Tempo di lettura: 11 minutiMONDO TUTTE LE NOTIZIE
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DI VENERDì 16 NOVEMBRE 2018
SOMMARIO
MONDO TUTTE LE NOTIZIE
La Corea del Nord espelle cittadino Usa
Per i media di Pyongyang è accusato di ‘ingresso illegale’
PECHINO16 novembre 2018 07:17
Condannati gli ultimi Khmer RossiUn tribunale cambogiano ha condannato gli ultimi due ex Khmer Rossi all’ergastolo per genocidio.
PHNOM PENH16 novembre 201813:44
Usa pronti a procedere contro AssangeCresce ottimismo su possibilità di portarlo in corte americana
NEW YORK16 novembre 201810:18
Turchia: blitz contro accademiciAccusati per legami con noto filantropo detenuto Kavala
ISTANBUL16 novembre 201810:27
India, ciclone uccide 10 personeGaja ha colpito la costa nello stato del Tamil Nadu
NEW DELHI16 novembre 201813:14
Khashoggi: cerimonia in moschea IstanbulCommemorazione organizzata da Associazione Amici reporter ucciso
ISTANBUL16 novembre 201812:14
Brexit, Gove divide i ‘brexiteers’Presidenza Tory non teme mozione sfiducia, ‘May la supererebbe’
LONDRA16 novembre 201812:04
La Brexit spacca il governo May, raffica di dimissioniI Tory ultrà pronti a sfiduciare la premier ma lei tira diritto
LONDRA16 novembre 201812:52
Voto sfiducia a leadership May martedìVoci e smentite su quorum raggiunto fra deputati Tory
LONDRA16 novembre 201813:34
Seehofer lascia guida Csu il 19 gennaioNella comunicazione scritta nessun accenno a posizione ministro
BERLINO16 novembre 201815:47
Cile a Gb, ridateci statua Isola PasquaDelegazione a Londra si riunirà con direzione British Museum
16 novembre 201815:46
Grecia: anniversario rivolta del 1973Domani in piazza per commemorare strage del 17 novembre del 1973
ATENE16 novembre 201816:35
Brasile: medici cubani vogliono rimanerePiù di 150 vogliono essere indipendenti, ricevere 100% stipendio
SAN PAOLO16 novembre 201816:39
Francia: Ramadan in libertà dopo 10 mesiEra in carcere per diverse accuse di stupri
PARIGI16 novembre 201816:42
Strage Isis scalo Istanbul, 46 ergastoliAttacco jihadista fece 45 morti, condannati 46 imputati
ISTANBUL16 novembre 201817:05
A Shanghai il primo hotel in una cavaInvestimento da 288 mln dollari, 18 piani di cui due sommersi
PECHINO16 novembre 201817:12
Gaza, 40 feriti in incidenti a confineMigliaia di dimostranti, sotto controllo di Hamas
GAZA16 novembre 201817:18
Siria: tornati quasi 270.000 profughiSeimila solo in ultima settimana, dicono forze armate russe
MOSCA16 novembre 201817:23 –
Centrafrica,uccisi 42 profughi cristiani
Assaltato compound nella diocesi di Alindao
16 novembre 201817:26
Israele, elezioni si avvicinanoFocolare ebraico pronto a lasciare. Premier, ‘errore storico’
TEL AVIV16 novembre 2018 17:49
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PECHINO
– La Corea del Nord ha deciso di espellere un cittadino americano in stato di detenzione per “ingresso illegale” nel Paese: lo riportano i media ufficiali di Pyongyang.
Un tribunale cambogiano ha condannato gli ultimi due ex Khmer Rossi all’ergastolo per genocidio, che stavano già scontando una condanna al carcere a vita per le scomparse e le deportazioni forzate avvenute durante il lor sanguinario regime guidatro da Pol Pot, fra il 1975 e il 1979. Sono anziani e non pentiti del loro ruolo in crimini contro l’umanità, per i quali erano già in carcere. Nuon Chea (92 anni) e Khieu Samphan (87), gli ultimi due leader dei Khmer rossi ancora in vita, da oggi sono però colpevoli anche per il reato di genocidio. La condanna si riferisce ai massacri della minoranza vietnamita e di quella musulmana Chan, solo una parte delle 1,7 milioni di vittime – per lo più cambogiani Khmer – del regime di Pol Pot, e c’è la seria possibilità che sia l’ultimo emesso dal tribunale misto dell’Onu per quegli orrori. Nuon Chea, il ‘fratello numero due’ considerato lo spietato ideologo del regime, è stato riconosciuto colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità contro entrambe le minoranze, mentre l’ex capo di Stato della ‘Kampuchea democratica’ Khieu Sampan è stato condannato per gli stessi reati ma solo contro la minoranza vietnamita, crimini “su scala enorme da lui incoraggiati e legittimati”. Il giudice cambogiano Nil Nonn, leggendo la sentenza, ha elencato i crimini appurati dal tribunale, tra cui omicidi, sterminio, schiavitù, torture, deportazioni, persecuzioni razziali e religiose, stupri, matrimoni forzati. Gli interrogatori e le esecuzioni erano approvate “dai più alti quadri, tra cui Nuon Chea”. I due anziani leader, già condannati nel 2014 per crimini contro l’unità, erano presenti in aula.
