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Portavoce Haftar, l’Italia non è nemica
‘Nessuna minaccia ma l’Italia dovrebbe andarsene da Misurata’
IL CAIRO27 aprile 2019 22:49
– Anche se resta l’esortazione a ritirare il contingente italiano che opera nell’ospedale da campo a Misurata, il portavoce del generale Khalifa Haftar ha sottolineato che l’indicazione non è una “minaccia” e il caso non rende l’Italia affatto “nemica” dell’Esercito nazionale libico (Lna).
MONDO
Sparatoria davanti a una sinagoga a San Diego, almeno un morto
Almeno 3 feriti. La polizia ha arrestato un giovane bianco di 19 anni
WASHINGTON27 aprile 201923:50
Paura in California, dove alcuni colpi di pistola sono stati esplosi contro i fedeli di una sinagoga e hanno lasciato diverse persone colpite e a terra. Tra loro ci sarebbero anche un rabbino e alcuni bambini. Il bilancio sarebbe di almeno un morto e tre o quattro feriti.L’uomo che ha aperto il fuoco contro i fedeli è un bianco di 19 anni residente nell’area di San Diego. Lo ha reso noto la polizia, L’uomo avrebbe aperto il fuoco con un
fucile semiautomatico ed è stato fermato durante un breve scontro a fuoco con gli agenti mentre tentava la fuga.La vittima della sparatoria è una donna. I tre feriti sono un uomo, una donna e una bambina. Nessuno sarebbe in pericolo di vita.Teatro della sparatoria la cittadina di Poway, una ventina di chilometri da San Diego, davanti al centro ebraico della Congregation Chabad dove molti fedeli si erano riuniti sabato mattina per le celebrazioni della Pasqua ebraica.”Secondo le informazioni si tratta di un crimine d’odio”: lo ha detto il presidente americano Donald Trump commentando con i giornalisti che lo seguono per un comizio in Wisconsin la sparatoria contro i fedeli della sinagoga di Poway, alle porte di San Diego.Ancora vivo negli Usa è il ricordo della strage della sinagoga di Pittsburgh, in Pennsylvania, avvenuta esattamente sei mesi fa, il 27 ottobre scorso, quando un uomo, Robert Bowers, entrò in azione e uccise 11 persone, in quello che viene considerato l’attacco antisemita più grave della storia degli Stati Uniti. Nel caso di Poway non è ancora chiaro se il movente della sparatoria sia l’antisemitismo, anche se il sindaco della cittadina Steve Vaus ha parlato davanti alle telecamere di “crimine d’odio” e ha dichiarato che l’obiettivo degli spari era proprio la comunità ebraica: “Credo che l’autore di quanto accaduto – ha detto – sia stato mosso dall’odio per questa comunità”. Ma dell’uomo arrestato al momento si sa poco e nulla: non ne è stata diffusa l’identità e in queste ore è sotto il torchio degli investigatori. Intanto nella comunità ebraica di Poway è sconcerto per quanto accaduto.
Sparatoria Usa: sindaco, crimine d’odioAttacco a una sinagoga, un morto e almeno tre feriti
WASHINGTON27 aprile 201923:34
– “E’ un crimine d’odio”: così Steve Vaus, sindaco di Poway, sobborgo alle porte della città californiana di San Diego, ha descritto la sparatoria avvenuta davanti a una sinagoga e che ha causato un morto e tre feriti, tra cui due bambini.
Usa, killer sarebbe suprematista biancoIl 19enne di San Diego ha sparato contro fedeli di una sinagoga
WASHINGTON28 aprile 201901:15
– Il diciannovenne di San Diego che ha aperto il fuoco contro i fedeli di una sinagoga di Poway, in California, sarebbe un suprematista bianco che avrebbe scritto alcune lettere in cui denuncia il suo odio verso gli ebrei e altre persone. Lo scrive Rita Katz, la responsabile del sito specializzato Site che monitora il web e i social media. Il ragazzo avrebbe scritto di essersi ispirato a Brenton Tarrant, l’uomo che ha fatto una strage in una moschea e in un centro islamico di Cristchurch, in Nuova Zelanda.
Sempre secondo Katz, il diciannovenne avrebbe postato una lettera in cui invita altri bianchi suprematisti a condurre attacchi. Lettera in cui spiegherebbe di aver impiegato quattro settimane per pianificare il suo attacco e svela di aver appiccato con la benzina un incendio a una moschea nella localita’ di Escondito la settimana dopo l’attentato in Nuova Zelanda. Il ragazzo avrebbe anche scritto una lista di persone a cui si ispirerebbe, tra cui figura anche Adolf Hitler.
