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DALLE 22:49 DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

ALLE 07:27 DI LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

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Musk lancerà altri 7.518 satelliti
Per garantire banda larga ovunque. Piano anti detriti spaziali

Trump, tutti sapevano dov’era Osama’Potevano prenderlo prima’. Amm. McRaven tra critici presidente

Uruguay darà asilo a ex presidente PerùLo ha detto il ministro degli Esteri Nin Novoa

Messico, boss narcos morto d’infartoHéctor Leyva trasportato dal carcere in ospedale d’urgenza

rtiVietnam, tempesta causa frana, 13 mortiSi cercano ancora dispersi, evacuate zone ad alto rischio

Haiti: proteste e scontri, 6 mortiMobilitazioni contro corruzione in varie parti del Paese

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WASHINGTON

– Elon Musk lancia un nuovo, avveniristico programma per portare internet anche nelle aree più remote del mondo: la sua società Space X ha infatti ottenuto l’autorizzazione a mettere in orbita 7.518 satelliti dalla Federal Communications Commission (Fcc), che nello stesso tempo ha chiesto però di ridurre i crescenti rischi legati ai detriti spaziali. Space X ha già due satelliti di prova in orbita e in precedenza si era aggiudicata l’autorizzazione per altri 4.425 satelliti, anche questi progettati per fornire comunicazioni a banda larga ma utilizzando orbite alte, oltre i mille chilometri dal nostro pianeta. Gli ultimi invece saranno micro satelliti di nuova generazione (alcuni lunghi solo 10 centimetri e pesanti meno di un chilo e mezzo) che, volando veloci su orbite molto più basse e collegati tra loro, consentiranno di coprire in modo capillare ogni angolo del mondo, senza limiti legati alle condizioni meteo. E con minori costi.
– WASHINGTON

– Donald Trump ha deriso William H. McRaven, il venerato ammiraglio in pensione dei Navy Seal a capo delle operazioni che portarono all’uccisione di Osama bin Laden, suggerendo in una intervista a Fox News che avrebbe potuto catturare prima il leader di Al Qaida. “Non sarebbe stato bello se avessimo catturato Osama bin Laden un po’ prima?”, ha chiesto il presidente, sostenendo che il capo del network terroristico viveva in Pakistan in una bella residenza “proprio vicino all’accademia militare”. “Tutti in Pakistan sapevano che era lì”, ha aggiunto, definendo inoltre McRavem un “fan di Hillary Clinton” e un “sostenitore di Obama”. L’ammiraglio in precedenza lo aveva criticato pesantemente.
– MONTEVIDEO

– L’Uruguay è orientato a concedere l’asilo politico all’ex presidente peruviano Alan Garcia che sabato sera lo ha richiesto presentandosi fisicamente nell’ambasciata uruguaiana a Lima. Lo ha detto il ministro degli Esteri uruguaiano, Rodolfo Nin Novoa, parlando con i giornalisti. D’altra parte lo stesso capo della diplomazia uruguaiana, interrogato da El Comercio di Lima, ha indicato che “non esiste un termine preciso per rispondere alla richiesta dell’ex capo dello Stato peruviano”, aggiungendo che “stiamo aspettando informazioni su questo tema annunciate dal Perù, che esamineremo, e dopo le quali daremo la nostra risposta ufficiale”. La decisione, ricordano gli esperti, sarà adottata in base alla Convenzione sull’asilo diplomatico del 1954, di cui sono firmatari sia il Perù sia l’Uruguay. Si è appreso che Garcia ieri ha telefonato personalmente al presidente uruguaiano Tabaré Vázquez a cui ha richiesto l’ asilo politico.
– CITTA’ DEL MESSICO

– Uno dei più noti boss del narcotraffico messicano, Héctor Manuel Beltrán Leyva, è morto oggi per una crisi cardiaca in un ospedale messicano dove era stato trasferito d’urgenza da un carcere dello Stato del Messico. Lo riferisce l’agenzia di stampa Notimex.
Conosciuto con il soprannome di ‘El H’ Leyva, 56 anni, era stato arrestato a San Miguel Allende, Stato di Guanajuato, ed era in prigione dal 2 marzo 2016 in attesa di essere processato per numerosi reati legati alla sua attività.
In un primo momento alleato con i suoi fratelli a Joaquín Guzmán Loera (‘El Chapo’ Guzmán), capo del Cartello di Sinaloa, Leyva ne era diventato acerrimo nemico.
Prima del suo arresto, risiedeva nello Stato di Querétaro e operava con un profilo basso, facendosi passare per una persona benestante che commerciava in immobili ed in opere d’arte.
– HANOI

– Uno smottamento dovuto alle forti piogge che hanno accompagnato una tempesta tropicale ha ucciso almeno 13 persone in Vietnam. Secondo un funzionario della protezione civile della provincia di Khanh Hoa circa 600 soldati sono stati mobilitati per la ricerca dei dispersi e per evacuare la popolazione dalle zone ad alto rischio. La frana provocata dalla tempesta tropicale Toraji ha fatto crollare diverse case seppellendone gli occupanti in diversi billaggi della città turistica di Nha Trang. La tempesta si è poi declassata a depressione tropicale – ha fatto sapere l’Autoprità vietnamita per la gestione dei disastri – una volta al largo delle provincie costiere meridionali di Binh Thuan e Ninh Thuan. Il Vietnam è soggetto a tempeste e inondazioni che uccidono ogni anno centinaia di persone.
– PORT-AU-PRINCE

– Sei persone sono morte e almeno 5 sono rimaste ferite ad Haiti durante alcune dimostrazioni in varie parti del Paese contro le malversazioni avvenute nell’ambito di un programma venezuelano che forniva al Paese petrolio in sovvenzione.
Il presidente Jovenel Moise ha fatto appello al dialogo con i gruppi di opposizione che chiedono le sue dimissioni per non aver saputo individuare i responsabili. Migliaia di haitiani hanno marciato verso il Palazzo nazionale della capitale Portau-Prince sollecitando una indagine sui 3,8 miliardi di dollari ricevuti da Haiti nell’ambito del programma regionale Petrocaribe. Gli scontri con la polizia sono scoppiati dopo che i manifestanti avevano inscenato blocchi stradali e roghi di penumatici. Altri scontri si sarebbero verificati in altre città. Un’indagine del Senato haitiano ha fatto emergere episodi di corruzione a carico di almeno 14 ex esponenti dell’amministrazione dell’ex presidente Michel Martelly, ma nessuno di loro è stato rinviato a giudizio.   [print-me title=”STAMPA”]

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DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

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Gilet gialli: Francia,’rotta non cambia’
Premier, ‘all’ascolto dei francesi ma carbon tax resta’

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PARIGI

– “Siamo all’ascolto dei francesi, abbiamo sentito la loro esasperazione fiscale. Ma la rotta non cambia se si alza il vento”: lo ha detto, in diretta tv al tg di France 2, il primo ministro francese, Edouard Philippe, escludendo ogni cambiamento di posizione sulla carbon tax, all’origine della protesta dei gilet gialli.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 15:33 ALLE 19:03

DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

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Khashoggi: Trump, non ho ascoltato audio
‘E’ troppo brutale, violento, orribile’

Brexit: ampio sostegno ambasciatori 27Aperta solo estensione transizione. Non si lavora a piano B

Agli ‘Oscar cinesi’ appello per TaiwanRegista premiata, ‘è il mio più grande desiderio’

Malta: scoperti i mandanti dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana GaliziaSono maltesi, ma inquirenti non svelano l’identità dei sospetti

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Il presidente americano Donald Trump ha detto a Fox News di non aver voluto ascoltare l’audio dell’uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi perché è troppo “violento, brutale e orribile”. “Noi abbiamo la registrazione, non voglio ascoltarla… perché è una registrazione di sofferenza”, ha dichiarato. “Sono stato completamente informato (sull’audio, ndr). So esattamente ciò che è accaduto… è molto violento, molto brutale e orribile”, ha aggiunto Trump. Si tratta della registrazione fornita dalle autorità turche agli Usa e ad altri alleati occidentali.
– BRUXELLES

– I 27 hanno dato ‘ampio sostegno’ al testo dell’accordo sulla Brexit, che è pronto quindi per ricevere l’ok formale domani dai ministri al Consiglio affari generali art. 50. Lo affermano fonti diplomatiche

europee al termine della riunione degli ambasciatori dei 27.
L’unico punto del testo ancora rimasto aperto riguarda l’eventuale estensione del periodo di transizione, che è ancora indicato con ’20XX’. Gli ambasciatori non hanno lavorato su scenari alternativi dipendenti da eventuali sviluppi politici in Gran Bretagna.
– La politica irrompe nella cerimonia di premiazione agli ‘Oscar cinesi’ tenutasi a Taipei, dopo che una regista, Fu Yue, nel ricevere il premio per il miglior documentario, ha lanciato un appello per la totale indipendenza di Taiwan dalla Cina. Immediata la reazione contrariata delle star cinesi, mentre il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, è intervenuto con un post su Facebook sottolineando le differenze fra Taiwan e la Cina continentale. “Spero che un giorno il nostro Paese verrà riconosciuto e trattato come una entità veramente indipendente. Questo è il mio più grande desiderio in quanto taiwanese”, ha detto la regista Fu Yue – riferisce la Bbc – durante la cerimonia per il ‘Golden Horse’ nel ricevere il riconoscimento per il suo documentario sui giovani taiwanesi e il movimento di protesta ‘dei girasoli’ nel 2014. Ad alimentare la polemica la reazione dell’attore cinese Tu Men, quando ha sottolineato il suo onore nel presentare un premio in “Cina, Taiwan”, una definizione cui molti taiwanesi obiettano.