– NEW YORK
– Il Dipartimento di Giustizia si sta preparando a perseguire legalmente il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ed è ottimista sulla possibilità di riuscire a portarlo in un tribunale statunitense. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali gli Stati Uniti stanno valutando diversi tipi di accuse contro Assange, e fra queste potrebbe esserci lo spionaggio.
– ISTANBUL
– Almeno 12 tra accademici, imprenditori e giornalisti sono stati fermati stamani in blitz della polizia turca a Istanbul per legami con l’associazione Anadolu Kultur, guidata dal noto filantropo e attivista per i diritti umani Osman Kavala, che è detenuto da oltre un anno per sospette attività eversive contro lo stato. Tra le persone prelevate nei raid nelle loro abitazioni ci sono i professori Betul Tanbay e Turgut Tarhanli, docenti alle prestigiose università del Bosforo e Bilgi. Alcuni dei fermati erano anche tra i firmatari dell’appello degli ‘Accademici per la pace’, che nel 2016 chiesero la fine delle operazioni militari nel sud-est curdo. In contemporanea è scattata una nuova maxi-operazione contro sospetti affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen. La procura di Ankara ha emesso mandati d’arresto nei confronti di 100 militari dell’aviazione.
Blitz di polizia sono stati ordinati in 25 province. Finora, almeno 86 dei ricercati sono finiti in manette, tra cui 60 militari
Un ciclone in India ha ucciso almeno 10 persone e oltre 80.000 residenti sono stati evacuati.
Il ciclone Gaja ha colpito le zone costiere dello stato del Tamil Nadu con forti piogge e venti di 90 chilometri all’ora.
Gli sfollati sono stati trasferite in più di 470 centri di soccorso in sei distretti, e i pescatori sono stati avvertiti di stare lontani dal mare.
– ISTANBUL
– Una cerimonia funebre per commemorare Jamal Khashoggi è in corso nella moschea storica di Fatih a Istanbul. A organizzarla è l’Associazione degli Amici di Jamal Khashoggi, creata dopo il suo omicidio i 2 ottobre scorso nel consolato saudita di Istanbul da alcuni colleghi del reporter. La cerimonia consiste in una preghiera e in interventi in memoria del cronista, di cui non è mai stato ritrovato il corpo. Ieri, la procura generale di Riad ha sostenuto che i resti sarebbero stati portati fuori dalla sede diplomatica e consegnati a un agente turco.
“Certamente non è l’unico dovere che abbiamo nei suoi confronti. Continueremo a testimoniare davanti a tutti quello che lui ha cercato di farci vedere”, ha commentato Yasin Aktay, consigliere del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e amico del giornalista ucciso. Secondo Aktay, l’operazione condotta dagli agenti sauditi ha rappresentato “uno dei più pericolosi attacchi della storia” alla reputazione della Turchia.
– LONDRA
– Niente dimissioni dal governo di Theresa May per il ministro dell’Ambiente, Michael Gove. Lo annunciano fonti a lui vicine smentendo indiscrezioni circolate al riguardo dopo il suo presunto rifiuto di sostituire Dominic Raab al dicastero per la Brexit. L’annuncio ferma l’emorragia di esponenti ‘brexiteers’ dall’esecutivo e delude i conservatori più ultrà nella corrente dei falchi. Mentre dalla presidenza del partito arriva un segnale di rassicurazione: May ha i numeri per “vincere” in caso di mozione di sfiducia alla sua leadership.
LONDRA – L’effetto di un terremoto. L’intesa di compromesso sulla Brexit annunciata da Bruxelles e da Londra dopo due anni di apnea deflagra come una bomba sul governo Tory di Theresa May e sulla scena politica britannica: fra dimissioni, mozioni di sfiducia, polemiche, ansie, turbolenze sui mercati e sterlina a picco. Ma lei, la premier, seconda donna inquilina di Downing Street dopo Margaret Thatcher, tira dritto sfidando i calcinacci. La mia linea – proclama, stanca eppure tutt’altro che piegata – “è quella giusta”, “lo avverto con tutte le fibre del mio essere”, “vado avanti nel lavoro”.