Sri Lanka, Isis: 3 dei nostri nel blitzRivendicazione degli estremisti islamici dopo la sparatoria
AMPARA (SRI LANKA)28 aprile 201903:23
– L’Isis ha rivendicato la presenza di tre dei suoi miliziani tra le persone morte venerdì sera in una sparatoria con la polizia nell’est dello Sri Lanka.
In una dichiarazione pubblicata domenica scorsa dall’agenzia di stampa Aamaq, sono stati resi noti i nomi di battaglia di Abu Hammad, Abu Sufyan e Abu al-Qaqa. Si spiega che i tre hanno aperto il fuoco con armi automatiche e “dopo aver esaurito le loro munizioni si sono fatti esplodere con le loro cinture esplosive”.
L’Isis afferma anche che i loro miliziani avrebbero ucciso 17 “miscredenti” nell’attacco, cosa che però non risulta vera. [print-me title=”STAMPA”]
DALLE 13:07 ALLE 18:25 DI MERCOLEDì 24 APRILE 2019
MONDO
Sarraj accusa Francia, ‘sostiene Haftar’
‘Siamo sorpresi, l’ho detto a Macron quando mi ha chiamato’
24 aprile 2019 13:07
– Il premier libico Fayez al-Sarraj, capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ha pesantemente accusato la Francia di sostenere il generale Khalifa Haftar nella crisi in Libia. “Siamo sorpresi del fatto che la Francia non sostenga il nostro governo democratico ma un dittatore”, ha detto Sarraj in un’intervista ai quotidiani francesi Liberation e Le Monde. “Quando Macron mi ha chiamato, gli ho detto che qui l’opinione pubblica è contro la Francia”, ha aggiunto. E’ la prima volta che Sarraj condanna in maniera così diretta il governo francese.
MONDO
Incontro Putin-Kim domani alle 13 locali
Le 5 del mattino in Italia, afferma il portavoce del Cremlino
MOSCA24 aprile 201913:24
– Il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un si incontreranno sull’isola Russky a Vladivostok domani (giovedì, ndr) alle 13 ora locale (le 5 del mattino in Italia). Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. “Cominceranno intorno all’ 1 pm ora locale, non molto tempo dopo mezzogiorno”, ha detto Peskov, citato da Interfax.
Sri Lanka: presidente, via min. DifesaSirisena chiede anche dimissioni capo Polizia dopo strage
COLOMBO24 aprile 201913:30
– COLOMBO
– Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha chiesto le dimissioni del ministro della Difesa e del capo della polizia dopo la strage di Pasqua.
Trump minaccia chiusura confine MessicoPresidente, messicani fermino i 20.000 diretti verso gli Usa
WASHINGTON24 aprile 201914:37
– Donald Trump torna ad attaccare il Messico su Twitter per il flusso di migranti e a minacciare la chiusura della frontiera e l’invio dell’esercito. Donald Trump torna ad attaccare il Messico su Twitter per il flusso di migranti e a minacciare la chiusura della frontiera e l’invio dell’esercito. “Una grande carovana di oltre 20 mila persone ha cominciato ad attraversare il Messico. E’ stata ridotta in dimensione dal Messico ma e’ ancora in marcia. Il Messico deve fermarla o saremo costretti a chiudere quella sezione del confine e chiamare l’esercito. I Coyotes (i trafficanti di migranti, ndr) e i cartelli hanno armi!”, ha scritto. “I soldati del Messico recentemente hanno puntato le armi contro la nostra guardia nazionale, probabilmente una tattica diversiva per i trafficanti di droga alla frontiera.
Meglio che non accada di nuovo! Ora stiamo mandando soldati armati al confine. Il Messico non sta facendo abbastanza nell’arrestare e rimpatriare!”, ha aggiunto.
Usa: 12 mila Boy Scout vittime di abusiDal 1944 al 2016. Quasi 8000 leader e volontari cacciati
NEW YORK24 aprile 201916:14
– Quasi 8.000 Boy Scout d’America sono stati accusati di abusi sessuali su minori dal 1944, e per questo sono stati cacciati dall’organizzazione. Dal 1944 al 2016, secondo i dati riportati dai media americani, 7.819 leader e volontari avrebbero abusato sessualmente di 12.254 vittime. A rivelare la portata degli abusi è stata l’esperta Janet Warren, docente all’University of Virginia, durante la sua testimonianza in un processo per abusi sessuali su minori in una compagnia teatrale per bambini a Minneapolis, in Minnesota.
Kim,spero colloqui molto utili con PutinInconsueta ‘intervista’ a tv russa, leader giunto a Vladivostok
PECHINO24 aprile 201916:16
– Kim Jong-un punta a colloqui “molto utili” col presidente russo Vladimir Putin. Parlando alla tv statale Rossiya-24, in un’inconsueta intervista a un network straniero, il leader nrodcoreano ha detto di voler discutere “della soluzione per la penisola coreana”, oltre che dei rapporti bilaterali con la Russia. Il “supremo leader”, avvicinato durante la fermata di questa mattina alla stazione ferroviaria della città russa di confine di Khasan, è arrivato nel tardo pomeriggio a Vladivostok, dove domani avrà il primo summit con il capo del Cremlino.
