente dal 19,3%, 15,1% e 14,9% delle attività produttive.
Per i miglioramenti nella logistica e nei trasporti, con l’abbattimento dell’anidrite carbonica introdotta nell’ambiente, primeggiano le aziende umbre (13%), quelle lucane (12,7%) e quelle campane (12,3%).
Tra le indicazioni poi anche la crescita dell’utilizzo di materie riciclate, l’allungamento dei tempi di vita dei prodotti e il recupero di prodotti usati e la loro riconversione in prodotti nuovi.
Ad imboccare la strada della greeneconomy sembrano essere le imprese di tutti i settori produttivi: tra il 2016 e il 2020, hanno investito in processi produttivi a minor impatto ambientale un quarto delle aziende manifatturiere, il 18,5% di quelle che si occupano di alloggio e ristorazione, il 12,8% di quelle commerciali e dei trasporti/magazzinaggio, il 12,7% delle Attività artistiche, di intrattenimento e di riparazione, e più di una impresa su 10 delle Costruzioni e delle attività professionali.
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Fisco: a Trapani i rifiuti più costosi, Fermo la meno cara
Uil, Tari città siciliana a 494 euro, nelle Marche 191
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10 aprile 2021
11:00
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In valori assoluti, nel 2020 la Tari più costosa si registra a Trapani con 494 euro medi l’anno a famiglia seguita da Crotone, 476 euro e Benevento 472 euro. E’ quanto emerge dallo studio annuale del Servizio territoriale della Uil.
Nella classifica della tassa dei rifiuti più costosa seguono Agrigento, 470 euro, Reggio Calabria, 461 euro, Cagliari, 458 euro, Salerno e Asti 455 euro,Messina 450 euro e Napoli 442 euro.
La top ten delle città meno costose registra invece Potenza, 133 euro l’anno a famiglia, Novara, 164 euro, Belluno, 170 euro, a Macerata 179 euro, a Brescia 184 euro, Vercelli 183 euro, Ascoli Piceno 186 euro, Pordenone 188 euro,Vibo Valentia 190 euro, Fermo 191 euro.
Per quanto riguarda le città metropolitane, la tassa sui rifiuti pesa per 461 euro all’anno a famiglia a Reggio Calabria; 458 euro a Cagliari; 450 euro a Messina; 442 euro a Napoli; 403 euro a Catania; 371 euro a Genova; 355 euro a Bari; 336 euro a Milano; 329 euro a Torino; 322 euro a Roma; 304 euro a Venezia; 282 euro a Palermo; 249 euro a Firenze e 228 euro a Bologna.
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Giornata nazionale del mare, 60 miliardi l’economia del Med
Nel Mediterraneo 40% degli occupati europei nella blue economy
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10 aprile 2021
12:03
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Nel 2017 il Mediterraneo ha prodotto 59,6 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, il 29% del totale a livello europeo, dopo l’Oceano Atlantico ((73,4 miliardi di euro) e il Mare del Nord (63 miliardi di euro). In Europa il 40% dell’occupazione dell’economia marittima si trova nel Mediterraneo (1,78 milioni di dipendenti), il 29% nell’Oceano Atlantico (1,29 milioni di dipendenti) e il 20% nel Mare del Nord (0,87 milioni di dipendenti).
A ricordarlo, in occasione della Giornata Nazionale del Mare di domenica 11 aprile, è la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).
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Alitalia, altolà sindacati.Compagnia ‘bonsai’ danno inestimabile
Si rischia di sprecare 3 miliardi, Italia torna 75 anni indietro
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10 aprile 2021
18:28
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“Una compagnia aerea anonima, di dimensioni regionali, con un piano industriale con modesti obiettivi imposto dalla direzione generale concorrenza della Commissione europea riporterebbe l’Italia indietro di 75 anni e cioè a non avere, entro i prossimi due anni, una compagnia aerea nazionale”. E’ l’altolà che arriva dai segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia e Claudio Tarlazzi, che commentando le notizie su Alitalia, apparse stamattina su alcuni quotidiani parlano di “danni inestimabili al Paese”, qualora confermate.
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Il nuovo schema – per riprendere la trattativa con Bruxelles – dovrebbe prevedere l’abbandono del vecchio marchio Alitalia (da recuperare eventualmente partecipando a una gara), un taglio degli arei a 43-45 e 2.850 dipendenti per la nuova Ita (il 26% degli attuali) da riassumere però dopo una selezione e con un nuovo contratto. Per gli altri ci sarebbe una proroga della Cig per 5 anni e uno scivolo per la pensione.