atoGli investigatori maltesi affermano di aver identificato “più di due” mandanti nell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia nell’ottobre 2017. Lo riporta il Times of Malta. Finora erano stati incriminati soltanto tre uomini accusati di aver materialmente innescato la bomba. Le fonti non avrebbero dato alcuna indicazione su chi siano questi sospetti e se provengano dal mondo criminale, economico o politico. La famiglia Caruana Galizia, contattata dal quotidiano, non era stata informata dalla polizia su questi ultimi sviluppi. Gli investigatori, sempre secondo il quotidiano maltese, sostengono di essere in costante contatto con Europol e che nelle ultime settimane il contatto si è intensificato in modo significativo man mano che la polizia si è avvicinata alla soluzione del caso. “Abbiamo una grande quantità di dati che richiedono analisi e partner come Europol hanno l’esperienza e l’esperienza necessarie per facilitare questo processo”, sottolinea una fonte. Caruana Galizia era stata assassinata dall’esplosione di una bomba piazzata nella sua auto a pochi metri dalla sua casa. L’omicidio ha suscitato commozione a livello internazionale e richieste di un’indagine trasparente dalla comunità internazionale.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 12:13 ALLE 15:33

DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

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Soeder si candida a leader Csu bavarese
Presidente Land alla Dpa, pronto a mettermi a servizio partito

May, se saltassi io la Brexit non sarebbe più facilePremier rinnova la sfida ai ribelli: ‘Resto al mio posto’

Turchia: rilasciati accademici, meno unoAccusati legami con filantropo Kavala, detenuto per ‘eversione’

Iraq: ucciso religioso, istigò armarsiTra leader proteste a Bassora, colpito a morte in un agguato

Brexit: Raab, errore non resistere a UeEx ministro spiega sua rottura con May dopo intesa con Bruxelles

Lewinsky, docu-serie si ‘Clinton Affair’20 ore di intervista.’Scuse presidente ci renderebbero migliori’ –

Corbyn: referendum bis non è un’opzione
‘Forse un domani ma per ora il Labour non può fermare la Brexit’

Macron: serve una sovranità Ue modernaIl presidente al Bundestag per commemorare le vittime di guerra

India: 33 le vittime del ciclone GajaIn 82 mila sono rimasti senza casa. Grossi danni a case e strade

Abito a rovescio, la sfida delle sauditeSui social la protesta silenziosa contro la veste tradizionale

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BERLINO

– Il presidente della Baviera, Markus Soeder, si candida alla presidenza della Csu bavarese, come successore di Horst Seehofer. Il ministro dell’Interno ha annunciato nei giorni scorsi di rinunciare alla guida dei cristiano-sociali, dopo averli guidati per 10 anni, e venerdì ha comunicato che la successione verrà decisa in un congresso speciale il 19 gennaio.
Soeder, 51 anni, dopo aver rappresentato a lungo una spina nel fianco per l’anziano Seehofer, 69enne, ha affermato oggi alla Dpa: “Dopo una matura riflessione e rispondendo al desiderio di molti esponenti del partito, sono pronto a mettermi al servizio del partito”. “Per questo mi candido alla presidenza”, ha aggiunto.

Theresa May non si fa da parte e avverte i falchi Tory ribelli che vorrebbero sfiduciarla: se fossi sostituita non avremmo un accordo migliore da Bruxelles sulla Brexit. Un cambio di cavallo – argomenta la premier a SkyNews – “non renderebbe i negoziati più facili, né cambierebbe l’aritmetica parlamentare”. May esclude poi di dimettersi, dice di non esser distratta dagli “insulti” e stima che al momento non sia stato raggiunto il quorum di 48 deputati per rimettere ai voti la sua leadership nel Partito Conservatore.
– ISTANBUL

– In Turchia sono stati rilasciati tutti tranne uno i 14 fra accademici, imprenditori e giornalisti fermati a Istanbul per legami con l’associazione Anadolu Kultur, guidata dal noto filantropo e attivista per i diritti umani Osman Kavala, che è detenuto da oltre un anno per sospette attività eversive contro lo Stato.
L’agenzia Anadolu ha reso noto che è rimasto in detenzione l’accademico Yigit Aksakoglu, che lavora alla Bilgi University di Istanbul. Aksakoglu è anche il rappresentante in Turchia della fondazione privata Bernard van Leer per la promozione dell’infanzia.
Quanto a Kavala, Amnesty International e Human Rights Watch ne hanno chiesto più volte il rilascio, sottolineando tra l’altro che non è stato ancora presentato nei suoi confronti alcun atto d’accusa formale.
– BASSORA (IRAQ)

– Un religioso musulmano è stato ucciso davanti alla sua abitazione dopo aver consigliato che i manifestanti, che protestano contro gli scarsi servizi pubblici di Bassora, nel sud dell’Iraq, prendessero le armi. Lo riferisce la polizia irachena.
Wissam al-Ghrawi era una figura di spicco delle recenti proteste, che chiedono acqua pulita e un adeguato servizio di corrente elettrica: la provincia di Bassora produce oltre il 90% delle esportazioni di petrolio del Paese, ma soffre di acqua potabile contaminata e frequenti blackout. La polizia di Bassora ha reso noto che al-Ghrawi è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un commando ieri sera davanti alla sua casa nel centro della città. Solo il giorno prima era stato filmato durante una manifestazione mentre diceva che i religiosi avrebbero presto emesso una fatwa per prendere le armi. Il video è poi stato ampiamente condiviso sui social media iracheni.
– LONDRA

– Non aver fronteggiato con sufficiente fermezza quelli che egli chiama “i ricatti e le prepotenze” di Bruxelles nei negoziati sul divorzio fra Gran Bretagna e Ue. E’ l’accusa che l’ex ministro per la Brexit, Dominic Raab, muove oggi – dalle colonne del Sunday Times e in un’intervista a un talk show domenicale della Bbc – a Theresa May, spiegando le sue dimissioni di giovedì scorso in polemica contro l’intesa con i 27 patrocinata dalla premier Tory.
“Avremmo dovuto rivolgerci con molta onestà al Paese e dire che non potevamo accettare di essere corrotti, di subire ricatti o prepotenze, che eravamo pronti ad abbandonare il tavolo”, ha recriminato Raab. “Io penso che ciò che è mancato siano stati la volontà politica e la risolutezza” di fronte agli interlocutori, ha proseguito, dicendo di non essere “sicuro che il nostro messaggio sia mai arrivato” e mettendo in guardia dal dare la sensazione di un Regno Unito “che abbia paura della sua ombra”.
– Monica Lewinsky parla dell”Affair Clinton’ vent’anni dopo la relazione con l’allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, quando lei era una stagista 22enne alla Casa Bianca, in venti ore di interviste per una docu-serie realizzata dal canale americano TV A&E e che andrà in onda a partire da oggi.
Con il titolo ‘The Clinton Affair’ – che la stessa Lewinsky giudica appropriato, scrive il Guardian – la serie è l’opportunità per la ex stagista di ripercorrere quella vicenda così come lei l’ha vissuta e come l’ha elaborata. “Credo che vent’anni siano abbastanza per portare quel peso”, ha sottolineato la 45enne in un recente intervento su Vanity Fair spiegando così la sua decisione di parlare adesso.
Clinton in una intervista a Nbc in giugno aveva detto che non riteneva di doversi scusare con Monica Lewinsky. Lei replica che a starle a cuore non sono tanto le scuse personali, ma la convinzione che l’ex presidente debba volersi scusare: “Sarebbe un uomo migliore e noi saremmo una società migliore”.
– LONDRA

– L’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit “non è un’opzione di oggi”, al massimo potrebbe esserlo “nel futuro”. Lo afferma il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, intervenendo oggi anche lui nel valzer dei talk show domenicali britannici nel dibattito sull’intesa sul divorzio dall’Ue appena definita da Theresa May.
Il Labour “non può fermare la Brexit perché non ha i numeri in Parlamento”, dice intervistato come la stessa May da Sophy Ridge, su SkyNews. Quanto all’idea della rivincita referendaria, evocata da molti nel suo partito, Corbyn la rinvia a un domani ipotetico, e non si sbilancia neppure su cosa voterebbe in teoria non sapendo “quali sarebbero le alternative” in ballo.
– BERLINO