La giornata si apre con una nuova raffica di defezioni dall’esecutivo, dopo il via libera (non unanime) alla bozza d’accordo strappato ieri da May allo scoccare della quinta ora di consiglio dei ministri. A sbattere la porta, oltre a due sottosegretari e un paio di altri componenti junior della compagine, sono due ministri e brexiteers di spicco: Esther McVey, bellicosa titolare del Lavoro, e soprattutto Dominic Raab, l’uomo che sotto quell’intesa avrebbe dovuto mettere la firma in veste di responsabile del dicastero della Brexit e che invece si chiama fuori come il predecessore David Davis.
McVey parla di tradimento del mandato referendario del 2016.
Raab spiega di “non poter sostenere in buona coscienza” un testo che a suo dire, fra le righe delle sue 585 pagine di clausole, mette in pericolo “l’integrità territoriale” del Paese a causa di quel meccanismo di ‘backstop’ imposto almeno sulla carta dall’Ue “a tempo indeterminato” a tutela di un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord (ma non necessariamente fra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno). Parole pesanti che sembrano segnare il destino del governo, mentre la sterlina cede vertiginosamente terreno su euro e dollaro dopo un’iniziale apertura positiva della Borsa sulla scia della reazione di sollievo della City di fronte agli annunci di un divorzio concordato pur che sia. E che tuttavia non schiantano May, pronta a sostituire con un grazie e un benservito i fuoriusciti, ultimi d’una schiera che in due anni ha toccato quota 20.
La premier si presenta nell’arena della Camera dei Comuni negli stessi minuti in cui al Comitato 1922, organismo di controllo delle procedure elettorali interne al Partito Conservatore, cominciano ad affluire le lettere favorevoli a un mozione di sfiducia contro la sua leadership: prima fra tutte quella del rampante Jacob Rees-Mogg, nuovo beniamino degli euroscettici più oltranzisti. Per avviare l’iter ne servono 48, poi, nel caso, si tratterà di andare alla conta fra i 318 deputati dell’intero gruppo. Conta che lady Theresa si dichiara d’altronde preparata ad “affrontare”, se necessario.
Il messaggio recapitato al Parlamento, e più tardi ripetuto ai media in una conferenza stampa, è che lei di dimettersi non ha alcuna intenzione. La bozza d’intesa resta sul tavolo, fa sapere anche a beneficio di Bruxelles, dove i leader Ue sembrano mostrare qualche esitazione: con Donald Tusk che, a dispetto del vertice straordinario già convocato per il 25 per sancire il passo in avanti, torna a evocare anche ipotesi alternative di “no deal” o “no Brexit”. Ipotesi che anche May cita, ma solo per esorcizzarle. Ribadendo il ‘no’ a ogni idea di un secondo referendum di fronte ai deputati eurofili più convinti; difendendo l’intesa raggiunta come “la migliore negoziabile” di fronte all’accusa del leader laburista Jeremy Corbyn di aver partorito “un enorme fallimento” e “il caos”; replicando ai falchi di casa sua di aver portato a casa un compromesso non del tutto soddisfacente, certo, su punti come il backstop, ma che nei suoi aspetti essenziali garantisce la Brexit, “il rispetto della volontà popolare” espressa due anni fa e apre le porte all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue “il 29 marzo 2019”.
Molti restano scettici. E ad oggi una maggioranza parlamentare non si vede affatto. Ma la premier è decisa ad andare a vedere l’eventuale bluff di chi l’avversa da fronti opposti. Il suo traguardo, conferma, è il voto di ratifica a Westminster, forse prima di Natale, quando il gioco sarà a carte scoperte. “La leadership – martella May – è fare le cose giuste nell’interesse nazionale, non le cose facili. Io ho ho fatto il mio dovere, aspetto che il Parlamento faccia il suo”.
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LONDRA
– Sembra essere martedì 20 il giorno X per l’avvio delle procedure di voto in casa Tory sulla mozione di sfiducia contro la leadership di Theresa May che i brexiteers ultrà del partito stanno promuovendo in polemica con l’intesa sul divorzio dall’Ue raggiunta dalla premier con Bruxelles.