Dazi: delegazione Usa in Cina dal 30/4Poi altro round di negoziati a Washington dal 30 aprile
WASHINGTON24 aprile 201916:24
– Nuovo round di negoziati commerciali tra Usa e Cina. La Casa Bianca ha annunciato che il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Robert Lighthizer e il segretario Steven Mnuchin andranno a Pechino per continuare le trattative. I colloqui cominceranno il 30 aprile. Il capo negoziatore cinese sarà il vice premier Liu He, che poi guiderà la sua delegazione a Washington per un altro round di negoziati, a partire dall’8 maggio.
Lula, non ho avuto un processo giustoPresidente amareggiato da conferma condanna Tribunale Supremo
SAN PAOLO24 aprile 201916:26
– L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva si è detto amareggiato della decisione del Tribunale Supremo di Giustizia (Stj) che ha confermato la sua condanna per corruzione e riciclaggio, riducendo però la pena inflittagli da 12 anni e un mese a 8 anni e 10 mesi. Lo ha riferito Emídio de Souza, deputato del suo Partito dei Lavoratori (Pt) e avvocato di Lula, che gli ha reso visita nel comando di polizia di Curitiba, dove l’ex presidente ha cominciato a scontare la sua pena poco più di un anno fa.
“La questione non è ridurre la pena, la pena dovrebbe essere zero”, ha detto Lula a de Souza, lamentandosi che “finora non ho avuto diritto ad un processo giusto”. I suoi avvocati, infatti, avevano chiesto l’annullamento del processo nel quale è stato condannato, già confermato in due gradi di giudizio.
Brigitte Macron torna a insegnarePremiere dame crea due istituti con finanziamento Louis Vuitton
PARIGI24 aprile 201916:49
– Brigitte Macron torna in cattedra: la premiere dame creerà due scuole per la formazione al lavoro degli adulti, in banlieue, con il finanziamento di LVMH (Louis Vuitton Moet-Hennessy), e assumerà lei stessa la carica di insegnante di francese. Ne da’ notizia un’esclusiva del settimanale Le Point.
I due istituti, che sorgeranno a Valence (sud-est) e a Clichy-sous-Bois (periferia parigina), si chiameranno LIVE (L’Istituto delle Vocazioni per l’impiego). Brigitte Macron, di professione insegnante, presiederà il comitato pedagogico dei due istituti, destinati ad adulti fra i 25 e i 30 anni, usciti senza diploma dalla scuola, senza formazione qualificata e disoccupati. Gli studenti, una cinquantina per istituto, saranno remunerati e studieranno fra l’altro inglese, matematica o storia, partecipando a corsi in cui sarà loro insegnato come formulare un progetto professionale o come presentarsi a un colloquio di lavoro.
Libia: Moavero, Ue deve agire su flussi’Se fossero consistenti. Ho scritto alla Commissione’
24 aprile 201916:51
– “Nei giorni scorsi ho scritto alla Commissione europea che si tenga pronta all’azione nel caso si dovessero verificare flussi consistenti e improvvisi di migranti dalla Libia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi in una conferenza stampa alla Farnesina con l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamè.
Libia: Conte, Italia molto preoccupataE’ il nostro primo dossier, dialogo per soluzione politica
24 aprile 201916:52
– “Italia è molto preoccupata per la Libia ma confidiamo sull’appoggio nel Giappone che in Africa ha investimenti molto rilevanti”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, al termine dell’colloquio con il Primo ministro giapponese Shinzo Abe. “La Libia è il nostro primo dossier. Stiamo cercando di ricostruire il percorso di fiducia e quindi il dialogo per una soluzione politica”, ha aggiunto. Interpellato sulle posizioni di diversi Paesi a favore di Khalifa Haftar Conte sottolinea: “a volte gli attori pensano in modo miopie di fare i propri interessi particolari privilegiando l’una o l’altra parte ma far questo non significa fare i propri interessi e soprattutto quelli del popolo libico”.
Onu condanna esecuzioni Arabia Saudita’Scioccanti’, almeno tre erano minorenni al momento del processo
GINEVRA24 aprile 201916:53
– Ferma condanna dell’Onu delle “scioccanti” esecuzioni di 37 uomini ieri in sei città dell’Arabia saudita, condotte malgrado le gravi preoccupazioni emesse da numerosi esperti e organi dell’Onu. “E’ ripugnante che almeno tre delle persone uccise fossero minorenni al momento della loro condanna”, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet in una nota diffusa a Ginevra. Bachelet ha esortato il governo dell’Arabia Saudita a rivedere la legge sull’antiterrorismo, vietare la pena di morte nei confronti di minori e sospendere le esecuzioni.