– “Si deve aprire un nuovo capitolo”. Lo ha detto Emmanuel Macron, parlando al Bundestag tedesco, nel giorno della commemorazione delle vittime della Grande guerra. “Bisogna costruire una moderna, democratica, efficiente sovranità”, in Europa, ha affermato.
“L’Ue non era stata concepita per sfide come la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, il cambiamento climatico, la sfida dell’immigrazione”, ha rimarcato, compiti che si devono assumere adesso nella comune responsabilità.
“Dobbiamo tenere alti i nostri valori europei” e “rafforzare la sovranità europea”, ha sottolineato.
– NEW DELHI

– E’ salito a 33 il numero delle vittime provocate in India dal ciclone Gaja, che ha colpito le zone costiere dello Stato del Tamil Nadu venerdì scorso.
Venti e allagamenti provocati dalle forti piogge hanno causato ingenti danni alle case e alle strade e hanno costretto a evacuare nei giorni scorsi 82 mila persone, che da due giorni hanno trovato rifugio in circa 400 campi di soccorso.
– La tradizionale palandrana nera indossata alla rovescia e le foto postate sui social network con l’hashtag #insideoutabaya: è la forma di protesta inscenata da decine di donne saudite contro l’abaya, indumento che sono obbligate a indossare sempre in pubblico. Una forma di contestazione contro un’usanza ritenuta limitante ma anche contro Mohammed bin Salman.
A marzo il principe ereditario, dipinto come un potenziale innovatore progressista – e in questi giorni al centro della bufera per il caso del giornalista ucciso Jamal Khashoggi -, aveva detto che indossare la veste non era un obbligo sancito dall’islam. In pratica, tuttavia, non è cambiato nulla e non è stato emesso alcun editto formale in tal senso.
Decine di donne hanno quindi in questi giorni messo in scena la loro silenziosa presa di posizione. “Poiché le femministe saudite sono infinitamente creative, hanno inventato una nuova forma di protesta”, ha spiegato l’attivista Nora Abdulkarim sul suo profilo Twitter.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 07:28 ALLE 12:13

DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

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California: 1.300 dispersi, 76 morti
Sceriffo, finora distrutti 600 kmq, 10mila case. Domato al 55%

Florida, Gillum concede vittoria al GopDopo riconteggio voti. Confermato DeSantis, alleato di Trump

La Cia accusa: ‘Principe Bin Salman ordinò la morte di Khashoggi’Trump chiama Pompeo e capo agenzia intelligence

Dazi: nessun accordo a vertice ApecTrudeau, 21 Paesi divisi su protezionismo e rivalità Usa-Cina

Gilet gialli, feriti salgono a 409282 arresti. Ministro Interno, ‘caos totale, azioni di violenza’

La popolarità di Macron precipita al 25%Sondaggio Ifop, presidente al minimo assoluto in 18 mesi –

Tajani, mi candido per secondo mandato
Presidente, ‘Italia sia rappresentata a vertici istituzioni Ue’

Egitto: Hrw, arrestati 40 attivistiOng, ‘giro di vite contro dissenso’. ‘Di alcuni non si sa nulla’ – Parigi, ‘avanti su tassa ecologica’
Ministro dopo ‘gilet gialli’, dobbiamo liberarci dal petrolio

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CHICO (CALIFORNIA

)

– E’ salito ad almeno 1.300 dispersi e 76 morti accertati il bilancio, ancora provvisorio, degli incendi che da giorni divorano il nord della California, i più gravi in oltre un secolo. Lo ha reso noto lo sceriffo della contea di Butte, Kory Honea, che ha aggiornato il numero dei dispersi a fronte delle diverse centinaia che sono stati individuati. Le fiamme, dall’8 novembre, hanno devastato finora 600 chilometri quadrati e distrutto quasi 10.000 abitazioni. L’incendio è domato per il 55%.
– WASHINGTON

– I repubblicani mantengono il controllo della Florida: Andrew Gillum, il sindaco dem della capitale Tallahassee che aspirava a diventare il primo governatore nero dello Sunshine State, ha concesso la vittoria al rivale repubblicano, l’italo americano Ron DeSantis, stretto alleato di Donald Trump. Gillum aveva già ammesso la sconfitta la notte delle elezioni di Midterm ma poi aveva fatto marcia indietro quando lo spoglio delle schede lo aveva avvicinato all’avversario. Dato l’esile scarto tra i due, era stato avviato un riconteggio, nel quale DeSantis appariva in testa.
WASHINGTON – E’ stato il principe ereditario Mohammed bin Salman ad ordinare la brutale uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi: la conclusione della Cia, diffusa da tutti i media americani dopo lo scoop del Washington Post, smentisce il governo di Riad e mette in imbarazzo la Casa Bianca, che finora ha tentato di salvare il suo prezioso alleato in Medio Oriente. Donald Trump e’ stato colto apparentemente in contropiede prima di partire per la California devastata dai roghi. “Non sono ancora stato informato, parlerò con la Cia e con il segretario di stato Mike Pompeo oggi, a bordo dell’Air Force One”, ha risposto ai cronisti che lo incalzavano. “Finora ci è stato detto (bin Salman, ndr) che non ha avuto un ruolo”, ha proseguito. Poi è tornato a lodare “il grande alleato” saudita, “davvero spettacolare in termini di posti di lavoro e sviluppo economico”. Poi in volo ha chiamato Pompeo e il capo della Cia Gina Haspel, ma nulla è trapelato.
Il presidente aveva già avuto modo di vedere alcune prove sul coinvolgimento del principe ereditario saudita ma era rimasto scettico. Ora però sarà difficile ignorare le conclusioni della Cia, a meno che il tycoon non metta in discussione i suoi 007, come già fatto con il Russiagate.
La valutazione dell’agenzia di intelligence Usa è la più autorevole per ora tra quelle che legano il principe Bin Salman al delitto e complica gli sforzi dell’amministrazione Trump di proteggere lo stretto alleato. La Cia ha esaminato molteplici fonti di intelligence, compresa una telefonata che il fratello del principe, Khalid bin Salman, ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, fece a Khashoggi, dicendogli che doveva andare al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio con una donna turca e assicurandolo che non avrebbe corso pericolo. Non è chiaro, scrive il Wp, se Khalid sapeva che Khashoggi sarebbe stato ucciso ma egli fece la telefonata – intercettata dagli 007 Usa – su ordine del fratello. In risposta alle rivelazioni del Wp, l’ambasciatore saudita in Usa ha twittato che “l’ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via sms il 26 ottobre 2017”. “Non ho mai parlato con lui al telefono e certamente non ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”, aggiunge. La conclusione della Cia è basata inoltre sulla valutazione che il principe è il governante di fatto del Paese e sovrintende anche agli affari minori del regno. La valutazione finale degli 007 americani smentisce la tesi e gli ultimi sviluppi dell’indagine saudita, che ha portato all’ incriminazione di 11 persone (5 a rischio pena di morte) con la narrativa di un’operazione finalizzata a riportare Khashoggi in Arabia Saudita ma finita male, a causa di una overdose letale.
Un’operazione di cui Bin Salman non sarebbe stato a conoscenza. Versione presa subito per buona dall’amministrazione Trump, che si è limitata a sanzionare 17 persone legate all’omicidio, guardandosi bene dal mettere in discussione il principe. Per Trump si tratta di un alleato vitale: in chiave geo-politica per contrastare l’Iran in Medio Oriente, e in chiave economica per il petrolio e i maxi investimenti negli Usa, a partire dagli armamenti. A nulla sono serviti finora indizi pesanti come la registrazione audio dell’omicidio condivisa da Ankara con gli alleati occidentali e la telefonata di un membro del team saudita inviato nel consolato di Riad a Istanbul per comunicare a un suo superiore che l’operazione era finita e che poteva dirlo “al suo capo”. Senza contare i legami diretti di alcuni membri del team con lo stesso Bin Salman.
– PORT MORESBY

– Il teso vertice dell’Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico), centrato sulle politiche tariffarie e sulla competizione fra le sfere d’influenza sull’area del Pacifico fra Stati Uniti e Cina, si è chiuso a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, senza neanche un accordo per un comunicato finale fra i 21 Paesi membri. Lo ha annunciato il primo ministro canadese, Justin Trudeau. La presidenza di turno della Papua Nuova Guinea si è riservata invece di emettere una dichiarazione.
– PARIGI

– Il bilancio della giornata dei gilet gialli si aggrava, secondo cifre diffuse questa mattina dal ministero dell’Interno francese: un morto, 409 i feriti, di cui 14 gravi, 282 gli arresti. Per il ministro Christophe Castaner “siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza”. Intanto, 3.500 gilet gialli sono rimasti in azione tutta la notte. Stamattina i blocchi sono già 40 sulle autostrade.