Nelle ultime ore si è aggiunta la firma di John Whittingdale, ex ministro della Cultura nel governo Cameron, il quale ha confermato d’aver inviato una lettera a sostegno della mozione al comitato 1922, l’organismo interno che sovrintende alle procedure per l’elezione del leader del Partito Conservatore. Il presidente del comitato, Graham Brady, ha tuttavia affermato di non essere ancora al corrente del raggiungimento del quorum necessario, a dispetto di indicazioni che lo danno già per superato. L’avvio dell’iter richiede la firma di almeno 48 deputati, numero che i ribelli possono raggiungere. In caso di voto, occorrerebbe un minimo di 158 per scalzare May dalla guida del partito, soglia al momento fuori portata
Il leader della Csu bavarese, Horst Seehofer, lascerà la guida del partito il 19 gennaio, nell’ambito di un congresso straordinario dei cristiano-sociali.
Seehofer lo ha annunciato in una comunicazione scritta, nella quale non si fa alcun riferimento alla sua posizione di ministro dell’Interno. Nei giorni scorsi, aveva annunciato di lasciare la presidenza della Csu ma di voler restare nel governo Merkel.
Il Cile chiederà al Regno Unito la restituzione di un Moai, una delle celebri statue dell’Isola di Pasqua, conservata nel British Museum di Londra: lo rende noto il portale di notizie cileno Emol.
Allo scopo, una delegazione composta da sette rappresentanti di Rapa Naui (nome indigeno dell’isola) e dal ministro dei Beni nazionali cileno, Felipe Ward, martedì prossimo si incontrerà a Londra con la direzione del museo britannico.
“Se necessario ci rivolgeremo anche alla regina e ai principi d’Inghilterra, per far capire loro l’importanza che il rimpatrio dei moai rappresenta per la nostra storia e cultura”, ha spiegato Camilo Rapu, presidente della comunità indigena Ma’u Henua.
– ATENE
– Atene blindata con migliaia di agenti schierati per le strade in vista della manifestazione domani per ricordare la rivolta del 1973 degli studenti del Politecnico di Atene, una protesta contro la dittatura dei Colonnelli repressa nel sangue.
Qualche disordine è scoppiato già oggi quando un gruppo di manifestanti anti-governo ha cercato di impedire ad una delegazione del partito al potere Syriza di deporre una corona di fiori fuori dal Politecnico in memoria delle vittime. Saranno 5.000 i poliziotti dislocati nella capitale greca domani. La protesta culminerà fuori dall’ambasciata degli Stati Uniti che molti in Grecia accusano di aver sostenute il regime dei militari.
– SAN PAOLO
– Almeno 150 medici cubani inviati in Brasile nell’ambito del programma Màs Médicos, sospeso due giorni fa dal governo dell’Avana, hanno disertato e stanno chiedendo che la giustizia locale permetta loro di restare nel paese in modo indipendente.
Lo ha reso noto oggi il quotidiano Estado de Sao Paulo, citando dichiarazioni di André de Santana Correa, che rappresenta i medici cubani, che hanno fatto causa al ministero brasiliano della Sanità, l’Organizzazione panamericana della Sanità (Opas) e il governo dell’Avana.
Secondo il legale, le cause si basano sul principio dell’uguale trattamento retributivo. “Perché i cubani ricevono uno stipendio minore a quello versato ai medici di altri paesi che fanno esattamente lo stesso lavoro, nelle stesse condizioni?”, ha chiesto.
I professionisti cubani del programma Màs Médicos ricevono solo il 30% dello stipendio pagato dalle autorità sanitarie. Il restante 70% è versato al governo dell’Avana.
Dopo 10 mesi di detenzione, accusato di diversi stupri, il controverso islamologo di nazionalità svizzera, Tariq Ramadan, ha ottenuto ieri sera dalle autorità giudiziarie francesi la libertà vigilata, da lui stesso chiesta e perorata davanti alla Corte d’appello di Parigi per la quarta volta.
L’islamologo, 56 anni, dovrà versare una cauzione di 300.000 euro e, una volta liberato dal carcere di Fresnes, a sud di Parigi, dovrà consegnare alle autorità il suo passaporto svizzero, non potrà lasciare il territorio francese né entrare in contatto con le donne che lo hanno denunciato e con i testimoni. Una volta alla settimana dovrà presentarsi in commissariato.
Docente universitario, personaggio influente nell’islam francofono, Ramadan, che si è sempre proclamato innocente, è stato indagato e arrestato il 2 febbraio scorso per lo stupro di due donne, Henda Ayari e colei che sui media è stata denominata “Christelle”.