Abe, con Italia per successo G20 OsakaPremier Tokyo incontra presidente Consiglio a Palazzo Chigi
24 aprile 201916:56
– “Con Conte ho confermato la collaborazione per un successo del G20 a Osaka, a giugno. Sulle sfide ambientali e planetarie il Giappone lavorerà a fianco dell’Italia, un fondamentale snodo che unisce Asia e Europa. Il Giappone vuole una regione indo-pacifica libera e aperta”. Lo ha detto il premier giapponese Shinzo Abe in dichiarazioni alla stampa con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Abe ha ricordato che con la firma del partenariato Ue-Giappone “le eccellenze italiane sono diventate ancora più familiari”. E quanto ai rapporti bilaterali, “stiamo lavorando per rafforzarli in tutti i campi, dalla sicurezza e difesa, al commercio e investimenti e cultura”, passando che un accordo sulle produzioni cinematografiche.
Yemen: Msf, è allarme per i parti’Collasso del sistema sanitario pubblico’
24 aprile 201916:58
– Nello Yemen devastato da quattro anni di guerra, molte donne con complicanze durante il parto e genitori di bambini malati non riescono a raggiungere in tempo e in modo sicuro i luoghi di cura, spesso con conseguenze fatali.
Lo denuncia Medici Senza Frontiere (MSF) in un rapporto dedicato a questo specifico aspetto dell’emergenza umanitaria yemenita. Tra il 2016 e il 2018, 36 donne e 1.529 bambini, di cui 1.018 neonati, sono morti nell’ospedale di MSF a Taiz Houban, nel governatorato di Taiz, e nell’ospedale di Abs, supportato da MSF, nel governatorato di Hajjah. A Taiz Houban, quasi un terzo dei bambini e neonati erano già deceduti all’arrivo in ospedale.
Molti neonati arrivati nelle strutture di MSF erano sottopeso alla nascita o erano nati prematuri a casa o in piccole cliniche private. Le cause più comuni dei decessi, sono la nascita prematura, l’asfissia e la sepsi neonatale.
Salamè, migranti non siano ossessione UeSalamè (Onu) a Roma, non tutti vogliono partire dalla Libia
24 aprile 201917:06
– In Libia ci sono 700.000 migranti “ma non tutti vogliono nuotare nel Mediterraneo. Non dovete ossessionarvi con i centri detenzione, ne abbiamo pochissimi lì.
Il flusso di persone che vengono dall’Africa occidentale si è quasi azzerato rispetto a un anno fa”. Lo ha detto l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamè in una conferenza stampa alla Farnesina con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
Notre-Dame: operai ammettono, fumavamoMa impresa ‘esclude’ ogni collegamento fra sigarette e incendio
PARIGI24 aprile 201917:18NE
“Le Bras Freres”, la società edile che montava l’impalcatura attorno alla guglia di Notre-Dame, ha ammesso oggi davanti agli inquirenti che alcuni dei suoi operai fumavano nel cantiere. La società si è detta “rammaricata” per il fatto che alcuni operai abbiano violato il divieto di fumare nel cantiere, ma ha “escluso” ogni legame fra le sigarette e l’incendio della cattedrale. Effettivamente – ha dichiarato Marc Eskenazi, portavoce dell’impresa – ci sono operai che ogni tanto hanno violato il divieto ma in nessun caso all’origine dell’incendio ci potrebbe essere un mozzicone spento male”. Un articolo del Canard Enchainé di oggi ha rivelato che gli inquirenti avrebbero ritrovato sette mozziconi nella zona dei lavori.
World Press Photo, mondo allo specchioA Roma in anteprima mondiale le 140 immagini finaliste
24 aprile 201917:17
– Il pianto della bambina dell’Honduras che al confine tra Messico e Stati Uniti assiste alla perquisizione e all’arresto della madre da parte della polizia di frontiera. E poi, ancora in Messico, una folla di migranti in corsa verso un camion che potrà forse condurli verso un nuovo futuro. Ci sono le ferite del mondo e l’incapacità dell’umanità di curarle negli scatti di John Moore e Pieter Ten Hoopen, premiati al World Press Photo 2019 nelle sezioni Photo of the Year e Story of the Year, in mostra a Roma, in anteprima mondiale al Palazzo delle Esposizioni dal 25 aprile al 26 maggio, insieme alle altre immagini finaliste del celebre concorso. Ideata da World Press Photo Foundation di Amsterdam e organizzata dall’Azienda Speciale PalaExpo con 10b Photography, la mostra presenta gli scatti che compongono la 62esima edizione del contest di fotogiornalismo, una narrazione visiva di 140 fotografie che conducono dentro i principali fatti dello scorso anno. Tra i 43 autori presenti, anche 4 italiani premiati.