– PARIGI

– Emmanuel Macron perde altri 4 punti a novembre nei sondaggi di popolarità ed ormai è soltanto un francese su 4 ad apprezzare l’operato del presidente. Secondo una ricerca Ifop, pubblicata stamattina dal Journal du Dimanche, Macron tocca il suo minimo assoluto nei 18 mesi di presidenza con il 25% di popolarità. Crolla di 7 punti anche il primo ministro Edouard Philippe, al 34%. Gli intervistati che si dicono “molto soddisfatti” di Macron sono soltanto il 4%, quelli “piuttosto soddisfatti” il 21%. I “piuttosto scontenti” il 34%, i “molto scontenti” il 39%.

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“Mi ricandiderò per un secondo mandato alla Presidenza del Parlamento Europeo perché l’Italia, Paese fondatore dell’Europa unita e uno dei grandi paesi dell’Unione, non può non essere rappresentata al vertice di una delle istituzioni dell’Ue”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, intervistato da Dario Carella a RegionEuropa, il settimanale europeo della Tgr in onda oggi su Rai 3. “L’Europa va riformata, non abolita, ed il senso del mio lavoro è stato e sarà quello di ricostruire il rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni dell’Unione: per fare questo – ha spiegato Tajani – occorre mettere al centro dell’azione politica i valori, e noi Popolari Europei lo abbiamo fatto nel nostro recente congresso a Helsinki”.
– IL CAIRO

– Human Rights Watch (Hrw) denuncia l’arresto in Egitto di almeno 40 avvocati e attivisti nell’ultimo mese, in un giro di vite su ampia scala contro il dissenso. Molti di questi, riferisce l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, erano persone che fornivano sostegno legale e umanitario alle famiglie di detenuti politici. Secondo i familiari, alcuni sono spariti e le autorità si rifiutano di dire dove sono detenuti.
“La repressione delle agenzie di sicurezza egiziane adesso si estende alla sparizione di uomini e donne coraggiosi che hanno provato a proteggere gli scomparsi e a porre fine a questa pratica illegale”, ha detto il vice direttore dell’ufficio regionale di Hrw, Michael Page.

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“In tema di fiscalità ecologica, andiamo avanti sulla traiettoria prevista. Non farlo sarebbe incosciente”. All’indomani delle manifestazioni dei ‘gilet gialli’ in Francia contro il caro-benzina, il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, in un’intervista a Le Parisien, conferma l’entrata in vigore della tassa sul carburante dal 1 gennaio, destinata, nelle intenzioni del governo, a ridurre gli effetti del cambiamento climatico. “Siamo stati eletti per risolvere i problemi che ci eravamo lasciati alle spalle e continueremo a farlo senza sosta. Bisogna assolutamente uscire da questa trappola delle auto, del petrolio e del diesel in cui ci siamo rinchiusi da troppo tempo”, ha aggiunto il ministro. Sulla protesta di ieri in tutta la Francia, da cui è partita anche la richiesta di dimissioni al presidente Emmanuel Macron, de Rugy ha detto: “C’è un’attesa molto forte di risultati, che è molto difficile da soddisfare in 18 mesi. E non è certo capitolando davanti alle difficoltà che riusciremo a farlo”.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 17:26 DI SABATO 17 NOVEMBRE 2018

ALLE 00:44 DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

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Amanda Knox annuncia le nozze
Proposta di matrimonio messa in scena e filmata dal fidanzato

Gilet gialli, almeno 106 feriti52 fermi, 32 restano in carcere

California: Trump, devastazione totaleIl presidente Usa nei luoghi distrutti dagli incendi

Grecia: scontri polizia-anarchiciA Atene e Salonicco.In anniversario rivolta studentesca del 1973

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Amanda Knox, la donna condannata e poi assolta per l’uccisione nel 2007 di una studentessa britannica con cui condivideva l’appartamento a Perugia, ha accettato la proposta di matrimonio del suo fidanzato Christopher Robinson ispirata al tema degli alieni, filmata e postata sui social media. La proposta è stata messa in scena nella loro casa a Seattle. Il video mostra la Knox che, dopo aver sentito suoni strani, esce di casa e va nel giardino avvolto dal fumo e illuminato da una luce blu, ridendo nervosamente e chiedendo cosa sta succedendo. Poi si avvicina a quello che sembra un pezzo di meteorite e trova una tavoletta intitolata “Enciclopedia galattica”, che riassume la loro storia d’amore, iniziata tre anni fa, dopo che lei recensì un romanzo di Robinson su un magazine locale.

– PARIGI

– Nuovo bilancio del ministero dell’Interno francese sulla mobilitazione dei “gilet gialli” che ha bloccato oggi il paese: i feriti sono 106, dei quali 5 gravi.
I fermati sono 52 e per 32 di loro il fermo è stato confermato e restano per questa sera in stato di detenzione. I blocchi stradali – meglio definiti come “punti di tensione” – sono stati oltre 2.000.
– WASHINGTON

– “È triste da vedere, è una devastazione totale, nessuno avrebbe mai pensato che potesse accadere”: così Donald Trump a Chico, vicino a Paradise, la cittadina distrutta dai roghi in California.
Alla domanda se pensa che i cambiamenti climatici siano una delle cause di quello che è successo il presidente ha risposto che “ci sono molti fattori” e che l’incendio non ha cambiato la sua opinione sul climate change.
Scontri tra polizia e anarchici si sono verificati ad Atene e Salonicco in occasione dell’anniversario della rivolta studentesca del 1973 contro il regime dei Colonnelli repressa nel sangue.
La polizia ha riferito che sabato sera nella capitale greca un gruppo di circa 300 persone ha eretto barricate e lanciato bombe incendiarie e pietre contro le forze dell’ordine che hanno risposto con il lancio di gas lacrimogeni e granate stordenti.
A Salonicco, la seconda città più grande della Grecia, gli agenti hanno a loro volta affrontato circa 200 anarchici.
Si è svolta invece in maniera per lo più pacifica la marcia di circa 15mila persone culminata all’ingresso dell’Ambasciata degli Stati Uniti, che molti in Grecia accusano di aver sostenuto il regime dei militari, in ricordo del 45/mo anniversario della rivolta degli studenti del Politecnico di Atene.
Per l’occasione ad Atene sono stati dispiegati circa 6.000 poliziotti.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 10:55 ALLE 17:26

DI SABATO 17 NOVEMBRE 2018

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Gilet gialli, chiusi Champs-Elysees
Cortei convergono a Porte de Bercy, manifestanti nel centro

PARIGI17 novembre 2018 10:55

Brexit: May respinge controproposteIntervista a Daily Mail, alternativa dei ‘ribelli’ non funziona

17 novembre 201814:42

Trump, estradizione Gulen? Per ora noIl presidente elogia Erdogan come ‘uomo forte’

WASHINGTON17 novembre 201814:51

Pence vede capo delegazione TaiwanWashington non ha rapporti diplomatici formali con l’isola

PECHINO17 novembre 201814:54

ttoArgentina: sottomarino quasi intattoSecondo le prime informazioni riferite dai media locali

BUENOS AIRES17 novembre 201814:58

Corea Nord: Xi invitato da Kim Jong unIl presidente cinese sta valutando una visita nel 2019

PECHINO17 novembre 201815:09

Supermercati Gb vendono insetti-snackSainsbury’s scommette su appetibilità ‘grilli croccanti’

LONDRA17 novembre 201815:23

Gilet gialli bloccati in vista EliseoChamps-Elysees occupati, circolazione sempre impossibile

PARIGI17 novembre 201815:25

Trump, ‘a giorni risponderò a Mueller”Interrogatorio? Non ne abbiamo parlato’

WASHINGTON17 novembre 201815:30

Siria: ong, 43 morti in raid Usa su IsisLa maggior parte donne e bambini

BEIRUT17 novembre 201815:45

A Londra la protesta degli ambientalistiManifestazione gruppo ‘Extinction Rebellion’. Bloccati 5 ponti

17 novembre 201816:37

Gilet gialli, scontri a traforo M.BiancoPolizia sgombera blocco che impediva accesso a tunnel per Italia

PARIGI17 novembre 201816:38

Marina Argentina,’sottomarino è imploso’Amm. Attis, ‘rottami sparsi nel raggio di 70 metri’

BUENOS AIRES17 novembre 201816:27

Ong, per roghi California ‘aria San Francisco la più inquinata al mondo’Con Sacramento e Stockton. ‘Più smog che in città Cina e India’

WASHINGTON17 novembre 201816:53

Tajani, Italia mantenga impegni su TavPresidente a Torino per manifestazione Fi,non farla danno enorme

TORINO17 novembre 201816:09

Trump, Pence è ‘soldato leale al 100%’Quelle del giornale su vicepresidente sono ‘fake news’, dice

WASHINGTON17 novembre 201815:31

Trump offre voti Gop per Pelosi speakerTycoon critica fronda progressisti, la vessano come fanno con me