“Per non sprecare i 3 miliardi a disposizione della nuova Alitalia – incalzano i sindacati – occorre un piano industriale adeguato al mercato in cui deve competere, per cui una compagnia bonsai sarebbe messa al tappeto ancora prima di iniziare la gara”. Per Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti “sono necessari almeno 100 aeromobili e un piano industriale che rafforzi il cargo, visto che la domanda con la pandemia è cresciuta molto, e che si posizioni sulle rotte più redditizie del lungo raggio”.
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Alitalia: sindacati, danni inestimabili, Italia come 75 anni fa
Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti: ‘No a una compagnia bonsai, sprecati 3 miliardi’
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10 aprile 2021
18:31
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“Una compagnia aerea anonima, di dimensioni regionali, con un piano industriale con modesti obiettivi imposto dalla direzione generale concorrenza della Commissione europea riporterebbe l’Italia indietro di 75 anni e cioè a non avere, entro i prossimi due anni, una compagnia aerea nazionale”. Così i segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia e Claudio Tarlazzi, che commentando le notizie su Alitalia, apparse stamattina su alcuni quotidiani parlano di “danni inestimabili al Paese”, qualora confermate. “Per non sprecare i 3 miliardi a disposizione della nuova Alitalia, occorre un piano industriale adeguato al mercato in cui deve competere, per cui una compagnia bonsai sarebbe messa al tappeto ancora prima di iniziare la gara”.
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“Sono necessari almeno 100 aeromobili e un piano industriale che rafforzi il cargo, visto che la domanda con la pandemia è cresciuta molto, e che si posizioni sulle rotte più redditizie del lungo raggio”.
“Qualora le anticipazioni fossero confermate, il lavoro dei precedenti governi sarebbe cancellato con un colpo di spugna e l’Italia perderebbe definitivamente le quote di mercato di trasporto aereo difese fino a oggi coi denti dalle lavoratrici e dai lavoratori di una compagnia, Alitalia, in amministrazione straordinaria da circa quattro anni”, proseguono i leader delle federazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil. Inoltre – affermano – ci troveremmo, di fatto, di fronte a un trattamento discriminatorio dell’Unione europea nei confronti dell’Italia atteso che, alle compagnie di bandiera tedesca e francese, a fronte di significativi aiuti economici da parte dello stato (il gruppo Lufthansa ha collezionato 11 miliardi di euro di cui 9 alla casa madre e Air France ha ricevuto 7 miliardi di euro a fronte dei quali dovrà cedere solo 18 slot sugli oltre 300 in suo possesso) ha richiesto un sacrificio modesto se rapportato a quanto richiesto ad Alitalia che ha ricevuto 1,4 miliardi di euro. Chiedere la partenza di una nuova compagnia senza nome, senza logo e senza aerei e personale e slot sufficienti a competere in un mercato agguerrito come quello del trasporto aereo italiano e globale è come chiedere a un campione di scherma di andare alle Olimpiadi con le mani legate dietro la schiena”. “Ribadiamo la nostra contrarietà – sottolineano Malorgio, Pellecchia e Tarlazzi – rispetto a condizioni che determinano discriminazioni e asimmetrie e ci auguriamo che, come già è stato fatto reiteratamente in un recente passato, vengano totalmente respinte le pretese della Direzione della concorrenza. Nel frattempo, rispetto ad Alitalia in amministrazione straordinaria, occorre un intervento che sblocchi i ristori a compensazione delle perdite determinate dalla pandemia al fine di garantire il pagamento degli stipendi e di poter far fronte ai costi operativi” “Ricordiamo – concludono i segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti – che nella vicenda Alitalia sono coinvolti 11 mila lavoratori tra il personale diretto e potenzialmente 40 mila lavoratori considerando anche gli indiretti. Anche alla luce dei recenti dati Istat non pensiamo che l’Italia possa permettersi nuovi disoccupati, senza contare le ricadute sull’economia nazionale e in particolare sul turismo. È da più di un mese che stiamo chiedendo un confronto interministeriale per entrare nel merito della vicenda ed esplorare tutte le possibili soluzioni e fino a oggi tutti stanno facendo orecchie da mercante”.
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Corte dei Conti: di 813 miliardi in cassaforte del fisco solo 25 sono incassabili
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10 aprile 2021
15:53
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Il magazzino del fisco valeva nel 2019 circa 813 miliardi ma il valore di “presumibile incassabilità” si fermava a 25,5 miliardi, appena il 3,43% del totale. E’ quanto emerge dall’analisi della “Gestione dei residui di riscossione nel bilancio dello Stato” della Corte dei Conti, basata sui dell’Agenzia della riscossione che, ogni anno, fornisce la “valutazione del grado di esigibilità” dei crediti iscritti a ruolo”.