“Blasfema!”: la storia di Asia BibiPer nove anni nel braccio della morte
24 aprile 201916:20
Tutto comincia nel 14 giugno del 2009: Asia Bibi, una cristiana madre di cinque figli, operaia agricola, ha un diverbio con le colleghe musulmane per un bicchiere d’acqua. La lite degenera e viene accusata dalle altre operaie di avere insultato Maometto. Per questo viene arrestata e, anche se non c’è contro di lei nessuna prova, portata nel carcere di Sheikhupura.L’11 novembre del 2010 viene condannata a morte con l’accusa di blasfemia. La famiglia ricorre all’Alta Corte di Lahore. Il 22 giugno 2015 anche la sentenza in appello conferma la condanna a morte.
Il caso suscita proteste da parte di gruppi cristiani e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e porta molti pakistani a chiedere di cancellare o rivedere la legislazione nazionale sulla blasfemia. Tra questi il governatore del Punjab, Salmaaan Taseer, che si reca a trovare Asia Bibi in carcere e che proprio per il suo impegno nella revisione delle norme sulla blasfemia viene ucciso il 4 gennaio 2011. Come Salmone Taseer, due mesi dopo, anche il ministro per le Minoranze religiose Shahbaz Bhattti, che era ripetutamente intervenuto sul caso di Asia Bibi, viene assassinato da estremisti islamici.Il caso della cristiana finisce alla Corte Suprema e il 31 ottobre 2018 Asia Bibi viene assolta. Può lasciare la prigione ma non il Paese a causa delle minacce degli estremisti. Secondo fonti del governo e della Chiesa in Pakistan, Asia Bibi è ancora nel suo Paese, nascosta in una località segreta, in attesa di poter raggiungere l resto della sua famiglia che è già emigrata in Canada.Decisivo è stato il lavoro del suo avvocato, Saif Ul Malook, musulmano, che a causa di ciò oggi è minacciato anche lui, vive sotto scorta e ha visto stravolgere la sua vita. Ma “lo rifarei”, ha detto.
MONDO
Le scuole del dialogo
I nuovi Don Bosco
24 aprile 201915:58
Padre Edward Thurai tutti i giorni si reca alla fornace dove si fabbricano i mattoni, alla periferia di Lahore, Pakistan. Lì si lavora 12 ore al giorno per 4-5 euro e l’anziano religioso, degli Oblati di Maria Immacolata, da 40 anni strappa i più piccoli, spesso anche solo di 4-5 anni, a un lavoro praticamente da schiavi per portarli a scuola. Contratta con le famiglie, poi, grazie alle offerte che gli arrivano, paga rette, libri, divise. ‘I bambini devono avere in mano libri, non mattoni’, dice spiegando che l’istruzione, in un Paese in cui il tasso di alfabetizzazione e’ pari a circa il 50%, è l’unica via di riscatto da una vita di sicura schiavitù. Situazione, questa, che riguarda soprattutto la minoranza più a rischio nel Paese, quella dei cristiani. Con orgoglio racconta che una di quelle bambine che ha aiutato a studiare oggi è negli Stati Uniti ed è ingegnere alla Nasa.Da Lahore a Karachi sono decine le scuole aperte dalla Chiesa cattolica, e centinaia le suore e i preti, i ‘don Bosco’ di oggi, che vanno per le strade a convincere le famiglie a mandare i ragazzi tra i banchi di scuola. A Karachi ci sono tre scuole dentro il compound dell’arcivescovado, una per bambini orfani, una per le ragazze e un college per gli studi superiori. Ma finito l’orario scolastico un gruppetto di tre suore esce dai cancelli per portare la scuola ai ragazzi che vivono per strada. “L’educazione è la priorità, è l’unica via per pensare ad un futuro diverso, per sperare in una convivenza fatta di armonia, e nelle nostre scuole vengono infatti non solo cristiani ma anche ragazzi musulmani’, dice il cardinale di Karachi, Joseph Coutts.