WASHINGTON17 novembre 201817:26

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PARIGI

– “Blocchiamo tutto!”: con questo slogan i “gilet gialli” hanno fatto irruzione anche a Parigi, nel complesso risparmiata – come le altre città principali – dalla protesta contro il caro carburante che dilaga oggi nel Paese con 2.318 blocchi stradali, stando all’ultimo conteggio del ministero dell’Interno.
Diversi cortei stanno convergendo alla Porte de Bercy, l’uscita ad est della capitale, mentre alcune centinaia di manifestanti sfilano sugli Champs-Elysees, chiusi al traffico.
– La primo ministro britannica, Theresa May, respinge con forza gli attacchi di coloro che criticano il piano da lei proposto per un accordo con l’Ue sulla Brexit, rispondendo agli oppositori del suo stesso partito che il loro piano alternativo per il divorzio di Londra dall’Ue non funzionerebbe, in particolare per quanto riguarda il confine irlandese. Lo ha sottolineato in un’intervista al Daily Mail.
– WASHINGTON

– Donald Trump esclude, almeno per ora, l’estradizione di Fethullah Gulen, l’imam che il governo turco accusa di aver organizzato il fallito colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdogan nel 2016. “Non è oggetto di considerazione. Qualsiasi cosa possiamo fare la faremo, questo è qualcosa che esaminiamo sempre, ma a questo punto no”, ha detto ai cronisti, vantando poi la sua buona relazione con il presidente turco, definito un “amico”, un “uomo forte” e “intelligente”.
– PECHINO

– Il vicepresidente americano Mike Pence ha incontrato il capo della delegazione di Taiwan presente all’Apec in corso a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, i cui lavori sono oggi dedicati prevalentemente alla parte business.
Lo riporta l’Associated Press, citando quanto riferito da un funzionario americano al pool dei media che segue Pence.
Washington non ha rapporti diplomatici formali con l’isola, considerata da Pechino una provincia ribelle e quindi parte del suo territorio, ma ha un accordo sulla sicurezza che include la fornitura dei mezzi necessari alla difesa.
Pence ha avuto il meeting con Morris Chang, ottuagenario fondatore del colosso Taiwan semiconductor manufacturing company (Tsmc), di cui non sono stati forniti dettagli.
Taiwan è tra le 21 nazioni che fanno parte dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec).
– BUENOS AIRES

– Le prime informazioni sul ritrovamento del sottomarino argentino ARA San Juan, scomparso un anno fa nell’Oceano Atlantico e localizzato la notte scorsa a 800 metri di profondità dopo intense ricerche, indicano che il relitto “ha la prua schiacciata ma è abbastanza intatto”.
I media argentini indicano che il sommergibile è stato localizzato nello stesso luogo dove un anno fa era stata segnalata da organismi internazionali – che hanno nell’oceano strumenti di controllo di esplosioni nucleari – una “anomalia idroacustica”, termine ampio che riguarda varie possibilità, da rumori biologici fino a un’esplosione.
Il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto l’invito del leader Kim Jong-un a recarsi a Pyongyang e sta considerando se andare in Corea del Nord nel 2019: è quanto ha detto lo stesso Xi nel bilaterale col presidente sudcoreano Moon Jae-in, a margine dell’Apec in Papua Nuova Guinea. Kim Eui-kyeom, portavoce di Moon, ha riferito – scrive la Yonhap – che i leader hanno valutato “punto cruciale” per le questioni della penisola coreana sia il secondo summit tra il presidente Usa Donald Trump e Kim, sia la visita di quest’ultimo a Seul.
– LONDRA

– “Grilli croccanti”, grigliati e affumicati, in bustine per un appetitoso snack veloce: la catena di supermercati britannica Sainsbury’s da domani sarà la prima a commercializzare regolarmente sui suoi scaffali gli insetti commestibili, finora considerati esotici prodotti di nicchia, semplici curiosità in Occidente. E gli “Smoky BBQ Crunchy Roasted Crickets” a 1 sterlina e 50 sono solo uno dei prodotti di punta di un mercato che, secondo gli strateghi di Sainsbury’s, promette di infrangere le barriere psicologiche e di diffondersi. E’ pronta a scommetterci Rachel Eyre, stratega di marketing per Sainsbury’s: “Gli spuntini di insetti non dovrebbero più essere visti come una bizzarria o un test di coraggio, ed è chiaro che i consumatori sono sempre più propensi a esplorare questa nuova fonte sostenibile di proteine”.
Eat Grub, il marchio londinese che produce i ‘grilli croccanti’, allevati in Europa, intende usare gli insetti, e in particolare i grilli, per condire insalate, tacos o noodles.
– PARIGI

– Mentre diverse centinaia di “gilet gialli” della protesta contro il caro-carburante hanno invaso gli Champs-Elysees, alcuni gruppi di loro hanno tentato di dirigersi verso il vicino Eliseo per portare la contestazione sotto le finestre del presidente Emmanuel Macron. La polizia, schierata in forze, glielo ha per ora impedito, dividendoli in piccoli gruppetti e controllandoli a vista. Sugli Champs-Elysees, invasi dai “gilet gialli”, una sola corsia è tenuta libera per polizia e ambulanze.
– WASHINGTON

– Il presidente americano Donald Trump ha annunciato ai cronisti che le sue risposte scritte alle domande del procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, sono pronte e saranno inviate la prossima settimana. Alla domanda se si farà interrogare da Mueller, ha risposto che “non abbiamo parlato di questo”.
Almeno 43 persone, per lo più donne e bambini, sono rimasti uccisi in un bombardamento della coalizione a guida Usa contro una delle ultime roccaforti dell’Isis nell’est della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani precisando che sono state colpite case nel villaggio di Abu al Hassan, nella città di Hajin, lungo il confine con l’Iraq. Tra le vittime ci sono 17 bambini e 12 donne. Per l’agenzia statale Sana, i morti sono 40 e il villaggio colpito è Buqaan, vicino ad Abu al Hassan.
Alcune centinaia di attivisti di un gruppo, che esige che la minaccia del cambiamento climatico sia presa sul serio, hanno manifestato nel centro di Londra, bloccando il traffico su cinque dei principali ponti sul Tamigi.
Il gruppo ‘Extinction Rebellion’ ha fatto appello ai suoi militanti perché facciano sit-in di protesta in tutte le principali città del Regno Unito per quella che è stata evocata come la “giornata della ribellione”. A Londra, dopo il blocco dei ponti di Southwark, Blackfriars, Waterloo, Westminster e Lambeth, i dimostranti ambientalisti sono stati invitati dalla polizia a confluire in modo pacifico al Westminster Bridge.
I dimostranti hanno iniziato a radunarsi sui cinque ponti intorno alle 10 di mattina (le 11 italiane), prima di iniziare a bloccare il traffico. Secondo gli organizzatori i manifestanti di Londra sono almeno 6.000, 22 dei quali sono stati finora arrestati.

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PARIGI

– Lanci di gas lacrimogeni oggi pomeriggio a poche centinaia di metri dal traforo del Monte Bianco, tra la Francia e l’Italia, per sgomberare alcune decine di “gilet gialli” che bloccavano completamente l’accesso al tunnel. L’azione, che ha provocato un’ondata di proteste e panico fra i manifestanti, è stata provocata dal blocco filtrante dei camion e delle auto che, con il passare delle ore, era diventato totale. A quel punto, come da istruzioni del ministero dell’Interno, la polizia è intervenuta.
Lo scafo del sottomarino argentino ARA San Juan, rinvenuto la notte scorsa a 900 metri di profondità nell’Oceano Atlantico, “è totalmente deformato, disarticolato, a causa di un’implosione”. Lo ha dichiarato oggi il capitano Gabriel Eduardo Attis, comandante della base navale di Mar del Plata.
In una conferenza stampa trasmessa in diretta tv, Attis ha aggiunto che l’elica è parzialmente sommersa e ci sono rottami nel raggio di 70 metri.
A causa degli incendi che stanno devastando la California settentrionale, San Francisco, Sacramento (la capitale) e Stockton sono “le città più inquinate” del mondo, con una qualità dell’aria peggiore di alcuni luoghi noti tradizionalmente per lo smog in Cina e in India. Lo sostiene PurpleAir, una organizzazione nonprofit che aggrega i dati dei siti che monitorano la qualità dell’aria nel mondo.
“Sembra la peggior qualità dell’aria mai sperimentata a San Francisco”, ha ammesso Dan Jaffe, professore di chimica ambientale all’università di Washington, definendo la situazione “una emergenza”. Ieri, a causa del fumo che si diffondeva nella regione, scuole, università e trasporti pubblici hanno chiuso i battenti.
– TORINO

– “L’Unione Europea si aspetta che l’Italia mantenga gli impegni e realizzi una grande opera capace di assicurare lo sviluppo di tutta l’area padana”. Così il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, al suo arrivo in piazza Palazzo di Città, a Torino, per la manifestazione di Forza Italia a sostegno della Torino-Lione. “Senza la Tav si spenderebbero gli stessi soldi per farla – aggiunge – Una follia da irresponsabili. Non fare la Tav significa dividere l’Europa e isolare l’Italia”.
“L’analisi costi benefici c’è già – sottolinea -: si sa quanto costa farla e quanto costa non farla, 3 miliardi, a cui nel secondo caso bisognerebbe aggiungere un altro miliardo e mezzo per adeguare il Frejus”. L’analisi, prosegue, “è una scusa per perdere tempo e non andare avanti, tenendo in piedi un governo che fa acqua da tutte le parti”.
A sostenere le ragioni del sì alla Tav, in piazza, c’erano molti parlamentari azzurri. “Il no alla Tav – conclude Tajani – sarebbe un danno enorme al Paese”.