Sono i soggetti falliti, deceduti, nullatenenti o per cui si è tentata invano la riscossione ad abbassare la percentuale che sale invece al 20,4%, circa 9,5 miliardi, per i circa 46 miliardi “relativi alle posizioni che si presumono di maggiore solvibilità”.
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Gentiloni, presto per tornare a normali politiche bilancio
Cautela per chi ha il debito alto ma non ritirare le misure di sostegno
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10 aprile 2021
14:16
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“Le politiche economiche devono restare di sostegno, ed è molto probabile che la sospensione del patto di stabilità debba rimanere nel 2022”, dice il Commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni. “Almeno per questo biennio, 2021-2022, è emersa chiarezza su quali devono essere le politiche economiche.
Non possiamo tornare troppo presto alla normalità delle nostre regole di bilancio”. Per chi ha un debito alto “serve una certa cautela”, ma “resta il principio che è meglio rischiare di ritirare troppo tardi le misure di sostegno che farlo troppo presto. Credo valga per tutti i Paesi e certamente vale anche per l’Italia”.
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Fisco: Uil, la tassa sui rifiuti +2,4% in 5 anni ma punte del 35%
Ma il Covid ha fermato gli aumenti, in 2020+0,8%, sale solo in 3 città su 10
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10 aprile 2021
18:11
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In 5 anni, tra il 2016 ed il 2020, la Tassa sui Rifiuti (TARI) è aumentata mediamente del 2,4%, mentre tra il 2019 e il 2020 l’aumento è dello 0,8% anche se in alcuni casi si sono registrate impennate fino al 35%. È quanto scaturisce dallo studio del Servizio Lavoro Coesione e Territorio della UIL che ha elaborato i costi in 105 città capoluogo di provincia.
In valori assoluti, spiega Ivana Veronese – segretaria confederale Uil – le famiglie italiane verseranno, nel 2020, nelle casse comunali, in media 307 euro, a fronte dei 304 del 2019 e dei 299 nel 2016.
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Il campione si riferisce ad una famiglia di 4 componenti e una casa di 80 mq
Nel 2020 la Tari è aumentata in 30 città (3 città su 10), tra cui: Roma, Torino, Cagliari, Genova e Firenze. Vi è da segnalare la città di Livorno dove l’importo della TARI aumenta, non per effetto della delibera comunale, ma per l’aumento del tributo provinciale ambientale (TEFA) deciso dalla provincia di Livorno. Rimane stabile in 62 città tra cui: Bologna, L’Aquila, Napoli, Palermo e Reggio Calabria. Le tasse sui rifiuti sono invece diminuite in 13 città tra cui: Milano, Bari, Venezia e Nuoro.
Nello specifico – commenta Tiziana Veronese – tra il 2019 e il 2020, a Crotone si registra un aumento pari al 35,1%; a Cremona del 12,6%; ad Ancona dell’11,2%; a Sondrio del 9,8% e a Campobasso del 9,2%.A Chieti, tra il 2019 e il 2020, invece, si registra una diminuzione della tassa pari al 13,6%; a Venezia dell’11,3%; a Trapani del 10,2% e a Lecco del 9,9%.
Nelle città metropolitane invece la TARI aumenta a Firenze del 6,1%; a Genova del 5,7%; a Messina e Roma del 2,9%; a Cagliari del 2,6% e a Torino dello 0,8%. Mentre diminuisce dello 0,6% a Milano, del 6,5% a Bari e dell’11,3% a Venezia.
Nel complesso nell’anno dell’emergenza pandemica, la stragrande maggioranza delle città ha scelto di diminuire o lasciare invariate le aliquote della TARI.
“Rimane il dato – commenta Ivana Veronese – che conferma il peso sul bilancio delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, di una tassa che spesso non corrisponde ad un servizio efficiente ed efficace”.
“In ragione di quanto detto, per la Uil occorre puntare ad una politica di investimenti nel ciclo integrato dei rifiuti, soprattutto nel Mezzogiorno, utilizzando anche le risorse della Next Generation UE.
Infine, conclude la segretaria confederale della UIL, “chiediamo al Governo di intervenire sulla norma istitutiva della TARI risolvendo, una volta per tutte, il nodo dei crediti insoluti che ad oggi pesano sul costo complessivo del servizio e, conseguentemente, sulle tasche dei cittadini”.

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