C’è una scuola anche nel sobborgo più povero della città, Essa Nagri (tradotto dall’urdu ‘il quartiere di Cristo’), dove i cristiani si sono ammassati per sentirsi più sicuri. Un quartiere dove le fogne sono a cielo aperto, i collegamenti elettrici precari e anche la sicurezza non è sempre garantita. Nel 2016 furono uccisi cinque ragazzi cristiani dai fondamentalisti islamici. Da allora è stato innalzato un muro di divisione. Una barriera che protegge ma anche isola in quello che di fatto è un ghetto.Poco fuori, nel quartiere Gulshan Igbal, c’è la scuola San Filippo: 800 i bambini, cristiani e musulmani insieme, che accedono ad un insegnamento di livello alto, in lingua inglese. Qui “cerchiamo di insegnare soprattutto il rispetto, la convivenza, la dignità”, spiega il viceparroco, padre Joseph Saleem.C’è infine anche una storia ‘made in Italy’: suor Agnese Gronis, 76 anni, nata sulle Dolomiti del bellunese, da 38 anni vive in Pakistan e gestisce con tre consorelle una libreria delle Paoline a Karachi. Tra gli scaffali si trovano il Vangelo in urdu, la ‘Bibbia del fanciullo’ pubblicata da Acs in tutte le lingue, rosari. Ma anche libri di favole, testi scolastici e romanzi perché “l’istruzione è una forma di carità”, spiega la religiosa. Suor Agnese confida: “All’inizio non volevo stare qui, non sapevo come comportarmi. Ma è questa ora casa mia. Anzi quando torno d’estate sul Col di Lana mi rendo conto che non sono più abituata neanche a quel freddo delle nostre montagne”.
Figli di un dio minoreIn Pakistan sui banchi di scuola insegnano che nel Paese sono tutti musulmani. Comincia da qui l’emarginazione delle minoranze tra le quali c’è quella cristiana, due milioni di persone, poco più dell’1% nel Paese che conta quasi 200 milioni di abitantiSe il nome di Asia Bibi, la pakistana cristiana assolta dalle accuse di blasfemia dopo nove anni nel braccio della morte, ha fatto il giro del mondo, ci sono decine di casi come il suo che vivono un quotidiano calvario, tra il carcere e le lungaggini giudiziarie. Secondo i dati forniti dalla Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale pakistana, oggi sono 220 i cristiani che si trovano nella stessa situazione in cui si trovava Asia Bibi prima di essere assolta. Su di loro pesa una condanna a morte. “Il caso Asia Bibi è importante, può davvero essere una svolta, ma noi dobbiamo continuare a sostenere legalmente i tanti cristiani che si trovano in quella stessa situazione”, sottolinea la Commissione dei vescovi. E ora le pronunce dei giudici vanno a rilento “perché hanno paura, paura di sbagliare – dice il direttore Cecil Chaudhry – ma anche paura di essere attaccati dai fondamentalisti”. Le pronunce a favore della donna cristiana hanno infatti scatenato imponenti manifestazioni di protesta da parte dell’ala più radicale dei musulmani.La legge sulla blasfemia considera un reato ogni ingiuria contro la religione islamica ma spesso è usata come un pretesto. Padre Emmanuel Yousaf, presidente della Commissione, porta come esempio l’attacco del 2013 alla St. John Colony, uno dei quartieri cristiani di Lahore, quando furono date alle fiamme 296 abitazioni, come ritorsione ad un presunto atto di blasfemia: “La realtà era che volevano appropriarsi del terreno, considerata la vicinanza del quartiere con le fabbriche di siderurgia”.La Commissione Giustizia e Pace si occupa anche del sostegno a quelle persone che si convertono dalla religione islamica al cristianesimo. La legge non lo vieta ma poi lascia le persone in balia delle loro famiglie d’origine. E’ il caso di Angela (nome di fantasia) che ha abbracciato la religione del marito lasciando l’Islam. Ora è costantemente minacciata dal fratello. “Chiunque qui può uccidere una persona che si è convertita, la mia casa è da anni una prigione dalla quale non posso uscire liberamente, non abbiamo amici. Non ho dubbi su quello che ho fatto, sulla mia fede in Cristo, ma ora cerco una sicurezza per i miei figli” dice sperando di ottenere un visto per ricostruire una vita all’estero.A raccogliere le testimonianze in Pakistan è stata di recente la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che sostiene diversi progetti per i cattolici del Paese, erogando aiuti per 4 milioni di euro. “Siamo andati in Pakistan per manifestare solidarietà – sottolinea il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro – ad una comunità cristiana che soprattutto recentemente ha sofferto una serie di attacchi che non abbiamo timore a definire anticristiani. Siamo andati a far sentire loro la nostra vicinanza. Lo facciamo quotidianamente con i nostri progetti, progetti che hanno aiutato in diversi modi le comunità cristiana, anche con l’assistenza legale e l’assistenza medica. Ma ci sono momenti in cui bisogna stringere le mani e abbracciare chi, solo per la sua fede, è costretto a subire forme di oppressione inaccettabili”.