– WASHINGTON

– Su Mike Pence, “non metto in discussione la sua lealtà, è leale al 100%. Sono fake news, è una storia falsa, tipica del New York Times”: parlando con i cronisti prima di partire per la California, Donald Trump smentisce l’articolo del New York Times in cui si sostiene che il tycoon avrebbe cominciato a fare domande ai suoi collaboratori sulla lealtà del vice presidente.
“E’ un soldato, non potrei essere più felice, è già stato testato, in molti modi, è una persona magnifica”, ha aggiunto, criticando il New York Times per non averlo interpellato. Nei giorni scorsi Trump aveva annunciato che correrà per la Casa Bianca nel 2020 in ticket con Pence.
– WASHINGTON

– Il presidente americano Donald Trump ha ribadito la sua offerta di sostenere con voti repubblicani la candidatura della leader democratica Nancy Pelosi come speaker alla Camera, neutralizzando così la fronda interna dei progressisti.
“La aiuterò se ha bisogno di alcuni voti, se me lo chiede.
Farò un servizio meraviglioso per lei. Mi piace Nancy Pelosi, è forte e intelligente, merita di essere speaker”, ha aggiunto, criticando la fronda dem nei suoi confronti. “Stanno giocando con lei, come fanno con me, si chiamano molestie presidenziali”, ha proseguito.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 21:57 DI VENERDì 16 NOVEMBRE 2018

ALLE 04:12 DI SABATO 17 NOVEMBRE 2018

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Khashoggi, per la Cia il mandante è Bin Salman
Lo scrive il Washington post citando fonti vicine al dossier

WASHINGTON 16 Novembre 2018 21:57

Khashoggi, amb.saudita nega telefonataMai detto di andare in Turchia, ultimo contatto sms un anno fa’

WASHINGTON17 novembre 201802:51

Yemen verso colloqui di pace in SveziaAccordo tra governo riconosciuto e ribelli Houthi

NEW YORK17 novembre 2018 04:12

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WASHINGTON

– La Cia ha concluso che sia stato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a ordinare l’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, contraddicendo le conclusioni del governo di Riad secondo cui Bin Salman non è coinvolto nell’omicidio. Lo scrive il Washington Post citando fonti a conoscenza del dossier. La valutazione dell’agenzia di intelligence, nella quale i dirigenti affermano di avere un alto grado di fiducia, è la più definitiva per ora tra quelle che legano il principe Bin Salman al delitto e complica gli sforzi dell’amministrazione Trump di salvare le relazioni con il suo stretto alleato in Medio Oriente. Nel raggiungere le sue conclusioni, la Cia ha esaminato molteplici fonti di intelligence, compresa una telefonata che il fratello del principe, Khalid bin Salman, ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, fece a Khashoggi, dicendogli che doveva andare al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti a assicurandolo che non avrebbe corso pericolo.
– WASHINGTON

– L’ambasciatore saudita in Usa, Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario Mohammed bin Salman, ha twittato in risposta alle rivelazioni del Washington Post che “l’ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via testo il 26 ottobre 2017”. “Non ho mai parlato con lui al telefono e certamente non ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”, aggiunge, chiedendo al governo Usa di diffondere ogni informazioni riguardante questa affermazione.
– NEW YORK

– L’inviato dell’ Onu nello Yemen, Martin Griffiths, ha annunciato che il governo dello Yemen e i ribelli sciiti Houthi hanno raggiunto un accordo per avviare colloqui di pace in Svezia, finalizzati a porre fine alla guerra in atto da tre anni che ha gettato il più povero tra i Paesi arabi in un disastro umanitario. Griffiths ha detto al Consiglio di sicurezza che conta di portare le parti al tavolo “presto” e che questo è “un momento cruciale per lo Yemen”. Il popolo yemenita – ha aggiunto – “vuole disperatamente una soluzione politica ad una guerra di cui è la principale vittima”. Secondo l’inviato il governo dello Yemen e gli Houthi stanno per concludere un accordo per lo scambio di prigionieri e detenuti. Una coalizione a guida saudita alleata con il governo combatte contro gli Houthi dal 2015 e nel conflitto sono morte oltre 10 mila persone.   [print-me title=”STAMPA”]

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DALLE 07:17 ALLE 17:49

DI VENERDì 16 NOVEMBRE 2018

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La Corea del Nord espelle cittadino Usa
Per i media di Pyongyang è accusato di ‘ingresso illegale’

PECHINO16 novembre 2018 07:17

Condannati gli ultimi Khmer RossiUn tribunale cambogiano ha condannato gli ultimi due ex Khmer Rossi all’ergastolo per genocidio.

PHNOM PENH16 novembre 201813:44

Usa pronti a procedere contro AssangeCresce ottimismo su possibilità di portarlo in corte americana

NEW YORK16 novembre 201810:18

Turchia: blitz contro accademiciAccusati per legami con noto filantropo detenuto Kavala

ISTANBUL16 novembre 201810:27

India, ciclone uccide 10 personeGaja ha colpito la costa nello stato del Tamil Nadu

NEW DELHI16 novembre 201813:14

Khashoggi: cerimonia in moschea IstanbulCommemorazione organizzata da Associazione Amici reporter ucciso

ISTANBUL16 novembre 201812:14

Brexit, Gove divide i ‘brexiteers’Presidenza Tory non teme mozione sfiducia, ‘May la supererebbe’

LONDRA16 novembre 201812:04

La Brexit spacca il governo May, raffica di dimissioniI Tory ultrà pronti a sfiduciare la premier ma lei tira diritto

LONDRA16 novembre 201812:52

Voto sfiducia a leadership May martedìVoci e smentite su quorum raggiunto fra deputati Tory

LONDRA16 novembre 201813:34

Seehofer lascia guida Csu il 19 gennaioNella comunicazione scritta nessun accenno a posizione ministro

BERLINO16 novembre 201815:47

Cile a Gb, ridateci statua Isola PasquaDelegazione a Londra si riunirà con direzione British Museum

16 novembre 201815:46

Grecia: anniversario rivolta del 1973Domani in piazza per commemorare strage del 17 novembre del 1973

ATENE16 novembre 201816:35

Brasile: medici cubani vogliono rimanerePiù di 150 vogliono essere indipendenti, ricevere 100% stipendio

SAN PAOLO16 novembre 201816:39

Francia: Ramadan in libertà dopo 10 mesiEra in carcere per diverse accuse di stupri

PARIGI16 novembre 201816:42

Strage Isis scalo Istanbul, 46 ergastoliAttacco jihadista fece 45 morti, condannati 46 imputati

ISTANBUL16 novembre 201817:05

A Shanghai il primo hotel in una cavaInvestimento da 288 mln dollari, 18 piani di cui due sommersi

PECHINO16 novembre 201817:12

Gaza, 40 feriti in incidenti a confineMigliaia di dimostranti, sotto controllo di Hamas

GAZA16 novembre 201817:18

Siria: tornati quasi 270.000 profughiSeimila solo in ultima settimana, dicono forze armate russe

MOSCA16 novembre 201817:23 –

Centrafrica,uccisi 42 profughi cristiani
Assaltato compound nella diocesi di Alindao

16 novembre 201817:26

Israele, elezioni si avvicinanoFocolare ebraico pronto a lasciare. Premier, ‘errore storico’

TEL AVIV16 novembre 2018 17:49

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PECHINO

– La Corea del Nord ha deciso di espellere un cittadino americano in stato di detenzione per “ingresso illegale” nel Paese: lo riportano i media ufficiali di Pyongyang.
Un tribunale cambogiano ha condannato gli ultimi due ex Khmer Rossi all’ergastolo per genocidio, che stavano già scontando una condanna al carcere a vita per le scomparse e le deportazioni forzate avvenute durante il lor sanguinario regime guidatro da Pol Pot, fra il 1975 e il 1979. Sono anziani e non pentiti del loro ruolo in crimini contro l’umanità, per i quali erano già in carcere. Nuon Chea (92 anni) e Khieu Samphan (87), gli ultimi due leader dei Khmer rossi ancora in vita, da oggi sono però colpevoli anche per il reato di genocidio. La condanna si riferisce ai massacri della minoranza vietnamita e di quella musulmana Chan, solo una parte delle 1,7 milioni di vittime – per lo più cambogiani Khmer – del regime di Pol Pot, e c’è la seria possibilità che sia l’ultimo emesso dal tribunale misto dell’Onu per quegli orrori. Nuon Chea, il ‘fratello numero due’ considerato lo spietato ideologo del regime, è stato riconosciuto colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità contro entrambe le minoranze, mentre l’ex capo di Stato della ‘Kampuchea democratica’ Khieu Sampan è stato condannato per gli stessi reati ma solo contro la minoranza vietnamita, crimini “su scala enorme da lui incoraggiati e legittimati”. Il giudice cambogiano Nil Nonn, leggendo la sentenza, ha elencato i crimini appurati dal tribunale, tra cui omicidi, sterminio, schiavitù, torture, deportazioni, persecuzioni razziali e religiose, stupri, matrimoni forzati. Gli interrogatori e le esecuzioni erano approvate “dai più alti quadri, tra cui Nuon Chea”. I due anziani leader, già condannati nel 2014 per crimini contro l’unità, erano presenti in aula.