– ISTANBUL
– Un tribunale di Istanbul ha emesso 46 condanne all’ergastolo aggravato – una sorta di 41 bis – per i 46 imputati nel processo per la strage dell’Isis all’aeroporto Ataturk della metropoli sul Bosforo del 28 giugno 2016, in cui 45 persone rimasero uccise e altre 163 sono state ferite. A 6 degli imputati sono anche stati comminati oltre 2.600 anni di carcere per imputazioni aggiuntive. Lo riporta Anadolu.
– PECHINO
– Il primo hotel al mondo costruito in una cava abbandonata si trova a Shanghai: l’Intercontinental Shanghai Wonderland è nato grazie a un progetto di sviluppo immobiliare da 288 milioni di dollari non lontano dall’aeroporto internazionale di Hongqiao, uno dei due della città cinese.
Alto 18 piani, di cui due sommersi, la suggestiva e ardita struttura è stata una sfida per gli ingegneri che hanno dovuto risolvere problemi mai affrontati finora. Il tetto è quasi a livello stradale, mentre tutto il resto dell’edificio con le sue 336 camere si affaccia sulla parte interna della cava.
Il progetto, coordinato dall’architetto Martin Jochman, ha avuto inizio nel 2006, coi lavori di costruzione partiti invece nel 2013 tra “stop-and-go” per gli ostacoli tecnici incontrati, quali il rispetto delle norme antisismiche e il mantenimento dell’acqua sul fondo a livelli costanti e regolabili.
Le camere, prenotabili da martedì, hanno un prezzo che varia da 3.666 a 6.000 yuan (circa 450-750 euro).
– GAZA
– Almeno 40 palestinesi sono stati feriti, 3 in modo grave, secondo fonti mediche di Gaza, in seguito ad incidenti verificatisi sul confine con Israele in un ulteriore venerdì di dimostrazioni nel contesto della cosiddetta Marcia del Ritorno, indetta da Hamas per spezzare il blocco israeliano alla Striscia.
Fonti locali aggiungono che nella Striscia è giunta una delegazione dell’intelligence dell’Egitto per verificare che le manifestazioni non escano di controllo e non inneschino ulteriori violenze con Israele. Questa settimana, dopo due giorni di aspri combattimenti, è stato messo a punto un tacito cessate il fuoco fra Hamas e il governo Netanyahu. Fonti locali riferiscono che i servizi di sicurezza di Hamas hanno oggi impedito ai dimostranti – stimati in 8-10 mila – di raggiungere i reticolati di confine dove erano appostati i militari israeliani. Alcuni dimostranti hanno dato fuoco a poster di Avigdor Lieberman, il ministro della difesa israeliano che ha rassegnato le dimissioni contro la tregua.
– MOSCA
– Le forze armate russe sostengono che quasi 270.000 profughi siano tornati in Siria dall’estero negli ultimi mesi, di cui 6.000 nell’ultima settimana. A riportare la notizia è il generale russo Mikhail Mizintsev, citato dalla Tass.
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Attacco in Centrafrica a un gruppo di rifugiati accolti da una diocesi. Forze ribelli ex Seleka hanno attaccato i rifugiati, quasi tutti cristiani, nel compound della cattedrale della Diocesi di Alindao. “Notizie ufficiali parlano di 42 morti, quelle non ufficiali di oltre 100”: lo fa sapere la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.
Nell’attacco, che si sarebbe verificato ieri, sarebbero stati uccisi anche due sacerdoti, tra i quali il vicario generale della diocesi.
– TEL AVIV
– Sempre più vicine le elezioni anticipate in Israele. ‘Focolare ebraico’, secondo fonti vicine all’organizzazione, ha intenzione di lasciare la coalizione di governo dopo che il premier Benyamin Netanyhu ha respinto oggi la richiesta del partito di affidare al proprio leader, Naftali Bennett, il ministero della difesa. Al termine dell’incontro con Bennett, Netanyahu ha infatti sapere che intende tenere per sé la carica. E questo ha portato, secondo i media, alla decisione di Focolare ebraico – anche se ancora non ufficializzata – di uscire dalla maggioranza. Se così fosse, la maggioranza scenderebbe alla Knesset sotto i 60 seggi su 120. Il premier subito dopo l’incontro ha ammonito tutti i leader della coalizione che “occorre fare ogni sforzo per preservare il governo di destra attuale per non ripetere lo storico errore del 1992, quando arrivò al potere la sinistra e si giunse agli Accordi di Oslo”. La data del possibile voto ancora non è stata decisa ma si parla di un periodo tra marzo e maggio 2019. [print-me title=”STAMPA”]
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