Gli attentatiDa Gorja a Lahore, i massacri negli ultimi dieci anni
24 aprile 201916:16
Cronologia◦ 1 agosto 2009, Gorja. sette persone, fra cui tre donne, sono state bruciate vive da un gruppo di musulmani che avevano assaltato un quartiere cristiano provocando anche decine di feriti◦ 9 marzo 2013, Lahore. Viene date alle fiamme la Colonia di Saint Joseph, uno dei quartieri cristiani della città. Quasi duecento famiglie restano senza casa◦ 22 settembre 2013, Peshawar. Viene assaltata una chiesa, dove restano uccise 80 persone◦ 4 novembre 2014, Kot Radha Kishan. Una coppia di cristiani viene arsa viva in una fornace da una folla di estremisti che li accusava di avere bruciato delle pagine del Corano◦ 15 marzo 2015, Lahore. Vengono attaccate in contemporanea due chiese cristiane, restano uccisi molti fedeli. Nella chiesa cattolica di Saint John si evita una vera e propria strage grazie all’eroismo di un ragazzo di 19 anni, Akash Bashir, che ferma il kamikaze. Ora per il ragazzo cristiano è in corso la causa di beatificazione e canonizzazione. Potrebbe diventare così il primo santo del Pakistan◦ 27 marzo 2016, Lahore. E’ il giorno di Pasqua e nel parco divertimenti, al centro della città, i cristiani si sono riuniti per festeggiare insieme. Un kamikaze si fa esplodere vicino ad una giostra. Restano uccise 72 persone, tra le quali una trentina di bambini
Cristiani in PakistanMinoranza in cerca di dignita’
24 aprile 201916:09
Minoranza in cerca di dignità. [print-me title=”STAMPA”]
AGGIORNAMENTO IN “CRONACA” DELLE 07:22 DI SABATO 13 APRILE 2019
DROGA: SEQUESTRATI 500 CHILI
NOVARA
– Operazione antidroga dei carabinieri del Nucleo investigativo di Novara, che hanno sequestrato 500 chili di droga, tra marijuana e hashish. Sette le persone arrestate, sei delle quali – quattro spagnoli e due italiani – sorpresi a scaricare lo stupefacente da un autoarticolato appena arrivato dalla Spagna. Una settima persona è stata arrestata nel corso delle perquisizioni domiciliari successivi al sequestro perché trovata in possesso di 40 mila euro in banconote false da 50 euro. [print-me title=”STAMPA”]
Sobyanin confermato sindaco di Mosca
Ma affluenza molto bassa, 30%. Congratulazioni di Putin
Proteste in Russia, oltre mille fermiIeri manifestazioni in varie città contro riforma pensioni
Svezia: Kristensson, Lofven se ne vada’Pronti a formare un nuovo governo’
Svezia: Lofven, resto al lavoroAppello al centrodestra per ‘governo forte che isoli estremisti’
Libia: esplosioni a sede Noc di TripoliSi teme attentato kamikaze a compagnia petrolifera nazionale
Afghanistan: attacchi talebani, 35 mortiObiettivo agenti di polizia e milizie filogovernative
Team Onu in Italia, violenza e razzismoSquadra sarà inviata anche in Austria
Moavero a Bengasi incontra HaftarDialogo inclusivo con tutti per Paese unito e stabile
Onu,conseguenze devastanti stop navi ongBachelet, troppi morti in mare, Ue garantisca diritti umani
Migranti: 8 mila bloccati in TurchiaAnkara, ‘704 intercettati in mare, detenuti 150 trafficanti’
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L’ARTICOLO
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MOSCA
– Serghiei Sobyanin è stato confermato sindaco di Mosca ottenendo quasi il 70% dei voti alle elezioni di ieri. Secondo la Tass, è definitivamente in testa con il 69,72% delle preferenze quando è stato scrutinato il 91,9% delle schede. Molto bassa però l’affluenza, al 30,28%. Addirittura inferiore al 32,07% di cinque anni fa. Il Cremlino riferisce che il presidente russo Vladimir Putin si è già congratulato telefonicamente col suo alleato per il successo elettorale. A molti oppositori era stata negata la candidatura.
– MOSCA
– Sono più di mille le persone fermate ieri dalla polizia in Russia per aver partecipato alle manifestazioni contro l’aumento dell’età pensionabile organizzate dall’oppositore Alexiei Navalny. Lo riferisce l’ong per la difesa dei diritti umani Ovd-Info, che al momento riporta di almeno 1.018 dimostranti trascinati nelle camionette della polizia. Secondo l’organizzazione, 452 persone sono state fermate a San Pietroburgo, 183 a Ekaterinburg, 60 a Krasnodar, 43 a Omsk, 43 a Mosca, 23 a Perm, 22 a Kazan.