– NEW YORK

– Il Dipartimento di Giustizia si sta preparando a perseguire legalmente il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ed è ottimista sulla possibilità di riuscire a portarlo in un tribunale statunitense. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali gli Stati Uniti stanno valutando diversi tipi di accuse contro Assange, e fra queste potrebbe esserci lo spionaggio.
– ISTANBUL

– Almeno 12 tra accademici, imprenditori e giornalisti sono stati fermati stamani in blitz della polizia turca a Istanbul per legami con l’associazione Anadolu Kultur, guidata dal noto filantropo e attivista per i diritti umani Osman Kavala, che è detenuto da oltre un anno per sospette attività eversive contro lo stato. Tra le persone prelevate nei raid nelle loro abitazioni ci sono i professori Betul Tanbay e Turgut Tarhanli, docenti alle prestigiose università del Bosforo e Bilgi. Alcuni dei fermati erano anche tra i firmatari dell’appello degli ‘Accademici per la pace’, che nel 2016 chiesero la fine delle operazioni militari nel sud-est curdo. In contemporanea è scattata una nuova maxi-operazione contro sospetti affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen. La procura di Ankara ha emesso mandati d’arresto nei confronti di 100 militari dell’aviazione.
Blitz di polizia sono stati ordinati in 25 province. Finora, almeno 86 dei ricercati sono finiti in manette, tra cui 60 militari

Un ciclone in India ha ucciso almeno 10 persone e oltre 80.000 residenti sono stati evacuati.
Il ciclone Gaja ha colpito le zone costiere dello stato del Tamil Nadu con forti piogge e venti di 90 chilometri all’ora.
Gli sfollati sono stati trasferite in più di 470 centri di soccorso in sei distretti, e i pescatori sono stati avvertiti di stare lontani dal mare.
– ISTANBUL

– Una cerimonia funebre per commemorare Jamal Khashoggi è in corso nella moschea storica di Fatih a Istanbul. A organizzarla è l’Associazione degli Amici di Jamal Khashoggi, creata dopo il suo omicidio i 2 ottobre scorso nel consolato saudita di Istanbul da alcuni colleghi del reporter. La cerimonia consiste in una preghiera e in interventi in memoria del cronista, di cui non è mai stato ritrovato il corpo. Ieri, la procura generale di Riad ha sostenuto che i resti sarebbero stati portati fuori dalla sede diplomatica e consegnati a un agente turco.
“Certamente non è l’unico dovere che abbiamo nei suoi confronti. Continueremo a testimoniare davanti a tutti quello che lui ha cercato di farci vedere”, ha commentato Yasin Aktay, consigliere del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e amico del giornalista ucciso. Secondo Aktay, l’operazione condotta dagli agenti sauditi ha rappresentato “uno dei più pericolosi attacchi della storia” alla reputazione della Turchia.
– LONDRA

– Niente dimissioni dal governo di Theresa May per il ministro dell’Ambiente, Michael Gove. Lo annunciano fonti a lui vicine smentendo indiscrezioni circolate al riguardo dopo il suo presunto rifiuto di sostituire Dominic Raab al dicastero per la Brexit. L’annuncio ferma l’emorragia di esponenti ‘brexiteers’ dall’esecutivo e delude i conservatori più ultrà nella corrente dei falchi. Mentre dalla presidenza del partito arriva un segnale di rassicurazione: May ha i numeri per “vincere” in caso di mozione di sfiducia alla sua leadership.
LONDRA – L’effetto di un terremoto. L’intesa di compromesso sulla Brexit annunciata da Bruxelles e da Londra dopo due anni di apnea deflagra come una bomba sul governo Tory di Theresa May e sulla scena politica britannica: fra dimissioni, mozioni di sfiducia, polemiche, ansie, turbolenze sui mercati e sterlina a picco. Ma lei, la premier, seconda donna inquilina di Downing Street dopo Margaret Thatcher, tira dritto sfidando i calcinacci. La mia linea – proclama, stanca eppure tutt’altro che piegata – “è quella giusta”, “lo avverto con tutte le fibre del mio essere”, “vado avanti nel lavoro”.
La giornata si apre con una nuova raffica di defezioni dall’esecutivo, dopo il via libera (non unanime) alla bozza d’accordo strappato ieri da May allo scoccare della quinta ora di consiglio dei ministri. A sbattere la porta, oltre a due sottosegretari e un paio di altri componenti junior della compagine, sono due ministri e brexiteers di spicco: Esther McVey, bellicosa titolare del Lavoro, e soprattutto Dominic Raab, l’uomo che sotto quell’intesa avrebbe dovuto mettere la firma in veste di responsabile del dicastero della Brexit e che invece si chiama fuori come il predecessore David Davis.
McVey parla di tradimento del mandato referendario del 2016.
Raab spiega di “non poter sostenere in buona coscienza” un testo che a suo dire, fra le righe delle sue 585 pagine di clausole, mette in pericolo “l’integrità territoriale” del Paese a causa di quel meccanismo di ‘backstop’ imposto almeno sulla carta dall’Ue “a tempo indeterminato” a tutela di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord (ma non necessariamente fra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno). Parole pesanti che sembrano segnare il destino del governo, mentre la sterlina cede vertiginosamente terreno su euro e dollaro dopo un’iniziale apertura positiva della Borsa sulla scia della reazione di sollievo della City di fronte agli annunci di un divorzio concordato pur che sia. E che tuttavia non schiantano May, pronta a sostituire con un grazie e un benservito i fuoriusciti, ultimi d’una schiera che in due anni ha toccato quota 20.
La premier si presenta nell’arena della Camera dei Comuni negli stessi minuti in cui al Comitato 1922, organismo di controllo delle procedure elettorali interne al Partito Conservatore, cominciano ad affluire le lettere favorevoli a un mozione di sfiducia contro la sua leadership: prima fra tutte quella del rampante Jacob Rees-Mogg, nuovo beniamino degli euroscettici più oltranzisti. Per avviare l’iter ne servono 48, poi, nel caso, si tratterà di andare alla conta fra i 318 deputati dell’intero gruppo. Conta che lady Theresa si dichiara d’altronde preparata ad “affrontare”, se necessario.
Il messaggio recapitato al Parlamento, e più tardi ripetuto ai media in una conferenza stampa, è che lei di dimettersi non ha alcuna intenzione. La bozza d’intesa resta sul tavolo, fa sapere anche a beneficio di Bruxelles, dove i leader Ue sembrano mostrare qualche esitazione: con Donald Tusk che, a dispetto del vertice straordinario già convocato per il 25 per sancire il passo in avanti, torna a evocare anche ipotesi alternative di “no deal” o “no Brexit”. Ipotesi che anche May cita, ma solo per esorcizzarle. Ribadendo il ‘no’ a ogni idea di un secondo referendum di fronte ai deputati eurofili più convinti; difendendo l’intesa raggiunta come “la migliore negoziabile” di fronte all’accusa del leader laburista Jeremy Corbyn di aver partorito “un enorme fallimento” e “il caos”; replicando ai falchi di casa sua di aver portato a casa un compromesso non del tutto soddisfacente, certo, su punti come il backstop, ma che nei suoi aspetti essenziali garantisce la Brexit, “il rispetto della volontà popolare” espressa due anni fa e apre le porte all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue “il 29 marzo 2019”.
Molti restano scettici. E ad oggi una maggioranza parlamentare non si vede affatto. Ma la premier è decisa ad andare a vedere l’eventuale bluff di chi l’avversa da fronti opposti. Il suo traguardo, conferma, è il voto di ratifica a Westminster, forse prima di Natale, quando il gioco sarà a carte scoperte. “La leadership – martella May – è fare le cose giuste nell’interesse nazionale, non le cose facili. Io ho ho fatto il mio dovere, aspetto che il Parlamento faccia il suo”.