– STOCCOLMA
– Il leader del centrodestra svedese Ulf Kristersson ha detto ai suoi sostenitori che si attende un mandato per formare un nuovo governo e che il primo ministro uscente Stefan Lofven dovrebbe dimettersi. L’alleanza di opposizione in parlamento – ha detto – “è chiaramente la più ampia e il governo deve andarsene”. “Abbiamo vinto il promo round per formare un nuovo esecutivo”, ha aggiunto. Prima delle elezioni entrambi i maggiori blocchi in parlamento, quello socialdemocratico e quello di centrodestra, avevano detto di non avrebbero stretto alleanze con la destra anti-immigrati.
– STOCCOLMA
– Il primo ministro svedese Stefan Lofven ha detto che intende ‘restare al lavoro’, dopo le elezioni che hanno segnato la peggiore performance del partito socialdemocratico, e invita al dialogo il centrodestra per formare un “governo forte” in grado di arginare gli estremismi.
“Il risultato non è ancora chiaro”, ha detto riferendosi alla necessità di cucire alleanze per formare una maggioranza.
“Sta ora ai partiti politici cooperare responsabilmente e creare un governo forte”. “Un partito con radici naziste non potrà mai offrire nulla di responsabile”, ha aggiunto.
– Forti esplosioni seguite da colpi di armi da fuoco sono state udite all’interno della sede della National Oil Corporation (Noc) di Tripoli. Lo riportano vari media locali libici, ipotizzando che si tratti di un attentato suicida. La sede della National Oil Corporation è attualmente transennata e alcuni uomini armati si troverebbero asserragliati ancora all’interno. Lo riporta l’emittente libica Alharar tv sul proprio profilo twitter, citando il comando della zona militare. Stando a testimoni oculari l’operazione di sicurezza sarebbe ancora in corso e sul luogo starebbero accorrendo le forze speciali di deterrenza Rada. Alcune ambulanze sono giunte sul posto, ma non si hanno finora notizie di vittime o feriti. Un testimone ha riferito al portale Al-Wasat che un imprecisato numero di dipendenti della compagnia sarebbe riuscito ad abbandonare l’edificio, mentre altri si troverebbero ancora all’interno. Gli assalitori sarebbero armati di fucili mitragliatori e bombe a mano.
– KABUL
– Una serie di attacchi alle forze di polizia e a milizie filogovernative sono stati messi a segno nelle ultime 24 ore dai talebani in Afghanistan, con un bilancio complessivo di 35 morti. Ultimo in ordine di tempo, un attacco nel distretto di Dara Suf, nella provincia di Samangan, costato la vita a 14 militari. Altri sei sono rimasti feriti. Sul fronte opposto, sono stati uccisi tre militanti talebani e quattro sono feriti. L’attentato non è stato rivendicato ma le autorità locali puntano il dito contro i ribelli attivi. Altre 21 persone sono state uccise nella notte nel nord del Paese: 13 in un attacco ad un checkpoint nel distretto di Dashti Archi che ha lasciato a terra anche 15 feriti, e altre otto nel distretto di Khamyab dove si è scatenata una vera e propria battaglia durata diverse ore. Al termine, i militari sono stati costretti a ritirarsi dal loro quartier generale per evitare il coinvolgimento dei civili. Tre poliziotti sono rimasti feriti.
Uccisi sette talebani e feriti altri 8.
– GINEVRA
– “Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom”: lo ha annunciato oggi a Ginevra Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, aprendo i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre, precisando che una squadra sarà inviata, per motivi analoghi, anche in Austria.
– Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi è a Bengasi, in Libia, per incontrare il maresciallo Haftar. Lo rende noto un tweet della Farnesina precisando che l’incontro è focalizzato al “dialogo politico inclusivo promosso” dall’inviato speciale Onu per la Libia, Salamè, “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”.
– GINEVRA
– “Il Governo italiano ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e di altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili”: lo ha affermato il neo Alto commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet a Ginevra, annunciando l’invio di personale Onu in Italia. “Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell’anno ancora più elevato rispetto al passato”, ha aggiunto.
– ISTANBUL
– Si conferma in crescita la rotta dei migranti che coinvolge la Turchia. Le autorità di Ankara hanno fermato nell’ultima settimana 7.818 persone che cercavano di attraversare le frontiere con l’Unione europea o di entrare nel Paese senza regolari documenti. Tra queste, 704 sono state intercettati in mare. Lo riferisce il ministero degli Interni, secondo cui nello stesso periodo sono inoltre stati arrestati 150 presunti trafficanti di esseri umani.
Dal contestato accordo del marzo 2016 con Bruxelles, il numero di migranti e rifugiati che dalla Turchia raggiungono quotidianamente l’Ue, soprattutto la Grecia, si è ridotto notevolmente. Le cifre di coloro che risultano bloccati nei tentativi di traversata appaiono però in aumento. [print-me title=”STAMPA”]