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LONDRA

– Sembra essere martedì 20 il giorno X per l’avvio delle procedure di voto in casa Tory sulla mozione di sfiducia contro la leadership di Theresa May che i brexiteers ultrà del partito stanno promuovendo in polemica con l’intesa sul divorzio dall’Ue raggiunta dalla premier con Bruxelles.
Nelle ultime ore si è aggiunta la firma di John Whittingdale, ex ministro della Cultura nel governo Cameron, il quale ha confermato d’aver inviato una lettera a sostegno della mozione al comitato 1922, l’organismo interno che sovrintende alle procedure per l’elezione del leader del Partito Conservatore. Il presidente del comitato, Graham Brady, ha tuttavia affermato di non essere ancora al corrente del raggiungimento del quorum necessario, a dispetto di indicazioni che lo danno già per superato. L’avvio dell’iter richiede la firma di almeno 48 deputati, numero che i ribelli possono raggiungere. In caso di voto, occorrerebbe un minimo di 158 per scalzare May dalla guida del partito, soglia al momento fuori portata

Il leader della Csu bavarese, Horst Seehofer, lascerà la guida del partito il 19 gennaio, nell’ambito di un congresso straordinario dei cristiano-sociali.
Seehofer lo ha annunciato in una comunicazione scritta, nella quale non si fa alcun riferimento alla sua posizione di ministro dell’Interno. Nei giorni scorsi, aveva annunciato di lasciare la presidenza della Csu ma di voler restare nel governo Merkel.
Il Cile chiederà al Regno Unito la restituzione di un Moai, una delle celebri statue dell’Isola di Pasqua, conservata nel British Museum di Londra: lo rende noto il portale di notizie cileno Emol.
Allo scopo, una delegazione composta da sette rappresentanti di Rapa Naui (nome indigeno dell’isola) e dal ministro dei Beni nazionali cileno, Felipe Ward, martedì prossimo si incontrerà a Londra con la direzione del museo britannico.
“Se necessario ci rivolgeremo anche alla regina e ai principi d’Inghilterra, per far capire loro l’importanza che il rimpatrio dei moai rappresenta per la nostra storia e cultura”, ha spiegato Camilo Rapu, presidente della comunità indigena Ma’u Henua.
– ATENE

– Atene blindata con migliaia di agenti schierati per le strade in vista della manifestazione domani per ricordare la rivolta del 1973 degli studenti del Politecnico di Atene, una protesta contro la dittatura dei Colonnelli repressa nel sangue.
Qualche disordine è scoppiato già oggi quando un gruppo di manifestanti anti-governo ha cercato di impedire ad una delegazione del partito al potere Syriza di deporre una corona di fiori fuori dal Politecnico in memoria delle vittime. Saranno 5.000 i poliziotti dislocati nella capitale greca domani. La protesta culminerà fuori dall’ambasciata degli Stati Uniti che molti in Grecia accusano di aver sostenute il regime dei militari.
– SAN PAOLO

– Almeno 150 medici cubani inviati in Brasile nell’ambito del programma Màs Médicos, sospeso due giorni fa dal governo dell’Avana, hanno disertato e stanno chiedendo che la giustizia locale permetta loro di restare nel paese in modo indipendente.
Lo ha reso noto oggi il quotidiano Estado de Sao Paulo, citando dichiarazioni di André de Santana Correa, che rappresenta i medici cubani, che hanno fatto causa al ministero brasiliano della Sanità, l’Organizzazione panamericana della Sanità (Opas) e il governo dell’Avana.
Secondo il legale, le cause si basano sul principio dell’uguale trattamento retributivo. “Perché i cubani ricevono uno stipendio minore a quello versato ai medici di altri paesi che fanno esattamente lo stesso lavoro, nelle stesse condizioni?”, ha chiesto.
I professionisti cubani del programma Màs Médicos ricevono solo il 30% dello stipendio pagato dalle autorità sanitarie. Il restante 70% è versato al governo dell’Avana.
Dopo 10 mesi di detenzione, accusato di diversi stupri, il controverso islamologo di nazionalità svizzera, Tariq Ramadan, ha ottenuto ieri sera dalle autorità giudiziarie francesi la libertà vigilata, da lui stesso chiesta e perorata davanti alla Corte d’appello di Parigi per la quarta volta.
L’islamologo, 56 anni, dovrà versare una cauzione di 300.000 euro e, una volta liberato dal carcere di Fresnes, a sud di Parigi, dovrà consegnare alle autorità il suo passaporto svizzero, non potrà lasciare il territorio francese né entrare in contatto con le donne che lo hanno denunciato e con i testimoni. Una volta alla settimana dovrà presentarsi in commissariato.
Docente universitario, personaggio influente nell’islam francofono, Ramadan, che si è sempre proclamato innocente, è stato indagato e arrestato il 2 febbraio scorso per lo stupro di due donne, Henda Ayari e colei che sui media è stata denominata “Christelle”.
– ISTANBUL

– Un tribunale di Istanbul ha emesso 46 condanne all’ergastolo aggravato – una sorta di 41 bis – per i 46 imputati nel processo per la strage dell’Isis all’aeroporto Ataturk della metropoli sul Bosforo del 28 giugno 2016, in cui 45 persone rimasero uccise e altre 163 sono state ferite. A 6 degli imputati sono anche stati comminati oltre 2.600 anni di carcere per imputazioni aggiuntive. Lo riporta Anadolu.
– PECHINO

– Il primo hotel al mondo costruito in una cava abbandonata si trova a Shanghai: l’Intercontinental Shanghai Wonderland è nato grazie a un progetto di sviluppo immobiliare da 288 milioni di dollari non lontano dall’aeroporto internazionale di Hongqiao, uno dei due della città cinese.
Alto 18 piani, di cui due sommersi, la suggestiva e ardita struttura è stata una sfida per gli ingegneri che hanno dovuto risolvere problemi mai affrontati finora. Il tetto è quasi a livello stradale, mentre tutto il resto dell’edificio con le sue 336 camere si affaccia sulla parte interna della cava.
Il progetto, coordinato dall’architetto Martin Jochman, ha avuto inizio nel 2006, coi lavori di costruzione partiti invece nel 2013 tra “stop-and-go” per gli ostacoli tecnici incontrati, quali il rispetto delle norme antisismiche e il mantenimento dell’acqua sul fondo a livelli costanti e regolabili.
Le camere, prenotabili da martedì, hanno un prezzo che varia da 3.666 a 6.000 yuan (circa 450-750 euro).

– GAZA

– Almeno 40 palestinesi sono stati feriti, 3 in modo grave, secondo fonti mediche di Gaza, in seguito ad incidenti verificatisi sul confine con Israele in un ulteriore venerdì di dimostrazioni nel contesto della cosiddetta Marcia del Ritorno, indetta da Hamas per spezzare il blocco israeliano alla Striscia.
Fonti locali aggiungono che nella Striscia è giunta una delegazione dell’intelligence dell’Egitto per verificare che le manifestazioni non escano di controllo e non inneschino ulteriori violenze con Israele. Questa settimana, dopo due giorni di aspri combattimenti, è stato messo a punto un tacito cessate il fuoco fra Hamas e il governo Netanyahu. Fonti locali riferiscono che i servizi di sicurezza di Hamas hanno oggi impedito ai dimostranti – stimati in 8-10 mila – di raggiungere i reticolati di confine dove erano appostati i militari israeliani. Alcuni dimostranti hanno dato fuoco a poster di Avigdor Lieberman, il ministro della difesa israeliano che ha rassegnato le dimissioni contro la tregua.

– MOSCA

– Le forze armate russe sostengono che quasi 270.000 profughi siano tornati in Siria dall’estero negli ultimi mesi, di cui 6.000 nell’ultima settimana. A riportare la notizia è il generale russo Mikhail Mizintsev, citato dalla Tass.

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Attacco in Centrafrica a un gruppo di rifugiati accolti da una diocesi. Forze ribelli ex Seleka hanno attaccato i rifugiati, quasi tutti cristiani, nel compound della cattedrale della Diocesi di Alindao. “Notizie ufficiali parlano di 42 morti, quelle non ufficiali di oltre 100”: lo fa sapere la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.
Nell’attacco, che si sarebbe verificato ieri, sarebbero stati uccisi anche due sacerdoti, tra i quali il vicario generale della diocesi.
– TEL AVIV

– Sempre più vicine le elezioni anticipate in Israele. ‘Focolare ebraico’, secondo fonti vicine all’organizzazione, ha intenzione di lasciare la coalizione di governo dopo che il premier Benyamin Netanyhu ha respinto oggi la richiesta del partito di affidare al proprio leader, Naftali Bennett, il ministero della difesa. Al termine dell’incontro con Bennett, Netanyahu ha infatti sapere che intende tenere per sé la carica. E questo ha portato, secondo i media, alla decisione di Focolare ebraico – anche se ancora non ufficializzata – di uscire dalla maggioranza. Se così fosse, la maggioranza scenderebbe alla Knesset sotto i 60 seggi su 120. Il premier subito dopo l’incontro ha ammonito tutti i leader della coalizione che “occorre fare ogni sforzo per preservare il governo di destra attuale per non ripetere lo storico errore del 1992, quando arrivò al potere la sinistra e si giunse agli Accordi di Oslo”. La data del possibile voto ancora non è stata decisa ma si parla di un periodo tra marzo e maggio 2019.   [print-me title=”STAMPA”]